Militaria
Prosegue la ri-militarizzazione della Germania: altri 12 miliardi all’esercito
Prosegue il processo di rimilitarizzazione della Germania.
I democristiani tedeschi della CDU e i liberal-democratici ora all’opposizione avevano dichiarato la loro intenzione di non approvare alcuna legge del governo zoppo del cancelliere uscente Olaf Scholz, hanno approvato un ambizioso appalto militare nell’ordine dei 21 miliardi di euro.
Il singolo finanziamento più grande va a quattro nuovi sottomarini per un costo totale di 5 miliardi di euro. L’ultimo dei 38 progetti di appalto deve essere realizzato entro il 2030.
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Il boicottaggio del voto CDU/CSU è continuato per tutto il resto: numerosi progetti sociali e del mercato del lavoro, così come per le infrastrutture, nell’ordine dei miliardi di euro ciascuno. Ad esempio, per la mancanza di 140 milioni di euro, un ponte a Meissen sul fiume Elba è scomparso. La demolizione dell’attuale vecchio ponte inizia oggi, causando il reindirizzamento del treno Berlino-Dresda, insieme al traffico automobilistico. Un possibile ponte sostitutivo non è stato finanziato.
Se si parla di soldi ai militari, tuttavia, i partiti dell’establishment corrono a collaborare con il governo a trazione dei Verdi, riconosciuto come il partito più guerrafondaio del continente. Non scordiamo, tuttavia, esponenti del Partito Socialista tedesco che sono arrivati a chiedere che la UE si doti di armi atomiche.
Come riportato da Renovatio 21, cinque mesi fa era emerso che Berlino ha inviato segretamente un «enorme pacchetto di armi» all’Ucraina.
Le forniture di munizioni della Germania al paese coprono equipaggiamenti militari avanzati, tra cui carri armati Leopard 2, veicoli da combattimento di fanteria Marder e sistemi di difesa aerea Patriot di fabbricazione statunitense.
Come riportato da Renovatio 21, a luglio era trapelato sulla stampa del Paese l’ennesimo piano di guerra dell’esercito tedesco, un fenomeno ciclico che sembra essere ordinato appositamente dai vertici per preparare la popolazione allo scontro cinetico imminente.
Nei mesi scorsi il giornale tedesco Die Welt aveva affermato che secondo il Militärischer Abschirmdienst (MAD) –il servizio di controspionaggio militare tedesco (MAD) potrebbero presto essere concessi ulteriori poteri per proteggersi dalle infiltrazioni di presunti nemici, in particolare la Russia. Tale allargamento dello spionaggio interno, nel Paese della Gestapo e della Stasi, dovrebbe, in teoria, preoccupare molto.
Come riportato da Renovatio 21, la ri-militarizzazione tedesca – un’idea che va contro la stessa idea dietro la NATO: tenere gli americani dentro, i russi fuori, i tedeschi sotto – è oramai un fatto indisputabile, con la Grundgesetz (la «legge base», cioè la Costituzione) cambiata dal Bundestag per aumentare il tetto della spesa militare.
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Con ritmo continuo e regolare, i giornali tedeschi pubblicano scoop in cui si mostrano scenari elaborati per l’eventualità di una guerra alla Russia.
A spingere per la guerra, e perfino per la dotazione di armi atomiche europee, sono i socialisti dell’SPD, così come i verdi – partiti che erano conosciuti in passato per il loro pacifismo più o meno moderato.
Le forze armate tedesche si sono impegnate in un’espansione in Paesi chiave come la Lituania e investimenti in munizioni (22 miliardi entro il 2031), nonostante i problemi di reclutamento e i malumori delle truppe.
Come riportato da Renovatio 21, nel giugno 2023 il ministero della Difesa tedesco ha dichiarato che nelle sue scorte sono rimasti solo 20.000 proiettili di artiglieria ad alto esplosivo. Calcoli precedenti avevano fatto notare che il Paese avrebbe avuto, in caso di guerra, munizione per due giorni di combattimenti. Kiev all’epoca aveva appena donato altri 2,7 miliardi in armamenti a Kiev.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Militaria
Israele sta perdendo la guerra?
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Militaria
La marina pakistana e lo Stretto di Ormuzzo
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
• La Marina pakistana ha annunciato il lancio dell’Operazione Muhafiz-ul-Bahr (Protettore dei Mari). Ha dichiarato che le sue navi da guerra scorteranno le navi mercantili pakistane in Medio Oriente per «garantire il flusso ininterrotto delle forniture energetiche nazionali».
• Il Pakistan importa la maggior parte del gas naturale dal Qatar e del petrolio greggio dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti, attraverso lo Stretto di Hormuz.
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Secondo il ministero del Petrolio del Pakistan, il Paese ha riserve di petrolio greggio per meno di due settimane e gas naturale liquefatto sufficiente per arrivare alla fine del mese.
• Il 9 marzo il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, ha annunciato di essere costretto a prendere «decisioni difficili» per proteggere l’economia presentando misure volte al risparmio di carburante, in particolare la riduzione della settimana lavorativa a quattro giorni per i prossimi due mesi e una sospensione delle attività scolastiche di due settimane. Ha inoltre disposto il telelavoro per metà dei dipendenti del settore pubblico e di quello privato, a eccezione dei servizi essenziali.
• Il Pakistan e l’Iran sono due nazioni amiche. I loro eserciti hanno combattuto i separatisti baluci in modo coordinato.
• Shebhaz Sharif ha telefonato a tutti gli Stati del Golfo e del Levante per assicurare loro il proprio sostegno. Ha inoltre inviato le congratulazioni all’ayatollah Mojtaba Khamenei.
A oggi i Guardiani della Rivoluzione lasciano transitare nello Stretto di Hormuz solo le navi cinesi.
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «La Marina pakistana e lo Stretto di Hormuz», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 14 marzo 2026.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
Il Bahrein lancia il primo attacco diretto contro l’Iran
🚨⚡️ Confirmation that Bahrain is allowing the U.S. to launch Missile strikes (PrSMs) on Iran from its territory.
The HIMARS launcher system was spotted in Manama. https://t.co/mDjMKM1ox9 pic.twitter.com/CBnMV9NvhX — MenchOsint (@MenchOsint) March 7, 2026
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