Geopolitica
L’ayatollah Khamenei impugna il fucile e minaccia di colpire i siti energetici israeliani se dovesse reagire
Venerdì l’Iran ha lanciato le sue controminacce sulla scia di diversi resoconti secondo cui Israele sta preparando una risposta importante all’attacco missilistico balistico iraniano del 1° ottobre.
Secondo voci, l’amministrazione Biden sarebbe in consultazione con il gabinetto di sicurezza di Israele sulla possibilità di distruggere i siti di petrolio e gas e le infrastrutture vitali della Repubblica islamica. I siti nucleari potrebbero essere potenziali obiettivi, il presidente Biden si oppone, almeno a livello pubblico.
«La resistenza nella regione non si arrenderà nemmeno con l’uccisione dei suoi leader», ha dichiarato il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei mentre guidava le preghiere del venerdì a Teheran. «La brillante azione delle nostre forze armate un paio di notti fa è stata del tutto legale e legittima», ha detto con aria di sfida nella rara apparizione.
Che la pace di Dio sia sul leader martire Nasrallah. pic.twitter.com/KGIIRljcwA
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Che la pace di Dio sia sull’eroe martire Haniyeh. pic.twitter.com/Fh3cW2kunJ
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L’Iran non «ritarderà né agirà frettolosamente per svolgere il suo dovere» nell’affrontare Israele, ha detto. Pur non minacciando direttamente Israele o gli Stati Uniti, è stato fotografato in quel momento mentre stringeva la canna di un fucile con la mano sinistra.
Tuttavia una minaccia molto più specifica è arrivata dal vice comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (i Pasdaran) Ali Fadavi, che è stato citato dai media statali mentre affermava che qualsiasi attacco israeliano sarebbe stato reagito con attacchi alle installazioni energetiche israeliane.
جمهوری اسلامی هر وظیفهای در زمینه مقابله با رژیم صهیونی داشته باشد با قدرت و صلابت و قاطعیت انجام خواهد داد.
ما در انجام این وظیفه نه تعلل میکنیم، نه شتابزده عمل میکنیم؛ آن وظیفه در وقت خود انجام میگیرد و انجام هم گرفت و در آینده هم اگر لازم شد باز انجام خواهدشد.#جمعه_نصر pic.twitter.com/JQir6HQ99Z
— KHAMENEI.IR | فارسی 🇮🇷 (@Khamenei_fa) October 4, 2024
«Se gli occupanti commettono un simile errore, prenderemo di mira tutte le loro fonti energetiche, le loro installazioni, tutte le raffinerie e i giacimenti di gas», ha affermato il vertice pasdarano.
Dopo una notte caratterizzata dai più grandi attacchi aerei su Beirut finora perpetrati, e mentre il numero totale delle vittime dall’inizio degli attacchi aerei ha raggiunto quota 2.000, l’Iran ha ulteriormente promesso il suo sostegno ai suoi «amici» in Libano.
In una mossa sorprendente e rischiosa, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è effettivamente volato a Beirut, nonostante le bombe cadessero nella zona. Questo nonostante gli ufficiali delle Guardie Rivoluzionarie siano stati recentemente presi di mira dai crescenti attacchi aerei israeliani sulla capitale libanese.
«Siate certi che la Repubblica islamica dell’Iran è e sarà fermamente al fianco degli amici in Libano», ha detto il ministro Araghchi durante un incontro con la stampa nella capitale libanese, sottolineando del viaggio che «era necessario dirlo di persona», anche se Israele continua a prendere di mira i vertici di Hezbollahusando anche pesanti bombe «bunker buster» per raggiungere luoghi di incontro sotterranei sotto gli edifici.
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Il capo della difesa israeliana Yoav Gallant ha definito gli attacchi aerei in corso come necessari per degradare e distruggere la struttura di comando di Hezbollah: «Hezbollah sta ricevendo colpi molto duri, uno dopo l’altro. Abbiamo eliminato Nasrallah e abbiamo altre sorprese in serbo, alcune delle quali sono già state realizzate e alcune delle quali saranno realizzate», ha affermato il ministro dello Stato Ebraico, pronunziando queste parole mentre visitava le truppe posizionate lungo il confine settentrionale.
Il Gallant ha inoltre avvertito che l’offensiva terrestre continuerà «fino alla rimozione dei mezzi di combattimento» e che «abbiamo altre sorprese nel nostro arsenale».
Secondo quanto riferito, gli attacchi aerei tra giovedì e venerdì hanno danneggiato e chiuso l’arteria principale che collega il Libano alla Siria , in un momento in cui la crisi dei rifugiati libanesi si sta aggravando e dopo che decine di migliaia di persone erano già fuggite in Siria.
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Immagine da Twiiter
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Geopolitica
Zelens’kyj insulta Orban per la sua pancia
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha rivolto un nuovo attacco personale al primo ministro ungherese Viktor Orban, affermando che grazie a Kiev questi potrebbe «pensare a come farsi crescere la pancia» invece di impegnarsi a costruire un esercito efficiente. I due leader sono da tempo in contrasto a causa del rifiuto di Budapest di appoggiare l’Ucraina.
Lo Zelens’kyj ha tenuto il suo discorso sabato durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, sostenendo che l’Ucraina stia difendendo l’intera Unione Europea dalla Russia. «Sono gli ucraini a tenere il fronte europeo. Dietro il nostro popolo ci sono una Polonia indipendente e i liberi Stati baltici», ha dichiarato.
«E anche un solo Viktor può pensare a come farsi crescere la pancia, non a come far crescere il suo esercito per impedire ai carri armati russi di tornare nelle strade di Budapest», ha aggiunto, alludendo all’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956 per soffocare la rivolta popolare.
L’insulto – definibile come fat-shaming secondo la categoria del politcamente corretto – ha provocato applausi da parte di un pubblico prevalentemente favorevole all’Ucraina e all’UE, che tende a giudicare negativamente Orbán per la sua opposizione a diverse politiche del blocco.
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Nella sua replica su X, Orban non ha risposto direttamente all’offesa, ma ha suggerito che le parole di Zelens’kyj «aiuteranno notevolmente gli ungheresi a vedere la situazione più chiaramente», specialmente in merito alle aspirazioni dell’Ucraina di entrare nell’Unione Europea.
«Questo dibattito non riguarda me e non riguarda voi. Riguarda il futuro dell’Ungheria, dell’Ucraina e dell’Europa. È proprio per questo che non potete diventare membri dell’Unione Europea», ha precisato.
Il mese scorso Zelens’kyj aveva già lanciato un’altra stoccata a Orban, dichiarando al World Economic Forum di Davos che «ogni Viktor che vive di soldi europei mentre cerca di svendere gli interessi europei merita uno schiaffo in testa».
Il primo ministro ungherese ha descritto Zelens’kyj come «un uomo in una posizione disperata», insinuando che il leader ucraino non abbia manifestato altro che ingratitudine. «Il popolo ucraino, naturalmente – nonostante i vostri insulti accuratamente scelti – può ancora contare su di noi per continuare a fornire al vostro Paese elettricità e carburante».
Orban ha continuato a opporsi al sostegno militare all’Ucraina, sostenendo che gli aiuti non farebbero altro che ostacolare il raggiungimento di un accordo di pace. L’Ungheria si è inoltre opposta alla candidatura di Kiev all’UE e alla NATO, argomentando che tale adesione esporrebbe il blocco a un confronto diretto con la Russia.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Il presidente colombiano Petro denuncia un «tentativo di assassinio»
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