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Mons. Viganò: «questo è il momento di agire» contro Deep State e Deep Church

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Renovatio 21 ripubblica la seconda parte dell’intervista concessa dal monsignor Carlo Maria Viganò al vaticanista Aldo Maria Valli così come apparsa sul sito Duc in Altum. La prima parte dell’intervista era stata pubblicata da Renovatio 21 tre giorni fa con il titolo «”Bergoglio lavora per lo scisma”: Intervista di mons. Viganò». Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Eccellenza, riprendiamo il nostro dialogo dal punto in cui eravamo arrivati nella prima parte. Esiste un evidente parallelismo tra quanto sta avvenendo nella Chiesa e quanto avviene nella sfera secolare. Un’espressione che Lei spesso usa è che  «tutto si tiene». Ci vuole spiegare meglio?

L’autoritarismo delle democratiche istituzioni nazionali e sovranazionali – ieri con la pretestuosa emergenza pandemica, oggi con l’assurda emergenza ambientale – non è per nulla diverso dall’autoritarismo delle sinodali istituzioni vaticane, ieri con il pretestuoso dialogo ecumenico e oggi con il non meno pretestuoso incoraggiamento delle devianze sessuali e morali. Entrambe, d’altra parte, sono espressione corrotta della vera autorità, una con il deep state del colpo di Stato globale, l’altra con la deep church del colpo di mano della Mafia di San Gallo. In entrambe la corruzione dei loro membri è garanzia di asservimento, perché li rende facilmente ricattabili. Per questo non è possibile che chi ascende a certi livelli in queste istituzioni sia onesto, visto che l’onestà lo sottrarrebbe al controllo di chi vuole nei ruoli chiave delle marionette manovrabili, dei pupazzi nelle mani di un ventriloquo.

 

Lo scisma è dunque lo scopo ultimo di Bergoglio, perché è la via farisaica – fatta cioè di un formalismo ipocrita e falso – con cui estromettere i buoni Cattolici dalla Chiesa, lasciandola totalmente in potere dei traditori e dei rinnegati, liberi a quel punto di farne quello che vogliono.

 

La stessa cosa sta avvenendo anche in ambito civile: i governanti e l’intera classe dirigente dei Paesi occidentali sono totalmente asserviti ad un potere che nessuno ha eletto, ad esso obbediscono anche contro l’interesse della Nazione e violando i diritti fondamentali dei cittadini, senza che vi sia alcun organo o magistratura che possa e voglia processarli e condannarli per alto tradimento.

 

L’ostracismo di Bergoglio verso i conservatori è identico a quello dell’élite globalista verso i «negazionisti» del COVID e del riscaldamento globale. Poco importa che la farsa psicopandemica e quella ambientale non abbiano alcuna base scientifica e siano sconfessate da eminenti scienziati e da prove inoppugnabili: la scienza è sostituita dallo scientismo, quel che era letteratura scientifica oggi è stato rimosso, cancellato, censurato. E anche qui il parallelo con la Chiesa appare in tutta la sua evidenza, se consideriamo la palese contraddizione del «magistero» dal Vaticano II in poi rispetto al Magistero Cattolico: la dottrina è stata sostituita dall’eresia, la morale dalla soggettività del singolo, la ritualità liturgica dall’improvvisazione sacrilega. E chi mette in discussione la narrazione ufficiale – ad esempio evidenziando le morti improvvise dei soli vaccinati o la crisi delle vocazioni del postconcilio – viene criminalizzato, perché il suo dissenso è argomentato e razionale, e non può essere confutato ma solo delegittimato colpendo chi lo esprime.

 

A questo punto torna la domanda: come uscirne? In Duc in altum da alcuni giorni è in corso in proposito un ampio dibattito, con la partecipazione di molti lettori. Sembra chiaro che Bergoglio e le sue truppe non sono riuscite a cloroformizzare l’opinione pubblica cattolica.

Dobbiamo uscirne con la preghiera, suggeriscono alcuni. Ed è vero: chiedere all’Onnipotente di prendere in mano le redini della Storia è certamente uno strumento efficace. Ma non basta: alla preghiera – indispensabile – deve affiancarsi anche l’azione, come sempre hanno fatto i nostri padri, gli Apostoli, i primi Cristiani e tutti i Cattolici che nel corso di questi duemila anni si sono confrontati con tiranni e satrapi convinti di poter schiacciare l’infame – écrasez l’infame, bestemmiava Voltaire – mentre sono tutti morti e sepolti, e la Chiesa è ancora viva.

 

Questa azione deve prevedere anzitutto – come ho detto nella nostra prima intervista – una parcellizzazione strategica delle forze tradizionali, coordinate ma indipendenti, in modo che sia impossibile colpirle tutte. La frammentazione della compagine tradizionale è a mio parere l’unica possibile risposta all’attacco presente: non dobbiamo istituire alcun nuovo soggetto pseudoecclesiale, ma conservare quel minimo coordinamento tra forze diverse, che prima o poi si troveranno a riavere pieno diritto di cittadinanza nella Chiesa, unico vero e legittimo luogo in cui i veri Cattolici devono stare.

 

Questo non significa ovviamente stare a guardare quel che accade come passeggeri di una nave che affonda: al contrario la nostra permanenza nella Chiesa ci deve spronare – come suoi figli – a difenderla dagli attacchi di chi, dall’interno, agisce come quinta colonna del nemico.

 

Se da un lato Bergoglio vuole chiuderci tutte le vie di fuga, dall’altro occorre che ce ne apriamo altre. Se la sua azione mira ad isolarci per intimidirci e farci desistere, noi dobbiamo denunciare le malversazioni con tutti i mezzi a disposizione.

 

E siccome prima o poi la persecuzione si allargherà necessariamente – ripeto: necessariamente – anche a coloro che si illudono di essere al riparo da possibili ritorsioni vaticane, sarà il caso che anch’essi organizzino sin d’ora forme di resistenza per garantire la Santa Messa e i Sacramenti ai fedeli, forti di uno stato di necessità sempre più pressante.

 

Che cosa suggerisce ai Suoi confratelli nell’Episcopato sotto questo profilo?

Li invito a considerare – onerata conscientia – se non sia il caso di pensare a forme di Ministero in clandestinità per i loro sacerdoti conservatori, in vista di possibili ulteriori manovre di Bergoglio o laddove le autorità civili intraprendano azioni di aperta persecuzione dei cattolici tradizionali. Le indagini del FBI sui gruppi di fedeli legati alla Messa tridentina negli Stati Uniti lasciano supporre che parti deviate dei servizi di intelligence considerino i cattolici una minaccia al loro piano eversivo, mentre hanno nella chiesa bergogliana un’alleata.

 

Le comunità religiose tradizionali – in particolare quelle femminili di Vita contemplativa – dovranno tenersi in contatto costante, in modo da darsi reciproco supporto e aiuto, tanto materiale quanto spirituale. È importante che la fronda di dissenso nei confronti di questa cupola di eretici e pervertiti che occupa i vertici della Chiesa sia sempre più presente a livello mediatico e sulle piattaforme sociali, in modo da incoraggiare chi ancora esita tra il silenzio rassegnato e la necessaria opposizione all’apostasia. Facciamo parlare questi sacerdoti: diamo loro voce, confortiamoli, facciamoli sentire accolti e benvenuti nelle nostre case, nelle nostre chiese, nei nostri monasteri.

 

Non dimentichiamo che la mentalità che guida l’élite globalista – e la setta bergogliana che ne è ancella – è di matrice mercantile, tipicamente protestante e usuraia. L’idea dominante è il potere e il profitto, ottenuto mediante la mercificazione di tutto, la trasformazione di ogni aspetto della vita in commodity, in prodotto vendibile e acquistabile. Ed è proprio delle strategie commerciali seguire un ben determinato iter per conquistare il mercato.

 

Può farci un esempio?

Certamente. Immaginiamo di avere due aziende, una multinazionale straniera che produce nel Terzo Mondo un articolo di scarsa qualità a prezzi bassi e una ditta artigianale italiana che produce lo stesso articolo con materie prime di alta qualità e rigorosamente nazionali, perizia di manifattura e prezzo onesto.

 

In queste condizioni è evidente che la multinazionale non ha alcuna speranza di potersi imporre su un nuovo mercato straniero, anche perché in condizioni normali il governo prevede delle forme di tutela delle proprie eccellenze imprenditoriali e impone dei gravosi dazi sulle merci importate. Ma l’adesione all’Unione Europea vieta agli Stati membri di privilegiare le proprie aziende, impone tasse e imposte onerose, provoca l’aumento dei costi delle materie prime e della produzione, agevola il credito alle multinazionali e lo comprime drasticamente alla piccola e media impresa.

 

Dietro queste politiche economiche e fiscali, ovviamente, agiscono i lobbisti dei grandi gruppi finanziari. A questo punto la nostra azienda italiana si trova costretta ad aumentare i prezzi, mentre la multinazionale diventa immediatamente concorrenziale. La multinazionale entra dunque sul mercato italiano, con una campagna mediatica imponente, che il piccolo concorrente non può nemmeno lontanamente permettersi; dopo poco acquisisce la piccola azienda e la lascia lavorare per un po’; poi elimina il prodotto di pregio a vantaggio di quello industriale.

 

Cos’ha ottenuto? La cancellazione dell’alternativa e il livellamento della qualità del prodotto verso il basso. La concorrenza è eliminata e il prodotto industriale potrà aumentare di prezzo semplicemente perché è l’unico proposto sul mercato. In questo processo è indispensabile rimuovere il prodotto di qualità, perché costituisce un fastidioso termine di paragone per quello fabbricato in serie in un carcere cinese o in un villaggio indiano. Quale soluzione viene dunque proposta, per fronteggiare la concorrenza straniera? Dopo l’abbassamento dei costi delle materie prime, non resta che il taglio dei costi di manodopera, con la riduzione dei salari e l’immissione di forza lavoro straniera sottopagata, anche grazie alla pressione degli sbarchi di clandestini traghettati dal Nordafrica o entrati in Europa dalla Turchia.

 

Se a questo assalto coordinato aggiungiamo anche gli aumenti del costo dell’energia – tutti provocati – e l’obbligo del pareggio di bilancio per gli Stati membri (o quantomeno per alcuni), comprendiamo che anche in questo caso si sono chiuse tutte le vie di fuga, salvo l’unica voluta, che è poi quella che si rivelerà esiziale per chi la imbocca.

 

Mi perdoni, monsignore, ma quando Lei si esprime così alcuni dicono: l’arcivescovo Viganò parla di cose che non lo riguardano in quanto pastore…

Mi rendo conto che qui siamo su un terreno quantomeno «insolito» a trattarsi da un Vescovo, anche se nelle mie passate funzioni di Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano ho dovuto occuparmi anche di questioni di carattere economico.

 

Se ci fate caso, la strategia commerciale che ho appena illustrato è adottata anche in ambito ecclesiastico. Il prodotto di alta qualità è rappresentato dalla dottrina, dalla morale e dalla liturgia cattolica. La concorrenza del prodotto di bassa qualità è costituita dal ciarpame ideologico modernista, principalmente il rito riformato della Messa. Siccome la clientela non è disposta a rinunciare a ciò che ha sempre avuto per qualcosa di incomparabilmente inferiore, ecco che la multinazionale conciliare acquisisce la piccola azienda artigiana e le lascia proporre il suo prodotto con Summorum Pontificum, per poi chiudere quasi tutti i punti vendita e impedire la formazione dei chierici e dei religiosi secondo la ratio studiorum tradizionale tramite Traditionis custodes. E perché non si veda che il prodotto importato è scadente, evita il confronto con quello di qualità facendolo sparire.

 

Ma queste manovre, per quanto efficaci da un punto di vista organizzativo, non possono impedire che l’abisso tra le due alternative sia evidentissimo. Se la «clientela» si rassegna a comprare ciò che le viene imposto dalla grande distribuzione, è solo perché la si è privata della possibilità di scegliere, ricorrendo alla frode e alla manipolazione del mercato.

 

So bene che nelle cose religiose questo approccio da bottegai è inappropriato e offensivo, soprattutto perché il bene della Fede è di un valore inestimabile che ci è concesso gratuitamente dalla magnificenza di Dio, mentre l’alternativa che ci viene proposta non può minimamente competere e ha come prezzo la nostra eterna dannazione. Ma credo non sfugga a nessuno di noi che il cinismo usuraio dei venditori di eresie e perversioni non è capace di andare oltre lo scambio commerciale, dando un prezzo a tutto: i trenta denari pagati dal Sinedrio per il tradimento di Giuda lo confermano, e vi sono sempre Sommi Sacerdoti pronti a versare la somma, e apostoli rinnegati che con un bacio consegnano il Signore alle guardie del tempio.

 

È questa la mentalità che muove e orienta i mercanti – il World Economic Forum è una lobby di imprenditori assetati di denaro e potere, non dimentichiamolo – quando deve forzare l’adozione di nuovi stili di vita nella società: la manipolazione sociale è parte integrante delle azioni di marketing, e se il «prodotto» da vendere è un siero sperimentale o un veicolo elettrico, le modalità di creazione della domanda e di immissione sul mercato prevederanno una campagna mediatica di allarme sociale pandemico o ambientale grazie alla cooperazione della stampa, dei singoli giornalisti, dei cosiddetti «esperti» – virologi o climatologi, ad esempio – e dei politici.

 

Tutti costoro sono infatti alle dipendenze della lobby tecnocratica del WEF, perché di proprietà dei grandi fondi d’investimento come Vanguard, BlackRock e State Street o da essi direttamente o indirettamente sponsorizzati. Se una testata giornalistica diffonde determinate notizie, è perché questa o quella multinazionale la controllano, perché vi acquistano spazi pubblicitari, ne finanziano eventi.

 

E lo stesso vale per istituti di ricerca, università, fondazioni a cui è assegnato il compito di pubblicare studi che confermino la narrazione. A ciò si affiancano le interferenze e le attività di lobbying presso le istituzioni pubbliche, i cui funzionari firmano accordi con soggetti privati che in cambio ne finanziano attività o che li assumono a fine mandato, secondo la prassi ben nota delle porte girevoli.

 

Il cerchio si chiude con l’ultimo tassello mancante: la cooperazione della Chiesa Cattolica – e delle altre religioni, ma in maniera del tutto secondaria – al colpo di stato dell’élite globalista. La deep church non ha esitato un istante a prestarsi a questa turpe alleanza, perché è totalmente occupata da personaggi legati a filo doppio con il deep state. L’ha fatto assecondando la farsa psicopandemica, poi allineandosi sulla crisi ucraina, quindi abbracciando la narrazione green in salsa amazzonica con la Pachamama e infine prostituendo il Sinodo all’ideologia woke.

 

E dove anche questa libido serviendi della setta di Santa Marta non fosse stata spontanea, sappiamo bene che la ricattabilità dei suoi esponenti li avrebbe persuasi ad allinearsi senza fiatare: gli scandali dell’ex Cardinale McCarrick e dei suoi minion tuttora al potere non sono poi così diversi da quelli del figlio di Joe Biden.

 

patetici e grotteschi tentativi di copertura e insabbiamento potranno forse rinviare il redde rationem che attende la cupola pedosatanista al potere, ma non riusciranno ad evitare che la verità emerga in tutta la sua terrificante gravità, e che si faccia giustizia di questi pervertiti votati al Maligno. Dobbiamo essere pronti, in questo frangente, ad aprire gli occhi su una rete di complicità vastissima, che renderà evidente il motivo per cui questa macchina infernale abbia funzionato così bene sinora.

 

Ma come fronteggiare efficacemente una rete tanto capillare e organizzata? Le forze di chi si oppone, per quanto siano sostenute da una grande passione e da spirito di sacrificio, appaiono di gran lunga insufficienti…

Guardi, ritengo che l’organizzazione efficientissima delle forze del Nemico sia certamente un punto di forza, rispetto alla nostra disorganizzazione e frammentazione; ma allo stesso tempo essa è anche il suo tallone d’Achille.

 

Sarà proprio la nostra disorganizzazione, la nostra capacità di muoverci autonomamente, l’imprevedibilità delle nostre mosse ad impedire alla deep church di riuscire nell’intento di estrometterci dalla Chiesa – e del deep state di estrometterci dalla società civile. E viceversa sarà proprio la loro organizzazione senz’anima e l’individuabilità della catena di comando a consentirci di sabotare i piani, denunciarne gli autori, vanificarne le azioni.

 

Iniziamo dunque a considerare i progetti a breve termine e quelli a lungo termine. Non dobbiamo limitarci a resistere o a reagire: è necessario agire, prendere l’iniziativa, come già mi pare stia avvenendo da più parti. Solo così ci renderemo conto che il pusillus grex non è poi così piccolo, e che le porte degli inferi, come il castello degli spettri dei luna park, sono solo una impressionante scenografia, allestita da chi è stato già vinto definitivamente da Nostro Signore.

 

Lasciatemi concludere con un appello a sostenere l’attività di Exsurge Domine, l’Associazione che ho fondato per dare assistenza ai sacerdoti e ai seminaristi, ai religiosi e alle religiose perseguitati dalla junta bergogliana.

 

Il vostro aiuto permetterà di rispondere alle tantissime situazioni di discriminazione di queste anime buone prese di mira da mercenari senza scrupoli, senza Fede e soprattutto senza Carità.

 

Potete trovare tutte le informazioni e le modalità per inviare un contributo visitando il sito www.exsurgedomine.org

 

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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La vera natura dei progetti di legge sull’antisemitismo. Intervista al prof. Marini

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In un momento storico in cui i destini del mondo paiono appesi alle mosse del governo di Israele – il gabinetto più estremista e fanaticamente religioso mai espresso dallo Stato di Israele – avanzano, in Italia come in altre parti del mondo, progetti di legge sull’antisemitismo, che finirebbero per rendere illegali finanche le critiche mosse nei confronti delle politiche israeliane. È evidente che, in Italia, un progetto del genere cozza con la libertà di pensiero ed espressione garantita dalla Costituzione repubblicana. Per capire la natura di questo progetto di legge abbiamo sentito il professor Luca Marini, già vicepresidente del Comitato Nazionale di Bioetica, professore di diritto internazionale alla Sapienza Università di Roma, presidente del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

Professor Marini, da romano Lei è vissuto per forza di cose a contatto con la cultura ebraica. Secondo lei, cosa può spingere, improvvisamente, l’Italia a dotarsi di una legge bipartisan sull’antisemitismo?

Guardi, cominciamo col dire che, personalmente, non ho nulla contro gli ebrei: mio nonno, romano di San Lorenzo, ne aiutò molti in Ungheria, durante la guerra, come agente del Comitato d’Azione Italia Libera, ricordandocelo poi fino allo sfinimento, ma comunque insegnandoci un valore importante. Detto questo, francamente non vedo perché dovrei passare per antisemita solo perché, da docente di diritto internazionale, critico la politica estera israeliana e condanno il genocidio palestinese. In ogni caso, la domanda andrebbe rivolta a chi ha presentato il disegno di legge, perché senz’altro avrà avuto le sue buone ragioni.

 

Lei crede che anche in Italia operi una lobby ebraica forte come in America?

In America, la componente ebraica è indubbiamente molto presente e organizzata, come dimostra Hollywood, la più importante industria statunitense, cosa che forse non può dirsi ancora per l’Italia. Eppure, va ricordato che, qui come oltreoceano, i circuiti accademici, scientifici, tecnologici, industriali, produttivi, commerciali, comunicativi, mediatici, culturali, sociali e politici – quindi, in poche parole, l’intera società civile – sono controllati e, se del caso, manipolati dalla grande finanza transnazionale. E tutti sanno a quali lobby risponde quella finanza. 

 

La formula dell’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (AIMO) dice: «Per antisemitismo si intende una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni etc.». La legge italiana può punire un cittadino per una percezione altrui?

Non scherziamo. Tuttavia, siamo di fronte a una strategia semantica e politica da tempo condivisa e supportata da quella parte della cittadinanza che si crede sveglia e consapevole. Si tratta, ovviamente, di una strategia portata avanti dalle forze euro-globaliste e demo-liberal-progressiste: cioè, guarda caso, quelle più funzionali agli interessi delle lobby di cui sopra.

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Resta il fatto che la formula dell’AIMO, ripresa dalla proposta di legge, considera antisemita non colui a cui non piacciono gli ebrei, ma colui che non piace agli ebrei.

In effetti è un po’ come chiedere all’oste come è il vino. Ma, del resto, di cosa ci meravigliamo? Chi materialmente fa le norme – ossia gli organi legislativi – finisce sempre per subire le spinte gentili di questa o di quella lobby e per decidere al di là e al di sopra della volontà dei soggetti che, di quelle norme, sopporteranno i costi. 

 

Ma, così facendo, non si introduce una categoria etno-spirituale superiore alle altre, una sorta di eccezionalismo ebraico? Di fatto, i cristiani – che subiscono ancora oggi persecuzioni immani – non godono dello stesso favor legislativo. Lo stesso può dirsi per gli altri popoli che magari hanno subito un genocidio: i nativi americani, i cambogiani, o, per restare più vicino casa e nell’attualità, gli armeni

Per favore, se proprio dobbiamo parlare di genocidi, portiamo esempi attuali, perché ce ne sono in abbondanza: dai palestinesi, appunto, ai tibetani ai sahrawi. E magari chiediamoci una buona volta perché i media non ne parlano o perché nessuno, a cominciare dai politici, alzi in dito in loro difesa. 

 

Com’è possibile che la sinistra italiana, che da decenni ha sposato la causa palestinese, non si opponga a questo disegno di legge?

E si meraviglia anche di questo? Una volta, la sinistra italiana era anti-Europa e anti-NATO. Da trent’anni a questa parte, la sinistra italiana è la forza più euro-globalista e demo-liberal-progressista. Il cerchio si chiude ancora una volta. O sbaglio?

 

Con questa legge non sarà possibile criticare le politiche dello Stato di Israele, che di fatto sta destabilizzando il Medio Oriente e il mondo intero perseguendo una guerra su fronti diversi, né ricordare le accuse di genocidio rivolte ai leader ebraici e portate all’attenzione della Corte dell’Aia, né pubblicare le e-mail di Epstein in cui si riportano le espressioni dispregiative verso i goyim, i non ebrei, pronunciate da esponenti della finanza di Nuova York.

Io non mi fascerei la testa prima di romperla. È difficile credere che questa legge possa essere approvata senza un adeguato dibattito in Parlamento, a meno di non voler pensare, maliziosamente, che la lobby da Lei citate in apertura non sia, in effetti, tanto potente quanto pervasiva.

 

Possiamo sperare che, andando palesemente contro più articoli della Costituzione, la Corte costituzionale possa in un secondo tempo smantellare una legge del genere?

Personalmente, prima di arrivare alla Consulta, preferirei che il Parlamento facesse il suo lavoro di rappresentante di un corpo sociale che ha fiducia nei valori costituzionali e si affida a essi, primo tra tutti il diritto fondamentale alla libertà di espressione. 

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Da tempo sentiamo ripetere il mantra sui «valori giudeocristiani», sull’«origine giudeocristiana» e sulla «cultura giudeocristiana» dell’Europa, tanto che la Von der Leyen, in Israele, ha affermato che «i valori dell’Europa si fondano sul Talmud».

Cosa vuole che le dica? L’Europa è il tempio del capitalismo ultra-finanziario e digitale che intende sostituirsi alla politica nella gestione della società civile, con il fine ultimo di abbattere i valori democratici, le libertà fondamentali e la dignità dell’essere umano in quanto ostacoli ai suoi obiettivi di controllo totalitario dell’umanità. E, lo ripeto ancora una volta, tutti sanno a chi risponde quella forma di capitalismo.

 

Un suo collega giurista mancato pochi anni fa, Filippo Sgubbi, parlava di «Diritto penale totale», un sistema in cui diventa possibile punire senza legge, senza verità e senza colpa, dove la condanna è meritata non tanto per quello che il soggetto ha fatto, quanto piuttosto per ciò che quel soggetto è, per il suo ruolo nella società, per la pericolosità dei suoi pensieri.

Che poi, se ci pensa, è proprio quello cui ci ha abituato Mani pulite, la gigantesca messinscena pianificata per distogliere l’attenzione degli italiani dagli sfaceli che l’allora neonata Unione europea avrebbe prodotto con i suoi pareggi di bilancio, la sua normativa antitrust, le sue privatizzazioni, la sua moneta unica, nonché per incanalare l’odio popolare verso bersagli spendibili: ricorda le monetine lanciate contro un ex presidente del Consiglio che, guarda caso, non era filo-europeista? Sarà una coincidenza, ma quell’inchiesta prese il via proprio all’indomani della firma del Trattato di Maastricht.

 

Si sarebbe mai aspettato, durante la sua lunga carriera di accademico del diritto, di vedere l’alba della psicopolizia sulla società occidentale?

Certo che sì. Stiamo assistendo, in modo più esplicito dal COVID in poi, all’instaurazione del totalitarismo biopolitico fondato sulla strumentalizzazione delle evidenze e la propaganda del terrore finalizzate al soggiogamento della società civile. Questa deriva, dissimulata dietro parole chiave efficentiste e moderniste, era evidente già trent’anni fa a chi, come me, seguiva gli sviluppi della normativa europea in tema di biotecnologie. Nel mio caso, le critiche al progresso tecno-scientifico supportato dall’Unione Europea costarono, in tempi non sospetti, cioè vent’anni fa, la destituzione dalla carica di vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica: e sarebbe divertente, oltreché calzante in questa sede, ricordare chi venne nominato al posto mio. In ogni caso, per dirla tutta, non c’era bisogno di fare il professore universitario per prefigurare tutto ciò: bastava leggere Bradbury. 

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Perché Trump attacca il papa?

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E così, dopo la hybris estrema dell’ultimatum che annunziava «la cancellazione di un’intera civiltà» – con tanto di frase aggiunta «lode ad Allah» – il presidente Donald Trump è andato molto oltre.   Sul suo social, Truth, spunta un suo post dove compare nei panni di Gesù Cristo che taumaturgicamente guarisce il popolo americano..   L’immagine è blasfema ed irricevibile. Qualcuno ha notato, sullo sfondo del sole luminoso, forse la figura di una versione mecha-kaiju della Statua della Libertà, ma sarà il solito tocco inquietante che dà l’Intelligenza Artificiale.  

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Tuttavia, sappiamo che un paragone tra Nostro Signore e The Donald era stato tracciato pochi giorni fa da Paula White, la «pastora» sionista in carica alla Casa Bianca, la cui congregazione a Pasqua raccoglieva nella sua «funzione» forse 200 persone (c’è quasi più gente agli eventi che organizza il vostro affezionatissimo).     Era presente sul palco il vescovo Robert Barron, prelato podcasterro che ha paura del diavolo e non difende le signore cattoliche dinanzi alla prepotenza sionista. E quindi, il Donaldo per forza si sente un po’ unto. Al punto che ora il bersaglio è diventato ufficialmente il papa – e qui cercheremo di dire perché.   Il messaggio è ancora più impressionante di quelli di scherno agli avversari morti che il presidente ha prodotto di recente, e pure di quello con cui ha insultato Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens, Alex Jones, ai quali deve porzioni non indifferenti di consenso per tutte e due le elezioni vittoriose.   «Papa Leone è DEBOLE in materia di criminalità e pessimo in politica estera» attacca il presidente statunitense. «Parla di “paura” dell’amministrazione Trump, ma non menziona la PAURA che la Chiesa Cattolica e tutte le altre organizzazioni cristiane hanno provato durante il COVID, quando arrestavano sacerdoti, ministri e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo una distanza di tre o addirittura sei metri». Qui, bisogna dire, il presidente non ha tutti i torti, tuttavia va ricordato che le prime clausure, e l’avvio del programma letale del vaccino mRNA, furono fatti nell’ultimo anno del suo primo mandato.   «Preferisco di gran lunga suo fratello Louis a lui, perché Louis è un vero sostenitore del MAGA. Lui ha capito tutto, Leone no!» puntualizza il Donald, che subito dopo l’elezione al Soglio del Prevost aveva invitato alla Casa Bianca e ad altri eventi il fratello floridiano suo sostenitore – che per qualche ragione aveva posato con Trump presso lo Studio Ovale in camicetta.  

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«Non voglio un papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare» dice Trump, che non è nemmeno cattolico. «Non voglio un papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che inviava enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, peggio ancora, svuotava le sue prigioni, compresi assassini, spacciatori e criminali, nel nostro Paese».   «E non voglio un papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE, ovvero raggiungere livelli record di criminalità e creare il miglior mercato azionario della storia. Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, è stata una sorpresa sconvolgente. Non era in nessuna lista per diventare papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che questo fosse il modo migliore per gestire il Presidente Donald J. Trump» assicura il presunto «leader del mondo libero».   «Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano. Sfortunatamente, la debolezza di Leone sulla criminalità e sulle armi nucleari non mi va giù, né mi va giù il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un PERDENTE della sinistra, che è uno di quelli che volevano che i fedeli e il clero venissero arrestati».   «Leone dovrebbe darsi una regolata come Papa, usare il buon senso, smetterla di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa, non un politico. Gli sta causando molto danno e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!» conclude, firmandosi «Presidente DONALD J. TRUMP»   L’attacco è senza precedenti, oltre che per linguaggio, per l’assoluta mancanza di diplomazia. In molti lo vedono come un attacco frontale al cattolicesimo, e lo è. Non solo: nella logica invertita di «colpirne 100 per educarne 1», Trump sta con probabilità bastonando il cattolicesimo americano, e ancora più a fondo i suoi rappresentanti all’interno dell’amministrazione. In particolare, il convertito JD Vance.   Avevamo scritto come, allo scoccare della tregua, gli «adults in the room» cattolici avessero preso in mano le redini della questione, contro i luterani sionisti che avevano portato il Paese nell’umiliante stallo di Ormuzzo. Vari livelli cattolici dell’amministrazione si erano mossi contro la guerra voluta da Israele. Il capo dell’antiterrorismo Joe Kent (veterano della forze speciali e vedovo di soldatessa criptologa uccisa in Siria, accusato pure lui di essere «debole») si era dimesso. Il segretario di Stato Marco Rubio, che è stato neocon ma è pur sempre cattolico (nonostante varie altre conversioni), dopo aver detto che gli USA erano stati trascinati in guerra dallo Stato Ebraico è sparito – durante le negoziazione ad Islamabad, lui era ad un incontro di MMA…   E poi lui, JD Vance, il ragazzo che dovrebbe ereditare la Casa Bianca nel 2028 (a meno che il re non voglia piazzarci un suo figliuolo: del resto è amico di Kim…). Il vicepresidente, lo sappiamo, non piace tantissimo agli ebrei: caso unico, non è andato a chinare la kippah sul Muro del Pianto – passaggio obbligatorio per qualsiasi politico USA, dal presidente in giù – preferendo, nel suo ultimo viaggio in Israele, andare a visitare i cristiani della Terra Santa e i loro luoghi.   La risposta degli israeliani è arrivata immediata. La Knesset, il Parlamento dello Stato Giudaico, emette, lui ancora presente, vota sulla sovranità della Cisgiordania – che gli israeliani e i loro minions americani sionisti chiamano «Giudea & Samaria», un affronto terrificante, che JD ritiene essere stata una «stupida trovata politica».   Lo stesso Vance, è emerso, era risolutamente contrario alla guerra in Iran. Non è un caso, a questo punto, quello che è successo dopo. Gli iraniani hanno fatto capire che avrebbero voluto lui per i negoziati. Detto, fatto: lo spediscono in Pakistan, ma ci attaccano i due consiglieri ebrei di Trump, l’amico avvocato Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, ebreo ortodosso la cui famiglia finanzia da decadi Netanyahu. Il lettore di Renovatio 21 ricorderà quando, ottenuto il rilascio da parte di Hamas di tutti gli ostaggi, i due cercavano di placare la folla di Tel Aviv che fischiavano il nome del premier israeliano.   In rete ora circolano ricostruzioni secondo cui a far fallire i negoziati nell’ultima ora sarebbero stati i due ebrei vicini a Trump. JD resta col cerino in mano, e finisce perfino a rimangiarsi ridicolmente la protezione del Libano: perché l’accordo prevedeva lo stop ai bombardamenti di Beirut, e invece gli israeliani – i veri padroni del giuoco – lanciano subito 100 azioni militari in 10 minuti, colpendo quartieri residenziali della capitale libanese, morti e feriti ovunque, caos e rovina, sangue e distruzione, as usual.   E quindi: è in atto un purga anticattolica dentro il potere americano, e il presidente ha deciso da che parte stare. Qualcuno ha programmato questa operazione. Noi avevamo notato una strana puzza attorno alla notizia, ripetuta a pappagallo da tutte le testate del mondo, dell’incontro dove gli uomini del Pentagono avrebbero minacciato il Vaticano con le spettro di una nuova Avignone: non solo era sospetto il racconto (Elbridge Colby, l’ufficiale della Difesa coinvolto, è cattolico, e pure ragionevole), lo era pure la fonte, la testata The Free Press della lesbica sionista Bari Weiss, la giovane giornalista è ora al centro di immensi investimenti della classe degli ultramiliardari filoisraeliani (come gli Ellison, che le hanno affidato, a lei giornalista poco più che blogger, l’intera rete di notizie CBS, e comprato TikTok per soprammercato).   La divisione, infiammata a dovere dagli strateghi nemmeno più tanto occulti, segue quindi una linea etno-religiosa. I cattolici vanno neutralizzati perché sono la vera, consistente minaccia all’altra parte, cioè gli ebrei e i loro sodali cristiano-sionisti, i fondamentalisti luterani millenaristi («dispensazionalisti», è il termine teologico esatto) che, dopo essersi fatti riscrivere la Scrittura da un tizio finanziato dai Rothschild (la Bibbia Scofield), credono che bisogna difendere Israele ad ogni costo, perché il loro Messia, che sarebbe il nostro anticristo, meccanicamente produrrà dopo 7 anni il ritorno di Cristo sulla Terra.   In molti ora dicono che questa teologia è oramai al capolinea: non attecchisce in alcun modo sulle nuove generazioni, che vedono con orrore il genocidio di Gaza e si chiedono come la generazione dei loro genitori abbia potuto accettarla e persino fare il tifo per essa. Il capolinea del fondamentalismo sionista americano significa la fine del consenso per le violenze israeliane – e Israele lo sa, e per questo agisce con questa fretta infernale, i boomer – come Trump, che guarda ancora la TV e vi crede pure – non dureranno per sempre.   In realtà, in America non si sta spegnendo solo il fondamentalismo cristiano-sionista: è tutto il protestantismo che sta morendo. A differenza del cattolicesimo, che sta registrando un boom di battesimi mai visto (al punto che la trasmissione di inchiesta 60 Minutes vi ha realizzato un servizio in cui interroga tre vescovi bergogliani, che ovviamente non ci stanno capendo nulla), è tutto il protestantesimo che sta andando al macero, vittima della sua grottesca rarefazione, delle sue contraddizioni, del suo cattivo gusto rivoltante.   Secondo il saggista francese Emmanuel Todd, autore del libro La sconfitta dell’Occidente, il declino degli USA dipende dalla sparizione della sua grammatica profonda – cioè il protestantesimo. Tale tesi è stata sposata dallo studioso cattolico americano E. Michael Jones, che dice: se il protestantesimo sparisce, le uniche due «identità» americane rimaste, cioè cattolici ed ebrei, si trovano a lottare per la primazia sul Paese, nella società come nel governo.   E quindi non deve sorprendere l’anticattolicesimo alzare la testa in USA. Attacchi ai cattolici tradizionisti sono arrivati dal senatore texano Ted Cruz, noto per aver dichiarato che il suo primo obiettivo politico è la difesa di Israele (e noto pure, ricordiamo noi, per essere figlio di uno strano cubano-canadese che frequentava Lee Harvey Oswald).   Negli stessi giorni, è spuntato al Pentagono un pastore protestante, Doug Wilson, che ha dichiarato che le processioni cattoliche andrebbero proibite, perché costituiscono «idolatria», cos’ come il culto della Vergine. Discorsi del genere non si sentivano pubblicamente da decenni: la cattofobia pare, quindi, sempre più slatentizzata.  

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Si muove una nuova persecuzione anticattolica in America? Non è improbabile. Il presidente che parla del vicario di Cristo come di un «debole» è in linea con il suo padrone Bibi Netanyahu, che pochi giorni fa ha detto che sul piano storico Genghis Kahn (cioè la forza militare ferale, cioè la volontà di sterminio) vince sempre su Gesù Cristo. Un discorso che avrebbe dovuto incendiare mezzo mondo, non solo per la bestemmia, ma per l’incapacità totale di comprendere Cristo, il suo messaggio, la sua forza.   A Tel Aviv e a Washington non credono nella Pace, perché non credono nella sua forza, non credono nel suo Dio. Il Dio della pace ha dimostrato di poter regnare sulla storia, e far sopravvivere il suo culto dinanzi ai nemici militari più armati ed assetati di sangue. Questo i cratolatri, coloro che credono solo nel potere della forza, non sembrano considerarlo.   Eppure, qualcuno glielo dovrebbe dire, ai re del mondo moderno. Il Re dei re, nella pace e nell’amore, è loro superiore. Il Re dei re vive nei millenni: e il suo regno, a differenza dei miseri mandati umani, non avrà fine. Il Re dei re può detronizzarli fulmineamente, perché, come disse Nostro Signore a Ponzio Pilato che con tutta la potenza dell’Impero romano lo stava mettendo a morte, non est enim potestas nisi a Deo, non c’è autorità se non da Dio.   E invece: hanno deciso di sfidare Dio, persino di canzonarlo. Lo sapranno? Deus non irridetur. Dio non si fa irridere, mentre la battaglia tra ebrei e cattolici dentro l’America avrà ramificazioni immani in tutto il mondo.   Sappiamo già chi vincerà – perché lo abbiamo già visto. Perché sappiamo che pure nell’umiliazione più disperante, nella violenza più degradante, Cristo vince. Cristo regna. Christus imperat.   Cristo comanda. Lo Stato moderno ha bisogno di reimpararlo. Il momento probabilmente è arrivato.   Roberto Dal Bosco    

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Ordo Ab Chao. Le ragioni di una guerra

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Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

Parere (n. 29): Ordo Ab Chao. Le ragioni di una guerra

 

È innegabile che, bombardando ospedali, industrie farmaceutiche, centrali elettriche e altre strutture civili, gli Stati Uniti d’America si stanno comportando in Iran come Israele si comporta in Palestina; ed è altrettanto innegabile che, tenuto conto della reale rilevanza strategica dello stretto di Hormuz per l’America e l’Europa in particolare (1), gli USA hanno attaccato l’Iran solo per secondare la dispotica politica mediorientale israeliana.

 

Prima o poi, qualcuno si preoccuperà di spiegare al mondo perché Putin debba essere considerato a tutti i costi un diabolico aggressore e Trump, o Netanyahu, no. 

 

Per il momento, il CIEB si limita a riassumere sinteticamente le cause e gli scopi di una guerra che, al di là di ciò che propala il mainstream, poco o nulla ha a che fare con l’egemonismo statunitense e che, invece, serve due scopi diversi, ma correlati: da una parte, confermare il rapporto ancillare degli USA rispetto alle strategie totalitaristiche di élites finanziarie transnazionali chiaramente identificabili, che de facto governano il mondo mediante organismi dalle stesse finanziati e organizzati (2); dall’altra, fornire ai grand commis dell’Unione europea – che di quelle élites sono anch’essi fedeli servitori e sulle cui labbra la parola «guerra» aleggia dal giorno successivo alla fine del Covid – il pretesto tanto atteso per varare ulteriori politiche liberticide.

 

Per fare ciò, sono sufficienti tre parole: Ordo ab chao. Da sola, infatti, questa locuzione, assurta a motto della Massoneria universale, riassume e chiarisce le cause e gli scopi di una guerra ordita e pianificata secondo una spirale autoconclusiva: la guerra è funzionale all’emergenzialismo, che è funzionale a misure restrittive, che sono funzionali al controllo totalitario delle popolazioni, che è funzionale al mantenimento dello status quo, che è funzionale alla sopravvivenza delle élites che esprimono gli apparati di governo che promuovono la guerra. 

 

Il cerchio si chiude con la stessa naturalezza con cui sono state sbrigativamente messe da parte le ripugnanti vicende dello scandalo Epstein in cui quelle élites, fino a poche settimane fa, sembravano immerse fino al collo.

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Nel baratro in cui ci sta precipitando l’agenda delle élites in questione, a cui il presidente degli Stati Uniti dà il suo personale contributo, l’establishment dell’Unione europea fa quello per cui è lì: comprimere le libertà individuali prospettando lockdown, smart working e didattica a distanza, in attesa di elaborare nuove e più sinistre misure destinate a rendere problematico anche il soddisfacimento di bisogni primari, a partire da quello alimentare (3)

 

Le parole pronunciate nel 2022 dall’Uomo della Provvidenza («Volete la pace o i condizionatori?») (4), prontamente rilanciate dalla compiacente grancassa dei media schierati con l’agenda liberticida, mantengono la loro attualità, come la strategia ad esse sottesa.

 

Dietro la guerra, dietro l’emergenzialismo e le restrizioni a esso collegate si cela il totalitarismo biopolitico globale fondato sulla propaganda del terrore e sulla manipolazione delle evidenze, entrambe funzionali al soggiogamento delle masse. E sullo sfondo di questa deriva totalitaria già si intravede, tra l’evoluzione incontrastata dell’Intelligenza Artificiale e lo sviluppo illimitato delle converging technologies (robotica, biologia sintetica, nanotecnologie), la creazione dell’ibrido uomo-macchina, proposto dal transumanesimo come unica forma possibile di sopravvivenza futura su una Terra devastata da guerre, epidemie e inquinamento.

 

L’attacco all’Iran, quindi, non è una questione di geopolitica o di diritto internazionale, non compromette la sicurezza energetica, non serve ad aumentare i profitti o ad alimentare speculazioni sul prezzo del petrolio: serve a oscurare la realtà, a impedire ai cittadini di prendere coscienza del fatto che la finanza transnazionale ha preso il posto della politica nella gestione della società civile e che le emergenze – dalla guerra al global warming – sono create e alimentate espressamente allo scopo di introdurre misure restrittive che giustifichino e legittimino l’annichilimento dei valori democratici, delle libertà fondamentali e della dignità dell’essere umano in quanto ostacoli alla strategia di controllo totalitario dell’umanità perseguita in taluni salotti buoni. 

 

Ordo ab chao, appunto.

 

In questo contesto, il CIEB auspica che gli italiani non ripetano gli errori del passato e non accettino supinamente le misure restrittive che saranno eventualmente imposte, contestandone la legittimità e la fondatezza mediante iniziative civili e democratiche.

 

CIEB

 

10 aprile 2026

 

NOTE

 

1) Emblematico il caso dell’Italia, che importa gas e petrolio principalmente dall’Africa e dall’Asia centrale (Algeria, Libia, Azerbaijan e Kazakistan forniscono, da soli, oltre il 50% del totale delle importazioni complessive): speculazioni economiche e derive totalitaristiche a parte, quindi, è difficile credere che la guerra in Iran possa generare una crisi energetica, come invece il mainstream sostiene a gran voce.

 

2) Basti pensare ai «salotti buoni» che periodicamente ospitano rappresentanti più o meno istituzionali di quelle élites: si tratta di organismi di controversa natura e finalità, le cui attività sono costantemente sotto i riflettori dei media, che non perdono occasione per celebrarle. Per inciso, che una parte consistente delle élites evocate nel testo sia di matrice ebraica è cosa nota e incontrovertibile, come conferma, ad esempio, la proprietà di BlackRock, la più potente e ramificata società d’investimento del mondo. Possedendo o controllando (mediante i tipici meccanismi di borsa) gran parte della finanza globale, le lobby ebraiche si rivelano in grado di incidere sui circuiti accademici, scientifici, tecnologici, produttivi, industriali, commerciali, comunicativi, mediatici, sociali, culturali, politici e dunque, in poche parole, sul mondo intero; e una conferma di tale pervasività può essere fornita, oltreché dal silenzio che circonda il genocidio in Palestina o lo scandalo Epstein, dalle proposte di legge sull’antisemitismo che stanno fiorendo in alcuni Paesi europei, dalla Francia all’Italia, proprio al culmine della crisi internazionale scatenata da Israele e dagli USA. In Italia, in particolare, la proposta di legge presentata in Parlamento riproduce pedissequamente la definizione di antisemitismo fornita dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), definizione palesemente fondata sul metodo di chiedere all’oste com’è il vino, visto che fa leva sulla «percezione» (sic!) che gli ebrei hanno dell’«odio nei loro confronti». Sebbene questa definizione (che si concretizza in una serie di fattispecie elencate dallo stesso IHRA a titolo fortunatamente esemplificativo), configuri insanabili lesioni della libertà di espressione garantita dalla Costituzione italiana, il progetto di legge in questione è stato già approvato dal Senato in prima lettura: così, se diventerà illegale fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella del Terzo Reich, potrebbe diventare illegale sostenere cose altrettanto ovvie, come, appunto, la matrice giudaica della grande finanza transnazionale. Per le proposte francese e italiana, si veda, rispettivamente, https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/779067/francia-la-liberticida-proposta-di-legge-yadan-mascherata-da-lotta-allantisemitismo-minaccia-la-liberta-di-espressione-in-ue.html e https://pagellapolitica.it/articoli/che-cosa-prevede-testo-antisemitismo

 

3) Poiché «la crisi sarà lunga» (secondo quanto vaticina, inspiegabilmente, il Commissario europeo all’energia: cfr. https://tg24.sky.it/economia/2026/04/03/dan-jorgensen-financial-times), si pensi all’impatto che avrà, sui costi dei prodotti alimentari, l’aumento del prezzo del gasolio utilizzato in agricoltura.

 

4) Cfr. https://tg24.sky.it/politica/2022/04/07/draghi-condizionatore-video.

 

5) La deriva transumanista, caldeggiata in ogni Paese europeo dai partiti politici più liberisti e globalisti, è chiaramente supportata dalle istituzioni europee e internazionali che a suo tempo hanno favorito la pseudocampagna vaccinale anti-Covid, fondata, come noto, sull’impiego di terapie geniche sperimentali. In questa prospettiva assumono peculiare rilievo le recenti pronunce della Corte Costituzionale tedesca secondo cui qualsiasi affermazione diffusa sui social network, che sia in grado di contraddire le informazioni fornite da istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, può essere rimossa dai social medesimi anche se corrispondente alla realtà scientificamente fondata (https://it.insideover.com/media-e-potere/germania-allarme-autoritarismo-il-costituzionalista-murswiek-denuncia-la-censura-di-stato.html).

 

Il testo ufficiale del presente Parere è pubblicato su: http//:www.ecsel.org/cieb

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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