Militaria
Zelens’kyj assegna agli Azov il premio più alto dello Stato ucraino
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha incaricato Andriy Yermak, capo dell’Ufficio del Presidente, di recarsi in Turchia e consegnare l’«Eroe dell’Ucraina«, il più alto riconoscimento dello Stato ucraino, a ciascuno dei tre leader Azov della battaglia di Mariupol’ e ad altri due assediati all’acciaieria Azovstal poi arresisi.
Il leader del gruppo, secondo il sito web dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina, sarebbe «il comandante del reggimento della Guardia Nazionale per scopi speciali «Azov» Denys Prokopenko (indicativo di chiamata Redis)». La moglie di Prokopenko è stata vista pochi giorni fa a Washington a incontrare membri membri del Congresso USA. La scorsa primavera era passata invece per le TV italiane e per il Vaticano, dove era stata ricevuta con altre mogli dei neonazisti di Azov da papa Francesco.
Le forze dell’Azov, le cui atrocità sono perdonate dallo Zelens’kyj («sono quello che sono» disse seccato in una intervista a Fox News), sono state fondate come come forza dichiaratamente nazista. La sua leadership e i suoi ranghi sono pieni di seguaci di Stepan Bandera, figura che collaborarò con le Waffen SS durante la Seconda Guerra Mondiale nell’assassinare decine di migliaia di ebrei, zingari, polacchi e rumeni.
I combattenti di Azov sono famosi per i loro saluti hitleriani e per svastiche e Sonnenrad (il «Sole Nero» della mistica SS) tatuati ovunque. In passato, il Congresso degli Stati Uniti aveva vietato qualsiasi finanziamento statunitense agli «eroi» Azov a causa della loro natura apertamente fascista.
Zelens’kyj ha premiato due dei subalterni Azov di Prokopenko – il suo vice Svyatoslav Palamar e l’ufficiale azovita Oleg Khomenko – insieme a due combattenti non appartenenti ad Azov pure presenti ai combattimenti presso lo stabilimento Azovstal a Mariupol’ – si tratta del comandante ad interim della 36ª brigata separata dei marines Serhiy Volynskyi (nome di battaglia Volyna) e comandante della 12ª brigata della Guardia Nazionale Denys Shlega,.
Questi sono i cinque che, nel recente scambio di prigionieri, sono stati rilasciati a condizione che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan li tenesse in Turchia per tutta la durata dei combattimenti.
«Le unità che hai guidato hanno dato un contributo inestimabile alla futura vittoria dell’Ucraina. Tu e i tuoi subordinati siete riusciti a vincolare le enormi forze del nemico… Hai vinto tempo, e questo tempo non è stato sprecato. E ora stiamo restituendo i nostri territori e la nostra gente. L’Ucraina sarà libera e unita» ha detto Yermak al Prokopenko.
Zelenskyy si è unito alla cerimonia in video, celebrando e abbracciando il ruolo centrale del Battaglione Azov: «non siete solo eroi, siete eroi viventi, e questo è molto importante (…) Sono orgoglioso che viviamo nello stesso paese, lottiamo per insieme e vincerà sicuramente. Gloria all’Ucraina!»
Il vice comandante dell’Azov Svyatoslav Palamar si è unito con entusiasmo: «questo è il premio del nostro popolo ucraino. Sono molto orgoglioso di essere ucraino. Questa è la nazione più cool del mondo! E il governo più cool e l’esercito più cool».
Quindi i cinque assediati dell’Azovstal hanno firmato insieme una bandiera ucraina per Zelenskyy, con la scritta: «Non c’è gloria senza lotta».
È stato riportato che, il Battaglione Azov, come le altre milizie ucraine, sarebbe considerato un pericolo dall’Intelligence domestica dei Paesi occidentali come la Homeland Security negli USA, in quanto potrebbe fornire ad estremisti addestramento e radicalizzazione per azioni violente una volta tornati in patria.
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso mese un miliziano di Azov è stato premiato pubblicamente a Disney World in una sorta di paralimpiade militare.
Tuttavia, il Battaglione Azov, entrato a far parte ufficialmente dell’esercito ucraino come «reggimento», va ringraziato per averci mostrato di cosa è capace la stampa italiana ed occidentale in generale: ricordiamo giornalisti su carta e TV e web innalzare l’esercito neonazista a gruppo di eroi dalla stampa internazionale e italiana.
Si tratta di testate che magari pochi anni prima avevano pubblicato articoli in cui si condannava l’ideologia neonazista di Azov. Articoli che, misteriosamente, in questi mesi sono scomparsi e riapparsi.
Contestualmente ricordiamo come Facebook avrebbe consentito ad alcuni utenti (a quanto riportò Reuters che vide email interne) di elogiare in rete proprio la formazione neonazi, nonché invocare la morte dei russi e l’assassinio di Vladimir Putin – cosa in teoria un pochino contraria ai quei famosi «standard della comunità» dove si finisce bannati per infinitamente meno.
Per questo, sì, andrebbero premiati: per aver fatto cadere la maschera alla stampa, ad internet, e all’Occidente tutto.
Immagine dal sito della Presidenza Ucraina
Militaria
L’esercito israeliano ritira le denunce contro i soldati accusati dello stupro di un detenuto palestinese
L’esercito israeliano ha ritirato le accuse contro i soldati accusati di aver abusato sessualmente di un prigioniero palestinese in un centro di detenzione di guerra nella base di Sde Teiman. Il caso di alto profilo ha profondamente diviso la società israeliana.
L’incidente è legato agli eventi accaduti nel luglio 2024 presso la base militare nel Sud dello Stato degli ebrei, dove cinque riservisti furono inizialmente indagati per stupro e successivamente incriminati per «abuso aggravato» dopo che un video trapelato sembrava mostrare un detenuto palestinese bendato mentre veniva aggredito.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato giovedì che i pubblici ministeri avevano ritirato l’atto d’accusa, adducendo prove insufficienti per garantire una condanna e preoccupazioni procedurali dopo la diffusione del filmato ai media. I militari hanno anche affermato che la presunta vittima era stata nel frattempo rimpatriata a Gaza, creando incertezza sulla sua possibilità di testimoniare al processo.
Nel video si vedono i soldati prendere da parte un detenuto sdraiato a faccia in giù e circondarlo con scudi antisommossa, in quello che sembra un tentativo di nascondere le loro azioni.
🇮🇱 Israel’s military has dropped charges against five soldiers accused of sexually abusing a Palestinian detainee at the Sde Teiman detention facility.
The indictment alleged that one soldier stabbed the detainee in the rectum with a knife causing serious injury. The case gained… pic.twitter.com/zZant8MCJb
— Europa.com (@europa) March 13, 2026
Sostieni Renovatio 21
L’atto d’accusa afferma che uno dei soldati ha accoltellato il detenuto vicino al retto con un oggetto appuntito. Il detenuto è stato successivamente trasportato in ospedale in condizioni potenzialmente letali, con costole fratturate e un trauma contusivo al torace e all’addome. È stato sottoposto a intervento chirurgico prima di essere ricoverato in ospedale qualche giorno dopo.
Lo scandalo aveva contribuito alle dimissioni dell’ex avvocato generale militare delle IDF, il maggiore generale Yifat Tomer-Yerushalmi, che riconobbe di aver autorizzato la diffusione del filmato «per contrastare la falsa propaganda». Il premier Beniamino Netanyahu aveva definito la fuga di notizie «forse il più grave colpo d’immagine subito da Israele dalla sua fondazione». Il ministro della Difesa Israel Katz aveva accusato i detrattori dei soldati di diffondere «accuse del sangue», nome che si dà .
Il caso ha scatenato un acceso dibattito nazionale. I riservisti accusati hanno pubblicamente difeso le loro azioni, sostenendo di essere stati perseguitati ingiustamente e promettendo di «combattere per la giustizia».
Giovedì, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore la decisione, affermando che «Israele deve perseguire i suoi nemici, non i suoi eroici combattenti». Anche il ministro della Difesa Israel Katz ha affermato che «giustizia è stata fatta».
Tuttavia, le associazioni per i diritti umani hanno fortemente criticato la decisione. Il Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele ha accusato le IDF di aver insabbiato lo scandalo, affermando che «l’avvocato generale militare israeliano ha appena dato ai suoi soldati la licenza di stuprare… a patto che la vittima sia palestinese».
La base di Sde Teiman, parzialmente trasformata in un campo di detenzione per palestinesi sospettati di attività militanti durante la guerra di Gaza, è stata oggetto di accuse di torture e abusi diffusi.
Come riportato da Renovatio 21, i militari accusati dello stupro a novembbre erano apparsi mascherati in TV e avevano difeso apertamente le proprie azioni, denunciando una persecuzione ingiusta e promettendo di «lottare per la giustizia».
Accused IDF rapists says they will ‘WIN’
Members of ‘Force 100’ don’t outright deny gang-raping a Palestinian prisoner
They just complain that they never got to ‘explain’ the sodomy
Video from Israel’s Channel 14 pic.twitter.com/hwuILHSiMS
— MOCez🇷🇺🇮🇶🇾🇪🇨🇳🇵🇰🇵🇸🇱🇧🇮🇷🇰🇵🇪🇸☀️ (@Mousacisse1) November 3, 2025
Israeli soldiers accused of gang raping a Palestinian detainee at the Sde Teiman camp claim injustice, after a leaked video exposed the abuse.
Israel’s top military lawyer was arrested for leaking the footage herself, while PM Netanyahu called it “one of the most serious… pic.twitter.com/Sqn2kQGgYa
— TRT World (@trtworld) November 4, 2025
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Come riportato da Renovatio 21, alcuni politici israeliani si sono sentiti di difendere lo stupro anale del prigioniero palestinese, con conseguente scandalo generale anche presso la stessa opinione pubblica dello Stato Ebraico.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa lo stesso esercito israeliano ha iniziato delle indagini riguardante il video che ritrae soldati dello Stato Ebraico che gettano cadaveri di palestinesi dai tetti.
Come riportato da Renovatio 21, abusi da parte dei militari israeliani sono diffusi sui social, come ad esempio il canale Telegram «72 vergini – senza censura», dove vengono caricati dagli stessi militari video ed immagini di quella che si può definire «pornografia bellica». Vantando «contenuti esclusivi dalla Striscia di Gaza», il canale 72 Virgins – Uncensored ha più di 5.000 follower e pubblica video e foto che mostrano le uccisioni e le catture di militanti di Hamas, nonché immagini dei morti.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Twitter
Militaria
Il Canada appronta un piano di militarizzazione dell’Artico
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Militaria
Gli Stati Uniti affondano posamine iraniane nello Stretto di Ormuzzo
Martedì le forze americane hanno affondato diverse navi iraniane, tra cui 16 posamine, nelle vicinanze dello Stretto di Ormuzzo, secondo quanto comunicato dal Comando centrale degli Stati Uniti, mentre circolavano informazioni secondo cui Teheran stava tentando di minare la via d’acqua cruciale per l’approvvigionamento energetico mondiale.
L’annuncio statunitense è arrivato dopo un post del presidente Donald Trump in cui si affermava che se l’Iran avesse posizionato mine nello Stretto, «vogliamo che vengano rimosse, IMMEDIATAMENTE!»
«Se per qualsiasi motivo venissero piazzate mine e non venissero rimosse immediatamente, le conseguenze militari per l’Iran sarebbero di un livello mai visto prima. Se, d’altra parte, rimuovessero ciò che potrebbe essere stato piazzato, sarebbe un passo da gigante nella giusta direzione!», ha dichiarato Trump in un post su Truth Social.
Sostieni Renovatio 21
In un momento successivo il presidente degli Stati Uniti ha precisato che erano state affondate 10 navi posamine inattive e che «ne sarebbero seguite altre».
Un resoconto della CNN di martedì ha indicato che l’Iran ha cominciato a collocare mine nello Stretto di Hormuz, sebbene non su vasta scala. Fonti interpellate dalla CNN hanno riferito che negli ultimi giorni ne sono state posizionate solo «poche decine».
Il rapporto aggiunge inoltre che l’Iran conserva ancora più dell’80% delle sue piccole imbarcazioni e dei suoi posamine e potrebbe agevolmente collocare centinaia di mine nel corso d’acqua.
Situato tra Oman e Iran, secondo la società di consulenza energetica Kpler, nel 2025 lo stretto ha visto transitare circa 13 milioni di barili di greggio al giorno, equivalenti a circa il 31% di tutti i flussi di greggio trasportati via mare. I prezzi del petrolio sono saliti bruscamente dall’inizio del conflitto, avvicinandosi ai 120 dollari al barile lunedì, prima di ritracciare. Il greggio WTI statunitense è stato scambiato l’ultima volta a 83,8 dollari al barile, mentre il benchmark globale Brent era a 87,9 dollari al barile.
CBS News, che ha riportato che l’Iran «potrebbe prepararsi» a dispiegare mine navali, ha precisato che il Paese sta impiegando imbarcazioni più piccole, capaci di trasportare da due a tre mine ciascuna, per depositarle nello stretto. Sebbene il numero esatto di mine navali iraniane non sia noto pubblicamente, le stime accumulate negli anni oscillano tra le 2.000 e le 6.000 unità, secondo il rapporto.
Il Robert Strauss Center for International Security and Law in Texas ha affermato che le mine sarebbero «vantaggiose» per l’Iran nelle rotte di navigazione dello Stretto di Ormuzzo, sia per i danni diretti che come deterrente, costringendo le navi a seguire una rotta predeterminata più favorevole agli interessi iraniani.
Un rapporto della CIA, declassificato nel 2009, affermava che «gli iraniani sembrano aver riconosciuto i limiti della loro capacità di guerra con le mine e hanno adottato una strategia in cui poche mine o la minaccia di mine verrebbero utilizzate per scoraggiare la navigazione».
Il rapporto aggiunge che l’Iran potrebbe sfruttare le mine per far aumentare le tariffe assicurative e dissuadere le navi dirette ai porti del Golfo Arabico dall’entrare nel Golfo Persico: «Tali attività minerarie sarebbero efficaci quanto un blocco».
La scorsa settimana, i costi delle superpetroliere in Medio Oriente hanno toccato il livello più alto mai registrato, con i principali fornitori di coperture per rischi di guerra marittima che hanno sospeso la protezione per le navi operanti nel Golfo Persico. La scorsa settimana, in un post su Truth Social, Trump ha dichiarato di aver ordinato alla US Development Finance Corporation di fornire «assicurazioni contro i rischi politici e garanzie per la sicurezza finanziaria di TUTTO il commercio marittimo, in particolare energetico, che attraversa il Golfo».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
«Se necessario, la Marina degli Stati Uniti inizierà a scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Ormuzzo il prima possibile», ha aggiunto.
Tuttavia, secondo un rapporto di Reuters, la Marina degli Stati Uniti sta respingendo le richieste «quasi quotidiane» del settore marittimo di scortare le navi, motivando che i rischi di attacchi sono per ora troppo elevati.
Sebbene la Marina non abbia fornito dettagli specifici sui rischi, gli Stati Uniti avevano ritirato dal servizio quattro dragamine di classe Avenger dislocate in Bahrein alla fine del 2025.
Le navi sostitutive della classe Avenger, ovvero le navi da combattimento litorali della classe Independence, hanno «faticato a soddisfare i requisiti delle missioni operative di contromisure mine», secondo la pubblicazione navale globale Naval News.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine da Twitter
-



Pensiero1 settimana faEcco la guerra globale per l’anticristo
-



Morte cerebrale1 settimana faDichiarato morto, un bambino torna in vita dopo cinque ore: quando la realtà smentisce i protocolli
-



Occulto6 giorni faEsorcista dice che «la situazione per l’anticristo è ormai prossima»
-



Geopolitica1 settimana faQuesta è una guerra mondiale di religione: l’avvertimento di Tucker Carlson
-



Spirito1 settimana faI cardinali dell’«opposizione controllata» di Leone. Mons. Viganò contro i conservatori cattolici dinanzi alle Consacrazioni FSSPX
-



Geopolitica2 settimane faL’ayatollah Khamenei è morto: lo Stato iraniano conferma
-



Nucleare2 settimane faKaraganov: l’UE sta giocando con il fuoco nucleare
-



Animali1 settimana faMigranti filmati mentre catturano e macellano cigni e anatre













