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Vaccinano anche gli immunodepressi, «vaccinano tutti». Parla una dottoressa dissidente

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Chi ha fatto la battaglia contro l’obbligo vaccinale negli anni precedenti alla pandemia lo sa bene: gli immunodepressi erano l’argomento principe della propaganda vaccinista, quello con cui si dipingeva chiunque vi si opponesse come un mostro: vaccina tuo figlio per rispetto del compagno di classe immunodepresso che, poverino, non ha il privilegio del tuo cui invece possiamo iniettare i dieci sieri previsti dallo Stato.

 

Vaccinati, sennò muoiono gli immunodepressi: ricorderete quante campagne, con il caso umano tipico della mamma inferocita perché tutti non tutti gli altri 20 compagni di classe del figlio sono stati inoculati.

 

L’argomento della protezione degli immunodepressi non vaccinabili veniva in genere usato in extrema ratio.

 

Ora scopriamo invece che con il COVID stanno vaccinando anche gli immunodepressi.

 

Stropicciamo gli occhi: ma come è possibile? Se il loro sistema immunitario è compromesso, perché stimolarlo con mRNA, adenovirus, con qualsiasi cosa?

 

Non è finita: la stessa documentazione dice che non vi sono studi sugli effetti del vaccino sugli immunocompromessi: eppure negli hub vaccinali stanno siringando anche loro, in una campagna che va avanti come un panzer, senza seguire nemmeno più le mappe di un tempo.

Renovatio 21 torna ad intervistare la dottoressa F., medico con esperienza quarantennale. La dottoressa F. ha notato questa stranezza della vaccinazione agli immunodepressi o «immunocompromessi», una cosa che cozza con i decenni di pratica medica che ha dietro di sé.

 

 

Dottoressa F., stanno davvero vaccinando gli immunodepressi?

Ebbene sì: anche pazienti con deficit immunitario.

 

C’è differenza tra immunodepressi e «immunocompromessi»?
I due termini sono in pratica sinonimi: immunocompromesso può definirsi un soggetto affetto da malattia che colpisca primariamente il sistema immunitario (per esempio, tutto il gruppo delle Immunodeficienze primitive).

 

Immunodepresso o immunosoppresso è il paziente trattato con certi farmaci per deprimere la risposta immunitaria: per esempio steroidi ed immunosoppressori in pazienti che abbiano subìto trapianto d’organo, per prevenirne il rigetto, nonché la cosiddetta GvHD (Graft versus Host Disease) malattia del trapianto contro l’ospite, una reazione immunitaria esercitata dalle cellule trapiantate (provenienti dal donatore) nei confronti dei tessuti del ricevente.

 

Ma quindi, cosa si intende per immunodepressi?
Pazienti che hanno un sistema immunitario poco o per nulla reattivo e responsivo a stimoli antigenici i più vari, agenti patogeni esterni (virus, batteri, allergeni) o principi farmacologici (per esempio, gli stessi vaccini).

 

Vaccinano tutti, anche pazienti immunosoppressi da chemioterapia in atto. In barba a quanto scritto, seppur con vago e generico accenno, nella scheda tecnica di questo prodotto, sia esso targato Pfizer o Moderna

Questa compromissione della risposta difensiva si può verificare in ragione della malattia stessa che affligge il paziente, oppure in seguito a trattamento con farmaci cosiddetti immunosoppressori. Sono farmaci con effetto immunosoppressore per eccellenza i corticosteroidi e in pratica tutti i farmaci chemioterapici utilizzati nel trattamento delle malattie oncologiche.

 

I pazienti con immunodeficienza, comunque originata, sono da considerarsi a pieno titolo pazienti «fragili», in quanto particolarmente esposti a contrarre malattie infettive che, anche se superate con disinvoltura da soggetti immunocompetenti, possono invece per loro risultare fatali.

 

Cosa dice la scheda del vaccino Pfizer?

Al punto 4.4 la scheda tecnica di Comirnaty (altro nome del vaccino Pfizer) recita in merito, testualmente: «Soggetti immunocompromessi. L’efficacia, la sicurezza e l’immunogenicità del vaccino non sono state valutate nei soggetti immunocompromessi, compresi quelli in terapia immunosoppressiva. L’efficacia di Comirnaty potrebbe essere inferiore nei soggetti immunocompromessi».

 

Ma di solito si vaccinano le persone con sistema immunitario debole?
Dipende: era buona regola nel caso di paziente immunocompromesso o oncologico di nuova diagnosi vaccinarlo semmai prima ed in vista del trattamento chemioterapico (che lo renderà poi ipo-reattivo e quindi non-responder), ma mai a terapia avviata e mentre è sottoposto a cicli chemioterapici.

 

Tant’è vero che per questi pazienti non vaccinabili, il SSN prevede offerta gratuita del vaccino anti-influenzale (prima che stagione influenzale abbia inizio) a familiari e contatti sani del malato, per creare attorno a lui una sorta di cordone sanitario. E stiamo in questo caso parlando di vaccini approvati e collaudati da pluri-decennale utilizzo.

 

Con mia grande sorpresa, ho visto invece ignorare questa elementare regola prudenziale proprio là dove prudenza doveva essere raddoppiata, in quanto è dalle stesse ditte produttrici dichiarato che questi nuovi vaccini sono ancora in fase osservazionale.

 

Negli anni scorsi, ai tempi della legge Lorenzin, la propaganda ci diceva ci stavano obbligando a vaccinare i figli per difendere i compagni di scuola che non si potevano vaccinare perché immunodepressi, in chemioterapia, e via con casi umani piagnucolosi. Ora invece vaccinano tutti, anche gli immunodepressi?
A parte che avrei voluto vedere i numeri di questi piccoli pazienti oncologici o con immunodeficienze…. Si tratta di forme per fortuna rarissime: per giustificare i rischi vaccinali ed imporre un obbligo di massa ci vorrebbero ben altre percentuali e grazie a Dio in quelle fasce d’età così precoci, da quelle percentuali eravamo e siamo ben lontani.

 

Non risparmiano non solo immunocompromessi ed ultracentenari (notoriamente il grande anziano ha un sistema immunitario ipo-responsivo), ma nemmeno allergici o iperergici, pazienti con patologie autoimmunitarie e co-trattati con ormoni

È la stessa debolissima giustificazione addotta oggi per vaccinare ragazzini contro una malattia che in questo caso nemmeno sviluppano; giustificazione ancor più pretestuosa in quanto il preparato è tutt’altro che collaudato (la fase osservazionale terminerà a fine 2023) ed in totale assenza di studi a lungo termine su eventuali effetti collaterali.

 

Vero è che la loro scheda tecnica, a campagna vaccinale inoltrata, è stata modificata ed aggiornata già varie volte: sempre alla voce «effetti collaterali» ed interazione con altri farmaci.

 

Ma c’è un’altra osservazione da fare che vanifica a priori questa giustificazione: se quei dieci vaccini potevano proteggere il vaccinato e lo rendevano incapace di trasmettere agli eventuali fragili presenti in classe e non vaccinabili, per questi nuovi prodotti non è così; per stessa ammissione dei fautori, essi proteggerebbero il vaccinato, ma non lo bonificherebbero.

 

In altre parole, il vaccinato resta in grado di infettare. Quindi questa giustificazione deve essere archiviata.

 

Per tornare alla domanda, devo ancora conoscere malato che non soddisfi i criteri di arruolamento: vaccinano tutti, anche pazienti immunosoppressi da chemioterapia in atto. In barba a quanto scritto, seppur con vago e generico accenno, nella scheda tecnica di questo prodotto, sia esso targato Pfizer o Moderna.

 

Quindi, stanno semplicemente procedendo a una vaccinazione a tappeto, un bombardamento indisciminato di mRNA su tutta la popolazione?
L’impressione è proprio questa. L’unica cosa che varia è il periodo di osservazione stretta dopo la puntura: trattengono più o meno a lungo il paziente a seconda del suo grado di rischio, ma nessuno, che io sappia è stato respinto.

 

Quindi non risparmiano non solo immunocompromessi ed ultracentenari (notoriamente il grande anziano ha un sistema immunitario ipo-responsivo), ma nemmeno allergici o iperergici, pazienti con patologie autoimmunitarie e co-trattati con ormoni. E – inaudito – non risparmiano nemmeno donne in cerca di una gravidanza o addirittura al primo trimestre di gestazione.

 

Inaudito – non risparmiano nemmeno donne in cerca di una gravidanza o addirittura al primo trimestre di gestazione

Man mano che si sollevano dubbi ed obiezioni, escono studi sulla sicurezza di questi preparati, guarda caso proprio in quella particolare condizione. Ma sulla loro attendibilità pesa un dubbio di fondo, dal momento che ci sono tempi tecnici incomprimibili per produrli e questi tempi tecnici, dalla loro immissione in commercio ad oggi, non sono ancora trascorsi.

Può esserci un motivo medico per questa vaccinazione universale, che comprende anche soggetti che prima venivano lasciati stare?
Il motivo strettamente medico è difficile da sostenere: «meglio rischiare con un vaccino ancora sperimentale che finire intubati», vanno recitando. Ma per proteggere l’esigua percentuale di popolazione a rischio di COVID letale è sufficiente vaccinare appunto gli interessati. Per tutti gli altri, il gioco vale la candela?

 

Bonificare tutta la popolazione per eradicare un virus altamente contagioso (il che non vuol dire dalla morbilità o mortalità elevata) è una presunzione che può essere solo ad uso e consumo di creduloni.

E poi da subito ci hanno avvertito: con questo virus si dovrà imparare a convivere, è iniziata l’era delle pandemie, le varianti… Francamente il motivo medico mi sfugge.

 

Esiste una classe di cittadini considerabili come medicalmente non-vaccinabili?
L’Ordine dei Medici mi ha appena esteso la Circolare del Ministero della Salute a firma del prof. Giovanni Rezza. Oggetto: Certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-COVID-19. «Finalmente», ho pensato! Dal momento che già ricevo numerosissime richieste di certificazioni in tal senso, ci sarà finalmente una parola chiara sulle patologie o condizioni in cui tale preparato è controindicato.

 

Ebbene la circolare è un capolavoro di ambiguità.

 

Bonificare tutta la popolazione per eradicare un virus altamente contagioso (il che non vuol dire dalla morbilità o mortalità elevata) è una presunzione che può essere solo ad uso e consumo di creduloni.

Ammette l’esistenza di «controindicazioni» e «precauzioni» e si dilunga nell’illustrare definizioni e differenze tra i due termini, con una puntigliosità direi offensiva per i destinatari. Si scopre poi, procedendo nella lettura, che di controindicazioni vere e definitive (cioè assolute) in pratica non ce ne sono e che tutte le «controindicazioni» si risolvono in realtà in «precauzioni».

 

Andando al dunque, si scopre che il manifestarsi di reazione allergica grave al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti o di una sindrome trombotica associata a trombocitopenia dopo la prima dose di vaccino potrebbe essere l’unica controindicazione assoluta alla somministrazione di una seconda dose, ma… «si può considerare la possibilità di utilizzare un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione».

 

Non sono «controindicazione» (tutt’al più «precauzione» e motivo di rinvio temporaneo, ma mai di esonero definitivo) la gravidanza o l’allattamento, l’insorgenza di una sindrome di Guillain-Barré e neppure di una miocardite/pericardite.

 

La circolare riconosce, bontà sua, la complessità delle problematiche e «al fine di supportare i medici vaccinatori nella valutazione dell’idoneità alla vaccinazione, le Regioni e PA promuovono l’individuazione presso i Centri o altri centri ad hoc, di riferimenti tecnici per la modalità di presa in carico dei casi dubbi e un gruppo tecnico regionale di esperti in campo vaccinale». In sintesi: ci pensa il personale all’uopo addestrato.

 

La conclusione è una ciliegina sulla torta: «Test Sierologici: Si ribadisce che l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale; per tale motivo la presenza di un titolo anticorpale non può di per sé essere considerata, al momento, alternativa al completamento del ciclo vaccinale».

 

In pratica, non interessa se il paziente presenta anticorpi alle stelle in seguito a superamento della malattia (la vera e più efficace immunizzazione che ci sia): non indagate che è meglio, in quanto non è motivo di esonero nemmeno temporaneo

In pratica, non interessa se il paziente presenta anticorpi alle stelle in seguito a superamento della malattia (la vera e più efficace immunizzazione che ci sia): non indagate che è meglio, in quanto non è motivo di esonero nemmeno temporaneo. E questo in barba al rischio di ADE (Antibody-Dependent Enhancement), ovvero di una pericolosa esaltazione della risposta infiammatoria in seguito a vaccino praticato in prossimità di episodio immunizzante: una roba che riguarda diversi milioni di italiani, stante alla diffusività del morbo.

 

Che altro motivo può esserci? Ha fatto qualche ipotesi per questa incongruenza scientifica e politica?
Ho fatto ipotesi e letto molto in proposito. Ma non voglio affrontare questo capitolo. Per non essere tacciata immediatamente di stupido fantasioso complottismo, preferisco attenermi a dati e documenti. Le conclusioni ognuno le può trarre da sé.

 

Chi consuma farmaci steroidei quindi è più a rischio in caso si voglia vaccinare?
Qualsiasi vaccino andrebbe praticato dopo adeguato periodo di sospensione del trattamento a base di steroidi. Il cortisone può deprimere la risposta immunitaria ad un vaccino, può dunque rendere vana la vaccinazione stessa e può al contempo mascherare il manifestarsi di eventuali reazioni ed effetti collaterali.

Quali farmaci in particolare? Il cortisone? Gli anabolizzanti? La chemio?
Aggiungerei i contraccettivi orali.

 

Da medico lei consiglia il vaccino ai soggetti con problemi immunitari?
Da medico affermo che in pazienti con sistema immunitario compromesso l’esposizione a vaccini è da evitarsi e a maggior ragione per prodotti, come questi, ancora in fase osservazionale.

 

Una lettrice di Renovatio 21 è appena uscita dalla chemio, non vuole vaccinarsi anche perché si sente molto debole dopo mesi e anni di calvario. Ora teme che a settembre, facendo l’insegnante, perderà il lavoro. È possibile che si voglia obbligare persino una persona appena guarita dal cancro ma ancora debilitata dalle cure?
Se non la modificano, la Legge attuale non prevede deroghe.

 

 

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Armi biologiche

I vaccini COVID mirano a ridurre la popolazione mondiale avvelenando miliardi di persone: parla un medico sudafricano

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Un eminente medico, a cui si attribuisce il merito di aver contribuito allo sviluppo di trattamenti precoci per il COVID-19, ha affermato che, a suo giudizio, lo scopo della pandemia e delle campagne vaccinali è quello di «controllare e uccidere una larga parte della nostra popolazione senza che nessuno sospetti che siamo stati avvelenati». Lo riporta LifeSite.

 

Il dottor Shankara Chetty, medico di famiglia in Sudafrica che, secondo il suo sito web , ha «curato 7000 pazienti affetti da COVID-19 senza un solo ricovero ospedaliero o decesso», ha combinato le sue conoscenze mediche con le sue osservazioni sui dettami del governo e sulla censura dei media per supportare le sue conclusioni.

 

Durante una riunione Zoom con persone che sembravano essere medici, il dottor Chetty ha introdotto il suo intervento ponendo una domanda: «penso che la prospettiva su ciò che sta accadendo sia di vitale importanza. Dobbiamo capire qual è l’ obiettivo. Tutti sanno che ci sono incongruenze, che c’è coercizione, ma dobbiamo capire perché. Perché esiste?»

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Il medico ha poi individuato come aspetto «più importante» per rispondere a queste domande il «patogeno che causava tutti i decessi causati dal COVID», la proteina spike trasportata dal virus e che il vaccino è progettato per produrre nel corpo del ricevente.

 

«Se dovessi esprimere la mia opinione su ciò che sta accadendo su scala globale», ha detto, «la proteina spike è una delle tossine o dei veleni più elaborati che l’uomo abbia mai creato. E lo scopo di questa tossina è uccidere miliardi di persone senza che nessuno se ne accorga. Quindi, è un veleno con uno scopo preciso».

 

Il medico, ampiamente riconosciuto per aver sviluppato la cosiddetta «Terapia dell’ottavo giorno per il COVID-19» per i pazienti che sono entrati nella fase infiammatoria più pericolosa della malattia, ha poi affermato che «quello che sembra essere successo qui è che hanno progettato un virus e ci hanno inserito questo pacchetto di livello militare chiamato “proteina spike”».

 

Con il rilascio iniziale di questa «tossina ingegnerizzata in modo estremamente elaborato», le reazioni allergiche attese si verificano in una piccola percentuale di persone, causando in molti casi gravi malattie e la morte al momento della reazione. Secondo il Chetty, questo avviene normalmente all’ottavo giorno di comparsa dei sintomi.

 

Il medico ha affermato che a causa dei primi 14 giorni di lockdown globali, i pazienti infetti da COVID-19 che hanno avuto reazioni allergiche sono arrivati ​​in ritardo negli ospedali e queste istituzioni hanno implementato protocolli obbligatori «per progettare morte e danni al fine di alimentare la paura».

 

«Ma il gioco che hanno fatto con questo virus ingegnerizzato era giustificare la vaccinazione del pianeta», ha continuato.

 

Il dottor Chetty ha aggiunto che queste iniezioni hanno lo scopo di «esporci alla proteina spike per un periodo più lungo».

 

Il medico veterano di 18 anni, che è stato spesso intervistato su Internet da colleghi medici e ha fatto apparizioni con altri noti innovatori nei trattamenti precoci come i dottori Pierre Kory , Ryan Cole e Richard Urso , ha spiegato come, dopo i decessi dovuti a reazioni allergiche nelle prime due settimane, iniziano a emergere pericoli per la salute a lungo termine.

 

Secondo il Chetty cominciamo «a vedere i danni endoteliali [del rivestimento dei vasi sanguigni] che questo vaccino causa con la sua proteina spike, con la sua influenza sui recettori ACE2. Queste sono le morti che dovrebbero seguire . E non saranno mai attribuite alla proteina spike, una tossina molto ben progettata», ha affermato.

 

«Ora, la proteina spike è anche una proteina di membrana. Quindi, l’mRNA la distribuirà in tutto il nostro corpo. Sarà prodotta in vari tessuti del nostro corpo. Sarà incorporata nelle membrane che circondano il nostro corpo e in quei tessuti specifici».

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«Quei tessuti saranno riconosciuti come estranei e scateneranno una serie di risposte autoimmuni. Quindi, i decessi che dovrebbero seguire alle vaccinazioni non potranno mai essere attribuiti al veleno! Saranno troppo diversi, saranno troppi e si verificheranno in un arco di tempo troppo ampio perché possiamo capire di essere stati avvelenati», ha continuato.

 

«A lungo termine, questa tossina esaspera le malattie preesistenti nelle persone», ha spiegato il medico.

 

Con alcune sostanze tossiche, tra cui «pezzi di proteina dell’HIV» all’interno di questa proteina spike «sicuramente ingegnerizzata», Chetty afferma che «le persone affette da cancro avranno una recrudescenza del cancro e diranno che sono morte di cancro».

 

«Le persone con lesioni vascolari o predisposte, come i nostri diabetici e [quelli con] ipertensione, avranno ictus e infarti e il resto in momenti diversi, e li attribuiremo alle loro condizioni preesistenti», ha detto.

 

«Nel corso del tempo, le persone svilupperanno patologie autoimmuni, la cui diversità non verrà mai affrontata da alcun intervento farmaceutico perché sono troppo mirate (…) tuttavia penso che se le persone capissero qual è l’intenzione, allora capirebbero perché è successo quello che è successo. La logica malata, la coercizione, la repressione, sono tutte giustificate se si capisce che c’è un piano più ampio. Questo piano è quello di garantire che possiamo controllare e uccidere una larga parte della nostra popolazione senza che nessuno sospetti che siamo stati avvelenati», ha detto il medico africano.

 

«E quindi, penso che la giustificazione di tutto ciò che vediamo sia giustificata per comprendere il risultato finale», ha concluso. «Penso che ci sia un quadro molto ampio in gioco; altrimenti i vaccini non avrebbero alcun senso. Ci è stato venduto il vaccino come la nostra salvezza fin dall’inizio, e se guardiamo alla scienza, la scienza non funziona».

 

Altri esperti hanno segnalato da tempo la possibilità di scenari simili. Lo scorso marzo, un ex alto funzionario della Bill & Melinda Gates Foundation, Geert Vanden Bossch , ha attirato molta attenzione quando ha pubblicato una lettera aperta e un video in cui avvertiva di una «catastrofe globale senza eguali» dovuta ai programmi sperimentali di vaccinazione contro il COVID-19.

 

Nella sua lettera, il precedente responsabile del programma senior per la Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI) ha scritto che «sta diventando sempre più difficile immaginare come le conseguenze del vasto» programma di vaccini basati sul trasferimento genico «non possano spazzare via gran parte della nostra popolazione umana».

 

«Si potrebbero pensare solo a pochissime altre strategie per raggiungere lo stesso livello di efficienza nel trasformare un virus relativamente innocuo in un’arma biologica di distruzione di massa», ha affermato.

 

Il cardiologo esperto di COVID-19 Peter McCullough, ha affermato che «abbiamo tra le mani la più grande catastrofe biologica della storia dell’umanità… e nessuno sa come fermarla». Traendo le stesse conclusioni del dottor Chetty altrove , McCullough, autore di oltre 650 pubblicazioni in letteratura medica sottoposta a revisione paritaria, ha affermato di credere «che siamo sotto l’applicazione di una forma di bioterrorismo che è mondiale, [e] che sembra essere stata pianificata per molti anni».

 

Altri esperti, tra cui America’s Frontline Doctors (AFLDS , hanno da tempo messo in guardia contro la possibilità di un diffuso potenziamento dipendente dagli anticorpi (ADE) come reazione ai vaccini, una condizione che può certamente essere fatale.

 

In un white paper pubblicato a gennaio, l’AFLDS ha spiegato che «l’ADE è particolarmente insidiosa perché è una reazione ritardata. Inizialmente tutto sembra andare bene. La persona sembra avere un’ottima risposta immunitaria, ma poi [questa vulnerabilità indotta dal vaccino] diventa mortale quando la persona è esposta al virus in natura».

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«Il vaccino amplifica l’infezione anziché prevenirne i danni», scrive l’AFLDS. «Potrebbe essere riscontrato solo dopo mesi o anni di utilizzo nelle popolazioni di tutto il mondo». L’AFLDS ha inoltre avvertito che le reazioni ADE «sono difficili da provare», poiché spesso vengono interpretate come infezioni da «un virus peggiore» o, forse, da una variante più pericolosa.

 

La dottoressa Sherri Tenpenny aveva lanciato un allarme simile lo scorso febbraio, prevedendo una diffusione della malattia e un tasso di mortalità per ADE a seguito di queste iniezioni. Si aspettava un aumento delle persone con difficoltà respiratorie, che sarebbero state dichiarate affette da un «virus mutante» (ovvero una «variante pericolosa»), il che avrebbe potuto essere utilizzato per promuovere la narrazione secondo cui sono necessarie più vaccinazioni, quando «ciò che queste persone stanno effettivamente sperimentando è l’anticorpo creato dal vaccino originale».

 

Un’altra esperta che ha espresso preoccupazioni simili è la dottoressa Dolores Cahill , medico irlandese esperto in immunologia e biomedicina. In una presentazione di gennaio, ha affermato che, a causa dell’elevato rischio di ADE, coloro che prenderebbero in considerazione la ricezione di questi «vaccini» dovrebbero comprendere che per il resto della loro vita avrebbero un «rischio di morte molto più elevato» a causa della vaccinazione.

 

Cahill si aspettava inoltre un numero significativo di decessi dovuti ad ADE nelle settimane, nei mesi e negli anni successivi alle campagne di vaccinazione e ha espresso preoccupazione che tali decessi sarebbero stati classificati come dovuti al COVID-19, quando in realtà potrebbero essere il risultato della vaccinazione.

 

Da allora, la correlazione drammatica tra l’implementazione di campagne di «vaccinazione» in nazioni di tutto il mondo e il forte aumento dei decessi attribuiti al COVID-19 è diventata la norma.

 

In un’intervista rilasciata a marzo , l’ex vicepresidente e capo scienziato per le allergie e le malattie respiratorie della Pfizer, il dottor Michael Yeadon , ha tratto conclusioni simili a quelle di Chetty, affermando: «se qualcuno volesse danneggiare o uccidere una parte significativa della popolazione mondiale nei prossimi anni, i sistemi messi in atto in questo momento glielo consentirebbero».

 

«Sono del tutto convinto che questo [sistema di vaccinazione tramite trasferimento genetico su larga scala] possa essere utilizzato per uno spopolamento su larga scala», ha affermato lo Yeadon. Quando ha pubblicato il video del dottor Chetty su Telegram, lo Yeadon ha esplicitamente affermato la tesi del medico sudafricano affermando: «questa è un’opinione interessante che ha tanto senso quanto qualsiasi altra».

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«Gli obblighi vaccinali sono illogici e spaventosi, poiché la maggior parte delle persone non è esposta a grandi rischi a causa del virus e i vaccini non prevengono l’infezione o la trasmissione. Quindi, non offrono un beneficio sociale, ma solo un potenziale beneficio individuale», ha affermato il medico. «Non costringeremmo MAI le persone a fare qualcosa che porta SOLO benefici a loro, e anche in quel caso, in circostanze improbabili. È una follia. Rifiutate», ha consigliato Yeadon.

 

Come noto ai lettori di Renovatio 21, non è la prima volta che il dottor Yeadon avanza questo tipo di accuse: ancora un anno fa lanciava l’allarme sul piano vaccinale, dicendo che ne è «sicuro», «non leggermente, ma sicuro». «Questi materiali sono stati progettati intenzionalmente danneggiare, mutilare e uccidere e ridurre la fertilità umana. Questo è il mio verdetto» aveva dichiarato pubblicamente, per poi dire che «se si sommano le bugie, la distruzione economica, l’omicidio e il danno intenzionale derivante dalle sostanze iniettabili, temo che l’unica conclusione a cui arrivo è che qualcuno lassù vuole ridurre la popolazione».

 

Come riportato da Renovatio 21, il 1° dicembre 2020, Yeadon con il medico tedesco Wolfgang Wodarg aveva presentato una petizione all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) per l’immediata sospensione di tutti gli studi sul vaccino COVID-19 in Europa a causa di significativi problemi di sicurezza, inclusa la prevedibile possibilità che molte persone possano «sviluppare allergie, reazioni potenzialmente fatali alla vaccinazione».

 

Il dottor Yeadon, tra gli unici ad insistere sin da subito sul problema dei rischi alla fertilità del vaccino COVID, non è nuovo a queste affermazioni forti sul siero genico, definito «omicidio di massa deliberato».

 

«Stanno venendo a prendere te e i tuoi figli» scrisse in un messaggio dell’anno scorso. «Ci sono ampie prove che stanno emergendo riguardo una paziente pianificazione a lungo termine. Mi dispiace tanto».

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Vaccini

Vaccino antitetano, donna sviluppa una rara malattia del sangue dopo l’iniezione

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Un nuovo studio che collega il vaccino contro tetano e difterite a una rara malattia autoimmune solleva interrogativi sul rischio che il vaccino può rappresentare per gli adulti. Lo studio, pubblicato il 16 gennaio su Cureus, si concentra su un singolo caso di studio: una donna di 48 anni precedentemente sana che ha sviluppato trombocitopenia immune una settimana dopo aver ricevuto il vaccino.   Un nuovo studio che collega il vaccino contro il tetano e la difterite (Td) a una rara malattia autoimmune solleva interrogativi sul rischio che il vaccino può rappresentare per gli adulti.   Lo studio, pubblicato il 16 gennaio su Cureus, si concentra su un singolo caso di studio: una donna di 48 anni precedentemente sana che ha sviluppato trombocitopenia immune (ITP) una settimana dopo aver ricevuto l’iniezione di Td a seguito di un trauma domestico.   La donna è stata ricoverata in ospedale due volte nel giro di un mese dalla somministrazione del vaccino per curare le lesioni causate dal vaccino.

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La PTI è una malattia rara che si verifica quando una bassa conta piastrinica impedisce la coagulazione del sangue. Le persone affette da PTI possono sviluppare lividi più facilmente, sanguinare di più quando si presentano, o iniziare a sanguinare senza una ragione apparente.   Per alcune persone, la PTI diventa una condizione cronica.   «La PTI si verifica quando il sistema immunitario è indotto a considerare le piastrine come un invasore estraneo e le distrugge», ha affermato Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior presso Children’s Health Defense (CHD). «Le piastrine sono il nostro modo di fermare le emorragie e non esiste un sistema di riserva ridondante se non le abbiamo».   Secondo i ricercatori, ricerche precedenti hanno dimostrato che i vaccini Td possono, «in casi estremamente rari», causare la PTI, soprattutto nei bambini.   «I medici devono essere consapevoli» che la PTI «rappresenta una reazione avversa molto rara ma potenzialmente letale», hanno scritto gli autori dello studio.   Il vaccino Td viene comunemente somministrato come dose di richiamo ad adulti e adolescenti ogni 10 anni. Viene spesso somministrato anche in seguito a lesioni che presentano un rischio di infezione.   Anche diversi altri vaccini, tra cui quello antinfluenzale, quello contro l’epatite B, quello contro l’herpes zoster e i vaccini mRNA COVID-19 di Pfizer e Moderna, sono stati collegati all’insorgenza della PTI.   «La PTI può essere scatenata da qualsiasi vaccino», ha affermato Jablonowski. «Il sistema immunitario è così complesso che possiamo solo comprenderne le basi. Ogni vaccino interferisce con quel sistema in modi che non possiamo controllare né prevedere».   Lo studio ha anche rilevato che i vaccini adenovirali non a mRNA contro il COVID-19 , tra cui quelli di Johnson & Johnson (Janssen) e AstraZeneca , erano associati a una condizione correlata, la trombocitopenia trombotica . La trombocitopenia trombotica si verifica quando si formano coaguli di sangue nei piccoli vasi sanguigni in tutto il corpo.   Barbara Loe Fisher, co-fondatrice e presidente del National Vaccine Information Center, ha affermato che lo studio «mette in luce le lacune sconvolgenti nelle conoscenze scientifiche fondamentali sui meccanismi biologici della disfunzione immunitaria indotta dai vaccini, che può causare gravi conseguenze per la salute come la trombocitopenia».

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Uno studio evidenzia le “difficoltà” nella diagnosi e nel trattamento della PTI negli adulti

Gli autori dello studio di caso hanno affermato che il loro lavoro evidenzia le «difficoltà riscontrate nella diagnosi e nel trattamento» della PTI negli adulti.   A parte la ferita, la paziente aveva una «storia medica normale» e non aveva mai ricevuto il vaccino Td. È stata sottoposta a intervento chirurgico e ha ricevuto il vaccino Td il giorno dopo.   Una settimana dopo la vaccinazione, ha sviluppato una «grave trombocitopenia», ovvero una conta piastrinica pericolosamente bassa, petecchie (piccole macchie di sanguinamento) sulla pelle e «una sensazione di tachicardia», ovvero una frequenza cardiaca elevata.   Gli esami hanno escluso altre cause delle lesioni e altre possibili patologie. Le condizioni della paziente sono migliorate dopo tre o quattro settimane di trattamento.

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Gli studi sulla sicurezza dei vaccini «non sono stati considerati una priorità di ricerca»

Le lesioni subite dalla donna di 48 anni suggeriscono la necessità di ulteriori ricerche su un possibile collegamento tra il vaccino Td e l’insorgenza della PTI negli adulti, hanno affermato gli autori dello studio.   La PTI indotta dal vaccino con la dose di richiamo del vaccino Td «è un fenomeno ben documentato nei bambini, ma raro tra gli adulti», hanno scritto i ricercatori. Hanno osservato che sono stati pubblicati solo due studi sul legame tra il vaccino Td e la PTI negli adulti.   Fisher ha affermato che il numero limitato di studi sul possibile legame tra vaccino Td e ITP rientra in una tendenza più ampia secondo cui le comunità scientifica e medica non hanno dato priorità allo studio della sicurezza dei vaccini.   «Dopo due secoli di obbligo di somministrazione di vaccini, gli studi che esaminano i meccanismi biologici dei danni e dei decessi causati dai vaccini sono quasi inesistenti, perché non è stata resa una priorità di ricerca da coloro che creano, vendono, regolamentano, promuovono, amministrano e applicano le leggi che impongono l’uso dei vaccini», ha affermato Fisher.   Fisher ha affermato che l’Institute of Medicine, oggi noto come National Academy of Medicine, ha pubblicato rapporti nel 1991 , 1994 e 2012, in cui si segnalava un potenziale collegamento tra diversi vaccini e l’insorgenza di trombocitopenia.   La mancanza di ricerche sul legame tra vaccino Td e PTI negli adulti significa che non abbiamo identificato i possibili meccanismi attraverso i quali il vaccino Td può causare PTI.   «Casi precedenti e analisi attuali della letteratura suggeriscono meccanismi molecolari e fattori genetici come probabili cause di questo esito; tuttavia, una storia clinica dettagliata, insieme al contesto ambientale e clinico, possono consentire una migliore caratterizzazione di questo fenomeno», hanno scritto gli autori dello studio.   Jablonowski ha ipotizzato che «gli anticorpi creati per colpire la malattia, come quelli presentati dal vaccino, si legano alle piastrine della persona». Di conseguenza, «questi anticorpi sono delle etichette destinate alla distruzione, destinate a segnalare il patogeno invasore».   I ricercatori hanno osservato che il legame tra diversi altri vaccini e l’insorgenza di PTI grave «è stato documentato in una varietà di vaccini, di cui il COVID-19 è l’esempio più recente e studiato».   I ricercatori hanno citato uno studio sottoposto a revisione paritaria, pubblicato nel 2011 sulla rivista Vaccine, sul caso di un neonato di 15 mesi che aveva sviluppato la PTI dopo aver ricevuto dosi sequenziali di vaccini contro morbillo-rosolia, varicella e parotite nell’arco di quattro settimane.   Questa scoperta «è fondamentale per comprendere che la PTI indotta dal vaccino implica una componente immunologica distinta», hanno scritto gli autori dello studio.   Secondo Jablonowski, lo studio del 2011 è «significativo» perché:   «Il bambino è stato vaccinato contro il morbillo e la rosolia all’età di 12 mesi, proprio come previsto dalle attuali raccomandazioni dei Centers for Disease Control and Prevention.   «A 15 mesi, il bambino ha sviluppato sintomi di trombocitopenia e, 154 giorni dopo l’insorgenza, presentava ancora significativi anticorpi contro il morbillo e la rosolia legati alle piastrine».   «È un rischio accertato quello dei vaccini contro il morbillo e la rosolia attualmente somministrati negli Stati Uniti a milioni di bambini ogni anno, come il vaccino MPR».   Diversi altri studi hanno riscontrato un’associazione tra il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia (MPR) e l’ insorgenza della PTI nei bambini .

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La petizione dei cittadini CHD alla FDA mira a sensibilizzare sui danni causati dai vaccini

Brian Hooker, Ph.D., direttore scientifico del CHD, ha ipotizzato che il caso della donna di 48 anni assomigli a quello di Alexis Lorenze, che a 23 anni ha sviluppato gravi reazioni, tra cui cecità temporanea, lividi, gonfiore e piaghe su tutto il corpo. Un ospedale californiano ha imposto a Lorenze di sottoporsi a tre vaccini prima di sottoporla a una trasfusione di sangue per curare l’emoglobinuria parossistica notturna (EPN).   Tra i vaccini che l’ospedale richiese a Lorenze c’era anche quello contro la meningite (meningococco) e quello contro la polmonite (pneumococco).   La EPN è una rara malattia autoimmune che induce il sistema immunitario ad attaccare e danneggiare i globuli rossi del corpo.   Il mese scorso, CHD ha presentato una petizione cittadina alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense, chiedendo alla FDA di revocare le licenze dei vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna contro il COVID-19, in risposta ai rischi per la salute pubblica posti da tali vaccini e nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui danni causati dai vaccini.   Jablonowski ha affermato che le segnalazioni di trombocitopenia presentate al Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS), il sistema di segnalazione degli eventi avversi ai vaccini gestito dal governo statunitense, «sono state particolarmente intense nel 2021», il primo anno in cui i vaccini contro il COVID-19 sono stati ampiamente disponibili.   Il numero di segnalazioni VAERS presentate era «quasi equivalente al numero totale di segnalazioni degli ultimi 20 anni», ha affermato Jablonowski.

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Michael Nevradakis Ph.D.   © 22 gennaio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Vaccini

La FDA chiede un avvertimento sui vaccini antinfluenzali riguardo al rischio di convulsioni febbrili nei bambini

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Il mese scorso, il Centro per la Valutazione e la Ricerca sui Prodotti Biologici della FDA ha inviato avvisi a diverse aziende produttrici di vaccini, tra cui Sanofi, AstraZeneca, GSK e CSL Seqirus, chiedendo loro di aggiungere l’avvertenza. L’agenzia ha citato studi che mostrano un aumento del rischio di convulsioni febbrili il giorno successivo alla vaccinazione.

 

La Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti vuole che i vaccini antinfluenzali riportino un’avvertenza che le iniezioni possono causare convulsioni febbrili nei bambini piccoli.

 

La scorsa settimana, il Center for Biologics Evaluation and Research (CBER) dell’agenzia ha inviato avvisi a diversi produttori di vaccini, tra cui Sanofi, AstraZeneca, GSK e CSL Seqirus, chiedendo loro di aggiungere l’avvertenza.

 

Il CBER ha citato due studi osservazionali post-marketing da lui condotti, dai quali è emerso che i bambini di età compresa tra 6 mesi e 4 anni hanno un rischio maggiore di convulsioni febbrili il giorno successivo alla vaccinazione.

 

La FDA ha proposto questa formulazione per le etichette dei vaccini:

 

«In due studi osservazionali post-marketing separati, è stato osservato un aumento del rischio di convulsioni febbrili durante il primo giorno successivo alla vaccinazione con vaccini antinfluenzali trivalenti (2024-2025) e quadrivalenti (2023-2024) a dose standard nei bambini di età compresa tra 6 mesi e 4 anni».

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L’avvertenza verrebbe aggiunta alle etichette dei vaccini FluMist di AstraZeneca, Fluarix di GSK, FluLaval di ID Biomedical, Fluzone di Sanofi Pasteur e Afluria e Flucelvax di Sequiris.

 

I produttori di vaccini hanno 30 giorni di tempo per accettare l’aggiornamento dell’etichetta proposto, proporre modifiche o presentare una confutazione.

 

Un portavoce di Sanofi ha dichiarato a Fierce Pharma che le convulsioni febbrili si sono verificate solo in un «sottogruppo limitato di pazienti» e che l’azienda include già informazioni su tali convulsioni nell’etichetta di Fluzone.

 

GSK ha dichiarato a Fierce Pharma che l’azienda sta esaminando la richiesta della FDA e che è «fiduciosa» nel «profilo di sicurezza ed efficacia» dei suoi vaccini antinfluenzali.

 

«Ogni crisi è brutta, punto e basta»

Le convulsioni febbrili sono convulsioni spesso causate da febbre scatenata da infezioni correlate a comuni malattie infantili. Le convulsioni si verificano in genere nei bambini di età compresa tra 6 mesi e 5 anni, quando la temperatura supera i 38 °C.

 

La maggior parte delle convulsioni febbrili dura meno di 15 minuti e non è pericolosa per la vita. Secondo Medpage Today, «non causano danni permanenti e non hanno effetti duraturi».

 

Brian Hooker, Ph.D., direttore scientifico di Children’s Health Defense (CHD), non è d’accordo. «Qualsiasi crisi epilettica è negativa, punto e basta», ha affermato.

 

«Le convulsioni febbrili “lievi” possono raddoppiare le probabilità che un bambino riceva una diagnosi di epilessia, mentre le convulsioni febbrili ‘complesse’, che durano più di 15 minuti, possono aumentare tale rischio fino a 10 volte», ha affermato Hooker.

 

Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD, ha affermato: «L’intera teoria a sostegno dell’ammissibilità delle convulsioni febbrili post-vaccinazione si basa su un’idea: che siano innocue».

 

Jablonowski ha affermato che alcuni studi, tra cui una revisione del 2023 pubblicata su Frontiers in Cell and Developmental Biology, indicano che potrebbe non essere così. La revisione ha dimostrato che “le convulsioni febbrili che si verificano durante lo sviluppo neurologico… possono ‘in ultima analisi portare alla malattia'”, ha affermato.

 

La revisione «mette in evidenza in particolare l’ADHD [disturbo da deficit di attenzione/iperattività], l’epilessia e il declino cognitivo in età adulta», ha affermato.

 

Hooker ha suggerito che affermare che le convulsioni febbrili sono innocue aiuta a normalizzare un infortunio che può causare danni più ampi ai bambini, in particolare a quelli con altri problemi di salute.

 

«È disgustoso come le reazioni ai vaccini vengano minimizzate e normalizzate dalle grandi aziende farmaceutiche», ha detto Hooker. »Troppi bambini vengono danneggiati – il tasso di convulsioni nelle persone autistiche può raggiungere il 20% – e il danno viene nascosto sotto il tappeto».

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Diversi tipi di vaccini sono collegati a un tasso più elevato di convulsioni febbrili

Il CBER ha valutato i vaccini antinfluenzali per due stagioni di raffreddore e influenza tra il 2023 e il 2025. L’agenzia ha analizzato i dati delle compagnie assicurative per confrontare l’incidenza delle convulsioni febbrili nei bambini dai 6 mesi ai 4 anni nel primo giorno successivo alla vaccinazione, con l’incidenza di tali convulsioni tra gli 8 e i 63 giorni successivi alla vaccinazione.

 

Secondo il CBER, i dati indicavano un tasso di eccesso stimato di 21,2 convulsioni febbrili per milione di vaccini antinfluenzali quadrivalenti a dose standard e 44,2 convulsioni extra a seguito della somministrazione di vaccini trivalenti.

 

Uno studio del 2012 condotto su bambini di età compresa tra 6 mesi e 2 anni ha rilevato un aumento del rischio di convulsioni febbrili nelle 24 ore successive alla somministrazione concomitante di un vaccino antinfluenzale inattivato e del vaccino pneumococcico coniugato 13-valente (PCV13 o polmonite) o del vaccino contro difterite, tetano e pertosse acellulare (DTaP).

 

La dottoressa Meryl Nass, ex medico internista e fondatrice di Door to Freedom, concorda sul fatto che i vaccini antinfluenzali comportino un rischio di convulsioni febbrili. Tuttavia, ha affermato, altri vaccini, tra cui quello contro morbillo-parotite-rosolia (MPR), presentano un rischio ancora maggiore.

 

L’anno scorso, il Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (ACIP), che fornisce consulenza ai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) in materia di politica vaccinale, ha votato per non raccomandare più il vaccino MMRV (morbillo-parotite-rosolia-varicella) per i bambini di età inferiore ai 4 anni.

 

Il voto dell’ACIP è seguito a una presentazione contenente prove di un aumento del rischio di convulsioni febbrili in seguito alla somministrazione del vaccino MMRV.

 

In uno studio del 2024 pubblicato su JAMA Network Open, i ricercatori della FDA hanno rilevato un segnale di sicurezza per le convulsioni nei bambini piccoli a seguito della vaccinazione mRNA contro il COVID-19. La maggior parte delle convulsioni era febbrile.

 

Un segnale di sicurezza è un segnale che un evento avverso potrebbe essere causato dalla vaccinazione, ma sono necessarie ulteriori ricerche per verificare tale collegamento.

 

In una pre-stampa pubblicata all’inizio del 2024, i ricercatori della FDA hanno scoperto che i bambini di età compresa tra 2 e 5 anni che avevano ricevuto il vaccino mRNA contro il COVID-19 presentavano un rischio maggiore di convulsioni febbrili subito dopo la vaccinazione.

 

Nass ha messo in dubbio l’utilizzo da parte del CBER di studi osservazionali per trarre le sue conclusioni.

 

«Ciò di cui abbiamo bisogno sono alcuni studi prospettici di sorveglianza attiva per ottenere dati reali sui tassi di convulsioni febbrili e altri problemi nei bambini piccoli». Ha affermato che questi problemi spesso non vengono rilevati negli studi retrospettivi sulle cartelle cliniche.

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La comunicazione del CBER ai produttori di vaccini antinfluenzali è arrivata pochi giorni dopo che il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha apportato modifiche radicali al calendario delle vaccinazioni infantili, riducendo il numero di vaccini raccomandati per tutti i bambini da 17 a 11.

 

Nell’ambito di tali cambiamenti, i vaccini antinfluenzali non sono più raccomandati per tutti i bambini. Al contrario, il CDC ora raccomanda la condivisione delle decisioni cliniche tra medici e genitori.

 

L’anno scorso, l’ACIP ha votato per non raccomandare più i vaccini antinfluenzali contenenti timerosal, un conservante a base di mercurio associato a disturbi dello sviluppo neurologico.

 

Uno studio condotto dalla Cleveland Clinic su 53.402 adulti lo scorso anno ha scoperto che le persone che si erano vaccinate contro l’influenza durante la stagione del raffreddore e dell’influenza dell’anno precedente avevano il 27% di probabilità in più di contrarre l’influenza.

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 16 gennaio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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