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Immigrazione

Rivolta etnica a Milano. Partita in Italia l’anarco-tirannia delle No-go zone?

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A Milano è scoppiata una rivolta etnica, ma praticamente nessuno la vuole chiamare così. Né iniziare a pensare che il punto di non ritorno della banlieue francese è finalmene arrivato – e con esso, le no-go zone immigrate all’interno delle nostre città.

 

Si tratta di un dato di rilevanza storica non solo per la «capitale morale», ma per l’Italia tutta. Milano, si dice, anticipa ciò che succede nel resto del Paese: era l’idea dei socialisti craxiani, gruppone di intelligenze che riuscì ad espugnare Roma, per poi essere sterminato da un’operazione giudiziaria che veniva – si mormora, a bassissima voce, ancora – da un tentacolo atlantico.

 

E quindi: ecco che Corvetto, quartiere non così periferico (vi arriva la Metro a poche fermate dal Duomo, vi erano fino a qualche anno fa begli appartamenti per professionisti e famiglie) compaiono roghi e barricate, fuochi d’artificio sparati contro la polizia, autobus dell’ATM vandalizzati.

 

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In verità, la stampa non lo può dire, almeno non nei titoli – per il solito effetto della Carta di Roma, il testo deontologico imposto ai giornalisti che prevede limiti di cronaca riguardo alle cose degli immigrati), nei primi articoli usciti bisognava leggere fra le righe: la protesta è praticamente composta da ragazzi nordafricani di secondo o financo terza generazione.

 

Lo ha detto, gliene va dato atto, l’inviato del popolare TG satirico, che, dopo aver ripreso violenze e bagarre, ragazzini maghrebini che minacciano una signora italiana (tu averle detto, chiaro, «tu razzista»), ha trovato le parole adeguate per definire la situazione: «la città è in mano a questi maranza».

 

 

A chiunque non sia vittima di forme terminali di prosciutto oftalmico, pare evidente che si deve chiamare il fenomeno con un nome preciso: rivolta etnica.

 

A Corvetto c’è stata, cioè, una minoranza ospite nel Paese (minoranza, per il momento), che si è rivoltata contro lo Stato ospitante.

 

Non è nemmeno la prima volta che succede. La prima rivolta etnica italiana, si dice, è stata quella di via Paolo Sarpi nel 2007: i cinesi che abitano la zona, costituendo una maggioranza sugli italiani al punto che si parla di una Chinatown, insorsero dopo che la pulizia multò una commerciante cinese. 300 immigrati del Dragone affrontarono la polizia, componendo un corteo dove sventolavano le rosse bandiere della Repubblica Popolare – tanto per capire quanto gli immigrati cinesi siano profughi del regime comunista pechinese, e a chi va senza dubbio la loro lealtà…

 

Tuttavia, allora si aveva a che fare con i cinesi, non con i minorenni nordafricani. Da qualche parte, si trovò la quadra. Le voci che si captavano tra i milanesi dicevano che si trattava di una qualche forma di trattativa della comunità sinica con il potere milanese, di mezzo c’era forse un trasferimento, qualcosa del genere. Fatto sta che non accadde più nulla.

 

Stavolta, a Corvetto, è diverso. Non c’è l’intelligenza classica orientale, dietro alla vampata di violenza anti-Stato dell’altro giorno: c’è la barbarie verticale delle generazioni immigrate, criminali e nichiliste (nichiliste fino a che non troveranno l’imam pagato dagli Stati del Golfo che li radicalizzerà), che chiunque sia passato per una città – grande, media piccola – riconosce bene.

 

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Lo sappiamo perché il caos milanese ha seguito il ruolino di marcia – identico fino ad essere quasi sospetto – di quanto visto l’anno passato nelle banlieue francesi (e, per contagio successivo, svizzere, e belghe): un ragazzo muore durante un inseguimento dalla polizia, parte una protesta violenta di nordafricani et similia che di fatto si impadroniscono di intere porzioni della metropoli. Non sappiamo se, come in Francia, anche da noi siano volati subito gli «Allahu Akbar» e pure le mitragliate in aria con i Kalashnikov, che certi video circolanti della rivolta francese sembravano ritrarre. Non sappiamo nemmeno quanto tempo ci vorrà prima che accada: non troppo, ipotizziamo

 

No, la grammatica profonda del fenomeno non cambia: masse di immigrati, pure giovani – quindi, in teoria, più facilmente integrati, integrabili, integrandi – rifiutano completamente l’ordine nazionale italiano, e producono una violenza, un caos, con un significato solo: questa zona è nostra, qui ci sono le nostre leggi.

 

Comprendiamo la differenza abissale rispetto ad altri fenomeni come le mafie, che non attaccano praticamente mai (certo, che le eccezioni storiche che sappiamo) le forze dell’ordine, perché i mafiosi vogliono vivere, e prosperare, parallelamente al sistema, nello stesso suo territorio.

 

Nelle banlieue francesi ed ora italiane non c’è nulla di tutto questo: c’è la rivendicazione del possesso del territorio proprio contro lo Stato nazionale, che persino deve essere punito per i suoi atti.

 

Di fatto, quello che vediamo è l’embrione di una definitiva no-go zone milanese. Alcuni dicono che San Siro sia praticamente già così, e di fatto abbiamo visto embrioni di una «zona autonoma» immigrata (cioè, islamica) anche a capodanno, quando c’era stata una sorta di rivolta (tra festa e guerriglia, non vi è ad un certo punto molta differenza, vediamo) che aveva decisamente impegnato la polizia. Altri cominciano a parlare della situazione in Stazione Centrale.

 

Lo stesso, ricorderanno i lettori di Renovatio 21, era accaduto con i mondiali, dove confusione e vandalismo scoppiavano nelle nostre città sia che il Marocco perdesse sia che vincesse.

 


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E ancora, chi ci segue sa quanto abbiano sottolineato la vicenda di Peschiera del Garda, quando due anni fa migliaia di ragazzini immigrati misero in pratica quella che era de facto un’invasione della cittadina con il programma di escludere l’Italia da essa: le immagini dei celerini in inferiorità numerica che caricano i ragazzini immigrati che scappano sghignazzando (mentre altri da tutte le parti riprendono la scena) dà idea del fatto che Peschiera era divenuta una vera TAZ, una di quelle zone temporaneamente autonome teorizzate dai guru di anarchici e Black Block degli anni Novanta.

 

«Comanda l’Africa» era lo slogan del il raduno.

 

 

Non solo la città venne espropriata: anche il sistema ferroviario, intasato dall’orda, fu conquistato, financo espropriato su base razziale.

 

Ecco la storia delle ragazzine italiane che denunciano di essere state molestate in un vagone dove, pare di capire, gli italiani non potevano più stare. Ha detto ai giornali il padre di una delle sventurate: «si sono sentite in trappola, braccate, senza l’aiuto di nessuno». I ragazzi del treno «le toccavano, dicendo: “Donne bianche voi non potete stare qui… siete delle privilegiate”».

 

«Le donne bianche non salgono» mentre «ci toccavano dappertutto». Alla molestia sessuale si aggiunge (forse, in modo rivelatore) un vero e proprio razzismo – il neorazzismo antibianco, anti-italiano, anti-europeo – ma chissà se mai i giornali lo hanno chiamato così. Ad ogni modo: inchiesta archiviata perché le telecamere del treno, purtroppo, in quel momento non funzionavano.

 

La no-go zone, con lo Stato italiano che lascia crescere la tracotanza delle masse para-islamiche, è probabilmente una delle fasi necessarie per l’instaurazione definitiva dell’anarco-tirannia: lo Stato moderno continuerà a tassarci, a sorvegliarci, a reprimerci (ricordate il COVID? Ricordate il green pass? Ricordate quelle proteste, proprio a Milano?) lasciando tranquille le basi di chi ruba, rapina, stupra. Perché se pensiamo alla nostra sopravvivenza, in una città divenuta vera giungla, pensiamo meno a cosa il potere che ci spreme e ci umilia, ogni giorno di più.

 

Divide et impera. Il conte Calergi lo aveva intuito, e predicato, apertis verbis: il meticciato serve per il controllo del continente, perché il meticcio, più passionale, sarà più facilmente manipolabile. Gli si butta lì un reality show, un paio di jeans alla moda, la musica trap, lo smartphone colorato, la libertà di rubacchiare qualcosa, di drogarsi, ed ecco che poi farà quello che vuole il vertice della piramide. Ordo ab chao.

 

Ecco l’europeo del futuro. Ecco perché lo stanno creando, gommone dopo gommone, sotto i nostri occhi.

 

Che non vi sia nessuna forza sociale in grado di opporsi attivamente a questo processo, è la vera tragedia del nostro tempo.

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Tuttavia, prima ancora, dovremmo forse rivolgerci ad una forza spirituale per fermare questa catastrofe. A Milano, essa ha un nome: Ambrogio.

 

Il Santo di Milano, cosa fece per risolvere la diatriba con gli ariani che si erano insediati in città? Secondo l’iconografia medievale, prese il flagello, minacciò gli eretici fino a far sì che abbandonassero per sempre la città. Ambrogio, sedici secoli fa, non tollerava le no-go zone.

 

Questo è l’esempio che Milano ha già – da un millennio e mezzo. Questo è il Santo protettore di Milano che va invocato, che va pregato perché la città sia salvata dalla sua distruzione.

 

Senza tradizione ambrosiana, Milano è perduta. Senza Ambrogio, sarà l’inferno.

 

Roberto Dal Bosco

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Immigrazione

Cronache migratorie: 10ª settimana 2026

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Napoli: «Fino a 2 mila euro per ogni immigrato fintamente assunto dalle aziende: a capo del sodalizio un dipendente dell’Ispettorato del Lavoro». Lo riporta Napolitoday.   Piacenza: «Immigrazione clandestina dal Pakistan, processo bis alla fine dopo 16 anni». Lo riporta IlPiacenza.   Albania: «Stupratore al CPR. I giudici lo riportano in Italia». Lo riporta Il Giornale.   Ravenna: «Certificati anti-rimpatrio, l’indagine si allarga e giovedì 12 marzo l’interrogatorio di garanzia». Lo riporta Il Resto del Carlino.

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Bergamo: «Progettava attentato contro una chiesa in centro a Bergamo: egiziano arrestato per terrorismo internazionale». Lo riporta Corriere della Sera – Bergamo.   Roma: «La piazza delle risse. L’emergenza del quartiere Africano finisce sul tavolo di prefetto e questore». Lo riporta RomaToday.   Mestre, città metropolitana di Venezia: «Cocaina sotto l’orologio e un coltello: arrestato per spaccio». Lo riporta VeneziaToday.   Verona: «Contrasto allo spaccio, la polizia arresta un nord africano trovato con dell’hashish». Lo riporta TgVerona / Telenuovo.   Romano di Lombardia, provincia di Brescia: «Arrestato rapinatore di una 79enne dopo il bancomat». Lo riporta BresciaToday.   Roma: «Africano palpeggia minorenne in metro: arrestato, tradito dalla maglia della Lazio». Lo riporta Libero Quotidiano.   Verona: «Spacciava sui bastioni, 26enne marocchino patteggia sei mesi di reclusione». Lo riporta Cronaca di Verona.   Cabras, provincia di Oristano: «Tenta di baciare una 75enne e le morde un labbro: in manette un operaio egiziano». Lo riporta L’Unione Sarda.   Varese: «Aggressione ai Carabinieri dopo due giorni di assenza dal centro di accoglienza: arrestato un giovane africano». Lo riporta La Provincia di Varese.   Ventimiglia, provincia di Imperia: «Ventimiglia, ricercato nigeriano arrestato in un ex campo da tennis: sequestrato anche un coltello». Lo riporta Riviera Time.   Cremona: «Nigeriano irrompe in Motorizzazione armato di bottiglia: “Vi ammazzo”». Lo riporta Il Giornale.   Bari: «16enne accoltellato a pane e pomodoro: arrestato un 35enne egiziano». Lo riporta TeleNorba.   Como: «Violato il decreto di espulsione, arrestato a Como un trentenne marocchino». Lo riporta La Provincia di Como.

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Mestre, città metropolitana di Venezia: «Moschea bengalese, Howlader: “Non lascio FDI”». Lo riporta Il Gazzettino.   Siena: «Arrestato a Siena, negata estradizione: “Le carceri in Grecia sono inumane”». Lo riporta la Repubblica – Firenze.   Pordenone: «Droga e spaccio, arresto a Pordenone». Lo riporta Il Gazzettino.   Latina: «Tentato rapimento di un bambino a Latina, fermato un uomo». Lo riporta Il Messaggero.   Milano: «Ricercato egiziano preso a Lotto». Lo riporta Il Giorno.   Milano: «Condannato per una rapina a Torino, arrestato 45enne nigeriano residente a Ponte Lambro». Lo riporta EspansioneTV.   Modica, libero consorzio comunale di Ragusa: «Modica, picchiava la convivente: arresti domiciliari per un nigeriano 27enne». Lo riporta Virgilio Notizie.   Bottanuco, provincia di Bergamo: «La colpisce con una sciabola e la stupra ripetutamente: arrestato a Bottanuco marocchino di 43 anni». Lo riporta Corriere della Sera – Bergamo.   Firenze: « Arresto per il marocchino che ha violentato un ragazzo 17enne mentre era incosciente». Lo riporta RTL 102.5.   Caltanissetta: «Traffico di esseri umani, arrestato a Caltanissetta pakistano ricercato Interpol». Lo riporta QdS.   Trento: «Minaccia agenti con un coltello in piazza Portela: arrestato e subito espulso». Lo riporta L’Adige.   Ancona: «Favoreggiamento immigrazione clandestina, fermati 3 egiziani». Lo riporta Virgilio Notizie.   Udine: «Immigrati clandestini nascosti nel bagagliaio: arresto». Lo riporta Il Gazzettino.

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Tessera, città metropolitana di Venezia: «Arrestato 40enne all’aeroporto Marco Polo di Venezia da Dubai per traffico migranti». Lo riporta Il Gazzettino.   Selargius, città metropolitana di Cagliari: «Lite nel cuore della notte finisce nel sangue a Selargius: un nigeriano riduce un connazionale in fin di vita, colpito con una mannaia, in manette». Lo riporta Cronaca Online.   Milano: «Rapina alla metro di Loreto: in carcere 18enne egiziano». Lo riporta Pupia TV.   Montescudo, provincia di Rimini: «Cronaca Montescudo: 45enne egiziano sperona l’auto della ex e l’aggredisce». Lo riporta Giornale SM.   Padova: «Spaccio hashish e cocaina a Padova, arrestati tre giovani dalla polizia». Lo riporta RaiNews – TGR Veneto.   Treviso: «Bassotto preso a calci ai giardinetti: le telecamere incastrano un 26enne nigeriano». Lo riporta Il Gazzettino.   Padova: «Ragazza stuprata da profugo: cosa è successo». Lo riporta Il Gazzettino.   Concordia Sagittaria, città metropolitana di Venezia: «Omicidio a Concordia: nigeriano uccide la moglie davanti ai figli». Lo riporta Il Gazzettino.   Padova: «Nessuno li accoglie: profughi bloccati base Bagnoli». Lo riporta Il Gazzettino.   Marano, città metroplitana di di Napoli: «Marano, lite tra migranti sul bus: spunta un coltello». Lo riporta Cronache della Campania.   Ventimiglia, provincia di Imperia: «Ventimiglia, mini rissa tra migranti davanti alla stazione: tre giovani fermati da Polfer ed Esercito». Lo riporta Sanremo News.   Treviso: «Latitante arrestato per spaccio droga». Lo riporta Il Gazzettino.   Messina, : «Donna uccisa a Messina, fermato l’ex compagno». Lo riporta TrapaniOggi.   Ravenna: «Nuovi arresti per spaccio e multe per violazioni stradali». Lo riporta Il Resto del Carlino.   Como: «All’esame patente con cellulare e auricolari: due stranieri denunciati». Lo riporta Il Giorno.   Fermo: «Fermo, quattro denunce sulle strade: Carabinieri contro droga, alcol, patente falsa e incidenti». Lo riporta Corriere Adriatico.

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Montebelluna, provincia di Treviso: «Riforniva di eroina il centro di Montebelluna: arrestato 40enne nigeriano». Lo riporta Giornale Nordest.   Colleferro, città metropolitana di Roma capitale: «Il gatto Cesare ucciso a calci sul treno, era la mascotte dei pendolari: denunciato un operaio nigeriano di 46 anni». Lo riporta Il Gazzettino.   San Benedetto del Tronto, provincia di Ascoli Piceno: «Paura per un calciatore della Samb: nigeriano si introduce nella sua casa in piena notte». Lo riporta Vera TV.   Mezzocorona, provincia autonoma di Trento: «Arrestato 21enne per detenzione di 1,9 kg di hashish». Lo riporta La Piazza Web.   Napoli: «Polizia arresta 18 persone per favoreggiamento immigrazione clandestina e truffa». Lo riporta Il Sole 24 Ore – Stream24.   Benevento: «Scarcerato dopo 8 anni per reati di mafia 35enne nigeriano trasferito al CPR di Palazzo San Gervasio». Lo riporta Lab TV.   Monza: «Rapinano un 21enne mostrando una pistola e colpendolo al volto con un tirapugni». Lo riporta Il Giorno.   Rieti: «Smantellato bivacco della droga: blitz e arresto di un marocchino». Lo riporta Rieti in Vetrina.   Salerno: «Salerno, marocchino pluripregiudicato espulso e rimpatriato nel Paese di origine». Lo riporta Onda News.   Verona: «Arrestato in stazione un giovane marocchino: deve scontare una condanna a Reggio Calabria». Lo riporta Cronaca di Verona.   Roccella Ionica, città metropolitana di Reggio Calabria: «tre stranieri arrestati e poi assolti: altro affronto al governo?». Lo riporta Libero Quotidiano.

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Immigrazione

Il cardinale Zuppi va all’evento del Ramadan. Poi si preoccupa per le zero iscrizioni al catechismo e la mancanza di famiglie cattoliche

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Il cardinale Matteo Zuppi ha espresso preoccupazione per la mancanza di iscrizioni al catechismo mentre prendeva parte a un evento pubblico del Ramadan in città.

 

Il 4 marzo, Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha commentato il fatto che nessun bambino si fosse iscritto al catechismo in tre parrocchie centrali della città, attribuendo la situazione a politiche abitative imperfette e affitti eccessivamente alti. Il giorno prima aveva partecipato a un iftar pubblico di strada durante il Ramadan insieme a importanti autorità politiche.

 

«Grazie, salam alaikum», ha detto Zuppi durante la cena islamica. «Credo che questo incontro è davvero quello dei credenti. Essere credenti significa essere fratelli». notiamo la mise del cardinale della Sant’Egidio, detto a suo tempo come papabile, presentatosi con un cappottino che lo fa sembrare un anziano qualsiasi dei giardini Margherita.

 

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L’iftar è il pasto serale con cui i musulmani interrompono il digiuno giornaliero durante il Ramadan. Si consuma subito dopo il tramonto, quando la chiamata alla preghiera segna la fine dell’astinenza giornaliera da cibo e bevande.

 

Zuppi ha ascoltato la telefonata dell’imam con Romano Prodi, il sedicente «cattolico adulto» amico personale di Zuppi. Qualche tempo fa, Zuppi e Prodi sono stati filmati durante un evento locale in cui Zuppi ha elogiato l’ex primo ministro italiano, affermando che l’ex presidente della Commissione Europea «è il vero cardinale». Commentando i frequenti viaggi di Prodi in Cina, ha aggiunto che «ormai s’è fatto cinese”».

 

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Due giorni dopo,  Il Resto del Carlino ha intervistato Zuppi sulla crisi demografica e sulla mancanza di iscrizione al catechismo nelle parrocchie del centro di Bologna, che dovrebbero coprire un’area abitata da circa 9.000 persone. Inoltre, Bologna è la settima città più popolosa d’Italia.

 

«Parlando con i parroci, quella che emerge ormai è una realtà cambiata: quando vanno a fare le benedizioni nelle case non trovano nessuno o quasi da benedire. Trovano, invece, uffici e B&B. Le famiglie sono sempre meno», lamenta l’arcivescovo di Bologna. «Le città cambiano, le stagioni cambiano, però dobbiamo provare a gestire e a moderare i fenomeni, a guidarli, altrimenti poi rischiamo che siano i fenomeni a guidare noi».

 

L’analisi di Zuppi attribuisce il drastico svuotamento delle parrocchie bolognesi a fattori politici e sociologici, piuttosto che a carenze nell’opera pastorale del clero italiano. Ha descritto l’assenza di bambini iscritti al catechismo parrocchiale come un segnale «molto, molto preoccupante», ma a suo avviso «è chiaro che il problema è legato alla trasformazione del centro storico: gli studenti universitari hanno cacciato le famiglie, e poi i B&B hanno cacciato gli studenti».

 

Il giornalista lo ha incalzato, chiedendo esplicitamente al cardinale se i dati dovessero essere attribuiti anche a una «crisi di fede», ma il cardinale ha respinto completamente questa interpretazione.

 

«L’assenza di bimbi è un fatto, e sicuramente preoccupa. Ma non leggerei questo fatto come un problema di assenza (o di diminuzione) di partecipazione delle famiglie alla chiesa. Il punto è che è proprio cambiato il territorio», ha detto il  porporato, nel cui cervello non appare nemmeno per un secondo l’idea che una volta, quando c’era il cattolicesimo, le famiglie erano più salde e soprattutto numerose.

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Poi, proprio a Bologna, è arrivato il modernismo con il cardinale Lercaro (figura chiave del Concilio Vaticano II, protagonista della riforma liturgica di distruzione della Messa antica) e con i Dossetti, e poi con gli stessi Zuppi, noto anche per aver dichiarato di aver ricevuto insegnamenti dalla defunta scrittrice Michela Murgia in merito alla questione della famiglia queer, in un leggendario discorso in cui aggiunse che credere in Dio non è così necessario.

 

Più Bologna perdeva la sua anima cattolica, più avanzavano i mostri del mondo moderno: ecco il primo consigliere comunale transessuale, ecco le prime unioni omo volute dal sindaco comuniste, ecco i portici invasi dagli scappati di casa (detti, un tempo, «punkabbestia»: il Comune negli anni Novanta faceva ordinanze per la loro tutela prima ancora che la parola entrasse in qualche dizionario), ecco il rettorato dell’università più antica del mondo in mano dei massoni, ecco la prima gestazione extracorporea fatta con un esperimento con utero ectogenetico, ecco la città invasa dagli immigrati – ma questo lo Zuppi lo sa, visto che fu in prima linea nell’umiliazione dell’identità gastronomica felsinea lanciando ad un evento pro-immigrazione il «tortellino dell’accoglienza», da cui era stata espunta la carne di porco, e poi vi furono certe inchieste giornalistiche sui soldi dell’8 per mille alle ONG immigrazioniste…

 

Nel contempo, sempre meno bambini, con gli asili dell’Emilia-Romagna – un vanto internazionale, per i goscisti – svuotati in maniera esponenziale.

 

Il cardinale ce li ha gli occhi, o le orecchie, o un qualsiasi altro organo che lo agganci alla realtà?

 

Può, oggi, un principe della Chiesa non sapere che proprio la fine della Fede – perseguita scientificamente dalla gerarchia che occupa il Soglio da decadi – comporta il crollo della popolazione cristiana, e quindi la sua sostituzione con invasori di altre religioni?

 

Può un cardinale non capire la Necrocultura dominante, e sapere che è la tradizione di Cristo l’unico rimedio possibile?

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Animali

Migranti filmati mentre catturano e macellano cigni e anatre

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Video scioccanti circolano nell’internet anglofona mostrano migranti che piazzano trappole e rubano uccelli protetti dai corsi d’acqua pubblici, alimentando l’indignazione per l’immigrazione incontrollata che distrugge la fauna selvatica locale.   Le prove video provenienti dall’Irlanda mostrano un residente locale che smantella delle rudimentali gabbie di filo metallico posizionate lungo il Grand Canal di Dublino da migranti che vivono in tende e che si ritiene prendano di mira cigni e anatre per consumarli.   Il filmato mostra l’uomo, accompagnato dal suo cane, mentre sradica le trappole nascoste nell’erba vicino alla riva dell’acqua.  

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Nella clip non si sente alcun dialogo diretto, ma l’intento è chiaro quando il residente rimuove metodicamente le trappole, impedendo quella che avrebbe potuto essere una strage di uccelli iconici.   Questo incidente riecheggia scene simili in tutto il Regno Unito. Un video mostra un agente della RSPCA che affronta una famiglia di migranti sospettata di aver bracconato e cucinato un grosso uccello bianco, forse un cigno. «Vado a chiedere a qualcuno di controllare che uccello è questo. Penso che sia un cigno, ma conosci i grandi uccelli bianchi che si vedono nel parco?» chiede l’agente, che ispeziona la pentola: «Si vedono le ossa in questo uccello perché non è un pollo, quindi sono preoccupata. Ci sono leggi che vietano di prendere animali… È molto grave. È molto grave se succede.»  

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  Esaminando il bidone, nota: «Vedi, il problema è che ci sono un sacco di grosse piume bianche qui». La famiglia sostiene che gli uccelli siano stati acquistati e liberati durante un gioco di inseguimento tra bambini, ma l’agente avverte: «Quello che devo assicurarmi è che tutti qui sappiano che non è permesso prendere nulla dal parco. Non sto dicendo che l’abbiate fatto voi».   Un’altra clip mostra una famiglia che trasporta un uccello selvatico che è evidentemente stato catturato e che intende mangiare. Un’altra clip mostra un migrante che afferra un cigno in un parco. Un altro post chiede: «Cosa sta facendo questo migrante?» mentre un uomo trascina un cigno che si dibatte oltre una ringhiera. Un filmato simile riprende un uomo su un ponte che afferra un cigno dall’acqua sottostante, lo prende per il collo e poi se ne va.   È fantastico che ci siano così tante prove video e fotografiche che mostrano migranti mediorientali che rubano cigni dai parchi pubblici nel Regno Unito e che l’establishment politico-mediatico ti tratti come se fossi un idiota se ne parli. Questi casi sono simili al caos di Springfield, Ohio, dove migranti haitiani sono stati accusati di aver mangiato cani, gatti ed anatre rapiti tra parchi e vicinati, scatenando panico fra la popolazione e ondate di meme irresistibili.     Come noto, la questione fu portata avanti anche dal candidato presidente Donald Trump durante la sfida elettorale con i democratici.   Un residente ha testimoniato durante una riunione della commissione cittadina: «Sono nel parco, afferrano le anatre per il collo, tagliano loro la testa, se ne vanno e le mangiano». «Chi viene pagato? Quanti soldi vi vengono pagati davvero? Voglio portarli qui, come se sapessi che la questione è più profonda di loro».  

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All’epoca le voci sugli haitiani mangiatori di animali domestici erano state dichiarate «false» dalle testate mainstream. Tuttavia noi ricordiamo che lo stesso avvenne in Italia, quando testate di vescovi e oligarchi vari dichiararono che lo scoop di Libero su cani e gatti mangiati a Lampedusa era una fake news.   In Italia vi fu il caso nel 2020, ripreso dal telefonino di un passante, di quello che sembrava un africano intento a cucinare fuori dalla stazione ferroviaria di Campiglia Marittima (provincia di Livorno) un quadrupede che potrebbe essere stato un gatto: la signora autoctona pure gli urla che «qua i gatti si tengono in casa, non si mangiano». Non fu l’unico episodio del genere.     Aneddoti sugli immigrati che cacciano e mangiano conigli, anatre ed altri animali in un parco pubblico per poi consumarne le carni sono stati riportati anche in città dell’Alta Italia.  

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