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Tizi ignudi continuano a terrorizzare l’Italia e il mondo: la temibile ascesa dell’«uomonudismo»

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Sei mesi fa Renovatio 21 ha scritto di un tremendo fenomeno che sembra aver colpito l’Italia, l’Europa, il mondo: quello degli uomini ignudi che deambulano in pubblico.

 

Piazze, strade, autostrade, nessun luogo pare essere al riparo dalla catastrofe di quello che a questo punto proponiamo di chiamare «uomonudismo».

 

Sono ovunque: nei negozi, sui monumenti, nelle fontane, sulle aiuole, alle finestre, sui balconi. Affrontano, talvolta aggressivamente, i pedoni, gli automobilisti, le forze dell’ordine. Nessuno è davvero al riparo dall’ascesa della minaccia dei signori senza vestiti.

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È vero, in larga parte sembrano extracomunitari, cioè, immigrati, cioè migranti, insomma pare a spogliarsi dinanzi a tutti non siano persone del posto, e possiamo a questo punto anche immaginare perché, e ipotizzare che l’uomonudismo sia correlato all’immigrazione di massa: sradicare un individuo e reimmetterlo in un luogo in cui non conosce nessuno, senza famiglia a provare vergogna, forse aumenta la possibilità che costui si metta a correre in istrada così come mamma lo ha fatto.

 

In realtà, non vorremmo far sembrare che si tratti solo di un effetto collaterale del piano Kalergi: vi devono essere certamente anche vari casi di uomonudisti autoctoni, perché il processo di sradicamento personale che vogliono per il cittadino è il medesimo che già ottengono, a gratis, dall’immigrato.

 

In questo mezzo anno, abbiamo visto tanti episodi sconcertanti.

 

Udine: «Nudo con i pantaloni calati imita la statua di Ercole». Lo riporta Friuli Oggi.

 

Vicenza: «Uomo nudo cammina per la strada», TViWeb mostra pure il video, si tratta della cosiddetta «Zona Piscine», quartiere dove centinaia di genitori portano i figli nei vari impianti sportivi ivi siti.

 

A Vicenza a gennaio era comparso un uomo nudo anche nel quartiere San Pio X, non lontano dalla grande base militare americana (la cosiddetta «Caserma Ederle»).

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Un uomo nudo sarebbe comparso nel parco del Pineto, in zona Boccea, a Roma.

 

Ancora Roma: «Uomo nudo semina il panico al Pigneto: una donna trans aveva rifiutato di farlo entrare in casa».

 

Sempre la capitale, un mese fa: «Uomo nudo vicino a Termini, urla e insulti ai passanti, poi si scaglia contro la polizia: arrestato». Se leggi fra le righe scopri che si tratta di un 28enne di nazionalità nigeriana.

 

Firenze: «Uomo nudo minaccia i passanti dal balcone». La7 ci ha il filmato.

 

 

 

Carpi, «Mezzo nudo dà in escandescenza in via Berengario». Lo riporta Temponews.

 

«Nudo alla stazione molesta tre ragazze: salvate da una passante» ci informa Il Messaggero a fine febbraio.

 

C’è anche il dramma famigliare uomonudista: «Maltratta moglie e nudo su terrazzo minaccia suicidio. Giudice lo allontana». Accade a Pratola Peligna, in provincia di cosa non sappiamo (vabbè, è L’Aquila). Lo riporta Onda Tv.

 

Cremona, poche ore fa: «Disagio: uomo nudo in centro a Cremona». Lo riporta Telecolor.

 

La Gazzetta del Mezzogiorno riporta dell’«uomo nudo in giro fra le auto a Bari». I social in visibilio.

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Ad aprile alla Cassina de’ Pecchi, appena fuori Milano, è partita la variante religiosa: «Uomo completamente nudo davanti alla chiesa, intervengono i Carabinieri»

 

Momento mistico anche a Reggio Emilia a cavallo tra i primi due mesi dell’anno: «Nudo e ubriaco davanti al Duomo: arrestato per resistenza», titola Reggionline.

 

Lungolago direzione Lecco. «Uomo nudo a Malgrate, centinaia di segnalazioni tra indignazione e incredulità». Lo riporta Il Giorno.

 

A Lecco, c’è da dire, un episodio era stato segnalato anche cinque anni fa.

 

 

A Modena lo scorso gennaio Il Resto del Carlino ha fatto scattare il titolo che piace a noi: «Nudo in strada semina il panico». Nelle prime righe, in barba alla Carta di Roma, è possibile leggere, timidamente, che si tratta di uno «straniero».

 

Capita anche con SiracusaOggi.it per la notizia di due settimane fa: «Identificato l’uomo che girava nudo in corso Gelone: è un 39enne nigeriano».

 

Agrigento, 2 aprile: «Uomo bloccato nudo per strada: bloccato dalla polizia». Lo riporta Agrigento Oggi.

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Barletta, ottobre 2023: «A Barletta sul lungomare di Ponente uomo nudo alla fontana». Lo riporta Barletta NEWS 24.

 

Ancona, febbraio scorso: «Choc al Ventaglio: uomo nudo al parco».

 

A Napoli, un caso tre settimane fa. «corre nudo per 4 chilometri tra Vomero e Posillipo: interviene il 118, ricoverato» titola Il MattinoLe forze dell’ordine sono state prontamente allertate, facendo intervenire il 118 facendo così finire la corsa dell’uomonudista partenopeo in ospedale.

 

Non che a Napoli, in questi anni, siano mancati i casi.

 

 

 

In America esiste un’espressione, «going postal», per dire quando uno impazzisce: laggiù, par di capire, accade che in molti danno in escandescenza all’ufficio postale. Ecco che l’uomo nudo ha tradotto l’espressione anche in Italia: Torino, un mese fa, «Entra e si spoglia: tensione alle Poste di Borgo Dora a causa di un uomo in stato di alterazione».

 

Aprile, Liguria: «Loano, cammina nudo sull’Aurelia bloccando i veicoli in transito: arrestato uomo di 47 anni». Lo riporta Telenord.

 

A gennaio ecco il caso enigmatico: «Trovato incosciente e nudo dentro l’auto vicino all’aeroporto: gravissimo a Torrette», scrive Cronache Ancona.

 

Montanaro, vicino Chivasso: «Uomo nudo insegue due giovani studentesse».

 

Reggio Calabria: «Uomo nudo bloccato dalla Polizia nel centro storico».

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Anche il mondo dello sport sconvolto: «Lotito contro Mourinho negli spogliatoi mentre un uomo nudo scappava: “Ma che è ‘sta roba?”»

 

Misteri a Pesaro: «Girava nudo nel maneggio indossando una coda di cavallo finta: scoperto dalla videosorveglianza».

 

Il fenomeno ci impiega poco a diventare drammatico, inquietante: «Anziana uccisa in casa a Foggia, fermato un uomo nudo in strada» scrive RaiNews due giorni fa.

 

Uomo nudo assassino anche a Maennendorf, in Isvizzera: «Uomo nudo uccide una donna che correva in un parco di Männedorf» scrive il sito Blue News.

 

Sempre in Confederazione Elvetica, a marzo: «Un uomo nudo minaccia una venditrice con un coltello». Lo riporta il Corriere del Ticino.

 

C’è anche la storia dell’uomo nudo che defunge: «Chieti, uomo nudo fermato dai carabinieri col taser muore in ambulanza» riporta SkyTG24.

 

«Uomo nudo trovato morto sul lido» a Caserta. «Indagano i carabinieri».

 

Ancora nera uomonudistica: «Uomo di 33 anni trovato morto sui binari: «Il corpo completamente nudo e con ferite alla testa». Accadde a Vigevano, riporta il Corriere Adriatico.

 

«Getta figlia dal terrazzo, la ricostruzione dei testimoni: “Abbiamo preso la bimba, correva mezzo nudo”» è il caso tragico di Cinto Caomaggiore riportato da Fanpage.

 

Il fenomeno, dicevamo, è globale: «Disneyland California: uomo nudo passeggia nell’attrazione». Riporta Panorama.

 

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Volo della Virgin Australia da Perth a Melbourne: «Uomo arrestato perché correva nudo dentro l’aereo». Lo riporta Sky News.

 

Nuovo Jersey: Uomo nudo causa 100 mila dollari di dollari al ristorante.

 

Uomo nudo cammina per il centro della città di Fargo, Nord Dakota.

 

Leeds, Alabama: «Si lancia nudo dentro la vasca di un negozio». Il 42enne è nei guai.

 

 

Missouri: «Un uomo nudo sfonda il muro di un appartamento a St. Louis, minaccia la famiglia viene colpito da uno sparo».

 

Uomonudista sconvolge la cittadina di Burlington, USA.

 

«Un uomo nudo ferma il traffico sulla I-93, dice la polizia». Succede a Boston.

 

«Uomo nudo e ubriaco ha tentato di violare i controlli di sicurezza all’aeroporto di Fort Lauderdale», in Florida.

 

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Morgantown, Virginia: «Arrestato l’uomo che era fuggito nudo dalla polizia».

 

A Seattle il caso più difficilmente riferibile: «Uomo nudo nella contea di Kitsap afferra un bambino, corre nel bosco e morde il vicino che lo inseguiva».

 

Oklahoma: «Uomo accusato di aver visitato il drive-thru di Starbucks nudo più volte».

 

«L’uomo nudo corre nel traffico» a Los Angeles.

 

 

Houston, Texas: «Solo il 13: la polizia di Galveston cerca un uomo accusato di atti osceni dopo essere stato visto correre nudo».

 

C’è anche un caso, che certo manda in solluchero il lettore di Renovatio 21: in Texas uomo nudo arrestato da robocane!

 

 

 

Sempre Houston: «Uomo nudo ripreso dal video del campanello nel quartiere di Old Braeswood» (Insomma, Houston abbiamo un problema)

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Williamson County, Texas: «Uomo nudo trovato nella vasca idromassaggio del proprietario di una casa della contea di Williamson»

 

Milwakee: «Uomo nudo corre sull’autostrada del Wisconsin».

 

Ashbourne, cittadina del Derbyshire, in Gran Bretagna: «La polizia indaga sulla denuncia di un uomo nudo che porta a spasso un cane». Lo scrive la BBC.

 

Portswood, Inghilterra: «Shock quando un uomo nudo è stato visto correre vicino al supermercato».

 

Germania: «Uomo di Kaiserslautern trovato chiuso fuori dall’appartamento nudo».

 

Dublino: «Un uomo si presenta in tribunale nudo perché il gatto è scomparso».

 

Non possiamo dimenticare, a questo punto, che un uomo ignudo è comparso perfino sul palco del Premio Oscar: si trattava del sinofono ex wrestler John Cena, forse inconsapevole di aver così validato l’oscuro trend globale.

 

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Poi c’è la quantità di scene che stanno finendo sui social, specie dagli account che danno conto della questione immigrati.

 

L’ineffabile Radio Genova, che si sdoppia su Twitter in Radio Genoa, ne offre una caterva, pur senza indicazioni di luogo e data. Anche tanti altri utenti, va riconosciuto, fanno con dovizia il lavoro di raccogliere le immagini dello shock uomonudista che si abbatte sul mondo.

 

 

 

 

 

 

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Tuttavia, sappiamo che ognuno di questi video, con il loro intollerabile carico di sconvolgimento, mai toccheranno le vette del video virale dell’anno, che ha fatto impazzire per qualche ragione soprattutto gli USA, ma che pare sia stato firmato a Brescia: quello del signore che, con le braghe calate, si infila nel sedere una pompa di benzina.

 

Si tratta di un caso di uomonudismo estremo? Una mutazione, un’evoluzione lungo il cammino del fenomeno dell’uomo nudo? Non sappiamo dirlo.

 

Tuttavia l’angoscia non decresce. Uomini nudi dappertutto. Imprevedibili, pericolosi, senza veli. È la fase terminale della civiltà liberale, un assaggio della morale nell’era dell’anarco-tirannide in via di caricamento – e non potete farci niente.

 

Potete solo dirvi, borbottando mentre invecchiate, che una volta, quando eravate piccoli, quando eravate giovani, non era così.

 

E quindi: cosa è andato storto?

 

E soprattutto, quando da bambini vi spaventavano parlando dell’uomo nero, perché non vi hanno detto poteva anche presentarvisi ignudo?

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Il famoso chiosco Nathan’s Hot Dog viene venduto per 450 milioni di dollari: fu teatro dell’ascesa di Takery Kobayashi

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Nathan’s Famous, nata più di un secolo fa come semplice chiosco di hotdog a 5 centesimi a Coney Island, spiaggia nei pressi di Nuova York, è stata acquisita dal colosso della carne confezionata Smithfield Foods per 450 milioni di dollari in un’operazione interamente in contanti, hanno annunciato mercoledì le due società.   Smithfield, che dal 2014 detiene già i diritti di produzione e distribuzione dei prodotti Nathan’s negli Stati Uniti, in Canada e nei Sam’s Club in Messico, acquisterà tutte le azioni in circolazione di Nathan’s al prezzo di 102 dollari ciascuna.   Come gran parte delle aziende del settore alimentare, anche Nathan’s ha subito una forte pressione inflazionistica: nell’ultimo trimestre i costi dei prodotti a marchio Nathan’s sono aumentati del 27% rispetto all’anno precedente, secondo quanto riportato dall’azienda in un documento depositato presso la Securities and Exchange Commission statunitense. In particolare, il costo medio per libbra di hotdoggo è salito del 20%.   Nathan Handwerker aprì il primo chiosco Nathan’s a Coney Island nel 1916 grazie a un prestito di 300 dollari. Negli anni successivi la famiglia Handwerker aprì alcuni altri punti vendita a New York; nel 1987 l’attività fu ceduta a investitori esterni e il marchio si è poi sviluppato soprattutto in franchising. Il ristorante sorge esattamente nello stesso lotto dove Handwerker aprì il primo chiosco.

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Nell’anno fiscale 2025 Nathan’s ha riportato un utile netto di 24 milioni di dollari su un fatturato di circa 150 milioni di dollari. L’acquisizione dovrebbe concludersi nella prima metà del 2026.   Sebbene la prima gara ufficialmente registrata risalga al 1972, Nathan’s sostiene che competizioni informali abbiano avuto luogo fin dall’anno di apertura del chiosco, all’inizio del XX secolo. L’edizione del 2025 sarà quindi considerata la 103ª.   Secondo una delle spiegazioni, lo hot dog si chiama così perché il nome deriva dalla somiglianza del würstel con un cane bassotto (in tedesco dachshund) e dal fatto che viene servito «hot» (caldo); la versione più popolare racconta di un vignettista che, non sapendo scrivere «dachshund sausage», disegnò un bassotto nel panino, etichettandolo «hot dog».   Nathan’s Famous gode negli Stati Uniti di una presenza culturale enorme, legata sia alla sua lunga storia sia alla celebre – e discussa – gara annuale di mangiatori dello hotdog che si tiene ogni 4 luglio nel locale originario di Coney Island. Qui concorrenti da tutto il mondo si sfidano per vedere chi riesce a consumare più hotdog e panini in dieci minuti.   L’americano Joey Chestnut detiene il record attuale: lo scorso anno ha divorato 70,5 hotdogghi e panini. Chestnut ha vinto 17 delle ultime 19 edizioni, stabilendo il primato assoluto nel 2021 con 76 hotdogghi e panini consumati.

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Tuttavia la gara è nota anche come il teatro dell’ascesa del vero grande unico campione del competitive eating, l’insaziabile gastroatleta nipponico Takeru Kobayashi.   Il Kobayashi, nato il 15 marzo 1978 a Nagano, in Giappone, divenne una leggenda mondiale delle gare di cibo grazie alle sue straordinarie performanze alla Nathan’s Famous Hot Dog Eating Contest di Coney Island. Prima del 2001, la gara – disputata ogni 4 luglio a Brooklyn, New York – era dominata da mangiatori locali con record modesti: circa 20-25 hot dog in 12 minuti.     Il Kobayashi, allora 23enne studente universitario con poca esperienza internazionale, al suo debutto sconvolse l’intero ecosistema di mangiatori professionali di hotdogghi e non solo. Con una tecnica rivoluzionaria (spezzava i panini, immergeva nel liquido per ammorbidirli e usava rapidi movimenti di mascella), divorò 50 hotdogghi con relativi panini in soli 12 minuti, quasi raddoppiando il record precedente (25½ di Donald Wolf nel 1991).   Il pubblico neoeboraceno rimase sbalordito: gli organizzatori finirono i cartelli numerati. Quella vittoria segnò l’inizio di un dominio assoluto: Kobayashi vinse sei edizioni consecutive (2001-2006), alzando progressivamente l’asticella fino a 53¾ hot dog nel 2006.  

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Kobe, come aveva preso a chiamarlo il pubblico adorante, si presentava ogni anni sempre più in forma, e con tecniche sempre più nuove, come il «kobayashi shake», una elegante mossa del torso per spingere il cibo giù per l’esofago e le budella intasate.   Gli americani, tuttavia, che da Paese più obeso del mondo volevano mantenere il primato nelle discipline della cibazione, reagirono alla supremazia del giapponese non sempre con onestà. In una sfida televisiva misero contro Kobayashi un terrificante orso grizzly, che ruggiva sotto la bandiera a stelle e strisce.     In un’edizione controversa della disputa hotdogga di Coney Island, a Kobe non fu permesso di gareggiare, nonostante la folla lo acclamasse e fu persino arrestato . «Let me eat» disse il campione mentre veniva portato via dalle forze di sicurezza.     La sua presenza trasformò la gara da evento folcloristico in fenomeno globale, attirando televisioni e sponsor. L’ascesa di Kobayashi non fu solo fisica, ma culturale: dimostrò che con allenamento estremo, tecnica e mentalità si potevano abbattere limiti ritenuti insuperabili. Anche dopo la fine del suo regno – fu battuto dal Chestnut, un americano medio senza tecniche speciali, nel 2007 – il suo record del 2001 rimane un punto di riferimento epocale nella storia delle competizioni mangerecce.  

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Le sue capacità si estesero quindi alla pizza, che consumava con rapidità fulminea grazie a tecniche di piegamento derivate certamente dall’origami, nonché al caffelatte, al latte ai sandwicci, hamburgherri, tacos, alle uova e a tanti altri cibi.           I video dei suoi allenamenti in Hokkaido, con un cuoco che gli porta da mangiare pure un kakigori (tipo di gelato giapponese) fatto con un metro di neve, rimangono nella leggenda di questo grande, ineffabile, impareggiabile campione sportivo.    

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Influencer ebrea dice di aver ottenuto il visto per gli USA grazie al suo grande seno

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Un’influencer canadese dei social media che si è costruita un seguito grazie all’umorismo, all’autoironia e alle immagini sessualizzate ha ottenuto uno dei visti di lavoro più esclusivi degli Stati Uniti. Lo riporta il sito The Post Millennial.

 

Julia Ain, 25 anni, ha ricevuto un visto O-1B, riservato a persone con «straordinarie capacità artistiche o importanti successi nell’industria televisiva, cinematografica o cinematografica», dopo aver presentato prove, tra cui un video virale girato nella famosa rosticceria giudea Katz’s Delicatessen di Nuova York. Nel video, l’Ain e un’amica indossano top scollati mentre tengono in mano un panino al pastrami – gustosa pietanza della tradizione ebraica askenazita, divenuta per qualche ragione popolare nell’America urbana – e chiedono agli spettatori: «preferiresti una notte con noi o una scorta annuale di questo panino?». (Nel caso di chi scrive, e speriamo anche di chi legge, la seconda, ma davvero senza pensarci)

 

 

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Il video di sei secondi ha totalizzato oltre 11 milioni di visualizzazioni, 226.000 «Mi piace» e circa 58.000 commenti.

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«Sì, quel video è stato presentato al governo degli Stati Uniti», ha detto Ain a The Times. «So che sembra folle. Ma era letteralmente inteso come prova… che la gente sta guardando». La sua domanda è stata approvata, inserendola tra un numero crescente di influencer che hanno ottenuto con successo il visto O-1 negli ultimi anni. Il visto viene solitamente rilasciato per tre anni, con possibilità di proroghe annuali.

 

Questa tendenza è stata criticata dall’amministrazione Trump, che ha inasprito i limiti ai visti H-1B per le cosiddette «occupazioni specialistiche» in settori come la tecnologia, la medicina e la scienza. Nel 2024, meno di 20.000 persone hanno ottenuto un visto O-1B o la sua controparte, l’O-1A, per abilità straordinarie in ambito economico, scientifico, educativo o sportivo. Al contrario, quell’anno sono stati rilasciati circa 219.000 visti H-1B, prima che il limite annuale fosse ridotto a 85.000.

 

La maggiorata influencer ha quindi offerto la sua deduzione: «forse il mio straordinario talento è solo che ho un seno prosperoso».

 

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Sulle sue piattaforme, dove conta oltre 1,3 milioni di follower, l’Ain ha coltivato un personaggio che descrive come la «ragazza ebrea divertente con il seno prosperoso». I suoi post spesso combinano sarcasmo, scollature visibili e riferimenti alla sua identità ebraica, tra cui una collana con la Stella di David.

 

La sua domanda di visto andava oltre i video virali. Includeva la sponsorizzazione di Fanfix, una piattaforma di abbonamento che si propone come un’alternativa senza nudità a OnlyFans, insieme alla documentazione del suo reddito, delle visualizzazioni di pagina e del numero di follower, e dieci lettere di raccomandazione da parte di influencer con cui ha collaborato, scrive il Post Millennial.

 

I candidati devono anche dimostrare perché devono risiedere negli Stati Uniti. Ain ha sostenuto che Nuova York è essenziale sia professionalmente che personalmente. Ha citato l’importanza della città per la cultura ebraica e ha scritto che, in un contesto di crescente antisemitismo a livello globale, il suo umorismo ha offerto un contrappeso a quello che ha descritto come un ambiente online sempre più cupo.

 

Prima di ottenere il visto, Ain viveva a Montreal. Dopo essersi trasferita, Ain ha contribuito a fondare un collettivo con sede a New York noto come «Milk Mansion» («la magione del latte»), che ha descritto come un gruppo di 15 donne che creano quelli che lei definisce «contenuti positivi con un’alta carica di positività». Le immagini dell’ensemble di femmine parlano da sé.

 

 

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Il gruppo ha attirato l’attenzione online. A dicembre, le sue componenti hanno affittato una casa in Pennsylvania per una settimana per produrre contenuti per TikTok, Instagram e Fanfix. Un video recente mostra diverse creatrici in abiti con stampe di mucca che mimano mentre una canta «Old MacDOnald had a farm», la versione anglofona di «nella vecchia fattoria». Il video è stato visualizzato più di 230.000 volte, ma è incredibile come nessuna delle popputissime protagoniste sia avvenente, anzi, alcune mostrano, oltre ad un lato volgare, anche una certa trascuratezza.

 

 

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«Ho lavorato duramente per ottenere questo visto», ha detto Ain alla testata. «Che pensiate personalmente che io non abbia talento non importa, perché tutti i numeri e tutto il resto dimostrano che sono una persona che sta portando entrate all’economia statunitense».

 

In un video recente, stella di David ben visibile sopra le mammelle, la ragazza di origini giudee ha criticato fortemente il caso degli influencer Nick Fuentes, Andrew Tate, Sneako e altri filmati in un locale di Miami con in sottofondo la canzone di Ye (già Kanye West) «Heil Hitler».

 

 

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La giovane giudea non sembra particolarmente dotata di talento, né avvenente, ma sappiamo i miracoli che possono fare ghiandole mammarie abbondanti quando esposte dinanzi alla popolazione maschile.

 

Quanto al simbolo dell’etnostato giudaico posto sopra le tette, bisogna qui ricordare la leggenda non confermata secondo cui Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, all’epoca nunzio apostolico in Francia, incontrò ad un ricevimento una signora con scollatura assai generosa che gli chiedeva se a lui piacesse il crocifisso che portava al collo. «Signora» avrebbe risposto il futuro romano pontefice. «più che la croce vedo il Golgota». Un’altra versione vuole che giunti alla frutta a fine banchetto, il Roncalli le diede una mela dicendole: «la prenda, signora, perché solo dopo averla mangiata Eva si accorse di essere nuda». Ma stiamo pericolosamente divagando.

 

Come riportato da Renovatio 21, è noto che lo Stato di Israele sta investendo e facendo investire miliardi in operazioni psicologiche per i social e gli influenzerri, con TikTok assurto a «nuova arma» dello Stato Giudaico nella guerra dell’informazione.

 

E le tette – come dimostrato ancora decadi fa da Venusia, la robotta compagna del Mazinga – sono, con una popolazione mondiale rimasta vagamente eterosessuale, armi a tutti gli effetti.

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Il presidente finnico vuol fare una sauna con Trump

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Il presidente finlandese Alexander Stubb ha dichiarato che potrebbe invitare il leader statunitense Donald Trump in una sauna per tentare di stemperare le tensioni politiche legate alla questione della Groenlandia.   Stubb ha espresso questa idea in un’intervista concessa lunedì al Washington Post, a margine del World Economic Forum di Davos. Ha proposto di ricorrere a un metodo tipicamente finlandese per affrontare i problemi, sottolineando come instaurare un rapporto in un contesto informale e rilassato possa risultare «molto utile dal punto di vista diplomatico».   «A volte è utile rallentare il ritmo, andare in sauna, fare un bel bagno e poi trovare una soluzione», ha affermato. Alla domanda se pensasse davvero di riuscire a convincere Trump ad accettare l’invito, Stubb ha replicato con ironia: «Dalla diplomazia del golf alla diplomazia della sauna, perché no?». Il riferimento al golf alludeva alla sua visita non ufficiale in Florida nel marzo 2025, quando aveva giocato una partita con Trump.   La «diplomazia della sauna» rappresenta una pratica consolidata nella tradizione politica finlandese: un ambiente neutro, rilassato e privo di formalità che favorisce discussioni aperte e sincere.   Già nel 2025 Stubb aveva suggerito pubblicamente che Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj «dovessero fare una sauna insieme» pochi giorni dopo un acceso scambio verbale tra i due, sebbene non sia noto se l’incontro sia mai avvenuto.

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L’inviato speciale del presidente russo Vladimir Putin, Kirill Dmitriev – anch’egli presente a Davos – ha però criticato aspramente l’approccio.   «Gli approcci primitivi di Stubb (golf, sauna…) non funzionano. Funzionano invece il pensiero strategico, le partnership autentiche e l’attenzione alla pace», ha scritto martedì su X. Dmitriev si trova al forum per incontrare la delegazione statunitense e discutere di Ucraina e prospettive di cooperazione economica.   La proposta di Stubb giunge in un momento di grave crisi transatlantica. Trump ha rilanciato con forza la sua intenzione di far acquisire agli Stati Uniti la Groenlandia, territorio autonomo danese e membro della NATO, motivandola con esigenze di sicurezza nazionale. Di fronte al rifiuto unanime dei leader europei, Trump ha minacciato l’imposizione di pesanti dazi doganali – a partire dal 1° febbraio – su diverse nazioni dell’UE, spingendo il blocco a preparare contromisure.   Anche se ad alcuni può sembrare un invito vagamente omoerotico, la sauna è un luogo di maschie discussioni, come da immaginario termale della Roma antica. Anche in Russia, attualmente, la sauna è pensata come luogo di discussione, di affari e altro, tra uomini, e una cultura del genere è forse sensibile anche presso gli onsen giapponesi.   C’è da dire anche che lo Stubbo offre al mondo uno degli unici prodotti rimasti alla Finlandia – che ha una popolazione di 5,6 milioni di persone, meno degli abitanti del Triveneto – dopo che Nokia è stata devastata quando è stato fatto entrare Bill Gates. Sulla questione della carne di renna non diremo nulla memori di quando, nei dibattiti per avere l’autorità alimentare europea a Parma (EFSA) invece che Helsinki, lo statista italiano Silvio Berlusconi (1936-2023) ebbe a diminuire il valore della renna marinata nei confronti del prosciutto, venendo crocifisso dall’europoliticamente corretto.   Sauna di fatto è una parola dell’antico finnico che significherebbe «dimora invernale». Il finlandese non è una lingua europea, come l’ungherese, ed è invece appartenente ad un ceppo separato chiamato appunto ugro-finnico.  

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