Sanità
Un nuovo sindacato per le prossime pandemie. Intervista al segretario di Di.Co.Si
Tra le tante cose portateci dalla pandemia, ce ne è una di abbastanza clamorosa: la creazione di un nuovo sindacato, che ha già un migliaio di iscritti ed è in crescita costante. Legato al gruppo ContiamoCi! – che ha ottenuto successi non indifferenti in certe elezioni comunali, lasciando sbalorditi i professionisti dei partiti tradizionali – il sindacato Di.Co.Si terrà questo sabato18 ottobre una grande manifestazione a Roma in piazza Santi Apostoli alle ore 15.
Renovatio 21 intervista il dottor Dario Giacomini, radiologo e presidente del sindacato Di.Co.Si, nonché suo fondatore.
Dottor Giacomini, perché un nuovo sindacato?
Perché non ci sono più i sindacati nel vero senso del termine. I sindacati hanno abdicato al ruolo di difesa del mondo del lavoro. Un lavoro che era espressione delle capacità e dell’intelletto umano, e che ora è fagocitato dalla finanza e dall’automazione, con il lavoratore che tende a scomparire. Se ieri il sindacato esisteva per proteggere l’uomo dallo sfruttamento, ora bisogna aiutare l’uomo a lavorare, perché il lavoro è la forma più alta di realizzazione umana. Oggi la tendenza non è quella di tutelare il lavoratore, ma quella di rendere l’uomo uno schiavo.
Non si tratta più di sedersi ad un tavolo per discutere di salari e fringe-benefits. Si tratta di una battaglia più grande, la guerra dei mondi tra la tecnocrazia, e i capitali dietro ad essa, e l’essere umano. Per il capitalismo terminale è più semplice avere a che fare con una massa di automi. Ecco perché sindacato serve più oggi che trenta anni fa.
Chi è oggi il tuo datore di lavoro? È difficile dirlo. Non c’è più solo l’Agnelli di turno, ci sono megagruppi finanziari senza volto, con cui interagire è arduo. Sul mondo del lavoro si gioca la libertà delle persone. C’è la volontà chiara di avere un popolo di schiavi. Togli il lavoro, togli la dignità delle persone.
La Triplice non ha nessuna forza innovatrice, di contrasto alle direttrici economiche globali. Sono degli asserviti, vanno in piazza solo per rabbonirsi i lavoratori. Quando c’era bisogno che intervenissero per difendere il mondo del lavoro non lo hanno mai fatto – come in pandemia, quando questo è diventato assolutamente evidente.
C’è bisogno di un nuovo sindacato perché tanti sentono il bisogno di non delegare più. Molti stanno riscoprendo lo spirito di classe: siamo lavoratori e dobbiamo metterci fisicamente contro le ingiustizie, come è successo durante il COVID. Ricordiamo: licenziavano il collega, e non potevamo fare niente. Questo non deve ripetersi.
Il sindacato è lotta, lotta per i propri diritti. Di.Co.Si ContiamoCi! è il nome per esteso del sindacato: Diritti Costituzionali Sindacato ContiamoCi!
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Il sindacato è nato da ContiamoCi?
Sì. ContiamoCi! è un’associazione nata a giugno 2021 a seguito dell’obbligo vaccinale per i sanitari, allargandosi poi a tutte le categorie. Il simbolo sono quattro braccia che si sorreggono in uno scudo: tutti sono indispensabili, nessuno viene lasciato indietro. Ognuno ha la propria dignità: che non dipende dal successo, ma dalla vita di ciascuno. Il medico non è migliore dell’operatore sociosanitario, e lo abbiamo visto negli ultimi anni.
L’idea era anche quella di difendere la scienza medica. Nel nostro motto è detto che la libertà è scelta, la libertà è ricerca, la libertà è responsabilità. Vogliamo tutelare non una libertà anarchica, ma una libertà del dovere, della responsabilità.
ContiamoCi! non è nata esattamente come un’associazione di scopo. Le associazioni di solito hanno obbiettivi più definiti, noi abbiamo solo l’idea di riprenderci lo spazio che ci è stato sottratto in questi anni: nell’economia, nella Salute, nella scuola, nel lavoro, nella difesa dei minori. Abbiamo creato un’architettura programmatica e una base organizzativa per poterlo fare.
Crediamo che è solo con la partecipazione attiva, nella sfera pubblica, che possiamo tutelare la vita privata. ContiamoCi! vuole porre la lente sulla polis, sulla res publica, lo spazio che ci è stato portato via. Per farlo bisogna fare una battaglia.
Quando è nata l’idea di fare un sindacato?
L’idea è nata tra settembre e ottobre 2021 quando mi sono reso conto che pandemia e vaccini erano un attacco al lavoro. Ho pensato che la pandemia vera che doveva venire era la pandemia del lavoro. Intelligenza Artificiale, Robotica, umanoidi: per la prima volta la produzione avviene senza l’essere umano, ridotto a consumatore, lo avevamo capito subito, lo abbiamo profetizzato, ed eccoci qui.
La digitalizzazione può distruggere il mondo del lavoro rendendolo transnazionale. Con la telemedicina, ad esempio, posso assumere medici in qualsiasi parte del mondo, senza nemmeno farli spostare da casa. Nessuna contrattazione di categoria è più possibile. Diventiamo pezzi di carta intercambiabili. La pandemia è servita a questo: ha forzato il passaggio da un mondo analogico ad un mondo digitale, con la sparizione di classi intere di figure professionali. Se mancano i medici in alcuni aree, ti dicono che ci mettono i sensori, la consulenza remota di qualcuno che ti controlla…
Siamo all’inizio di questa trasformazione, ma per i giovani è più facile, perché si interfacciano già alla realtà con strumenti digitali.
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Chi si iscrive a Di.Co.Si?
Nella gran parte sono sanitari, ma anche nel mondo della scuola. Sicuramente chi ha subito l’ingiustizia di questi anni, come il greenpass. Si avvicinano a noi quanti vedono che non ci siamo piegati alle minacce di quegli anni, e mettiamo davanti, come un vero sindacato, non interessi personali ma collettivi. Il nostro sindacato promette lotta e sofferenza e non avanzamenti di carriera e lauti stipendi. Nel nostro sindacato non c’è un sindacalista di professione: siamo tutti lavoratori che vogliono tutelare se stessi e gli altri lavoratori.
Quanti sono ad oggi gli iscritti?
Stiamo arrivando al migliaio, ma tra tante categorie professionali.
Che servizi offre?
Servizi assicurativi, di CAF, patronato, formazione professionale, consulenza legale. E il servizio più grande, quello culturale: ridare consapevolezza al lavoratore del suo valore, del suo ruolo indispensabile, per far sì che non vi siano prevaricazioni da parte del datore di lavoro e dello Stato. Si tratta di ridare una coscienza collettiva al lavoratore.
Cosa hanno passato i vostri iscritti durante la pandemia?
Hanno subito la più grande pressione psicologica della storia repubblicana: per la prima volta si è visto uno Stato che perseguitava cittadini onesti, violentati psicologicamente. Lo Stato ti mentiva e ti perseguitava. Una situazione drammatica in cui non potevi fidarti neanche del collega, che poteva essere un delatore o uno che voleva ghettizzarti. La situazione era di stress emotivo estremo, ma non solo. Alcuni, sospesi, hanno sofferto anche la fame. Conosco infermieri che hanno venduto la casa, per dire che la propria dignità non è in vendita. Si tratta di un atto rivoluzionario.
Ha patito anche lei gli effetti delle leggi pandemiche?
Assolutamente sì. Io, che dirigevo il reparto di tutte le radiologie dell’Ovest vicentino, ho avuto un demansionamento e mesi di sospensione. Ho avuto delle pressioni molto forti per non proseguire nel mio percorso. Ho subìto la situazione di tanti altri, forse con pressioni maggiori, ma non mi sento diverso da tanti altri lavoratori a cui sono state inflitte le stesse cose. Poi, essendo medico, facile pensare che la mia voce dissenziente poteva mettere in crisi la credibilità del sistema agli occhi dei cittadini.
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Quali vantaggi ha un sindacato rispetto ad altri enti nell’ordinamento italiano?
Un sindacato può parlare a nome dei lavoratori ed è un’istituzione che può parlare con le altre, come riconosciuto dalla Costituzione italiana. In un ordinamento che è ancora democratico, un sindacato è la voce del popolo, del popolo produttivo. Il numero degli iscritti fa la differenza: con un milione di persone in piazza, le politiche dello Stato possono essere cambiate. Lo sciopero può essere usato non per far avanzare ideologie politiche, ma per proteggere il lavoro garantito dalla Costituzione, in una nazione che magari smette di dare lavoro.
E la politica? Avete rapporto con qualche figura parlamentare?
Sì, sulle nostre posizioni, negli anni abbiamo incontrato spezzoni dell’attuale maggioranza. Ciò ci dà speranza per il futuro, e speriamo che si possa continuare. Noi però non siamo subalterni alla politica. Possiamo condividere solo se è a vantaggio dei lavoratori, cioè di tutti i cittadini italiani. Vogliamo, possiamo stimolare leggi in questo senso.
I sindacati tradizionali hanno cercato di cooptarvi?
Qualche sindacato minore, sì. Perché comunque ragionano ancora per bacini di tessere, numeri di iscritti per raggiungere la soglia per sedersi alla contrattazione nazionale. Noi non vogliamo trafficare pacchetti di tessere e stipendi da delegato sindacale. Per cui non abbiamo avuto interlocuzioni positive con chi ci ha contattato. Certo, non abbiamo sentito la Triplice, che non ha bisogno di noi, e che ci è stata ostile. Ancora oggi quando ci sono le elezioni nelle aziende e negli ospedali lo scontro con chi ha avallato le politiche di Draghi è massimo.
Possiamo dire che i sindacati hanno smesso di proteggere i lavoratori? È quello che pensano i vostri iscritti?
Sì. È quello che pensano, perché in larga parte provengono da altri sindacati da cui si sono distanziati. Del resto i loro sindacati erano stati i primi a chiedere che i lavoratori fossero espulsi come «pericolosi». È la prima volta nella storia che un sindacato chiedeva che il lavoro non fosse dato o mantenuto, ma tolto.
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I sindacati hanno smesso di fare cultura, di essere un riferimento non solo amministrativo, ma anche morale, creativo?
I vecchi sindacati vogliono diventare un riferimento politico, non interessa a loro di essere un riferimento culturale. Non ricordo, negli ultimi anni, battaglie che non fossero di tipo politico. Penso alle ultime manifestazioni… Il potere dei vecchi sindacati non è solo politico e amministrativo, ma anche produttivo: controllano l’industria di intere regioni italiane. Sicuramente non fanno cultura, no.
Qual è l’obiettivo ultimo di Di.Co.Si?
Rimettere al centro l’uomo, tutta la sua creatività, le sue compentenze. Invece, quello che sta avvenendo è la trasformazione da lavoratore a consumatore. Questo non lo accettiamo. Oggi le persone sono viste solo come numeri, rubricati ad utenti e consumatori, e non più cittadini con i propri diritti.
Cosa accadrà alla manifestazione di Roma di sabato?
Ci saranno 59 associazioni e comitati, una quarantina circa di relatori a parlare in Piazza Santi Apostoli dalle 15 alle 19. Non sarà una manifestazione come le tante di questi anni, che chiusa la giornata ognuno è a casa e non succede nulla. Qui abbiamo un progetto, per far convergere chi partecipa, e chi vorrà farlo anche da casa, sui punti programmatici.
La base è ampia, dalle forze dell’ordine alla Sanità, alla scuola, i pensionati, gli agricoltori, le partite IVA… cercheremo di trovare una bandiera unitaria, al di là delle tribù. Per parlare con le istituzioni, ci vuole un interlocutore unico: vogliamo costruire a partire da qui.
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Sanità
L’ONU adotta la Dichiarazione sulla «Preparazione alle pandemie», ma gli Stati Uniti votano contro.
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- Un appello per la creazione di sistemi di allerta precoce, sorveglianza e laboratori per identificare i potenziali rischi per la sicurezza sanitaria globale.
- Un riconoscimento dell’«importanza delle misure di sanità pubblica e sociali per il controllo e la prevenzione della diffusione delle malattie infettive, in particolare quelle con potenziale epidemico e pandemico».
- Misure per «contrastare e affrontare gli impatti negativi della disinformazione e delle notizie false in ambito sanitario, compresa la lotta all’esitazione vaccinale, e per promuovere la fiducia nei sistemi e nelle autorità sanitarie pubbliche».
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Gli Stati Uniti hanno imposto una votazione sulla dichiarazione dopo aver sollevato obiezioni su alcune delle sue disposizioni.
Secondo UN News, la dichiarazione avrebbe dovuto essere approvata il mese scorso per consenso, senza votazione, durante una riunione di alto livello delle Nazioni Unite, ma le obiezioni degli Stati Uniti hanno costretto a rinviare la votazione all’Assemblea Generale. Secondo quanto riportato da Health Policy Watch, gli Stati Uniti hanno contestato la formulazione della dichiarazione sulla «salute sessuale e riproduttiva», che, a detta della delegazione statunitense, non esclude «ideologie di genere dannose» che «pregiudicano il benessere e lo sviluppo dei bambini e minano l’autorità genitoriale». La delegazione statunitense ha inoltre espresso «forti preoccupazioni» in merito all’«uso eccessivo e ripetitivo del termine “equità” e alle sue diverse interpretazioni» nella dichiarazione. Si è anche opposta al riferimento all’Accordo sulla pandemia e al Regolamento sanitario internazionale (RSI), che «vincolano gli Stati membri ad accordi internazionali di cui non sono parte». La Nuova Zelanda si è inoltre opposta al riferimento contenuto nella dichiarazione al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI), che è l’unico strumento vincolante di diritto internazionale in materia di salute pubblica. Il RSI è stato modificato l’ultima volta nel 2024. La Nuova Zelanda è stata tra i pochi Paesi che hanno respinto gli emendamenti del 2023 al Regolamento Sanitario Internazionale, che secondo alcuni avrebbero costretto gli Stati a cedere parte della propria sovranità all’OMS. L’amministrazione Trump si è opposta all’Accordo sulla pandemia, una versione annacquata del quale è stata approvata all’Assemblea mondiale della sanità dello scorso anno. Scrivendo su Substack, la dottoressa Meryl Nass, medico e fondatrice di Door to Freedom, ha affermato che la dichiarazione «è la solita storia» di organizzazioni come l’ONU e l’OMS, ma è comunque «un promemoria non vincolante del fatto che la cabala non si è arresa» e sta ancora cercando di finalizzare e attuare l’Accordo sulla Pandemia. «Non sorprende che gli Stati Uniti abbiano respinto questa dichiarazione, dato che il presidente Donald Trump si è ritirato dall’OMS proprio per queste stesse questioni», ha affermato Ferrell. Nel gennaio 2025, Trump ordinò agli Stati Uniti di ritirarsi dall’OMS. Tale ritiro è entrato ufficialmente in vigore nel gennaio di quest’anno. Secondo quanto riportato da Gateway Pundit, l’Italia si è opposta al linguaggio utilizzato in relazione a «disinformazione» e «misinformazione» durante i negoziati del mese scorso, ma alla fine ha votato a favore della dichiarazione. «La dichiarazione adottata il 12 ottobre è l’ultimo prodotto di un sistema internazionale che nessun elettore sceglie», ha scritto Sayer Ji, presidente del Global Wellness Forum e fondatore di GreenMedInfo, in un post su Substack.Aiuta Renovatio 21
Un accordo sull’accesso e la condivisione di agenti patogeni potrebbe essere giuridicamente vincolante.
Secondo The Gateway Pundit, la dichiarazione «solleva un serio interrogativo politico» nonostante il suo carattere non vincolante, ovvero: «quanta influenza dovrebbero avere le burocrazie sanitarie internazionali sulle decisioni delle nazioni sovrane?». Tali preoccupazioni sono legate a un testo correlato: un allegato sull’accesso agli agenti patogeni e la condivisione dei benefici (PABS). Secondo UN News, i paesi condividerebbero campioni biologici e dati genetici in cambio di “eventuali vaccini, trattamenti e strumenti diagnostici derivanti da tali dati”, qualora aderissero all’allegato. Il ricercatore James Roguski ha dichiarato a The Defender che la dichiarazione di lunedì è «un evento secondario rispetto all’evento principale», ovvero la potenziale adozione del PABS. Secondo quanto riportato da UN News, i colloqui sul PABS «si sono bloccati a causa di una situazione di stallo tra i paesi in via di sviluppo e alcune nazioni europee ad alto reddito, insieme agli Stati Uniti». L’accordo sulla pandemia dello scorso anno non può essere formalmente «aperto alla firma» finché non saranno conclusi i negoziati sul PABS. I Paesi ad alto reddito, compresi gli Stati Uniti, si sono opposti alla condivisione di tecnologie e proprietà intellettuale potenzialmente preziose con le nazioni a basso reddito. «Gli Stati membri più ricchi vogliono che quelli meno ricchi cedano i genomi degli organismi che trovano, in modo che le aziende farmaceutiche possano produrre vaccini per loro», ha affermato Bell. Roguski ha affermato che i colloqui sul PABS proseguiranno il mese prossimo e che da questi negoziati in corso potrebbe scaturire un accordo potenzialmente vincolante, che sarebbe «di grande importanza per tutti noi, compresi gli Stati Uniti». «Se i negoziati del PABS giungeranno a un accordo e l’Accordo sulla pandemia verrà approvato dall’Assemblea mondiale della sanità nel maggio del 2027, allora la prossima amministrazione statunitense potrà firmare l’Accordo e/o rientrare nell’OMS», ha affermato Roguski. Michael Nevradakis Ph.D. © 14 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Epidemie
«Perché Fauci deve marcire in galera»
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Nel suo nuovo libro, «Perché Fauci deve marcire in prigione», Peter Navarro, Ph.D., afferma che il dottor Anthony Fauci ha ripetutamente riconosciuto fatti importanti nei suoi diari privati durante la pandemia di COVID-19, per poi perseguire pubblicamente politiche contraddittorie che hanno danneggiato gli americani. «Dovrebbe finire in prigione, e in questo libro abbiamo le prove per mandarci dentro», ha dichiarato Navarro ad American Thought Leaders.
Il diario privato del dottor Anthony Fauci rivela una contraddizione «sconcertante» tra ciò che l’ex massimo esperto statunitense di malattie infettive sapeva del COVID-19 e ciò che ha comunicato al pubblico, ha affermato la scorsa settimana Peter Navarro, Ph.D., consigliere senior della Casa Bianca, durante la trasmissione American Thought Leaders.
Nel suo nuovo libro, Why Fauci Must Rot in Prison («Perché Fauci deve marcire in prigione»), in uscita il 20 ottobre, Navarro paragona gli appunti privati di Fauci al suo diario del periodo della pandemia e usa quella che definisce «la storia di due diari» per sostenere che Fauci dovrebbe essere perseguito penalmente.
«In realtà, mostro come un procedimento giudiziario può e dovrebbe svolgersi… molto probabilmente a livello statale», ha affermato Navarro. «Dovrebbe finire in prigione, e in questo libro abbiamo le prove per mandarcisi».
Navarro ha affermato che Fauci ha ripetutamente riconosciuto in privato fatti importanti, per poi perseguire pubblicamente politiche che contraddicevano tali fatti, con conseguenze devastanti.
«Ciò che scrive spesso in privato nel suo diario è talmente in contrasto sia con il suo comportamento pubblico che con le sue dichiarazioni pubbliche da risultare sconcertante», ha affermato Navarro.
Navarro analizza i danni duraturi causati dai lockdown e da altre politiche adottate durante la pandemia, nonché le continue conseguenze del COVID-19 a lungo termine.
Il suo libro affronta anche questioni relative alla sicurezza dei vaccini, tra cui il motivo per cui i giovani sani sono stati obbligati a vaccinarsi contro il COVID-19 nonostante le preoccupazioni relative alla miocardite, e perché le donne non sono state avvertite dei rischi di aborto spontaneo legati alle vaccinazioni.
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«Fauci sapeva di essere probabilmente responsabile… E poi ha insabbiato tutto»
Navarro ha affermato che la sola controversia sulle origini del COVID-19 lo ha spinto a scrivere il libro. «Ciò che è seguito da quel momento in poi è il più grande insabbiamento nella storia della medicina», ha dichiarato.
Nell’aprile del 2020, Navarro sostenne pubblicamente che il SARS-CoV-2 proveniva da un laboratorio di Wuhan, in Cina. All’epoca, fu oggetto di intense critiche per aver messo in discussione la spiegazione dell’origine naturale del virus.
Quello che non sapeva era che, mesi prima, durante una teleconferenza con Fauci, gli esperti avevano avvalorato la teoria della fuga dal laboratorio.
Secondo quanto riportato nel diario di Fauci, nel gennaio 2020 10 dei 12 esperti interpellati da Fauci ritenevano che il SARS-CoV-2 avesse avuto origine presso l’ Istituto di Virologia di Wuhan e fosse stato modificato geneticamente attraverso ricerche di acquisizione di nuove funzioni.
«Fauci ha capito subito, non appena quegli esperti glielo hanno detto, non appena hanno affermato che quella sostanza proveniva dal laboratorio, di esserne responsabile», ha dichiarato Navarro. Fauci si era precedentemente adoperato per ripristinare la ricerca sul guadagno di funzione e aveva dato il suo benestare al lavoro svolto presso il laboratorio di Wuhan.
Fauci sapeva che la ricerca prevedeva la trasformazione di «virus dei pipistrelli innocui per gli esseri umani» in virus «in grado di uccidere gli esseri umani», ha affermato Navarro.
Ma, stando a Navarro, Fauci ha esortato alcuni scienziati ad aiutare a dissuadere l’opinione pubblica dall’ipotesi di un’origine in laboratorio.
«Ha spinto diversi ricercatori che sostenevano che la scoperta provenisse dal laboratorio a tornare sui propri passi, esaminare il problema, studiarlo e giungere a una conclusione diversa», ha affermato Navarro.
Settimane dopo, i ricercatori hanno pubblicato «L’origine prossimale del SARS-CoV-2», un articolo in cui sostenevano che il virus non fosse stato creato in laboratorio.
Navarro ha fatto notare che gli autori dell’articolo stavano cercando di ottenere ulteriori finanziamenti dall’agenzia di Fauci, il National Institute of Allergy and Infectious Diseases. Il controllo di Fauci sui finanziamenti per la ricerca gli conferiva una notevole influenza sugli scienziati, ha affermato Navarro.
Secondo Navarro, Fauci non ha rivelato il suo potenziale conflitto di interessi mentre contribuiva a definire la risposta pubblica alla pandemia.
«Quello che Fauci ha fatto è stato nascondere la propria colpevolezza», ha detto Navarro. «Dice a tutti come risolvere la situazione, ma non rivela il suo ruolo nel causarla. E sotto la sua supervisione si sono scatenati caos e autoritarismo».
Per Navarro, il presunto insabbiamento è centrale nel caso penale. «Fauci sapeva di essere probabilmente responsabile di qualsiasi pandemia ci stesse per colpire. E poi ha cercato di insabbiare tutto», ha affermato.
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Idrossiclorochina: «Sangue sulle mani di Tony Fauci»
Navarro ha inoltre citato le controversie relative all’idrossiclorochina, un farmaco generico a basso costo che ha definito «uno dei farmaci più sicuri che abbiamo al mondo».
«Attenua i sintomi quando si contrae il COVID e riduce il rischio di mortalità», ha affermato. «È un’ottima combinazione».
Navarro ha dichiarato che si stava preparando a distribuire 65 milioni di compresse quando l’«isteria da idrossiclorochina» ha mandato a monte i suoi piani.
Secondo Navarro, inizialmente Fauci aveva descritto l’idrossiclorochina come sicura e meritevole di essere sperimentata. Ma nel giro di poche settimane, Fauci cambiò idea e convinse con successo la Food and Drug Administration (FDA) statunitense a opporsi al farmaco.
«Circa un mese dopo aver scritto nel suo diario: «sì, è sicuro, usatelo», inizia una crociata contro di esso che arriva fino alla FDA», ha detto Navarro. «E la FDA commette uno dei più grandi errori medici al mondo».
Nel giugno 2020, la FDA ha revocato l’autorizzazione all’uso di emergenza dell’idrossiclorochina per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19. Navarro ha affermato che tale decisione ha contribuito a bloccare l’accesso a un farmaco che avrebbe potuto salvare vite umane.
Stimò che decine di migliaia di americani sarebbero potuti sopravvivere se le autorità gli avessero permesso di procedere con il suo piano di distribuzione.
«Oggi molte persone sarebbero ancora vive», ha detto. «E, ancora una volta, la colpa è di Tony Fauci».
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Paxlovid: un esempio di come si possano promuovere farmaci costosi a scapito di trattamenti alternativi migliori.
Navarro ha inoltre utilizzato l’esperienza di Fauci con Paxlovid, l’antivirale anti-COVID-19 della Pfizer, per sostenere che la risposta alla pandemia ha privilegiato i prodotti farmaceutici costosi rispetto ad alternative più economiche.
Ha descritto Paxlovid come un farmaco sostitutivo dell’idrossiclorochina, al costo di circa 2.000 dollari a ciclo di trattamento. Ha inoltre sottolineato l’ effetto rebound di Paxlovid, per cui i sintomi possono ripresentarsi dopo un iniziale miglioramento del paziente.
«Prendevi il farmaco, ti sentivi meglio per un po’… e poi boom! Quel virus ti colpiva di nuovo più forte, una ricaduta», ha detto.
Secondo Navarro, Fauci ha avuto una ricaduta dopo aver assunto Paxlovid. Fauci ha quindi seguito una seconda terapia, ha avuto un’altra ricaduta e ha sviluppato un collasso polmonare che lo ha portato vicino alla morte.
Navarro ha definito la decisione di Fauci di sottoporsi a un secondo ciclo di cure «negligenza medica». «È lui la persona di cui ci fidiamo», ha detto.
Navarro vede la promozione del Paxlovid rispetto all’idrossiclorochina come un esempio di quello che ha definito il «complesso medico-industriale», in cui le aziende farmaceutiche, gli enti governativi che erogano finanziamenti, le compagnie assicurative e i ricercatori hanno incentivi finanziari che sono in conflitto con il benessere dei pazienti.
«È tutta una questione di sovvenzioni, di chi le riceve e di chi le concede. È colpa delle grandi case farmaceutiche e delle compagnie di assicurazione sanitaria», ha affermato Navarro. «Non hanno a cuore i nostri interessi, ma solo i propri».
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«Il finale non è ancora stato scritto»
Navarro ha affermato che i funzionari della sanità pubblica e i media hanno continuato a seguire le indicazioni di Fauci anche dopo che l’iniziale incertezza sulla pandemia ha cominciato ad attenuarsi.
La «nebbia della guerra pandemica» si sarebbe dissipata, ma i funzionari continuarono a seguire «il vangelo di Fauci», e furono commessi altri «errori», ha affermato.
Navarro vuole che Fauci testimoni sotto giuramento sulle origini della pandemia e sulle decisioni che hanno plasmato la risposta degli Stati Uniti.
«Cerchiamo di capire cosa è successo a Wuhan, e ne trarremo tutti beneficio», ha detto Navarro. «E un modo per farlo è far testimoniare Fauci, citarlo in giudizio e sottoporlo a processo».
«È semplicemente straordinario che un tizio che… con ogni probabilità è stato responsabile della creazione della pandemia possa ottenere una statuetta e una fortuna di milioni di dollari da questo, senza doverne rispondere».
Spera che il libro contribuisca a cambiare questa situazione. «Il finale non è ancora scritto», ha detto. «Ed è proprio questo che sto cercando di fare con “Perché Fauci deve marcire in prigione”, scrivere un finale in cui venga chiamato a rispondere di tutta la sofferenza che ha inflitto praticamente a chiunque nel mondo».
Jill Erzen
© 13 ottobre, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Sanità
Fauci istituisce un fondo per la difesa legale mentre si moltiplicano le indagini contro di lui
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