Geopolitica
L’indagine svedese dimostra che c’è uno Stato dietro l’attacco al Nord Stream
L’indagine svedese sul terrorismo contro gli oleodotti Nord Stream, come quella danese, è andata avanti con lentezza, tuttavia raggiungendo almeno una conclusione degna di nota.
L’investigatore capo svedese, il procuratore Mats Ljungqvist, ha fatto dichiarazioni all’agenzia Reuters, dicendo che gli investigatori svedesi sono convinti che lo «scenario principale assoluto» coinvolge un attore statale.
Ljungqvist ha inoltre affermato che i loro investigatori avevano determinato il tipo di esplosivo utilizzato e avevano escluso «un numero molto elevato di attori».
Tali commenti indicherebbero che la Svezia, a differenza della Germania, non è disposta a sottoscrivere la narrativa della «misteriosa barca privata», apparsa sulla scia del devastante resoconto di Seymour Hersh del ruolo di primo piano dell’amministrazione Biden nel far saltare in aria gli oleodotti.
E i commenti di Ljundqvist emergono sulla scia delle analisi del giornalista premio Puilitzer Seymour Hersh del 22 marzo e del 5 aprile sugli elementi ridicoli della storiella della «misteriosa barca privata», definita una «completa assurdità» dal presidente russo Vladimir Putin.
Anche se Ljungqvist ha affermato che è improbabile che gli investigatori svedesi siano in grado di provare quale attore statale abbia effettuato il sabotaggio, la sua spiegazione ha indicato un Paese con esperienza nell’inganno multilivello: «le persone che hanno fatto questo probabilmente erano consapevoli che avrebbe lasciato degli indizi dietro di sé e probabilmente si sarebbero preoccupati che le prove non puntassero in una direzione, ma in più direzioni. Ciò rende difficile indicare chiaramente un attore».
Come riportato da Renovatio 21, i servizi svedesi furono tra i primi ad ammettere che si era trattato di un sabotaggio e non di un’esplosione accidentale.
Come noto, la Svezia ha chiesto – non senza qualche spintarella di Londra – di entrare nella NATO con la Finlandia, buttando alle ortiche una lunga storia di Paese neutrale. Tuttavia, la Turchia ha posto il veto sulla candidature di Stoccolma, a causa del sostegno dato dai nordici ai curdi.
Geopolitica
Trump afferma che potrebbe bombardare ancora l’isola di Kharg «solo per divertimento»
Sabato scorso in un’intervista alla NBC News il presidente USA Trump ha affermato che gli attacchi statunitensi hanno «completamente distrutto» gran parte dell’isola di Kharg, importante centro per l’esportazione di petrolio, e ha minacciato ulteriori attacchi sull’isola.
«Potremmo colpirla ancora un paio di volte, tanto per divertirci», ha detto, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha duramente criticato le dichiarazioni di Trump. Ieri, intervenendo al programma «Face the Nation» della CBS, ha dichiarato: «questa è una guerra illegale senza vittoria. Ci sono persone che vengono uccise solo perché il presidente Trump vuole “divertirsi”. Questo è ciò che ha detto».
Il quotidiano britannico Daily Mail ha denunciato lo stato di Trump: «senza alcun senso della storia e senza alcun interesse ad apprenderla, Trump era destinato a ripetere gli stessi errori», ha affermato. «Scegliendo di unirsi agli israeliani nell’invasione dell’Iran senza alcuna motivazione basata sui fatti e senza un piano né per il ritiro delle truppe né per il giorno successivo, la sua operazione, dal nome ridicolo di “Epic Fury“, può già essere considerata un “Epic Fail“».
«Sabato, Trump si è dimostrato un imperatore sempre più nudo», continua il giornale inglese. «In un post sui social media, affermazioni contraddittorie secondo cui la capacità militare dell’Iran era già stata “distrutta al 100%” si affiancavano a un avvertimento secondo cui il regime trova ancora “facile inviare uno o due droni, sganciare una mina o lanciare un missile a corto raggio da qualche parte”. Un’assurdità epocale».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Israele ha assassinato Ali Larijani, l’uomo più potente dell’Iran
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Geopolitica
La Polonia minaccia di uscire dalla UE
Il primo ministro Donald Tusk ha dichiarato che esiste «una minaccia concreta» che la Polonia possa uscire dall’UE, dopo che il presidente del Paese ha posto il veto su una legge che avrebbe consentito a Varsavia di accedere a miliardi di euro di prestiti per la difesa concessi dal blocco.
La scorsa settimana il presidente Karol Nawrocki ha esercitato il veto su una legge che avrebbe permesso alla Polonia di ottenere quasi 44 miliardi di euro (50 miliardi di dollari) in prestiti agevolati dell’UE destinati alla difesa, in gran parte a favore delle aziende nazionali del settore degli armamenti. Il governo ha risposto convocando una riunione di gabinetto d’emergenza e autorizzando i ministri della Difesa e delle Finanze a firmare direttamente l’accordo SAFE (Security Action for Europe), aggirando in tal modo il veto presidenziale.
In un post pubblicato domenica su X, Tusk ha accusato i partiti di destra, in particolare la maggior parte del blocco di opposizione Diritto e Giustizia, e personalmente Nawrocki di perseguire una «Polexit». Ha sostenuto che la Russia, il movimento MAGA del presidente statunitense Donald Trump e le fazioni europee guidate dall’ungherese Viktor Orban intendono «distruggere l’UE», avvertendo che per la Polonia «sarebbe una catastrofe» e promettendo di fare «di tutto» per impedirlo.
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I funzionari occidentali hanno da tempo invocato la minaccia di una presunta aggressione russa per giustificare gli incrementi della spesa militare, tra cui il piano ReArm Europe di Bruxelles da 800 miliardi di euro e l’impegno dei membri della NATO a portare i bilanci della difesa al 5% del PIL. Mosca ha respinto tali accuse definendole «assurdità».
I membri europei della NATO si sono affrettati a rispettare gli obiettivi indicati da Washington, mentre l’UE ha incontrato difficoltà nel rilanciare la propria industria della difesa e ha rilevato che l’acquisto di armi statunitensi per l’Ucraina sta diventando sempre più costoso.
Uno degli strumenti principali a disposizione dell’UE per perseguire tutti e tre questi obiettivi è il programma SAFE. Introdotto dalla Commissione europea lo scorso anno, consente al blocco di contrarre prestiti per 150 miliardi di euro sui mercati globali al fine di finanziare prestiti agli Stati membri destinati a progetti di difesa.
Lo scontro politico tra Nawrocki e Tusk non rappresenta una novità. Nel gennaio 2025, Nawrocki, allora candidato presidenziale dell’opposizione, partecipò a una protesta di agricoltori davanti alla sede della Commissione europea a Varsavia contro le norme ambientali dell’UE e le importazioni alimentari ucraine. Donald Tusk lo accusò in quell’occasione di voler spingere la Polonia fuori dal blocco.
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Immagine di European People’s Party via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
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