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Geopolitica

Macron dichiara lo stato di emergenza e invia truppe per sedare le rivolte mortali scoppiate in Nuova Caledonia

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Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato lo stato di emergenza per i 12 giorni a partire da ieri a seguito delle rivolte mortali che hanno colpito il territorio indo-pacifico francese della Nuova Caledonia.

 

Quattro persone sono morte e molte altre sono rimaste ferite negli scontri con la polizia martedì notte, con notizie di saccheggi ed edifici rasi al suolo.

 

Il caos è stato scatenato da un voto del parlamento francese, l’Assemblea nazionale, che autorizza i residenti che risiedono in Nuova Caledonia da 10 anni a votare nelle elezioni provinciali. Gli indigeni Kanak dell’arcipelago si sono quindi irritati – proseguendo una polemica che dura da decenni – per quella che vedono come una presa di potere a favore dei discendenti dei colonizzatori che vogliono rimanere parte della Francia.

 


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Tali tensioni etniche sono rimaste latenti per molti anni e sono riemerse questa settimana.

 

Il territorio francese si trova a est dell’Australia, è dieci fusi orari avanti rispetto a Parigi e conta circa 270.000 abitanti. Il nuovo stato di emergenza mira a «ristabilire l’ordine nel più breve tempo possibile» si legge in una dichiarazione del Parlamento.

 

Ci sono notizie diffuse secondo cui truppe militari francesi sarebbero state schierate per reprimere le rivolte indipendentiste e, secondo quanto riferito, sarebbe stato anche emesso un divieto su TikTok, ma i funzionari di Parigi hanno cercato di minimizzare tali misure draconiane.

 

 

Secondo l’Associated Press, «alla domanda se la Francia potrebbe schierare l’esercito francese sull’isola, [la portavoce del governo della Nuova Caledonia Prisca] Thevenot ha detto che non è compito dell’esercito mantenere l’ordine ma che sta aiutando con il trasporto dei rinforzi della polizia».

 

L’agenzia di stampa AFP ha riportato che la Francia ha schierato personale dell’esercito nei porti della Nuova Caledonia e nel principale aeroporto.

 

 

Il presidente della Nuova Caledonia Louis Mapou ha affermato che tra le vittime delle ultime 24 ore di disordini figurano tre giovani indigeni Kanak e un agente di polizia della gendarmeria francese che aveva riportato ferite in precedenza. Centinaia di manifestanti e poliziotti sono rimasti feriti.

 

«Il gendarme mobile gravemente ferito da un proiettile in Nuova Caledonia è appena morto», ha annunciato il Ministro dell’Interno e dell’Oltremare della Repubblica francese Gérald Darmanin. «I nostri pensieri vanno alla sua famiglia, alle persone a lui vicine e ai suoi amici. Niente, assolutamente niente, giustifica la violenza. L’ordine sarà ristabilito».

 

Parigi ha confermato che altri 500 agenti di polizia francesi sono stati inviati sul territorio per aiutare a ripristinare l’ordine.

 

 

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Tutte le scuole e gli edifici pubblici del capoluogo amministrativo Nouméa sono rimasti chiusi. Centinaia di edifici sono stati danneggiati o sono stati dati alle fiamme. Il presidente Macron avrebbe annullato un viaggio all’estero.

 

La Nuova Caledonia è una cosiddetta Collectivité d’outre-mer o COM, suddivisione territoriale per le aree ex coloniali francesi subentrata nel 2003 ai TOM (Territorires d’outre mer) e ad altri territori con statuto speciale.

 

Come riportato da Renovatio 21, durante il coronavirus vi furono rivolte contro l’obbligo vaccinale nel territorio d’oltremare francese della Guadalupa, dove furono inviate le forze speciali e, incredibilmente, assicurato ai rivoltosi un vaccino COVID non-mRNA solo per loro. Proteste contro il vaccino obbligatorio si registrarono anche in Nuova Caledonia.

 

Continua il periodo sfortunato di Parigi con le sue ex colonie, che in Africa si rivoltano l’una dopo l’altra con l’influenza francese – preferendogli apertis verbis quella russa. Il risentimento per la Francia e la sua storia coloniale era leggibile nella rabbia della rivolta etnica delle banlieue dello scorso anno e pure nei discorsi dell’allucinato accoltellatore della Gare de Lyon, il quale – passato come profugo per l’Italia – aveva pubblicato video in cui malediceva la Francia per aver oppresso lui ed i suoi antenati.

 

L’«impero francese» si sgretola proprio mentre Macron minaccia di continuo interventi in Ucraina – e mette in Costituzione il genocidio dei francesi tramite l’aborto di Stato.

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Immagine screenshot da Twitter

 

 

 

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Geopolitica

I pensieri di Putin sull’«imprevedibile» guerra in Iran

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Il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin giovedì ha rilasciato alcuni rari, ampi e franchi commenti sulla guerra israelo-americana contro l’Iran.   Il presidente russo paragonato la guerra e la chiusura dello Stretto di Ormuzzo, con il successivo impatto sull’energia globale, all’enorme impatto su larga scala della pandemia di COVID-19, tuttavia affermando che gli esiti della guerra sono, a questo punto, troppo difficili da prevedere.   Il conflitto, ha spiegato Putin, sta ora causando danni significativi alla logistica internazionale, alla produzione e alle catene di approvvigionamento, esercitando al contempo una forte pressione sulle aziende di idrocarburi, metalli e fertilizzanti,.

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«Le conseguenze del conflitto in Medio Oriente sono ancora difficili da prevedere con precisione», ha detto Putin prima di una conferenza di leader aziendali a Mosca. «Mi sembra che coloro che sono coinvolti nel conflitto non possano prevedere nulla nemmeno loro, ma per noi è ancora più difficile», ha osservato.   «Tuttavia, ci sono già stime che possono essere paragonate all’epidemia di coronavirus», ha detto Putin. «Ricordo che ha rallentato drammaticamente lo sviluppo di tutte le regioni e di tutti i continenti, senza eccezioni».   All’inizio di questa settimana Putin ha evidenziato il doppio standard dell’Occidente riguardo all’Ucraina, in confronto alla guerra in corso in Iran, che sta per raggiungere il suo primo mese. In riferimento agli alleati occidentali, Putin ha dichiarato: «hanno firmato ogni tipo di lettera all’inizio del conflitto in Ucraina. Eppure questi amanti dell’arte epistolare non hanno scritto nulla sugli attuali eventi tragici».   Il portavoce di Putin ha intanto affrontato giovedì molte di quelle che ha definito «bugie» relative al ruolo di Mosca nella guerra in Iran. «Ci sono così tante bugie diffuse dai media… Non fateci caso», ha detto ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov in risposta a una domanda dell’agenzia AFP sulla fornitura di droni russi a Teheran riporta dal Wall Street Journal.   Peskov ha colto anche l’occasione per commentare le affermazioni dei media sul approccio di Mosca ai colloqui di pace e all’Ucraina, in connessione con la guerra in Iran. Alla domanda riguardo l’editoriale del New York Times secondo cui Putin era vicino a raggiungere un accordo di pace con l’Ucraina a febbraio, ma che l’operazione USA e israeliana contro l’Iran ha cambiato tutto e ora non è più interessato alla pace, Peskov ha risposto che «è completamente falso e non riflette la realtà. È vero che durante i round di colloqui trilaterali c’è stato qualche movimento verso una soluzione. Ma le questioni chiave che contano criticamente per la Russia non sono state ancora concordate».

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«Fin dall’inizio è stato chiaro, e lo abbiamo detto molte volte, che tra queste ci sono le questioni territoriali» ha continuato il portavoce del Cremlino. «Questo è il principale tema in discussione. Non c’è ancora stato alcun progresso su quel fronte. Allo stesso tempo, ciò non significa che la Russia abbia perso interesse nei negoziati. Al contrario, rimaniamo aperti ai colloqui, siamo in contatto con gli americani e ci aspettiamo che il prossimo round di negoziati si tenga non appena le circostanze lo permetteranno».   Intanto, numerosi titoli sui media occidentali hanno continuato a sostenere che la Russia sia stata la vera vincitrice in seguito alla più recente avventura di cambio di regime di Washington in Medio Oriente, descrivendo come Putin stia incassando almeno 760 milioni di dollari al giorno grazie alla crescente domanda di petrolio russo.   Ciò avviene anche in concomitanza con le deroghe alle sanzioni statunitensi, con il Telegraph di Londra che riporta che «le vendite del Cremlino di petrolio e gas raddoppieranno da circa 12 miliardi a quasi 24 miliardi di dollari questo mese, mentre Putin trae profitto da un enorme aumento dei prezzi e dalle deroghe alle sanzioni di Donald Trump».

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
   
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I primi negoziati tra legislatori russi e statunitensi a Washington sono stati eccellenti, dice il vicepresidente della Duma

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L’inizio dei negoziati tra la delegazione parlamentare russa e le sue controparti statunitensi è andato notevolmente bene e le parti hanno già ottenuto buoni risultati, ha dichiarato giovedì all’agenzia di stampa governativa russa Sputnik il vicepresidente della Duma di Stato russa, Boris Chernyshov.

 

«È stata un’esperienza meravigliosa, una negoziazione meravigliosa… Ringrazio innanzitutto la deputata Luna per il dialogo aperto, onesto e proficuo. Abbiamo discusso di moltissime questioni e credo che i risultati siano positivi», ha dichiarato il Chernyshov.

 

La delegazione della Duma di Stato russa è arrivata negli Stati Uniti per difendere gli interessi della Russia in un dialogo aperto, che è necessario, ha affermato il vicepresidente della Duma di Stato russa, Boris Chernyshov.

 

«Siamo venuti per difendere gli interessi della Russia e lo faremo in un dialogo aperto, che è comunque necessario», ha affermato Chernyshov. Il compito della delegazione russa è quello di costruire la cooperazione parlamentare tra i paesi, ha affermato il funzionario. «Sono certo che i risultati dei negoziati saranno molto interessanti per il mondo intero», ha affermato Chernyshov.

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C’è speranza per la ripresa del dialogo tra gli organi legislativi di Russia e Stati Uniti, ha affermato l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Alexander Darchiev. «C’è la speranza che il dialogo venga strutturato e ripristinato, forse non nelle stesse forme di prima», ha affermato il Darchiev.

 

La delegazione parlamentare russa proseguirà le riunioni di lavoro venerdì, nell’ambito della sua visita a Washingtone, ha aggiunto Darchiev.

 

L’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Alexander Darchiev, si è detto soddisfatto dei colloqui tenuti tra i legislatori russi e statunitensi. «Sono soddisfatto. I colloqui sono andati a buon fine», ha dichiarato Darchiev.

 

In precedenza, il presidente della Commissione per gli Affari Internazionali della Duma di Stato russa, Leonid Slutsky, aveva annunciato che la delegazione della Duma di Stato negli Stati Uniti comprendeva il vicepresidente Boris Chernyshov, nonché i parlamentari Vjacheslav Nikonov e Svetlana Zhurova. Successivamente, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha affermato che tale dialogo bilaterale tra parlamentari, precedentemente sospeso, è importante e necessario.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel mentre, il Wall Street Journal ha pubblicato un reportaggio sulla fornitura di armi agli iraniani da parte della Federazione Russa.

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Immagine di Eurasian Women’s Forum via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0.

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Israele bombarda il «cuore di Teheran», Trump valuta l’invio di altri 10.000 soldati di terra

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Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che i colloqui con Teheran «stanno andando molto bene» e ha rinviato di altri dieci giorni gli attacchi contro le centrali elettriche iraniane, mentre Israele ha intensificato i suoi attacchi e, secondo alcune fonti, il Pentagono sta valutando ulteriori dispiegamenti nella regione.   Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno condotto un’incursione aerea su vasta scala «nel cuore di Teheran» e in altre zone dell’Iran durante la notte, prendendo di mira infrastrutture non specificate.   La Mezzaluna Rossa iraniana ha dichiarato che gli attacchi hanno colpito diversi edifici civili e che sono in corso operazioni di ricerca e soccorso nella capitale, nella città centrale di Qom e a Urmia, nella provincia dell’Azerbaigian occidentale.

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Sebbene giovedì, durante una riunione di gabinetto alla Casa Bianca, Trump abbia ribadito che si stanno compiendo progressi nei negoziati, il dipartimento della Guerra starebbe valutando la possibilità di schierare fino a 10.000 soldati di terra aggiuntivi in Medio Oriente. Se approvato, questo nuovo dispiegamento si aggiungerebbe ai 2.000 paracadutisti d’élite e ai 5.000 Marines già in viaggio verso la regione.   «Il dipartimento della Guerra continuerà a negoziare riguardo alle bombe», ha affermato Pete Hegseth, in un contesto di crescenti preoccupazioni per un’imminente invasione di terra.   Teheran ha negato di essere impegnata in colloqui diretti con gli Stati Uniti e, secondo quanto riportato, ha delineato le proprie rigide condizioni per un cessate il fuoco, rifiutandosi di negoziare alle condizioni di Washington, dopo che Stati Uniti e Israele avevano già «pugnalato alle spalle» l’Iran per ben due volte durante i negoziati.

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