Spirito
Vaccino, esenzioni religiose per i cattolici tradizionali spiegate ai datori di lavoro
Renovatio 21 pubblica questo testo apparso sul sito del distretto canadese della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Il Distretto del Canada della Fraternità San Pio X, seguendo il magistero della Chiesa cattolica, sostiene i fedeli che chiedono l’esenzione religiosa dai vaccini COVID-19.
Sono due le questioni morali, che portano a rifiutare molti cattolici, che aderiscono al perenne magistero della Chiesa: la collaborazione al reato di aborto e il principio della «proporzionalità terapeutica».
La Chiesa cattolica insegna che una persona può essere obbligata a rifiutare un intervento medico, compresa la vaccinazione, se la sua coscienza informata giunge a questo giudizio
Questo articolo spiega come l’insegnamento della Chiesa cattolica abbia portato molti cattolici a rifiutare certi interventi medici con convinzione religiosa.
La Chiesa cattolica insegna che una persona può essere obbligata a rifiutare un intervento medico, compresa la vaccinazione, se la sua coscienza informata giunge a questo giudizio. I seguenti principi riflettono il magistero autentico:
- Esiste un dovere morale generale di rifiutare l’uso di prodotti medici, compresi alcuni vaccini prodotti utilizzando linee cellulari umane derivate da aborti diretti. È consentito utilizzare tali vaccini solo in determinate condizioni specifiche del caso, sulla base di un giudizio di coscienza. (1)
- I giudizi informati di una persona sulla proporzionalità terapeutica degli interventi medici devono essere rispettati a meno che non contraddicano gli autorevoli insegnamenti morali cattolici. (2)
- Una persona è moralmente tenuta a obbedire alla propria coscienza sicura. (3)
Collaborazione al reato di aborto
I cattolici tradizionali sono ben noti per la forte opposizione all’aborto. I vaccini COVID hanno utilizzato linee cellulari fetali abortite nel loro sviluppo e test. (4)
La credenza cattolica tradizionale, così come molte altre tradizioni religiose, sostenute dalla scienza di base, credono che la vita inizi al momento del concepimento, e quindi, per questi gruppi, lo sviluppo di questi particolari vaccini rappresenta un grave abuso della vita umana.
I cattolici tradizionali sono ben noti per la forte opposizione all’aborto. I vaccini COVID hanno utilizzato linee cellulari fetali abortite nel loro sviluppo e test
La Congregazione della Fede il 21 dicembre 2020, ha affermato al paragrafo 5 della «Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19»:
«…. la ragione pratica rende evidente che la vaccinazione non è, di regola, un obbligo morale e che, quindi, deve essere volontaria. In ogni caso, dal punto di vista etico, la moralità della vaccinazione dipende non solo dal dovere di tutelare la propria salute, ma anche dal dovere di perseguire il bene comune. In assenza di altri mezzi per fermare o anche solo prevenire l’epidemia, il bene comune può consigliare la vaccinazione, soprattutto per tutelare i più deboli ed esposti. Chi, invece, per motivi di coscienza, rifiuta i vaccini prodotti con linee cellulari provenienti da feti abortiti, deve adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti adeguati, di divenire veicolo di trasmissione dell’agente infettivo…» (5)
Proporzionalità terapeutica
Per quanto riguarda la «proporzionalità terapeutica», si tratta di valutare se i benefici di un intervento medico superano gli effetti collaterali e gli oneri indesiderati alla luce del bene interno della persona, compresi i beni spirituali, psicologici e corporei. (6)
Il giudizio di proporzionalità terapeutica deve essere espresso dalla persona che è il potenziale destinatario dell’intervento mediconelle circostanze concrete, non dalle autorità sanitarie pubbliche o da altri soggetti che potrebbero giudicare diversamente nelle proprie situazioni
Il giudizio di proporzionalità terapeutica deve essere espresso dalla persona che è il potenziale destinatario dell’intervento medico (7) nelle circostanze concrete, non dalle autorità sanitarie pubbliche o da altri soggetti che potrebbero giudicare diversamente nelle proprie situazioni.
Tre particolari preoccupazioni mediche sono: uso sperimentale, mancanza di dati a lungo termine sugli effetti sulla salute e reazioni avverse inclusa la morte.
Tutti i trattamenti commercializzati come vaccini COVID-19 sono ancora in sperimentazione clinica di Fase III fino al 2023 e, quindi, si qualificano come esperimento medico.
Le persone che accettano questi trattamenti sono essenzialmente cavie. Non conosciamo le conseguenze sulla salute a medio e lungo termine di questi vaccini
Le persone che accettano questi trattamenti sono essenzialmente cavie. Non conosciamo le conseguenze sulla salute a medio e lungo termine di questi vaccini.
Sappiamo, anche ora, dalle etichette di avvertimento e dalle ammissioni delle aziende farmaceutiche e di Health Canada che i rischi del vaccino includono miocardite, pericardite e paralisi di Bell.
I normali test sui vaccini richiedono 5-10 anni o più. Ci sono state molte segnalazioni serie di effetti collaterali, le cui statistiche sono sufficienti a destare gravi preoccupazioni. Ciascuno dovrebbe fare liberamente un’analisi del rischio di beneficio. Se il rischio supera il beneficio, si è moralmente obbligati a seguire la propria coscienza. (8)
Obbedendo alla propria coscienza
Sebbene alcuni leader religiosi in tutto il Canada e nel mondo siano noti per promuovere i vari vaccini/iniezioni contro il COVID-19, ogni persona è tenuta a seguire il proprio dettame di coscienza per rifiutare un trattamento medico che ritiene offensivo per Dio e contrario non solo per il bene della società, ma anche per il suo benessere spirituale, morale e fisico.
Ogni persona è tenuta a seguire il proprio dettame di coscienza per rifiutare un trattamento medico che ritiene offensivo per Dio e contrario non solo per il bene della società, ma anche per il suo benessere spirituale, morale e fisico
Ciascuno, inoltre, riconosce di dover rispondere delle proprie azioni nel giorno del giudizio.
Il diritto positivo supporta tali esenzioni:
Codice di Norimberga – I vaccini contro il COVID-19 sono sperimentali. Costringere i cittadini canadesi ad accettare un’iniezione contraddice il Codice di Norimberga che richiede il consenso volontario e informato a qualsiasi trattamento medico: … prima dell’accettazione di una decisione affermativa da parte del soggetto sperimentale, dovrebbero essergli resi noti la natura, la durata e lo scopo del sperimentare; il metodo e i mezzi con cui deve essere condotto; tutti gli inconvenienti e i rischi ragionevolmente prevedibili; e gli effetti sulla sua salute o persona che possono eventualmente derivare dalla sua partecipazione all’esperimento. (Codice di Norimberga, 1)
I vaccini contro il COVID-19 sono sperimentali. Costringere i cittadini canadesi ad accettare un’iniezione contraddice il Codice di Norimberga che richiede il consenso volontario e informato a qualsiasi trattamento medico
Esistono altri accordi internazionali che contravvengono ai programmi di vaccinazione coercitivi, tra cui la Dichiarazione universale sulla bioetica ei diritti umani (2005) e la Dichiarazione di Helsinki (1964).
Carta dei diritti e delle libertà – Costringere le persone ad accettare un’iniezione contraddice la Carta canadese dei diritti e delle libertà che garantisce a tutti i canadesi la libertà di coscienza e di religione (Articolo 2) e il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona e del diritto a non esserne privato se non in conformità con i principi di giustizia fondamentale (articolo 7).
Giurisprudenza canadese – In Canada, il consenso informato agli interventi medici, compresi i vaccini, è la legge. (Vedi Cuthbertson vs Rasouli 2013-10-18; 2013 SCC 53).
Legge sulla discriminazione non genetica (2017) – Questa legislazione federale canadese proibisce esplicitamente a qualsiasi persona di sottoporsi a qualsiasi test genetico come condizione per l’impiego e altri contratti. Il test PCR sarebbe considerato un test genetico come definito dalla legge
Legge sulla discriminazione non genetica (2017) – Questa legislazione federale proibisce esplicitamente a qualsiasi persona di sottoporsi a qualsiasi test genetico come condizione per l’impiego e altri contratti. Il test PCR sarebbe considerato un test genetico come definito dalla legge.
Al centro della questione c’è che la vaccinazione non è un obbligo universale e una persona deve obbedire al giudizio della propria coscienza informata e certa.
Pertanto, se una persona arriva alla decisione, come molti hanno fatto, che deve rifiutare di ricevere un vaccino per motivi religiosi, è moralmente obbligata a farlo.
Costringere una persona a una diretta violazione della sua coscienza non può mai essere tollerato da una società libera e giusta.
Costringere una persona a una diretta violazione della sua coscienza non può mai essere tollerato da una società libera e giusta.
NOTE
1) Cfr. Pontificia Accademia per la Vita, «Riflessioni morali sui vaccini preparati da cellule derivate da feti umani abortiti», 9 giugno 2005; Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Dignitas personae, 2008, nn. 34-35; Congregazione per la Dottrina della Fede, «Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19», nn. 1-3. Quando c’è una ragione sufficientemente seria per usare il prodotto e non c’è un’alternativa ragionevole disponibile, la Chiesa cattolica insegna che può essere permesso usare il prodotto di provenienza immorale sotto protesta. In ogni caso, che il prodotto venga utilizzato o meno, la Chiesa cattolica insegna che tutti devono manifestare il proprio dissenso e chiedere lo sviluppo di prodotti uguali o migliori utilizzando materiale biologico che non provenga da aborti.2) Cfr. United States Conference of Catholic Bishops (USCCB), Ethical and Religious Directives for Catholic Health Care Services, 6a ed. (Washington, DC: USCCB Publishing, 2018), n. 28. Di seguito «ERD».
3) «L’essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della sua coscienza. Se dovesse agire deliberatamente contro di essa, si condannerebbe. Eppure può accadere che la coscienza morale rimanga nell’ignoranza e dia giudizi errati su atti da compiere o già commessi». Catechismo della Chiesa Cattolica (Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 1993), www.vatican.va, n. 1790 e Prummer Tomus I p. 203 Sola conscientia certa (sive directe sive indirettamente est recta regula morum.
4) https://www.lifesitenews.com/news/vaccine-specialist-details-which-shots…
5) https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con…
6) Cfr. ERD, nn. 32-33; nn. 56-57; Parte terza, Introduzione, par. 2; Parte quinta, introduzione, par. 3.
7) Cfr. ERD, nn. 56-57. Entrambe queste direttive affermano che la proporzionalità degli interventi medici è stabilita «a giudizio del paziente».
8) Negli Stati Uniti al 13 agosto 2021, ci sono stati 13.627 decessi attribuiti ai vaccini COVIDe oltre 623.341 reazioni avverse. Di queste reazioni, 84.466 sono state gravi. Più di 2 milioni di eventi avversi e 21.000 decessi sono stati segnalati a un database delle reazioni ai farmaci dell’Unione europea. Fonte: https://openvaers.com/covid-data/mortality
Immigrazione
Vescovo spagnolo denuncia: «strumentalizzazione geopolitica» a Ceuta
Monsignor José Ignacio Munilla, vescovo di Orihuela-Alicante, intervenendo a fine agosto 2026 su Radio Maria, nell’ambito della sua trasmissione Sexto Continente, ha presentato la propria analisi degli eventi verificatisi a Ceuta un mese prima: «La tragedia che si sta consumando a Ceuta in questi giorni non è una crisi migratoria», bensì «l’uso della demografia come arma nel gioco geopolitico».
Alla fine di luglio 2026, più di 60.000 migranti hanno attraversato la frontiera dal Marocco per raggiungere l’enclave spagnola di Ceuta, in Nordafrica. Quasi 141 persone avrebbero perso la vita durante questa corsa. Anche se la grande maggioranza dei migranti è stata rimandata indietro, ne restano ancora circa 5.000 a Ceuta.
Mons. José Ignacio Munilla si è appoggiato a una riflessione del presidente della Conferenza episcopale spagnola, mons. Luis Argüello, ha precisato il sito Religión en libertad. Mons. Argüello aveva infatti messo in guardia sui social network contro l’uso delle migrazioni nel quadro di strategie di potere: «La biopolitica è un elemento chiave del potere mondiale attuale. Si gioca con la vita e si usano le persone, i loro sogni, la loro fame, la loro sessualità e i loro dati al solo scopo del profitto e del potere».
Numerosi osservatori ritengono che questo afflusso massiccio fosse «organizzato» per servire cause di destabilizzazione. La Spagna, ha sottolineato, «ha il dovere di proteggere le proprie frontiere con proporzionalità, umanità e nel rispetto della legalità», mentre anche l’Unione europea deve assumersi le responsabilità che le spettano.
Ma ha chiesto di distinguere i diversi livelli di responsabilità. «Non confondiamo i livelli», ha insistito. Secondo lui, la responsabilità di chi usa deliberatamente i movimenti di popolazione come mezzo di pressione è una cosa, e l’obbligo della Spagna di sorvegliare efficacemente le proprie frontiere è un’altra. Mons. Munilla ritiene che ciò che è accaduto somigli più a «un attacco geopolitico contro la sovranità della Spagna sotto forma di un’invasione temporanea» che ai consueti movimenti migratori che raggiungono le coste spagnole.
«La moralità di una persona che usa il proprio popolo come arma è ripugnante. È una delle forme più gravi di abuso di potere che si possano immaginare», ha dichiarato il prelato spagnolo. «Il fatto che i cittadini cessino di essere considerati persone dotate di dignità e diventino strumenti di pressione politica è un segno che la politica è degenerata in cinismo al suo parossismo. Ognuna di queste persone morte aveva un nome, una famiglia. Non erano pedine su una scacchiera geopolitica, non erano munizioni diplomatiche. Erano esseri umani creati a immagine di Dio», ha ribadito mons. Munilla.
«La carità non può mai essere disgiunta dalla prudenza»
Il prelato ha anche espresso la propria posizione sul controverso tema delle espulsioni di migranti. «Penso che le associazioni o le ONG che definiscono immorali i respingimenti immediati abbiano torto», ha dichiarato. «Perché la difesa di una frontiera nazionale non è di per sé un atto di ostilità verso gli immigrati».
Il vescovo di Orihuela-Alicante spiega che «il diritto di emigrare non equivale a un diritto incondizionato di stabilirsi in qualsiasi Paese, in spregio alle leggi che ne regolano l’accesso».
Mons. Munilla prosegue esponendo la dottrina sociale della Chiesa a questo proposito: «La vera risposta morale esige dunque di conciliare due esigenze. Sì a un’accoglienza solidale verso chi ha veramente bisogno di un sistema di protezione, ma anche a una gestione responsabile della protezione delle frontiere. Quando uno di questi princìpi viene eretto ad assoluto al punto da annullare l’altro, cessiamo di servire il bene comune. La carità non può mai essere disgiunta dalla prudenza, così come la giustizia non può essere disgiunta dalla misericordia. La dottrina sociale della Chiesa non ci invita a scegliere tra l’una o l’altra, ma a trovare un equilibrio. E solo a partire da questo equilibrio possiamo affrontare una delle sfide più complesse che oggi ci troviamo di fronte».
Non ha esitato a evocare le conseguenze inevitabili di una simile migrazione: se si dà l’impressione che basti varcare fisicamente una frontiera per ottenere automaticamente un diritto di soggiorno, ciò può incitare a correre rischi sempre maggiori. Per questo ritiene che certi respingimenti possano contribuire a evitare situazioni di violenza, a condizione che siano effettuati nel rispetto della dignità delle persone e tenendo conto delle circostanze particolari.
La posizione cattolica, ha concluso mons. Munilla, obbliga proprio a evitare due estremi: ignorare la sofferenza di chi ha veramente bisogno di protezione e negare agli Stati la responsabilità di organizzare l’immigrazione e di proteggere le proprie frontiere.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Spirito
Impedito al pellegrinaggio annuale del Summorum Pontificum l’ingresso a San Pietro
Il vaticanista Michale Haynes ha ulteriormente commentando danno una versione dettagliata dei fatti, che dà un quadro ancora più raggelante della situazione.LATEST: A few photos from today’s ‘Summorum Pontificum’ pilgrimage. Vatican and Italian security allowed pilgrims to enter the square as far as the obelisk, but as reported yesterday, the Vatican Secretariat of State barred the procession from entering St. Peter’s Basilica to pray at the tomb of St. Peter.
I asked a Vatican security official what he thought of the group. He said: “Very beautiful and peaceful.” — Diane Montagna (@dianemontagna) October 24, 2026
Some theories are circulating online about the Latin Mass pilgrimage, spread by people unconnected with it.
Some clarity below — Organisers asked for permission for the Vatican Mass, via a letter delivered directly to Pope Leo by Bishop Schneider in December. The pilgrimage is in its 15th year, and is always held on the same date. Organisers received no answer about the Mass until August, when the Secretariat of State replied to say they could not have Mass in the Vatican. Pilgrimage organisers then announced publicly that no Mass would take place in the Vatican. Instead, pilgrims would process into the Vatican at 1pm on the Saturday, and then go to St Mary Major for a 3pm Mass. Permission for the procession into the Vatican was granted in April 2026. Weeks after this, in September, St Peter’s announced an event taking place at 3:30pm at the Altar of the Chair (used by the pilgrimage last year for Mass). Then this week – just yesterday I am told – organisers received another letter from the Secretariat of State informing them they could not even process into the Vatican as planned, and as permitted since April. Basilica events are not the prerogative of the Secretariat but of the Archpriest & the Fabric of St Peter’s: hence why the Secretariat of State’s involvement is so strange. On Saturday, pilgrims walked through the streets up to the obelisk in St. Peter’s Square – accompanied by Italian state police – where they were stopped by the Vatican as this was the limit of the Italian police’s jurisdiction. Then they were informed that their usage of St Mary Major’s had changed: they could only be inside for an hour. Thus meaning that the planned and authorised pontifical solemn Mass would have to be a low Mass. Also St Mary Major’s informed pilgrimage that no official photos could be taken — Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) October 24, 2026
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Spirito
Mons. Viganò: ecco la perversione della chiesa sinodale
Renovatio 21 pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò scritto su X. Sua Eccellenza torna sulla questione della gerarchia corrotta e sul caso di Don Milani, che monsignore aveva già trattato in precedenza. Sulla figura di Don Milani, che scriveva di avere pulsioni indicibili, Renovatio 21 ha scritto molto in tutti questi anni in cui, invece che essere svelata ed accusata dalla chiesa e dalla società, è stata, forse neanche tanto misteriosamente, sempre più celebrata ed osannata. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La chiesa sinodale si riconosce dai «santi» che si sceglie.
Nel fine settimana appena trascorso, tra Tonadico, Primiero, Rovereto e Trento, la gerarchia post-bergogliana ha celebrato con solennità il trentesimo anniversario della morte del cardinale Joseph Bernardin, esaltandolo – per voce del suo successore a Chicago, Blase Cupich, e attraverso gli organi ufficiali della Santa Sede – come «esempio attuale per la Chiesa e il mondo».
Non è un episodio isolato: è la prosecuzione, in mille maniere, dell’esaltazione sistematica di quei figuri del postconcilio i quali, pervertiti nell’intelletto e corrotti nella volontà e nei costumi, hanno contribuito a demolire la Fede e la morale cattolica. Bernardin fu l’architetto della cosiddetta «etica coerente della vita», quella tunica inconsutile che equipara l’aborto ad altre questioni sociali, fornendo per decenni copertura ai politici sedicenti cattolici che votavano la morte dei nascituri.
La chiesa sinodale si riconosce dai “santi” che si sceglie.
Nel fine settimana appena trascorso, tra Tonadico, Primiero, Rovereto e Trento, la gerarchia post-bergogliana ha celebrato con solennità il trentesimo anniversario della morte del cardinale Joseph Bernardin, esaltandolo — per voce del suo successore a Chicago, Blase Cupich, e attraverso gli organi ufficiali della Santa Sede — come “esempio attuale per la Chiesa e il mondo”.
Non è un episodio isolato: è la prosecuzione, in mille maniere, dell’esaltazione sistematica di quei figuri del postconcilio i quali, pervertiti nell’intelletto e corrotti nella volontà e nei costumi, hanno contribuito a demolire la Fede e la morale cattolica. Bernardin fu l’architetto della cosiddetta “etica coerente della vita”, quella tunica inconsutile che equipara l’aborto ad altre questioni sociali, fornendo per decenni copertura ai politici sedicenti cattolici che votavano la morte dei nascituri.
Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì “sacerdote buono e santo” e “caro amico”, fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali. Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello.
La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere — quelle che un certo linguaggio “franco e crudo” non riesce a riscattare — contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’“amore” per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole. Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare.
La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi “santi” che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza. Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo.
Non ratifichiamo questa operazione dell’errore.
Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito.https://t.co/q7imr2rVQ0
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 20, 2026
Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì «sacerdote buono e santo» e «caro amico», fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali.
Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello.
La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere – quelle che un certo linguaggio «franco e crudo» non riesce a riscattare – contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’«amore» per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole.
Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare.
La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi «santi» che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza.
Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo.
Non ratifichiamo questa operazione dell’errore. Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Renovatio 21 offre questa lettera di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Immagine: don Lorenzo Milani ritratto da Olivero Toscani, L’Espresso, 1963.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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