Immigrazione
La poligamia islamica sta diventando legale in Italia?
Gli atti matrimoniali ufficiali possono finire per assorbire la shari’a – la legge islamica – rendendo accettata dall’ordinamento italiano la poligamia. Lo riporta il quotidiano milanese La Verità, che riprende un’inchiesta del programma TV Fuori dal coro.
La trasmissione di Rete 4 ha intervistato Anna Cisint, sindaco di Monfalcone (provincia di Udine), che ha mostrato al pubblico un contratto registrato in Italia, segnato da vari omissis. Secondo la Cisint qui si celerebbe un’accettazione istituzionale della poligamia.
Tali carte «dovrebbero dettagliare le norme previste nei documenti originali, che regolano le nozze dei matrimoni musulmani, tradotti e vidimati» scrive La Verità. «Sono scartoffie che spesso giacciono impolverate negli archivi. E celano una sbalorditiva seria di misteriose mancanze».
«Tra le righe cassate, viene negato perfino il divorzio dalle donne islamiche. O meglio: è possibile se lo consentono i generosi sposi. “Se il marito ha conferito alla moglie di chiedere il divorzio” recita una delle imposizioni omesse. Oppure se “impotente, violento o in prigione”. Fino ad arrivare alla più magnanima delle concessioni: “la tortura”. Anche in questo caso, bontà loro, la sposa potrà sentirsi libera dal sacro vincolo».
Sottomessi all’Islam: la poligamia?
È accettata dai comuniServizio di @AndreaRuberto7 a #Fuoridalcoro pic.twitter.com/xnAUljiC5J
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Sottomessi all’Islam: la poligamia è già realtà
Servizio di @EugeniaFioreBen a #Fuoridalcoro pic.twitter.com/jU4iaAWLFs
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La poligamia degli islamici “accettata” dai nostri comuni#Fuoridalcoro pic.twitter.com/ZWHVar3NT2
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Non è chiaro come le femministe, che hanno crocifisso la scrittrice cattolica Costanza Miriano per il libro Sposati e sii sottomessa (titolo che viene dalle Sacre Scritture: «Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa», Efesini 5, 24) abbiano reagito ad una notizia come questa, e se stiano preparando una qualche forma di reazione – certo il momento, con le università e le piazze che ribollono di goscisti filo-palestinesi (e talvolta, forse sbadatamente, filo-Hamas, cioè filo-islamisti), è delicato assai.
«Questi contratti di matrimonio vengono quindi tradotti e registrati da Comuni e ambasciate, quando uno straniero diventa cittadino italiano e chiede la trascrizione dell’atto di nascita e di matrimonio» spiega il quotidiano milanese. «Quindi, dall’anagrafe passano allo stato civile. Per protocollare e validare i documenti non è possibile però trascrivere le parti in contrasto con la legge italiana».
«Così, al posto delle clausole sulla poligamia e sul divorzio, spuntano quegli omissis». Secondo il sindaco Cisint la procedura sarebbe nata da un’interpretazione dalla sentenza della Cassazione 1739/1999.
«Insomma, la sharia viene accolta nei documenti inviati poi allo Stato civile. È l’inconfessabile ammissione della poligamia, con tanto di timbro della nostra ambasciata che certifica quei certificati firmati all’estero».
«È quello che accade di regola», esclama la Cisint, che ora è candidata alle elezioni europee per la Lega.
«In Italia vivono famiglie che basano il loro rapporto su simili accordi. È la sottomissione della donna garantita dalla legge» si spinge a dire il sindaco di Monfalcone. «Le regole dell’islam contrarie alla nostra Costituzione sono accettate nei registri ufficiali della Repubblica».
Tutto questo avverrebbe all’ombra di una Repubblica che si definisce sempre più strutturalmente come «femminista», ma che al contempo, ipotizziamo, deve tenere conto del dogma migratorio.
E quindi: tra femminismo e immigrazione di massa, cosa può scegliere lo Stato moderno?
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Immigrazione
Dieci milioni di immigrati vivono in Ispagna. Il ministro goscista: «spero nella teoria della sostituzione»
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Immigrazione
La Gran Bretagna «colonizzata dagli immigrati»: parla l’industriale padrone del Manchester United
Il magnate britannico dell’industria chimica Jim Ratcliffe ha attribuito le difficoltà economiche della Gran Bretagna al forte aumento dell’immigrazione, sostenendo che il Paese «è colonizzato dagli immigrati». Le sue dichiarazioni hanno provocato le critiche del primo ministro Keir Starmer.
In un’intervista concessa mercoledì a Sky News, il 73enne fondatore e amministratore delegato del gruppo chimico INEOS, nonché comproprietario del Manchester United, ha dichiarato: «Non si può avere un’economia con 9 milioni di persone che percepiscono sussidi e un’enorme quantità di immigrati in arrivo».
«Il Regno Unito è davvero colonizzato dagli immigrati, non è vero? La popolazione era di 58 milioni nel 2020, ora è di 70 milioni. Sono 12 milioni di persone in più», ha aggiunto Ratcliffe.
“The UK has been colonised by immigrants,” Man Utd co-owner Sir Jim Ratcliffe.
“You can’t have an economy with nine million people on benefits and huge levels of immigrants coming in,” he said. “I mean, the UK has been colonised. It’s costing too much money.
“The UK has been… pic.twitter.com/ZwB381dZEJ
— RagingDissident (@JustLinz01) February 12, 2026
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I dati ufficiali indicano tuttavia che la popolazione del Paese aveva già superato i 58 milioni nel 1995 e aveva raggiunto i 66 milioni nel 2020. Il premier Starmer ha chiesto a Ratcliffe di scusarsi per i suoi commenti, definiti «offensivi e sbagliati», e ha difeso la Gran Bretagna come «un Paese orgoglioso, tollerante e diversificato».
Il Ratcliffe, settima persona più ricca della Gran Bretagna con un patrimonio stimato in 17,05 miliardi di sterline (circa 19,5 miliardi di euro), ha acquisito una partecipazione nel Manchester United nel febbraio 2024 e nel 2021 ha donato 100 milioni di sterline all’Università di Oxford per istituire un centro di ricerca sulle resistenze antimicrobiche.
Sostenitore della Brexit, oggi è residente fiscale a Monaco. In passato ha descritto l’immigrazione di massa come un peso per i servizi sociali. Sebbene abbia appoggiato Starmer alle elezioni del 2024, ha espresso apprezzamento anche per Nigel Farage, leader del partito anti-immigrazione Reform UK, che sta registrando una crescente popolarità tra gli elettori.
La linea pro-immigrazione del governo Starmer ha recentemente subito un contraccolpo. Il videogioco narrativo finanziato dallo Stato intitolato Pathways, pensato per prevenire la radicalizzazione tra gli adolescenti, ha finito per suscitare empatia verso la sua antagonista: una ragazza dark dai capelli viola, anti-immigrazione, di nome Amelia. I detrattori hanno criticato il progetto sostenendo che non si limita a scoraggiare le proteste contro l’immigrazione, ma mette in guardia anche dall’indagare sugli effetti dell’immigrazione stessa, un’attività che considerano un legittimo esercizio di cittadinanza attiva.
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Immagine generata artifizialmente
Immigrazione
Svezia anti-maranza: repressione dei sicari minorenni
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