Gender
Lottatore MMA sfida le colleghe trans che dicono di essere uomini. Nessuna accetta
Il quarantaquattrenne combattente di MMA Jake Shields, che ha gareggiato nel Rock Welterweight Champion ed è un ex Strikeforce Champion ha ha postato su Twitter la sua sfida alla transessualizzazione dello sport.
«Dato che gli uomini trans sono veri uomini, vorrei sfidare i 10 uomini trans più duri del mondo a combattere» ha scritto lo Shields. «Li combatto senza campo di addestramento e senza riposo tra ogni combattimento. Andiamo, gente dell’alfabeto tirate fuori i vostri 10 migliori e dimostratemi che mi sbaglio».
«La mia offerta è stata aggiornata, combatterò contro Mike Jackson e 10 uomini trans. Questa è un’offerta seria, quindi preparate la vostra squadra» ha continuato.
Shields ha poi rilevato che nessuno stava rispondendo alla sua sfida. «Un milione di visualizzazioni e nessun uomo trans si è fatto avanti per accettare la mia sfida. Comincio a pensare che non abbiano il coraggio di combattermi».
Since trans men are real men I would like to challenge the 10 toughest trans men in the world to a fight
I fight them with no training camp and no rest between each fight
— Jake Shields (@jakeshieldsajj) April 20, 2023
Un fenomeno simile lo si era visto già nel 2019, quando un rapper oxoniano, tale Zuby di Southampton, pubblicò un video di se stesso in palestra che, senza essere atleta, distruggeva i record femminili di sollevamento pesi «identificandosi come donna» mentre lo faceva. Lo Zuby, 32 anni, batté il record femminile di 238 chili «senza sforzo».
Nel mondo dell’MMA in molti ricordano il caso di Fallon Fox, un uomo che si identifica come una donna ruppe il cranio della sua avversaria sul ring. Nel primo round, dopo nemmeno due minuti e mezzo di una lotta disordinata e non bella da vedere a causa del sangue, il transessuale Fox procurò una commozione cerebrale alla marzialista donna Taika Brants, frantumandogli l’osso orbitale del cranio, e continuò a picchiarla selvaggiamente fino a che l’arbitro non decretò il KO tecnico.
This is MMA fighter Fallon Fox, who identifies as a "trans woman", fighting Tamikka Brents.
Brents suffered a concussion and a fractured skull and had to receive 7 staples!
This is a man attacking a woman for "entertainment purposes"! pic.twitter.com/M0W1qqQsqL— Sheldon Jackson (@SGJackson) February 6, 2021
«Ho combattuto molte donne e non ho mai sentito la forza che ho provato in un combattimento come quella notte. Non so rispondere se è perché è nata uomo o no perché non sono un medico. Posso solo dire che non mi sono mai sentita così sopraffatta in vita mia e sono una donna anormalmente forte di per sé», dichiarò la Brants.
Come riportato da Renovatio 21, di recente si è avuto anche l’episodio in cui un’hockeista donna identificantesi maschilmente che ad un partita di trans-hockey ha riportato un trauma cranico dopo essersi scontrata con un uomo identificantesi femminilmente.
“Get a stretcher! Get a medic!”
Words heard at the first NHL All-Trans Draft Tournament after a male player casually bumps into a female player. The contact doesn’t look serious on video. But the size diff between players is so great that the female suffers a concussion. ???? pic.twitter.com/U4y0huo0oA
— WomenAreReal (@WomenAreReals) December 9, 2022
Nella scalata del pensiero trans ai vertici della società – cioè, all’arrivo in cui potranno dettare la realtà, dimenticando la biologia e istituendo la castrazione dei bambini (cioè la «medicina di transizione») come pratica di massa – le donne ferite negli sport sono considerati danni collaterali.
Che tale pensiero possa essere estremamente violento lo abbiamo visto a Nashville, ma non abbiamo appreso ancora del tutto la sua portata: come noto, il manifesto della stragista transessuale che ha ucciso bimbi ed anziani non è ancora stato pubblicato, nonostante sia nelle mani dell’autorità dal primo giorno.
Immagine pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Gender
Transessuale assassino dei suoi genitori trasferito in una prigione femminile: ora sta aggredendo sessualmente le detenute
Ennesimo caso predatore maschio transgender che terrorizzava le vulnerabili detenute in un carcere femminile, questa volta nel Maine. Lo riporta il Sun Journal
Secondo i registri del carcere, Andrew Balcer è alto più di un metro e ottanta e pesa 140 chili. Il Sun Journal si riferisce a lui come «lei». Nel 2016, l’allora diciassettenne ha accoltellato la madre Alice nove volte alla schiena con un coltello da caccia e poi ha usato l’arma insanguinata per uccidere anche il padre Antonio e pure il chihuahua di famiglia. Il fratello maggiore invece è riuscito a fuggire
Balcer ha chiamato quindi la polizia e, ridendo, ha raccontato cosa aveva fatto. Si dichiarò colpevole nel settembre 2018, ma affermò di aver ucciso i suoi genitori perché non avevano appoggiato il suo «cambiamento di identità di genere», un’affermazione che il fratello contesta, sostenendo che i loro genitori lo avrebbero sostenuto. È stato condannato a 40 anni di carcere.
«Non è chiaro quando Balcer sia stato trasferito dal carcere di stato del Maine a Warren alla sezione femminile di Windham», scrive il Sun Journal. «Le detenute hanno affermato che Balcer è con loro da almeno un anno». Ciò che è chiaro è che le detenute sono ora rinchiuse dietro le sbarre con un predatore e che lui sta sfruttando appieno la sua nuova situazione. Ora si identifica come una «donna» di nome Andrea.
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Da quando è arrivato in prigione, le detenute hanno riferito che Balcer ha «messo all’angolo» le donne; che le ha palpeggiate, «baciate con la forza» e che hanno dovuto affrontare le offerte di Balcer di «metterle incinte». Almeno sei, ma «forse fino a 11» donne si sono lamentate di Balcer dal suo arrivo, ma a parte il fatto che Balcer è stato occasionalmente segregato durante le indagini ai sensi del Prison Rape Elimination Act (una legge federale americana del 2012 volta a rilevare, prevenire e punire gli abusi e le molestie sessuali in tutte le strutture di detenzione), non è stato fatto nulla.
«Mi sono lamentata almeno quattro volte», ha detto la sua compagna di cella, Jennifer Albert. «Sono entrata con le altre quattro ragazze, tutte insieme, e abbiamo sollevato la questione con gli uomini alla reception, che poi hanno inoltrato la questione al sergente. Ma non ne è venuto fuori nulla».
Balcer «mi ha tirato contro il suo corpo, il più forte possibile», ha detto Albert. «Mi ha fatto scivolare giù in modo che potessi sentire […] che si trattava di un uomo». Ha citato anche altri esempi di comportamenti simili.
Un’altra donna, Katie Mountain, 45 anni, ha descritto l’abuso nei dettagli. «È una terrorizzatrice, davvero», ha detto la Mountain, usando pronomi femminili per descrivere il suo aggressore. «Mi ha fatto passare l’inferno. Mi ha spinta contro il muro del bagno e ha cercato di costringermi a baciarla. Mi svegliavo e lei mi fissava e poi faceva commenti del tipo: se non ti svegli, è perché ti ho soffocato con un cuscino».
«C’è qualcosa di sadico nel costringere le detenute a chiamare il loro aggressore maschio “donna”, quando sono chiaramente consapevoli che non lo è» commenta LifeSite.
Mountain afferma di aver chiesto al sergente di trasferirla altrove sei volte e di aver fatto lo stesso al suo responsabile di reparto due volte. Le sue richieste sono state ascoltate solo quando si è semplicemente rifiutata di tornare in cella. Suo marito ha dichiarato di temere per la sua incolumità e ora «si tiene impegnato» cercando di garantire la sua sicurezza mentre è in prigione, contattando funzionari e il suo rappresentante statale. Ha dichiarato al Sun Journal che farà pressioni sulla Casa Bianca se necessario.
Anche Megan Reeves, trentaseienne, è stata costretta a condividere la cella con Balcer. «È molto grosso; molto intimidatorio», ha detto. «È semplicemente molto volgare e molto, molto perverso. Ha fatto questo a molte ragazze ormai, e siamo tutte traumatizzate. Molte di noi erano spaventate. Abbiamo persino riferito al reparto di salute mentale che sentivamo di aver bisogno di qualcosa con cui armarci perché il personale continuava a rimandare e non vedeva il pericolo, la gravità della nostra situazione».
Andrew Balcer ha già attirato l’attenzione dell’amministrazione Trump: il procuratore generale Bondi ha fatto riferimento al suo caso nell’aprile 2025, quando l’amministrazione ha annunciato che i finanziamenti federali sarebbero stati trattenuti dalle carceri statali che ospitavano uomini e donne. Ma nel 2021, i Democratici del Maine hanno approvato una legge che impone «l’inserimento in carcere basato sull’identità di genere».
Come prevedibile, la portavoce del dipartimento di Correzione del Maine, Jill O’Brien, ha rifiutato di rispondere alle domande del Sun Journal, citando le «regole sulla privacy», sebbene abbia insistito con la stampa sul fatto che tutte le accuse sarebbero state indagate.
«Ho parlato con il responsabile dell’unità e mi è stato detto: ‘Beh, non faccio le leggi nel Maine, quindi non c’è niente che io possa fare al riguardo’», ha detto Mountain al Sun Journal. «Ma per me, quando si arriva al punto in cui qualcuno ha aggredito sette donne, significa che la persona deve essere trasferita. E a questo posto non sembra importare. Sono così indifferenti. Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata venire qui. È una prigione. Lo capisco. Ma non pensavo che mi avrebbero messo con un uomo. Con un predatore».
Quello dei transessuali nelle carceri femminili, tra violenze, stupri e gravidanze, è un problema che affligge l’intero arco angloamericano e non solo.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio mandato Trump aveva subito sospeso gli aiuti federali alle prigioni che permettono i transessuali nelle carceri femminili.
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Come riportato da Renovatio 21, in New Jersey si era avuto il caso di detenute che hanno preso a rimanere incinte, fenomeno prima sconosciuto nelle carceri femminili. Lo stesso carcere era noto per denunce delle carcerate di aggressione sessuale da parte di transgender.
Anche in Iscozia si è avuto il caso dello stupratore di donne che, dichiaratosi trans al processo, è stato messo in un carcere femminile, con le autorità a dire che non rappresenta una minaccia per le detenute.
Un pedofilo americano condannato per aver violentato la figliastra di 7 anni fa appello contro la sua condanna all’ergastolo dopo aver annunciato di essere ora transgender; l’anno scorso, un pedofilo britannico è stato condannato a soli 16 mesi di prigione e afferma di identificarsi come una bambina di 5 anni.
In Spagna, un assassino che sta scontando una pena detentiva di 30 anni per aver ucciso la sua vicina di casa si sta ora identificando come donna e viene trasferito in un carcere femminile.
Durante le elezioni presidenziali era emersa la volontà del Partito Democratico USA di fornire parrucche e cambi di sesso gratuiti ai detenuti transgender.
L’anno passato si era avuta notizia del fatto che nello Stato americano dell’Oregone un transessuale che aveva dato in pasto due persone ai maiali era stato incarcerato come donna in una prigione femminile.
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Trump rivede il post: aveva scritto che la mutilazione transgender va bene se i genitori sono d’accordo
JUST IN: President Trump has changed his Truth Social post where he suggested that children should be allowed to transition genders with approval from their parents. Before: NO TRANSGENDER MUTILATION SURGERY FOR CHILDREN WITHOUT THE EXPRESS WRITTEN APPROVAL OF THE PARENTS. Now:… pic.twitter.com/I24fakdz9B
— Collin Rugg (@CollinRugg) March 5, 2026
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ONU: verso la criminalizzazione del dissenso dall’ideologia gender
Una nuova bozza di trattato sui crimini contro l’umanità, attualmente in discussione alle Nazioni Unite, sta suscitando intense polemiche. Eliminando la definizione biologica di genere, il testo potrebbe aprire la strada a procedimenti penali contro coloro che rifiutano l’ideologia dell’identità di genere: la Chiesa cattolica potrebbe così ritrovarsi nuovamente sul banco degli imputati.
Una battaglia legale con conseguenze globali è attualmente in corso nelle aule delle Nazioni Unite. La Commissione di Diritto Internazionale sta lavorando a una bozza di trattato volta a prevenire e punire i «crimini contro l’umanità». È la stesura del testo a preoccupare gli esperti di diritto, in particolare i cattolici. Il punto principale del contendere? La definizione – o meglio, la mancanza di una definizione – di «genere».
Abbandono del consenso di Roma
Finora, il diritto internazionale si è basato sullo Statuto di Roma (1998), che definisce esplicitamente il genere come riferito a «i due sessi, maschile e femminile, secondo il contesto della società». Questo testo fondamentale della Corte penale internazionale (CPI) ha ancorato la nozione di genere a una realtà biologica binaria.
Tuttavia, la nuova bozza di trattato si discosta deliberatamente da questo consenso. Sotto la pressione di diverse nazioni occidentali e ONG internazionali, la definizione biologica è stata rimossa. Per i critici, questa ambiguità giuridica non è casuale: mira a consentire un’interpretazione in evoluzione del termine, che ora comprende la moltitudine di identità di genere autodichiarate.
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La «persecuzione» come arma legale
La questione va oltre la mera semantica. Il trattato stabilisce che la «persecuzione basata sul genere» sarà classificata come crimine contro l’umanità. In assenza di una definizione rigorosa, questa disposizione potrebbe, secondo l’organizzazione di monitoraggio C-Fam, trasformarsi in uno strumento di repressione ideologica.
Nello specifico, le politiche pubbliche, il discorso religioso e la legislazione nazionale che tutelano la famiglia tradizionale o limitano le transizioni di genere potrebbero essere etichettati come atti di «persecuzione». Leader politici, figure religiose o attivisti pro-famiglia potrebbero quindi rischiare di essere trascinati davanti a tribunali internazionali semplicemente per aver affermato la dualità biologica degli esseri umani.
Un crescente divario di civiltà
Questa offensiva diplomatica rivela una profonda frattura all’interno della comunità internazionale. Da un lato, un blocco di paesi laici e progressisti spinge affinché le teorie di genere siano sancite nel diritto penale universale. Dall’altro, molti paesi in Africa, Medio Oriente e Sud America denunciano una forma di «colonizzazione ideologica».
Se questo trattato venisse adottato così com’è, obbligherebbe gli Stati firmatari a integrare queste nuove norme nella propria legislazione nazionale. La libertà di espressione e la libertà di coscienza sarebbero quindi a rischio.
Come sottolineano gli oppositori del progetto, trasformare un disaccordo antropologico in un crimine contro l’umanità segnerebbe una svolta storica in cui il diritto internazionale non servirebbe più a proteggere gli individui dalla violenza, ma piuttosto a imporre una rivoluzione sociale globale e a instaurare una forma di tirannia da parte dei gruppi di pressione LGBT e dei loro finanziatori.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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