Connettiti con Renovato 21

Spirito

Mons. Strickland: i commenti di Papa Francesco secondo cui tutte le religioni sono vie per raggiungere Dio sono «eresia»

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica la traduzione di uno scritto di monsignor Joseph Strickland apparso su LifeSiteNews.

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

 

«Ti adoriamo, o Cristo, e ti lodiamo, perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo». Questa preghiera familiare offerta come parte delle Stazioni della Croce è familiare ai cattolici, e a ragione. Esprime in modo succinto la nostra fede e l’unica realtà di Gesù Cristo, il Divino Figlio di Dio, come unico Salvatore di tutta l’umanità.

 

Siamo obbligati ad adorare e lodare Gesù Cristo perché è il Figlio di Dio e perché ha portato la salvezza al nostro stato decaduto. Dobbiamo aggrapparci tenacemente alla verità che solo Gesù Cristo è il Salvatore e che ha vissuto, sofferto, è morto ed è risorto per tutta l’umanità per sempre. Il suo amorevole sacrificio della Sua stessa vita per redimerci è il più grande dono che l’umanità abbia mai ricevuto.

 

Questa semplice preghiera esprime il nocciolo della nostra fede che siamo obbligati a proclamare al mondo se desideriamo vivere come suoi discepoli. La Chiesa esiste per proclamare questa Verità al fine di indicare alla famiglia umana, da ogni nazione e razza, i mezzi della nostra salvezza. Non c’è altro nome con cui possiamo essere salvati, e nessun altro movimento, religione o sforzo umano ci salverà. Solo Cristo è il nostro Salvatore. Possiamo davvero guadagnare il mondo intero e ritrovarci comunque perduti se non abbracciamo Gesù Cristo e la sua Croce.

Iscriviti al canale Telegram

Mentre leggete questo, posso immaginare che la vostra reazione potrebbe essere che io stia semplicemente affermando l’ovvio esprimendo il kerygma di base della nostra gloriosa fede in Gesù Cristo, il nostro amorevole Signore e Redentore, e avete ragione. Ma dobbiamo aprire gli occhi alla realtà che troppi all’interno della Chiesa, il Corpo Mistico di Cristo, stanno rifiutando questa espressione più basilare della nostra fede e, di fatto, stanno rifiutando Gesù Cristo stesso.

 

Dobbiamo anche riconoscere che i leader della Chiesa di rango più elevato stanno conducendo il mondo non verso Gesù Cristo, ma lontano da lui.

 

Papa Francesco, parlando di recente a un gruppo di giovani a Singapore, ha rilasciato questa affermazione:

 

«Una delle cose che più mi ha colpito di voi giovani, di voi qui, è la capacità del dialogo interreligioso. E questo è molto importante, perché se voi incominciate a litigare: “La mia religione è più importante della tua…”, “La mia è quella vera, la tua non è vera…”. Dove porta tutto questo? Dove? Qualcuno risponda, dove? [qualcuno risponde: “La distruzione”]. È così. Tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio. Sono – faccio un paragone – come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E poiché Dio è Dio per tutti, noi siamo tutti figli di Dio. “Ma il mio Dio è più importante del tuo!”. È vero questo? C’è un solo Dio, e noi, le nostre religioni sono lingue, cammini per arrivare a Dio. Qualcuno sikh, qualcuno musulmano, qualcuno indù, qualcuno cristiano, ma sono diversi cammini».

 

Questa affermazione è un’eresia teologica, chiamata indifferentismo. L’indifferentismo sostiene che tutte le religioni hanno lo stesso valore e tutte conducono alla stessa verità divina. Ciò contraddice direttamente la dottrina della Chiesa secondo cui esiste una sola vera fede e che la Chiesa cattolica è l’unica via per la salvezza.

 

Sebbene la tolleranza e la libertà religiosa siano importanti, noi nella Chiesa dobbiamo difendere la nostra fede con convinzione e condividere la verità con certezza. Come disse Gesù, «Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me». (Gv 14,6)

 

Nel 1928, papa Pio XI discusse l’indifferentismo nella sua enciclica papale Mortalium Animos. Ha dichiarato:

 

«Persuasi che rarissimamente si trovano uomini privi di qualsiasi sentimento religioso, sembrano trarne motivo a sperare che i popoli, per quanto dissenzienti gli uni dagli altri in materia di religione, pure siano per convenire senza difficoltà nella professione di alcune dottrine, come su un comune fondamento di vita spirituale. Perciò sono soliti indire congressi, riunioni, conferenze, con largo intervento di pubblico, ai quali sono invitati promiscuamente tutti a discutere: infedeli di ogni gradazione, cristiani, e persino coloro che miseramente apostatarono da Cristo o che con ostinata pertinacia negano la divinità della sua Persona e della sua missione. Non possono certo ottenere l’approvazione dei cattolici tali tentativi fondati sulla falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni, in quanto tutte, sebbene in maniera diversa, manifestano e significano egualmente quel sentimento a tutti congenito per il quale ci sentiamo portati a Dio e all’ossequente riconoscimento del suo dominio. Orbene, i seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concetto e svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio».

Sostieni Renovatio 21

Papa Gregorio XVI nella sua enciclica papale Mirari Vos (1832) condannò l’idea che si potesse raggiungere la salvezza in qualsiasi religione. Papa Pio IX nel Sillabo degli errori (1864) condannò la proposizione che «è libero ciascun uomo di abbracciare e professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avrà reputato essere vera».

 

Ho spesso, in varie occasioni, espresso la mia profonda preoccupazione per il verificarsi di eresie e l’atmosfera di apostasia che emana dal Vaticano a Roma, ma ora devo porre questa domanda: «Dov’è il grido dei pastori? Dove sono il coraggio e la convinzione per difendere la nostra fede?»

 

Quando papa Pio X era preoccupato che il Modernismo avrebbe unito la Chiesa al mondo con la sua enfasi sull’umanesimo, ordinò che ogni vescovo desse la caccia a questa eresia e la schiacciasse, e richiese un giuramento come prerequisito per ricevere gli Ordini Sacri, che rimase in vigore fino al 1978.

 

Una volta, quando a papa Pio X fu chiesto se avrebbe dovuto adottare un tono più conciliatorio e forse cercare più dialogo, affermò: «Vogliono essere trattati con olio, sapone e carezze, ma devono essere battuti con i pugni! In un duello non conti o misuri i colpi, colpisci come puoi! La guerra non è fatta con la carità, è una lotta, un duello».

 

Papa Pio X vide l’estremo pericolo nel permettere all’eresia di rimanere incontrastata e non corretta, poiché l’eresia incontrollata porterà sicuramente molte anime lontano da Cristo e lontano dalla pienezza della fede vera e autentica, che si trova e si salvaguarda nella sua interezza solo nella Chiesa cattolica. E quindi, chiedo di nuovo: «Dov’è il grido dei pastori?»

 

Ritengo inoltre di fondamentale importanza in questo momento richiamare l’attenzione su importanti fonti di eresia e apostasia oltre a quelle provenienti dal Vaticano. Stiamo davvero vedendo cardinali opporsi a cardinali e vescovi opporsi a vescovi, ma per quanto questo sia devastante, dobbiamo notare che stiamo anche vedendo francescani contro francescani, domenicani contro domenicani e gesuiti contro gesuiti.

 

La dura realtà è che il rifiuto assoluto di Gesù Cristo non è un’esclusiva delle aule di Roma. Questo cancro dell’apostasia ha colpito anche coloro che sono nella vita consacrata. In alcuni casi, i leader delle comunità religiose sono stati in prima linea, allontanando questa carica precipitosa da Cristo e dalla Chiesa da Lui fondata.

 

I fondatori di ordini religiosi, come Sant’Ignazio di Loyola e San Francesco d’Assisi, troverebbero la leadership delle loro comunità in questo XXI secolo irriconoscibile e distante dalle comunità da loro fondate. Questi grandi santi non hanno ispirato i loro seguaci a essere assistenti sociali militanti, ma a essere evangelisti che spesso hanno dato la vita a imitazione di Cristo stesso. La grandezza di questi ordini religiosi è sempre stata misurata dalla grandezza della loro devozione a Gesù Cristo e alla Sua missione.

 

Quando fu fondata da Sant’Ignazio nel 1540, la Compagnia di Gesù chiese ai gesuiti di essere missionari e di evangelizzare in tutto il mondo, e lo fecero, fondando scuole e insegnando il Vangelo. Erano educatori e monopolizzarono l’istruzione in Europa per oltre 200 anni. I gesuiti furono fondati appena prima del Concilio di Trento e aiutarono a contrastare lo scisma protestante in tutta l’Europa cattolica. I gesuiti spesso si frapponevano tra gli indigeni e la schiavitù. Gli studiosi gesuiti studiavano le lingue native e producevano grammatiche e dizionari.

 

I gesuiti erano organizzati come un esercito, con una struttura di autorità dall’alto verso il basso, forse perché fin da quando era giovane, Sant’Ignazio voleva essere un soldato. Tuttavia, dopo essere stato ferito e aver avuto il tempo di meditare sulla sua vita, si rese conto che non era una compagnia militare quella che era stato chiamato a reclutare e addestrare, ma piuttosto una compagnia spirituale.

 

Quando Sant’Ignazio fondò la Compagnia, vide chiaramente che il nemico era Lucifero e che le armi del suo esercito avrebbero dovuto essere soprannaturali/spirituali. E bisogna dire che l’organizzazione della Compagnia era esattamente ciò di cui aveva bisogno per combattere la guerra spirituale in corso, poiché nessun altro gruppo si è avvicinato a realizzare ciò che i gesuiti hanno fatto nell’evangelizzazione e nell’istruzione.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Tutto questo cambiò, tuttavia, negli anni Sessanta, dopo il Concilio Vaticano II. Lasciatemi fermarmi qui per menzionare un’altra cosa che accadde (o meglio, doveva accadere ma non accadde) negli anni Sessanta perché aiuta a chiarire il clima nella Chiesa in quel periodo. La Madonna disse a Suor Lucia Dos Santos, una delle tre veggenti della Madonna di Fatima, che il Terzo Segreto di Fatima sarebbe stato reso pubblico nel 1960, ma non lo fu, e questo, unito al fatto che la Russia non era ancora stata consacrata nel modo richiesto dalla Madonna, dà un’idea della mentalità del Vaticano durante quel periodo.

 

Papa Pio XII si era fortemente opposto al marxismo sovietico, ma con papa Giovanni XXIII, ci fu un approccio «finestre aperte, campi aperti» all’URSS e, di fatto, arrivò al punto di garantire all’URSS l’immunità dagli attacchi della Chiesa. Fu durante il suo papato, naturalmente, che il Terzo Segreto avrebbe dovuto essere rivelato, ma non lo fu, perché sembra che offendere la Russia fosse più preoccupante che eseguire le istruzioni della Nostra Beata Madre. Poi con papa Paolo VI, la politica di placare la Russia continuò, persino al punto di tradire il Primate d’Ungheria.

 

Fu anche in questo periodo che ci fu uno sforzo concertato per spostare la Chiesa da una Chiesa verticale che «guardava a Dio» a una chiesa orizzontale che «guardava al popolo». Sebbene il documento del Concilio Vaticano II sulla liturgia non dicesse nulla sulle posizioni liturgiche, le cose cambiarono comunque anche a questo riguardo, poiché la messa celebrata con il sacerdote rivolto verso il popolo (versus populum) non era comune prima del Vaticano II e, solo pochi anni dopo il Concilio, versus populum era il modo ordinario in cui veniva offerta la messa nella maggior parte del mondo. Sebbene ad orientem non scomparve, rimase quasi invisibile per diversi decenni.

 

E insieme a questo, le cose stavano cambiando nella Compagnia di Gesù. Infatti, con l’elezione del Padre Generale dei Gesuiti Pedro Arrupe nel 1968, ci fu un completo capovolgimento. Divenne presto evidente che i Gesuiti stavano anche immaginando un «nuovo tipo di Chiesa», una Chiesa non con un’autorità centrale, ma con l’autorità nelle mani del «popolo di Dio».

 

La storia della Compagnia dopo quel periodo rivela che molti Gesuiti iniziarono a muovere guerra, non contro Lucifero, ma contro «nemici» in carne e ossa, coloro che vedevano come responsabili di ingiustizia sociale, economica e politica, e sembravano perdere il loro obiettivo di salvare le anime.

 

Anche in questo periodo e in effetti avvolta nei cambiamenti, la teologia della liberazione trovò la sua strada nella Compagnia di Gesù. La teologia della liberazione condivide la fede modernista nell’umanesimo. La teologia della liberazione è una fede che l’oppressione economica, sociale e politica sono peccati e che possono essere sradicati solo quando gli oppressi prendono il controllo. Ai poveri viene detto che devono prendere in mano il proprio destino e che a volte è necessaria la «buona violenza». La salvezza è interpretata in termini di liberazione socio-politica e i suoi sostenitori credono che i poveri siano la fonte per comprendere la verità e la pratica cristiana.

 

Sebbene non tutti i gesuiti abbracciassero questa teologia, l’ordine la favorì nel suo complesso e i gesuiti non solo cessarono di essere «gli uomini del papa», ma divennero in molti modi il nemico del papato. Papa Giovanni Paolo II cercò ripetutamente di frenarli durante il suo papato. Aveva sperimentato la Polonia marxista ed era veementemente contrario a ciò che si stava svolgendo nella Compagnia. Ciò che divenne evidente durante questo periodo, negli scritti e nelle attività dei gesuiti, fu che il loro obiettivo era raggiungere una fratellanza e una sorellanza che fossero un sistema sociopolitico in cui l’autorità non era più vista come basata sul papato ma piuttosto sul «popolo di Dio».

 

L’espressione «teologia della liberazione» fu usata dal Padre Generale Pedro Arrupe nel 1968, e fu resa popolare dal sacerdote peruviano Gustavo Gutierrez, un domenicano e uno dei principali fondatori della teoria della liberazione. Nel 1979, papa Giovanni Paolo II criticò la teologia della liberazione radicale, affermando che «l’idea di Cristo come figura politica, come rivoluzionario, come sovversivo di Nazareth, non coincide con la catechesi della Chiesa».

 

Mentre i governi latinoamericani reagivano con la violenza per reprimere questo movimento, alcuni preti non solo iniziarono a sostenere le rivoluzioni di sinistra, ma alcuni si unirono persino a gruppi ribelli e si impegnarono in una guerriglia. Il movimento si diffuse a El Salvador, Nicaragua, Colombia, etc. Non entrerò nei dettagli di tutto ciò che questo movimento causò o portò avanti in questa lettera. Tuttavia, le regole di obbedienza che Sant’Ignazio scrisse per la Compagnia e che furono scritte con la massima sollecitudine affinché la Chiesa sostenesse il papato sembrarono cambiare radicalmente con la teologia della liberazione, poiché questo sistema era un movimento «dal basso verso l’alto».

 

Nel marzo 1983, il cardinale Joseph Ratzinger (in seguito papa Benedetto XVI), capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) del Vaticano, accusò padre Gutierrez di interpretare politicamente la Bibbia sostenendo il messianismo temporale, affermando che la predominanza dell’ortoprassi sull’ortodossia dimostrava un’influenza marxista. Riguardo alla teologia della liberazione, dichiarò: «il “popolo” è l’antitesi della gerarchia, l’antitesi di tutte le istituzioni, che sono viste come poteri oppressivi. In definitiva, chiunque partecipi alla lotta di classe è un membro del “popolo”; la “Chiesa del popolo” diventa l’antagonista della Chiesa gerarchica».

 

Da quando, al secondo Concilio Vaticano, venne avanzata l’idea della Chiesa come Popolo di Dio, molti trincerati nella teologia della liberazione se ne aggrapparono. papa Giovanni Paolo II si sforzò di tenere a bada i gesuiti, ma erano diventati, per la maggior parte, un’organizzazione che non viveva più nell’obbedienza all’ufficio papale e che non rispettava più la gerarchia della Chiesa.

 

Facciamo un salto ai giorni nostri e al movimento verso una «Chiesa sinodale». Ancora una volta, vediamo emergere il concetto di una «Chiesa del popolo». L’11 settembre 2013, papa Francesco ha ospitato Gutierrez nella sua residenza e ha concelebrato la messa con lui.

Aiuta Renovatio 21

Il 18 gennaio 2014, papa Francesco ha incontrato Arturo Paoli, un prete italiano che il papa conosceva dall’Argentina e che è un sostenitore della teologia della liberazione. Miguel d’Escoto, un prete del Nicaragua che era stato sanzionato con una sospensione divinis dalle funzioni pubbliche nel 1984 da papa Giovanni Paolo II a causa della sua attività politica nel governo sandinista di sinistra, ha visto la sua sospensione revocata da papa Francesco nell’agosto 2014.

 

Nel gennaio 2019, durante la Giornata mondiale della gioventù a Panama, papa Francesco ha discusso con un gruppo di gesuiti dell’America centrale di possibili cambiamenti di atteggiamento nei confronti della teologia della liberazione.

 

In sintesi, devo affermare che ormai ci troviamo di fronte quasi quotidianamente a eresia e apostasia anche all’interno delle più alte cariche della Chiesa. Ci sono delle pene, o dovrebbero esserci delle pene, per chi commette questi crimini canonici. Il canone 1364, sezione 1, afferma che «un apostata dalla fede, un eretico o uno scismatico incorre in una scomunica latae sententiae».

 

Commettendo apostasia, una persona porta su di sé la sentenza di scomunica. Ciò differisce da una scomunica «ferendae sententiae», in cui la scomunica è imposta dall’autorità ecclesiastica competente. Tuttavia, viviamo in un’epoca in cui difficilmente si sente una parola dai pastori della Chiesa quando qualcuno fa affermazioni eretiche o che rappresentano apostasia dalla fede. Invece, sono coloro che sottolineano l’eresia o l’apostasia che spesso incontrano delle pene.

 

Imploro tutti i miei confratelli vescovi a sollevarsi e a proteggere il Deposito della Fede! E imploro tutti i fedeli a prendere a cuore queste parole dell’arcivescovo Fulton Sheen:

«Chi salverà la nostra Chiesa? Non i nostri vescovi, non i nostri preti e religiosi: tocca a voi, al popolo. Avete la mente, gli occhi e le orecchie per salvare la Chiesa. La vostra missione è di fare in modo che i vostri preti agiscano come preti, i vostri vescovi agiscano come vescovi e i vostri religiosi agiscano come religiosi».

 

«Ti adoriamo, o Cristo, e ti lodiamo, perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo».

 

Che Dio Onnipotente continui a benedirvi e che la nostra Santa e Immacolata Madre vi conduca nella Verità al Suo Divin Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Joseph Strickland

vescovo emerito

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Spirito

Il Vaticano conferma il controverso progetto di un ristorante sulla terrazza della Basilica di San Pietro

Pubblicato

il

Da

Il Vaticano ha confermato l’esistenza di un progetto per ampliare l’attuale area di ristoro sulla terrazza della Basilica di San Pietro, trasformandola in una struttura più ampia simile a un bistrot, con una possibile inaugurazione nel 2026 in occasione del 400° anniversario della consacrazione della basilica.   Giovedì, Il Messaggero ha rivelato l’esecuzione di lavori riservati sulla terrazza della Basilica di San Pietro, finalizzati alla realizzazione di un bistrot. Oggi, nonostante le perplessità espresse da numerosi sacerdoti e vescovi riguardo all’opportunità di introdurre un simile servizio nel cuore del cattolicesimo – proprio al di sopra della tomba del primo Papa –, la Santa Sede ha ufficialmente confermato i piani.   Attraverso un comunicato, il Vaticano ha precisato che i lavori in corso mirano a espandere il punto ristoro già esistente sulla terrazza principale della Basilica di San Pietro, convertendolo in uno spazio più ampio in stile sobrio e consono al luogo sacro. Gli interventi sfruttano gli ex magazzini un tempo utilizzati dai Sampietrini, gli operai addetti alla manutenzione quotidiana della basilica. Lo scopo dichiarato è gestire l’incremento dei flussi turistici e di pellegrinaggio; l’inaugurazione potrebbe avvenire entro Pasqua 2026 o in concomitanza con il 400° anniversario della consacrazione della Basilica, fissato per il 18 novembre 2026.   Nel comunicato ufficiale si legge che per far fronte agli accresciuti flussi di visita, è allo studio un ampliamento della superficie della terrazza visitabile dai pellegrini. Questo permetterebbe di alleggerire la concentrazione dei visitatori in Basilica, e favorire un clima di maggior raccoglimento. In questa prospettiva, si renderebbero disponibili alcuni spazi dove poter ampliare il piccolo punto di ristoro già esistente, dallo stile sobrio e consono al contesto, rispettoso della sacralità del luogo, e che viene incontro alle necessità dei pellegrini.

Iscriviti al canale Telegram

Il progetto interessa la vasta terrazza sopra la navata della Basilica, situata proprio dietro le imponenti statue degli apostoli. In passato chiusa al pubblico, oggi offre panorami mozzafiato su Roma e fa parte del percorso di accesso alla cupola.   I lavori procedono con la massima discrezione sotto la supervisione della Fabbrica di San Pietro, l’ente preposto alla manutenzione e all’amministrazione della Basilica. Fonti interne citate da Il Messaggero hanno indicato che arredi e materiali sono già sul posto, suggerendo una fase avanzata dei cantieri, sebbene non sia stata annunciata una data di completamento definitiva.   A quanto pare, i canonici della Basilica non sarebbero stati ufficialmente informati del progetto. I lavori erano stati tenuti rigorosamente segreti dalla Fabbrica di San Pietro e dall’arciprete, ha riportato Il Messaggero.   La responsabilità del progetto ricade sul cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica Papale, vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro. Francescano conventuale italiano, creato cardinale da Papa Francesco nel 2020, Gambetti ha competenza sulle decisioni relative all’accesso, alla gestione dei visitatori e all’utilizzo degli spazi interni e limitrofi al complesso basilicale.   La conferma ha acceso un acceso dibattito all’interno del clero romano. Diversi prelati, interpellati in forma anonima, hanno manifestato perplessità sull’idea di consentire a gruppi di visitatori di consumare pasti e bevande proprio sopra la tomba di San Pietro. Un sacerdote ha dichiarato a Il Messaggero che sarebbe «impensabile avere qualcosa del genere sul tetto di una sinagoga, al Muro Occidentale, sopra la Kaaba alla Mecca o sulla terrazza di Westminster».   Il cardinale Gambetti è stato inoltre criticato in relazione a una serie di gravi episodi di profanazione verificatisi nella Basilica negli ultimi anni. Il 17 gennaio, un individuo non identificato è salito sull’altare della Cappella del Santissimo Sacramento e ha scaraventato a terra candelieri, ostensorio e croce mentre il Santissimo era esposto all’adorazione perpetua, scatenando un immediato rito penitenziale di riparazione.   Il 10 ottobre 2025, un uomo ubriaco si è denudato e ha urinato sullo stesso altare. Inizialmente non era stato previsto un rito riparatore immediato, eseguito solo dopo l’intervento diretto di Papa Leone XIV. Tra gli episodi precedenti figurano un cittadino rumeno che, il 7 febbraio 2025, è salito sull’altare, ha rovesciato candelieri e rimosso la tovaglia senza che fosse celebrato un rito penitenziale; e un uomo nudo che, il 1° giugno 2023, è salito sull’Altare della Confessione gridando un messaggio pro-Ucraina.   Il mandato quinquennale del cardinale Gambetti come vicario generale per la Città del Vaticano e arciprete della Basilica scadrà il 20 febbraio. In quella data, Papa Leone XIV deciderà se prorogarlo o nominare un nuovo responsabile.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Livioandronico2013 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Continua a leggere

Spirito

Papa Leone XIV revoca il decreto dell’era Francesco che triplicò l’affitto del Vaticano del cardinale Burke

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV ha emanato un decreto che abroga un rescritto di papa Francesco, il quale nel 2023 aveva eliminato il sussidio per l’alloggio ai cardinali e ad altri alti prelati.

 

Il provvedimento è entrato in vigore il 1° febbraio e revoca formalmente il rescritto firmato da papa Francesco il 13 febbraio 2023, che negava a cardinali, capi dicastero e altri alti funzionari in servizio attivo il diritto a un alloggio gratuito o a canone agevolato all’interno del Vaticano.

 

Come anticipato da Il Giornale, il decreto si inserisce in un più ampio disegno di papa Leone XIV volto a superare alcune decisioni del pontificato precedente, ritenute fonte di malcontento all’interno della Curia romana.

 

Analogamente al rescritto di Francesco, anche questo decreto non è stato pubblicato sul bollettino ufficiale della Santa Sede, ma – come l’atto che abroga – è stato semplicemente affisso nel Cortile di San Damaso.

 

Il rescritto del 2023, emesso da papa Francesco, non era apparso nel bollettino quotidiano della Sala Stampa vaticana, ma era stato inserito solo negli Acta Apostolicae Sedis e affisso fisicamente in una bacheca del Cortile di San Damaso, all’interno del Palazzo Apostolico.

Sostieni Renovatio 21

Il testo stabiliva che cardinali, presidenti, segretari e capi dicastero in carica non avrebbero più beneficiato di alloggi gratuiti o a canone ridotto per gli immobili di proprietà vaticana. Francesco motivava la decisione con il «crescente impegno della Santa Sede verso la Chiesa universale e i bisognosi», invitando gli interessati a un «sacrificio eccezionale».

 

Il provvedimento del 2023 si aggiungeva a una precedente riduzione del 10% degli stipendi dei cardinali decisa dallo stesso Francesco.

 

Tra gli ecclesiastici più direttamente colpiti figurava il cardinale Raimondo Leone Burke, costretto – secondo le ricostruzioni – a pagare un affitto circa tre volte superiore al precedente per il suo appartamento romano, dopo che papa Francesco gli aveva già revocato il cosiddetto «piatto cardinalizio», l’indennità tradizionalmente legata al titolo.

 

La giornalista Diane Montagna ha fornito ulteriori dettagli sull’applicazione del rescritto. Non essendo retroattivo, il provvedimento riguardava solo i funzionari nominati dopo la sua entrata in vigore. Tra questi il cardinale Robert Francis Prevost, nominato da Francesco prefetto del Dicastero per i Vescovi il 30 gennaio 2023 e trasferitosi dal Perù a Roma il 12 aprile successivo: per quasi due anni avrebbe pagato l’intero canone di mercato per la sua residenza in Via di Porta Angelica, nei pressi del Vaticano.

 

Sempre secondo Montagna, anche il cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede nominato il 1° luglio 2023, sarebbe rientrato nell’ambito del rescritto. Tuttavia, potrebbe aver beneficiato di un’esenzione implicita, come suggerito da un suo messaggio su Facebook al momento della nomina, in cui raccontava di aver visitato, su invito personale di Francesco, «una casetta» scelta dal papa all’interno del Vaticano, dotata di terrazzo e vista sui giardini. «Poiché vieni da Río Cuarto, dalla campagna, hai bisogno di una vista ampia, per vedere il verde», gli avrebbe detto Francesco, gesto che Fernández descrisse come espressione della «sensibilità e della squisita carità» del Pontefice.

 

Il Giornale ha infine rilevato che la revoca del rescritto da parte di Leone XIV riflette una particolare attenzione alle condizioni abitative dei funzionari curiali, in un momento in cui lo stesso papa si prepara a trasferirsi nelle prossime settimane nel Palazzo Apostolico.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Goat_Girl via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

Continua a leggere

Spirito

Mons. Viganò sull’annuncio delle consacrazioni della FSSPX

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X la scelta della FSSPX di consacrare nuovi vescovi.,   «La decisione della Fraternità Sacerdotale San Pio X di consacrare nuovi Vescovi il prossimo primo luglio dimostra l’impossibilità di qualsiasi dialogo con la Santa Sede» scrive monsignore.   «Il rifiuto del Vaticano di assecondare le richieste della Fraternità conferma un doppio standard_ da una parte, la sinodalità apre la via allo scisma senza che ciò costituisca un problema né da parte di chi la impone dall’alto, né di chi la subisce dal basso; dall’altra, una Fraternità Sacerdotale di sicura ortodossia si vede negare il permesso di consacrare nuovi Vescovo proprio perché essa non è scesa a compromessi con la rivoluzione conciliare, di cui la sinodalità è massima espressioneK.  

Aiuta Renovatio 21

«Quando la Gerarchia si rende complice della demolizione della Chiesa, l’unica soluzione è appellarsi allo stato di necessità e garantire la Successione Apostolica per il bene delle anime. Nulla è cambiato rispetto al 1988, e possiamo anzi dire che la situazione sia drammaticamente peggiorata».   «Esprimo dunque il mio pieno sostegno alla decisione assunta dalla Fraternità San Pio X» conclude il prelato lombardo.   Come riportato da Renovatio 21, monsignor Viganò in passato aveva incontrato il vescovo Richard Williamson e scritto un messaggio e un elogio funebre alla sua morte.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da Twitter
Continua a leggere

Più popolari