Internet
Zuckerberg voleva comprare l’Associated Press
Il CEO di Facebook Mark Zuckerberg ha preso in considerazione l’acquisizione o la presa di una quota importante nell’agenzia di stampa Associated Press, ha riferito la testata americana Business Insider lo scorso martedì, citando fonti.
Il potenziale accordo è stato messo in discussione dopo che il colosso dei social media è stato accusato di aver influenzato le elezioni presidenziali americane del 2016.
Ora conosciuta come Meta, il ruolo della società nelle elezioni, in cui Donald Trump è stato votato al potere, è stato oggetto di un intenso controllo da parte di Washington, tra le accuse secondo cui la piattaforma aveva contribuito a diffondere notizie false.
La situazione della società presso l’establishment era ulteriormente peggiorato dopo che Facebook ha rivelato che un’agenzia russa aveva speso 100.000 dollari in annunci sui social network che presumibilmente tentavano di incitare divisioni durante la campagna presidenziale, scrive RT, che ricorda che Mosca ha negato qualsiasi tentativo di interferire nelle elezioni americane, mentre il vicepresidente di Facebook per la pubblicità, Rob Goldman, ha poi rivelato che le spese russe erano in realtà arrivate dopo le elezioni.
Lo Zuckerberg, tuttavia, è stato comunque costretto ad apportare modifiche significative ai servizi e alle politiche sulla privacy di Facebook, e nel 2018 si è persino scusato ufficialmente con il Congresso degli Stati Uniti per la sua gestione della piattaforma.
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Secondo Business Insider, nello stesso periodo l’amministratore delegato ha avuto l’idea di acquisire un’agenzia di stampa. Le fonti hanno affermato che Zuckerberg aveva pianificato di utilizzarlo come fonte affidabile di informazioni per creare post di notizie di alta qualità e affrontare le controversie sui contenuti della piattaforma. Secondo quanto riferito, il miliardario ha discusso ampiamente l’idea all’interno di Facebook.
Anche se si dice che Zuckerberg abbia preso in considerazione l’acquisizione di diversi gruppi mediatici, alla fine si sarebbe concentrato sull’Associated Press (AP), la principale agenzia di stampa internazionale con sede a Nuova York.
L’AP è una cooperativa giornalistica, che ha reso difficile un’acquisizione definitiva, hanno affermato le fonti. Secondo quanto riferito, Zuckerberg si è invece concentrato sul potenziale sussidio permanente dell’agenzia. Secondo il rapporto, il capo della tecnologia era determinato ad acquisire l’AP e ha coinvolto nei suoi piani anche il team di fusioni e acquisizioni di Facebook.
Alla fine, tuttavia, lo Zuckerbergo avrebbe abbandonato l’idea, presumibilmente temendo un controllo normativo ancora maggiore sull’operazione progettata.
Successivamente, secondo quanto riferito, il giovane oligarca tecnologico avrebbe riflettuto sull’idea di lanciare la propria testata giornalistica di Facebook per produrre contenuti originali e ha preso in considerazione l’idea di attirare i migliori giornalisti da altri organi di informazione con incentivi finanziari. Si dice anche che questa idea sia stata abbandonata a causa delle preoccupazioni per la mancanza di fiducia del pubblico nel gigante dei social media in quel momento.
Meta ha rifiutato di commentare l’articolo, mentre un portavoce di AP ha detto che l’agenzia non era a conoscenza di eventuali trattative per l’acquisizione.
La verticalizzazione intentata sarebbe stata impressionante: il controllo sull’origine delle notizie – l’agenzia stampa più prestigiosa al mondo – e la sua distribuzione a miliardi di persone tramite il social network.
Come non esista ancora all’orizzonte un’operazione anti-trust nei confronti della situazione rimane un mistero. Come enigmatico è il silenzio in Italia di chi per decenni urlava al «conflitto di interessi» mediatico-industriale-politico di Silvio Berlusconi.
La questione delle notizie su Facebook – la cui distribuzione è stata normata, con frizioni significative, da Stati come l’Australia – avrebbe poi preso una piega completamente diversa con il COVID, quando le piattaforme cominciarono una censura globale su ordine diretto della Casa Bianca e di altre agenzie, come risulta da continue rivelazioni alle audizioni del Congresso.
Come noto al lettore, per la pressione sulla questione COVID la pagina Facebook di Renovatio 21 e l’account personale dell’amministratore furono disattivati, per poi essere riaperti solo tramite ordinanza di un giudice.
La centralità che Meta vuole ricoprire nelle esistenze della popolazione mondiale è dimostrata dagli investimenti multimiliardari sulla realtà virtuale, che Zuckerberg dice essere «il nuovo internet mobile», cioè lo spazio dove la gente si troverà e condurrà le sue attività – il «metaverso».
Esperimenti portati avanti per un certo periodo dalla società per leggere il pensiero degli utenti vanno nella stessa direzione: controllo sempre più totale dell’essere umano collegato.
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Immagine di © European Union, 2024 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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Condanne e detenzione per le affermazioni su Brigitta Macron
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Gli USA difendono le sanzioni contro gli europei occidentali accusati di censura digitale
Il sottosegretario di Stato americano Sarah Rogers ha difeso la scelta di Washington di sanzionare diversi cittadini europei, sostenendo che la «censura extraterritoriale degli americani» compromette la libertà di espressione e l’innovazione.
La settimana scorsa, il dipartimento di Stato ha applicato sanzioni a cinque persone, tra cui i britannici Imran Ahmed e Clare Melford, le tedesche Anna-Lena von Hodenberg e Josephine Ballon, nonché l’ex commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha motivato la misura affermando che gli individui colpiti avevano «guidato sforzi organizzati per costringere le piattaforme americane a punire i punti di vista americani a cui si oppongono».
In un’intervista al Sunday Times, la Rogers ha spiegato che le sanzioni sono volte a salvaguardare la libertà di parola e la competitività del comparto tecnologico statunitense. «Si tratta di persone che, in molti casi, hanno preso soldi dal governo per distruggere le aziende americane allo scopo di sopprimere la libertà di parola americana», ha dichiarato.
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«Si tratta, in definitiva, di decisioni serie che spettano al Segretario di Stato e tengono conto di tutte le nostre priorità di politica estera. Ma la libertà di parola è una di queste priorità, così come la capacità del settore tecnologico americano di continuare a guidare e innovare», ha aggiunto.
Le sanzioni si collocano all’interno di un contrasto sempre più marcato tra Stati Uniti e Unione Europea sulla regolamentazione della libertà di espressione online, sulla governance delle piattaforme digitali e sull’applicazione extraterritoriale delle normative nazionali. Elon Musk, la cui piattaforma X è stata multata per circa 120 milioni di eurodalle autorità UE per presunte violazioni delle regole di trasparenza previste dal Digital Services Act (DSA), ha accolto positivamente la decisione, definendola «fantastica».
In precedenza, Musk aveva attaccato con veemenza la sanzione, descrivendo l’UE come un «mostro burocratico» da abolire (il «Quarto Reich», dixit) e accusando Bruxelles di aver tentato di fare pressione su X per censurare la libertà di parola.
ome riportato da Renovatio 21 il tema delle euromulte contro Musk è risalente.
Brusselle aveva valutato l’ipotesi di multe contro X da quando Breton, aveva accusato la piattaforma di non aver controllato adeguatamente i contenuti illegali e di aver violato il Digital Services Act (DSA) dell’UE del 2022. La decisione se penalizzare X spetta ora alla commissaria UE per la concorrenza, Margrethe Vestager.
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Come noto al lettore di Renovatio 21, Elone per qualche ragione è assai inviso all’oligarchia europea e a tanta politica continentale, come hanno dimostrato i discorsi del presidente italiano Sergio Mattarella, che pareva attaccare proprio Musk e le sue ambizioni sui social e nello spazio.
Il presidente francese Emmanuel Macron, che aveva nominato lo stesso Breton, ha accusato Washington di «coercizione e intimidazione». La deputata laburista britannica Chi Onwurah ha sostenuto che impedire l’accesso a individui per divergenze sulla libertà di parola contraddice proprio la libertà di espressione che l’amministrazione statunitense dichiara di voler tutelare.
La spaccatura emerge anche nell’ultima Strategia per la sicurezza nazionale di Washington, che mette in guardia contro il rischio che l’UE provochi una potenziale «cancellazione della civiltà» a causa delle restrizioni alla libertà di parola, della repressione dell’opposizione politica e della pressione normativa sull’innovazione.
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La Commissione Europea banna la testata Euractiv
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