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Spirito

Vaccino, esenzioni religiose per i cattolici tradizionali spiegate ai datori di lavoro

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Renovatio 21 pubblica questo testo apparso sul sito del distretto canadese della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

 

Il Distretto del Canada della Fraternità San Pio X, seguendo il magistero della Chiesa cattolica, sostiene i fedeli che chiedono l’esenzione religiosa dai vaccini COVID-19.

 

Sono due le questioni morali, che portano a rifiutare molti cattolici, che aderiscono al perenne magistero della Chiesa: la collaborazione al reato di aborto e il principio della «proporzionalità terapeutica».

 

La Chiesa cattolica insegna che una persona può essere obbligata a rifiutare un intervento medico, compresa la vaccinazione, se la sua coscienza informata giunge a questo giudizio

Questo articolo spiega come l’insegnamento della Chiesa cattolica abbia portato molti cattolici a rifiutare certi interventi medici con convinzione religiosa.

 

La Chiesa cattolica insegna che una persona può essere obbligata a rifiutare un intervento medico, compresa la vaccinazione, se la sua coscienza informata giunge a questo giudizio. I seguenti principi riflettono il magistero autentico: 

  • Esiste un dovere morale generale di rifiutare l’uso di prodotti medici, compresi alcuni vaccini prodotti utilizzando linee cellulari umane derivate da aborti diretti. È consentito utilizzare tali vaccini solo in determinate condizioni specifiche del caso, sulla base di un giudizio di coscienza. (1)

 

  • I giudizi informati di una persona sulla proporzionalità terapeutica degli interventi medici devono essere rispettati a meno che non contraddicano gli autorevoli insegnamenti morali cattolici. (2)

 

  • Una persona è moralmente tenuta a obbedire alla propria coscienza sicura. (3)

 

 

Collaborazione al reato di aborto

I cattolici tradizionali sono ben noti per la forte opposizione all’aborto. I vaccini COVID hanno utilizzato linee cellulari fetali abortite nel loro sviluppo e test. (4)

 

La credenza cattolica tradizionale, così come molte altre tradizioni religiose, sostenute dalla scienza di base, credono che la vita inizi al momento del concepimento, e quindi, per questi gruppi, lo sviluppo di questi particolari vaccini rappresenta un grave abuso della vita umana.

 

I cattolici tradizionali sono ben noti per la forte opposizione all’aborto. I vaccini COVID hanno utilizzato linee cellulari fetali abortite nel loro sviluppo e test

La Congregazione della Fede il 21 dicembre 2020, ha affermato al paragrafo 5 della «Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19»: 

 

«…. la ragione pratica rende evidente che la vaccinazione non è, di regola, un obbligo morale e che, quindi, deve essere volontaria. In ogni caso, dal punto di vista etico, la moralità della vaccinazione dipende non solo dal dovere di tutelare la propria salute, ma anche dal dovere di perseguire il bene comune. In assenza di altri mezzi per fermare o anche solo prevenire l’epidemia, il bene comune può consigliare la vaccinazione, soprattutto per tutelare i più deboli ed esposti. Chi, invece, per motivi di coscienza, rifiuta i vaccini prodotti con linee cellulari provenienti da feti abortiti, deve adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti adeguati, di divenire veicolo di trasmissione dell’agente infettivo…» (5)

 

 

Proporzionalità terapeutica

Per quanto riguarda la «proporzionalità terapeutica», si tratta di valutare se i benefici di un intervento medico superano gli effetti collaterali e gli oneri indesiderati alla luce del bene interno della persona, compresi i beni spirituali, psicologici e corporei. (6)

 

Il giudizio di proporzionalità terapeutica deve essere espresso dalla persona che è il potenziale destinatario dell’intervento mediconelle circostanze concrete, non dalle autorità sanitarie pubbliche o da altri soggetti che potrebbero giudicare diversamente nelle proprie situazioni

Il giudizio di proporzionalità terapeutica deve essere espresso dalla persona che è il potenziale destinatario dell’intervento medico (7) nelle circostanze concrete, non dalle autorità sanitarie pubbliche o da altri soggetti che potrebbero giudicare diversamente nelle proprie situazioni. 

 

Tre particolari preoccupazioni mediche sono: uso sperimentale, mancanza di dati a lungo termine sugli effetti sulla salute e reazioni avverse inclusa la morte. 

 

Tutti i trattamenti commercializzati come vaccini COVID-19 sono ancora in sperimentazione clinica di Fase III fino al 2023 e, quindi, si qualificano come esperimento medico.

 

Le persone che accettano questi trattamenti sono essenzialmente cavie. Non conosciamo le conseguenze sulla salute a medio e lungo termine di questi vaccini

Le persone che accettano questi trattamenti sono essenzialmente cavie. Non conosciamo le conseguenze sulla salute a medio e lungo termine di questi vaccini. 

 

Sappiamo, anche ora, dalle etichette di avvertimento e dalle ammissioni delle aziende farmaceutiche e di Health Canada che i rischi del vaccino includono miocardite, pericardite e paralisi di Bell.

 

I normali test sui vaccini richiedono 5-10 anni o più. Ci sono state molte segnalazioni serie di effetti collaterali, le cui statistiche sono sufficienti a destare gravi preoccupazioni. Ciascuno dovrebbe fare liberamente un’analisi del rischio di beneficio. Se il rischio supera il beneficio, si è moralmente obbligati a seguire la propria coscienza. (8)

 

 

Obbedendo alla propria coscienza

Sebbene alcuni leader religiosi in tutto il Canada e nel mondo siano noti per promuovere i vari vaccini/iniezioni contro il COVID-19, ogni persona è tenuta a seguire il proprio dettame di coscienza per rifiutare un trattamento medico che ritiene offensivo per Dio e contrario non solo per il bene della società, ma anche per il suo benessere spirituale, morale e fisico.

 

Ogni persona è tenuta a seguire il proprio dettame di coscienza per rifiutare un trattamento medico che ritiene offensivo per Dio e contrario non solo per il bene della società, ma anche per il suo benessere spirituale, morale e fisico

Ciascuno, inoltre, riconosce di dover rispondere delle proprie azioni nel giorno del giudizio.

 

 

Il diritto positivo supporta tali esenzioni:

Codice di Norimberga – I vaccini contro il COVID-19 sono sperimentali. Costringere i cittadini canadesi ad accettare un’iniezione contraddice il Codice di Norimberga che richiede il consenso volontario e informato a qualsiasi trattamento medico: … prima dell’accettazione di una decisione affermativa da parte del soggetto sperimentale, dovrebbero essergli resi noti la natura, la durata e lo scopo del sperimentare; il metodo e i mezzi con cui deve essere condotto; tutti gli inconvenienti e i rischi ragionevolmente prevedibili; e gli effetti sulla sua salute o persona che possono eventualmente derivare dalla sua partecipazione all’esperimento. (Codice di Norimberga, 1)

 

I vaccini contro il COVID-19 sono sperimentali. Costringere i cittadini canadesi ad accettare un’iniezione contraddice il Codice di Norimberga che richiede il consenso volontario e informato a qualsiasi trattamento medico

Esistono altri accordi internazionali che contravvengono ai programmi di vaccinazione coercitivi, tra cui la Dichiarazione universale sulla bioetica ei diritti umani (2005) e la Dichiarazione di Helsinki (1964).

 

Carta dei diritti e delle libertà – Costringere le persone ad accettare un’iniezione contraddice la Carta canadese dei diritti e delle libertà che garantisce a tutti i canadesi la libertà di coscienza e di religione (Articolo 2) e il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona e del diritto a non esserne privato se non in conformità con i principi di giustizia fondamentale (articolo 7).

 

Giurisprudenza canadese – In Canada, il consenso informato agli interventi medici, compresi i vaccini, è la legge. (Vedi Cuthbertson vs Rasouli 2013-10-18; 2013 SCC 53).

 

Legge sulla discriminazione non genetica (2017) – Questa legislazione federale canadese proibisce esplicitamente a qualsiasi persona di sottoporsi a qualsiasi test genetico come condizione per l’impiego e altri contratti. Il test PCR sarebbe considerato un test genetico come definito dalla legge

Legge sulla discriminazione non genetica (2017) – Questa legislazione federale proibisce esplicitamente a qualsiasi persona di sottoporsi a qualsiasi test genetico come condizione per l’impiego e altri contratti. Il test PCR sarebbe considerato un test genetico come definito dalla legge. 

 

Al centro della questione c’è che la vaccinazione non è un obbligo universale e una persona deve obbedire al giudizio della propria coscienza informata e certa.

 

Pertanto, se una persona arriva alla decisione, come molti hanno fatto, che deve rifiutare di ricevere un vaccino per motivi religiosi, è moralmente obbligata a farlo.

 

Costringere una persona a una diretta violazione della sua coscienza non può mai essere tollerato da una società libera e giusta.

Costringere una persona a una diretta violazione della sua coscienza non può mai essere tollerato da una società libera e giusta.

 

 

NOTE

1) Cfr. Pontificia Accademia per la Vita, «Riflessioni morali sui vaccini preparati da cellule derivate da feti umani abortiti», 9 giugno 2005; Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Dignitas personae, 2008, nn. 34-35; Congregazione per la Dottrina della Fede, «Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19», nn. 1-3. Quando c’è una ragione sufficientemente seria per usare il prodotto e non c’è un’alternativa ragionevole disponibile, la Chiesa cattolica insegna che può essere permesso usare il prodotto di provenienza immorale sotto protesta. In ogni caso, che il prodotto venga utilizzato o meno, la Chiesa cattolica insegna che tutti devono manifestare il proprio dissenso e chiedere lo sviluppo di prodotti uguali o migliori utilizzando materiale biologico che non provenga da aborti.2) Cfr. United States Conference of Catholic Bishops (USCCB), Ethical and Religious Directives for Catholic Health Care Services, 6a ed. (Washington, DC: USCCB Publishing, 2018), n. 28. Di seguito «ERD».

3) «L’essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della sua coscienza. Se dovesse agire deliberatamente contro di essa, si condannerebbe. Eppure può accadere che la coscienza morale rimanga nell’ignoranza e dia giudizi errati su atti da compiere o già commessi». Catechismo della Chiesa Cattolica (Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 1993), www.vatican.va, n. 1790 e Prummer Tomus I p. 203 Sola conscientia certa (sive directe sive indirettamente est recta regula morum.

4) https://www.lifesitenews.com/news/vaccine-specialist-details-which-shots…

5) https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con…

6) Cfr. ERD, nn. 32-33; nn. 56-57; Parte terza, Introduzione, par. 2; Parte quinta, introduzione, par. 3.

7) Cfr. ERD, nn. 56-57. Entrambe queste direttive affermano che la proporzionalità degli interventi medici è stabilita «a giudizio del paziente».

8) Negli Stati Uniti al 13 agosto 2021, ci sono stati 13.627 decessi attribuiti ai vaccini COVIDe oltre 623.341 reazioni avverse. Di queste reazioni, 84.466 sono state gravi. Più di 2 milioni di eventi avversi e 21.000 decessi sono stati segnalati a un database delle reazioni ai farmaci dell’Unione europea. Fonte: https://openvaers.com/covid-data/mortality

 

 

 

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Immigrazione

Vescovo spagnolo denuncia: «strumentalizzazione geopolitica» a Ceuta

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Monsignor José Ignacio Munilla, vescovo di Orihuela-Alicante, intervenendo a fine agosto 2026 su Radio Maria, nell’ambito della sua trasmissione Sexto Continente, ha presentato la propria analisi degli eventi verificatisi a Ceuta un mese prima: «La tragedia che si sta consumando a Ceuta in questi giorni non è una crisi migratoria», bensì «l’uso della demografia come arma nel gioco geopolitico».

 

Alla fine di luglio 2026, più di 60.000 migranti hanno attraversato la frontiera dal Marocco per raggiungere l’enclave spagnola di Ceuta, in Nordafrica. Quasi 141 persone avrebbero perso la vita durante questa corsa. Anche se la grande maggioranza dei migranti è stata rimandata indietro, ne restano ancora circa 5.000 a Ceuta.

 

Mons. José Ignacio Munilla si è appoggiato a una riflessione del presidente della Conferenza episcopale spagnola, mons. Luis Argüello, ha precisato il sito Religión en libertad. Mons. Argüello aveva infatti messo in guardia sui social network contro l’uso delle migrazioni nel quadro di strategie di potere: «La biopolitica è un elemento chiave del potere mondiale attuale. Si gioca con la vita e si usano le persone, i loro sogni, la loro fame, la loro sessualità e i loro dati al solo scopo del profitto e del potere».

 

Numerosi osservatori ritengono che questo afflusso massiccio fosse «organizzato» per servire cause di destabilizzazione. La Spagna, ha sottolineato, «ha il dovere di proteggere le proprie frontiere con proporzionalità, umanità e nel rispetto della legalità», mentre anche l’Unione europea deve assumersi le responsabilità che le spettano.

 

Ma ha chiesto di distinguere i diversi livelli di responsabilità. «Non confondiamo i livelli», ha insistito. Secondo lui, la responsabilità di chi usa deliberatamente i movimenti di popolazione come mezzo di pressione è una cosa, e l’obbligo della Spagna di sorvegliare efficacemente le proprie frontiere è un’altra. Mons. Munilla ritiene che ciò che è accaduto somigli più a «un attacco geopolitico contro la sovranità della Spagna sotto forma di un’invasione temporanea» che ai consueti movimenti migratori che raggiungono le coste spagnole.

 

«La moralità di una persona che usa il proprio popolo come arma è ripugnante. È una delle forme più gravi di abuso di potere che si possano immaginare», ha dichiarato il prelato spagnolo. «Il fatto che i cittadini cessino di essere considerati persone dotate di dignità e diventino strumenti di pressione politica è un segno che la politica è degenerata in cinismo al suo parossismo. Ognuna di queste persone morte aveva un nome, una famiglia. Non erano pedine su una scacchiera geopolitica, non erano munizioni diplomatiche. Erano esseri umani creati a immagine di Dio», ha ribadito mons. Munilla.

«La carità non può mai essere disgiunta dalla prudenza»

Il prelato ha anche espresso la propria posizione sul controverso tema delle espulsioni di migranti. «Penso che le associazioni o le ONG che definiscono immorali i respingimenti immediati abbiano torto», ha dichiarato. «Perché la difesa di una frontiera nazionale non è di per sé un atto di ostilità verso gli immigrati».

 

Il vescovo di Orihuela-Alicante spiega che «il diritto di emigrare non equivale a un diritto incondizionato di stabilirsi in qualsiasi Paese, in spregio alle leggi che ne regolano l’accesso».

 

Mons. Munilla prosegue esponendo la dottrina sociale della Chiesa a questo proposito: «La vera risposta morale esige dunque di conciliare due esigenze. Sì a un’accoglienza solidale verso chi ha veramente bisogno di un sistema di protezione, ma anche a una gestione responsabile della protezione delle frontiere. Quando uno di questi princìpi viene eretto ad assoluto al punto da annullare l’altro, cessiamo di servire il bene comune. La carità non può mai essere disgiunta dalla prudenza, così come la giustizia non può essere disgiunta dalla misericordia. La dottrina sociale della Chiesa non ci invita a scegliere tra l’una o l’altra, ma a trovare un equilibrio. E solo a partire da questo equilibrio possiamo affrontare una delle sfide più complesse che oggi ci troviamo di fronte».

 

Non ha esitato a evocare le conseguenze inevitabili di una simile migrazione: se si dà l’impressione che basti varcare fisicamente una frontiera per ottenere automaticamente un diritto di soggiorno, ciò può incitare a correre rischi sempre maggiori. Per questo ritiene che certi respingimenti possano contribuire a evitare situazioni di violenza, a condizione che siano effettuati nel rispetto della dignità delle persone e tenendo conto delle circostanze particolari.

 

La posizione cattolica, ha concluso mons. Munilla, obbliga proprio a evitare due estremi: ignorare la sofferenza di chi ha veramente bisogno di protezione e negare agli Stati la responsabilità di organizzare l’immigrazione e di proteggere le proprie frontiere.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Spirito

Impedito al pellegrinaggio annuale del Summorum Pontificum l’ingresso a San Pietro

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Secondo un comunicato diffuso venerdì, ai fedeli che parteciperanno al pellegrinaggio Summorum Pontificum di questo fine settimana non sarà più consentito l’ingresso nella Basilica di San Pietro. Lo riporta LifeSite.   La vaticanista Diane Montagna, citando Christian Marquant, principale organizzatore del pellegrinaggio, ha riferito venerdì che il Vaticano avrebbe impedito a sacerdoti, religiosi e fedeli laici partecipanti al 15° pellegrinaggio annuale Summorum Pontificum di entrare nella Basilica di San Pietro sabato 24 ottobre, come originariamente previsto.   Ciò amplia notevolmente le restrizioni sul pellegrinaggio tradizionalista, poiché al vescovo Athanasius Schneider era già stato negato il permesso di celebrare la messa del 24 ottobre a San Pietro, ma i pellegrini avrebbero comunque dovuto entrare in processione e pregare nell’antica basilica sabato pomeriggio. «Non è consentito l’ingresso della vostra processione nella Basilica di San Pietro», si legge in una lettera della Segreteria di Stato vaticana, secondo quanto riportato da Marquant. «Non entreremo in San Pietro domani», aveva letto Marquant ai pellegrini venerdì , aggiungendo che erano state mosse accuse secondo cui la messa del 2025 a San Pietro sarebbe stata «strumentalizzata». La Segreteria di Stato vaticana aveva negato al vescovo Schneider il permesso di celebrare la Messa pontificale del pellegrinaggio all’interno della Basilica di San Pietro sabato.   «La Segreteria di Stato ha inviato agli organizzatori una lettera in cui si spiegava che, almeno per quest’anno, non sarebbe stata concessa l’autorizzazione per la Messa Pontificia nella Basilica di San Pietro», ha dichiarato all’epoca a LifeSiteNews una fonte molto vicina agli organizzatori del tradizionale pellegrinaggio. «Le vere ragioni sono sconosciute. Sembra molto strano che oggi i cosiddetti cattolici LGBT possano ottenere una Messa speciale a San Pietro più facilmente dei cattolici legati alla Tradizione della Chiesa».   Il vescovo Schneider celebrerà invece la Messa pontificale alle 15:00 sull’altare maggiore della Basilica papale di Santa Maria Maggiore, ironicamente proprio la chiesa dove è sepolto Papa Francesco, il cui motu proprio Traditionis Custodes del 2021 ha ribaltato il Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI e ha imposto pesanti restrizioni alla celebrazione della Messa tridentina.   Nonostante questa restrizione, il programma ufficiale annunciava che il pellegrinaggio avrebbe comunque fatto tappa alla Basilica di San Pietro, avrebbe venerato la tomba dell’apostolo Pietro all’Altare della Confessione e avrebbe incluso un momento di preghiera il sabato prima della messa delle 15:00 a Santa Maria Maggiore.   Secondo un’altra fonte consultata da Ad Vaticanum, la difficoltà nell’ottenere il permesso per la Messa Pontificia di quest’anno è stata la conseguenza della reazione alla celebrazione dello scorso anno. La risposta alla «concessione» di papa Leone XIV per il 2025 è stata vista dalla «cerchia» del papa e dallo staff della Basilica di San Pietro, guidato dal discusso cardinale Mauro Gambetti, come un «atto di esultanza». «Questa percezione non è stata ben accolta», ha dichiarato la fonte al giornale.   Questi cambiamenti segnano un’inversione di tendenza rispetto al pellegrinaggio del 2025, quando la Messa tridentina fu celebrata all’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro dal Cardinale Raymond Leo Burke. Per diversi anni prima di allora, il pellegrinaggio non aveva potuto celebrare la Messa pontificale all’interno della basilica vaticana a seguito della promulgazione della Traditionis Custodes.   Nelle ultime ore sono uscite le tristi immagini dei pellegrini da tutto il mondo lasciati fuori dalla Basilica.     Il vaticanista Michale Haynes ha ulteriormente commentando danno una versione dettagliata dei fatti, che dà un quadro ancora più raggelante della situazione.  

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«Circolano online alcune teorie sul pellegrinaggio della Messa in latino, diffuse da persone estranee all’evento. (…) Gli organizzatori hanno richiesto il permesso per la Messa in Vaticano, tramite una lettera consegnata direttamente a papa Leone dal Vescovo Schneider a dicembre. Il pellegrinaggio, giunto alla sua quindicesima edizione, si svolge sempre nella stessa data».   «Gli organizzatori non hanno ricevuto risposta in merito alla Messa fino ad agosto, quando la Segreteria di Stato ha comunicato che non era possibile celebrare la Messa in Vaticano. Gli organizzatori del pellegrinaggio hanno quindi annunciato pubblicamente che non si sarebbe tenuta alcuna Messa in Vaticano. I pellegrini avrebbero invece partecipato alla processione in Vaticano alle 13:00 del sabato, per poi recarsi alla chiesa di Santa Maria Maggiore per la Messa delle 15:00. Il permesso per la processione in Vaticano è stato concesso nell’aprile del 2026».   «Alcune settimane dopo, a settembre, la chiesa di San Pietro ha annunciato un evento che si sarebbe tenuto alle 15:30 presso l’Altare della Cattedra (utilizzato per la Messa del pellegrinaggio l’anno precedente). Poi questa settimana – proprio ieri, a quanto pare – gli organizzatori hanno ricevuto un’altra lettera dalla Segreteria di Stato che li informava che non avrebbero potuto nemmeno entrare in Vaticano come previsto e come consentito da aprile».   «Gli eventi nella Basilica non sono prerogativa della Segreteria, ma dell’Arciprete e della Società di San Pietro: ecco perché il coinvolgimento della Segreteria di Stato è così strano. Sabato, i pellegrini hanno percorso le strade fino all’obelisco in Piazza San Pietro – accompagnati dalla polizia di Stato italiana – dove sono stati fermati dal Vaticano, poiché questo era il limite della giurisdizione della polizia italiana».   «Sono stati poi informati che l’utilizzo della Basilica di Santa Maria Maggiore era cambiato: potevano rimanervi solo per un’ora. Questo significava che la Messa solenne pontificale prevista e autorizzata avrebbe dovuto essere una Messa bassa. Inoltre, la Basilica di Santa Maria Maggiore ha informato i pellegrini che non era consentito scattare foto ufficiali».   È chiaro che la guerra del papato di Leone contro la Tradizione è ora slatentizzata: ora i nemici della tradizione non si nascondono più, arrivando persino ad umiliare platealmente coloro che vogliono sottomettersi ai loro diktat.   Ogni rito, ogni falsa religione, ogni follia moderna va bene al papato conciliare. Una cosa solo non vogliono: la messa in latino. Cioè, l’unica cosa che il Vaticano respinge con ogni forza, ora, è il cattolicesimo stesso.

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Spirito

Mons. Viganò: ecco la perversione della chiesa sinodale

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Renovatio 21 pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò scritto su X. Sua Eccellenza torna sulla questione della gerarchia corrotta e sul caso di Don Milani, che monsignore aveva già trattato in precedenza. Sulla figura di Don Milani, che scriveva di avere pulsioni indicibili, Renovatio 21 ha scritto molto in tutti questi anni in cui, invece che essere svelata ed accusata dalla chiesa e dalla società, è stata, forse neanche tanto misteriosamente, sempre più celebrata ed osannata. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

La chiesa sinodale si riconosce dai «santi» che si sceglie.

 

Nel fine settimana appena trascorso, tra Tonadico, Primiero, Rovereto e Trento, la gerarchia post-bergogliana ha celebrato con solennità il trentesimo anniversario della morte del cardinale Joseph Bernardin, esaltandolo – per voce del suo successore a Chicago, Blase Cupich, e attraverso gli organi ufficiali della Santa Sede – come «esempio attuale per la Chiesa e il mondo».

 

Non è un episodio isolato: è la prosecuzione, in mille maniere, dell’esaltazione sistematica di quei figuri del postconcilio i quali, pervertiti nell’intelletto e corrotti nella volontà e nei costumi, hanno contribuito a demolire la Fede e la morale cattolica. Bernardin fu l’architetto della cosiddetta «etica coerente della vita», quella tunica inconsutile che equipara l’aborto ad altre questioni sociali, fornendo per decenni copertura ai politici sedicenti cattolici che votavano la morte dei nascituri.

 

Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì «sacerdote buono e santo» e «caro amico», fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali.

 

Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello.

 

La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere – quelle che un certo linguaggio «franco e crudo» non riesce a riscattare – contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’«amore» per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole.

 

Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare.

 

La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi «santi» che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza.

 

Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo.

 

Non ratifichiamo questa operazione dell’errore. Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

Renovatio 21 offre questa lettera di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Immagine: don Lorenzo Milani ritratto da Olivero Toscani, L’Espresso, 1963.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

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