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Oligarcato

Lista incompleta dei club privati in cima al mondo. Quelli visibili…

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Vi sono al mondo diversi circoli privati dove i potenti si incontrano, e molto spesso prendo decisioni che riguardano poi il resto della popolazione. Alcuni di essi vengono dalla finanza, altri dalla politica, altri ancora godono di un’influenza talvolta difficile da spiegare (come nei casi di Retinger e Peccei, che vedremo più sotto).

 

Lungi dall’essere materia per letteratura cospirazionista, i circoli privati che dominano la Terra sono una realtà riconosciuta, pure sbattuta in faccia alla popolazione come nel caso del World Economic Forum di Davos.

 

La stampa mainstream ha di recente parlato delle riunioni di un’organizzazione segreta di cui non si era mai sentito parlare: l’Institut International d’Etudes Bancaires. Tuttavia, le questioni delicate legate alla definizione delle politiche globali non passano solo da enti bancari.

 

L’influente l’Institut International d’Etudes Bancaires è un forum finanziario per lo scambio di idee tra i finanziatori più connessi d’Europa. Il Financial Times ha riferito di uno dei suoi incontri segreti semestrali nell’ottobre 2023, al Dolder Grand Hotel di Zurigo.

 

Il networking esclusivo e segreto che si svolge nelle location di lusso delle riunioni del forum IIEB, che è anche un club sociale d’élite in cui i capi delle banche si mescolano con una serie di ospiti che vanno da presidenti e primi ministri ai reali

 

Lo IEEB è stato descritto come più esclusivo di Davos.

 

Lasciando da parte per qualche ragione la massoneria e i suoi derivati, testata russa Sputnik ha tentato una lista delle storiche «società segrete» che possiedono potere ed influenza ancor oggi, che Renovatio 21 riprende ed amplia.

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Skull and Bones

Una delle società segrete più famose della Ivy League, intrisa di rituali e simboli misteriosi, è la famigerata Skull and Bones. Questa società di studenti senior (cioè, nel linguaggio dei College americani, universitari del quarto anno) della Yale University di New Haven, nel Connecticut, è stata fondata nel 1832 da William Huntington Russell e Alphonso Taft.

 

Il club sceglie 15 nuovi membri ogni anno, quelli selezionati denominati Bonesmen e Boneswomen. Tutti i membri hanno giurato di mantenere il segreto. Inizialmente, è stato creato per i membri delle famiglie più ricche e influenti degli Stati Uniti. Molti membri diventarono ricchi e famosi leader aziendali del mondo, con i Vanderbilt e i Rockefeller che, secondo quanto riferito, erano tutti membri della società.

 

Tre membri della Skull and Bones – William Howard Taft, George Bush padre e George Bush figliuolo – sono diventati presidenti degli Stati Uniti.

 

Le elezioni USA del 2004 imbastirono la grottesca sfida tra due iniziati della Skull and Bones, Gerge Dubya Bush e John Kerry, il quale, pur trombato, fece una carriera ai massimi livelli, divenendo segretario di Stato ed oggi «Zar del clima», con minacciose comparsate al WEF dove, tra sospetti riguardo l’emissioni di forti e squassanti peti, annunzia con tranquillità la modifica della nostra vita quotidiana.

 

La prole di Kerry pure ha seguito traiettorie interessanti: un figlio faceva con Hunter Biden nella società implicata in Ucraina (pure con i biolaboratori) e in Cina, una figlia lavora ora a fianco di Tedros ai vertici dell’OMS.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’ex speaker della Camera USA Newt Gingrich, convertito al cattolicesimo, l’anno passato ha dichiarato pubblicamente che «le persone che appartengono alla Skull and Bones si uniscono per mantenere il potere sul popolo americano».

 

Alcuni ritengono che dalla Skull and Bones e da fraternità studentesche simili sia stato tratto interamente il personale per la CIA ed ancora prima l’OSS, il servizio segreto americano durante la Seconda Guerra. Tale tesi è sposata da Robert De Niro nel complesso film storico da lui diretto The Good Shepherd.

 

Il potere nascosto della Skull and Bones fu portato all’attenzione del grande pubblico da un libro dello storico Anthony Sutton, America’s Secret Establishment: An Introduction to the Order of Skull and Bones («L’establishment segreto americano: un’introduzione all’Ordine degli Skull & Bones»). I nomi dei membri fino agli anni Settanta non erano tenuti nascosti – ma le pratiche e le riunioni del gruppo sì.

 

Secondo un articolo apparso nel 2004 su Le Monde Diplomatique, la Skull&Bones funge da «condotto verso la Corte Suprema, la CIA, gli studi legali e i consigli di amministrazione più prestigiosi del paese, tra gli altri».

 

Nella lista dei membri della Skull and Bones troviamo il celeberrimo Henry Luce, fondatore ed editore delle riviste TimeLifeFortune e Sports Illustrated marito dell’ambasciatrice a Roma Claire Booth Luce, nonché uomo spesso sospettato di lavorare con l’Intelligence USA.

 

Nella lista c’è, ovviamente anche il nome di James Jesus Angleton, spia e poeta considerato «la madre della Central Intelligence Agency», nonché vero autore dell’Italia RepubblicanaRenovatio 21 si batte affinché, vista l’immane importanza che ha rivestito per il nostro Paese, almeno un comune, anche a caso, gli dedichi una via, una piazza, un largo, un vicolo.

 

Bohemian Grove

Un altro caso interessante di club dell’oligarcato globale è il Bohemian Grove. Fondato originariamente nel 1872 da un gruppo di giornalisti, scrittori, attori e avvocati di San Francisco come associazione di coloro che si definivano «liberi pensatori e liberali», il Bohemian Club divenne uno dei club maschili (o segreti) più esclusivi società) negli Stati Uniti.

 

Sebbene gli elenchi dei membri siano custoditi, è noto che scrittori come Mark Twain e Jack London furono tra i primi ad aderire alle sue fila, che contano anche i nomi dell’Henry Kissinger, Giorgio Bush padre, Ronaldo Reagan e amministratori delegati di molte aziende inserite nella lista Fortune 500 (le prime 500 aziende degli USA) che si ritiene fossero presenti agli incontri.

 

Il club ha una vasta proprietà conosciuta come Bohemian Grove, dove si dice che l’élite si riunisca una volta all’anno per socializzare e condividere i propri pensieri su come «governare il mondo». Tale fama deriva soprattutto dalla celeberrima infiltrazione che nel luglio del 2000, agli albori della sua carriera, compì il giornalista americano Alex Jones, filmando un inquietante rito annuale del gruppo chiamato Cremation of Care («la cremazione della cura»), dove i potenti incappucciati assistono, tra urla, ad un rito di fuoco di fronte all’immagine di un gufo alta 40 piedi, in un piccolo lago artificiale in mezzo a un boschetto privato di sequoie secolari.

 

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Rotary Club

Il Rotary Club (o Rotary International), è stato fondato nel 1905 come primo club di servizio al mondo. A quel tempo, l’avvocato Paul P. Harris incontrò tre dei suoi conoscenti d’affari a Chicago, Illinois. Il nome Rotary è stato scelto in riferimento alla pratica di riunirsi a rotazione nelle varie sedi di lavoro dei soci. I Rotary club sono presenti ora in tutto il mondo, ed è difficile che vi sia una città italiana dove la classe abbiente non abbia organizzato il capitolo locale con le sue cene, le sue conferenze, i suoi eventi filantropici, etc.

 

I Rotary club si posizionano come «organizzazioni di beneficenza» non religiose e apolitiche aperte a tutti, indipendentemente dalla nazionalità, razza, religione o opinioni politiche. Ci sono oltre 46.000 di questi “club” in tutto il mondo. I principali motti del Rotary International sono «Servire al di sopra di ogni interesse personale» e «Chi guadagna di più chi serve meglio».

 

È stato riportato che, tra i tanti enti che supporta, la Fondazione Bill e Melinda Gates finanzia anche il Rotary International.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Rotary sostiene la Global Polio Eradication Initiative (GPEI), ossia la campagna vaccinale antipolio che pare aver causato problemi in Africa.

 

Quattro anni fa l’OMS ammise che il vaccino antipolio orale era responsabile di un’allarmante epidemia di poliomielite in Sudan – «collegata a un’epidemia in corso provocata dal vaccino in Ciad» – con focolai paralleli in un dozzina di altri Paesi africani.

 

È istruttivo leggere la risposta ad una lettera sulla compatibilità tra Fede cattolica e Rotary pubblicata da Famiglia Cristiana lo scorso anno.

 

«Gli antichi sospetti della Chiesa nei confronti del Rotary Club si fonda su ritenute vicinanze di questa associazione alla Massoneria, la cui attività è dichiarata ancor oggi dalla Chiesa cattolica esplicitamente inconciliabile coi suoi principi, sia sul piano della fede che delle sue esigenze e morali» scrive il settimanale paolino. «Nei confronti del Rotary, in particolare, si ricorda un decreto del Sant’Uffizio (l’attuale Congregazione per la Dottrina della Fede) del 1951, che vietava a religiosi e laici l’adesione e la partecipazione ad adunanze di tale organizzazione, perché poteva favorire un senso di indipendenza dall’insegnamento della Chiesa nel campo della fede e dei costumi e favorire l’infiltrazione di elementi massonici e anticlericali».

 

Tuttavia, scrive il sacerdote di Famiglia Cristiana, «questo atteggiamento di sospetto è venuto meno con Paolo VI, che ricevette in Vaticano nel 1965 i rotariani (dopo averli incontrati da Arcivescovo di Milano nel 1957) e con san Giovanni Paolo II, che li incontrò a sua volta a Roma nel 1979, appena diventato papa. Ovviamente per un cattolico che vi aderisca o partecipi è comunque sempre opportuna la vigilanza».

 

Una voce non verificata che girava una decina di anni fa assieme ad un presunto documento che voleva comprovarla sosteneva che Bergoglio era membro del capitolo Rotary di Buenos Aires.

 

Il sito del circolo, in un articolo del 2016 intitolato «papa Francesco ringrazia il Rotary», scrive che «circa 9000 soci del Rotary hanno partecipato alla speciale Udienza giubilare in Piazza San Pietro su invito di Papa Francesco». Anche qui tornano i sieri: «dopo l’Udienza giubilare, una delegazione di soci del Rotary – guidata dal Presidente del Rotary International K.R. Ravindran – si è incontrata con Papa Francesco che ha ribadito l’importanza delle vaccinazioni contro la polio esortando il Rotary a continuare l’opera (…) I casi di paralisi da polio prevenibili col vaccino si sono ridotti di oltre il 99,9 per cento, dai circa 350.000 casi all’anno nel 1988, ai 74 confermati nel 2015».

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Council on Foreign Relations

Fondato nel 1921, il Council on Foreign Relations (CFR), con sede a New York City e uffici a Washington, è un ramo del Carnegie Endowment for Universal Peace, un ente aggiunto dal ministero della Giustizia russo nel 2023 all’elenco dei «agenti stranieri».

 

Specializzato nella politica estera e nelle relazioni internazionali degli Stati Uniti, si ritiene che il suo creatore sia stato il potentissimo banchiere americano, JP Morgan, fondatore dell’omonima banca poi fusasi con la banca Chase della famiglia Rockefeller, considerata un tempo la più ricca della storia umana.

 

Al momento dell’istituzione del CFR, il Senato degli Stati Uniti aveva bloccato il tentativo dell’allora presidente Woodrow Wilson di far aderire l’America alla Società delle Nazioni. I membri solo su invito del CFR, che includono politici di alto livello, numerosi segretari di stato, direttori della CIA, banchieri, avvocati, professori, direttori e amministratori delegati aziendali e figure senior dei media, devono essere cittadini statunitensi o residenti permanenti e nominati da un membro attuale a titolo oneroso per entrare a far parte dell’organizzazione.

 

Si ritiene che il compito del consiglio, spacciato per think tank americano, sia quello di esercitare il potere «dietro il trono» per modellare il mondo secondo il gradimento economico e politico di Washington . Si ritiene che numerosi alti funzionari del governo americano siano stati tratti dai suoi elenchi.

 

Dopo la seconda guerra mondiale, il consiglio fu trasformato in un importante centro strategico. Per inciso, l’iniziativa di lanciare un attacco nucleare “preventivo” contro l’Unione Sovietica fu concepita nelle viscere del CFR.

 

Tra i membri del consiglio figurano molti membri del Pentagono e della NATO generali, ma anche personaggi di spicco della CIA e di altri servizi segreti, tra cui ideologi come Allen Dulles (dal 1933 al 1944 segretario del consiglio, dal 1945 al 1950 presidente del consiglio), Zbigniew Brzezinski ( direttore del consiglio dal 1972 al 1977), Henry Kissinger (direttore del consiglio dal 1977 al 1981) e Richard Pipes, storico americano di origine ebraico-polacca esperto di Russia che durante la guerra fredda guidò il Team B, creato all’interno della CIA per impulso dell’allora Segretario alla difesa Donald Rumsfeld su dure posizioni antisovietiche e perciò antagonista del più ufficiale Team A. Il figlio Daniel, che si è specializzato in Medio Oriente, è considerato uno dei capisaldi della schiera dei neocon.

 

Sono membri italiani del CFR l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Ha fatto interventi nella sede del CFR a Nuova York l’ex premier italiano piddino Enrico Letta.

 

Il CFR fu teatro dell’incredibile ammissione di Biden che raccontò di aver ricattato il governo ucraino, chiamando quindi «figlio di puttana» il procuratore generale di Kiev da sostituire, il quale stava indagando, tra le altre cose, anche sulla società che aveva messo nel board suo figlio Hunter.

 

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Club Bilderberg

Il notorio Club Bilderberg Club è un incontro annuale non registrato delle élite nordamericane ed europee fondato nel 1954. Prende il nome dall’Hotel de Bilderberg a Oosterbeek, nei Paesi Bassi, dove i suoi membri si riunirono per la prima volta su invito del principe Bernhard di Lippe-Biesterfeld. L’enigmatico studioso polacco Jozef Retinger, un massone con reputazione di «eminenza grigia» in vari contesti, fu uno dei suoi fondatori. Il Retinger, che nel 1958 fu nominato per il premio Nobel, fu fondatore del Movimento Europeo Internazionale, attivo ancora oggi e che conta tra le sue fila anche esponenti del Partito Democratico.

 

Il Bilderberg fu una delle realizzazioni massime della trama del Retinger: l’obiettivo era avvicinare le élite del Nord America e dell’Europa occidentale oltre i riflettori politici, offrendo un luogo di «società di dibattito». L’organizzazione è composta da almeno 150 membri invitati dal suo «comitato direttivo».

 

Il forum riunisce analisti, politici, finanzieri e intellettuali. Un terzo dei membri del club sono nordamericani, il resto sono europei. Poiché il luogo, i partecipanti e gli argomenti di discussione sono stati tenuti nascosti, sono circolate teorie cospirative, sostenendo che il Gruppo Bildelberg è un «governo mondiale ombra» che governa il mondo.

 

Club di Roma

Il Club di Roma è stato fondato a Villa Farnesina a Roma nell’aprile 1968 da Aurelio Peccei, un ex dirigente FIAT molto introdotto in tutto il mondo, e Alexander King, uno scienziato scozzese. Scienziati, personaggi politici e pubblici si riuniscono qui per scambiare idee su tutti i tipi di tattiche e strategie.

 

Il Club di Roma pare essersi concentrato in particolare su un tema: la riduzione della popolazione terrestre.

 

Le idee di decrescita e le basi stesse dell’ecologia contemporanea – anche se nessun attivista verde lo sa – le dobbiamo a Peccei e al suo Club, consesso di potentissimi uniti solo dall’agenda magica di Peccei, che per qualche motivo aveva buoni rapporti con i vertici di qualsiasi realtà globale – pensate ad un Kissinger, o ad uno Klaus Schwab, ma più tetro e più concentrato.

 

Il documento con cui iniziò tutto fu lo studio che il Club di Roma di Peccei commissionò nel 1972 al politecnico bostoniano MIT, The Limits to Growth («I limiti dello sviluppo»), una primitiva simulazione al computer che ripeteva con gergo scientifico coevo quanto già espresso dal reverendo Malthus, teorico delle atrocità dell’Impero britannico (lavorava per il Collegio della Compagnia delle Indie), secoli prima: fermate la crescita della popolazione e il consumo di risorse o sarà il disastro.

 

Nel suo libro Cento pagine per l’avvenire, un libro che per qualche ragione è stato ristampato pochi anni fa, che il Peccei tocca vette di trasparenza antiumana: «ci siamo chiesti se tutto sommato, rispetto al maestoso fluire dell’evoluzione l’homo sapiens non rappresenti un fenomeno deviante. Se non sia un tentativo ambizioso andato male, un errore di fabbricazione che gli aggiustamenti che assicurano il rinnovarsi della vita si incaricheranno a tempo debito di eliminare o rettificare in qualche modo».

 

La potenza del suo Club di Roma fu tale che si narra che la politica cinese del figlio unico sia stata indotta da lì: approcciarono un esperto aerospaziale del governo Deng, tale Song Jian, ad una conferenza missilistica a Helsinki, e gli dissero che avevano simulazioni che mostravano il collasso della Repubblica Popolare Cinese se la popolazione non sarebbe stata fermata… Deng, che forse con l’Europa aveva altre aderenze di club avendo studiato a Parigi, attivò la politica autogenocida costata la morte di centinaia di milioni di bambini, facendo diventare Pechino un mega-laboratorio della Cultura della Morte realizzata.

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Commissione Trilaterale

Il Council on Foreign Relations degli Stati Uniti ha svolto un ruolo fondamentale nella formazione della Commissione Trilaterale nel 1973 su iniziativa del Club Bilderberg. L’idea di una tale organizzazione è stata articolata da Brzezinski nel suo libro-manifesto Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, un testo che ancora oggi sorprende per come preoconizza l’architettura mondiale e la conseguente necessità di controllo della popolazione. Già cinquanta anni fa, lo stratega antirusso polacco-americano poteva scrivere che ««lo Stato-nazione come unità fondamentale della vita organizzata dell’uomo ha cessato di essere la principale forza creativa: le banche internazionali e le multinazionali agiscono e pianificano in termini che sono lontani in anticipo sui concetti politici di Stato-nazione».

 

Il nome «Commissione Trilaterale» riflette il fatto che fin dall’inizio è stata concepita come un’organizzazione in cui «le migliori menti del mondo» (secondo il suo fondatore David Rockefeller), rappresentavano gli Stati Uniti, l’Europa occidentale e il Giappone ( che ora include tutta l’Asia-Pacifico) potevano discutere i problemi e «decidere il destino del mondo».

 

Il presidente della Chase Manhattan Bank David Rockefeller (membro del comitato direttivo del Bilderberg e ispiratore del Council on Foreign Relations degli Stati Uniti) divenne presidente della Commissione Trilaterale e lo Zbig Brzezinski, fatto reclutare dai Rockefeller al fido Enrico Kissinger, ne divenne direttore esecutivo.

 

La Trilaterale aveva il compito di incoraggiare la cooperazione tra le élite di Stati Uniti, Europa e Giappone. Per coordinare al meglio le attività furono create tre sedi a Washington, Parigi e Tokyo. Oggi, l’incontro annuale dei membri della Commissione Trilaterale ruota tra le tre regioni: Nord America, Europa e Asia-Pacifico.

 

Le sessioni plenarie annuali includono politici di spicco, banchieri e direttori di grandi imprese, che agiscono come un «organo consultivo» per i governi mondiali.

 

Come riportato da Renovatio 21, nella riunione dell’anno passato nella capitale giapponese la Trilaterale si è lamentata del comportamento degli USA verso la Cina. Ricordiamo che, un po’ controintuitivamente, i miliardari Rockefeller, che vi investivano danaro già dal primo Novecento, hanno nel corso dei decenni lodato ripetute volte la Cina per la politica del figlio unico imposta dal governo comunista.

 

Il gruppo italiano della Trilaterale è presieduto dalla giornalista e dirigente RAI Monica Maggioni, già membro anche del Club Bilderberg. Il vicepresidente risulta essere Enrico Tommaso Cucchiani, CEO di Intesa San Paolo.

 

Il gruppo italiano della Trilaterale è presieduto dalla giornalista e dirigente RAI Monica Maggioni, già membro anche del Club Bilderberg. Il vicepresidente risulta essere Enrico Tommaso Cucchiani, CEO di Intesa San Paolo.

 

Secondo quanto riportato, altri nomi italiani coinvolti sono Ornella Barra (del grande gruppo di distribuzione Walgreens), Giampaolo Di Paola (già Ministro della Difesa), Marta Dassù (già viceministro degli Esteri), Yoram Gutgeld (israeliano ma deputato in Italia con Renzi di cui era consigliere, poi commissario alla spending review), Enrico Letta (che già frequenta il CFR), Giampiero Massolo (ex capo dei servizi segreti, poi vertice di Fincantieri), Carlo Messina (sempre di Intesa Sanpaolo), Maurizio Molinari (direttore de La Repubblica ed ex direttore de La Stampa), Maurizio Sella (della banca omonima, fondata dall’avo ministro dell’Italia unita ottocentesca) e Marco Tronchetti Provera (ex marito di Afef Jnifen).

 

In passato sono stati membri della Trilaterale anche nomi come Gianni Agnelli e Mario Monti, il quale fu oggetto di polemica a livello europeo quando divenne Commissario UE nel tardo 2003: l’eurodeputata Patricia McKenna ricordò che, oltre a partecipare al Club Bilderberg, «tre Commissari sono o sono stati membri della Commissione Trilaterale: Mario Monti, Chris Patten e Pedro Solbes Mira»

 

Nel 2016, la riunione plenaria della Commissioni Trilaterale si svolse a Roma, nientemeno che al Palazzo del Quirinale. Il presidente della Repubblica Mattarella fece un intervento in cui non mancò di citare elogiativamente il David Rockefeller.

 

«Sono davvero lieto di ricevere al Palazzo del Quirinale i partecipanti alla riunione Plenaria della Commissione Trilaterale» disse la Prima carica dello Stato italiano. «Quando, oltre quaranta anni fa, David Rockefeller ebbe l’intuizione di dar vita alla Commissione, si mosse nell’intento di capitalizzare le risorse e le energie degli ambienti imprenditoriali, culturali e sociali in America, Europa e Giappone, per superare le rigidità che sovente accompagnano le relazioni ufficiali tra Governi, così da fornire interpretazioni non formali ma originali di fenomeni complessi e dalle ampie ramificazioni».

 

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Club di Budapest

Il Club di Budapest è da considerarsi come uno spinoff relativamente recente del Club di Roma: p stato fondato nel 1993 dal filosofo di origine ungherese Ervin Laszlo, membro del circolo di Peccei, con l’idea di creare uno spazio per persone delle arti, della letteratura e della cultura è stata presentata come un luogo «democratico» per elaborare «un nuovo modo di pensare» per affrontare le sfide del 21° secolo.

 

«Il Club di Budapest è un’associazione informale di creativi in ​​diversi campi dell’arte, della letteratura e della spiritualità. È dedicato all’affermazione che solo cambiando noi stessi possiamo cambiare il mondo – e che per cambiare noi stessi abbiamo bisogno del tipo di penetrazione e percezione che l’arte, la letteratura e i regni spirituali possono meglio fornire» scrive il Laszlo nella presentazione pubblicata sul sito.

 

L’obiettivo pubblicizzato del Club di Budapest è creare una «coscienza culturale globale», e vanta filiali in 17 paesi. Leggiamo dalla voce dell’enciclopedia online che «Il Club interpreta se stesso come un costruttore di ponti tra scienza e arte, etica ed economia, tra cognizione e realizzazione, tra vecchio e giovane, così come tra le differenti culture del mondo».

 

Secondo quanto riportato, uno dei suoi primi obiettivi è lo sviluppo di una «Nuova Etica».

 

Tra i membri più noti, l’ex presidente costaricano Óscar Arias Sánchez, il Dalai Lama, il cantante pannelliano Peter Gabriel, l’ex presidente cecoslovaccoVaclev Havel, il teologo modernista Hans Küng, il direttore d’orchestra indiano Zubin Mehta, l’ex presidente irlandese Mary Robinson, il violoncellista russo Mstislav Rostropovich, il vescovo anglicano sudafricano Desmond Tutu (poi acquamato), l’attrice premio Oscar musa di Ingmar Bergman, Liv Ullman.

 

Tra il 1996 e il 2004 il club ha assegnato una serie di premi. Il Premio per la Coscienza Globale è stato assegnato a individui per i loro eccezionali esempi di consapevolezza globale in azione. Il Premio Change the World – Best Practice Prize mirava invece a promuovere progetti innovativi utilizzando le migliori pratiche a livello mondiale riguardanti, tra le altre cose, lo sviluppo sostenibile: applicando i criteri dell’Agenda 21 – un controverso programma ambientalista ONU scaturito dal Summit della Terra di Rio del 1992 – «a livello sociale ed ecologico in modo particolarmente innovativo, esemplare, efficace e globale; avere un potenziale particolare per avviare il processo fondamentale di cambiamento verso un mondo responsabile e orientato verso un modo di pensare vantaggioso per tutti; avendo allo stesso tempo un implicito potenziale di applicazione in diversi campi», si legge in una descrizione enciclopedica francese.

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World Economic Forum

Non ci sarebbe bisogno di parlarne al lettore di Renovatio 21. L’ incontro annuale del World Economic Forum (WEF) a Davos, in Svizzera, è rinomato come un club esclusivo per i ricchi e i potenti, dove ogni anno si ritrova, tra orde di prostitute e 5000 soldati elvetici a protezione della kermesse, la crème dell’economia e della politica globale.

 

Secondo alcuni, come ad esempio lo studioso americano William Engdahl, il gruppo sarebbe gemmato oscuramente da consessi come il Club di Roma e affini, ma vi sarebbero tetri agganci anche con antiche figure della Teologia della Liberazione.

 

Il WEF è stato guidato fin dalla sua fondazione nel 1971 dall’economista svizzero 82enne Klaus Schwab, pupillo del solito Kissinger, autore del libro La quarta rivoluzione industriale (in Italia prefato da John Elkan), vero manifesto che mescola transumanismo all’utopia di una società digitalizzata e quindi sorvegliata sin dentro alla mente degli individui: «una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» che implicherà che negli aeroporti scannerizzeranno il nostro cervello in cerca di idee potenzialmente pericolose.

 

L’idea di tracciamento della popolazione è stata ripetuta a Davos varie volte, incluso quest’anno, dove la causa della sorveglianza digitale totale è stata perorata dalla regina d’Olanda Maxima. Le idee che saltano fuori dal WEF sono sempre più preoccupanti: dall’ingegneria genetica per produrre persone più basse ed intolleranti alla carne quindi meno inquinanti al rischio che comportano le elezioni democratiche visto che potrebbero eleggere «i leader sbagliati».

 

L’organizzazione internazionale non governativa e di lobbying tiene ogni anno il suo evento più atteso nella località turistica alpina svizzera di Davos. Secondo quanto riferito, l’ingresso all’evento di Davos costa circa 28.000 dollari.

 

Mentre il WEF è pubblicizzato da alcuni come una piattaforma in cui i decisori possono discutere i problemi globali, il crescente coro di critici ha criticato il forum per una presunta mancanza di trasparenza finanziaria e per essersi trasformato in un club elitario globalista e tecnocratico che cerca di dettare regole per il resto del mondo.

 

Nel 2023, molti dei leader più influenti del mondo hanno deciso di saltare il WEF, tra cui il presidente russo Vladimir Putin, il presidente cinese Xi Jinping, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

 

Anche l’immancabile George Soros, un miliardario di 93 anni che è stato per decenni una figura chiave delle campagne di soft power occidentali, spendendo ingenti somme di denaro per aiutare a installare leader politici allineati agli Stati Uniti nell’Europa orientale, ha snobbato il WEF a causa di un non meglio specificato «inevitabile conflitto di programmazione».

 

Nonostante mantenga grazie al programma Young Global Leaders vari «allievi» nei governi di tutto il mondo«penetrati», secondo la terminologia esatta utilizzata dallo Schwabbo – l’importanza del WEF, causa forse una sbadata sovraesposizione, pare scemata assai.

 

Del resto oramai le parodie del Klaus e dei suoi non si contano più, e talvolta sono irresistibili, come la video-parodia dei suoi auguri per il Natale 2023.

 

 

Altri video straordinariamente comici erano stati realizzati sullo Schwabbo, una notte comparso perfino in un incubo del fondatore di Renovatio 21. Tuttavia, spesso succede che tali video-prese per i fondelli del calvo guru estremista spariscano da YouTube. Che sia perché il cofondatore di Google (cioè, il padrone di YouTube) Sergej Brin e lo stesso Klaus confabulano pubblicamente di chip da impiantare nel cervello degli utenti?

 

Chissà.

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Oligarcato

Epstein aveva proposto a JPMorgan un piano per ottenere «più soldi per i vaccini» da Bill Gates

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Secondo gli ultimi «Epstein Files», negli anni precedenti la pandemia di COVID-19, Bill Gates e figure chiave della Gates Foundation hanno interagito regolarmente con Jeffrey Epstein, discutendo su come finanziare e sviluppare una rete globale di preparazione alla pandemia e di vaccinazione.   Negli anni precedenti la pandemia di COVID-19, Bill Gates e personalità chiave della Gates Foundation hanno interagito regolarmente con Jeffrey Epstein, discutendo su come finanziare e sviluppare una rete globale di preparazione alla pandemia e di vaccinazione.   Le comunicazioni tra Gates ed Epstein sono state incluse nei «File Epstein» pubblicati il ​​30 gennaio dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ). La pubblicazione è stata sollecitata dall’approvazione, lo scorso anno, dell’Epstein Files Transparency Act, una legge bipartisan.   Sayer Ji ha dichiarato al Defender che i documenti dimostrano che Epstein «funzionava come un centralino» che collegava «hedge fund, banche centrali, miliardari, istituzioni accademiche e iniziative sanitarie globali».   Ji ha pubblicato la sua analisi delle informazioni mediche e sanitarie contenute nei file in una serie di articoli e post di Substack su X.  

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  Seamus Bruner, direttore della ricerca presso il Government Accountability Institute, ha affermato che i file hanno rivelato il funzionamento di una rete di «Controligarchi sotto steroidi, ma con nuove scioccanti ricevute».   Bruner ha affermato che i documenti dimostrano che Epstein ha contribuito a sviluppare «l’architettura per il profitto pandemico» anni prima della pandemia di COVID-19.   La maggior parte dei documenti risale al 2010, dopo la condanna di Epstein nel 2008 per adescamento di minori e la sua inclusione nel registro dei condannati per reati sessuali.   Ji ha osservato che mesi prima dell’inizio della pandemia di COVID-19, molti degli stessi attori che compaiono nei file di Epstein avevano partecipato all’Event 201, una simulazione di una pandemia globale causata da un coronavirus.   L’ infrastruttura di preparazione alla pandemia creata negli anni precedenti la pandemia ha contribuito a portare a questa simulazione, ha scritto Ji.   Secondo quanto riportato da The Hill, lunedì i membri del Congresso degli Stati Uniti hanno iniziato a esaminare le versioni non censurate dei documenti.   Il deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie, che ha co-sponsorizzato l’Epstein Files Transparency Act insieme al deputato democratico della California Ro Khanna, ha dichiarato a The Defender che la pubblicazione dei documenti riguarda la giustizia, non la politica.   «Il deputato Ro Khanna e io abbiamo cercato di evitare che i dossier Epstein assumessero un significato politico. I Democratici vogliono che sia incentrato su Trump, e i Repubblicani vogliono che sia incentrato sui Clinton. Noi vogliamo che sia incentrato sui sopravvissuti e che venga loro garantita giustizia e trasparenza», ha detto Massie.

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Gates, Epstein e «l’architettura dietro le pandemie come modello di business»

La serie di post di Ji su Substack ha rivelato quella che ha descritto come «un’architettura ventennale dietro le pandemie come modello di business, con Bill Gates al centro della rete», insieme a istituzioni finanziarie multinazionali come JPMorgan Chase.   I documenti, risalenti al periodo compreso tra il 2011 e il 2019, illustrano un’«architettura le cui fondamenta risalgono a oltre un decennio prima dell’era del COVID-19», ha scritto Ji. Ha affermato che costituiscono la prova di «una grande banca di Wall Street che chiede a un condannato per reati sessuali di definire l’architettura di un fondo di beneficenza collegato a Gates».   I documenti includevano diverse email che delineavano lo sviluppo di un fondo di beneficenza guidato da Gates. Un’email del 17 febbraio 2011 inviata da Juliet Pullis di JPMorgan Chase a Epstein includeva domande da parte del «team che sta elaborando alcune idee per Gates».   La risposta di Epstein delineava come questo fondo avrebbe potuto essere strutturato. La proposta sarebbe stata ulteriormente sviluppata nei mesi successivi.   In un’e-mail del 26 luglio 2011, Epstein ha inviato a Jes Staley, dirigente della JPMorgan Chase, una copia della quale era stato messo in copia Boris Nikolic, consulente capo di Gates per la scienza e la tecnologia, una «proposta basata su compartimenti stagni che farà ottenere a Bill [Gates] più soldi per i vaccini».   Entro il 17 agosto 2011, Staley e Mary Erdoes, allora CEO di JPMorgan Asset and Wealth Management, stavano discutendo più dettagli sul fondo proposto, tra cui lo sviluppo di «una divisione offshore, in particolare per i vaccini» e la previsione di «miliardi di dollari» in donazioni entro due anni.   In una risposta più tardi quel giorno, Epstein ha affermato che Gates era «terribilmente frustrato» per la lentezza con cui è stato istituito il fondo. Ha aggiunto che Gates insisteva affinché «fondi aggiuntivi per i vaccini» fossero inclusi in una prossima presentazione sul fondo.  

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Entro il 31 agosto 2011, JPMorgan Chase aveva apparentemente sviluppato una proposta chiamata «Progetto Molecola», in base alla quale la banca avrebbe collaborato con la Fondazione Gates per sviluppare un fondo di beneficenza perpetuo per la preparazione e la sorveglianza delle pandemie, la promozione dei vaccini e l’eradicazione delle malattie.   Secondo Ji, la proposta contiene molte delle idee che Epstein aveva precedentemente discusso con i dirigenti di JPMorgan Chase. Conteneva anche piani per spendere milioni di dollari per acquistare vaccini orali contro la poliomielite per Afghanistan e Pakistan, un vaccino contro il rotavirus per l’America Latina e un vaccino contro la meningite per l’Africa.   La proposta prevedeva che Melinda Gates presiedesse il comitato strategico per i programmi, le sovvenzioni e la distribuzione del fondo e che partecipassero anche Erdoes, Warren Buffett, la regina Rania di Giordania e Seth Berkley, CEO di Gavi, la Vaccine Alliance. La Fondazione Gates ha finanziato il lancio di GAVCI nel 1999 e ricopre un posto permanente nel suo consiglio di amministrazione.   Ji ha scritto che, sebbene il nome di Epstein non compaia nella proposta del Progetto Molecule, esso funge da «traduzione istituzionale dell’architettura che stava abbozzando informalmente».   Nel 2013, questi sforzi sembrano aver portato al lancio del Global Health Investment Fund. Un briefing riservato del 23 settembre 2013 descriveva il fondo come «il primo fondo di investimento focalizzato sullo sviluppo di farmaci e vaccini per la salute globale». Il fondo prometteva agli investitori rendimenti annui del 5-7%.   Tra i partecipanti al lancio del fondo nel settembre 2013 c’erano il CEO di JPMorgan Chase Jamie Dimon e i rappresentanti di Pfizer, Merck e GlaxoSmithKline (ora GSK).

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Gates potrebbe «lavorare con chiunque sulla terra», ma «ha scelto un molestatore sessuale registrato»

Secondo Ji, il coinvolgimento di Nikolic è significativo. Nell’agosto 2013, Gates ed Epstein firmarono un accordo in cui Gates «richiedeva espressamente» che Epstein «facesse personalmente da rappresentante» di Nikolic. La lettera sottolineava l’«esistente rapporto collegiale» tra Epstein e Gates.   «Questo accordo è stato stipulato cinque anni dopo la condanna di Epstein per aver indotto una minorenne alla prostituzione», ha scritto Ji. «Gates aveva le risorse per lavorare con chiunque sulla faccia della terra. Ha scelto un molestatore sessuale registrato e l’ha messo per iscritto».   I documenti hanno dimostrato che un mese prima, il 18 luglio 2013, Epstein aveva scritto una bozza di email apparentemente destinata a Gates. Faceva riferimento all’amicizia di Epstein con Gates, alla sua delusione per il fatto che Gates gli avesse inviato un’email «ostile e dai toni forti» e a sordide comunicazioni che i due apparentemente avevano condiviso in precedenza.   «Per aggiungere la beffa al danno, mi implori di cancellare le email riguardanti le tue malattie sessualmente trasmissibili, la tua richiesta di fornirti antibiotici che potresti dare di nascosto a Melinda e la descrizione del tuo pene», ha scritto Epstein.   In un video pubblicato su X, Michael Kane, direttore del dipartimento di advocacy di Children’s Health Defense, ha affermato che, sebbene non si sappia se Epstein abbia mai inviato quell’e-mail a Gates, «il mese successivo hanno un contratto insieme».   «Penso che Bill Gates abbia recepito il messaggio», ha affermato Kane.   Nel novembre 2023, un giudice federale ha approvato un accordo da 290 milioni di dollari tra JPMorgan Chase e oltre 100 donne che hanno accusato Epstein di abusi sessuali. Le donne hanno affermato che JPMorgan Chase ha continuato a fare affari con Epstein nonostante gli avvertimenti interni ricevuti nel corso di diversi anni.   «JPMorgan ha finanziato Epstein per anni, nonostante chiari segnali d’allarme: oltre 1 miliardo di dollari in transazioni sospette segnalate internamente e ignorate. Lo sapevano. Non gli importava», ha scritto The Truth About Cancer.

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Epstein ha avuto un ruolo nell’istituzione dello «stato di biosicurezza»?

Secondo Ji, i documenti forniscono una tabella di marcia su come è stata sviluppata un’infrastruttura di preparazione alla pandemia e su come ha contribuito a rendere possibile l’Evento 201.   «Quando si è riunito l’Evento 201, l’architettura… non era più concettuale. Era stata finanziata, strutturata, garantita, assicurata, dotata di personale e legalmente documentata. Ciò che rimaneva era la prova generale», ha scritto Ji.   Documenti del settembre 2014 mostrano che Gates rivelò a Epstein il suo imminente incontro con il presidente Obama, proprio mentre un consigliere dell’allora primo ministro israeliano Ehud Barak inviava a Epstein un invito a un ricevimento privato e non ufficiale con Obama il mese successivo.   Ji ha affermato che le comunicazioni sono avvenute durante «la settimana in cui l’Ebola è stato formalmente riclassificato come una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale». Ha aggiunto che la tempistica è significativa, poiché questa «è stata la settimana in cui è nato lo stato di biosicurezza».   Secondo Ji, questi sviluppi hanno contribuito ad attivare l’infrastruttura delineata nel Progetto Molecule, in cui Epstein ha svolto il ruolo di nodo per le proposte di progetti relativi all’Ebola.   Tra queste, Epstein ricevette la proposta di un diplomatico delle Nazioni Unite (ONU) per lo sviluppo di un «Centro Nexus per la pace e la salute» che avrebbe tenuto «in considerazione il grave impatto dell’Ebola» e una proposta da parte di un gruppo di scienziati per un sistema di rilevamento presintomatico dell’Ebola mediante test PCR.   Gli scienziati dietro la proposta, affiliati a un laboratorio biologico militare statunitense di Fort Detrick, ai Centers for Disease Control and Prevention e ai National Institutes of Health, hanno chiesto a Epstein di inviare la proposta a Gates e alla Gates Foundation.   Nell’ottobre 2014, Epstein avvertì Kathy Ruemmler, allora consigliere di Obama alla Casa Bianca, del costo politico che Obama avrebbe dovuto affrontare se non avesse preso provvedimenti contro l’Ebola. Nel 2015, Epstein agì da intermediario negli sforzi per convocare esperti globali che avrebbero «discusso su come affrontare e prevenire le pandemie nel modo più efficace».     La proposta, avanzata da Terje Rød-Larsen dell’International Peace Institute, portò alla convocazione di un incontro a porte chiuse nel maggio 2015 a Ginevra, in Svizzera, dal titolo «Prepararsi alle pandemie: lezioni apprese per risposte più efficaci». All’incontro erano coinvolte l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la Banca mondiale e le Nazioni Unite.   L’ordine del giorno della riunione includeva sessioni su «come si dovrebbero prevedere le pandemie, come si dovrebbe esercitare l’autorità, come si dovrebbero coordinare le diverse parti interessate e, soprattutto, quali meccanismi legali, istituzionali e finanziari devono essere messi in atto in anticipo per consentire una risposta rapida e centralizzata», ha scritto Ji.   Secondo Ji, la risposta alla pandemia di COVID-19 affonda le sue radici nella risposta all’Ebola del 2014, poiché l’Ebola «è stata la prima malattia a giustificare formalmente la sospensione dei normali vincoli politici e sovrani su scala globale… Quando è arrivata la successiva emergenza sanitaria globale, il COVID-19, il manuale era già scritto».   «Epstein compare proprio sullo sfondo di queste conversazioni formative, fungendo da collegamento tra finanza globale, capitale filantropico e governance del rischio biologico», ha detto Ji a The Defender.

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Epstein coinvolto nella «simulazione di una pandemia da ceppo» due anni prima del COVID

Nel 2017, queste conversazioni hanno portato a proposte per simulazioni pandemiche.   In una discussione su iMessage del gennaio 2017 tra Epstein e un medico non identificato che chiedeva aiuto per trovare un nuovo lavoro, il medico ha citato «competenza in materia di sicurezza sanitaria pubblica».   Il medico, che ha maturato esperienze presso l’ONU, l’OMS, la Fondazione Gates e la Banca Mondiale, ha affermato di aver «appena effettuato una simulazione pandemica», che potrebbe diventare una «grande piattaforma».   Riferendosi a Gates, il medico ha detto a Epstein: «Odia la salute mentale, ma è un fanatico dei vaccini e dell’autismo. Questo potrebbe essere l’inizio di una conversazione più ampia».   Una catena di email del marzo 2017, che includeva Epstein e Gates, discuteva degli sforzi compiuti dall’allora bgC3, l’ufficio strategico privato di Gates, per sviluppare «Raccomandazioni di follow-up e/o specifiche tecniche per la simulazione di una pandemia da ceppo».   Ji ha osservato che nel 2017, al World Economic Forum (WEF), è stata lanciata la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), finanziata dalla Fondazione Gates e con l’obiettivo di creare «vaccini anti-pandemici» entro 100 giorni. Più tardi, nello stesso anno, la Banca Mondiale ha emesso le prime obbligazioni pandemiche in assoluto.   L’Event 201, tenutosi appena sei settimane prima dell’annuncio dei primi casi di COVID-19 pubblicamente riconosciuti, ha coinvolto la Fondazione Gates, il WEF e il Johns Hopkins Center for Health Security. Hanno partecipato anche istituzioni finanziarie globali, organizzazioni mediatiche e agenzie di Intelligence.   La simulazione si è concentrata sulla risposta di governi, aziende farmaceutiche, organi di stampa e piattaforme di social media a un’epidemia di nuovo coronavirus.   Ji ha affermato che i file Epstein non dimostrano che il COVID-19 sia stato pianificato o creato, o che l’Evento 201 abbia portato al COVID-19. Dimostrano invece che «l’infrastruttura istituzionale per capitalizzare esattamente su questo tipo di crisi era già stata costruita, testata, dotata di personale e assicurata».   Michael Nevradakis Ph.D.   © 10 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.    

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Oligarcato

Il capo di DP World si dimette a causa delle email con Epstein su video di torture

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Ulteriori ripercussioni legate alla pubblicazione dei documenti su Epstein da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno coinvolto DP World, dove il leader del gigante logistico con sede a Dubai si è dimesso.

 

DP World aveva precedentemente annunciato che il suo CEO, Sultan Ahmed bin Sulayem, si sarebbe dimesso, in seguito al rinnovato scrutinio sul suo rapporto con Epstein emerso questa settimana. Il Financial Times riporta che il governo di Dubai ha annunciato la nomina di Essa Kazim a presidente del consiglio di amministrazione e di Yuvraj Narayan a CEO di DP World.

 

Il rapporto tra Sultan Ahmed bin Sulayem Epstein emerge come una relazione stretta e duratura, documentata in migliaia di email, con oltre 4.700 menzioni nei file del dipartimento di Giustizia, del 2026.

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Dal 2007 al 2018 circa, i due si scambiarono messaggi su affari, introduzioni politiche (Ehud Barak, il principe Andrea?) e argomenti personali espliciti: Sulayem condivideva dettagli intimi su incontri sessuali («the best sex I ever had», è scritto, «il miglior sesso mai fatto»), foto e video, inclusi riferimenti a un «torture video», che l’emiratino dice di aver apprezzato.

 

In un’email del 24 aprile 2009, Jeffrey Epstein scrive a Sultan Ahmed bin Sulayem, identificato tramite la rimozione di censura dei deputati Thomas Massie e Ro Khanna: «dove sei? Stai bene, ho amato il video di tortura». Bin Sulayem rispondeva parlando dei suoi viaggi (tra Cina e USA), ma non fornisce contesto sul video.

 

Non è chiaro cosa fosse esattamente il video (contenuto, origine, se reale o condiviso per ischerzo), né se implicasse attività illegali. Non ci sono accuse penali dirette a Sulayem per questo, ma la frase ha contribuito allo scandalo e alle sue dimissioni da DP World nel febbraio 2026.

 

Epstein lo definiva «trusted friend» (amico fidato) e lo ha ospitato nella sua isola privata di San Giacomo Piccolo nelle Isole Vergini.

 

Non risultano accuse penali dirette a Sulayem, ma lo scandalo ha causato le sue dimissioni da DP World nel febbraio 2026 sotto pressione internazionale.

 

Le rivelazioni sul legame tra Sulayem ed Epstein, contenute nell’ultima serie di documenti del Dipartimento di Giustizia, hanno indotto due fondi di investimento governativi, La Caisse e British International Investment – tra i principali partner di DP World – ad avvertire che avrebbero sospeso futuri accordi a meno che non fossero adottate le «azioni necessarie». BII ha dichiarato che «non effettuerà nuovi investimenti con DP World finché la società non avrà adottato le misure necessarie».

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In rete intanto circola l’immagine dell’emiratino che cucina con l’Epstein. Il Financial Times ha osservato che «persone vicine all’azienda hanno affermato che la perdita di partner commerciali da una delle loro principali iniziative internazionali sostenute dallo Stato ha probabilmente costretto la famiglia reale ad agire».

 

Sulayem ha giocato un ruolo chiave nel trasformare DP World in un operatore globale attivo in 83 Paesi, gestendo il porto più grande del Medio Oriente a Jebel Ali, il London Gateway nel Regno Unito, siti logistici negli Stati Uniti e infrastrutture in tutta l’Africa.

 

Come riportato da Renovatio 21, la dipartita del Sulayemmo dal vertice del colosso logistico avviene sincronicamente con il licenziamento da parte di Goldman Sachs di Kathy Roemmler, potentissima avvocatessa già al soldo di Clinton, Bush, Obama e famiglia Rotschild.

 

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Oligarcato

L’ex avvocato di Obama si dimette da Goldman Sachs per «zio Jeffrey» Epstein

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Bill Clinton, Barack Obama, Susan Rice, Jeffrey Epstein, i Rothschild e la grande banca d’affari neoeboracena Goldman Sachs hanno in comune la cooperazione con l’avvocato Kathy Ruemmler, figura centrale emersa dalle recenti rivelazioni legate al caso Epstein, chiamato dall’avvocatessa «Uncle Jeffrey», cioè «Zio Goffredo».   Kathryn Ruemmler, ex avvocato di punta di Goldman Sachs , ha visto la sua carriera sconvolta dopo la pubblicazione di documenti da parte del Congresso e del Dipartimento di Giustizia statunitense, che hanno evidenziato i suoi stretti rapporti con Jeffrey Epstein. La Ruemmler ha raggiunto i vertici di Wall Street diventando consulente chiave del CEO di Goldman Sachs, David Solomon, dopo aver servito come consigliere alla Casa Bianca sotto l’ex presidente Barack Obama.   Sebbene avesse assicurato alla banca che il suo legame con Epstein era limitato e «puramente professionale», le prove emerse hanno dimostrato il contrario: è divenuto pubblico che non solo aveva incontrato Epstein decine di volte e intrattenuto scambi email amichevoli per anni, ma era stata nominata esecutrice testamentaria da Epstein il 18 gennaio 2019 – data in cui lui era stato rimosso prima della sua morte in carcere il 10 agosto dello stesso anno.

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Inoltre, secondo quanto riportato dal Washington Free Beacon alla fine del mese scorso, Epstein le aveva fatto doni di lusso, tra cui una borsa Hermès da 9.400 dollari, un Apple Watch con marchio Hermès e un pacchetto di trattamenti spa al Four Seasons Hotel di Washington.   La Ruemmler aveva negato di aver mai aiutato Epstein con le pubbliche relazioni, dichiarando al giornale: «Non ho mai sostenuto la sua causa presso terzi, né presso un tribunale, né presso la stampa, né presso il governo». Si è poi scoperto che si trattava di una smentita del tutto infondata.   Venerdì, il Dipartimento di Giustizia ha reso pubblici oltre 3 milioni di pagine di documenti su Epstein, tra cui uno in cui la Ruemmlerra aiutava a redigere dichiarazioni per contrastare le accuse secondo cui Epstein avrebbe ottenuto un «accordo vantaggioso» nel patteggiamento del 2007-2008 per accuse di traffico sessuale minorile coinvolgenti decine di ragazze minorenni.   Poco più di tre settimane fa, Goldman Sachs aveva smentito categoricamente qualsiasi piano per licenziare la Ruemmler. Evidentemente non era così.   Giovedì il Financial Times ha riportato che la Ruemmler si dimetterà il 30 giugno, ossia è stata licenziata ma le è stato concesso di annunciarlo come dimissioni volontarie), affermando in una dichiarazione al quotidiano: «Ho deciso che l’attenzione dei media su di me, in relazione al mio precedente lavoro come avvocato difensore, stava diventando una distrazione».   La sua uscita segue la dimostrazione, tramite documenti, di lunghe discussioni con Epstein tra il 2014 e il 2019, ben dopo la sua condanna del 2008 per favoreggiamento della prostituzione minorile. La Ruemmler era entrata in Goldman nel 2020.   L’amministratore delegato di Goldman, David Solomon, l’aveva difesa fin dall’emergere dei legami con Epstein nel 2023. In una dichiarazione rilasciata giovedì ha detto che «ci mancherà», secondo il FT.   La Ruemmler ha affermato di pentirsi di aver conosciuto Epstein e di non essere stata a conoscenza delle sue attività criminali – affermazione a cui a questo punto è dato di non credere.   È interessante notare che Ruemmler, in passato, negoziò un accordo vantaggioso per la famiglia Rothschild con il dipartimento di Giustizia durante l’amministrazione Obama: un patteggiamento in cui lei avrebbe ricevuto circa 10 milioni di dollari in onorari e Epstein 25 milioni di dollari per il suo ruolo di intermediario nel rappresentare la banca Edmond de Rothschild in un’indagine sulle violazioni bancarie svizzere.

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Legami tra Epstein e i Rothschild – di cui sembra si dichiarasse agente – sono emersi nell’ultimo batch di file desecretati. Secondo quanto reso noto, lo stesso Epsteino aveva proposta a Ariane Rothschild «molte opportunità» nell’Ucraina post-Maidan.   Goldman Sachs è una delle banche d’investimento più potenti al mondo, con un’influenza enorme su mercati finanziari, governi e politiche economiche globali. Fondata nel 1869, domina operazioni di M&A, collocamenti e consulenza strategica, spesso al centro di crisi e scandali per il suo ruolo nel plasmare l’economia.   In Italia il suo potere si manifesta attraverso una sorta di «porta girevole» con Palazzo Chigi: numerosi leader hanno lavorato o collaborato con la banca. Romano Prodi, due volte premier e presidente della Commissione Europea, è stato consulente Goldman Sachs negli anni Novanta e oltre. Mario Monti, premier tecnico 2011-2013, è stato international advisor dal 2005 al 2011, anno in cui divenne. Mario Draghi, governatore di Bankitalia, BCE e poi premier, ha ricoperto il ruolo di vice chairman e managing director di Goldman Sachs International dal 2002 al 2005. Anche Gianni Letta e Massimo Tononi hanno avuto legami con la banca in fasi chiave della loro carriera.   Questa rete ha alimentato dibattiti su conflitti d’interesse e influenza della finanza sulla sovranità politica italiana ed europea.   Matt Taibbi su Rolling Stone all’altezza della grandi crisi finanziaria di fine anni 2000 definì Goldman Sachs «una grande piovra vampiro che succhia il sangue da tutto ciò che odora di denaro».

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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