Geopolitica
Lo Sri Lanka pronto ad aderire al sistema russo di pagamenti
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Sono in corso discussioni tra le banche centrali per permettere il funzionamento delle carte di credito russe in Sri Lanka. L’anno scorso quasi 17 mila turisti russi hanno visitato l’isola. Il Paese è in ripresa economica e spera di ottenere anche un prestito per l’acquisto di carburante.
Le autorità dello Sri Lanka stanno considerando la possibilità di aderire al sistema di pagamento russo Mir: al momento sono in corso discussioni tra la Banca centrale del Paese e quella di Mosca. Lanciato nel 2017, il Mir è un canale di pagamento e trasferimento di denaro gestito dal Russian National Payment Card System.
Secondo alti funzionari governativi interpellati da AsiaNews, il Mir è un sistema di pagamento facile ma «è necessario ottenere l’approvazione della Banca Centrale» per il prosieguo dei colloqui.
Il 6 marzo Visa e Mastercard hanno sospeso le operazioni in Russia a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Da allora i titolari di carte bancarie Visa e Mastercard emesse in Russia non possono pagare beni e servizi al di fuori del loro Paese. USA e suoi alleati hanno sanzionato Mosca con l’esclusione dal Swift, il principale sistema di pagamenti internazionali, controllato da Washington.
L’uso del Mir, invece, permetterebbe ai turisti russi di utilizzare le proprie carte di credito durante il soggiorno in Sri Lanka, una cosa che – dicono i funzionari di governo – le autorità locali «sarebbero liete di permettere».
I dati dello Sri Lanka Tourism Authority mostrano che nel 2021, nonostante la pandemia da COVID-19, la Russia era tra i primi Paesi per numero di turisti che hanno visitato l’isola con quasi 17mila ingressi.
Poiché le proteste che hanno interessato il Paese nei mesi scorsi «sono ormai terminate e l’isola è una destinazione turistica sicura», i visitatori torneranno soprattutto nei mesi di novembre e dicembre, sostengono le fonti di AsiaNews.
Secondo fonti del ministero dei Trasporti, «c’è la speranza che i voli tra lo Sri Lanka e la Russia inizino entro la metà di ottobre».
Nel frattempo le autorità di Colombo continuano anche a discutere con Mosca sulla possibilità di ottenere un prestito per l’acquisto di petrolio russo per «alleviare la crisi del carburante in Sri Lanka» che da mesi attanaglia il Paese. L’amministrazione Wickmeresinghe si aspetta un «grande sostegno» dalla Russia per la ripresa economica: secondo fonti del ministero dei Trasporti e delle Autostrade le discussioni per l’ottenimento di un prestito stanno andando «molto bene»
.
Secondo i funzionari locali, già «l’ex presidente Gotabaya Rajapaksa aveva chiesto al presidente russo Vladimir Putin di fornire un prestito allo Sri Lanka per acquistare petrolio dalla Russia».
Circa il 50% delle esportazioni russe in Sri Lanka riguardano macchinari e attrezzature, mentre per circa un terzo si tratta di cereali, soprattutto grano.
ino al 2018, lo Sri Lanka era uno dei principali acquirenti al mondo di amianto crisotilo russo, utilizzato nell’industria edilizia, ma il governo ha deciso di smettere di utilizzare l’amianto entro il 2029, per cui il volume degli acquisti è diminuito in modo significativo.
Lo Sri Lanka esporta in Russia il tè, che rappresenta il 50% delle sue esportazioni, e prodotti tessili, che rappresentano il 40% dell’export.
Le relazioni bilaterali tra Mosca e Colombo comprendono anche accordi in materia di scienza, tecnologia e innovazione, turismo, cultura, esplorazione spaziale e pesca.
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Immagine di Dennis Sylvester Hurd via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons CC0 Dominio pubblico
Geopolitica
I Paesi musulmani condannano l’ambasciatore USA per il «diritto biblico» di Israele al Medio Oriente
Paesi arabi e a maggioranza musulmana hanno condannato l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, per aver sostenuto che Israele possiede un diritto biblico su gran parte del Medio Oriente.
In un’intervista con Tucker Carlson pubblicata venerdì,lo Huckabee, predicatore di una setta battista e sedicente cristiano sionista, ha affermato che «sarebbe accettabile» se Israele prendesse possesso del territorio che si estende dal Nilo all’Eufrate. Ha poi aggiunto che Israele non sta cercando di espandere il proprio territorio e ha il diritto di garantire la propria sicurezza.
La Lega Araba, coalizione composta da 22 stati membri, ha definito le dichiarazioni «altamente estremiste», sostenendo che risultano «incoerenti con i principi fondamentali e le norme della diplomazia».
«Dichiarazioni di questa natura, estremiste e prive di qualsiasi fondamento, servono solo a infiammare i sentimenti e a suscitare emozioni religiose e nazionali in un momento in cui gli Stati si riuniscono nell’ambito del Consiglio per la pace per valutare modalità di attuazione dell’accordo di pace di Gaza», ha dichiarato Gamal Roshdy, portavoce del Segretario generale della Lega araba, Ahmed Aboul Gheit.
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L’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC), che riunisce 57 nazioni a maggioranza musulmana, ha emesso una dichiarazione analoga, avvertendo che tali osservazioni «pericolose e irresponsabili» «alimentano la retorica ideologica estremista» e incoraggiano Israele a «imporre l’annessione» del territorio palestinese.
Il Ministero degli Esteri giordano ha affermato che le dichiarazioni «assurde e provocatorie» di Huckabee violano le norme diplomatiche e la Carta delle Nazioni Unite. L’Egitto ha descritto le affermazioni come una «flagrante deviazione» dal diritto internazionale e dai principi delle Nazioni Unite.
Anche l’Arabia Saudita, il Kuwait, l’Oman, gli Emirati Arabi Uniti, il Libano, la Turchia, il Pakistan, l’Indonesia e l’Autorità Nazionale Palestinese hanno condannato l’inviato statunitense, accusandolo di minare la pace e la sicurezza internazionale.
Israele mantiene il controllo militare su parti della Cisgiordania e di Gaza, così come sul Libano meridionale e sulla Siria sudoccidentale. All’inizio di questo mese, il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato un piano per designare vaste aree della Cisgiordania come «proprietà statale», per la prima volta dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967. I paesi musulmani hanno denunciato l’iniziativa e chiesto alla comunità internazionale di adottare «misure chiare e decisive» contro Israele.
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Catastrofi
La CIA era a conoscenza del complotto ucraino per la distruzione del Nord Stream
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Geopolitica
Israele ha il diritto biblico sul Medio Oriente: parla l’ambasciatore americano cristiano sionista
Israele ha diritto a quasi tutto il Medio Oriente perché lo afferma la Bibbia, ha dichiarato l’inviato statunitense a Gerusalemme Ovest, Mike Huckabee, al giornalista americano Tucker Carlson.
Lo Huckabee, ex governatore dell’Arkansas, è stato nominato ambasciatore in Israele dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump nell’aprile 2025. Il politico e diplomatico settantenne è anche un ministro battista e un autoproclamato cristiano sionista.
In un’intervista rilasciata venerdì, l’inviato ha spiegato a Carlson che «un sionista significa semplicemente una persona che crede che il popolo ebraico abbia il diritto di avere una patria dove trovare sicurezza e protezione; che crede che gli ebrei abbiano il diritto di vivere in Israele».
«Il diritto di Israele a esistere deriva dalla Bibbia… [essa] è una terra che Dio ha dato tramite Abramo a un popolo che ha scelto», ha spiegato Huckabee.
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Carlson ha sottolineato che, secondo il Libro della Genesi, il territorio offerto da Dio al patriarca ebreo si estendeva «dall’Eufrate al Nilo».
«Questo includerebbe praticamente tutto il Medio Oriente. Questo sarebbe il Levante. Quindi, includerebbe Israele, Giordania, Siria, Libano. E includerebbe anche gran parte dell’Arabia Saudita e dell’Iraq», ha detto.
Carlson ha chiesto se questo significasse che «Israele ha diritto a quella terra? Perché ti stai appellando alla Genesi. Stai dicendo che quello è l’atto originale?»
«Sarebbe bello se prendessero tutto. Ma non credo che sia di questo che stiamo parlando oggi», ha risposto lo Huckabee.
Israele sta espandendo gli insediamenti nella Cisgiordania occupata in violazione del diritto internazionale. Oltre alla guerra a Gaza, che, secondo il Ministero della Salute di Gaza, ha causato la morte di oltre 72.000 persone dall’ottobre 2023 nell’enclave, negli ultimi due anni e mezzo Israele ha anche attaccato l’Iran, condotto un’operazione militare in Libano, occupato parti della Siria sudoccidentale e colpito obiettivi nello Yemen.
L’intervista costituisce una visione estenuante di due ore in cui un vecchio boomer risponde con flemma insopportabile alla gragnuola di questione sollevate dal Carlson, e non si capisce se il canuto cristiano sionista – è predicatore in una qualche setta protestante, e si vanta si suonare il basso nella band della sua «chiesa» – viva in una dimensione parallela oppure menta spudoratamente. Oppure una mistura delle due.
Carlson durante l’incontro ha più volte fatto notare che l’ambasciatore sembra più un rappresentante di Israele che degli Stati Uniti, come quando ha risposto che l’esercito israeliano sarebbe meno crudele di quello americano. La difesa dei bambini palestinesi morti perché terroristi è agghiacciante, così come lo è la giustificazione dell’incontro in ambasciata con Jonathan Pollard, traditore americano che passò i segreti militari USA a Israele (che li rivendette, in cambio di immigrati per rimpinguare la popolazione calante, all’URSS).
L’ex governatore di Little Rock non ha risposto articolatamente nemmeno alla domanda sulle diecine di pedofili e molestatori sessuali americani fuggiti in Israele, dei quali non sarebbe concessa l’estradizione.
È interessante notare pure come lo Huckabee non sia in grado di definire cosa sia un ebreo: è una persona di religione ebraica o di etnia ebraica? Nonostante l’insistenza di Tucker, una risposta chiara non è stata data, tuttavia ai giudei va l’assoluto diritto al Medio Oriente con il quale, dice il vecchio politico americano, sono legati da «38 secoli).
Lo Huckabee sembra, in definitiva, un esempio riuscito dell’operazione di giudaizzare i cristiani sostituendo l’adorazione di Nostro Signore Gesù Cristo con quella per il popolo ebraico, vittima di quello che appunto si deve chiamare con un termine religioso usurpato, «olocausto».
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Il video dell’intervista si apre con un monologo realizzato a posteriori da Carlson nel suo studio di casa nel Maine, in America, in cui dettaglia i retroscena dell’intervista: si apprende che, incredibilmente, l’ambasciata non abbia concesso la sicurezza per viaggiare dall’aeroporto al palazzo di Gerusalemme, e come avesse in un primo tempo perfino rifiutato di passare all’esercito israeliano i dati dell’aereo di Carlson (che, dice, temeva potesse essere scambiato per un drone iraniano…).
Al termine dell’intervista, realizzata quindi nell’area diplomatica dell’aeroporto Ben Gurione di Tel Aviv – che Tucker definisce lercio – il team del giornalista USA è stato fermato, privato dei passaporti e interrogato per ore – mentre il jet privato, noleggiato ad altissimo costo per arrivare dall’Europa, stava non entrando, ma uscendo dal Paese. Qualcuno, dice Carlson, sapeva del fermo, perché ha ricevuto nel mentre SMS da giornalisti americani, quindi la notizia era stata fatta trapelare.
In pratica, non solo si è cercato di far sabotare l’intervista, ma perfino di mettere a rischio la sicurezza della scomoda voce – che, ricordiamo, già in passato convinse all’ultimo momento Trump a non attacare l’Iran, con i caccia richiamati a pochi minuti dall’obbiettivo – ora terribilmente invisa ad Israele.
Tucker ha altresì rivelato di aver cercato non incontro, privato, non in video, con Netanyahu, che conosce, in quanto il premier israeliano avrebbe cercato di danneggiare la sua famiglia (sulla cosa il giornalista non è stato più specifico). Nonostante la volontà di ridurre la tensione, l’incontro non si è avuto: «non è nell’interesse politico» di Netanyahu, gli è stato riferito da un ebreo conservatore americano che poteva agire da collegamento.
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