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Senatore USA contro gli UFO: «volano sulle basi statunitensi e nessuno sa cosa siano»

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I discorsi sugli UFO tra gli attuali ed ex funzionari del governo sembrano aumentare in vista del rilascio del 1 giugno di un rapporto sugli UFO da parte del Pentagono e delle agenzie di spionaggio.

 

Un giornalista della testata scandalistica americana TMZ si è imbattuto nel senatore repubblicano della Florida Marco Rubio all’aeroporto nazionale Reagan e lo ha interrogato sugli UFO.

 

«Ci sono cose che volano sopra installazioni militari, e nessuno sa cosa sia e non sono nostre»

Rubio, che è anche un membro della commissione del Senato per l’Intelligence, ha rivelato di essere preoccupato per gli UFO che svolazzano sulle basi militari statunitensi.

 

«Ci sono cose che volano sopra installazioni militari, e nessuno sa cosa sia e non sono nostre», ha detto, aggiungendo che è logico voler identificare questi oggetti volanti non identificati. «È buon senso, vero?».

 

«Penso che la preoccupazione sia che ci siano cose che volano sopra le nostre strutture, e non sappiamo cosa siano», ha detto il senatore. «Sai cosa intendo? Quindi questa è la preoccupazione. Forse è l’altra spiegazione logica».

 

«Non sappiamo cosa sia quella roba che sta volando sopra le nostre installazioni, scopriamolo. Forse è un altro Paese, e anche questa sarebbe una cattiva notizia»

Il giornalista di TMZ ha chiesto a Rubio se gli alieni di un’altra galassia o i cinesi possiedono una minaccia più significativa per le installazioni militari statunitensi. Il senatore ha risposto di non conoscere l’origine degli oggetti non identificati.

 

«Ci sono cose che volano sopra le nostre installazioni militari e non sanno chi la stia pilotando, non sanno nemmeno chi sia», ha aggiunto Rubio. «Quindi questo è un problema. Dobbiamo scoprire se possiamo».

 

«Non sappiamo cosa sia quella roba che sta volando sopra le nostre installazioni, scopriamolo» ha aggiunto. «Forse è un altro Paese, e anche questa sarebbe una cattiva notizia».

 

L’ex direttore dell’intelligence nazionale John Ratcliffe – quello che aveva pubblicamente parlato di supersoldati cinesi creati con l’ingegneria genetica CRISPR – aveva rilasciato a Fox News un’intervista su UFO e avvistamenti inspiegabili

Poco prima, l’ex direttore dell’intelligence nazionale John Ratcliffe – quello che aveva pubblicamente parlato di supersoldati cinesi creati con l’ingegneria genetica CRISPR – aveva rilasciato a Fox News un’intervista su UFO e avvistamenti inspiegabili.

 

 

La conversazione sugli UFO tra gli attuali ed ex funzionari governativi è aumentata negli ultimi mesi da quando il progetto di legge sui sussidi COVID-19 e sul finanziamento del governo dell’ex presidente Trump ha iniziato un conto alla rovescia di 180 giorni per il Pentagono e le agenzie di spionaggio per rilasciare ciò che sanno sugli UFO.

Il rapporto completo dovrebbe essere pubblicato il 1 giugno. Alcuni sostengono che si tratti di un’arma di distrazione di massa: mentre avanza la devastazione post-pandemica con le agende oscure di governi ed enti più o meno occulti

 

Il rapporto completo dovrebbe essere pubblicato il 1 giugno. Alcuni sostengono che si tratti di un’arma di distrazione di massa: mentre avanza la devastazione post-pandemica con le agende oscure di governi ed enti più o meno occulti, danno in pasto alla società un tema che gli riempia la mente, dimodoché i cittadini pensino ad altro rispetto alla loro miseria e a come l’élite li stia rovinando.

 

Lo stesso Rubio non è esente da sospetti. Candidato alle primarie contro Trump (che lo prendeva in giro perché sudava moltissimo) era nella rosa dei preferiti dall’establishment neocon. Il Venezuela lo ha accusato di essere dietro, con la CIA, ai tentavi di golpe a Caracas, dove Rubio sosteneva l’autoproclamato presidente filo-Washington Guaidò. Cubano-americano, è uno stranissimo caso di mormone latino che torna cattolico – magari passando per altre esperienze. Il Rubio fu poi invischiato, durante la candidatura 2016, in una storia torbida, quando uscì un’immagine che secondo alcuni lo ritraeva ad uno schiuma-party gay negli anni Ottanta. Molte speculazioni vennero fatte sulle sue amicizie dell’epoca.

 

Rimane il fatto che l’Air Force USA, in questi anni, ha già fatto uscire diversi documenti enigmatici, come video di piloti da caccia che inquadrano e «agganciano» oggetti volanti la cui forma e velocità sono totalmente inspiegabili.

 

 

 

 

 

 

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Il famoso chiosco Nathan’s Hot Dog viene venduto per 450 milioni di dollari: fu teatro dell’ascesa di Takeru Kobayashi

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Nathan’s Famous, nata più di un secolo fa come semplice chiosco di hotdog a 5 centesimi a Coney Island, spiaggia nei pressi di Nuova York, è stata acquisita dal colosso della carne confezionata Smithfield Foods per 450 milioni di dollari in un’operazione interamente in contanti, hanno annunciato mercoledì le due società.

 

Smithfield, che dal 2014 detiene già i diritti di produzione e distribuzione dei prodotti Nathan’s negli Stati Uniti, in Canada e nei Sam’s Club in Messico, acquisterà tutte le azioni in circolazione di Nathan’s al prezzo di 102 dollari ciascuna.

 

Come gran parte delle aziende del settore alimentare, anche Nathan’s ha subito una forte pressione inflazionistica: nell’ultimo trimestre i costi dei prodotti a marchio Nathan’s sono aumentati del 27% rispetto all’anno precedente, secondo quanto riportato dall’azienda in un documento depositato presso la Securities and Exchange Commission statunitense. In particolare, il costo medio per libbra di hotdoggo è salito del 20%.

 

Nathan Handwerker aprì il primo chiosco Nathan’s a Coney Island nel 1916 grazie a un prestito di 300 dollari. Negli anni successivi la famiglia Handwerker aprì alcuni altri punti vendita a New York; nel 1987 l’attività fu ceduta a investitori esterni e il marchio si è poi sviluppato soprattutto in franchising. Il ristorante sorge esattamente nello stesso lotto dove Handwerker aprì il primo chiosco.

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Nell’anno fiscale 2025 Nathan’s ha riportato un utile netto di 24 milioni di dollari su un fatturato di circa 150 milioni di dollari. L’acquisizione dovrebbe concludersi nella prima metà del 2026.

 

Sebbene la prima gara ufficialmente registrata risalga al 1972, Nathan’s sostiene che competizioni informali abbiano avuto luogo fin dall’anno di apertura del chiosco, all’inizio del XX secolo. L’edizione del 2025 sarà quindi considerata la 103ª.

 

Secondo una delle spiegazioni, lo hot dog si chiama così perché il nome deriva dalla somiglianza del würstel con un cane bassotto (in tedesco dachshund) e dal fatto che viene servito «hot» (caldo); la versione più popolare racconta di un vignettista che, non sapendo scrivere «dachshund sausage», disegnò un bassotto nel panino, etichettandolo «hot dog».

 

Nathan’s Famous gode negli Stati Uniti di una presenza culturale enorme, legata sia alla sua lunga storia sia alla celebre – e discussa – gara annuale di mangiatori dello hotdog che si tiene ogni 4 luglio nel locale originario di Coney Island. Qui concorrenti da tutto il mondo si sfidano per vedere chi riesce a consumare più hotdog e panini in dieci minuti.

 

L’americano Joey Chestnut detiene il record attuale: lo scorso anno ha divorato 70,5 hotdogghi e panini. Chestnut ha vinto 17 delle ultime 19 edizioni, stabilendo il primato assoluto nel 2021 con 76 hotdogghi e panini consumati.

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Tuttavia la gara è nota anche come il teatro dell’ascesa del vero grande unico campione del competitive eating, l’insaziabile gastroatleta nipponico Takeru Kobayashi.

 

Il Kobayashi, nato il 15 marzo 1978 a Nagano, in Giappone, divenne una leggenda mondiale delle gare di cibo grazie alle sue straordinarie performanze alla Nathan’s Famous Hot Dog Eating Contest di Coney Island. Prima del 2001, la gara – disputata ogni 4 luglio a Brooklyn, New York – era dominata da mangiatori locali con record modesti: circa 20-25 hot dog in 12 minuti.

 

 

Il Kobayashi, allora 23enne studente universitario con poca esperienza internazionale, al suo debutto sconvolse l’intero ecosistema di mangiatori professionali di hotdogghi e non solo. Con una tecnica rivoluzionaria (spezzava i panini, immergeva nel liquido per ammorbidirli e usava rapidi movimenti di mascella), divorò 50 hotdogghi con relativi panini in soli 12 minuti, quasi raddoppiando il record precedente (25½ di Donald Wolf nel 1991).

 

Il pubblico neoeboraceno rimase sbalordito: gli organizzatori finirono i cartelli numerati. Quella vittoria segnò l’inizio di un dominio assoluto: Kobayashi vinse sei edizioni consecutive (2001-2006), alzando progressivamente l’asticella fino a 53¾ hot dog nel 2006.

 

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Kobe, come aveva preso a chiamarlo il pubblico adorante, si presentava ogni anni sempre più in forma, e con tecniche sempre più nuove, come il «kobayashi shake», una elegante mossa del torso per spingere il cibo giù per l’esofago e le budella intasate.

 

Gli americani, tuttavia, che da Paese più obeso del mondo volevano mantenere il primato nelle discipline della cibazione, reagirono alla supremazia del giapponese non sempre con onestà. In una sfida televisiva misero contro Kobayashi un terrificante orso grizzly, che ruggiva sotto la bandiera a stelle e strisce.

 

 

In un’edizione controversa della disputa hotdogga di Coney Island, a Kobe non fu permesso di gareggiare, nonostante la folla lo acclamasse e fu persino arrestato . «Let me eat» disse il campione mentre veniva portato via dalle forze di sicurezza.

 

 

La sua presenza trasformò la gara da evento folcloristico in fenomeno globale, attirando televisioni e sponsor. L’ascesa di Kobayashi non fu solo fisica, ma culturale: dimostrò che con allenamento estremo, tecnica e mentalità si potevano abbattere limiti ritenuti insuperabili. Anche dopo la fine del suo regno – fu battuto dal Chestnut, un americano medio senza tecniche speciali, nel 2007 – il suo record del 2001 rimane un punto di riferimento epocale nella storia delle competizioni mangerecce.

 

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Le sue capacità si estesero quindi alla pizza, che consumava con rapidità fulminea grazie a tecniche di piegamento derivate certamente dall’origami, nonché al caffelatte, al latte ai sandwicci, hamburgherri, tacos, alle uova e a tanti altri cibi.

 

 

 

 

 

I video dei suoi allenamenti in Hokkaido, con un cuoco che gli porta da mangiare pure un kakigori (tipo di gelato giapponese) fatto con un metro di neve, rimangono nella leggenda di questo grande, ineffabile, impareggiabile campione sportivo.

 

 

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Influencer ebrea dice di aver ottenuto il visto per gli USA grazie al suo grande seno

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Un’influencer canadese dei social media che si è costruita un seguito grazie all’umorismo, all’autoironia e alle immagini sessualizzate ha ottenuto uno dei visti di lavoro più esclusivi degli Stati Uniti. Lo riporta il sito The Post Millennial.   Julia Ain, 25 anni, ha ricevuto un visto O-1B, riservato a persone con «straordinarie capacità artistiche o importanti successi nell’industria televisiva, cinematografica o cinematografica», dopo aver presentato prove, tra cui un video virale girato nella famosa rosticceria giudea Katz’s Delicatessen di Nuova York. Nel video, l’Ain e un’amica indossano top scollati mentre tengono in mano un panino al pastrami – gustosa pietanza della tradizione ebraica askenazita, divenuta per qualche ragione popolare nell’America urbana – e chiedono agli spettatori: «preferiresti una notte con noi o una scorta annuale di questo panino?». (Nel caso di chi scrive, e speriamo anche di chi legge, la seconda, ma davvero senza pensarci)  
 
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Il video di sei secondi ha totalizzato oltre 11 milioni di visualizzazioni, 226.000 «Mi piace» e circa 58.000 commenti.

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«Sì, quel video è stato presentato al governo degli Stati Uniti», ha detto Ain a The Times. «So che sembra folle. Ma era letteralmente inteso come prova… che la gente sta guardando». La sua domanda è stata approvata, inserendola tra un numero crescente di influencer che hanno ottenuto con successo il visto O-1 negli ultimi anni. Il visto viene solitamente rilasciato per tre anni, con possibilità di proroghe annuali.   Questa tendenza è stata criticata dall’amministrazione Trump, che ha inasprito i limiti ai visti H-1B per le cosiddette «occupazioni specialistiche» in settori come la tecnologia, la medicina e la scienza. Nel 2024, meno di 20.000 persone hanno ottenuto un visto O-1B o la sua controparte, l’O-1A, per abilità straordinarie in ambito economico, scientifico, educativo o sportivo. Al contrario, quell’anno sono stati rilasciati circa 219.000 visti H-1B, prima che il limite annuale fosse ridotto a 85.000.   La maggiorata influencer ha quindi offerto la sua deduzione: «forse il mio straordinario talento è solo che ho un seno prosperoso».  

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Sulle sue piattaforme, dove conta oltre 1,3 milioni di follower, l’Ain ha coltivato un personaggio che descrive come la «ragazza ebrea divertente con il seno prosperoso». I suoi post spesso combinano sarcasmo, scollature visibili e riferimenti alla sua identità ebraica, tra cui una collana con la Stella di David.   La sua domanda di visto andava oltre i video virali. Includeva la sponsorizzazione di Fanfix, una piattaforma di abbonamento che si propone come un’alternativa senza nudità a OnlyFans, insieme alla documentazione del suo reddito, delle visualizzazioni di pagina e del numero di follower, e dieci lettere di raccomandazione da parte di influencer con cui ha collaborato, scrive il Post Millennial.   I candidati devono anche dimostrare perché devono risiedere negli Stati Uniti. Ain ha sostenuto che Nuova York è essenziale sia professionalmente che personalmente. Ha citato l’importanza della città per la cultura ebraica e ha scritto che, in un contesto di crescente antisemitismo a livello globale, il suo umorismo ha offerto un contrappeso a quello che ha descritto come un ambiente online sempre più cupo.   Prima di ottenere il visto, Ain viveva a Montreal. Dopo essersi trasferita, Ain ha contribuito a fondare un collettivo con sede a New York noto come «Milk Mansion» («la magione del latte»), che ha descritto come un gruppo di 15 donne che creano quelli che lei definisce «contenuti positivi con un’alta carica di positività». Le immagini dell’ensemble di femmine parlano da sé.  
 
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Il gruppo ha attirato l’attenzione online. A dicembre, le sue componenti hanno affittato una casa in Pennsylvania per una settimana per produrre contenuti per TikTok, Instagram e Fanfix. Un video recente mostra diverse creatrici in abiti con stampe di mucca che mimano mentre una canta «Old MacDOnald had a farm», la versione anglofona di «nella vecchia fattoria». Il video è stato visualizzato più di 230.000 volte, ma è incredibile come nessuna delle popputissime protagoniste sia avvenente, anzi, alcune mostrano, oltre ad un lato volgare, anche una certa trascuratezza.  
 
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  «Ho lavorato duramente per ottenere questo visto», ha detto Ain alla testata. «Che pensiate personalmente che io non abbia talento non importa, perché tutti i numeri e tutto il resto dimostrano che sono una persona che sta portando entrate all’economia statunitense».   In un video recente, stella di David ben visibile sopra le mammelle, la ragazza di origini giudee ha criticato fortemente il caso degli influencer Nick Fuentes, Andrew Tate, Sneako e altri filmati in un locale di Miami con in sottofondo la canzone di Ye (già Kanye West) «Heil Hitler».  
 
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La giovane giudea non sembra particolarmente dotata di talento, né avvenente, ma sappiamo i miracoli che possono fare ghiandole mammarie abbondanti quando esposte dinanzi alla popolazione maschile.   Quanto al simbolo dell’etnostato giudaico posto sopra le tette, bisogna qui ricordare la leggenda non confermata secondo cui Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, all’epoca nunzio apostolico in Francia, incontrò ad un ricevimento una signora con scollatura assai generosa che gli chiedeva se a lui piacesse il crocifisso che portava al collo. «Signora» avrebbe risposto il futuro romano pontefice. «più che la croce vedo il Golgota». Un’altra versione vuole che giunti alla frutta a fine banchetto, il Roncalli le diede una mela dicendole: «la prenda, signora, perché solo dopo averla mangiata Eva si accorse di essere nuda». Ma stiamo pericolosamente divagando.   Come riportato da Renovatio 21, è noto che lo Stato di Israele sta investendo e facendo investire miliardi in operazioni psicologiche per i social e gli influenzerri, con TikTok assurto a «nuova arma» dello Stato Giudaico nella guerra dell’informazione.   E le tette – come dimostrato ancora decadi fa da Venusia, la robotta compagna del Mazinga – sono, con una popolazione mondiale rimasta vagamente eterosessuale, armi a tutti gli effetti.

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Il presidente finnico vuol fare una sauna con Trump

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Il presidente finlandese Alexander Stubb ha dichiarato che potrebbe invitare il leader statunitense Donald Trump in una sauna per tentare di stemperare le tensioni politiche legate alla questione della Groenlandia.

 

Stubb ha espresso questa idea in un’intervista concessa lunedì al Washington Post, a margine del World Economic Forum di Davos. Ha proposto di ricorrere a un metodo tipicamente finlandese per affrontare i problemi, sottolineando come instaurare un rapporto in un contesto informale e rilassato possa risultare «molto utile dal punto di vista diplomatico».

 

«A volte è utile rallentare il ritmo, andare in sauna, fare un bel bagno e poi trovare una soluzione», ha affermato. Alla domanda se pensasse davvero di riuscire a convincere Trump ad accettare l’invito, Stubb ha replicato con ironia: «Dalla diplomazia del golf alla diplomazia della sauna, perché no?». Il riferimento al golf alludeva alla sua visita non ufficiale in Florida nel marzo 2025, quando aveva giocato una partita con Trump.

 

La «diplomazia della sauna» rappresenta una pratica consolidata nella tradizione politica finlandese: un ambiente neutro, rilassato e privo di formalità che favorisce discussioni aperte e sincere.

 

Già nel 2025 Stubb aveva suggerito pubblicamente che Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj «dovessero fare una sauna insieme» pochi giorni dopo un acceso scambio verbale tra i due, sebbene non sia noto se l’incontro sia mai avvenuto.

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L’inviato speciale del presidente russo Vladimir Putin, Kirill Dmitriev – anch’egli presente a Davos – ha però criticato aspramente l’approccio.

 

«Gli approcci primitivi di Stubb (golf, sauna…) non funzionano. Funzionano invece il pensiero strategico, le partnership autentiche e l’attenzione alla pace», ha scritto martedì su X. Dmitriev si trova al forum per incontrare la delegazione statunitense e discutere di Ucraina e prospettive di cooperazione economica.

 

La proposta di Stubb giunge in un momento di grave crisi transatlantica. Trump ha rilanciato con forza la sua intenzione di far acquisire agli Stati Uniti la Groenlandia, territorio autonomo danese e membro della NATO, motivandola con esigenze di sicurezza nazionale. Di fronte al rifiuto unanime dei leader europei, Trump ha minacciato l’imposizione di pesanti dazi doganali – a partire dal 1° febbraio – su diverse nazioni dell’UE, spingendo il blocco a preparare contromisure.

 

Anche se ad alcuni può sembrare un invito vagamente omoerotico, la sauna è un luogo di maschie discussioni, come da immaginario termale della Roma antica. Anche in Russia, attualmente, la sauna è pensata come luogo di discussione, di affari e altro, tra uomini, e una cultura del genere è forse sensibile anche presso gli onsen giapponesi.

 

C’è da dire anche che lo Stubbo offre al mondo uno degli unici prodotti rimasti alla Finlandia – che ha una popolazione di 5,6 milioni di persone, meno degli abitanti del Triveneto – dopo che Nokia è stata devastata quando è stato fatto entrare Bill Gates. Sulla questione della carne di renna non diremo nulla memori di quando, nei dibattiti per avere l’autorità alimentare europea a Parma (EFSA) invece che Helsinki, lo statista italiano Silvio Berlusconi (1936-2023) ebbe a diminuire il valore della renna marinata nei confronti del prosciutto, venendo crocifisso dall’europoliticamente corretto.

 

Sauna di fatto è una parola dell’antico finnico che significherebbe «dimora invernale». Il finlandese non è una lingua europea, come l’ungherese, ed è invece appartenente ad un ceppo separato chiamato appunto ugro-finnico.

 

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