Protesta
Trieste, coordinamento già dissolto? La protesta diventa franchising?
Ne avevamo avuto sentore da subito. Da quando, cioè, furono annullate, con una mossa senza precedenti, le due manifestazioni di venerdì 22 e sabato 23 ottobre a Trieste, alle quali stavano accorrendo masse da tutta Italia. Trieste sarebbe divenuta centro della protesta antipandemica mondiale.
E invece, niente. Tra le laconiche parole per persuadere i cittadini italiani a «rimanere a casa» (cosa che non ci siamo mai sentiti dire in questo anno e mezzo) un invito invece risultava chiarissimo: le manifestazioni fatele nelle vostre città.
Ricordate? Lo disse Puzzer nel discorso del vicoletto, quello ripreso anche dall’ANSA, quello in cui si smobilitava la protesta nazionale a Trieste.
Fermi tutti, fateci capire? State dicendo che il Coordinamento, nato pochissimi giorni fa, costato la scomunica dei portuali CLPT, sorto con l’impegno solenne di rappresentare l’intero popolo italiano più il concetto di libertà dinanzi addirittura al ministro Patuanelli, è stato sciolto? Si è già dissolto?
Non venite a #TRIESTE venerdì e sabato, è una trappola, verrò io nelle vostre città. #Puzzer #portualitrieste pic.twitter.com/mvzRpJrMav
— Julia Olimpia Lavinia ???? (@GiuliaTamagnin1) October 21, 2021
Anzi, ricorderete che aggiunse una nota assai interessante. Disse: verrò io da voi. Come un cantante in tour, dissero alcuni. La verità è che potrebbe contenere un concerto più importante del previsto.
L’invito a generare gruppi locali legati al «Coordinamento» sorto per andare a parlare 20 minuti con Patuanelli fu ripetuto pubblicamente altre volte.
Ieri sera, per esempio, lettori ci hanno inoltrato una nota che proverrebbe, in teoria, dal Coordinamento. Si trattava di una sorta di comunicato, ma non numerato, e scritto in prosa, invece che nello stile maiuscolo e futurista di altri enigmatici comunicati precedenti.
Nel documento era scritto:
«Nel corso della riunione odierna il Coordinamento 15 Ottobre ha stabilito di modificare la propria ragione sociale /definizione in COORDINAMENTO 15 OTTOBRE – F.V.G. (…) Come conseguenza di ciò il Coordinamento 15 Ottobre–F.V.G. invita i cittadini a costituirsi in autonomi “Coordinamenti 15 Ottobre – “____”, uno per ciascuna regione d’Italia (ex: Coordinamento 15 Ottobre – Veneto; Coordinamento 15 Ottobre- Toscana e così via…)»
L’invito a generare gruppi locali legati al «Coordinamento» sorto per andare a parlare 20 minuti con Patuanelli fu ripetuto pubblicamente altre volte
Copiamo e incolliamo dal pdf che ci era arrivato. Come vedete, parrebbe quasi un modulo, con degli spazi lasciati vuoti.
«Il Coordinamento potrà costituirsi a seconda delle esigenze e peculiarità di ciascun territorio, con l’unica condizione di raccogliere esponenti delle diverse categorie lavorative/professionali (ex: operatori portuali/ operai/ impiegati e dipendenti, pubblici o privati/ liberi professionisti/ FFOO ecc…; i componenti non dovranno appartenere a nessuna forza politica e o sindacale».
Seguivano due obiettivi: «1. No green Pass; 2. No obbligo vaccinale per nessuna categoria».
Quindi, un «codice edito»: «1. No violenza ma solo manifestazioni e resistenza pacifiche; 2. Sì ad azioni di qualunque genere finalizzate a favorire la solidarietà, al dialogo ed alla reciproca comprensione tra cittadini anche di pensiero diverso, alla riaffermazione dei valori fondanti lo Stato di Diritto, al recupero delle nostre radici culturali, sociali e umane ed al rispetto dei precetti contenuti nella nostra Costituzione».
Infine, un avvertimento, che faceva capire che a detenere il «marchio» erano i triestini: «Il Coordinamento 15 Ottobre-FVG si riserva il diritto di dissociarsi pubblicamente e di vietare l’utilizzo del nome “Coordinamento 15 ottobre” laddove gli obiettivi e soprattutto il codice etico definiti in questo documento non vengano rispettati».
Perché il coordinamento si sarebbe sciolto? Risposte non ne danno, un po’ come per l’annullamento delle manifestazioni dello scorso sabato. Glielo puoi chiedere mille volte, una risposta precisa non te la dà.
Infine, auguri, il verso di una canzone inedita, e un altro spazio lasciato bianco per la data (perché?): «Insieme si vince. La gente come noi non molla mai. Trieste _____________»
Quanto abbiamo riportato ci viene inoltrato da un lettore, che subito dopo ci avverte: questo file è sparito dal canale Telegram del Coordinamento. Abbiamo controllato, non c’è: tuttavia la copia che ci era arrivata risulta inviata proprio da quel canale.
Mistero. O forse no: l’ennesimo capitolo del balletto contraddittorio e incomprensibile dei comunicati para-portuali. Forse è un omaggio al flusso di coscienza di James Joyce, gigante della letteratura che i triestini ben ricordano. Puzzer come Leopold Bloom, la protesta portuale come l’Ulisse.
Le sorprese però non finiscono, manco per idea.
Pochi minuti fa compare in rete un nuovo comunicato. Compare in duplice forma: sul canale Telegram del Coordinamento 15 ottobre è la foto di un ciclostilato: ebbene sì, un foglio cartaceo, fotografato sul tavolo. Minuti più tardi ci arriva inoltrato (come immagine, non foto di carta) anche da un altro canale nuovo di zecca, «la gente come noi F.V.G.».
Rimane immutabile, però, l’idea che dicevamo sopra, ripetuta in video, in piazza, ai giornali, in TV, e anche nei comunicati ritirati o meno che fossero: il franchising della protesta triestina nelle altre città d’Italia
C’è scritto: «Stefano Puzzer ed Eva Genzo ringraziando per l’impegno profuso i componenti del Coordinamento 15 ottobre, realtà costituitasi nelle giornate caotiche trascorse a Trieste tutti insieme, che ci hanno permesso di arrivare al primo incontro con il Governo (Min. Patuanelli) con la seguente DICHIARANO questa esperienza conclusa e assieme a (….) rappresentanti le diverse realtà lavorative della città, istituiscono il gruppo regionale “la gente come noi F.V.G.”».
Fermi tutti, fateci capire? State dicendo che il Coordinamento, nato pochissimi giorni fa, costato la scomunica dei portuali CLPT, sorto con l’impegno solenne di rappresentare l’intero popolo italiano più il concetto di libertà dinanzi addirittura al ministro Patuanelli, è stato sciolto? Si è già dissolto?
Altre domande: perché si sarebbe sciolto? Risposte non ne danno, un po’ come per l’annullamento delle manifestazioni dello scorso sabato. Glielo puoi chiedere mille volte, una risposta precisa non te la dà.
Rimane immutabile, però, l’idea che dicevamo sopra, ripetuta in video, in piazza, ai giornali, in TV, e anche nei comunicati ritirati o meno che fossero: il franchising della protesta triestina nelle altre città d’Italia:
«Con questa presa di posizione auspichiamo che tutte le Regioni trovino dei responsabili che costituiscano il loro gruppo “la gente come noi”»
«Con questa presa di posizione auspichiamo che tutte le Regioni trovino dei responsabili che costituiscano il loro gruppo “la gente come noi”».
In pratica, hanno creato un marchio nuovo (quello vecchio lo hanno abbandonato, per dei motivi che ci sono oscuri, come l’incontro detto «riservato» con Patuanelli) e ora stanno dicendo che le offrono a chi vuole aprire una filiale territoriale fuori da Trieste.
In pratica, una campagna di recruiting interregionale – anche piuttosto sfacciata.
Il brand non è nemmeno malaccio, anzi, tira da pazzi: oramai la canzone «la gente come noi», che ha noi ha frantumato il frantumabile, è la hit dell’autunno 2021, pure a livello globale: ecco video dei manifestanti israeliani che la cantano, operai polacchi, avvocati tedeschi… e via. Furbissimo brand: ogni volta che sentirai la canzoncina starai nominando il gruppo, così come se allo stadio tifavi per la nazionale stavi giocoforza nominando Forza Italia. La quale, come il neogruppo puzzerro, aveva la sua canzone: «E Forza Italia, e siamo tantissimi…». Ecco immaginate che «la gente come noi non molla mai» ha ora una valenza politica simile.
Mettiamo da parte tutto, ma non neghiamo l’evidenza: il disegno è evidente. Per quanto scombiccherato, per quanto goffo fino all’incredibile.
Torniamo al comunicato di morte e resurrezione della protesta giuliana.
C’è spazio infine una riformulazione del «codice etico» di cui sopra articolato però in quattro punti. Un lettori ci fa notare che gli obiettivi del documento precedente, quello poi presumibilmente ritirato – no green pass, no obbligo – invece nel documento non ci sono.
Ora, mettete pure da parte il caos indegno di sigle e comunicazioni. Partono i portuali della CLPT, poi ecco il Coordinamento 15 ottobre, da cui CLPT prende le distanze, poi ecco il gruppo regionale La gente come noi F.V.G., che dichiara conclusa l’esperienza del Coordinamento. Il tutto in neanche una dozzina di giorni.
Mettete pure da parte i dubbi sulla reale partecipazione dei portuali alla protesta.
Mettete da parte gli inviti in Senato visti come la vittoria finale, gli incontri insignificanti con ministri di terza fila, le contraddizioni, le superficialità, la presenza di Paragone, le manifestazioni annullate. (Vorremmo aggiungere: le richieste di scuse alla Lamorgese dopo la repressione del porto; ci scriveremo forse un articolo di satira a parte).
In ogni piazza della protesta, dove si canta a squarciagola «la gente come noi» e «Trieste chiama» (brand, reparto marketing, pubblicità hanno attecchito a causa del totale buco di mercato), può calare l’etichetta triestina.
Mettiamo da parte tutto, ma non neghiamo l’evidenza: il disegno è evidente. Per quanto scombiccherato, per quanto goffo fino all’incredibile.
In ogni piazza della protesta, dove si canta a squarciagola «la gente come noi» e «Trieste chiama» (brand, reparto marketing, pubblicità hanno attecchito a causa del totale buco di mercato), può calare l’etichetta triestina.
Puzzer, che aveva promesso il tour (e noi avevamo riso: mica è Vasco Rossi, dicevamo) ora in tournée ci va veramente. Sabato sarà a Milano, e parlerà dal palco di una cosa che si chiama No Paura Day, che non abbiamo bene capito chi organizza, così come non ci è mai stato chiaro chi organizzasse i palchetti di Roma. Se poi ci dite che erano quelli là, la domanda è sempre la stessa: chissà perché glieli hanno lasciati fare? Non è forse per dare un volto alla protesta, che in questo momento è fatta invece da eroi dai mille volti?
Mettere la maschera triestina su tutte le piazze d’Italia sarebbe un errore madornale.
Lo abbiamo già scritto: lo Stato in questo momento non può non essere disorientato, perché non ha nessuno su cui puntare davvero il dito (l’etichetta no vax, dite che abbia attacchito?), nessuno da invitare ai tavoli del compromesso (se mai volessero farlo: non vogliono se non infinocchiando qualche capopopolo ingenuo), nessuno da manipolare. Niente.
Se gli diamo un volto – e per di quello di cui stiamo parlando, con errori madornali quanto enigmatici come quello di bloccare le proteste – abbiamo già perso questo vantaggio.
La protesta italiana continuerà a vivere senza Trieste. Soprattutto, continuerà se sopravvivrà a questa OPA nei suoi confronti. Perché la sua dimensione è la lotta. Non il franchising.
La protesta dell’eroe dai mille volti non è da nessuna parte autoevidente quanto a Milano, la piazza che non sono riusciti a deviare, corrompere, turlupinare, incolpare. Lasciare puzzerizzare Milano sarebbe un qualcosa di imperdonabile.
Pensateci: l’onda c’è, suscitare dei gruppi omogeni dentro le piazze in rivolta è più che mai possibili. E dal gruppo poi, hai la rete e l’abbrivio per fare altro. Magari, un partito? Chi lo sa. E per fare cosa? Ieri erano questioni portuali, poi dell’intero popolo italiano, domani chissà: i lettori ci fanno notare che gli obiettivi (no green pass, no obbligo vaccinale) nell’ultimo comunicato non ci sono.
Abbiamo già visto, pochi anni fa, un partito nascere dalle piazze del risentimento. La cosa davvero incredibile, che mai avremmo pensato di arrivare un giorno a dire, è che quelle persone erano addirittura più preparate di queste (!).
Invitiamo tutti a pensare bene alla situazione. E se qualcosa non torna, pensate semplicemente: può un vaccinato comprendere quello che provate? Se il vaccino è potenzialmente la più grande catastrofe dell’umanità o, più semplicemente, il motivo per cui non ricevete più lo stipendio, pensate che un vaccinato vi possa comprendere? Sono questioni che buttiamo lì fra le altre. Domande che, a pensarci bene, possono diventare inquietanti.
La protesta italiana continuerà a vivere senza Trieste. Soprattutto, continuerà se sopravvivrà a questa OPA nei suoi confronti.
Perché la sua dimensione è la lotta. Non il franchising.
Economia
Gli ambasciatori dell’UE approvano l’accordo con il Mercosur in mezzo alla rivolta degli agricoltori
Gli ambasciatori dei 27 Paesi membri presso l’Unione Europea hanno approvato a maggioranza, nella mattina del 9 gennaio, l’accordo commerciale tra l’UE e il Mercosur. Dopo il voto, i governi europei si sono divisi tra chi difende gli interessi dei propri agricoltori e chi appare più indifferente a tali preoccupazioni: tra i primi figurano Francia, Polonia, Irlanda, Ungheria e Austria; tra i secondi tutti gli altri.
Il Parlamento Europeo dovrà ora procedere alla ratifica dell’intesa.
Con Parigi sotto assedio da parte dei trattori, il presidente francese Emmanuel Macron aveva annunciato in mattinata che la Francia avrebbe votato contro l’accordo Mercosur, forse consapevole che il voto sarebbe stato perso comunque, ma deciso a guadagnare punti di immagine. Quella stessa mattina del 9 gennaio, circa 20 trattori (secondo le autorità) sono riusciti a forzare i blocchi della polizia e a raggiungere punti simbolici della capitale come la Torre Eiffel e l’Arco di Trionfo, bloccando strade e creando disagi nel centro città.
🚜 La Coordination rurale annonce le lancement d’actions étalées sur plusieurs jours pour protester contre les normes agricoles et le traité UE-Mercosur. Des agriculteurs ont pris la route de Paris et Lyon ce lundi matin. #Agriculture #Mercosurpic.twitter.com/c1YQPdPIA2
— TVL (@tvlofficiel) January 6, 2025
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L’Italia ha votato a favore, dopo che la Commissione Europea ha accolto la richiesta di Roma di abbassare da 8% a 5% la soglia per attivare meccanismi di salvaguardia sulle importazioni (vale a dire, indagini automatiche in caso di calo dei prezzi agricoli superiore al 5% rispetto alla media triennale). Gli agricoltori, tuttavia, ritengono insufficiente tale misura, poiché stanno già operando in perdita: aggiungere un ulteriore margine del 5% non rappresenta una vera soluzione.
Le mobilitazioni agricole continuano a intensificarsi in tutta Europa. A Milano, la mattina del 9 gennaio, oltre un centinaio di trattori (oltre 300 secondo gli organizzatori) hanno marciato verso il palazzo della Regione Lombardia in piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione Centrale. La protesta è stata promossa dal COAPI (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani) insieme al Movimento Riscatto Agricolo Lombardia.
LE PROTESTE CONTRO MERCOSUR:
LA GIORNATAMILANO ITALIA 🇮🇹🚜
Nelle ore dell’annuncio di un accordo traditore e a svantaggio dell’intero mondo agricolo italiano, centinaia di cittadini e agricoltori INSIEME manifestavano a Milano la propria contrarietà all’accordo ‘Mercosur’… pic.twitter.com/ueSHLzCbXg
— @dessere88fenice (@dessere88fenice) January 10, 2026
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Il COAPI ha invitato tutti i cittadini a unirsi alla manifestazione, che avanza quattro principali richieste: no all’accordo Mercosur; no alla deregolamentazione della Politica Agricola Comune (PAC); sì alla sicurezza alimentare; sì a prezzi equi per i prodotti agricoli. Durante l’azione, gli agricoltori hanno versato tonnellate di latte sulla piazza, come documentato sulla pagina Facebook del COAPI.
In Germania, proteste decentrate hanno interessato diversi Länder: nel Brandeburgo, gli agricoltori hanno bloccato con i trattori varie strade di accesso alle autostrade a Nord-Ovest di Berlino e nel nord-ovest del land; azioni isolate sono state segnalate anche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Sassonia-Anhalt, Turingia e Bassa Sassonia.
Lunedì 12 gennaio prenderà il via a Berlino la Grüne Woche (Settimana Verde), la principale fiera internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione. In quel contesto, sabato 17 gennaio si terrà una grande manifestazione organizzata dall’iniziativa «Wir haben es satt!» («ne abbiamo abbastanza») davanti alla Porta di Brandeburgo, con la partecipazione di circa 60 organizzazioni agricole e della società civile.
In Grecia, gli agricoltori proseguono nell’opposizione alle misure restrittive e hanno in programma per la prossima settimana un incontro con il primo ministro Kyriakos Mitsotakis. Nel fine settimana si terrà una riunione nazionale di coordinamento: le richieste principali riguardano interventi contro l’aumento dei costi di produzione, i ritardi nei pagamenti dei sussidi e altre criticità del settore.
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Protesta
Scontri tra agricoltori e polizia a Bruxelles durante i colloqui sull’Ucraina
Tractors have SMASHED through police barricades, farmers are wearing gas masks in preparation for tear gas, and buildings are being smashed pic.twitter.com/pOTPizTuU0
— Celestial Gaze (@Mytruthsbetold1) December 18, 2025
War breaks out outside EU headquarters in Brussels. European farmers want Ursula von der Leyen and EU politicians. European farmers are no joke. pic.twitter.com/M6alrrnLLn
— RadioGenoa (@RadioGenoa) December 18, 2025
Farmers vs. Police in Brussels, Belgium. Farmers used their tractors to break through the police barriers outside the EU headquarters in Brussels, spraying feed at police officers, who respond with water cannons. pic.twitter.com/uskh5UW2fJ
— Clash Report (@clashreport) February 26, 2024
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Protesta
Scontri durante la protesta della «Generazione Z» a Città del Messico
Sabato, in occasione della mobilitazione antigovernativa promossa dalla «Generazione Z», un gruppo di manifestanti incappucciati ha ingaggiato scontri con le forze di polizia di fronte al palazzo presidenziale di Città del Messico.
Migliaia di persone hanno percorso il tragitto dal monumento all’Angelo dell’Indipendenza fino alla Piazza della Costituzione, radunandosi poi davanti al Palazzo Nazionale, che ospita la residenza presidenziale.
Pur avendo esordito in forma non violenta, la protesta ha visto l’intervento di un manipolo di facinorosi mascherati, etichettati dai media locali come Black Bloc, che hanno infranto le barriere di protezione, lanciato pietre e affrontato gli agenti in corpo a corpo.
🚨🇲🇽 | #URGENTE COBARDES: La Policía del narcogobierno de Claudia Sheinbaum le rompió las costillas y le pateó la cabeza en el suelo a un joven patriota en la manifestación de la generación Z. pic.twitter.com/oQWa65ZqHc
— La Derecha Diario (@laderechadiario) November 15, 2025
🚨🇲🇽 | #URGENTE Manifestantes atraparon a un policía del narcogobierno de Sheinbaum y lo lincharon en el suelo a puños, patadas en la cabeza y hasta golpeándolo con herramientas. pic.twitter.com/SaBKWXN0U3
— La Derecha Diario (@laderechadiario) November 15, 2025
🚨🇲🇽 | #URGENTE COBARDES: La Policía del narcogobierno de Sheinbaum reprime y lanza piedras contra el pueblo mexicano, y una impactó a un reportero en la masiva manifestación de la generación Z. pic.twitter.com/gUNi3mCQ3v
— La Derecha Diario (@laderechadiario) November 15, 2025
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Le riprese video immortalano i dimostranti intenti a percuotere i poliziotti e questi ultimi che infieriscono con calci su un manifestante riverso al suolo. Le schermaglie sono durate circa sessanta minuti, al cui termine le forze dell’ordine hanno impiegato gas lacrimogeni per disperdere la folla dalla piazza, come documentato dalla testata La Jornada.
I partecipanti sostengono di contestare la corruzione, gli eccessi di potere e l’assenza di punizioni per i delitti violenti. Numerosi hanno levato slogan di accusa contro il partito di sinistra al potere, Morena.
La presidente Claudia Sheinbaum ha reagito biasimando gli atti violenti. «Chi non concorda deve far valere le proprie posizioni mediante cortei pacifici. La violenza non può mai costituire uno strumento per il cambiamento», ha sentenziato.
In precedenza, Sheinbaum aveva attribuito le proteste a «bot e account fittizi sui social» orchestrati da «entità di destra».
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