Necrocultura
Vescovi filo-trans. Ecco perché non dovete fidarvi degli attuali movimenti pro-life
«Il ddl Zan? Possono farlo ma deve essere più chiaro».
Ha destato scalpore in molti l’intervista del cardinale Gualtieri Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale italiana, al Corriere della Sera, che la definisce, nel titolo, «l’apertura del cardinale Bassetti». Può aver creato sorpresa in molti, ma non in noi.
L’unico fine di chi serve l’episcopato italiano è arrivare al compromesso che esso brama disperatamente. Ora siamo arrivati al punto in cui i vescovi non hanno più nemmeno bisogno dell’opposizione simbolica dei catto-ebeti in Piazza e del teatrino dei veti giornalistici sui presunti scandali bioetici
Ve lo ripetiamo da anni: l’unico fine di chi serve l’episcopato italiano è arrivare al compromesso che esso episcopato brama disperatamente. Ora siamo arrivati al punto in cui i vescovi non hanno più nemmeno bisogno dell’opposizione simbolica dei catto-ebeti in Piazza e del teatrino dei veti giornalistici sui presunti scandali bioetici. Ora sono direttamente loro a chiedere il compromesso, e nemmeno a rialzo.
Anzi: non chiedono un compromesso proprio per niente.
«Non ne vedevo la necessità, tutto qui. Ma è chiaro che se poi decidono di andare avanti, non è una questione che spetti a me decidere, c’è un Parlamento. Se si ritiene utile una legge specifica contro l’omofobia, va bene, come dicevo non è certo questo il problema» per la sincerità che dimostra il vescovo di Perugia gli andrebbe davvero baciato l’anello, tuttavia siamo sicuri che è contro il protocollo COVID che è il nuovo Vangelo cattolico, quello dell’amuchina nelle acquasantiere.
Signori cattolici, attivisti, persone perbene che vanno in Piazza spinte dalle sigle del momento, vi hanno preso in giro, sì il ddl Zan non hanno mai avuto interesse a combatterlo. Non solo perché una quantità immane di sacerdoti è omosessuale – e quindi, nell’attesa che anche la sodomia dei preti venga sdoganata (delle tacite prove generali si sono avute con l’esaltazione papale per la figura di Don Milani), perché dovrebbero privarsi di una legge che gli assicura diritti maggiorati rispetto agli altri cittadini?
Se poi bisogna rinunziare a duemila anni di storia, all’etica, alla Civiltà, all’onore, alla Bibbia, all’Eucarestia, al Signore stesso, pazienza: tanto non sono cose vere quanto l’8 per mille e la convivenza pacifica con Satana che ci permette di riempirci la panza
No, non hanno mai voluto combattere la deriva dell’omosessualismo perché non è loro interesse combattere alcuna deriva (divorzio, aborto, provetta, ingegneria genetica, etc.) anzi non è loro interesse combattere tout court. È l’unico comandamento che conoscono, che è trasmesso e demandato loro dalle loro gerarchie: siate democristiani, trovate il compromesso. Non irritate gli avversari al punto che chiedano seriamente la revoca dell’8 per mille. Se poi bisogna rinunziare a duemila anni di storia, all’etica, alla Civiltà, all’onore, alla Bibbia, all’Eucarestia, al Signore stesso, pazienza: tanto non sono cose vere quanto l’8 per mille e la convivenza pacifica con Satana che ci permette di riempirci la panza.
Credete davvero di potervi fidare di chi, nell’ora più buia della pandemia, ha accettato subito di chiudere le chiese, mentre le tabaccherie rimanevano aperte?
Credete che a loro freghi qualcosa di voi?
Credete davvero di potervi fidare di chi, nell’ora più buia della pandemia, ha accettato subito di chiudere le chiese, mentre le tabaccherie rimanevano aperte?
Credete che questi pastori, se potessero, non si metterebbero a mangiarselo, il loro gregge? (scrivendo ho pensato: i preti perversi, che sono una porzione non trascurabile, è esattamente quello che fanno per tramite dei loro furori pornografici: era Joseph Nicolosi, psicologo oggi mostruosamente proibito, che parlava degli impulsi omoerotici come una sorta di cannibalizzazione della figura maschile/paterna negata intimamente ai gay).
E quindi, volete fidarvi dei movimenti pro-life, composti da soliti rachitici, forforosi maggiordomi dell’episcopato?
E quindi, volete fidarvi dei movimenti pro-life, composti da soliti rachitici, forforosi maggiordomi dell’episcopato?
Chi scrive anni fa captò un discorso ad un pranzo di Roma. Un allora potente uomo della democristianeria, che sottotraccia aiutava varie situazioni della catto-opposizione controllata (alcuni di essa ora hanno fatto carriera…), si riferiva ai vescovi, perfino con un senso di superbia, dicendo «i miei capi». Ci stava dicendo: state zitti voi, che i contatti con i vertici del cielo ce li ho io. In pratica, se gli zucchetti gli avessero detto di saltare nel fosso, lui lo avrebbe fatto, perché quella per lui era la fonte ultima del potere, e gettandosi nel vuoto e nel fango si sarebbe girato verso di noi per vantarsi – «guardate che rapporto diretto ho con i miei capi!». Del resto, chi non è in grado di pensare fino in fondo la rovina della chiesa cattolica, con la forza di astrarsene e il coraggio di tentare di ricostruire, come può fare altro che ubbidire? (l’uomo sarebbe poi stato condannato per accuse gravi, ma questa è un’altra storia).
Ebbene, se vedete sui giornali o in TV un personaggio pro-vita con la sua sigla, è molto probabile che esso sia lì con il timbro della CEI – e se non lo ha ancora, lo desidera come niente altro al mondo. Magari, pensa, i vescovi possono fare convergere qualche voto su di me – pia illusione, nessuno ha il coraggio di ammettere che la CEI non sposta più nemmeno un voto. Magari, pensa, mi possono aiutare in qualche modo. E poi il mio dovere di cattolico è ascoltare i discendenti degli Apostoli, anche quando si adoperano a coprire gli stupri di bambini. No?
Se vedete sui giornali o in TV un personaggio pro-vita con la sua sigla, è molto probabile che esso sia lì con il timbro della CEI
Così si finisce a vedere piazze come quella dell’altro giorno. Un ammasso triste e sparuto, sterile – ma quello è un problema genetico, anche le Piazze del Family Day, con centinaia di migliaia di partecipanti, non hanno partorito nulla di nulla.
Domenica abbiamo raccolta la testimonianza di un fedele della Messa Tradizionale di una città dell’Alta Italia, un bravo signore che cerca di andare a tutte le manifestazioni, nonostante ogni volta si renda conto che qualcosa no va, e la sua iniziativa viene in qualche modo frustrata. Stavolta il problema era il suo cartellone. «Ci avevo messo l’immagine della Sacra Famiglia», ci ha detto sconsolato.
Vi stanno prendendo per il culo, ma non in modo normale, vi stanno prendendo per il culo al quadrato
«Mi hanno detto che dovevo stare lontano dalle telecamere e dai fotografi, altrimenti avrebbero associato la manifestazione al mio cartellone» e la cosa per qualche motivo non andava bene. Gli zucchetti, lo sappiamo amano organizzare questi ammassi stradali «laici», perché le processioni e i rosari pubblici per loro sono una sorta di oggetto radioattivo, che temono più di Satana (al quale, per lo più, non credono).
Non era la prima volta che una scena del genere capitava al bravo signore, che altre volte aveva scarpinato fino a Roma per partecipare alle Woodstock del supposto dissenso cattolico.
Davvero non avete capito che lavorando per loro gratis state facendo l’esatto opposto di quanto vi siete proposti di fare, e cioè di lottare contro quella Necrocultura di cui i vescovi e i loro servitori sono agenti sempre più spudorati?
Abbiamo potuto dirgli: signore mio, la stanno prendendo per il culo, ma non in modo normale, la stanno prendendo per il culo al quadrato. Non solo la stanno facendo concentrare sul dito delle libertà negate dal DL Zan quando poco sopra c’è la Luna di ogni sua altra libertà – da quella di muoversi e lavorare a quella di professare il proprio culto a quella di mantenere il DNA delle proprie cellule integro – le è stata portata via senza che nessuna sigla pro-vita organizzasse facesse anche mezza protesta. La stanno anche tirando scemo, perché la stanno coinvolgendo in una battaglia che non vogliono vincere e forse nemmeno fingere di combattere. E lei, ingenuamente, ha dato loro la sua energia, la sua presenza…
Quindi, davvero volete continuare con questa pantomima indegna?
Davvero volete fidarvi di questa gente?
Davvero non avete capito che lavorando per loro gratis (cioè, divenendo loro schiavi) state facendo l’esatto opposto di quanto vi siete proposti di fare, e cioè di lottare contro quella Necrocultura di cui i vescovi e i loro servitori sono agenti sempre più spudorati?
Necrocultura
Lord britannico dice che le donne incinte dovrebbero poter scegliere il suicidio assistito
Lord Charles Leslie Falconer, Barone Falconer di Thoroton, ha dichiaratoalla Camera dei Lord del Regno Unito che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito. Lo riporta LifeSite.
Per quanto scioccante, allucinante e disumano, tale pensiero è perfettamente logico se pensato dell’alveo della Necrocultura dominante.
Lord Falconer è stato Segretario di Stato per la Giustizia sotto il premier Tony Blair ed è un sostenitore di lunga data del suicidio assistito e promotore del disegno di legge alla Camera dei Lord.
Un video dello scambio, pubblicato da Right to Life UK, ha totalizzato oltre oltre un milione di visualizzazioni su X:
⚡SHOCKING! Lord Falconer says “pregnancy should not be a bar” to assisted suicide!
After Lord Mackinlay (@cmackinlay) tells Peers that Oregon protects viable unborn babies from assisted suicide, Lord Falconer seems completely unmoved & unbothered about this issue.… pic.twitter.com/xW5FxZxyNp
— Right To Life UK (@RightToLifeUK) December 12, 2025
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«C’è un grosso problema qui», ha detto ai pari Lord Craig Mackinlay, Barone Mackinlay di Richborough. «In altri stati del mondo, chi ha adottato da tempo il suicidio assistito ha opinioni divergenti. In Oregon, dal 1997, è obbligatorio mantenere in vita la madre il più a lungo possibile, soprattutto quando il feto è vitale».
«I Paesi Bassi hanno una visione completamente diversa, quella del feticidio, in cui il feto deve essere interrotto in un modo o nell’altro», ha continuato. «Spesso tramite iniezione intracardiaca di cloruro di potassio prima che la madre possa essere soppressa».
«A quale estremo della scala [il lord] si riferisce queste cose, perché ci troviamo in una situazione in cui i Royal Colleges sono contrari al suo intero sistema, e faremo affidamento su di loro per colmare le lacune di questa legislazione», ha concluso Lord Mackinlay. «Penso che spetti a noi colmare queste lacune per loro, perché non sono favorevoli a questa cosa».
«Il nobile Lord ha espresso correttamente la sua opinione», ha risposto Lord Falconer. «Alcuni Paesi hanno adottato una posizione, altri un’altra. Dalla scelta che sostengo è chiaro che siamo dell’avviso che la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo».
Il contesto in cui si inserisce la dichiarazione di Falconer è ancora più agghiacciante. La baronessa Tanni Grey-Thompson, attivista per i diritti delle persone con disabilità e leggendaria atleta paralimpica gallese, ha finora depositato 115 dei 947 emendamenti proposti al disegno di legge sul suicidio assistito. Durante il dibattito, ha citato il fatto che le donne incinte possono richiedere il suicidio assistito.
«Nel 2022, uno studio sull’epidemiologia del cancro in gravidanza ha rilevato che si verificava in circa una gravidanza su 1.000, il che equivarrebbe a più di 500 casi all’anno in Inghilterra», ha affermato . Non tutti questi sarebbero terminali, ha osservato. «In termini di numeri di persone che potrebbero essere interessate dal disegno di legge, si tratta di un gruppo di emendamenti davvero importante».
La baronessa ha osservato che la maggior parte dei paesi che hanno legalizzato il suicidio assistito prevede misure di salvaguardia per le donne in gravidanza e ha osservato che «il suicidio è anche la principale causa di morte materna durante la gravidanza nei paesi industrializzati e la principale causa di mortalità materna nei primi 12 mesi dopo il parto. Il professor Mark Taubert, consulente ospedaliero e direttore clinico di medicina palliativa presso il Velindre University NHS Trust in Galles, ha sollevato la questione più volte».
«Sarebbe utile fornire ulteriori informazioni sull’impatto del disegno di legge sulle donne incinte o che hanno partorito di recente, in particolare dato il rischio di depressione postnatale e di altri problemi di salute mentale correlati alla gravidanza e alla maternità» ha chiosato la nobildonna.
Quando Lord Falconer ha iniziato a rispondere, Lord Mackinlay intervenne con la sua domanda, che spinse Falconer a rispondere che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito.
Per quanto rivoltante, l’idea del Lord britannico non è altro che una diligente conseguenza del mondo della Necrocultura che va via via installando nuovi upgrade: se l’aborto è libero, e quindi il feto può essere ucciso a piacere, perché mai una donna che vuole suicidarsi non può uccidere prima il figlio che ha in grembo?
Il lettore riconoscerà questo caleidoscopio dell’orrore umano, tuttavia siamo solo alle automatiche, perfino sincere conseguenza dell’accettazione della Cultura della Morte come sistema operativo della società umana.
I Lord inglesi possono essere solo appena più spudorati, ma la realtà rimane, perfino più orrenda.
Perché la Necrocultura non è fatta solo di morte, ma di quello che all’apparenza sembra il suo opposto, il piacere, l’edonismo individualista, il godimento utilitarista come principio assoluto. Quanti bambini sono stati uccisi perché la madre doveva fare «carriera»? Quanti sono stati frullati mentre galleggiavano innocenti nel ventre materno perché la genitrice doveva andare in vacanza ad Ibiza? Quanti sono stati trucidati perché la donna aveva impegni sentimentali, scolastici, sportivi?
Ora: vogliamo dire alle donne che uccidono i loro figli per capriccio che non possono farli se possono – legalmente! – suicidarsi?
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Bioetica
JD Vance paragona l’aborto al sacrificio dei bambini. C’è molto più da dire e fare contro la Necrocultura
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Necrocultura
La generazione perduta nel suo egoismo
La notizia era circolata la scorsa estate. Il titolo diceva già tutto: americana di 77 anni vende tutto per imbarcarsi in una «crociera infinita».
La signora Sharon L., 77 anni, ha venduto tutti i suoi beni e ha acquistato un biglietto per la nave di lusso Villa Vie Odyssey per una «crociera infinita». Spera di trascorrere i prossimi dieci anni a bordo, godendosi un giro del mondo. Il costo del viaggio è stato di circa 129.000 dollari per una cabina di 15 anni, più spese mensili che vanno dai 2.000 ai 3.000 dollari, inclusi pasti, assistenza medica, pulizie e internet illimitato.
La signora con evidenza sta realizzando un sogno, che a molti può repellere: lustri in una baracca galleggiante, un alveare di sconosciuti gozzoviglianti, tra overdose di cibo e spettacolini che servono alla narcosi funzionale del casinò, un incubo vero, ma ci rendiamo conto che è una prospettiva generazionale, la ripulsione quindi è tutta nostra. La signora, invece, sta coronando finalmente una prospettiva di vita ideale.
Non è tuttavia riguardo ai gusti nautici che vogliamo soffermarci: ci sono tante altre questioni che questa insignificante storia, a nostro avviso, nasconde.
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La signora, ci chiediamo, ha famiglia? I figli, i nipoti, i fratelli e le sorelle, i cugini e le cugine… come faranno a vederla? Come tipico, una volta, dell’esistenza per mare, la cesura con le proprie radici diviene netta, inevitabile. Ma lei, con probabilità, sta praticando un calcolo utilitaristico: c’è più piacere in un’esistenza a bordo piscina, con i camerieri in livrea, o nella via in casa con pranzi familiari e cene le domeniche e le feste comandate? La risposta pare se la sia data.
Ma andiamo ancora più sotto, nel greto materialismo sociale: i soldi ottenuti dalla vendità di beni e proprietà per la sua crociera verso la morte (questo, alla fin fine, pare che il progetto sia) sono percepiti – come vuole la legge, certo – come una sua disponibilità assoluta, individuale. Può farne ciò che vuole: così dice lo Stato, così vuole anche il senso comune moderno.
Qui si innesta un discorso spinoso: e se la signora ha dei figli, dei nipoti? Magari sono sistemati stupendamente, guadagnano cifre da capogiro, hanno già casa di proprietà, magari più di una, come riusciva alla generazione precedente. E poi, le mogli a casa: un altro trick che oggi sembra nemmeno solo numericamente impensabile, ma moralmente blasfemo.
Oppure, i figli dell’anziana boomerra come è più probabile nell’ora presente, sono parte di una società che li sottopaga, che li stritola con le tasse e i costi della vita impazziti (inflazioni, carestie artificiali come il COVID e la guerra in Ucraina, bollette pazze) che non consente loro il benessere, il risparmio, l’agio personale e famigliare che è stato invece magnificamente garantito alla generazione nata tra il 1946 e il 1964, i cosiddetti boomer.
I boomer hanno avuto tutto, e in cambio hanno lasciato meno di niente: hanno consegnato alla generazione successiva, e a quella dopo della loro, un mondo devastato, quasi irrecuperabile – e per questo capolavoro collettivo, ora sono anche pagati, con le pensioni d’oro che gli arrivano grazie al lavoro dei loro figli, che la pensione invece (tutti lo sappiamo) non la vedranno mai.
I boomer – il nome stesso lo vuole sottolineare – hanno goduto di un’era di espansione economica senza precedenti nella Storia. Impossibile, per loro, evitare il benessere, decenni di benessere, dove per stare male bisognava impegnarsi. Non parliamo solo degli imprenditori, dei bottegai, di tutti quelli che in più di mezzo secolo hanno preso e forse messo via danaro a palate: nell’era dei boomer anche la classe lavoratrice riusciva a comprarsi la casa, a volte persino due. L’operaio si comperava l’auto, magari pure senza leasing e maxirata usuraia finale, e poi andava pure a sciare – tutte cose che ho fatto in tempo di vedere con questi miei occhi.
Tale cuccagna, ora lo possiamo dire, ha avuto effetti distruttori sulla società umana. Il consumismo ha eroso lo spazio del sacro, come sa chiunque sia mai andato ad un grande concerto (modello Woodstock: alla fin fine, nient’altro che un ritrovo massivo di consumatori di dischi) o chi noti il culto che esiste attorno a certi marchi (Apple, per esempio, con gli adesivi della mela dietro a tante utilitarie e non solo). E senza il sacro, e senza il santo, cosa può diventera la realtà se non il contenitore del Male?
La generazione boomer, che ora rivendica di doversi godersi al massimo gli anni della pensione «perché abbiamo lavorato» (con lauti risparmi custoditi gollumescamente in banche che a volte poi li fregano), ha prodotto il mondo in rovina che abbiamo qui dinanzi a noi. È una generazione a cui è stata fatta trovare la pappa pronta – per questo, forse non è mai davvero cresciuta, con il fenomeno incontrovertibile dei vecchi che, tra capricci ed egomanie disperanti, si comportano come bambini.
E quindi eccoteli con la macchina nuova di zecca, usata per fare qualche migliaio di chilometri l’anno, eccoteli a Sharm-el Sheik, in Nepal, a Lanzarote, nella casa in montagna, eccoteli che bisbocciano ai tornei di burraco, eccoteli che intasano le stazioni termali – mentre chi è venuto dopo di loro lavora e fatica a sopravvivere, tra salassi energetici e fiscali, e una congiuntura economica che, lo sappiamo, è in realtà un aperto programma di sterminio della classe media e dell’umanità in generale.
I boomer hanno vissuto decenni e decenni di crescita economica, senza praticamente mai avere dovuto affrontare un vero conflitto – con l’eccezione di qualche boomer americano che è andato in Vietnam, per poi tornare e trasformare la questione in una lagna dalla quale non è possibile imparare nulla, e infatti eccoti l’Iraq e l’Afghanistan inflitti alla generazione successiva. In realtà è peggio di così: boomer italiani non hanno avuto il Vietnam, per cui si sono dovuti inventare una guerra loro, gli anni di piombo, definiti giustamente da alcuni come una «guerra civile a bassa intensità».
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La lista dei danni cosmici prodotti dai boomer non è breve.
I boomer hanno subito adottato, con gran voluttà, la rivoluzione sessuale – anzi, ci hanno sguazzato dentro, oscenamente. «L’amore libero» che hanno cantato e praticato da ragazzi ci ha dato divorzi di massa, omosessualità (cose che sono, come sappiamo, correlate), epidemie globali di malattie veneree (correlazione, sempre), pornografia e adulterio e disperazione, via via ramificando in milioni vite spezzate, e milioni di bambini con la psiche segnata, pronti a ripetere ciclicamente i cortocircuiti una volta divenuti genitori.
I boomer hanno fatto l’occhiolino alla droga libera, che si è trasformata in qualcosa di ancora peggiore: la droga farmaceutica, la droga psichiatrica, e degli otto milioni di italiani sotto psicofarmaci – e quindi, riteniamo, a rischio di violenza contro di sé e contro i famigliari e il prossimo – siano della generazione narcisa e perduta.
I boomer hanno accettato, senza batter ciglio, Israele e le sue guerre: solo ora, con Gaza (ma Sabra e Shatila, qualcuno ricorda? Cosa dissero all’epoca?), l’ultimo dei massacri, la gente si sta svegliando, ma sono le nuove generazioni: è questo il pensiero che sta facendo il potere ebraico, comprando ora TikTok e testate Millenial, perché sa che una volta estintisi i boomer, indottrinati e indottrinabili bovinamente con la TV, il sostegno dell’opinione pubblica per lo Stato Giudaico sarà finito.
I boomer hanno permesso il dominio della NATO sull’Europa, con il risultato che nell’ora in cui l’Alleanza Atlantica, quella sì, dovrebbe essere andata in pensione, essa ci porta una crisi economica infinita (senza gas russo, crediamo che vivere costerà meno?) e il rischio pantoclastico di apocalisse nucleare mai tanto vicino alle nostre esistenze.
I boomer hanno permesso, in scioltezza, che i loro Paesi fossero invasi da milioni di forestieri con intenzioni platealmente criminali, e non hanno alzato un dito contro questo abominio. Anzi: privati della morale cristiana, eccoteli a fare i caritatevoli verso le orde di invasori, con la pietà pelosa verso i distruggitori della civiltà come unico motto spirituale rimasto, quello che poi giustifica la continua delizia della vita comoda ed abbondante.
I boomer hanno approvato, felici felici, il figlicidio: anzi hanno votato in massa per legalizzarlo. L’idea, vediamo oggi, rientra perfettamente nel disegno: tanti si stanno «godendo la pensione» perché anni fa hanno ucciso i loro figli prima ancora che nascessero. Sacrifici umani per andare al mare, che sia in vacanza o in pensione – la menta egoriferita di questa generazione è arrivata a questo abisso indicibile, e certo ha contagiato anche la successiva. Di qui la degradazione morale che ha intaccato i più giovani, giù sino al nichilismo assassino che riempie le cronache nere al di fuori degli ambulatori frulla-feti.
I boomer hanno accolto, in grande serenità, il Concilio Vaticano II. E ci crediamo: azzerare il cristianesimo significa togliere ogni responsabilità personale, rendere il paese della Cuccagna pinocchiesca, della goduria e del consumo ad infinitum una condizione legittima, lo stato di default della società in cui credono di vivere. Il risultato è che molti non sanno nemmeno di cosa sto parlando, e di quale immane conseguenza il Concilio ha avuto sull’umanità, di fatto alterando profondamente il codice del suo sistema operativo, liberando il diavolo e l’inferno dicendo che essi non esistono.
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Desacralizzando il mondo, essi hanno desacralizzato la loro stessa vita: ed eccoci alla fine vera della crociera, che diventa anche quella programmabile con l’aiuto dello Stato moderno – ecco l’eutanasia, il suicidio assistito, il MAiD canadese che uccide ormai una persona ogni 25 e oltre. È l’egoismo arrivato al suo apice satanico: sono padrone di qualsiasi cosa, compresa soprattutto la mia vita, che è stata bene spremuta, e quindi, invece di soffrire, mi faccio uccidere, beninteso sempre comodamente e col danaro del contribuente, come con i lustri di ferie pensionistiche.
Il boomer consuma e crepa, e tutto alle spalle dei figli e dei nipoti, che non hanno avuto nemmeno una fetta della fortuna della generazione egotista, e che sembrano non in cima ai pensieri: se la vita è godimento, perché pensare alla discendenza? Perché pensare al futuro, al tempo in cui non ci saremo più? Perché pensare a tramandare – saggezza, stabilità, vita – a chi viene dopo di noi, magari pure con il nostro stesso sangue?
Qui torna la questione del feticidio. L’aborto altro non è che un abuso assassino del più forte verso il più debole, l’indifeso – allo stesso modo, i boomer vivono con prepotenza a discapito di quanti, con meno fortuna, sono costretti a vivere il tempo di incertezza e povertà creato dai boomer stessi: un atto soverchiante, una sorta di «diritto del più forte» della jungla della democrazia terminale, dove vige la primazia totale del più privilegiato, perché boomer o immigrato che sia, due categorie che si danno come immagini chirali della distruzione anarco-tirannica in caricamento.
Lo sappiamo, non tutti sono così. Anzi, diremo di più: chi legge questo sito, con buona probabilità non è un boomer, anche se ci avesse l’età. Perché se siete qui è perché sapete che importante non è la crociera INPS, ma la continuazione dell’essere, del vostro essere, cioè la vostra famiglia, e se non ce l’avete, dell’umanità che sta attorno.
Perché quella boomer, e crediamo sia lampante, è la generazione della Necrocultura; i loro piaceri sono un rischio per l’umanità intera, e non scherziamo – è evidente quanto essi siano connessi al piano di morte che ci è stato preparato.
Ci era stato detto che la generazione successiva ai boomer era la prima a essere più povera della precedente. Il problema è che anche i boomer lo sanno, perché vedono i propri agi, e gli sforzi immani di coloro ai quali è toccato questo tempo – tuttavia, non gliene frega niente. I boomer sono la prima generazione che sa perfettamente che quelle dopo staranno peggio, e va bene così.
Sta scritto: «siate irreprensibili e schietti figli di Dio, senza biasimo in mezzo a una generazione prava e perversa, fra cui voi risplendete come luminari nel mondo» (Fil 2, 15).
Cerchiamo di resistere, sì: anche se sappiamo che la nave della società umana è compromessa, è stata guastata dai parassiti perversi, da una generazione di merda che riuscirà a far danni anche da estinta.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di Flowering Dagwood via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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