Gender
Messa con danze e bandiere arcobaleno in una chiesa dei gesuiti
Un filmato che ritrae due donne impegnate in una cosiddetta «danza liturgica» che sventolano grandi bandiere arcobaleno dell’orgoglio LGBT lungo la navata e verso il santuario di una chiesa cattolica di Manhattan gestita dai gesuiti sta ora circolando sui social media. Lo riporta LifeSite.
Padre Bryan Massingale, il controverso sacerdote che ha presieduto l’evento «All Hearts Together: A Mass for the LGBTQ+ Community» («Tutti i cuori insieme: una messa per la comunità LGBTQ+») presso la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Nuova York.
This is VILE.
During Mass at the Church of St. Ignatius Loyola in New York City, a blasphemous liturgical dance had dancers waving gay pride flags, desecrating the faith in a twisted attempt to appear more “inclusive.” pic.twitter.com/WayYUM9gIE
— CatholicVote (@CatholicVote) December 4, 2024
In un articolo del 6 agosto 2020 apparso su US Catholic , Massingale ha scritto che affinché le parrocchie cattoliche abbiano «credibilità come chiesa di Gesù Cristo» significa offrire «un benvenuto stravagante» ai «cattolici LGBTQ».
Massingale è un sacerdote dell’arcidiocesi di Milwaukee che è professore presso il Dipartimento di teologia della Fordham University di New York. Ha scritto spesso per la rivista US Catholic e per la nota pubblicazione dissidente National Catholic Reporter. Il suo lavoro è stato elogiato dal famigerato padre pro-LGBT James Martin, gesuita pro-LGBT portato in palmo di mano da Bergoglio, che è gesutia come lui.
Non si tratta del primo evento LGBT dentro le mura delle chiese neoeboracene.
Come riportato da Renovatio 21, dieci mesi fa nella storica cattedrale di San Patrizio fu celebrato il funerale blasfemo di un transessuale argentino, con preghiere distorte, parole e gesti intollerabili per i fedeli cattolici americani che hanno protestato in massa.
In un comunicato stampa pubblicato il 17 febbraio, l’ufficio comunicazioni della cattedrale di San Patrizio aveva affermato che «sapeva solo che parenti e amici chiedevano una messa funebre per un cattolico e non aveva idea che la nostra accoglienza e la nostra preghiera sarebbero state degradate in un modo così modo sacrilego e ingannevole». «Su indicazione del cardinale, abbiamo offerto un’adeguata Messa di riparazione», aveva dichiarato l’Ufficio.
Come riportato da Renovatio 21, lo stesso gesuita padre Martin – immediato esecutore della Fiducia Supplicans con benedizione subitanea di una «coppia» omosessuale – era stato visto sei mesi fa in una chiesa dove l’immagine della Vergine era adornata con una bandiera omotransessualsista.
Come riportato da Renovatio 21, a Roma, presso la Chiesa del Gesù gestita sempre dai gesuiti, è stato annunciato un evento pro-omotransessualista nell’ambito delle attività per il Giubileo 2025. L’evento era stato approvato da Bergoglio, dai vertici vescovili e dal superiore generale dei gesuiti.
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Immagine screenshot da Twitter
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Il sindaco di Budapest rischia una multa per il Gay Pride
I procuratori ungheresi hanno richiesto che il sindaco dell’opposizione di Budapest sia multato per aver incoraggiato la partecipazione alla parata dell’orgoglio gay dell’anno scorso, evento che la polizia aveva proibito in applicazione di una nuova legge appena entrata in vigore.
La manifestazione si è tenuta a giugno, alcuni mesi dopo che l’Ungheria aveva introdotto norme che vietano alle assemblee pubbliche di esporre i minori a contenuti a tema LGBTQ. Gergely Karacsony, in carica dal 2019, ha ignorato il divieto e ha invitato pubblicamente i sostenitori a prendere parte all’evento.
L’ufficio del Procuratore Generale ha annunciato mercoledì che i procuratori distrettuali hanno formalizzato le accuse. Secondo l’accusa, Karácsony non ha tentato di impugnare il divieto per vie giudiziarie, ma ha diffuso video in cui esortava apertamente a violarlo. I procuratori chiedono l’applicazione di una sanzione pecuniaria senza necessità di processo.
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Il Karacsony ha commentato di essere «orgoglioso di essere passato da sospettato ad accusato», definendo tale evoluzione il prezzo da pagare per «difendere la nostra libertà e quella degli altri» e rinnovando l’appello a resistere a quello che ha descritto come «un governo egoista, meschino e vile».
Prima della parata aveva sostenuto che si trattasse di un evento organizzato dal Comune e non di una normale manifestazione pubblica soggetta all’autorizzazione della polizia. Gli organizzatori hanno registrato un’affluenza da record.
All’inizio di questo mese Karacsony ha ricevuto il premio olandese Geuzenpenning per il suo «coraggioso impegno verso i valori democratici» e per il sostegno offerto alla comunità LGBTQ.
Il governo conservatore guidato dal primo ministro Viktor Orban è entrato più volte in contrasto con le istituzioni dell’Unione Europea proprio a causa delle sue politiche improntate ai valori tradizionali, che Bruxelles accusa di violare i diritti delle minoranze. Budapest ribatte che l’«agenda woke» arreca danno alla società e va contrastata con determinazione.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso il Parlamento ungherese ha approvato un emendamento costituzionale che conferma il divieto di eventi pubblici LGBT precedentemente introdotto nel Paese.
La stretta sulle manifestazioni omotransessualista era stata largamente annunciata dal premier magiaro negli scorsi mesi.
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Come riportato da Renovatio 21, a primavera 2025 l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha lanciato l’allarme sulla recente legge ungherese che vieta gli eventi del pride, esortando il governo ad abrogarla.
Come riportato da Renovatio 21, Orban nel 2024 aveva definito la UE come una «parodia dell’URSS». I suoi attacchi alle politiche di immigrazione di Bruxelles vanno avanti da anni, con il risultato di essere messo sotto accusa dai potentati UE per la questione dello «stato di diritto», espressione che, dopo la pandemia, in bocca a qualsiasi istituzione fa piuttosto ridere.
Come riportato da Renovatio 21, Orban è stato osteggiato fortemente dall’ambasciatore omosessuale americano a Budapest, che è arrivato a fare velate minacce contro il governo ungherese.
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Immagine di Justin Van Dyke via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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