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Musk nel 2030 sarà il primo trilionario della Terra e dice che tra quattro anni spedirà esseri umani su Marte

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Secondo una stima della società di formazione globale Informa Connect Academy, l’imprenditore tecnologico Elon Musk è sulla buona strada per diventare il primo triliardario al mondo entro il 2027.

 

La proiezione pubblicata venerdì si basa sul tasso medio di crescita annuale della ricchezza di Musk, che si attesta al 109,88%.

 

Il proprietario di X è l’uomo più ricco del mondo, con un patrimonio di 237 miliardi di dollari, secondo il Bloomberg Billionaires Index.

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Musk ha co-fondato sei aziende, tra cui il produttore di auto elettriche Tesla e il produttore di veicoli spaziali SpaceX. Tesla, che ha una capitalizzazione di mercato di 669,28 miliardi di dollari, dovrebbe raggiungere il traguardo del trilione di dollari l’anno prossimo. Musk ha acquisito Twitter nel 2022, rinominando la piattaforma X e promettendo maggiore correttezza e trasparenza.

 

Altri multimiliardari che probabilmente si uniranno al Trillionaires Club nel prossimo futuro sono l’uomo più ricco dell’India Gautam Adani, il CEO di Nvidia Jensen Huang e il magnate indonesiano Prajogo Pangestu. Tutti e tre dovrebbero diventare trillionaires entro il 2028, ha affermato Informa Connect Academy.

 

L’imprenditore francese Bernard Arnault, presidente del più grande conglomerato del lusso al mondo LVMH, probabilmente diventerà un trillionaire entro il 2030.

 

Il mondo, fino al 1916, non aveva mai conosciuto dei miliardari: il primo ad essere considerato tale fu il proprietario di Standard Oil John D. Rockefeller. Un secolo dopo, quindi, il capitalismo del XXI secolo apre all’era dei trilionari.

 

Musk è apparso per la prima volta nella lista dei miliardari di Forbes nel 2012 con un patrimonio netto di 2 miliardi di dollari. Nel 2021 è diventato l’uomo più ricco del mondo, sostituendo il fondatore di Amazon Jeff Bezos. Musk ha perso questo status a dicembre 2022 a favore di Arnault quando le azioni Tesla sono crollate, ma è tornato in cima alla lista sei mesi dopo.

 

L’ipotesi verifica in qualche modo l’idea del futurologo ed imprenditore spaziale Peter Diamandis, che anni fa aveva dichiarato che «il primo trilionario sarà creato nello spazio».

 

Di fatto, Musk ha enormi progetti fuori dall’atmosfera terrestra.

 

Se gli atterraggi senza equipaggio andranno bene, SpaceX lancerà i suoi primi voli con equipaggio su Marte in quattro anni, ha affermato.

 

Il miliardario ha annunciato sabato sui social media che le prime astronavi senza equipaggio destinate al Pianeta Rosso dovrebbero essere lanciate tra due anni, quando si aprirà la prossima finestra di trasferimento Terra-Marte.

 

«Saranno senza equipaggio per testare l’affidabilità dell’atterraggio intatto su Marte», ha spiegato Musk in un post su X. Ha espresso la speranza che se quegli atterraggi andranno bene, la sua compagnia spaziale lancerà i suoi primi voli con equipaggio su Marte in quattro anni.

 

L’idea di costruire un insediamento umano sostenibile su Marte entro due decenni non è fuori portata, ha promesso il miliardario.

 

«Da lì in poi, il tasso di volo crescerà esponenzialmente, con l’obiettivo di costruire una città autosufficiente in circa 20 anni», ha detto Musk, sottolineando che essere multi-planetari «aumenterà notevolmente la probabile durata di vita della coscienza». «Non avremo più tutte le nostre uova, letteralmente e metabolicamente, su un pianeta», ha spiegato il fondatore di SpaceX.

 

In un altro post, ha affermato che SpaceX ha creato il primo stadio di razzo completamente riutilizzabile e, cosa ancora più importante, ha reso il processo di lancio economicamente sostenibile.

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Rendere la vita multi-planetaria è «fondamentalmente un problema di costo per tonnellata su Marte», ha detto Musk. «Attualmente costa circa un miliardo di dollari per tonnellata di carico utile sulla superficie di Marte. Deve essere migliorato a $ 100k/tonnellata per costruire una città autosufficiente lì, quindi la tecnologia deve essere 10.000 volte migliore. Estremamente difficile, ma non impossibile», ha concluso.

 

A giugno, un razzo Starship è tornato dallo spazio ed è atterrato con successo nell’Oceano Indiano, completando una missione completa attorno al globo nel suo quarto volo di prova.

 

L’imprenditore conta su Starship, il razzo più grande mai costruito, per aiutarlo a raggiungere il suo obiettivo di costruire un veicolo spaziale in grado di inviare esseri umani e merci sulla Luna entro la fine del decennio e, in seguito, su Marte.

 

La navicella spaziale Starship è progettata per trasportare «sia l’equipaggio che il carico nell’orbita terrestre, sulla Luna, su Marte e oltre», si legge sul sito web di SpaceX.

 

Marte è uno dei «vicini abitabili più prossimi» della Terra, e ha «una discreta luce solare», continua il sito. «È un po’ freddo, ma possiamo riscaldarlo».

 

La gravità su Marte è circa il 38% di quella terrestre, «rendendo possibile sollevare oggetti pesanti e farli volare in giro», ha osservato SpaceX. «Inoltre, il giorno è notevolmente vicino a quello terrestre».

 

A febbraio, Musk ha detto che vuole portare un milione di persone su Marte, sostenendo di stare lavorando a un «piano di gioco» per riuscirci. «L’umanità dovrebbe avere una base sulla Luna, delle città su Marte e stare là fuori tra le stelle», ha detto.

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La Russia lancia il razzo Proton-M con un satellite meteorologico di nuova generazione

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La russa Roscosmos ha portato a termine con successo giovedì il lancio di un razzo Proton-M dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, con a bordo il satellite meteorologico Elektro-L n. 5. Il decollo è avvenuto alle 11:52 ora di Mosca e la navicella dovrebbe raggiungere l’orbita geostazionaria circa sei ore e mezza dopo il lancio.   Il vettore Proton-M a tre stadi, prodotto dal Centro Khrunichev, misura 57,6 metri di altezza e ha una massa al decollo di 705 tonnellate. La missione di giovedì rappresenta il 430° lancio nella storia sessantennale della famiglia Proton e segna l’ultimo volo della versione modernizzata del Proton-M, introdotta nel 2001.   Il satellite Elektro-L n. 5, sviluppato da NPO Lavochkin, appartiene alla nuova generazione di satelliti meteorologici geostazionari destinati a operare a oltre 35.000 km di quota. Una volta stabilizzato in posizione, fornirà immagini continue della Terra nelle bande visibile e infrarossa, con una risoluzione rispettivamente di 1 km e 4 km per pixel.  

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  I dati raccolti supporteranno le previsioni meteorologiche, il monitoraggio di mari e oceani, la sicurezza della navigazione aerea e gli studi sulla ionosfera e sul campo magnetico terrestre. Il satellite contribuisce inoltre al sistema internazionale di ricerca e soccorso Cospas-Sarsat.   Elektro-L n. 5 si aggiunge ai tre satelliti della stessa serie già operativi in orbita, ciascuno con un campo visivo di 120 gradi: insieme garantiscono una copertura completa e ininterrotta dell’intero pianeta. La nuova sonda ha una durata operativa prevista di almeno dieci anni.   Il lancio, originariamente programmato per dicembre, è stato posticipato di due mesi a causa di una «non conformità locale» rilevata durante le ispezioni pre-volo sullo stadio superiore del razzo. Roscosmos ha eseguito gli interventi correttivi necessari e il vettore è stato riposizionato sulla rampa il 9 febbraio.

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Galassia vicina a noi partorisce silenziosamente un buco nero

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Una stella massiccia nella galassia di Andromeda, con una massa iniziale di circa 13 volte quella del Sole, si è trasformata silenziosamente in un buco nero senza esplodere in una supernova. Lo riporta un recente articolo scientifico pubblicato sulla rivista Science.

 

Le stelle di grande massa terminano solitamente il loro ciclo vitale con una supernova: quando la fusione nucleare nel nucleo non riesce più a contrastare la forza di gravità, il nucleo collassa, generando un’onda d’urto che espelle gli strati esterni in un’esplosione spettacolare. Il nucleo residuo può diventare una stella di neutroni o, se sufficientemente massiccio, un buco nero.

 

Un team guidato dall’astronomo Kishalay De della Columbia University ha analizzato dati d’archivio della missione NEOWISE della NASA e ha concluso che la stella designata M31-2014-DS1, situata nella galassia di Andromeda a circa 2,5 milioni di anni luce dalla Terra, ha subito un collasso diretto («failed supernova» o «direct collapse») in un buco nero, senza l’espulsione esplosiva tipica.

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Le osservazioni mostrano che la stella si è illuminata nell’infrarosso a partire dal 2014, per poi oscurarsi drasticamente dal 2016 in poi, diventando quasi invisibile entro il 2023 nelle lunghezze d’onda ottiche e vicine all’infrarosso. I ricercatori ritengono che la materia espulsa non abbia raggiunto la velocità di fuga necessaria per superare la gravità del buco nero nascente, ricadendo invece su di esso e formando un involucro di polvere che ha nascosto l’oggetto.

 

«Dieci anni fa, se qualcuno avesse detto che una stella di 13 masse solari si sarebbe trasformata in un buco nero senza supernova, nessuno ci avrebbe creduto. Era completamente al di fuori di ciò che era considerato la norma», ha dichiarato De a Space.com.

 

I buchi neri, per loro natura, non emettono luce, ma la loro presenza deforma lo spazio-tempo circostante, curvando i percorsi della luce vicina. Inoltre, la materia che cade verso di essi forma spesso un disco di accrescimento rotante che genera radiazione, tipicamente ai raggi X.

 

Secondo gli autori, un debole bagliore infrarosso persistente, proveniente dalla nube di polvere che avvolge la posizione di M31-2014-DS1, resta rilevabile con strumenti sensibili come il telescopio spaziale James Webb. Con il progressivo diradamento di questa nube, i raggi X emessi dal disco di accrescimento – attualmente oscurato – dovrebbero diventare osservabili, fornendo una conferma definitiva della teoria.

 

«Questo è essenzialmente il caso più vicino che possiamo osservare alla morte di una stella massiccia», ha spiegato De. «Alla fine, il fatto che non sia esplosa ci insegna molto di più sulla fisica stellare».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso gli scienziati erano rimasti impressionati da un altro comportamento anomalo di un buco nero, che aveva preso a divorare materia a velocità impressionante.

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Come riportato da Renovatio 21questo «strano appetito» dei buchi neri non è un fenomeno isolato. Circa un paio di anni fa, alcuni scienziati hanno assistito a un buco nero a più di 8,5 miliardi di anni luce «mangiarsi» una stella. Questa minacciosa forma di catastrofe stellare è chiamata «Evento di distruzione mareale» (TDE), che si verifica quando stelle inconsapevoli si avvicinano ad un buco nero, dove la gravità immensamente potente e devastatrice finisce per inghiottire l’astro senza tanti complimenti.

 

Quattro anni fa un team di scienziati della Ohio State University (OSU) afferma di aver trovato, «l’Unicorno» il buco nero più vicino alla Terra mai scoperto, che sarebbe situato ad una distanza di «soli» 1.500 anni luce di distanza.

 

L’anno scorso sono state pubblicate incredibili foto del buco nero al centro della nostra galassia, Sagittarius A* – spesso abbreviato in Sgr A* – che è l’oscuro gigante al centro della Via Lattea.

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La Cina sta sviluppando armi anti-Starlink

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La Repubblica Popolare Cinese avanza nell’area delle armi ASAT, o armi anti satellite.   Presso l’Istituto di tecnologia nucleare di Xi’an sarebbe stato sviluppato un nuovo dispositivo compatto ad alta potenza per armi a microonde, denominato TPG1000Cs, che potrebbe costituire una delle minacce più serie per la costellazione satellitare Starlink. Lo riporta il quotidiano di Hong Kongo South China Morning Post.   Il sistema è in grado di generare 20 gigawatt di potenza per un’intera durata di un minuto. Il TPG1000Cs rappresenta il primo driver compatto al mondo per armi a microonde ad alta potenza (HPM) e è stato realizzato presso il Northwest Institute of Nuclear Technology. Può erogare fino a 20 gigawatt di potenza per un massimo di un minuto.

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Con una lunghezza di soli quattro metri e un peso di circa cinque tonnellate, il dispositivo è sufficientemente compatto da poter essere installato su camion, navi da guerra, aerei o persino satelliti. Secondo alcuni esperti cinesi, un’arma a microonde terrestre con una potenza superiore a 1 gigawatt potrebbe interrompere gravemente o addirittura danneggiare i satelliti in orbita terrestre bassa, come quelli di Starlink impiegati nel conflitto russo-ucraino.   I sistemi analoghi noti in precedenza potevano operare al massimo per tre secondi e risultavano molto più ingombranti. Ad esempio, il motore russo Sinus-7 funzionava per circa un secondo, erogava intorno a 100 impulsi per colpo e pesava fino a 10 tonnellate.   La Cina ha più volte sottolineato che Starlink rappresenta una minaccia significativa per la sua sicurezza nazionale. I ricercatori militari cinesi stanno sviluppando armi specifiche «anti-Starlink», tra cui sistemi a microonde ad alta potenza e laser, in grado di contrastare a basso costo le grandi costellazioni di satelliti in orbita bassa, qualora necessario.   SpaceX ha ridotto l’altitudine orbitale dei suoi satelliti Starlink per minimizzare il rischio di collisioni. Tuttavia, questa scelta li rende più esposti agli attacchi da armi a energia diretta terrestri. Se la Cina decidesse di schierare il TPG1000Cs anche nello spazio, gli attacchi invisibili potrebbero risultare ancora più distruttivi.   Come riportato da Renovatio 21, anni fa scienziati cinesi hanno minacciato apertis verbis di distruggere i satelliti Starlink. Stazioni di comunicazione Starlink vicine a Bakhmut sono state distrutte quest’estate dalle forze russe. La Russia sta inoltre approntando armi laser ASAT (anti satellite).

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Come riportato da Renovatio 21, nel dicembre 2024 alcuni ricercatori cinesi sostengono che utilizzando la radiazione emessa dalla costellazione Starlink di SpaceX, possono rilevare i caccia stealth nemici.   Il valore militare di Starlink si era visto poco dopo l’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina, quando il magnate della tecnologia aveva fornito a Kiev i terminali statellitari.   Tuttavia, successivamente Musk ha impedito all’esercito ucraino di utilizzare la rete per guidare gli attacchi dei droni sulle navi russe nel Mar Nero, sostenendo che l’attacco avrebbe potuto agire da innesco della Terza Guerra Mondiale. In risposta, il regime Zelens’kyj lo ha definito «malvagio».   Come riportato da Renovatio 21, a ottobre di due anni fa il ministro israeliano delle comunicazioni Shlomo Kahri aveva promesso che «Israele utilizzerà tutti i mezzi a sua disposizione per combattere» la prevista fornitura dell’accesso internet Starlink a Gaza che aveva suggerito il Musko.  

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Immagine di Mark Lewinsky via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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