Economia
Le Banche Centrali stanno acquistando molto oro
Secondo il World Gold Council, le banche centrali hanno acquistato 800 tonnellate di oro da gennaio a settembre di quest’anno, la cifra più alta mai registrata negli ultimi nove mesi.
Nel suo rapporto sulle tendenze della domanda di oro per il terzo trimestre dell’anno, il gruppo del settore aurifero ha affermato che l’acquisto netto di lingotti da parte delle banche centrali nei primi nove mesi è aumentato del 14% su base annua.
Nel terzo trimestre, la domanda globale di oro, escluse le negoziazioni over-the-counter (OTC), è stata superiore dell’8% rispetto alla media quinquennale, ma è scesa del 6% rispetto al massimo storico dello scorso anno, aggiunge il rapporto.
Secondo i dati del World Gold Council, quest’anno la Cina è stata il maggiore acquirente di oro nell’ambito della sua serie di acquisti di 11 mesi. Tra gli altri acquirenti degni di nota figurano Polonia, Singapore, Turchia, Russia e India.
Anche qui siamo dinanzi ad uno degli effetti della dedollarizzazione in corso: l’aumento degli acquisti di oro da parte delle economie emergenti segue una tendenza globale che vede le banche centrali allontanarsi dal dollaro USA come valuta di riserva. La fiducia nella valuta americana è andata diminuendo a livello globale da quando Washington ha utilizzato la valuta come arma nelle sanzioni contro Mosca per il conflitto in Ucraina e ha congelato miliardi di dollari delle riserve estere del Paese.
Come riportato da Renovatio 21, in Russia si parla di un ritorno all’economia basata sul valore dell’oro, con la proposta di un «rublo d’oro 3.0».
In un editoriale del 27 dicembre 2022 su Vedomosti scritto dagli economisti russi Sergej Glazev e Dmitrij Mitjaev, gli autori sostengono l’uso dell’oro per proteggere il sistema finanziario russo mentre «salta giù» dal sistema basato sul dollaro in bancarotta e aiuta a stabilire una nuova architettura finanziaria internazionale. Secondo i due studiosi la Russia dovrebbe «sterilizzare» le crescenti riserve in valute deboli (che arrivano da i nuovi clienti di Mosca, ora che l’Europa ha rotto i rapporti) acquistando e producendo grandi quantità di oro.
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Immagine su licenza Envato
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Economia
Washington allenta le sanzioni sul petrolio russo
Secondo quanto dichiarato dal Segretario del Tesoro Scott Bessent, gli Stati Uniti hanno allentato le sanzioni per permettere ad alcuni Paesi di acquistare petrolio e prodotti petroliferi russi già caricati su navi in mare. La decisione arriva in un contesto di escalation delle tensioni in Medio Oriente, provocata dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha fatto schizzare i prezzi globali del petrolio.
Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno condotto attacchi coordinati contro l’Iran, scatenando rappresaglie iraniane in tutta la regione. La crisi ha determinato la chiusura di fatto dello Stretto di Ormuzzo, attraverso il quale transita circa un quinto della fornitura giornaliera mondiale di petrolio, poiché l’Iran impedisce di fatto il passaggio delle navi provenienti da Paesi ostili, con un’impennata dei prezzi del petrolio di quasi il 50%, fino a quasi 120 dollari al barile.
«Per ampliare la portata globale delle forniture esistenti, il Dipartimento del Tesoro statunitense sta fornendo un’autorizzazione temporanea che consente ai paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare», ha dichiarato Bessent giovedì in un post su X, sottolineando che tale misura stabilizzerà i mercati energetici e frenerà i prezzi del petrolio.
.@POTUS is taking decisive steps to promote stability in global energy markets and working to keep prices low as we address the threat and instability posed by the terrorist Iranian regime.
To increase the global reach of existing supply, @USTreasury is providing a temporary…
— Treasury Secretary Scott Bessent (@SecScottBessent) March 12, 2026
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La deroga riguarda le esportazioni di petrolio russo caricato su navi prima del 12 marzo e avrà una validità di 30 giorni.
In precedenza, il Segretario all’Energia statunitense Chris Wright aveva precisato che le restrizioni più ampie sul petrolio russo non sarebbero state revocate, ribadendo che Washington non intendeva modificare la propria politica sanzionatoria nei confronti di Mosca.
Commentando l’allentamento delle restrizioni, il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha affermato che la mossa è finalizzata a stabilizzare il mercato energetico globale, aggiungendo che su questo punto gli interessi di Mosca e Washington coincidono.
La scorsa settimana, il Bessent aveva dichiarato che gli Stati Uniti avevano concesso all’India il «permesso» di acquistare petrolio greggio russo «per alleviare la temporanea carenza di petrolio nel mondo», dopo aver annunciato l’intenzione di «revocare le sanzioni su altro petrolio russo» al fine di incrementare ulteriormente l’offerta.
L’India, che insieme alla Cina è emersa come uno dei principali acquirenti di petrolio russo dopo l’imposizione delle sanzioni in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, non ha mai confermato di voler rispettare tali restrizioni, sebbene gli Stati Uniti abbiano affermato il contrario.
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
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