Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Partita la corsa per il nuovo capo della NATO: in testa il britannico Wallace

Pubblicato

il

L’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, detta NATO (chiamata così anglofilicamente in Italia, invece che OTAN come in francese e spagnuolo: un po’ come per l’AIDS, che nelle altre lingue neolatine si dice SIDA) è in procinto di cambiare il suo vertice.

 

Se pensiamo che con Jens Stoltenberg la NATO abbia raggiunto il punto più basso della sua esistenza – toccando da vicina la minaccia di una guerra atomica con una superpotenza atomica che ha più testate degli USA; l’esatto contrario di un ente che dovrebbe difendere gli interessi e le vite dei cittadini – probabilmente non abbiamo ancora realizzato che le cose potrebbero mettersi, molto, molto peggio.

 

Il segretario alla Difesa britannico Ben Wallace vuole essere il prossimo segretario generale della NATO. Il primo ministro di Londra Rishi Sunak ne ha parlato a Hiroshima, dove stava partecipando al vertice del G7.

 

«So che è ampiamente rispettato dai suoi colleghi per il ruolo che ha svolto», ha detto Sunak a ITV News a Hiroshima il 19 maggio, secondo quanto riferito dal sito di notizie militari del Regno Unito Force.net.

 

«In questo momento è concentrato sul sostenere l’Ucraina. Sta facendo un ottimo lavoro in questo» ha detto l’enigmatico premier indo-anglico.

 

«Ho sempre detto che sarebbe un bel lavoro. È un lavoro che mi piacerebbe», aveva dichiarato lo Wallace a Berlino, incontrando il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius. «Ma amo anche il lavoro che faccio adesso», e via di fischiettamenti.

 

Wallace potrebbe affrontare l’opposizione di chi spinge per una donna o qualcuno dell’Est Europa; La Francia vuole un candidato UE. Paiono tramontate le chance di un capo NATO italiano: si parlava un tempo di Renzi (uno che la guerra la conosce: è impegnato ora nel conflitto infrapartitico con Calenda) e poi di Enrico Letta, apostrofato alla marcia del 25 aprile di Milano del 2022 come «servo della NATO», senza capire che della NATO poteva diventare segretario (il che, è vero, avrebbe comunque voluto dire che le decisioni non le prende lui).

 

 

Un londinese a capo della NATO sarebbe chiaramente una catastrofe. Perché oramai è noto a tutti, e da prima del conflitto, il ruolo che Albione ha giocato, nell’escalation ucraina, una realtà che era stata sottolineata prima dello scoppio delle ostilità dall’ex ministro Esteri austriaco Karin Kneissl così come dal presidente croato Zoran Milanovic.

 

Medvedev ha definito Londra come «nemico eterno» della Russia. La storia degli ultimi secoli non gli dà torto.

 

Cosa Albione sia disposta a fare per portare a termine il suo programma di distruzione del più grande Paese della Terra non è noto – anche se l’allora candidata premier Liz Truss aveva dichiarato entusiasta di essere pronta a schiacciare il pulsante termonucleare.

 

Tuttavia, abbiamo già visto l’attuale re, Carlo III, incontrare le truppe ucraine, al punto che dai video paiono proprio le «sue» truppe. Re Carlo, per la sua oscena incoronazione, è stato omaggiato con un simpatico videoclip dalle Forze Armate di Kiev, in cui, con sottofondo della musica del Clash, vengono fatti dettagliosi ringraziamenti per ogni tipo di armamento proposto, e infine viene fatta la richiesta , non si sa quanto scherzando, di una portaerei.

 

 

Il 17 gennaio 2022 Wallace disse al Parlamento britannico che «molti paesi hanno aderito all’Alleanza non perché la NATO li abbia obbligati a farlo, ma per il libero arbitrio espresso dai governi e dai popoli di questi Paesi», gettando le basi per l’allargamento NATO raggiunto con l’inclusione della Finlandia e, ancora se in modo incompleto, della Svezia – che sono due operazioni sulle quali Londra pure ha premuto molto.

 

Nell’estate 2022 fu riportato come il deputato ucraino Oleksii Goncharenko avesse dichiarato di aver discusso della «distruzione» del ponte di Crimea con il segretario alla Difesa britannico Ben Wallace ancora lo scorso giugno, secondo quanto riportava dal sito governativo russo RT.

 

I russi di conseguenza accusarono i britannici di essere coinvolti negli attacchi terroristici del Mar Nero di quei mesi. Il Cremlino convocò a gennaio l’ambasciatrice del Regno Unito, che fu accolta da manifestanti con cori e cartelli: «Regno Unito Stato terrorista».

 

 

 

C’è infine da ricordare come lo Wallace aveva sollevato la questione delle armi nucleari in una conversazione con una coppia di burloni telefonici russi che si fingevano Zelens’kyj nel marzo 2022: «il principio è che sosterremo l’Ucraina come nostra amica nelle scelte che farai», incluso sulla questione del «tempo in cui vuoi esplorare nuove armi, etc» aveva detto il segretario alla Difesa di Londra.

 

«Qualsiasi proposta di cui parli è qualcosa di cui il Regno Unito discuterebbe. Sulla tua acquisizione di una nucleare – pensi di voler esplorare un’arma nucleare, penso che starei molto attento a tutto questo. Siamo firmatari del [Trattato] di non-proliferazione nucleare. Non possiamo essere visti farlo. Questa è una questione completamente diversa, quindi penso che dobbiamo stare molto attenti a questo», aveva esplicitato Wallace credendo di parlare con il presidente ucraino.

 

 

 

 

 

Immagine di Number 10 via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

 

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

L’UE respinge la proposta di Zelensky di un esercito europeo

Pubblicato

il

Da

L’idea di un esercito europeo unificato, come sostenuto dal presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, risulta impraticabile perché molti Paesi dell’UE sono contemporaneamente membri della NATO, ha dichiarato Kaja Kallas, responsabile della politica estera e di sicurezza del blocco economico.

 

Zelens’kyj ha invocato la creazione di «forze armate unite» europee nel corso di un discorso controverso tenuto la scorsa settimana al Forum Economico Mondiale di Davos, sottolineando che l’esperienza di combattimento maturata dall’Ucraina contro la Russia avrebbe un valore prezioso, criticando con forza la divisione e l’indecisione tra i suoi sostenitori europei, chiedendo nel contempo l’adesione dell’Ucraina all’UE entro il 2027, un ultimatum accolto con derisione da parte di diversi membri dell’Unione.

 

«Non riesco a immaginare che i Paesi creino un esercito europeo separato», ha affermato Kallas ai giornalisti prima di una riunione del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles giovedì. «Devono essere gli eserciti che già esistono», molti dei quali fanno parte della NATO e dispongono di strutture di comando consolidate all’interno dell’organizzazione a guida statunitense.

Sostieni Renovatio 21

«Se creiamo strutture parallele, il quadro non farà altro che confondersi. In tempi difficili, gli ordini potrebbero semplicemente cadere tra le sedie», ha aggiunto.

 

Questo mese i membri europei della NATO hanno reagito alla rinnovata proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di acquisire la Groenlandia. Trump ha accusato la Danimarca di essere troppo debole per difendere la sua isola dell’Atlantico settentrionale da un possibile attacco russo o cinese – scenario giudicato improbabile da Copenaghen – e non ha escluso il ricorso alla forza militare per raggiungere l’obiettivo. Le tensioni sono state poi allentate dal Segretario Generale della NATO Mark Rutte, che ha proposto a Trump un «quadro» per procedere.

 

La Kallas si conferma una ferma sostenitrice della necessità di proseguire gli aiuti militari occidentali a Kiev e di intensificare la pressione sulla Russia, piuttosto che perseguire una pace negoziata. Al termine dell’incontro di Bruxelles ha difeso la scelta dell’UE di non dialogare con Mosca, sostenendo che non vi sia nulla da offrire oltre quanto già avanzato dai mediatori statunitensi.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

Continua a leggere

Geopolitica

L’«armada» di Trump lancia un avvertimento a Teheran

Pubblicato

il

Da

L’esercito statunitense ha rivolto un avvertimento formale all’Iran in relazione alle esercitazioni navali con munizioni reali previste nello Stretto di Hormuz, mentre parallelamente conduce importanti «esercitazioni di prontezza» in varie parti del Medio Oriente.   In una nota diffusa venerdì, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha invitato la Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) a svolgere le manovre di due giorni, in programma a partire da domenica, «in maniera sicura, professionale e senza rischi inutili».   «Non tollereremo azioni pericolose da parte dell’IRGC, quali il sorvolo di navi militari statunitensi impegnate in operazioni di volo, il passaggio a bassa quota o armato su risorse militari statunitensi quando le intenzioni non sono chiare, l’avvicinamento ad alta velocità di imbarcazioni in rotta di collisione con unità navali americane o l’impiego di armi puntate contro le forze statunitensi», ha precisato il comando.  

Aiuta Renovatio 21

  L’avvertimento arriva mentre gli Stati Uniti stanno effettuando su larga scala esercitazioni militari plurigiornaliere in tutta la regione. L’US Air Forces Central (AFCENT) ha annunciato questa settimana tali attività, finalizzate a testare il rapido dispiegamento e il supporto di velivoli da combattimento in diverse «posizioni di emergenza».   Le manovre aeree si aggiungono al potenziamento navale apertamente sostenuto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. «C’è un’altra splendida flotta che in questo momento sta navigando verso l’Iran», ha dichiarato Trump all’inizio della settimana, riferendosi al gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln.   «Abbiamo molte navi molto grandi e potenti dirette verso l’Iran in questo momento, e sarebbe fantastico se non dovessimo usarle», ha aggiunto Trump parlando con i giornalisti giovedì, precisando di preferire una soluzione diplomatica alle tensioni. Ha quindi ribadito due condizioni essenziali: «Numero uno, niente nucleare. E numero due, smettete di uccidere i manifestanti».   I media statali iraniani hanno reso nota l’organizzazione delle esercitazioni in risposta a un post sui social media di Trump, in cui il presidente aveva avvertito che «il prossimo attacco sarà di gran lunga peggiore» rispetto ai precedenti e aveva esortato l’Iran a «FARE UN ACCORDO».   L’Iran ha reagito alle minacce con fermezza. La sua missione presso le Nazioni Unite ha pubblicato un messaggio sui social affermando di essere «pronta al dialogo», ma che, se provocata, «si difenderà e risponderà come mai prima d’ora».   Un viceministro degli Esteri ha dichiarato che il Paese è «pronto al 200%» e che fornirà una «risposta adeguata, non proporzionata», con la possibilità di colpire basi statunitensi.   Lo Stretto di Hormuz, teatro delle previste esercitazioni iraniane, rappresenta un passaggio strategico per il commercio petrolifero mondiale, con circa 100 navi mercantili che lo attraversano quotidianamente. La dichiarazione del CENTCOM ha comunque riconosciuto il diritto dell’Iran a «operare professionalmente» nello spazio aereo e nelle acque internazionali.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico domino CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Geopolitica

L’ONU verso un «imminente collasso finanziario»

Pubblicato

il

Da

Le Nazioni Unite rischiano un imminente collasso finanziario a causa delle quote non pagate e dei deficit di finanziamento da parte degli Stati membri, che minacciano di compromettere le operazioni essenziali, ha avvertito il Segretario generale Antonio Guterres.

 

Guterres ha lanciato l’allarme in una lettera indirizzata a tutti i 193 Stati membri questa settimana, come riferito da vari media. Ha esortato a rispettare gli obblighi di pagamento o a rivedere le norme finanziarie dell’organizzazione per scongiurare un «imminente collasso finanziario». Il Segretario generale ha sottolineato che l’ONU sta affrontando una crisi finanziaria in peggioramento, che «minaccia l’attuazione dei programmi», con il rischio che i fondi si esauriscano entro luglio.

 

La lettera descrive un «doppio colpo» derivante da una regola che impone all’ONU di restituire agli Stati membri i fondi non spesi per certi programmi, anche quando i contributi non sono stati versati, intrappolando l’organizzazione in un «ciclo kafkiano», come lo ha definito Guterres.

 

Le quote associative arretrate hanno toccato il record di 1,568 miliardi di dollari alla fine del 2025, con le riscossioni che coprono solo il 76,7% dei contributi dovuti, esponendo gravemente l’organizzazione. Senza un «miglioramento drastico» delle incassazioni, l’ONU non potrà attuare pienamente il bilancio 2026, ha precisato Guterres.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’avvertimento arriva mentre gli Stati Uniti, principale contributore dell’ente mondiale, hanno ridotto i finanziamenti volontari a vari programmi ONU e tagliato drasticamente la spesa per gli aiuti nel 2025. Il presidente Donald Trump ha motivato tali misure come necessarie per «porre fine al finanziamento dei contribuenti americani e al loro coinvolgimento in entità che promuovono programmi globalisti a scapito delle priorità statunitensi».

 

La scorsa settimana, gli Stati Uniti si sono ufficialmente ritirati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità delle Nazioni Unite (OMS).

 

A fine dicembre, gli Stati Uniti hanno promesso 2 miliardi di dollari per i programmi umanitari ONU, avvertendo che l’organizzazione internazionale deve «adattarsi o morire». Le statistiche ONU indicano che i contributi umanitari totali statunitensi sono scesi a 3,38 miliardi di dollari lo scorso anno, pari circa al 14,8% del totale globale, in forte calo rispetto ai 14,1 miliardi del 2024 e al picco di 17,2 miliardi del 2022. Anche altri grandi donatori occidentali, come Germania e Regno Unito, hanno diminuito gli aiuti, reindirizzando risorse verso la spesa militare e aggravando la crisi di finanziamento.

 

Trump è stato inoltre accusato di voler sostituire alcune funzioni dell’ONU con il suo Consiglio per la pace, incaricato di supervisionare la ricostruzione di Gaza.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico domonio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Più popolari