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Civiltà

Rivoluzione colorata in USA. I progressisti applaudono

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Gli USA devastati come l’Ucraina, la Georgia, l’Egitto, la Tunisia. I liberal si spellano le mani.

 

I progressisti liberal applaudono, collaborazionisti interni – per snobismo, per ingenuità, per nequizia – di un disegno di caos e degradazione che, come scopriranno, li tirerà giù con sé.

The Atlantic, prestigiosa rivista progressista americana, il 6 giugno ha pubblicato un articolo che sosteneva che l’attuale caos negli Stati Uniti è una replica diretta del colpo di stato del 2104 contro il governo eletto dell’Ucraina. Si tratta dei fatti violenti di Piazza Maidan a Kiev, che rovesciarono l’intero Paese e portarono al ritorno della Crimea alla Russia e alla guerra secessionista nella regione del Donbass.

 

Il titolo dell’articolo è incredibile quanto il contenuto dello stesso: «Il regime di Trump comincia a cadere. Il modo migliore per cogliere la grandezza di ciò che stiamo vedendo è cercare precedenti all’estero». In pratica, i liberal americani si fregano le mani soddisfatti per una «rivoluzione colorata» (cioè, un golpe, magari eterodiretto) fatto in casa propria.

 

In pratica, i liberal americani si fregano le mani soddisfatti per una «rivoluzione colorata» (cioè, un golpe, magari eterodiretto) fatto in casa propria

L’odio per Trump non ha limiti e fa perdere agli avversari ogni vergogna. La sinistra USA, ora inginocchiata al cospetto di martire che rapinava donne incinta puntando loro una pistola sulla pancia, ora gode della barbarica distruzione delle stesse città che essa governa.

 

Il «precedente» di Maidan qui evocato era in realtà un colpo di Stato gestito dagli stessi agenti dell’amministrazione Obama – il nero dio dei liberal, proveniente probabilmente da una famiglia affiliata, appunto, alla CIA – e dalla stampa americana dei media mainstream: in pratica, i medesimi soggetti dietro lo sforzo di rovesciare Trump oggi.

La sinistra USA, ora inginocchiata al cospetto di martire che rapinava donne incinta puntando loro una pistola sulla pancia, ora gode della barbarica distruzione delle stesse città che essa governa.

 

L’autore del pezzo dell’Atlantic, Franklin Foer, cita Gene Sharp, il politologo delle rivoluzioni colorate detto anche «il Machiavelli della non-violenza». Sharp è noto per aver distillato ciò che ha imparato in un manuale di 93 pagine, Dalla dittatura alla democrazia: come abbattere un regime.

 

«Nel corso della sua presidenza, Donald Trump ha lasciato andare i suoi istinti autoritari – scrive Foer  – e ora sta incontrando il destino comune degli autocrati ai quali la gente si ribella. Ciò a cui gli Stati Uniti stanno assistendo è meno simile al caos del 1968, che divise ulteriormente una nazione, e più simile ai movimenti non violenti che ottennero un ampio sostegno sociale in luoghi come Serbia, Ucraina e Tunisia, e spazzarono via i regimi dittatoriali di Milosevic , Yanukovich e Ben Ali».

 

«Ciò a cui gli Stati Uniti stanno assistendo è meno simile al caos del 1968, che divise ulteriormente una nazione, e più simile ai movimenti non violenti che ottennero un ampio sostegno sociale in luoghi come Serbia, Ucraina e Tunisia, e spazzarono via i regimi dittatoriali di Milosevic , Yanukovich e Ben Ali»

I Paesi citati furono tutti interessati da cosiddette «rivoluzioni colorate» dove la manina americana, atta a portare la «democrazia», non è più nemmeno storicamente discutibile, e passava attraverso operazioni gestite da terzi come George Soros, che finanziò a fine anni Novanta il movimento giovanile serbo Otpor, servito poi da matrice per altre «rivoluzioni» in giro per il pianeta, o ingegnerizzate tramite i social network della Silicon Valley – per esempio la Primavera Araba egiziana del 2011.

 

Dopo una lunga descrizione dei metodi di «rivoluzione colorata» di Sharp, Foer ripete la versione antirussa (cioè, americana) del colpo di stato di Maidan in Ucraina: «Quando il presidente del paese indietreggiò dai piani per aderire all’Unione Europea, una folla si radunò nella piazza centrale di Kiev, il Maidan . Le folle inizialmente non avevano alcuna intenzione dichiarata o realistica speranza di rovesciare il presidente cleptocratico, Viktor Yanukovich».

 

«Invece di lasciare che i manifestanti si sgolassero nel fitto inverno gelido, Yanukovich si mette a confrontarsi violentemente con loro. Questa tattica fallì orribilmente. Un movimento con obiettivi limitati divenne una vera e propria rivoluzione. Oligarchi si allontanarono silenziosamente da un leader che avevano sovvenzionato da tempo. I lacché che avevano servito fedelmente il regime si dimisero  per paura di attirare l’ira del pubblico. Alla fine, Yanukovich si ritrovò isolato, solo con la sua famiglia e i suoi consiglieri russi, destinato all’esilio»

 

Quindi Foer dispiega la similitudine Ucraina-USA.

 

«Man mano che ogni gruppo di élite ha rifiutato Trump, è diventato più difficile per il prossimo obbedire in buona coscienza»

«È sorprendente come gli eventi negli Stati Uniti, nonostante tutte le ovvie imperfezioni dell’analogia, abbiano tracciato le prime fasi di questa storia. Ciò è osservabile nelle immagini delle folle nelle notti successive, poiché la violenta repressione di Trump delle proteste in Piazza Lafayette ha solo fatto gonfiare i loro ranghi. Ed è possibile vedere come le élite, nel giro di pochi giorni, abbiano iniziato a rifiutare la cooperazione, iniziando dai circoli esterni del potere e girandosi rapidamente verso l’interno».

 

Foer afferma che la marcatura di Twitter del tweet di Trump (sull’uso dei militari per fermare il saccheggio di massa e incendio doloso) come «fuorviante» è stata una chiave di svolta, che «ha costituito un precedente. La compagnia si era dimostrata forte contro il bullo e aveva dimostrato che c’era poco prezzo da pagare per la scelta… Man mano che ogni gruppo di élite ha rifiutato Trump, è diventato più difficile per il prossimo obbedire in buona coscienza. Nella tassonomia di Sharp, la presa del potere dell’autocrate dipende interamente dalla fedeltà delle forze armate. Quando le forze armate rifiutano la cooperazione, il dittatore è finito». 

«Nella tassonomia di Sharp, la presa del potere dell’autocrate dipende interamente dalla fedeltà delle forze armate. Quando le forze armate rifiutano la cooperazione, il dittatore è finito»

 

«Questa è una chiamata aperta per un colpo di stato militare» scrive EIR.

 

Foer indica il nuovo eroe della rivoluzione colorata, il generale Jim Mattis, ex-uomo dell’amministrazione Trump la cui «stroncatura del suo vecchio capo ha spinto l’ex capo dello staff di Trump John Kelly e la senatrice Lisa Murkowski dell’Alaska a fare eco alla sua condanna del presidente. Poiché ogni disertore ottiene elogi per il coraggio morale, incentiva la prossima serie di disertori».

 

E così anche gli USA hanno la loro rivoluzione colorata. Ma non è arancione, stavolta. È nera. In ogni senso possibile.

E così anche gli USA hanno la loro rivoluzione colorata. Ma non è arancione, stavolta. È nera. In ogni senso possibile.

 

I progressisti liberal applaudono, collaborazionisti interni – per snobismo, per ingenuità, per nequizia – di un disegno di caos e degradazione che, come scopriranno, li tirerà giù con sé.

 

 

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Civiltà

Trump: l’Europa si sta autodistruggendo

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Le nazioni europee devono invertire un decennio di scelte che lui stesso ha definito «orribili» per smettere di «distruggersi», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

 

Intervenendo mercoledì al World Economic Forum di Davos, Trump ha sostenuto che, sebbene gli Stati Uniti vogliano vedere l’Europa prosperare, «non stanno andando nella giusta direzione».

 

Ha imputato la responsabilità alle politiche migratorie incontrollate dei Paesi europei e a quella che ha chiamato la «nuova truffa verde», espressione con cui indica le politiche energetiche verdi, sostenendo che l’enfasi sull’energia eolica ha provocato un aumento dei prezzi energetici nella regione.

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«Le conseguenze di queste politiche distruttive sono state gravissime, tra cui una crescita economica più bassa, standard di vita più bassi, tassi di natalità più bassi, migrazioni più distruttive dal punto di vista sociale e una maggiore vulnerabilità ad avversari stranieri ostili», ha affermato.

 

I Paesi europei devono «uscire dalla cultura che hanno creato» negli ultimi dieci anni, ha aggiunto Trump. «È orribile quello che si stanno facendo, si stanno distruggendo. Vogliamo alleati forti, non seriamente indeboliti», ha dichiarato il presidente statunitense.

 

Poco dopo, il Segretario di stato americano Marco Rubio ha rilanciato le parole di Trump su X, sostenendo che se gli europei non modificano la loro traiettoria culturale, «si autodistruggeranno».

 

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Come riportato da Renovatio 21, anche l’ultima Strategia per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump, pubblicata a dicembre, ha messo in guardia contro quella che definisce una «cancellazione della civiltà» in Europa. Il documento ha attribuito la colpa ai tentativi dell’UE e delle organizzazioni internazionali di minare la «libertà politica» e la libertà di espressione, oltre che di imporre politiche migratorie dannose.

 

Anche Mosca ha più volte evidenziato il declino dell’UE. A dicembre, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che, dopo il crollo dell’URSS, la Russia si aspettava di essere accolta nella «famiglia occidentale civilizzata», ma che «la civiltà lì è inesistente e il degrado è tutto ciò che esiste».

 

Come riportato da Renovatio 21, Trump a dicembre ha dichiarato che persone «deboli» guidano un’Europa «in decadenza». Il premier ungherese Vittorio Orban gli ha fatto eco dicendo che Trump comprende il «declino della civiltà» europea.

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Civiltà

Orban: Trump comprende il «declino della civiltà» europea

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Il primo ministro ungherese Vittorio Orban ha dichiarato che il presidente statunitense Donald Trump comprende perfettamente il declino in atto in Europa.   La nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale americana (NSS), resa pubblica la settimana scorsa, contiene una dura critica all’indirizzo politico e culturale dell’Unione Europea: accusa Bruxelles di eccessiva burocrazia, di politiche migratorie destabilizzanti, di «cancellazione della civiltà» e di repressione dell’opposizione, esortando esplicitamente i «partiti patriottici europei» a difendere le libertà democratiche e a celebrare «senza imbarazzi» l’identità nazionale.   «L’America ha una diagnosi lucidissima del declino europeo. Vede il crollo di civiltà contro il quale noi ungheresi combattiamo da quindici anni», ha scritto Orbán giovedì su X.   In carica dal 2010, Orban sostiene da tempo che l’UE stia affondando sotto il peso della stagnazione economica e della pressione migratoria. Propone il modello ungherese – forte sovranità nazionale, confini rigorosamente controllati e valori sociali conservatori – come antidoto alla crisi strutturale del continente.

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Il premier magiaro ha inoltre attaccato la gestione europea del conflitto ucraino, definendo un errore madornale l’interruzione di ogni canale con Mosca e sottolineando che oggi gli Stati Uniti riconoscono la necessità di ristabilire rapporti strategici con la Russia. Orban ha invitato l’Occidente a privilegiare la via diplomatica con il Cremlino invece di continuare a «bruciare miliardi» nella guerra, una linea che coincide con la svolta negoziale impressa da Trump.   Mosca ha salutato con favore diversi passaggi dell’NSS, considerandoli in larga parte coincidenti con la propria visione strategica, e ha lasciato intendere che il documento potrebbe aprire nuove prospettive di cooperazione tra Russia e Stati Uniti.   Nell’UE la reazione è stata invece di netta condanna. L’Alto rappresentante Kaja Kallas ha parlato di «provocazione deliberata». Il presidente del Consiglio Europeo António Costa ha messo in guardia Washington contro «ingerenze nella vita politica europea». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito alcune affermazioni «inaccettabili».   I rapporti tra Stati Uniti e Unione Europea sono ai minimi termini da quando Trump è rientrato alla Casa Bianca a gennaio: i contrasti si sono moltiplicati su commercio, spese per la difesa, regolamentazione digitale e strategia verso l’Ucraina.   Come riportato da Renovatio 21, Trump in settimana ha dichiarato che persone «deboli» guidano un’Europa «in decadenza».

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Immagine Attribution: © European Union, 1998 – 2025 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
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Civiltà

Gli Stati Uniti mettono in guardia l’Europa dalla «cancellazione della civiltà»

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L’Europa rischia la «cancellazione della civiltà», in quanto i leader del continente promuovono la censura, soffocano le voci dissidenti e ignorano gli effetti dell’immigrazione incontrollata, avverte la nuova Strategia per la sicurezza nazionale diffusa dall’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump.

 

Il testo, dal tono aspro e innovativo, reso pubblico venerdì, rileva che, sebbene l’Unione Europea mostri chiari segnali di stagnazione economica, è il suo deterioramento culturale e politico a costituire una minaccia ben più grave.

 

La strategia denuncia le scelte migratorie dell’UE, la repressione dell’opposizione, i vincoli alla libertà di espressione, il crollo della natalità e la «perdita di identità nazionali e di autostima», ammonendo che il Vecchio Continente potrebbe risultare «irriconoscibile entro 20 anni o anche meno».

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Secondo il documento, numerosi governi europei stanno «intensificando i loro sforzi lungo la traiettoria attuale», mentre Washington auspica che l’Europa «rimanga europea» e si liberi dal «soffocamento regolatorio», un’allusione evidente alle tensioni transatlantiche sulle norme digitali dell’UE, accusate di penalizzare colossi tech americani come Microsoft, Google e Meta.

 

Tra le priorità degli Stati Uniti figura il «coltivare la resistenza alla traiettoria odierna dell’Europa all’interno delle nazioni europee», precisa il testo.

 

La strategia trumpiana esalta inoltre l’emergere dei «partiti patriottici europei» come fonte di «grande ottimismo», alludendo al boom di consensi per le formazioni euroscettiche di destra che invocano restrizioni ferree ai flussi migratori in tutto il blocco.

 

Il documento sentenzia che «l’era delle migrazioni di massa è conclusa». Sostiene che questi flussi massicci abbiano prosciugato le risorse, alimentato la criminalità e minato la coesione sociale, con l’obiettivo americano di un ordine globale in cui gli Stati sovrani «collaborino per bloccare anziché solo gestire» i movimenti migratori.

 

Tale posizione si inserisce nel contesto delle spinte di Trump affinché i partner europei della NATO incrementino le spese per la difesa. In passato, il presidente aveva ventilato di non tutelare i «paesi inadempienti» in caso di aggressioni, qualora non avessero accolto le sue istanze. Durante un summit europeo all’inizio dell’anno, l’alleanza ha approvato un piano per elevare la spesa complessiva in difesa fino al 5% del PIL, superando di gran lunga la soglia del 2% a lungo stabilita dalla NATO.

 

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