Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Geopolitica
La ribellione di Evgenij Prigozhin
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Al contrario dei commenti della stampa occidentale, Evgenij Prigozhin non ha tentato un colpo di Stato contro Vladimir Putin. Ha voluto ricattarlo per mantenere gli esorbitanti privilegi accumulati con la sua società militare privata. Alla fine si è arreso ed è rientrato nei ranghi.
Il tentativo di «colpo di Stato» di Evgenij Prigozhin può rovesciare l’esito del conflitto ucraino? Questo era l’auspicio della NATO che ha allertato gli agenti segreti dormienti in Russia. Il Regno Unito e gli Stati Uniti nutrivano la speranza di frazionare finalmente il Paese, cosa che non riuscirono a portare a termine nel 1991 (1).
La creazione di società militari private (SMP), tra cui il Gruppo Wagner, è stata un’idea, validata dal presidente Vladimir Putin, per testare nuove modalità di comando e adottare le più efficaci nelle forze armate. Per alcuni anni queste società hanno effettivamente sperimentato nuovi metodi e spesso ne hanno dimostrato l’adeguatezza. Era quindi arrivato il momento di concludere la ristrutturazione delle forze armate russe sciogliendo le SMP e integrandole nelle forze armate regolari (2). Il presidente Putin aveva fissato una data: il 1° luglio. Il mese scorso il ministro della Difesa ha perciò inviato proposte di contratto alle società militari private per pianificarne l’inserimento. Ma il Gruppo Wagner si è rifiutato di rispondere ed Evgenij Prigozhin ha moltiplicato gli insulti al ministro e al capo di Stato maggiore.
È importante capire cosa sta succedendo: la creazione di società militari private da parte della Russia è analoga a quanto fatto dagli Stati Uniti con il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld: hanno incrementato il ricorso alle SMP a fianco del Pentagono. All’inizio l’idea ha funzionato, ma poi queste società hanno lavorato anche per la CIA e la mescolanza dei generi ha prodotto una serie di catastrofi. Quando le SMP lavoravano solo per il Pentagono i loro capi si esprimevano pubblicamente, come Erik Prince di Blackwater. Non hanno però mai preso posizione contro il segretario alla Difesa o contro il presidente del comitato dei capi di Stato maggiore.
Sia detto per inciso: né i soldati statunitensi di Black Water né quelli russi di Wagner sono mercenari. Combattono per il loro Paese e sono pagati per correre grandissimi rischi, che non possono essere chiesti ai soldati regolari. I mercenari invece combattono al comando di una potenza straniera in cambio di denaro.
Nessuno Stato può tollerare che il capo di una società militare privata, per due mesi pubblichi video incendiari contro i capi delle forze armate regolari, oltretutto in piena operazione militare.
La Russia invece lo ha consentito a Prigohzin. I corrispondenti da noi consultati in questi due mesi erano concordi nel ritenere che il Cremlino consentisse gli sbraitamenti di Prigohzin per attirare l’attenzione degli Occidentali e così distrarli dalla riorganizzazione delle forze armate regolari. Molti di loro hanno alzato gli occhi al cielo quando a marzo è corsa voce della candidatura di Prigohzin alla presidenza dell’Ucraina: l’imbroglione aveva perso il senso della misura?
Sin dall’inizio delle operazioni militari in Ucraina i servizi segreti occidentali si sono concentrati su Prigohzin. Il 18 marzo hanno rivelato un migliaio di documenti sulle sue attività (3), nell’intento di dimostrare che la rete delle società da lui create avvalorava l’accusa alla Russia di non essere una potenza anticoloniale perché Wagner saccheggia l’Africa. Ma questi documenti mostrano che Prigohzin è un delinquente, ma non che deruba i Paesi con cui lavora.
Il capo di Wagner contribuiva a combattere la corruzione all’interno delle forze armate russe, ma questo non gli impediva di alimentare la corruzione fuori dalle forze armate. È possibile che, grazie a queste indagini, gli Occidentali abbiano trovato il modo di manipolarlo; Prigohzin è al tempo stesso patriota e truffatore acclarato, già condannato in Unione Sovietica. Non lo sappiamo e potremo saperlo solo dopo la conclusione della vicenda.
Resta il fatto che Prigohzin si è lanciato un un’impresa degna degli oligarchi dell’epoca di Eltsin. Sostiene che il ministro della Difesa, il tuvano Sergei Shoigu, è andato a Rostov sul Don per sovrintendere al bombardamento delle truppe di Wagner. Lo accusa di aver assassinato migliaia di suoi uomini. Infine, Prigohzin ha abbandonato il fronte per andare a sua volta a Rostov e occupare il quartier generale delle forze armate regolari. Ha annunciato di marciare su Mosca alla testa di 25 mila uomini per saldare i conti con il ministro della Difesa e il capo di Stato maggiore.
Nell’ultimo video Prigozhin dichiara: «Eravamo pronti a fare concessioni al ministero della Difesa, a consegnare le armi, a trovare un accordo su come continuare a difendere il Paese (…) Oggi hanno attaccato con razzi i nostri campi. Molti soldati sono morti. Decideremo come reagire a questa atrocità. Il prossimo round sarà nostro. Quest’uomo [il ministro della Difesa] sarà arrestato».
Wagner dispone sicuramente di 25 mila uomini, ma non tutti sono sul fronte ucraino. Molti sono in Asia e in Africa. Inoltre, benché disponga di aerei, la sua forza è inadeguata rispetto a quella delle forze armate regolari, per cui non avrebbe potuto proteggere la colonna dei suoi uomini dai bombardamenti.
In meno di una giornata tutte le autorità della Federazione di Russia hanno rinnovato la fedeltà al Cremlino. Il presidente Putin ha tenuto un discorso in televisione in cui ha richiamato il precedente del 1917, quando Lenin ritirò la Russia zarista dalla prima guerra mondiale sebbene fosse vicina alla vittoria. Putin ha esortato tutti ad assumersi le proprie responsabilità e a servire la patria invece di lanciarsi in avventure personali.
Nel suo discorso Putin ha anche elogiato il coraggio dei soldati di Wagner, molti dei quali sono morti per la patria: non li ha ritenuti responsabili della situazione, ma ha chiesto loro di non seguire il loro capo che si è messo contro lo Stato, quindi contro il popolo.
Il presidente Putin ha così concluso la breve allocuzione: «Salveremo ciò che ci è caro e consideriamo santo. Supereremo tutte le prove e diventeremo ancora più forti».
Il discorso televisivo del presidente è stato diffuso a ciclo continuo sulle reti televisive russe, rendendo drammatica la situazione.
Il Procuratore generale della Federazione di Russia ha aperto un’inchiesta su Prigozhin per «organizzazione di ribellione armata».
Le autorità ucraine hanno rivolto sui social network un appello all’opposizione bielorussa, invitandola ad approfittare del disordine russo per sollevarsi ed eliminare il presidente Alexandre Lukashenko (4).
I servizi segreti russi, che sin dall’inizio, in disparte, osservavano tutti i protagonisti della ribellione, hanno fatto arrestare in flagranza di reato i traditori che in Bielorussia e in Russia si sono tolti la maschera.
Nel corso della giornata il presidente bielorusso Lukashenko, che aveva ricevuto una telefonata da Putin, ha ingiunto a Prigozhin di abbandonare l’iniziativa e di riportare le truppe al fronte. Putin ha dato la propria parola di rispettare l’accordo firmato dal ribelle Prigozhin, il quale ha annunciato di desistere dal tentativo di rovesciamento di Shoigu e Gerasimov.
Fine della storia.
Prima osservazione: non si è mai trattato di un tentativo di colpo di Stato. Wagner non aveva i mezzi per prendere Mosca e Prigozhin non ha mai verbalmente attaccato il presidente Putin. Del resto quest’ultimo non ha mai denunciato un tentativo di colpo di Stato, ma parlato di «pugnalata alla schiena» delle forze russe impegnate in Ucraina.
Seconda osservazione: non è stato nemmeno un ammutinamento: Wagner non dipende dal ministro della Difesa, ma direttamente dalla presidenza. Prigozhin si è ribellato a essa, a essa soltanto: l’unica sua rivendicazione era conservare l’indipendenza dalle forze armate regolari. Sebbene rassegnato a rinunciare alle attività militari, non intende però rinunciare all’intreccio d’interessi sviluppati in tutte le zone operative in cui Wagner è presente. Come abbiamo detto, l’uomo è al tempo stesso un patriota e un truffatore.
Terza osservazione: secondo le parole del presidente Putin, si tratta di «ribellione armata» e di «abbandono di posto». Wagner ha lasciato il fronte, ma gli ucraini non hanno osato, o non hanno potuto, attaccare la sezione del fronte abbandonata. Ma non c’è nulla di più riprovevole per i russi di abbandonare il proprio posto. Per questa ragione il giorno precedente Prigozhin aveva diffuso un video in cui affermava che negli ultimi otto anni Kiev non ha mai bombardato il Donbass, contraddicendo spudoratamente le osservazioni dell’OCSE e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Sfortunatamente per lui, i russi non sopportano più che si metta in dubbio la loro buona fede.
Allo stato attuale delle cose s’impone un’ulteriore osservazione: pur ribellandosi al presidente Putin, Prigozhin non ha ucciso nessuno; le sue truppe sono entrate a Rostov sul Don senza incontrare resistenza. Le forze regolari russe non hanno attaccato la sede di Wagner a San Pietroburgo. Gli uomini di Prigozhin non hanno marciato su Mosca. Il ministero della Difesa sembra non abbia lanciato missili sui soldati di Wagner. Il procuratore generale ha chiuso la vicenda della ribellione. I miliziani di Wagner che non hanno partecipato alla ribellione sono stati immediatamente inseriti nelle forze armate regolari. Tre unità sono tornate al fronte. La sorte dei miliziani che hanno partecipato alla rivolta sarà decisa caso per caso.
In sostanza lo Stato non ne esce indebolito. I due vincitori sono la Federazione di Russia e la Bielorussia. Tuttavia permane nei russi l’impressione che la vicenda sia stata in gran parte una messinscena: una ribellione minacciosa immediatamente dissipata. L’unica cosa che resterà sarà la messa in causa del comando militare; un’idea ostinata, nonostante la fiducia della popolazione nello spirito di sacrificio dei soldati.
Al termine di questa strana vicenda il presidente Putin è intervenuto di nuovo in televisione, elogiando ancora i combattenti di Wagner e invitandoli a unirsi alle forze armate regolari, o ad altre forze di sicurezza. Ha offerto loro anche la possibilità di rientrare a casa propria o di unirsi a Prigozhin, in Bielorussia.
Sui social network circolano ipotesi di ogni genere. La più sorprendente rivela che Wagner non avrebbe potuto ribellarsi e marciare sulla capitale senza l’aiuto del ministero della Difesa, da cui riceveva i rifornimenti di carburante.
Nelle prossime settimane dovrebbe terminare l’ultima fase della trasformazione delle forze armate russe. Non è affatto certo che coloro che ieri si sono scontrati si rivelino avversari.
Thierry Meyssan
NOTE
1) «La strategia occidentale per smantellare la Federazione di Russia», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 16 agosto 2022.
2) «La riorganizzazione delle forze armate russe», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 3 giugno 2023.
2) Sono consultabili qui.
4) «Chi vuole rovesciare il presidente Lukashenko?», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 1 settembre 2020.
Fonte: «La ribellione di Evgenij Prigozhin», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 27 giugno 2023.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Geopolitica
«Sappiamo dove vive, dove dorme»: l’ex generale ucraino minaccia Orban
Un ex generale e parlamentare dei servizi segreti ucraini (SBU) ha espresso pubblicamente una minaccia nei confronti della famiglia del primo ministro ungherese Viktor Orban, pochi giorni dopo che Volodymyr Zelens’kyj aveva lasciato intendere che i suoi militari avrebbero potuto recarsi a parlargli «nella loro lingua».
Nel corso di un intervento su Pryamy TV, il politico ucraino e generale in pensione dell’SBU Grigory Omelchenko ha fatto riferimento all’assassinio, attribuito a Stati Uniti e Israele, del defunto leader supremo iraniano Ali Khamenei e della sua famiglia. Ha quindi detto che Orban deve modificare la sua posizione «anti-ucraina» se tiene alla vita dei suoi cinque figli e dei suoi sei nipoti.
L’SBU, erede del KGB sovietico, sa «dove vive, dove dorme, dove beve birra e vino, fuma il narghilè, passeggia e incontra gente», ha dichiarato Omelchenko, precisando che «deve pensare ai suoi nipoti».
I sostenitori dello Zelens’kyj sono indignati con Orbán per la sua contrarietà a quello che ritengono il diritto dell’Ucraina di entrare nell’UE, per il perdurare del sostegno finanziario illimitato a Kiev e per il sequestro, da parte delle forze di sicurezza ungheresi, di un convoglio che trasportava fino a 100 milioni di dollari in contanti e oro, destinati presumibilmente a una banca statale ucraina.
La scorsa settimana Orban ha replicato alle minacce, tranquillizzando la sua famiglia sulla loro incolumità attraverso un video diffuso da Budapest.
Il premier magiaro ha sottolineato che per la sua famiglia ricevere minacce di morte rappresenta qualcosa di «insolito», ma che tale episodio li ha avvicinati ulteriormente. Ha inoltre ammonito che «tutto ha un limite».
I am not looking for trouble with the Ukrainians, but did President @ZelenskyyUa expect us to sit quietly and twiddle our thumbs? Ukraine has blocked our oil from reaching Hungary. We cannot and will not accept this. Their plan is blackmail. My plan is resilience. Reopen the… pic.twitter.com/UV7Limrfps
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) March 7, 2026
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Il governo guidato dall’Orban si oppone da tempo alla linea dell’UE che prevede l’invio di armi e fondi all’Ucraina contro la Russia, nonché alla candidatura di Kiev all’Unione. Le tensioni si sono acuite a gennaio, quando l’Ucraina ha interrotto le forniture di petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia attraverso un oleodotto di epoca sovietica, adducendo danni provocati da un attacco russo – versione smentita da Mosca.
Orban ha accusato Zelens’kyj di aver cercato di scatenare una crisi energetica in Ungheria in prossimità delle elezioni parlamentari di aprile. Il principale avversario politico di Orban, Peter Magyar, ha criticato aspramente Zelensky per aver rivolto minacce al primo ministro, sostenendo che l’UE dovrebbe sospendere i rapporti con Kiev fino a quando il leader ucraino non presenterà scuse formali al popolo ungherese.
Come riportato da Renovatio 21, la settimana scorsa Orban aveva dichiarato che avrebbe schierato truppe contro pontenziali «attacchi ucraini».
Orban, che ad inizio anno ha incontrato Putin a Mosca, il mese scorso ha dichiarato Kiev «ha oltrepassato il limite» e che l’Ungheria non si piegerà al «ricatto ucraino».
Zelens’kyj ha già lanciato minacce contro leader e funzionari stranieri in passato. L’anno scorso, ha suggerito ai massimi funzionari russi di controllare la presenza di rifugi antiaerei, insinuando che l’Ucraina avrebbe potuto prendere di mira il Cremlino. Il portavoce presidenziale russo Dmitrij Peskov ha definito le dichiarazioni «irresponsabili».
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Geopolitica
Pioggia acida, fuoco in strada: gli attacchi israeliani ai depositi di carburante iraniani sono «guerra chimica intenzionale»
🚨 DERNIÈRE MINUTE:🇺🇸🇮🇷🇮🇱 Une autre vidéo montre les conséquences des frappes américaines sur un dépôt pétrolier iranien à Téhéran, en Iran. 
(F) pic.twitter.com/CpA7yX233t — Trump Fact News 🇺🇸 (@Trump_Fact_News) March 7, 2026
🚨BREAKING: Tehran’s largest oil depot up in flames👇🏾
A reminder that China imports 15% of its oil from Iran. No longer. pic.twitter.com/Vb6cN2ve7l — David J Harris Jr (@DavidJHarrisJr) March 8, 2026
Tehran streets erupt in flames after the US strikes Iran’s biggest oil facility#Iran pic.twitter.com/Eh0341rqNH
— Surajit (@Surajit_) March 8, 2026
NOW🚨 🇮🇷 Massive fires reported in Tehran after strikes hit oil storage facilities, sending huge flames & smoke over the skyline. The attacks come amid the escalating conflict between Israel and Iran. – Türkiye Today https://t.co/IsBX0vjjcZ pic.twitter.com/An21l5IcL5
— Info Room (@InfoR00M) March 7, 2026
Le dépôt pétrolier de Téhéran pic.twitter.com/sNgs4dh0bF
— Renard Jean-Michel (@Renardpaty) June 15, 2025
🚨⚡️ MUSHROOM CLOUDS OVER TEHRAN: Israel strikes Strategic Oil Infrastructure!
-: Iran strikes back INSTANTLY; State media IRIB confirms the Haifa Refinery is in flames. pic.twitter.com/T1ZmwtcL5X — RATEL EMPIRE (@Ratelsempire) March 7, 2026
🇮🇷⚡Footage From Tehran, Iran
After strikes on oil storage facilities, flames poured onto the road. Fuel flooded into the sewer and drainage channels pic.twitter.com/ARRhtjtpAo — King Chelsea Ug 🇺🇬🇷🇺 (@ug_chelsea) March 8, 2026
“Flames from the fire at the #Tehran oil refinery.” Saturday, March 7, 10:00 PM (local time) Strikes on major energy infrastructure risk disrupting essential services that millions of civilians depend on. Tragic. #Iran pic.twitter.com/kDJ5DKxPFC
— Omid Memarian (@Omid_M) March 7, 2026
🚨 NEW: Flames now visible in the distance over Tehran, Iran.
Multiple reports and footage showing fires lighting up the night sky across the capital pic.twitter.com/gSBMUlRlJc — Gunther Eagleman™ (@GuntherEagleman) March 7, 2026
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This is Teheran this morning – Yes, this morning.
Thick black clouds are covering the city – oil and ashes are raining down on the streets. War is hell. A PH test of the water in Teheran also shows that the water has become acidic- resulting from the oil and ashes leaking… pic.twitter.com/M2LRoDXp6o — ScharoMaroof (@ScharoMaroof) March 8, 2026
#BREAKING♦️ Tehran engulfed in black smoke and oil rain after US-Israeli strikes hit major oil depot Apocalyptic scenes as flames rage and tanks destroyed overnight
Source: CNN#Iran #Israel #Tehran #MiddleEast #IsraelIranConflict #IranWar #الحرب_بدات_الان #تل_أبيب https://t.co/o1AUoxyyFW pic.twitter.com/EzDByYU7BL — Twilight (@TwilightDewy) March 8, 2026
The massive fire at the Shahran Oil Depot in Northern Tehran continues to burn intensely after last night’s airstrikes.#IranIsraelWar #Dubai #IranIsraelConflict #USIranWar #USIranConflict #Iran #Kuwait #Qatar #Trump #USA #Bahrain#Tehran #Teheran #Israel #UAE#IranWar… pic.twitter.com/tH0NKGTeiH
— Times News Updates (@TheDailyUpdatee) March 8, 2026
ÉNORME incendie samedi 7 mars 2026 dans le nord-est de Téhéran, après le bombardement américano-israélien du dépôt pétrolier de Sohanak à la nuit tombée, au huitième jour de la guerre en #Iran. pic.twitter.com/7wVrz1u11F
— Armin Arefi (@arminarefi) March 8, 2026
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Geopolitica
Trump pronto a uccidere il nuovo aiatollà se non cede alle richieste degli Stati Uniti
La Casa Bianca pare aver già abbandonato del tutto l’idea di inserire il «cambio di regime» tra gli scopi ufficiali dell’Operazione Epic Fury, forse avendo realizzato con ritardo i seri vincoli di una campagna limitata all’aria. Martedì, l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, si è presentato davanti alle telecamere dichiarando che Trump è sempre pronto a negoziare, persino con gli iraniani, ma «la domanda è se ne valga la pena o meno».
Il presidente Trump ha comunicato ai suoi collaboratori che sosterrebbe l’eliminazione del nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei qualora questi non mostrasse disponibilità a soddisfare le richieste degli Stati Uniti, come l’interruzione dello sviluppo nucleare iraniano, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi in carica e ex funzionari.
La Casa Bianca ha evitato di rilasciare commenti, ma Trump lunedì ha detto al New York Post di «non essere contento» che Khamenei sia stato selezionato per dirigere l’Iran, dopo averlo in precedenza etichettato come «inaccettabile». La settimana scorsa, Trump sui social media ha espresso il desiderio di avere un ruolo nella selezione di un sovrano «grande e accettabile» per l’Iran in seguito alla sua «resa incondizionata».
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«Non ho intenzione di affrontare tutto questo per ritrovarmi con un altro Khamenei», ha dichiarato Trump alla rivista Time la scorsa settimana.
Tuttavia, lo stesso articolo evidenzia un accordo tra i funzionari israeliani sul fatto che Israele intenderebbe procedere e rimuovere anche il giovane Khamenei, e magari pure qualunque suo successore.
«Il giovane Khamenei è visto a Washington come un successore intransigente del padre, scelto personalmente dal potente Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniano, hanno affermato funzionari statunitensi attuali ed ex funzionari», ha riportato il Wall Street Journal. «I funzionari hanno affermato di non aspettarsi che Khamenei rinunci alla ricerca di armi nucleari da parte dell’Iran o negozi la fine del conflitto a condizioni favorevoli agli Stati Uniti».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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