Autismo
La svolta di Roma. Resoconto della conferenza “Fede, Scienza e Coscienza”
Ieri a Roma c’è stata una svolta.
Una svolta che non ha precedenti storici. Nella Casa Bonus Pastor, si è svolto il convegno «Fede, Scienza e Coscienza – L’utilizzo di feti abortiti per la produzione farmaceutica».
Per i cattolici è una prima assoluta – una parte della Chiesa si apre all’ascolto di questo problema abissale: l’uso di feti abortiti nella ricerca scientifica e nella produzione di farmaci.
La sala era gremita già venti minuti prima dell’inizio. L’evento, come sappiamo, era sold out da giorni.
FEDE SCIENZA E COSCIENZA video integrale del Convegno di Renovatio 21 su vaccini e cellule di feto abortito. Relatori: S.E.R. Cardinale Raymond Leo Burke ; Dr.ssa Theresa Deisher, ricercatrice e scienziata, Direttrice del Sound of Choice Pharmaceutical Institute; Dr.ssa Debi… pic.twitter.com/JajXVXJYXa
— Renovatio 21 (@21_renovatio) January 6, 2025
L’arrivo in sala di Sua Eminenza Cardinale Raymond Leo Burke strappa uno scrosciante ed affettuoso applauso al principe della Chiesa Cattolica Romana.
Vi erano persone di tutte le età: bambini, giovani, giovanissimi, adulti e anche diversi nonni: un pubblico, cioè, di estrazione molto eterogenea.
A presentare e moderare l’incontro il cofondatore e portavoce di Renovatio 21 Cristiano Lugli.
Ad aprire i lavori, un messaggio del Cardinale Burke.
«Spero che il presente incontro possa giovare al bene comune del popolo italiano e di tutti i popoli (…) sappiamo bene che anche il più desiderabile fine non può mai giustificare l’utilizzo di mezzi contrari alla legge morale (…) la questione morale si estende anche agli effetti collaterali del vaccino» ha detto il Cardinale Burke.
«Il nostro incontro di oggi è stato un atto di grande benevolenza e di carità verso la nostra società, verso tutti i nostri fratelli e sorelle affinché tutti noi possiamo avere a nostra disposizione delle misure cautelative necessarie che siano in se stesse anche moralmente giuste, cioè coerenti con il piano di Dio per noi e per tutta la Sua creazione. Che Dio ci benedica e ci dia la sapienza il coraggio di fare sempre il bene e così di servire sempre il bene di tutti i nostri fratelli e sorelle».
È seguito l’intervento di Debi Vinnedge, presidente dell’associazione americana Children of God for Life, che ha tracciato, in modo davvero esauriente, tutta la storia dell’utilizzo di feti abortiti per l’isolamento dei virus e la produzione conseguente dei vaccini attraverso le linee cellulari costruite con materiale organico di questi bambini sacrificati sull’altare di una cosiddetta «scienza».
Sono state offerte informazioni davvero sconvolgenti, incontestabili perché dimostrate attraverso fatti, documenti e citazioni precise e impossibili da contraddire, a meno di scadere nel ridicolo. Le basi eugenetiche dell’uso di feti abortiti sono emerse con chiarezza agghiacciante.
Un silenzio tombale, menti e cuori rapiti da una storia che in Italia non era mai stata raccontata in modo così preciso e dettagliato. Tanti occhi lucidi, dritti verso il tavolo dei relatori, mentre la storia di centinaia di bambini abortiti volontariamente (con buona pace dei Lopalco di turno che vorrebbero cavarsela riducendo i numeri reali e risolvendo il problema dell’inviolabilità della vita umana a calcolino matematico) sfata tutte le falsità che si sono pronunciate su questo tema.
La Dott.ssa Vinnedge ha poi parlato della GlaxoSmithKline, che in America, dopo alcune pressioni, avrebbe prodotto dei vaccini etici, cioè senza linee cellulari di feti abortiti ma con linee animali. Cogliamo l’occasione per ricordare che però, in Italia, la GSK produce il Priorix Tetra – cioè il vaccino MPR – all’interno del quale si trova la linea cellulare MRC-5.
Parrebbe che in USA la parte del cattivo la voglia fare Merck, mentre quelli della GSK si comporterebbero da bravi ragazzi. Come è stato fatto notare alla signora Vinnedge al termine della conferenza, si tratta di una classica tecnica: good cop, bad cop. Poliziotto buono, poliziotto cattivo. Sappiamo esistono, all’interno del mercato farmaceutico, patti più o meno occulti tramite i quali le multinazionali si dividono il mercato, e, par di comprendere, anche i ruoli del film.
Il secondo intervento è stato quello della dottoressa Martina Collotta, medico chirurgo ed esperta di bioetica. Un intervento breve, di cerca venti minuti, per spiegare come avvengono le pratiche di aborto necessarie per ricavare cellule di feto estratte dagli organi venduti alla macchina di morte farmaceutica.
A questo punto, qualcuno è pure uscito dalla sala in lacrime, sconvolto e stravolto da un male di cui forse non conosceva la portata, semplicemente perché nessuno, nemmeno le tanto impegnate associazioni pro-life italiane, si era mai preso la briga di spiegarlo davvero.
«Queste pratiche sono terribili, perché i feti devono essere sani, ed estratti con metodiche disumane per non danneggiare i tessuti che poi serviranno per le linee cellulari. Servono alternative etiche contro questa grave immoralità»
«Queste pratiche sono terribili, perché i feti devono essere sani, ed estratti con metodiche disumane per non danneggiare i tessuti che poi serviranno per le linee cellulari. Servono alternative etiche contro questa grave immoralità. Il documento del 2017 della Pontificia Accademia per la Vita è allucinante, perché non tiene conto di cosa sia davvero la cooperazione al male» ha detto la dottoressa Collotta, che ha fatto il sacrificio di partecipare alla conferenza pur essendo oramai prossima a partorire.
Proprio oggi ci è pervenuta la mail di una mamma che ci ha scritto: «Buonasera, ieri pomeriggio siamo stati presenti alla Vostra conferenza, e io ho pianto quando la Dott.ssa Collotta parlava delle metodologie di aborto». Signora, le assicuriamo che lei non è sola.
Un applauso senza fine ha accompagnato la conclusione del breve ma potente intervento della Dott.ssa Collotta, che ha lasciato poi il posto al dottor Stefano Montanari, ricercatore e direttore del laboratorio Nanodiagnostics di Modena.
«Io sono qui come scienziato, ma anche come uomo della strada che non può fare a meno di porsi e porre qualche domanda davanti a queste gravi questioni» ha detto il dottor Montanari.
«Se quello dei feti abortiti è un problema per i cristiani e per i cattolici – ha proseguito il ricercatore modenese – bisognerebbe però anche capire come mai musulmani ed ebrei tacciano sulla notevole presenza di gelatine di maiale nei vaccini. Molti, o meglio dire quasi tutti i vaccini, contengono gelatine di maiale. Gli estremisti islamici, per uccidere il nemico, intingono solitamente le pallottole dentro al sangue di maiale. Lo fanno perché, una volta che la pallottola raggiunge l’avversario e lo uccide, il sangue di maiale – considerata la cosa più impura che ci possa essere per un musulmano – secondo il credo islamico negherà l’accesso in paradiso di questo nemico. Come mai, allora, tutto questo silenzio sulle tracce di maiale che vengono inoculate a milioni di bambini musulmani? E come si spiega anche il silenzio degli ebrei su questo tema, per loro che considerano il maiale come altrettanto impuro e proibito? Se fino ad ora hanno scherzato sulle loro ragioni religiose, allora diciamocelo apertamente. Se però le cose stanno così, allora siamo di fronte ad un’incoerenza quanto meno aberrante».
Al termine del suo intervento, accompagnato da un lungo e caloroso applauso, il Cardinale Burke si è alzato in piedi per ringraziare personalmente Montanari, che con grande rispetto e stima, ha baciato l’anello dell’Eminenza. Segno, questo, di una possibile, onesta, rispettosa e veritiera collaborazione fra Fede e Scienza.
È stato poi il turno della dottoressa Theresa Deisher, una delle più importanti ricercatrici al mondo sul tema della presenza di DNA esterno nei vaccini, causa probabile dell’aumento esponenziale del cancro infantile e giovanile, nonché dello spettro autistico. Inutile sottolineare la ricchezza delle informazioni che la dottoressa Deisher ha fornito a tutti presenti e a tutti gli spettatori a casa che hanno seguito la diretta streaming.
Infine, il fondatore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco ha ricordato brevemente come tutti questi temi – aborto, vaccini, eutanasia, fecondazione in vitro, predazione degli organi – siano in verità tutti elementi di un unico assalto alla dignità umana, un assalto che ci interroga sulla necessaria riformulazione dello Stato e del suo apparato sanitario.
Negli ultimi minuti, fra la commozione di tanti, c’è stata la benedizione che Sua Eminenza, Cardinale Raymond Leo Burke, ha voluto dare al convegno, alla nostra battaglia etica e a tutti i presenti in sala.
A conclusione di tutto questo, possiamo dire di aver ottenuto un grande risultato, che speriamo possa essere un punto di partenza importante su cui continuare ora la nostra battaglia.
Una battaglia che ha però bisogno di tutti voi: della vostra voglia di combattere, delle vostre forze e anche dei vostri pianti.
State con noi.
Avanti.
Per la difesa dei nostri figli, per la difesa della Vita Umana, per superare le rovine e ricostruire questo 21° secolo.
La redazione di Renovatio 21
Autismo
«Bizzarro, inquietante»: i critici di Kennedy formano un comitato ombra per la ricerca sull’autismo
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il nuovo comitato, che ha legami con il Dott. Paul Offit, prevede di presentare relazioni annuali al Congresso e di formulare raccomandazioni sulle priorità della ricerca sull’autismo. Un portavoce dell’HHS ha affermato che il nuovo comitato indipendente non sostituisce l’Interagency Autism Coordinating Committee ufficiale, o IACC, che opera sotto l’egida dell’HHS per coordinare gli sforzi federali sull’autismo, comprese le politiche e la ricerca finanziata dal governo.
Un gruppo di ricercatori e sostenitori dell’autismo legati al dottor Paul Offit ha dichiarato martedì di aver formato un proprio comitato di ricerca sull’autismo per protestare contro le modifiche apportate dal Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. al gruppo ufficiale governativo di consulenti per l’autismo.
Il 28 gennaio, Kennedy ha nominato 21 nuovi membri dell’Interagency Autism Coordinating Committee (IACC), un comitato che coordina gli sforzi federali sull’autismo, comprese le politiche e la ricerca finanziata dal governo. Kennedy ha dichiarato in una nota :
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«Il presidente Trump ci ha incaricato di portare la ricerca sull’autismo nel XXI secolo… Lo stiamo facendo nominando gli esperti più qualificati, leader con decenni di esperienza nello studio, nella ricerca e nel trattamento dell’autismo. Questi funzionari pubblici perseguiranno una scienza rigorosa e forniranno le risposte che gli americani meritano».
Ex membri del comitato sostenevano che la revisione del comitato da parte di Kennedy ne avesse compromesso l’integrità scientifica.
Helen Tager-Flusberg, Ph.D., membro del nuovo Comitato di coordinamento indipendente per l’autismo, fondatrice della Coalizione degli scienziati dell’autismo ed ex membro dell’IACC, ha affermato in un comunicato stampa che il nuovo gruppo «ripristina il rigore e il coordinamento necessari per valutare accuratamente i progressi e garantire che continuino a essere compiuti progressi basati sulle prove».
Secondo quanto riportato da Medscape, il nuovo comitato prevede di presentare relazioni annuali al Congresso e di emanare raccomandazioni sulle priorità della ricerca sull’autismo.
La portavoce del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), Emily G. Hilliard, ha dichiarato a The Defender che il nuovo comitato non sostituisce il comitato federale nominato da Kennedy, che opera sotto l’egida dell’HHS. Ha affermato:
«L’IACC federale continuerà a rispettare la direttiva del Presidente Trump di portare la ricerca sull’autismo al 21° secolo e di sostenere le scoperte nella diagnosi, nel trattamento e nella prevenzione dell’autismo».
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Gli ex membri dell’IACC hanno dato priorità alla ricerca sulle cause genetiche dell’autismo, ma non sono riusciti a trovare risposte
John Gilmore, direttore esecutivo dell’Autism Action Network e uno dei nuovi membri nominati da Kennedy all’IACC, ha dichiarato a The Defender che la revisione di Kennedy era giustificata perché gli ex membri del comitato non erano riusciti a rispondere a molte domande dei genitori sull’autismo.
«L’IACC è nato 25 anni fa, ma da allora non siamo riusciti a trovare la causa o le cause dell’autismo. Non sono stati sviluppati trattamenti, né misure di prevenzione, né cure», ha affermato.
La riforma di Kennedy ha coinvolto molte famiglie le cui voci in precedenza erano state ignorate, ha dichiarato al New York Times la dott.ssa Sylvia Fogel, presidente del nuovo IACC presso l’HHS.
Fogel è assistente di psichiatria presso il Massachusetts General Hospital, docente di psichiatria presso la Harvard Medical School e madre di un figlio affetto da autismo profondo.
Per anni, l’IACC ha dato priorità alla ricerca sulle cause genetiche dell’autismo, ma non è riuscita a fornire risposte per le numerose famiglie i cui figli, precedentemente sani, sono regrediti in un autismo profondo, ha affermato.
Il figlio di Fogel era un tipico bambino di due anni che cantava canzoni e parlava con frasi di tre o quattro parole. Dopo un’infezione respiratoria, perse la capacità di comunicare verbalmente, di mantenere il contatto visivo o di interagire socialmente. «Era l’ombra di se stesso», ha detto Fogel al Times. «Nessuno sapeva dirmi cosa fosse successo a mio figlio. E nessuno poteva offrirmi una cura».
Lo statuto dell’IACC prevede che il comitato includa almeno tre membri autistici, tre genitori o tutori legali di una persona nello spettro e almeno tre membri che rappresentano organizzazioni attive nella difesa, nella ricerca o nei servizi per l’autismo.
Prima che Kennedy lo rimodellasse, l’IACC era storicamente guidato da persone «sul lato più funzionale dello spettro», secondo Jackie Kancir, direttore esecutivo del National Council on Severe Autism e genitore di una figlia di 22 anni profondamente autistica.
Molti genitori di bambini affetti da autismo profondo «saltavano di gioia, sentendosi finalmente ascoltati» quando Kennedy annunciò i nuovi membri, ha detto Kancir al Times.
Gilmore ha affermato che il nuovo comitato indipendente, composto in gran parte da ex membri dell’IACC, probabilmente ignorerà le preoccupazioni di questi genitori. «Chiaramente, non hanno alcuna intenzione di ascoltare nessuna delle voci che molti di loro hanno cercato per anni di mettere a tacere», ha affermato.
Secondo un comunicato stampa, il nuovo comitato indipendente prevede di riunirsi lo stesso giorno e alla stessa ora dell’IACC, in modo da poter «rispondere rapidamente a qualsiasi raccomandazione non supportata dalla scienza».
Entrambi i gruppi si incontreranno il 19 marzo. «È come se un amante abbandonato organizzasse una grande festa il giorno delle nozze dell’ex partner», ha detto Gilmore. «È un comportamento bizzarro e inquietante».
Il nuovo comitato indipendente include Jim Greenwood, ex presidente e CEO del più grande gruppo commerciale biotecnologico ed ex rappresentante degli Stati Uniti per la Pennsylvania. Greenwood ha sponsorizzato il Children’s Health Act del 2000, che ha istituito l’IACC.
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L’IACC «incuterebbe timore nelle persone» se consigliasse all’HHS di studiare il collegamento tra vaccino e autismo
Alison Singer, ex membro dell’IACC e membro del nuovo comitato indipendente, ha dichiarato al Washington Post che «incuterebbe timore nelle persone» se l’IACC annunciasse che il governo dovrebbe studiare se i vaccini causano l’autismo.
Al Post viene attribuito il merito di aver pubblicato per primo un articolo sul nuovo comitato.
«Perché qualsiasi percorso di indagine è off-limits?», ha chiesto Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior presso Children’s Health Defense (CHD). «È opportuno indagare attentamente ovunque, e molto più attentamente dove interessi potenti ci impediscono di farlo».
Singer, presidente dell’Autism Science Foundation, è in gran parte responsabile della formazione del nuovo comitato indipendente, ha riferito Medscape.
Il consiglio di amministrazione dell’Autism Science Foundation include Offit, da tempo promotore dei vaccini. Offit ha storicamente donato i profitti derivanti dalla vendita del suo libro Deadly Choices: How the Anti-Vaccine Movement Threatens Us All” all’organizzazione no-profit, che ha stanziato oltre 5 milioni di dollari per la ricerca sull’autismo.
Singer ha dichiarato al Post che ci sono «decine e decine di studi» che «scagionano i vaccini dall’essere causa di autismo». Il Post ha fatto riferimento a un elenco di studi ottenuti dall’Autism Science Foundation per sostenere la sua affermazione.
Tuttavia, secondo Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico del CHD, la maggior parte degli studi citati dall’organizzazione no-profit ha preso in esame solo il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) o i vaccini contenenti timerosal.
Gli altri studi che sostengono di non aver trovato alcun collegamento tra vaccinazione e autismo sono «di dubbia qualità e pieni di conflitti di interesse», ha affermato.
Hooker ha affermato che l’elenco dell’Autism Science Foundation ometteva studi recenti che suggerivano un collegamento tra vaccini e autismo, tra cui uno studio sottoposto a revisione paritaria del 2025 che dimostrava che i bambini vaccinati avevano almeno quattro volte più probabilità di ricevere una diagnosi di autismo rispetto ai bambini non vaccinati.
Uno studio peer-reviewed del 2025 pubblicato su Molecular Neurobiology, che ha esaminato 519 studi, ha stabilito che l’autismo non è un disturbo genetico. Gli autori hanno concluso che l’autismo può derivare da un insieme dinamico e potenzialmente modificabile di fattori biologici, tra cui alterazioni del sistema immunitario, esposizioni ambientali e fisiologia intestino-cervello.
Una revisione completa di 300 studi pubblicata nell’ottobre 2025 ha identificato la vaccinazione come il principale «fattore di rischio modificabile» per l’autismo.
The Defender ha chiesto a un rappresentante del nuovo comitato indipendente se i membri ritenessero che la ricerca avesse escluso la possibilità che un vaccino, o una combinazione di vaccini somministrati nel tempo, potesse aumentare il rischio di autismo nei bambini geneticamente predisposti. Il gruppo non ha risposto entro la scadenza.
Oltre a Singer, Tager-Flusberg e Greenwood, i nuovi membri indipendenti del comitato sono:
- Dott. Zack Williams, UCLA, scienziato autistico/autodifensore
- Dott. Joshua Gordon, ex direttore del National Institute of Mental Health; presidente dell’IACC (2016-2024)
- Dott. Tom Insel, ex direttore del National Institute of Mental Health; presidente dell’IACC (2002-2015)
- Joseph Joyce, Presidente e CEO, Autism Society of America
- Dott.ssa Amy Lutz, Università della Pennsylvania; Genitore di un bambino autistico
- Dott. David Mandell, Università della Pennsylvania; ex membro dell’IACC
- Dott.ssa Kristin Sohl, Accademia Americana di Pediatria
- Dott. Matthew State, UCSF, Direttore scientifico, Allineare la ricerca per avere un impatto sull’autismo
- Dott. John Walkup, Accademia americana di psichiatria infantile e adolescenziale
© 4 marzo 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Autismo
Gli scienziati pubblicano una «mappa» su come l’alluminio nei vaccini può causare lesioni cerebrali che scatenano l’autismo
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La revisione confuta l’affermazione secondo cui «i vaccini non causano l’autismo»
Hooker ha definito il rapporto «rivoluzionario» perché spiega scientificamente il nesso causale tra vaccini e autismo, che «è stato negato e respinto per oltre 30 anni». Nel novembre 2025, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno finalmente rivisto la loro pagina web sull’autismo, affermando che non ci sono prove a sostegno dell’affermazione generale secondo cui i vaccini non causano l’autismo. La pagina web in precedenza affermava che non esiste alcun collegamento tra vaccini e autismo e che «i vaccini non causano l’autismo». Ora afferma: «L’affermazione “i vaccini non causano l’autismo” non è un’affermazione basata su prove, perché gli studi non hanno escluso la possibilità che i vaccini infantili causino l’autismo». Il nuovo studio di Hooker rafforza la tesi secondo cui i vaccini infantili causano l’autismo. Gli autori dimostrano come gli oltre 200 studi da loro esaminati soddisfino collettivamente tutti e nove i criteri di causalità di Bradford Hill. «I tribunali statunitensi fanno regolarmente riferimento ai criteri di Bradford Hill come metodologia riconosciuta e affidabile per passare dall’associazione alla causalità, a condizione che vengano applicati correttamente», ha affermato Hooker. Christopher Shaw, Ph.D., neuroscienziato e professore presso la facoltà di medicina dell’Università della British Columbia, nonché uno degli autori del rapporto, ha affermato di sperare che il documento catturi l’attenzione del Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (ACIP) del CDC. Ha affermato: «Speriamo che l’ACIP esamini il documento e concluda che l’alluminio non dovrebbe essere presente nei vaccini e inizi il processo per rimuoverlo almeno dai vaccini pediatrici, per non parlare di tutti i vaccini». «Oppure, costringere l’industria farmaceutica a creare vaccini senza alluminio o avviare il processo di ricerca e sperimentazione di adiuvanti più sicuri». Gli adiuvanti di alluminio sono presenti in molti vaccini raccomandati dal CDC, tra cui quelli contro l’epatite B (Hep B), DTaP, Haemophilus influenzae di tipo b (Hib), poliomielite, malattia pneumococcica, epatite A (Hep A) e papillomavirus umano (HPV), secondo una presentazione dell’aprile 2025 della dott.ssa Evelyn Griffin, membro dell’ACIP .Sostieni Renovatio 21
L’articolo fornisce una spiegazione meccanicistica di come i vaccini contenenti alluminio possano causare l’autismo
Nel loro rapporto, gli autori analizzano una serie di dati scientifici relativi agli adiuvanti di alluminio e all’autismo, inclusi studi su animali e studi post-mortem su esseri umani. Gli studi esaminati spaziano dall’immunologia alla neuropatologia, dall’epidemiologia alla genetica e alla tossicologia. Secondo il dottor James Neuenschwander, medico di medicina integrativa e uno degli autori del rapporto, questo studio è il primo a collegare meccanicamente l’impatto noto delle nanoparticelle di alluminio nei vaccini con la patologia riscontrata nell’autismo. «Chiunque legga questo articolo capirà come un vaccino adiuvato con nanoparticelle di alluminio possa creare un percorso di lesione e infiammazione in grado di alterare la potatura sinaptica, l’architettura cerebrale e l’infiammazione», ha affermato. La potatura sinaptica si riferisce a ciò che il cervello normalmente fa tra i 3 mesi e i 3 anni, periodo durante il quale subisce un «rimodellamento radicale», hanno scritto gli autori. Le sinapsi ridondanti o immature vengono eliminate, mentre si stabiliscono nuovi schemi di connettività che saranno utili alla persona in età adulta. Gli adiuvanti di alluminio possono interrompere questo processo innescando una risposta immunitaria che provoca un’infiammazione nel cervello, o encefalite, durante il periodo di massimo sviluppo del cervello di un neonato o di un bambino piccolo. Gli autori hanno osservato che il CDC raccomanda che i bambini di età compresa tra 3 mesi e 3 anni ricevano numerose dosi di vaccino. Altri ingredienti comuni dei vaccini, tra cui il polisorbato 80, potrebbero aumentare ulteriormente il rischio di autismo nei bambini, hanno scritto: «La portata dell’attuale crisi dei disturbi dello spettro autistico, che colpisce 1 bambino su 31 con costi sociali che si avvicinano a mezzo trilione di dollari all’anno, richiede niente meno che un completo cambiamento di paradigma nel modo in cui valutiamo e regoliamo i componenti dei vaccini che entrano nel sistema nervoso in via di sviluppo durante il suo periodo più vulnerabile».Iscriviti al canale Telegram ![]()
Una «mappa» di come l’alluminio nei vaccini può causare lesioni cerebrali che portano all’autismo
Il dott. Clayton Baker, medico di medicina interna e ricercatore senior presso il Brownstone Institute, nonché uno degli autori del rapporto, ha affermato che il documento «dovrebbe sensibilizzare tutti sulla tossicità dei composti di alluminio per il sistema nervoso umano». Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD e autore dello studio, concorda: «si tratta di una mappa che mostra come un vaccino possa causare lesioni cerebrali che si manifestano come autismo». Jablonowski ha affermato che il documento è davvero importante ora perché contraddice i rapporti pubblicati di recente che sostengono che gli adiuvanti di alluminio sono sicuri. Nel dicembre 2025, Pediatrics, la rivista di punta dell’American Academy of Pediatrics (AAP), ha pubblicato una revisione in cui si affermava che «le prove supportano fortemente la sicurezza degli adiuvanti di alluminio e la loro necessità in alcuni vaccini». «Sarebbe meraviglioso se fosse vero, ma non lo è», ha detto Jablonowski.Aiuta Renovatio 21
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Autismo
Ecco la Barbie autistica: il mondo verso la catastrofe sanitaria (e il Regno Sociale di Satana)
E così ci troviamo di fronte all’ennesimo episodio dove la manipolazione dei padroni del vapore supera il grottesco divenendo intollerabile.
Mattel, il grande produttore americano di giocattoli ha lanciato la prima bambola Barbie in versione autistica. L’«inclusione» nella linea delle Barbie era già presente: Barbie di tutte le razze vi erano già, e vi era già qualche altro esempio di bambola malata o affetta da sindrome. Ora tuttavia abbiamo una bambola psicopatologica – una Barbie con l’autismo.
La stampa dell’establishment – che è fatta, per chi non lo sapesse, da comunicati che arrivano da aziende e PR – ci fa sapere che la creazione della bambola è avvenuta con il coinvolgimento diretto della comunità autistica per oltre 18 mesi, ha spiegato l’azienda. Si tratta dell’ultima aggiunta alla serie «Barbie Fashionistas», che già comprende modelli raffiguranti: c’era la Barbie diabetica di tipo 1, la Barbie Down, la Barbie cieca.
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Fino al 2019 non vi erano praticamente modelli patologici Barbie. Ora la collezione comprende bambole con cecità, sedie a rotelle, apparecchi acustici, protesi agli arti, vitiligine, nonché modelli Ken con protesi alla gamba o sedia a rotelle. Mattel ha inoltre realizzato una bambola con hijab in omaggio all’atleta musulmana americana Ibtihaj Muhammad, prima donna statunitense a competere alle Olimpiadi indossando il velo. Anche altri produttori hanno intrapreso iniziative simili: nel 2016 Lego aveva presentato una minifigura di un bambino in sedia a rotelle nella campagna «Giocattoli come me».
Ci dicono che l’obiettivo di far sentire più bambini «rappresentati» da Barbie. Secondo l’azienda, gli occhi della bambola sono leggermente spostati di lato per simboleggiare la tendenza di alcune persone autistiche a evitare il contatto visivo diretto. Le articolazioni di gomiti e polsi sono flessibili per consentire movimenti psicopatologici ripetitivi chiamati in gergo stimming (l’autostimolazione: battere le mani, dondolarsi, ripetere parole). Tra gli accessori inclusi figurano una trottola, cuffie antirumore e un tablet con applicazioni di comunicazione a simboli. Inoltre, ci viene detto, la bambola indossa un abito ampio e confortevole, studiato per rispondere alle esigenze sensoriali.
«Si tratta di un ulteriore passo avanti nel rendere il marchio Barbie un riflesso più inclusivo dei bambini che ci giocano», ha dichiarato la multinazionale del giocattolo.
La Barbie è stata lanciata nel 1959 e fino al 2019 la linea non includeva bambole con disabilità. In risposta alle critiche di lunga data sulla scarsa rappresentatività dei modelli classici – bionde, occhi azzurri, vita sottile –, negli ultimi anni Mattel ha ampliato notevolmente l’offerta, introducendo la più ampia varietà di tonalità di pelle, tipi di capelli, corporature e caratteristiche.
Molte famiglie, che hanno magari figli autistici non verbali di trenta anni che vagano per la casa con il pannolone e vanno trattenuti dall’autolesionismo, hanno espresso la loro indignazione per il lancio della nuova bambola, con la dissidenza cognitiva dell’evidente «glamourizzazione» ad uso pediatrico di un problema tremendo che affligge la società.
Come noto, grazie ad una grande produzione hollywoodiana con la diva Margot Robbie, il marchio Barbie negli ultimi anni si è pure riposizionato su versanti femministi. Secondo alcuni critici il film ha una matrice di femminismo radicale con a tinte gnostiche. Le tendenze maschili di Ken, che ad un certo punto si avvicina a movimenti di protezione del maschio, sono derise e condannate.
Con evidenza, la Barbie, prima che una bambola, è uno strumento evidente di operazioni psicologiche, fondamentale per plasmare la mente delle nuove generazioni. Le bambine – che in poco tempo divengono donne – sono così esposte a determinati frame psicologico-valoriali a partire dalla tenera età. Sono, in breve, dispositivi di induzione di determinati zeitgeist, di concezioni del mondo che dall’alto si fanno percolare verso il basso.
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Il produttore di giocattoli in questione è già arrivato alle cronache per bambole, diciamo così, controverse.
Ricordiamo, nel novembre 2024, le scuse per un errore di stampa sulle scatole di alcune delle sue nuove bambole, che indirizzava erroneamente gli acquirenti a un sito web pornografico.
La Mattel ha lanciato pure una bambola «Laverne Cox»; Cox è l’attore transessuale che è apparsa sulla famigerata copertina di TIME nel 2014 con il titolo «Transgender Tipping Point», il «punto di svolta transgender.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa il membro della Duma di Stato russa Maria Butina, ha chiesto la rimozione delle bambole Barbie dal mercato russo, sostenendo che il loro produttore Mattel stava promuovendo un «agenda LGBT» invece dei valori della famiglia.
Nel 2019 Renovatio 21 riportava che il grande produttore di giocattoli lanciava, con un marchio «cugino» di quello di Barbie (Creatable Word), bamboline senza etichette, senza «stereotipi di genere», personalizzabili in tutto, dal taglio di capelli – lunghi, corti, rasati, asimmetrici – agli abiti, dalle felpe al tutù passando per minigonne e jeans, senza seno e senza spalle. In pratica, veri pupazzi gender.
«I giocattoli sono il riflesso della cultura e, dal momento che il mondo continua a celebrare l’impatto positivo dell’inclusività, abbiamo sentito che era arrivato il momento di creare una linea di bambole libera da ogni etichetta» spiegava all’epoca il senior vicepresident di Mattel Fashion Doll Design. «Attraverso la ricerca – continua Culmone – abbiamo appreso che i bambini non vogliono che i loro giocattoli siano definiti da stereotipi di genere. Per questo, questa linea che consente ai bambini e alle bambine di esprimere liberamente loro stessi, è stata da loro particolarmente apprezzata».
Lo scorso luglio è emerso che Mattel aveva firmato un accordo con OpenAI per utilizzare i suoi strumenti di intelligenza artificiale non solo per progettare i giocattoli, ma anche per alimentarli. C’è da dire che gli esempi precedenti non sono incoraggianti: un orsacchiotto parlante dotato di AI di un’azienda di Singapore pochi mesi fa è stato ritirato dal mercato perché dava ai bambini consigli sul sesso.
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Con l’autismo, tuttavia, si arriva a lidi piuttosto nuovi per la questione del giocattolo.
Il motivo per cui ora venga posto l’accento sull’autismo nella bambole scatena le analisi di alcuni, che vi vedono un ulteriore prova del fatto che sulla sindrome sta venendo effettuata da anni una grande operazione psicologica di normalizzazione.
Le parole sempre più diffuse da stampa ed accademia lo rivelano già di per sé: la chiamano «neurodiversità», «neurodivergenza» – termini nuovi e dal sapore vagamente orwelliani, parole che mirano a farci percepire la psicopatologia dello «spettro» come qualcosa di sempre più normale, diffuso, addirittura positivo, forse persino un superpotere.
È evidente la tendenza a celebrare lo spettro autistico in ogni ambito. La diagnosi di sindrome di Asperger di Greta Thunberg è stata trasformata dai media in un vero e proprio complimento. Elon Musk, ospite d’onore in un episodio del celebre show satirico americano Saturday Night Live, ha dichiarato di essere il primo presentatore con Asperger nella storia del programma, e chi lo critica per i suoi modi talvolta viene redarguito per la mancanza di rispetto per le persone nello spettro.
Di recente in Italia è emerso il caso della scrittrice Susanna Tamaro, che in diverse interviste ha rivelato di essere affetta da sindrome di Asperger. «Da piccola mi sentivo in un corpo sbagliato e prendevo psicofarmaci. A 3 anni dissi a mio fratello di chiamarmi Carlo» hanno titolato i giornali riprendendo una sua recente dichiarazione.
Le rivelazioni della Tamaro del 2019 spinsero una nota rivista femminile a pubblicare un articolo virale intitolato «10 personaggi famosi con la sindrome di Asperger». Tra questi troviamo Daryl Hannah, Tim Burton, Courtney Love (un’accoppiata curiosa), Dan Aykroyd, Anthony Hopkins, Andy Warhol e persino Stanley Kubrick. Tratto in comune: tutti individui di straordinario successo.
Anche cinema e serie TV seguono la stessa linea: nel film d’azione The Predator (2018) l’alieno cacciatore si trova di fronte non a muscolosi veterani dell’esercito, bensì a un bambino autistico, descritto come un «grande guerriero». Poi c’è The Accountant (2016), action thriller in cui il protagonista (Ben Affleck) è un uomo autistico che, oltre a eccellere in combattimento, pianificazione di trappole e fughe, è ovviamente un genio della matematica, rendendolo un commercialista imbattibile.
Alcuni interpretano Reed Richards, alias Mr. Fantastic, lo scienziato elastico e geniale dei Fantastici 4, come un personaggio con autismo conclamato: chiaramente, un ulteriore superpotere del supereroe . Lo stesso vale per Billy, il Blue Ranger della serie per bambini Power Rangers: un supereroe autistico che affronta e sconfigge mostri giganteschi.
Questa incessante glorificazione contrasta con la logica, secondo cui l’autismo, riducendo l’empatia verso gli altri, potrebbe sfociare in forme di psicopatia. Domandiamo agli esperti, quanti serial killer rientrano nello spettro autistico? E ancora: pensiamo a quanto sta emergendo in tanta letteratura scientifica, come sottolineato di recente anche dal dottor Peter McCullough: una correlazione netta tra autismo e transgenderismo.
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Ma chi importa, la glorificazione dell’autismo prosegue imperterrita.
È un fenomeno di cui Renovatio 21 ha già parlato: è lo spalancarsi della Finestra di Overton per l’inarrestabile incremento dell’autismo, dove dal danno da vaccino si passerà in poco tempo al sacrificio umano massivo dell’eutanasia infantile, i cui esempi, se seguite questa testata, sapete sono ovunque – anche per i bimbi autistici.
I dati oramai li conoscete: nel 2000 a 6,7 bambini su 1.000 veniva diagnosticato un disturbo dello spettro autistico (ASD). Attualmente si parla di 1 bambino su 31 negli Stati Uniti viene diagnosticato l’ASD, rispetto a 1 bambino su 150 di 20 anni fa. Si stima che in California, Stato dittatoriale dove persino le esenzioni religiose al vaccino (un tempo sacre ed intoccabili per l’ordinamento americano) sono state abolite, circa 1 bambino autistico ogni 19 (prevalenza di 53,1 casi ogni 1.000 bambini di 8 anni).
Non sono opinioni folli: sono quelle dell’attuale segretario della Salute USA Roberto F. Kennedy jr., che Renovatio 21 pubblicava già sei anni fa, prima della pandemia. In un futuro molto prossimo, secondo questi numeri, qualcuno che potremo arrivare a 1 bambino ogni 4, o persino 3, nello spettro autistico.
Ciò comporterà quello che chiamano lo «tsunami dell’autismo»: il costo della società per prendersi cura della popolazione autistica in espansione e in invecchiamento raggiungerà i 5,54 trilioni di dollari entro il 2060, divenendo chiaramente insostenibile per la società. Prima che ciò avvenga, metteteci la mano sul fuoco, saranno implementate leggi di eutanasia di massa delle persone nello spettro. In pratica, il genocidio degli autistici – e il collasso della sanità e della società – potrebbe essere di qui a poco. Un’ecatombe, e prima ancora un cambiamento definitivo della morale umana.
E così ci troviamo, tra bambole, film, cartoni e leggi varie, dinanzi all’ennesimo esempio di predictive programming, un concetto che circola con sempre maggiore forza nel mondo della dissidenza. Secondo l’idea della «programmazione predittiva», il potere – sia esso governativo, finanziario oligarchico, etc. – utilizza cinema, serie e libri di narrativa, i media tutti come mezzo di controllo mentale, o meglio, di preparazione psicologica della massa: mostrando in forma di fiction ciò che sta per accadere (cioè, ciò che si vuole che accada, cioè che accade per disegno) la popolazione diviene più disposta ad accettare gli eventi futuri pianificati dal potere stesso.
Ne parlò per primo il ricercatore Alan Watt, che nei decenni scorsi ne ha parlato in diverse trasmissioni radiofoniche e podcast; solo ora molti paiono convincersi della profonda verità delle sue tesi. Per Watt «la programmazione predittiva è una sottile forma di condizionamento psicologico fornita dai media per far conoscere al pubblico i cambiamenti sociali pianificati che devono essere implementati dai nostri leader. Se e quando questi cambiamenti verranno attuati, il pubblico li conoscerà già e li accetterà come progressioni naturali, riducendo così la possibile resistenza e agitazione del pubblico».
Conosciamo esempi recentissimi, segnalati sempre su Renovatio 21: ad esempio il film Contagion (2011), che dieci anni prima dell’accaduto mostrava per filo e per segno cosa sarebbe arrivato con la pandemia: lockdown totali, panico nelle strade, la corsa al vaccino sperimentale, la punizione dei dissidenti complottisti (che per il film sono falsi e corrotti).
Il film Netflix tratto da un romanzo di Don Delillo, White Noise, dove la storia ruota intorno alle conseguenze di un catastrofico incidente ferroviario che scatenava una nuvola di rifiuti chimici tossici su una piccola cittadina dell’Ohio. A fine gennaio 2023, a East Palestine, in Ohio, un treno carico di sostanze tossiche deraglia creando il più grande disastro ambientale americano degli ultimi anni. E ancora, l’anno scorso, il film (bizzarramente prodotto dai coniugi Obama) Il mondo dietro di te, che parlava di un blackout degli USA che sfocia nel caos, e ancora Civil War, film che parla esattamente di una nuova guerra civile americana che termina con l’assassinio di un presidente trumpesco.
Comprendiamo il disegno generale: per qualche ragione (no, non sono i vaccini iniettati in quantità spropositata, e con ogni sorta di sostanza al loro interno, nei bambini, e per obbligo: no?) aumentano a dismisura gli autistici. Che non saranno più gestibili, per cui il loro massacro – a cui si aggiungeranno altre categorie della Lebensunwertes Lebens, la «vita indegna di essere vissuta» – diverrà l’unica via.
Lo avevamo detto nel lontano 2017, in una delle prime conferenze di Renovatio 21, in un hotel del centro di Reggio Emilia, all’altezza dell’entrata in vigore della legge Lorenzin che ipervaccinò i bimbi italiani, pena l’esclusione dalle scuole.
Autismo ed eutanasia infantile. Intervento di Roberto Dal Bosco dal convegno di Renovatio 21 «Vaccini fra obbligo e libertà di scelta», Reggio Emilia, 9 settembre 2017 pic.twitter.com/5aYBo27Gb8
— Renovatio 21 (@21_renovatio) April 17, 2024
Ci stanno preparando, in breve, ad un mondo non post-cristiano, ma anti-cristiano, dove il sacrificio umano massivo sarà inevitabile. Ci stanno preparando, una bambola alla volta, un film alla volta, una legge alla volta, al Regno Sociale di Satana.
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Immagine generata artificialmente
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