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La Moldavia minaccia di mettere al bando Telegram e TikTok

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Le autorità moldave potrebbero votare per vietare TikTok e Telegram nel Paese se ci fosse il rischio di manipolazione nelle prossime elezioni, ha affermato il presidente del Parlamento Igor Grosu.

 

Grosu, che in precedenza aveva espresso preoccupazione per la presunta minaccia che le piattaforme rappresentano per la sicurezza del Paese, ha rilasciato queste dichiarazioni venerdì sul canale TV8.

 

Alla domanda se Telegram e TikTok potessero essere vietati, Grosu ha affermato che è dovere delle «istituzioni» decidere in merito a tale mossa, avvertendo che il loro utilizzo potrebbe portare a conseguenze «molto gravi».

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I legislatori moldavi potrebbero prendere in considerazione un divieto «se vedessimo un pericolo reale che queste piattaforme vengano utilizzate da attori esterni o interni che vogliono minare la sicurezza dello Stato», ha aggiunto.

 

Grosu ha sottolineato che all’interno dell’UE sono in corso discussioni attive sulla regolamentazione delle piattaforme online, che secondo lui sono diventate «attori geopolitici».

 

«Abbiamo visto cosa può fare una piattaforma come questa in un paese come la Romania», ha affermato Grosu, in un apparente riferimento alla sorprendente vittoria al primo turno del candidato indipendente Calin Georgescu alle elezioni presidenziali del mese scorso.

 

Critico della NATO e dell’UE e fermo oppositore dell’invio di aiuti all’Ucraina, Georgescu è arrivato primo al primo turno in Romania con il 22,94%, battendo la candidata liberale di sinistra Elena Lasconi, che ha ricevuto il 19,18%, e il primo ministro socialdemocratico del paese, Marcel Ciolacu, arrivato terzo con il 19,15%.

 

Tuttavia, la Corte costituzionale rumena ha annullato l’intera elezione prima del secondo turno, dichiarando che la votazione sarebbe stata ripetuta in un secondo momento. Ha citato documenti di intelligence declassificati che avrebbero trovato irregolarità nella performance di Georgescu, affermando che la sua candidatura è stata promossa impropriamente online, incluso su TikTok, da influencer pagati e gruppi di estrema destra, e che la sua campagna potrebbe aver beneficiato dell’interferenza russa, un’accusa che Mosca ha negato come «assolutamente infondata».

 

Washington ha elogiato la decisione della corte, affermando che gli Stati Uniti riaffermano la loro «fiducia nelle istituzioni e nei processi democratici della Romania».

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Le autorità moldave hanno precedentemente affermato che TikTok non è interessata alla trasparenza dei suoi algoritmi, bollandola come uno strumento di manipolazione digitale che non ha nulla a che fare con la libertà di espressione. L’azienda ha respinto le accuse.

 

Le prossime elezioni parlamentari in Moldavia si terranno entro e non oltre l’11 luglio 2025. La data esatta deve ancora essere annunciata.

 

Le recenti elezioni presidenziali nell’ex stato sovietico, che aspira a entrare nell’UE, sono state macchiate da accuse di brogli e manipolazione degli elettori da parte sia del governo che dell’opposizione. Maia Sandu, che ha dichiarato la vittoria al ballottaggio del mese scorso, ha accusato la Russia di essersi intromessa nelle elezioni, sostenendo anche che «gruppi criminali» non specificati hanno tentato di «acquistare» voti.

 

Il Cremlino si è rifiutato di riconoscere pienamente la vittoria di Sandu, sostenendo che il processo elettorale non è stato né equo né democratico, a causa delle significative irregolarità procedurali che hanno ostacolato il diritto di voto dei cittadini moldavi residenti in Russia.

 

Come riportato da Renovatio 21, la settimana passata, prima del voto moldavo, il portavoce degli Esteri Maria Zakharova aveva dichiarato che la UE rende «schiavi» gli stati membri.

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Come riportato da Renovatio 21, l’opposizione moldava dice che la presidente è «controllata dall’estero».

 

Sotto la guida della Sandu, il governo moldavo è diventato sempre più critico nei confronti della Russia e ha represso i sentimenti filo-russi all’interno del Paese, bandendo di recente il partito Sor, che le autorità hanno accusato di essere uno strumento degli «oligarchi».

 

Come riportato da Renovatio 21, la Sandu ha accusato Mosca di complottare per rovesciare il suo governo e destabilizzare la situazione in Moldavia. Mosca ha respinto con veemenza tali affermazioni.

 

Vari canali TV sono stati bloccati in Moldavia, russi o considerati «filorussi».

 

Durante l’agosto la Moldavia aveva vietato l’ingresso nel Paese al noto musicista balcanico Goran Bregovic, ritenuto filorusso.

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Immagine di European People’s Party via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

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Trump si rifiuta di scusarsi per il meme di Obama-scimmia

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rifiutato di scusarsi dopo che un video che ritraeva l’ex presidente Barack Obama e sua moglie Michelle come scimmie è stato pubblicato sul suo account Truth Social. Il video, ora cancellato, è stato condannato sia dai Democratici che dai Repubblicani come razzista e profondamente offensivo.   Secondo Axios, il video è stato pubblicato sull’account di Trump giovedì sera ed è rimasto online per quasi 12 ore. La clip, generata dall’intelligenza artificiale, è stata originariamente creata da un account che pubblica meme pro-Trump.   Venerdì mattina, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha liquidato la reazione negativa definendola «falsa indignazione». Il video è stato poi rimosso e un funzionario della Casa Bianca ha affermato che «un membro dello staff ha pubblicato il post per errore».  

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Trump ha preso le distanze dall’accaduto quando i giornalisti gli hanno chiesto se si sarebbe scusato. Ha risposto: «No, non ho commesso alcun errore».   «Se avessero guardato, l’avrebbero visto e probabilmente avrebbero avuto il buon senso di rimuoverlo», ha detto Trump. Alla domanda se condannasse il contenuto del video, ha risposto: «Certo che lo faccio».   «Credo che alla fine ci sia stata una foto che non piace alla gente. Non piacerebbe nemmeno a me, ma non l’ho vista», ha detto Trump sull’Air Force One. Il leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries, un democratico di New York, ha accusato Trump di aver pubblicato «questo video disgustoso» deliberatamente. «Fanculo Donald Trump e il suo comportamento vile, razzista e maligno. Questo tizio è un parassita squilibrato», ha detto Jeffries in un video su Instagram.   Il senatore repubblicano Tim Scott ha condannato il video definendolo «la cosa più razzista che abbia mai visto uscire da questa Casa Bianca».   Il deputato repubblicano della Pennsylvania Brian Fitzpatrick ha affermato che il post equivale a «una grave mancanza di giudizio» e ha chiesto «scuse chiare e inequivocabili».   In passato gli Obama erano stati equiparati a dei primati dalla celebre pattinatrice russa e deputata alla Duma (il Parlamento di Mosca) Irina Rodnina, che nel 2014 pubblicò un’immagine della coppia presidenziale afroamericana che fissava una banana. Poco dopo catena di supermercati russa Bakhetle fu costretta a scusarsi per aver venduto taglieri che raffiguravano Obama come una scimmia, parte di un calendario per l’anno della scimmia.   La questione del frutto giallo – che provoca fobia in certi ministri europei – proseguì anche con il caso del 2014, quando in occasione del 53° compleanno di Obama, un gruppo di attivisti proiettò sulla facciata dell’ambasciata statunitense a Mosca un’animazione laser che mostrava il presidente mentre mangiava una banana.   Battute non apprezzate di sapore razziale si susseguirono anche in patria, dove si suggeriva una passione del presidente per l’anguria, alimento che, secondo una visione stereotipata pur confermata dall’aneddotica (come il film blaxpoitation Watermellon Man), piace assai alla popolazione di origine africana.

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Nel 2009 il sindaco Dean Grose rassegnò le dimissioni dopo aver inviato un’email che mostrava il prato della Casa Bianca piantato a angurie, sostenendo di non essere a conoscenza della valenza razzista dello stereotipo.   In un editoriale satirico riguardante un’intrusione alla Casa Bianca del 2014, il fumettista del Boston Herald Jerry Holbert raffigurò un intruso nella vasca da bagno di Obama che chiedeva al presidente se avesse provato il «dentifricio al gusto anguria». Dopo un’ondata di indignazione, il giornale e l’autore si scusarono, sostenendo che il riferimento fosse ingenuo e non intenzionale.   In vari episodi locali negli Stati Uniti, come in Kentucky nel 2013, sono stati segnalati manichini con le sembianze di Obama associati a pezzi di anguria, spesso giustificati dai proprietari come «libertà di espressione».   Il noto giornalista Dan Rather nel 2020 si è dovuto scusare dopo aver usato l’espressione «non riuscirebbe a vendere angurie» riferendosi a Obama, un modo di dire texano che però ha suscitato forti critiche per le sue connotazioni storiche  

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L’UE ha rubato le elezioni rumene del 2024: rapporto della Camera degli Stati Uniti

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Secondo un rapporto della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, la Commissione europea avrebbe sfruttato accuse non verificate di interferenza russa per invalidare i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali rumene del 2024.

 

La Corte Costituzionale rumena ha annullato il primo turno delle elezioni dopo che i servizi segreti avevano sostenuto che il vantaggio del candidato anti-establishment Călin Georgescu derivasse da ingerenze straniere. Il documento della Commissione Giustizia della Camera, presentato martedì, ha definito questo intervento «la misura di censura più aggressiva» adottata dall’esecutivo dell’UE negli ultimi anni.

 

Il rapporto cita documenti interni di TikTok forniti alla Commissione europea, i quali smentivano l’esistenza di una campagna pro-Georgescu orchestrata dalla Russia sulla piattaforma. TikTok ha dichiarato di non aver riscontrato alcuna prova a sostegno di tale accusa, elemento che ha pesato in modo decisivo sulla decisione della corte rumena.

 

«Alla fine di dicembre 2024, inchieste giornalistiche basate su dati forniti dall’autorità fiscale rumena hanno rivelato che la presunta campagna di interferenza russa era in realtà finanziata da un altro partito politico rumeno», si legge nel rapporto. «Tuttavia, i risultati elettorali non sono mai stati ripristinati e, nel maggio 2025, il candidato sostenuto dall’establishment ha vinto la presidenza della Romania nelle elezioni riorganizzate».

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Lo scorso febbraio il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance aveva fatto riferimento al caso durante il suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, accusando l’UE e il Regno Unito di un arretramento democratico e avvertendo che gli Stati Uniti potrebbero rivedere i propri impegni verso gli alleati tradizionali a causa di valori sempre più divergenti.

 

Il nuovo rapporto statunitense, dal tono fortemente critico, sostiene che la Commissione Europea stia portando avanti da un decennio uno «sforzo globale» per esercitare pressioni sulle piattaforme di social media al fine di limitare la libertà di espressione, sotto la bandiera della lotta contro «l’incitamento all’odio» e la «disinformazione».

 

Secondo il documento, tale campagna avrebbe raggiunto «un livello di controllo sufficiente sulla libertà di espressione online a livello mondiale da consentire la repressione sistematica di narrazioni percepite come minaccia al potere della Commissione europea», incidendo direttamente anche sui diritti costituzionalmente protetti dei cittadini americani.

 

Come riportato da Renovatio 21, Georgescu a inizio anno aveva chiesto la revisione dell’annullamento del voto coinvolgendo USA e Israele.

 

L’ex candidato presidenziale ritiene che la NATO ha bisogno della Romania, Paese limitrofo dell’instabile Ucraina, per lanciare la Terza Guerra Mondiale.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Georgescu in passato ha definito il presidente ucraino Zelens’kyj un «semi-dittatore» e dichiarato in un podcast americano che la NATO usa la Romania come «porta della guerra».

 

La repressione poliziesca contro Georgescu ha segnato le ultime elezioni, nonostante il deciso sostegno della popolazione scesa in piazza.

 

Georgescu aveva dichiarato che «l’Europa è oramai una dittatura». La UE aveva rifiutato di commentare la messa al bando di Georgescu alle elezioni presidenziali.

 

 

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La Spagna annuncia una massiccia repressione dei social media

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Il Regno di Spagna introdurrà il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni e renderà i vertici delle aziende tecnologiche personalmente responsabili penalmente per i «contenuti d’odio» pubblicati sulle loro piattaforme, ha annunciato martedì il premier Pedro Sanchez.   Parlando al World Government Summit di Dubai, il Sanchez ha illustrato cinque misure che il suo governo intende adottare per regolamentare i social network, con impatti potenzialmente molto significativi sulla libertà di espressione.   «In primo luogo, modificheremo la normativa spagnola per attribuire ai dirigenti delle piattaforme una responsabilità legale diretta per le numerose violazioni che si verificano sui loro siti», ha dichiarato. Ha precisato che i manager che non provvederanno a rimuovere «contenuti criminali o che incitano all’odio» rischieranno procedimenti penali.   Attualmente la maggior parte degli ordinamenti considera le piattaforme social come semplici «intermediari» e non come «editori», con la conseguenza che la responsabilità ricade sugli utenti che pubblicano i contenuti. La proposta spagnola supera i limiti del Digital Services Act dell’UE, che prevede sanzioni solo per le piattaforme che non rimuovono la «disinformazione» dopo formale notifica.   Sánchez non ha fornito una definizione precisa di «contenuto d’odio», così come il DSA non definisce in modo chiaro il concetto di «disinformazione».

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Il premier ha inoltre annunciato che il governo renderà reato la «manipolazione algoritmica e l’amplificazione di contenuti illegali», avvierà studi e monitoraggi su «come le piattaforme digitali alimentano divisioni e amplificano l’odio», introdurrà il divieto assoluto di accesso ai social per gli under 16 e aprirà indagini penali per presunti reati commessi attraverso Grok, TikTok e Instagram.   Nel corso del discorso il Sanchezzo ha attaccato direttamente Elon Musk, proprietario di X, accusandolo di aver diffuso «disinformazione» riguardo alla sua decisione di concedere l’amnistia a circa mezzo milione di immigrati irregolari la scorsa settimana. Domenica Musk aveva accusato l’eurodeputata spagnola Irene Montero di «promuovere il genocidio» dopo le sue dichiarazioni sul voler «sostituire la destra» con i migranti.   Il premier spagnuolo ha concluso affermando che altri cinque Paesi europei – da lui definiti una «coalizione di volenterosi digitali» – adotteranno presto normative analoghe.   Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha già approvato la scorsa settimana una legge ancora più restrittiva, che vieta l’uso dei social ai minori di 15 anni, mentre la Grecia sarebbe «molto vicina» a un annuncio simile.   Come riportato da Renovatio 21, anche l’Australia ha varato un divieto per i social ai minori, con la grottesca esclusione, sembra, di Bluesky, la piattaforma goscista dove brulicano le più folli idee.

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