Geopolitica
L’Ucraina colpisce Donetsk con bombe a grappolo. Perché Kiev attacca città che rivendica come sue?
Ancora attacchi contro le strutture civili in Donbass.
Secondo quanto riferito dalle autorità della Repubblica popolare di Donetsk (DPR), le forze ucraine avrebbero sparato munizioni a grappolo nella città di Donetsk, colpendo una residenza privata, un’università e altri obiettivi civili.
Sabato notte quattro lanci di bombe a grappolo da 155 mm sarebbero stati effettuati nel centro della città, provocando incendi in tre distretti, ha riferito il Centro congiunto di controllo e coordinamento (JCCC) della DPR. Secondo quanto riferito, le munizioni a grappolo sarebbero esplose in aria.
L’Università di economia e commercio di Donetsk era in fiamme dopo il bombardamento, ha dichiarato il sindaco di Donetsk Alekseij Kulemzin in un post su Telegram. Sono stati segnalati incendi anche in condomini.
Il bombardamento arriva dopo che almeno tre persone sono state uccise e dieci ferite da un bombardamento ucraino lunedì. Il bombardamento ha ucciso un altro civile in una città vicina, ha detto il JCCC.
Le bombe a grappolo sono state bandite da più di 100 paesi a causa dei loro effetti devastanti sui civili. I proiettili a grappolo sono in genere progettati per aprirsi a mezz’aria e rilasciare decine o addirittura centinaia di submunizioni che possono saturare una vasta area di esplosivi. Avendo un alto tasso di fallimento, le bombe a grappolo creano rischi per i civili a causa di munizioni inesplose potenzialmente per decenni dopo la fine di un conflitto.
Come riportato da Renovatio 21, il potente advisor in politica estera di Biden Jake Sullivan ha parlato di «garanzie fatte per iscritto» dal regime di Kiev che non userà le cluster bombs in modi che mettono in pericolo i civili. Nessun commentatore del mainstream ha messo in luce quanto sia tragicamente ridicola una dichiarazione del genere. Nel frattempo, Hun Sen, il primo ministro di un Paese dilaniato dalle bombe a grappolo – la Cambogia – ha pregato i leader americano e ucraino di fermare questa follia.
L’ONU ha stabilito che già un terzo dell’Ucraina è oramai coperto da bombe a grappolo, in pratica il Paese più minato al mondo – mentre le industrie belliche americane che ne producono i sistemi di consegna mandano delegazioni ai gay pride.
Donetsk e altre città del Donbass sono state sottoposte a continui attacchi ucraini che hanno causato migliaia di vittime civili dal 2014, quando la regione si è staccata da Kiev dopo un colpo di stato sostenuto dall’Occidente nella capitale ucraina. Nel corso degli anni, l’esercito ucraino ha stabilito posizioni fortemente fortificate intorno alla città. Gli attacchi si sono intensificati dopo il lancio dell’operazione militare di Mosca contro Kiev nel febbraio 2022, provocando la morte di decine di civili e provocando gravi danni alle infrastrutture.
Rimane un mistero del perché Kiev produca continui attacchi con missili ed altro una città – perfino a Natale, perfino nella notte di Pasqua – che rivendica come ucraina, colpendo, come documentato, pure scuole ed asili.
Il Donbass è una regione ricca, sia per le industrie (la metallurgia) che per le risorse (tra cui il litio), quindi strategica.
Forse invece la popolazione del Donbass – che ha votato per via referendaria l’annessione alla Russia – non è, per chi la attacca, così strategica.
Immagine da Telegram
Geopolitica
Hamas afferma di essere pronto a cedere il governo di Gaza
Hamas ha annunciato di essere disposta a trasferire integralmente il controllo del governo di Gaza a un comitato tecnicocratico palestinese, come previsto dal piano di pace proposto dal presidente statunitense Donald Trump.
Il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG) è stato istituito nell’ambito di un fragile accordo di cessate il fuoco tra Hamas e Israele, mediato da Washington e entrato in vigore alla fine dello scorso anno.
«Tutti i ministeri, le agenzie e i dipartimenti, anche quelli del settore della sicurezza, sono pronti a consegnare tutti i fascicoli al comitato indipendente», ha dichiarato il portavoce di Hamas, Hazem Qassem, in un’intervista all’AFP pubblicata mercoledì.
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«Il comitato entrerà poi nella Striscia di Gaza. Seguirà il processo di passaggio di consegne», ha aggiunto, precisando che sono state predisposte tutte le condizioni necessarie per un trasferimento completo della governance dell’enclave palestinese.
Hamas è ora «pronta a intraprendere tutti i passaggi della seconda fase» del piano di pace di Trump, ha concluso Qassem.
Il passaggio delle consegne dal gruppo militante e il suo disarmo rappresentano il passo successivo nella roadmap delineata dal presidente statunitense per porre fine al conflitto tra Hamas e Israele e procedere alla ricostruzione di Gaza.
Il giorno precedente, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva avvertito che Gerusalemme Ovest non autorizzerà l’avvio della ricostruzione nell’enclave, in gran parte devastata, fino a quando Hamas non avrà completato il disarmo totale.
«Israele manterrà il controllo di sicurezza» sia su Gaza che sulla Cisgiordania, ha ribadito, confermando l’opposizione alla creazione di uno Stato palestinese.
Secondo il piano di pace di Trump, la gestione ordinaria di Gaza dovrebbe essere affidata al NCAG, composto da 15 tecnocrati palestinesi. Tale organismo opererebbe sotto la supervisione di un «Consiglio per la Pace», presieduto dal presidente statunitense.
Nonostante il cessate il fuoco mediato da Trump, Israele e Hamas si sono accusati reciprocamente di continue violazioni. L’armistizio ha posto fine a un conflitto scoppiato il 7 ottobre 2023, quando militanti di Hamas hanno attaccato Israele, causando circa 1.200 morti e il rapimento di oltre 250 persone. In risposta, lo Stato degli ebrei ha imposto un blocco e lanciato un’operazione militare su Gaza, che secondo il ministero della Salute dell’enclave controllato da Hamas ha provocato la morte di quasi 72.000 palestinesi.
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Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Al-Jolani visita Mosca per la seconda volta in meno di quattro mesi
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Geopolitica
«Basta con gli ordini di Washington»: parla il presidente ad interim del Venezuela
La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha affermato di aver raggiunto il limite della pazienza nei confronti delle imposizioni provenienti da Washington, lanciando la prima sfida aperta alla Casa Bianca dopo il rapimento del leader venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti avvenuto all’inizio di questo mese.
La Rodriguez ha assunto la guida del Paese in seguito al raid e al sequestro di Maduro da parte statunitense, datato 3 gennaio. In un primo momento, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva dichiarato che Washington avrebbe «governato» il Venezuela, per poi esprimere in seguito il proprio sostegno a Rodríguez durante la fase transitoria.
«Basta con gli ordini di Washington sui politici in Venezuela», ha dichiarato la Rodriguez rivolgendosi a un gruppo di lavoratori del settore petrolifero a Puerto La Cruz, in un evento trasmesso domenica dall’emittente statale Venezolana de Televisión.
«Lasciamo che la politica venezuelana risolva le nostre divergenze e i nostri conflitti interni», ha aggiunto la presidente in carica, precisando che la Repubblica ha già pagato un prezzo altissimo per le conseguenze del fascismo e dell’estremismo nel Paese.
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Subito dopo aver giurato come presidente ad interim, Rodriguez aveva affermato che nessun «agente straniero» avrebbe controllato il Venezuela né lo avrebbe ridotto a una «colonia». Successivamente, il direttore della CIA John Ratcliffe si è recato a Caracas per un incontro con lei, apparentemente per trasmetterle le condizioni poste da Trump per un miglioramento delle relazioni bilaterali, che comprendevano cambiamenti sia nella politica interna sia in quella estera.
Da quel momento, la Rodriguez ha intrapreso passi per conformarsi alle richieste statunitensi, tra cui l’apertura del settore petrolifero venezuelano alle compagnie americane e una maggiore cooperazione in ambito di sicurezza.
Trump ha lodato la Rodriguezza definendola una «persona straordinaria» al termine di una loro conversazione telefonica della scorsa settimana, evidenziando gli «enormi progressi» registrati dopo l’accettazione delle richieste americane e annunciando una partnership «spettacolare» nei settori del petrolio e della sicurezza nazionale. Anche il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha lasciato intendere che la revoca delle sanzioni potrebbe essere ormai prossima.
La scorsa settimana, la Casa Bianca ha reso noto l’intenzione di invitare la Rodriguez a Washington, a seguito del colloquio telefonico avvenuto con Trump.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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