Militaria
Macron dà i caccia Mirage a Kiev
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia fornirà a Kiev aerei da combattimento Mirage 2000 e addestrerà i piloti ucraini sugli aerei. Tuttavia, Macron non ha specificato quanti aerei saranno forniti, né quando arriveranno.
«Domani lanceremo una nuova cooperazione e annunceremo il trasferimento in Ucraina degli aerei da combattimento Mirage 2000-5, realizzati dal produttore francese Dassault, e addestreremo i loro piloti ucraini in Francia», ha detto giovedì Macron all’emittente francese TF1.
Oltre ai caccia F-16 di fabbricazione statunitense, Kiev richiede da tempo gli aerei da guerra Mirage 2000. In un post sui social media a gennaio, il comandante dell’aeronautica militare ucraina ha affermato che questi jet – più o meno paragonabili all’F-16 ma considerati più manovrabili – potrebbero «aumentare il potenziale di combattimento» della flotta ucraina dell’era sovietica.
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Secondo la classifica World Air Forces di Flight International, la Francia ha circa 26 Mirage 2000-5 e 65 Mirage 2000-D più vecchi in servizio attivo. Non è chiaro se Macron intenda risparmiare qualcuno della flotta in servizio attivo dell’aeronautica francese o se gli aerei fuori servizio verranno rimessi in servizio per Kiev.
Belgio, Danimarca, Paesi Bassi e Norvegia si sono tutti impegnati a fornire all’Ucraina caccia F-16, sebbene nessuno sia stato effettivamente consegnato, scrive RT. Il mese scorso, il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha annunciato che il Belgio avrebbe fornito 30 F-16 costruiti negli anni ’80, portando a 85 il numero totale promesso.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa estate il ministro della Difesa danese Jakob Ellemann-Jensen aveva posto una condizione secondo cui i caccia F-16 destinati a essere donati a Kiev dalla Danimarca e dai Paesi Bassi devono essere utilizzati solo sul territorio ucraino.
All’inizio del conflitto in Ucraina, Macron si è posizionato come una voce di cautela, avvertendo gli altri stati membri della NATO che l’invio di armi pesanti a Kiev potrebbe essere una mossa troppo violenta. Tuttavia, da allora è emerso come uno dei leader della NATO più pro-interventisti, dichiarando all’inizio di quest’anno che l’idea di inviare truppe di terra occidentali in combattimento contro la Russia «non poteva essere esclusa».
Il capo dell’esercito ucraino Aleksandr Syrsky ha dichiarato la scorsa settimana che istruttori militari francesi saranno presto schierati in Ucraina. Mentre il ministero della Difesa ucraino ha rapidamente respinto queste affermazioni, il primo ministro francese Gabriel Attal ha affermato che la questione dell’invio di istruttori francesi nel paese «non è un tabù».
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha affermato che ci sono «numerosi fatti» che indicano che istruttori francesi stanno già lavorando in Ucraina e ha avvertito che questi agenti rappresentano un «obiettivo assolutamente legittimo» per le forze armate russe.
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Macron ha detto a TF1 di non essere preoccupato dell’escalation del conflitto. Il presidente francese ha poi annunciato che avrebbe sostenuto la formazione di una “brigata francese” di 4.500 soldati ucraini addestrati ed equipaggiati dalla Francia, e ha ripetuto l’annuncio della settimana scorsa secondo cui l’Ucraina può utilizzare missili francesi per attacchi a lungo raggio sul suolo russo.
«Siamo dalla parte degli ucraini. All’Ucraina è consentito colpire obiettivi da cui sono stati lanciati missili», ha detto nell’intervista TV, aggiungendo che «vietiamo di colpire i civili con le nostre armi».
Mercoledì, parlando ai giornalisti, il presidente russo Vladimr Putin ha detto che Mosca prenderà in considerazione la possibilità di armare i nemici delle nazioni occidentali che danno all’Ucraina i mezzi per effettuare questi attacchi. «Questa è una ricetta per guai molto seri», ha avvertito Putin.
Come riportato da Renovatio 21, Putin due mesi fa ha dichiarato che gli F-16 dati all’Ucraina saranno distrutti.
Lavrov ha ricordato in un’occasione che gli F-16 hanno la capacità di portare testate nucleari.
Come ha detto l’anno passato il candidato presidenziale USA Robert F. Kennedy jr. ha definito gli F-16 all’ucraina «un disastro per l’umanità».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
Ecco l’«armada» di Trump: «un’enorme flotta» diretta in Iran
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Militaria
Gli Stati Uniti valutano il ritiro completo delle truppe dalla Siria
Gli Stati Uniti stanno considerando un ritiro totale delle proprie truppe dalla Siria. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti anonime. La pubblicazione spiega che tale valutazione è stata scatenata dall’avanzata delle forze governative siriane della scorsa settimana, la quale ha gravemente indebolito le Forze Democratiche Siriane (SDF), a maggioranza curda e sostenute dagli USA.
Nel 2014, nel pieno della guerra civile siriana, Washington decise di stabilire una presenza militare nel Paese mediorientale e da allora ha mantenuto un contingente in varie basi situate nel nord-est e nel sud della Siria. Le autorità statunitensi hanno sempre presentato questa missione come un’operazione volta a contrastare i militanti jihadisti, inclusi i residui dello Stato Islamico, detto anche ISIS.
Al momento, stando alle informazioni circolate, circa 1.000 militari americani sarebbero ancora presenti in Siria.
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In un articolo pubblicato giovedì, il WSJ ha riferito che il Pentagono ha iniziato a interrogarsi sulla «fattibilità» della permanenza militare statunitense nel Paese, nel caso in cui le milizie curde alleate dovessero dissolversi del tutto sotto la pressione del governo guidato da Ahmed al-Sharaa. Il giornale cita fonti secondo cui Washington nutre forti dubbi sulla possibilità di una collaborazione efficace tra le proprie forze e le truppe governative siriane, a causa delle presunte legami jihadisti di alcune di queste ultime.
Secondo il WSJ, nel corso dell’ultima offensiva contro i curdi, l’esercito governativo si è avvicinato «pericolosamente alle truppe statunitensi», arrivando a far sorvolare un drone nelle vicinanze di una base americana.
Lo scorso dicembre, due soldati americani e il loro interprete sono stati uccisi, mentre altri tre militari sono rimasti feriti, in un attacco compiuto da un «uomo armato solitario dell’ISIS» nei pressi della città siriana di Palmira. Gli Stati Uniti hanno risposto alcune settimane dopo con raid contro obiettivi dello Stato Islamico.
Le SDF, a guida curda, hanno subito una pesante sconfitta dopo che, verso la fine dello scorso anno, le forze governative siriane hanno avviato una vasta offensiva contro le loro posizioni nelle regioni nord-orientali del Paese.
Domenica scorsa, il governo di Damasco – insediatosi dopo la destituzione del presidente Bashar Assad nel dicembre 2024 – ha reso noto di aver raggiunto un accordo con le milizie. In base a tale intesa, le unità delle SDF verranno integrate nell’esercito e nelle forze di sicurezza siriane, mentre Damasco riprenderà il pieno controllo sui governatorati nord-orientali di Raqqa, Deir ez-Zor e Al-Hasakah.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa l’allora presidente siriano Bashar Assad si è spinto a dire di avere le prove che terroristi islamisti siano addestrati sul territorio della base militare americana (illegalmente presente su territorio siriano) di Al-Tanf.
Già nel 2022 l’Intelligence russa accusava gli Stati Uniti di addestrare militanti ISIS in Siria per la guerra ucraina. I miliziani takfiri consumerebbero così il loro desiderio di vendetta nei confronti dei russi. L’ISIS, ancora presente sul territorio, un anno fa ha ucciso a Palmira 14 soldati siriani.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2024il ministro degli Esteri russo Sergio Lavrov ha affermato che la presenza militare statunitense nelle province siriane ricche di petrolio, nonché le paralizzanti sanzioni economiche imposte nel corso degli anni, hanno contribuito alla caduta dell’ex presidente Bashar Assad.
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva già espresso scetticismo riguardo al mantenimento delle truppe in Siria. Durante la caduta di Damasco a dicembre, aveva scritto sui social media: «La Siria è un disastro, ma non è nostra amica. Non dovremmo averci niente a che fare».
Come riportato da Renovatio 21, il ritiro di Trump dalla Siria era stato pianificato appena entrato in carica.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa si erano diffuse voci di violenti scontri tra l’esercito siriano e forze americane e dei curdi filoamericani. Tensioni si erano registrate anche due mesi fa, mentre a marzo le basi americane erano state attaccate da missili.
Sempre a inizio anno l’allora Capo di Stato Maggiore USA Mark Milley aveva visitato le truppe americane che occupano parte della Siria. Milley, come noto, è stato recipienti pochi giorni fa di una grazia preventiva da parte del presidente uscente Joe Biden.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa milizie irachene avevano lanciato attacchi con droni alla guarnigione USA di stanza nella controversa base siriana citata come centrale del terrore da Assad. Ulteriori scontri si erano registrati presso Deir ez Zor, luogo di occupazione USA ricco di petrolio.
Bombardamenti ritorsivi da parte dell’aviazione statunitense si sono avuti in queste settimane, l’ultimo a dicembre 2024. Il Pentagono sostiene che i raid aerei sono attacchi a quelli che sostiene siano «proxy iraniani» in Siria.
Milizie arabe avevano attaccato gli americani in Siria ancora pochi mesi fa.
Gli Stati Uniti mantengono una forza di circa 900 militari in Siria, mantenendo un’impronta nel Paese dilaniato dalla guerra dal 2016. Tuttavia, la loro presenza laggiù non ha legalità, non avendo acquisito né il permesso di Damasco né un mandato da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
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A marzo 2023 il deputato della Florida Matt Gaetz aveva tentato inutilmente di far votare una risoluzione – War Powers (H.Con.Res.21) – per la rimozione delle truppe statunitensi dalla Siria. «Il presidente dei capi di Stato maggiore Mark Milley ha fatto una rara visita senza preavviso in Siria sabato» aveva detto il giovane rappresentante floridiano «che è stato il suo primo viaggio in quel luogo come massimo generale americano. Lo scopo era quello di riaffermare la presenza e la missione delle truppe statunitensi lì, anche se il pubblico si è in generale stancato dei coinvolgimenti militari stranieri».
È noto che, nonostante vi siano soldati USA morti, la maggior parte degli americani è completamente all’oscuro del fatto che la Casa Bianca abbia dispiegato truppe per occupare parte della Siria negli ultimi otto anni.
Gaetz, avversato fortemente dalla lobby ebraica, era stato nominato a capo del dipartimento di Giustizia, ma ha rinunziato a causa di uno scandalo – latente da anni – di natura sessuale.
Come riportato da Renovatio 21, del ritiro USA dalla Siria si parlava ancora lo scorso aprile.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
Il Canada costruisce un modello di resistenza stile mujaheddin contro una possibile invasione USA
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Il Canada ha escluso categoricamente qualsiasi ipotesi di annessione agli Stati Uniti e ha ribadito che il futuro della Groenlandia spetta esclusivamente ai groenlandesi e alla Danimarca. Martedì, intervenendo al World Economic Forum di Davos, il primo ministro Mark Carney ha invitato le «potenze medie» a unirsi per scoraggiare gli Stati che fanno leva sull’«hard power» – un chiaro riferimento implicito agli Stati Uniti –, affermando: «Se non siamo al tavolo, finiamo nel menu». Fonti vicine al governo riferiscono che Carney stia valutando l’invio di un piccolo contingente militare in Groenlandia come gesto simbolico di solidarietà con la Danimarca.New media post from Donald J. Trump
(TS: 20 Jan 00:58 ET) pic.twitter.com/l94Se0U7G4 — Commentary: Trump Truth Social Posts On X (@TrumpTruthOnX) January 20, 2026
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