Connettiti con Renovato 21

Immigrazione

«Picchiate queste cagne in calore con un bastone»: rapper francesi minacciano in un video musicale di aggredire le Le Pen e uccidere Bardella

Pubblicato

il

Il partito della Le Pen, vincitore delle elezioni francesi, si trova ora ad affrontare le minacce di una coriacea categoria che esprime gli interessi degli immigrati in Francia: i rapper.

 

Un nuovo pezzo rap anti-Rassemblement National, che vede la partecipazione di un collettivo di 20 famosi cantanti rap francesi, presenta testi violenti indirizzati a Marine Le Pen, a sua nipote Marion Maréchal e al nuovo leader RN Jordan Bardella – oltre che parole che sono state definite come «misogine e complottiste», forse pure con un qualche accento islamista.

 

Alcuni dei versi dell’opera d’arte includono «Marine et Marion les putes, un coup de bâton sur ces chiennes en rut», cioè «Marine e Marion, puttane, un colpo di bastone contro queste cagne in calore».

 

Non manca anche un’espressione più diretta verso l’uomo della situazione: «Jordan, t’es mort, Jordan, t’es mort», cioè «Jordan, sei morto».

 

Altri versi violenti includono «Si les fachos passent, j’vais sortir avec un big calibre»: «Se passano i fascisti, uscirò con un grosso calibro», riferendosi piuttosto presumibilmente a un’arma da fuoco.

 

Iscriviti al canale Telegram

Il brano è stato prodotto da 20 rappeurs assai popolari nel Paese e spesso proveniente dall’immigrazione, tra cui Fianso (di origine algerina), ISK (canadese di origine tunisina), Alkpote (di origine tunisina) e Akhenaton (di origini italiane, ma convertito all’Islam). La canzone si intitola «No pasarán», un riferimento allo slogan cantato dai combattenti di sinistra durante la guerra di Spagna negli anni Trenta.

 

Tra gli altri versi c’è «meritano il bastone», cioè un appello aperto ad aggredire i politici francesi insieme a una difesa di coloro che hanno ordini di deportazione, molti dei quali hanno commesso crimini gravi. «Questo è per i miei amici sottoposti al QQTF», cioè l’ordine di espulsione francese» cantano i rapperri.

 

Nel video sono presenti anche immagini di Marine Le Pen, Jordan Bardella e altre figure politiche di destra.

 

I cantanti non si fanno problemi a coinvolgere le famiglie: «Mais tout c’que j’sais, c’est qu’on vote pas Marine et baise la mère à Bardella» («Quello che so è che non votiamo Marine e non scopiamo la madre di Bardella»). «Allez niquer vos mères, Marine et Bardella»: «affanculo le vostre mamme, Marine e Bardella».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Benché irta di violenza e forse pure un pochino misogina, la canzone ha ricevuto elogi entusiastici dalla stampa francese, che tuttavia non fa alcun accenno alle parti brutali del testo della canzone.

 

Le Parisien, ad esempio, ha contattato il Fianso, una delle ugole coinvolte, e lo ha citato in modo entusiastico.

 

«Ho partecipato a questo pezzo perché sono cresciuto nell’eredità del rap francese, molto acuto, impegnato e che mi ha ispirato molto», ha detto. «La cultura ha la sua voce e intende esprimersi su questa tipologia di argomenti. Era molto importante per me partecipare. Appartengo alla generazione in cui il rap non si dissocia dal messaggio».

 

L’articolo del Parisien si limita a fare riferimento a «battute» dirette a Le Pen e Bardella, senza alcun riferimento alle chiamate all’azione incredibilmente violente e ai commenti misogini. La canzone ha quasi 400.000 visualizzazioni su Youtube.

 

I rapperri affermano che i soldi guadagnati dalla canzone andranno alla Fondazione Abbé Pierre, che fornisce risorse finanziarie e legali ai migranti. Questa cosa dei rappatori che provocano ma poi danno in beneficenza forse l’abbiamo già vista anche in Italia?

 

Il Fianso, al secolo Sofiane Zermani, è un parigino della periferia settentrionale di famiglia algerina. È noto per la controversia seguita alle riprese per il suo video «Toka», quando assieme a 10 membri della troupe cinetelevisiva si mise al centro dell’autostrada A3 di fatto bloccandola per registrare il videoclip, il tutto senza alcun permesso.

 

Nel gennaio 2017, le riprese del video musicale «Ma cité a craqué» nella città dei musicisti a Les Mureaux si erano trasformate in una rivolta quando i giovani hanno preso d’assalto un veicolo di pattuglia che cercava di attraversare il quartiere.

 

Sostieni Renovatio 21

Secondo il bisettimanale Le Point il testo della canzone coniuga «atmosfera islamista e misoginia brutale».

 

La canzone contiene altresì proclami filo-Palestina («dalla Senna al Giordano») e insulti a Eric Zemmour, l’altra figura politica anti-immigrati.

 

Curioso il continuo riferimenti del gruppo alla framassoneria in Francia, che dimostra della crescita di un sentimento anti-loggia nelle banlieue degli immigrati islamici, che oramai identificano nell’élite dominante un’emanazione della setta dei grembiuli.

 

Fra le parole del pezzo anche riferimenti a Ramzan Kadyrov, capo della Repubblica cecena che ha rinunciato all’islamismo per l’integrazione con la Russia putiniana. «J’recharge le Kalashnikov, in Louis Vuitton comne Ramzan Kadyrov» dice il testo, cioè «ricarico il Kalashnikov in Louis Vouitton come Ramzam Kadyrov».

 

La canzone quindi attacca l’imam Hassen Chalghoumi, figura del dialogo interreligioso franco-tunisino che funge da interlocutore per la classe politica francese nei milieu musulmani, chiamato dai suoi detrattori «l’imam ebreo».

 

«Nique l’imam Chalgoumi et ceux qui suivent le Sheitan à tout prix», dice. «Al diavolo l’Imam Chalgoumi e coloro che seguono lo Sheitan a tutti i costi». «Sheitan» è il termine arabo islamico per «Satana».

 

Il 2 luglio l’imam ha fatto sapere tramite il suo avvocato che avrebbe sporto denuncia per minacce di morte e messa in pericolo della vita altrui contro il collettivo di rapper.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

 

 

Continua a leggere

Immigrazione

Dieci milioni di immigrati vivono in Ispagna. Il ministro goscista: «spero nella teoria della sostituzione»

Pubblicato

il

Da

Nel Regno di Spagna più di 10 milioni di persone sono nate all’estero. Nonostante la crescita di un’ala destra, il governo del Regno ha intensificato ulteriormente le sue politiche favorevoli ai migranti. Lo riportano statistiche governative appena diffuse   Su una popolazione complessiva di 49,5 milioni di abitanti, oltre 10 milioni sono nati fuori dalla Spagna, come riportato dai dati pubblicati giovedì dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE) spagnolo. Negli ultimi dieci anni la popolazione spagnola nata all’estero è quasi raddoppiata, mentre quella autoctona è diminuita di oltre 1 milione di unità a causa dei bassi tassi di natalità e dell’emigrazione.   I marocchini rappresentano il gruppo di immigrati più consistente, con 1,17 milioni di residenti in Spagna, seguiti da colombiani e venezuelani, rispettivamente con 980.000 e 690.000 persone; solo nell’ultimo anno sono giunti 144.600 colombiani, 94.000 venezuelani e 96.300 marocchini.

Aiuta Renovatio 21

In parallelo all’aumento dei flussi migratori, il partito Vox ha conosciuto un forte incremento di consensi, passando dal 2% nei sondaggi del 2018 all’attuale 18% secondo un dato aggregato elaborato da Politico. Vox detiene attualmente 33 seggi su 350 nel parlamento nazionale, ma ha raddoppiato i suoi seggi alle elezioni regionali in Estremadura a dicembre e in Aragona domenica.   Vox promuove l’espulsione di tutti gli immigrati irregolari e un inasprimento delle normative su immigrazione e cittadinanza. Lo scorso anno il partito ha diffuso un manifesto economico e abitativo in cui chiedeva la «reimmigrazione» degli immigrati legali incapaci di integrarsi nella società spagnola e la «deportazione di massa» di oltre un milione di immigrati irregolari ai quali il governo di sinistra spagnolo ha riconosciuto uno status legale.   Il governo non ha dato segni di voler cambiare direzione. Il mese scorso il primo ministro Pedro Sanchez ha annunciato la regolarizzazione di oltre mezzo milione di immigrati irregolari presenti in Spagna. La decisione è stata criticata dalla destra e ha suscitato perplessità anche tra i funzionari dell’UE a Bruxelles, i quali hanno avvertito che tale misura avrebbe di fatto garantito a questi migranti la libera circolazione nell’area Schengen, proprio mentre l’Unione Europea cerca di contenere gli ingressi.   Sanchez ha difeso la propria scelta in un editoriale sul New York Times, sostenendo che «l’Occidente ha bisogno dei migranti» per sostenere le proprie economie e che gli spagnoli hanno il «dovere morale» di trasformarsi in una «società accogliente e tollerante» nei confronti dei nuovi arrivati.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’eurodeputata Irene Montero, il cui partito Podemos fa parte della coalizione di governo con i socialisti di Sanchez, è andata ancora più avanti. «Spero nella “teoria della sostituzione”», ha dichiarato il mese scorso davanti a una folla di sostenitori. «Spero che possiamo ripulire questo Paese da fascisti e razzisti con i migranti».   Mercoledì il governo svizzero ha annunciato un approccio diverso alla crescente popolazione immigrata del Paese, decidendo di indire un referendum per stabilire se limitare la popolazione totale a 10 milioni. La proposta è stata avanzata dall’Unione Democratica di Centro (UDC), partito di destra, che denuncia un’«esplosione demografica» responsabile dell’aumento dei prezzi delle case, della pressione sui servizi pubblici e del generale peggioramento del tenore di vita.   Se la popolazione attuale di 9,1 milioni dovesse avvicinarsi ai 10 milioni, l’UDC propone il divieto di nuovi ingressi, inclusi i richiedenti asilo e i familiari dei residenti stranieri.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine generata artifizialmente
     
Continua a leggere

Immigrazione

La Gran Bretagna «colonizzata dagli immigrati»: parla l’industriale padrone del Manchester United

Pubblicato

il

Da

Il magnate britannico dell’industria chimica Jim Ratcliffe ha attribuito le difficoltà economiche della Gran Bretagna al forte aumento dell’immigrazione, sostenendo che il Paese «è colonizzato dagli immigrati». Le sue dichiarazioni hanno provocato le critiche del primo ministro Keir Starmer.

 

In un’intervista concessa mercoledì a Sky News, il 73enne fondatore e amministratore delegato del gruppo chimico INEOS, nonché comproprietario del Manchester United, ha dichiarato: «Non si può avere un’economia con 9 milioni di persone che percepiscono sussidi e un’enorme quantità di immigrati in arrivo».

 

«Il Regno Unito è davvero colonizzato dagli immigrati, non è vero? La popolazione era di 58 milioni nel 2020, ora è di 70 milioni. Sono 12 milioni di persone in più», ha aggiunto Ratcliffe.

 

Sostieni Renovatio 21

I dati ufficiali indicano tuttavia che la popolazione del Paese aveva già superato i 58 milioni nel 1995 e aveva raggiunto i 66 milioni nel 2020. Il premier Starmer ha chiesto a Ratcliffe di scusarsi per i suoi commenti, definiti «offensivi e sbagliati», e ha difeso la Gran Bretagna come «un Paese orgoglioso, tollerante e diversificato».

 

Il Ratcliffe, settima persona più ricca della Gran Bretagna con un patrimonio stimato in 17,05 miliardi di sterline (circa 19,5 miliardi di euro), ha acquisito una partecipazione nel Manchester United nel febbraio 2024 e nel 2021 ha donato 100 milioni di sterline all’Università di Oxford per istituire un centro di ricerca sulle resistenze antimicrobiche.

 

Sostenitore della Brexit, oggi è residente fiscale a Monaco. In passato ha descritto l’immigrazione di massa come un peso per i servizi sociali. Sebbene abbia appoggiato Starmer alle elezioni del 2024, ha espresso apprezzamento anche per Nigel Farage, leader del partito anti-immigrazione Reform UK, che sta registrando una crescente popolarità tra gli elettori.

 

La linea pro-immigrazione del governo Starmer ha recentemente subito un contraccolpo. Il videogioco narrativo finanziato dallo Stato intitolato Pathways, pensato per prevenire la radicalizzazione tra gli adolescenti, ha finito per suscitare empatia verso la sua antagonista: una ragazza dark dai capelli viola, anti-immigrazione, di nome Amelia. I detrattori hanno criticato il progetto sostenendo che non si limita a scoraggiare le proteste contro l’immigrazione, ma mette in guardia anche dall’indagare sugli effetti dell’immigrazione stessa, un’attività che considerano un legittimo esercizio di cittadinanza attiva.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine generata artifizialmente

Continua a leggere

Immigrazione

Svezia anti-maranza: repressione dei sicari minorenni

Pubblicato

il

Da

Il governo svedese ha annunciato l’intenzione di ridurre l’età minima della responsabilità penale da 15 a 13 anni, con l’obiettivo di contrastare il crescente fenomeno dell’impiego di minori da parte delle gang per eseguire reati gravi.   Le misure, presentate ufficialmente questa settimana, intendono affrontare il problema della cosiddetta «violenza come servizio» (VaaS), pratica attraverso cui la criminalità organizzata recluta adolescenti per compiere aggressioni, attentati e omicidi su commissione. Attualmente, in Svezia, i minori sotto i 15 anni non possono essere incarcerati e vengono affidati ai servizi sociali anche in caso di gravi reati.   Nelle comunicazioni ufficiali non c’è, ovviamente, indicazione sulla natura etnica degli adolescenti interessati, tuttavia ci sentiamo di considerarla come un’ulteriore ordinanza anti-maranza attuata con discrezione in giro per l’Europa.   Come riportato da Renovatio 21, cosiddetti «lockdown maranza» si stanno registrando presso municipalità in Francia ma anche – con la maschera di «lockdown adolescenziali» anche in Italia.

Aiuta Renovatio 21

Il ministro della Giustizia svedese Gunnar Strömmer ha dichiarato durante una conferenza stampa che lo scorso anno 52 persone sotto i 15 anni sono finite sotto procedimento per omicidio o pianificazione di omicidio. Ha sottolineato che, nonostante il calo generale dei reati giovanili, i crimini violenti commessi da minorenni sono in netto aumento.   Secondo il governo, la proposta rappresenta un equilibrio tra la tutela della sicurezza pubblica, un maggiore ristoro per le vittime e la possibilità di sottrarre i giovani alla spirale criminale.   La modifica sarebbe temporanea: entrerebbe in vigore a luglio e avrebbe una durata di cinque anni, con la possibilità di riportare l’età minima a 15 anni al termine del periodo. In caso di approvazione, i minori di età compresa tra i 13 e i 15 anni continuerebbero a ricevere pene detentive più miti rispetto agli adulti. Tra gli oppositori figurano i funzionari del sistema penitenziario svedese e l’organizzazione per i diritti dei minori BRIS, che considerano il provvedimento controproducente: ritengono che aumenterebbe il tasso di recidiva e spingerebbe le gang a reclutare bambini ancora più piccoli.   Il governo di centrodestra guidato dal primo ministro Ulf Kristersson è salito al potere nel 2022 promettendo di porre fine alle guerre tra bande, che talvolta colpiscono anche innocenti passanti. I ministri subiscono forti pressioni dal partito anti-immigrazione Democratici Svedesi, che sostiene l’esecutivo in parlamento senza farne parte. Le prossime elezioni generali in Svezia sono previste per settembre.   Lo scorso aprile la Svezia ha promosso la creazione di una task force di polizia coordinata da Europol contro le reti VaaS. Ne fanno parte, oltre alla Svezia, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Paesi Bassi e Norvegia.   Come riportato da Renovatio 21, era emerso mesi fa il caso di «Uberkills», un servizio basato su Telegram dove si poteva «acquistare» in Francia violenze ed omicidi, anche senza passare dal Dark Web.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
 
Continua a leggere

Più popolari