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La cura dei corpi dei defunti: No alla cremazione

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In questo mese di novembre ci raccogliamo in preghiera ricordando in modo più speciale i nostri morti. La Chiesa intercede per le Sante Anime del Purgatorio con le Messe e i suffragi del 2 novembre e le indulgenze dell’ottavario dei morti.

 

 

Sicuramente, come ci dice sant’Agostino nel suo opuscolo De cura pro mortuis gerenda (un estratto del quale si legge nel mattutino del giorno dei morti) queste suppliche per le anime sono l’essenziale della nostra cura per i trapassati: se non ci fossero, dice il santo Dottore, a nulla servirebbe onorare i corpi defunti e la loro sepoltura; e se a volte queste pie pratiche sono impossibili per delle circostanze estreme, mai si devono tralasciare le preghiere ed i suffragi.

 

 

Gli argomenti di sant’Agostino

Detto questo, sant’Agostino raccomanda con insistenza la cura per gli stessi corpi dei morti, sulla scia della Tradizione divina e apostolica, che trova la sua più autorevole fonte nelle parole del Cristo alla Maddalena nell’unzione di Betania.

 

La sepoltura, prosegue sant’Agostino, se non serve alla salvezza del morto, come pensavano alcuni pagani, è però dovere di umanità, perché nessuno ha in odio la propria carne

Quando Maria ha scioccato tutti versando il profumo prezioso sui piedi del Signore, Egli dice: «Lasciatela in pace […] Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura» (Mt. 26).

 

Sappiamo poi come tale ufficio di onorevole sepoltura fu compiuto nei confronti di Nostro Signore.

 

Per sant’Agostino i corpi dei nostri defunti non vanno disprezzati ma tenuti cari, come si fa perfino con gli oggetti loro appartenuti, essendo il corpo non un accidente ma costitutivo della stessa natura dell’uomo.

 

La sepoltura è professione della fede nell’articolo della resurrezione dei corpi

La sepoltura, prosegue sant’Agostino, se non serve alla salvezza del morto, come pensavano alcuni pagani, è però dovere di umanità, perché nessuno ha in odio la propria carne (cfr. Ef. 5): scomparso colui che si prendeva cura del proprio corpo, il dovere passa a coloro che rimangono, a maggior come testimonianza di fede in coloro che credono nella resurrezione dei corpi.

 

 

Un precetto divino e apostolico, una professione di fede

Il precetto della cura e della sepoltura dei corpi non è un semplice precetto ecclesiastico di origine umana: per la sua costanza dai primordi della Religione, per la sua universalità ed esclusività tra i cristiani, per il suo fondamento nelle Scritture, per il rigore con cui la legislazione della Chiesa lo ha sempre imposto, è paragonabile alla scelta della domenica come giorno festivo.

 

La forza di tale precetto risiede quindi nell’autorità divino-apostolica, e sembra veramente improbabile che la Chiesa possa avere il potere di cambiare un tale precetto divino positivo, come (secondo quasi tutti i teologi) la Chiesa non potrebbe spostare il precetto festivo dalla domenica al sabato o al lunedì. Se la necessità può scusare dall’adempimento di un tale precetto in alcuni casi, come per la Messa domenicale, esso non cessa per questo di esistere.

 

Il permesso dato nel 1963 da Paolo VI di ricorrere alla cremazione è impensabile ed empio per ogni anima cattolica

In più la sepoltura è professione della fede nell’articolo della resurrezione dei corpi. Certo, i corpi risorgeranno anche se bruciati o distrutti: ma con che gesto io posso manifestare esternamente di credere in questa verità, se non con la sepoltura?

 

È come per la Presenza reale: certamente il Cristo è presente nell’Ostia anche se non gli rendo alcun onore esteriore, ma come esprimo la mia fede in questa verità se escludo ogni riverenza esterna, o peggio faccio gesti opposti a tale fede (come per la comunione in mano etc.)?

 

Ecco perché il permesso dato nel 1963 da Paolo VI di ricorrere alla cremazione è impensabile ed empio per ogni anima cattolica.

 

Pare incredibile che sia stato uno dei primi atti di Papa Montini, venendo incontro alla vecchia campagna massonica in favore della cremazione.

Pare incredibile che sia stato uno dei primi atti di Papa Montini, venendo incontro alla vecchia campagna massonica in favore della cremazione.

 

Quello che il vecchio diritto canonico proibiva circa la cremazione, sulla base della tradizione apostolica, non era che espressione del diritto divino e naturale, non legge disciplinare mutevole.

 

 

Precetti circa il rispetto dei corpi dei defunti

Per questo non pare possibile nemmeno oggi passare oltre tali disposizioni, che vorremmo brevemente ricordare, anche se è già stato fatto molte volte.

 

La cremazione è del tutto esclusa per i cristiani. 

Se uno chiede da vivo di essere cremato, in buona o cattiva fede, i suoi eredi non devono rispettare tale volontà, come cosa empia e ingiusta.

Se uno chiede da vivo di essere cremato, in buona o cattiva fede, i suoi eredi non devono rispettare tale volontà, come cosa empia e ingiusta

 

Se non ha mai ritrattato tale volontà, e non se ne può dimostrare la buona fede, il defunto non ha diritto alla sepoltura cristiana, quindi deve essere sepolto senza riti in terra non consacrata. Non vi è alcun dubbio che chi è responsabile di un defunto, e lo lascia cremare potendolo impedire, compia un peccato grave, anche qualora il defunto stesso avesse espresso tale volontà cattiva.

 

Chiaramente non è colpevole chi non ha modo di impedire che una tale volontà si compia in forza di leggi malvagie.

 

Chi non ha mai chiesto di essere cremato, ma lo sarà per volontà (empia) dei parenti o dello Stato (come è successo in Italia durante il primo lockdown), può avere i riti della Chiesa, purché non vi sia cattivo esempio, e il sacerdote chiarisca bene la situazione, escluso sempre l’accompagnamento del clero al luogo della cremazione.

Bruciare un corpo è segno della massima pena possibile che un colpevole impenitente può meritare, non certo un legittimo modo di onorare il defunto, anche per diritto naturale

 

La Chiesa si premura anche di ricordare che i non cattolici, o coloro che non hanno diritto alla sepoltura ecclesiastica, devono avere uno spazio per essere sepolti, seppure fuori dalla terra benedetta del camposanto. Questo a indicare che nemmeno per costoro è possibile la cremazione.

 

Bruciare un corpo è segno della massima pena possibile che un colpevole impenitente può meritare, non certo un legittimo modo di onorare il defunto, anche per diritto naturale.

 

Siamo in un momento in cui del corpo dei morti si fa scempio con la cremazione, o con esperimenti perfino non necessari (per i quali basterebbero cellule o tessuti animali)

Specialmente oggi, è lodevole l’inumazione (certo senza riti cristiani e in terra non consacrata) dei feti abortiti, pur non battezzati, come avviene in alcuni luoghi, ad onorare quelli che sono resti umani, semplice verità naturale oggi negata da molti.

 

In questa epoca è necessario ricordare come la Chiesa raccomandi di onorare i cadaveri.

 

Siamo in un momento in cui del corpo dei morti si fa scempio con la cremazione, o con esperimenti perfino non necessari (per i quali basterebbero cellule o tessuti animali).

 

Mai come oggi, in questo clima gnostico, il corpo umano è visto come un insieme di elementi da riutilizzare o distruggere a piacere, con uno scopo puramente utilitaristico

Mai come oggi, in questo clima gnostico, il corpo umano è visto come un insieme di elementi da riutilizzare o distruggere a piacere, con uno scopo puramente utilitaristico.

 

Ogni utilizzo dei resti umani per scopi «scientifici» o «industriali» deve essere dai cristiani combattuto, a maggior ragione quando ci sono alternative possibili.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

 

 

Immagine di Georg Lippitsch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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«Danno alla Chiesa, svilimento del pensiero e dell’azione di papa Leone XIV»: lettera del prof. Sinagra al cardinale Zuppi

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Renovatio 21 pubblica la lettera circolante in rete che al segretario CEI cardinale Matteo Zuppi ha scritto l’eminente giurista .Augusto Sinagra, Il professor Augusto Sinagra (Catania, 1941) è un eminente giurista italiano, professore ordinario di Diritto dell’Unione Europea e Internazionale, noto per il suo lungo ruolo accademico alla Sapienza di Roma (fino al 2013) e la sua attività come avvocato patrocinante davanti alle magistrature superiori e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

 

Egregio Cardinale,

 

con molto disagio mi rivolgo a lei con il suo titolo ecclesiastico di alto rango.

 

Il mio disagio è motivato dal fatto che io sono cattolico e lei mi pare di no; sia nel senso della doverosa e corretta testimonianza dei Vangeli, sia nel senso della liturgia e della tradizione. E ora anche nel suo modo diplomaticamente denigratorio nei confronti dell’attuale Pontefice.

 

È vero che lei è «figlio» del Concilio Vaticano II che tanti guasti, divisioni e contrasti ha provocato nella Chiesa cattolica. Bastano due esempi: il Vescovo Marcel Lefebvre e l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò.

 

Quel che lei dice e fa mi ricorda le parole del prof. Franco Cordero nel suo famoso libro Risposta a Monsignore (si trattava di monsignor Colombo responsabile spirituale della Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano), quando ammonì – anche lui in controtendenza rispetto agli esiti nefasti del Concilio Vaticano II – che il «Messaggio» sarebbe rimasto e lo si sarebbe raccolto nelle piccole chiesette di lontana periferia.

 

Lei, Signor Zuppi, (chiamandola così mi sento più a mio agio) non si rende conto del danno che fa alla Chiesa cattolica svilendo ingiustamente il pensiero e l’azione di papa Leone XIV che, secondo lei e secondo un’espressione romanesca a lei nota, «non se lo filerebbe più nessuno».

 

Si dice che lei è un diplomatico ma la sua non è un’espressione diplomatica ma è qualcosa che somiglia di più a un siluro subacqueo, e questo, Signor Matteo Zuppi, non è commendevole per l’apparente finalità che lei vuol perseguire.

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Attingendo ancora al linguaggio romanesco che lei conosce, penso che a lei ancora «rode» (non dico cosa per decenza) il fatto di non essere stato eletto papa. Ma la sua mancata elezione conferma la presenza in Conclave dello Spirito Santo.

 

Lei è degno «figlio» di Bergoglio da me sempre chiamato «il pampero argentino». Peraltro a lei manca qualsiasi capacità diplomatica se solo penso che, nominato dal suo dante causa Bergoglio mediatore per la guerra in Ucraina, nonostante i suoi plurimi viaggi e contatti, le sue parole si persero nel vento. E ora lei si permette di criticare Leone XIV del quale non può negarsi quantomeno la grande cultura agostiniana.

 

Lei dice che i fedeli non gli danno retta. Se la cosa la può tranquillizzare, i fedeli per fortuna non danno retta neanche a lei ma sono obiettivo: i fedeli non danno retta e le Chiese sono vuote non per colpa sua o di altri ma per colpa proprio del Concilio Vaticano II.

 

Un ultimo commento alla sua omelia del 17 marzo 2026 nella Cattedrale di San Pietro a Bologna. In tale circostanza lei, ormai intriso di «santegidiismo» e dunque più di politica che di fede, ha affermato che l’azione delle FF.AA. per essere efficace «deve essere accompagnata dall’intesa» in mancanza di che la F.A. non sarebbe un «deterrente«, mancando il dialogo e il confronto.

 

Egregio Zuppi, ma lei cosa pensa che le FF.AA. debbano rapportarsi al nemico dialogando in vista di un’intesa? Oppure che il ricorso alle FF.AA. debba essere deciso all’esito di un’intesa o di un dialogo? Ma con chi? Non le basta il Parlamento?

 

Devo concludere, mio buon Zuppi, nel senso che lei non si rende conto di quel che dice.

 

E il bello è che lei dice che la «storia insegna» anche perché lei per primo non conosce la storia e dovrebbe studiarla perché la storia non è quella di cui si discute nella Comunità di Sant’Egidio della quale lei è coerentemente parte.

 

Augusto Sinagra

 

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Spirito

Il cardinale olandese Eijk celebra la prima messa pubblica in rito tradizionale a Utrecco

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Il cardinale olandese Willem Jacobus Eijk, arcivescovo metropolita di Utrecco, ha celebrato domenica la sua prima Santa Messa tradizionale in latino pubblica nella storica Chiesa di Nostra Signora dell’Immacolata Concezione. Lo riporta LifeSIte   La messa solenne di Laetare del 15 marzo, a cui hanno partecipato numerosi fedeli e che è visibile al link sottostante, si ritiene sia stata anche la prima messa pontificale celebrata da un cardinale olandese dal 1969. Il cardinale Eijk è noto per la sua ferma difesa della dottrina cattolica e per la promozione di pratiche liturgiche improntate alla riverenza.   Il cardinale Eijk è arcivescovo di Utrecco (che gli italiani, pur avendo un toponimo nella loro lingua, perseguono a chiamare cacofonicamente Utrecht) dal 2007 ed è stato creato cardinale da papa Benedetto XVI nel 2012. In precedenza, dal 1999 al 2007, è stato vescovo di Groningen-Leeuwarden.   Il porporato neerlandese, noto come uno dei prelati più ortodossi dell’Europa occidentale, ha costantemente difeso la dottrina cattolica sull’aborto e l’eutanasia, così come sul matrimonio e il celibato sacerdotale. In particolare, si è opposto alla «benedizione» delle «coppie» omosessuali e alla distribuzione della Santa Comunione ai divorziati risposati civilmente.  

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Il cardinale olandese ha criticato anche papa Francesco e altri membri della gerarchia ecclesiastica per l’ambiguità del loro insegnamento su questi temi. Meno di un mese dopo l’elezione di papa Leone XIV, ha esortato il nuovo pontefice a essere «chiaro» e «inequivocabile» nel suo insegnamento. Eijk celebra regolarmente la Messa del Novus Ordo ad orientem.   In risposta ai cattolici progressisti che lo hanno criticato per la postura liturgica tradizionale, il cardinale ha affermato in precedenza: «non celebro la Messa dando le spalle al popolo; la dico rivolgendo il mio volto verso Cristo… insieme al popolo, siamo veramente rivolti a Cristo».   Nel suo ministero, il cardinale ha ulteriormente sottolineato la centralità dell’Eucaristia nella fede cattolica. In una riflessione pastorale ha scritto: «attraverso il sacramento dell’Eucaristia siamo uniti a Gesù; quindi, a Dio stesso e pertanto al Suo amore infinito».   La Messa solenne di Eijk è significativa anche perché le celebrazioni della Messa tridentina sono rare nei Paesi Bassi. Il Latin Mass Directory elenca solo 13 luoghi in cui viene celebrata in tutto il paese, che ospita circa 3,4 milioni di cattolici.  

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Anche i vescovi USA contro Trump: «ripugnante» la guerra raccontata con i videogiochi

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In seguito all’appello di di papa Leone XIV per un cessate il fuoco immediato nell’offensiva contro l’Iran, diversi figure della gerarchia cattolica statunitense si sono espresse sull’immoralità dei recenti sviluppi.

 

Ad esempio, l’arcivescovo di Washington, il cardinale Robert McElroy (già noto su queste colonne per varie controversie), ha definito la guerra moralmente ingiustificabile. Il cardinale di Chicago, Blase Cupich (anche lui, a dire la verità, controverso), ha affermato che è «ripugnante» il modo in cui la Casa Bianca sta inserendo immagini di videogiochi nei suoi messaggi sui social media riguardo alla guerra.

 

Il riferimento è probabilmente a dei meme a base di videogame preparati dal ramo social media della Casa Bianca. Uno sembra ricordare la vecchia console Nintendo Wii e il suo gioco sportivo, con attenzione all’orrendo giuoco del golf, come risaputo amatissimo dal Trump.

 

 

Un’altra clip presidenziale, anche quella esecrata su internet, usava un remix della colonna sonora del videogame Mortal Kombat montandoci sopra immagini dai film d’azione e fantascienza hollywoodiani.

 


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Mentre la Casa Bianca pratica quello che in gergo si chiama shitposting, il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha respinto la giustificazione di Washington secondo cui gli Stati Uniti starebbero conducendo una «guerra preventiva», ha affermato che la Santa Sede non sta comunque interrompendo il dialogo con gli Stati Uniti.

 

«La Santa Sede parla con tutti e, quando necessario, parliamo anche con gli americani, con gli israeliani e mostriamo loro quali sono, a nostro avviso, le soluzioni» ha dichiarato il porporato vicentino segretario di Stato vaticano.

 

Il 16 marzo papa Leone XIV, che è di origini americane, ha colto l’occasione di un discorso ai giornalisti televisivi italiani per sottolineare l’importanza del momento, nelle difficili circostanze del periodo bellico, nel raccontare la realtà della guerra ed evitare di diventare portavoce della propaganda bellicista. «Sempre, ma in modo speciale nelle circostanze drammatiche di guerra, come quelle che stiamo vivendo, l’informazione deve guardarsi dal rischio di trasformarsi in propaganda. E il compito dei giornalisti, nel verificare le notizie, per non diventare megafono del potere, si fa ancora più urgente e delicato, direi essenziale»..

 

In precedenza Prevost in un discorso rivolto ai sacerdoti che partecipavano a un corso in Vaticano sul sacramento della confessione il 13 marzo, aveva affermato che il sacramento è un’occasione per ristabilire l’unità e la pace. Secondo il South China Morning Post, senza menzionare esplicitamente gli Stati Uniti, aveva posto la seguente domanda: «quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati, hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?».

 

Durante l’Angelus della scorsa domenica il pontefice aveva rivolto un pensiero anche al Libano, ora oggetto di una nuova invasione da parte dello Stato Ebraico.

 

«È motivo di grande preoccupazione la situazione in Libano. Auspico cammini di dialogo che possano sostenere le Autorità del Paese nell’implementare soluzioni durature alla grave crisi in corso, per il bene comune di tutti i libanesi» aveva dato dall’affaccio in piazza San Pietro il Prevost. «A nome dei cristiani del Medio Oriente e di tutte le donne e gli uomini di buona volontà, mi rivolgo ai responsabili di questo conflitto: cessate il fuoco! Si riaprano percorsi di dialogo! La violenza non potrà mai portare alla giustizia, alla stabilità e alla pace che i popoli attendono»

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