Militaria
La controffensiva dell’Ucraina è già iniziata: parla il capo del gruppo Wagner
Il capo della compagnia militare privata Wagner Group, Evgenij Prigozhin, ha dichiarato mercoledì che le forze ucraine hanno iniziato il loro contrattacco a Bakhmut – che i russi chiamano Artjomovsk – e minacciano di sopraffare le sue truppe scarsamente rifornite.
Le forze di Wagner sono avanzate di oltre 200 metri mercoledì, sostenendo 116 vittime e lasciando meno di tre chilometri quadrati della città del Donbass in possesso ucraino, ha detto Prigozhin in una clip audio condivisa online.
Tuttavia, come riporta il sito russo RT, il leader delle PMC ha poi annunciato che l’esercito ucraino ha «iniziato il suo contrattacco», con «manodopera e munizioni illimitate».
Nel frattempo, ha dipinto un quadro terribile della situazione di Wagner, dicendo che «la carenza di munizioni è acuta» e le sue truppe hanno abbastanza colpi rimanenti «solo per pochi giorni».
Il ministero della Difesa russo si rifiuta di consegnare munizioni di artiglieria a Wagner, «ignorando ogni nostra richiesta», ha affermato Prigozhin. Negli scorsi giorni Prigozhin aveva dichiarato che la scarsità di munizioni potrebbe trasformare l’offensiva ucraina in una «tragedia» per Mosca. Ha poi dichiarato di aver sentito un’intercettazione in cui gli ucraini ricevono istruzioni di uccidere i feriti della Wagner: niente più prigionieri e sterminio di chiunque sia sul campo di battaglia.
Le forze di Wagner sono state in prima linea nei combattimenti di strada a Bakhmut, un nodo ferroviario e stradale chiave nel Donbass.
Kiev ha incanalato decine di migliaia di soldati in città, anche se Wagner e altre truppe russe hanno stabilito il controllo del fuoco su tutte le strade di rifornimento, lasciando gli ucraini mezzo circondati.
Il capo del gruppo Wagner ha altresì osservato che vi è «massima attività» dell’aviazione nemica, così come è massima l’attività intorno al perimetro e all’interno del fronte, con un intensificarsi delle azioni ucraini oltre i confini storici dell’Ucraina con la Russia.
Precedentemente Prigozhin, assieme a Rogov (esponente dell’amministrazione russa di Zaporiggia) aveva detto che è iniziata un’offensiva ucraina nel settore di Zaporiggia.
Come riportato da Renovatio 21, con l’innalzarsi delle temperature e il rassodarsi del terreno, lo scontro definitivo potrebbe divenire inevitabile.
In queste ore sono stati riportati i timori del Dipartimento di Stato USA per il coinvolgimento della Wagner nel conflitto in Sudan. Newsweek ha scritto che il ministero degli Esteri americano ha messo in guardia le fazioni in lotta (sia il le forze lealiste che i paramilitari janjaweed) dal chiedere aiuto al gruppo di Prigozhin, citando la «sicurezza dei cittadini».
Militaria
Ecco l’«armada» di Trump: «un’enorme flotta» diretta in Iran
Washington sta «osservando» con attenzione la situazione in Iran, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, rinnovando in apparenza le sue minacce di ricorrere alla forza militare contro la Repubblica islamica per il modo in cui ha gestito i violenti disordini.
L’Iran è stato recentemente travolto da proteste di massa scatenate dalle gravi difficoltà economiche e dal crollo della valuta nazionale. Le manifestazioni, inizialmente di natura socio-economica, si sono trasformate in proteste politiche e violente, con Teheran che ha attribuito i disordini all’ingerenza di Stati Uniti e Israele, nonché all’infiltrazione di elementi «terroristici».
Secondo gli ultimi dati ufficiali forniti dalle autorità iraniane, oltre 3.000 persone sono rimaste uccise nelle violenze, tra cui quasi 700 definite «terroristi». Teheran ha più volte sostenuto che gruppi organizzati di militanti hanno ricevuto istruzioni, armi e altre forniture dall’estero, oltre a compensi per compiere atti di violenza contro funzionari governativi e beni pubblici.
Il presidente statunitense ha ripetutamente minacciato l’Iran con la possibilità di un intervento militare, assicurando ai manifestanti che «gli aiuti sono in arrivo». Lo scorso fine settimana sembrava aver moderato i toni, dichiarando di essersi «convinto» a non attaccare l’Iran.
Venerdì, tuttavia, Trump ha nuovamente ammonito Teheran, affermando che gli Stati Uniti stanno «monitorando» da vicino la situazione nel Paese, pur precisando che «preferirebbe non vedere accadere nulla».
Trump ha quindi parlato di un’«armada» dirigentesi verso la Persia. «Abbiamo una flotta enorme che si dirige in quella direzione… e forse non dovremo usarla… abbiamo molte navi che si dirigono in quella direzione, per ogni evenienza», ha detto Trump ai giornalisti mentre parlava a bordo dell’Air Force One.
Sebbene il Pentagono non abbia confermato ufficialmente le dichiarazioni di Trump sui movimenti navali, diversi resoconti dei media hanno indicato che il gruppo portaerei guidato dalla USS Abraham Lincoln è stato trasferito in Medio Oriente dal Mar Cinese Meridionale. Il gruppo e le unità associate si trovano attualmente nell’Oceano Indiano.
Inoltre, varie piattaforme di monitoraggio del traffico aereo hanno rilevato lo spostamento di ulteriori caccia, aerei da supporto e velivoli cisterna verso basi statunitensi nella regione. Tali ridispiegamenti sono stati interpretati da alcuni analisti come indizi di un possibile intervento militare imminente contro Teheran.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
Gli Stati Uniti valutano il ritiro completo delle truppe dalla Siria
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Militaria
Il Canada costruisce un modello di resistenza stile mujaheddin contro una possibile invasione USA
L’esercito canadese ha sviluppato un modello di risposta a un’ipotetica invasione statunitense, secondo quanto rivelato martedì dal Globe and Mail, che cita alti funzionari della Difesa. La strategia ipotizzata si basa su una guerra non convenzionale di tipo insurrezionale, ispirata alle tattiche impiegate dai mujaheddin afghani contro le forze sovietiche.
Il rapporto indica che la decisione di elaborare tale scenario è stata motivata dalle crescenti tensioni all’interno della NATO, aggravate dalla campagna del presidente Donald Trump per annettere la Groenlandia e dalle sue ripetute proposte affinché il Canada diventi parte degli Stati Uniti.
Secondo i dettagli emersi, i pianificatori militari prevedono un attacco proveniente da sud, con le forze statunitensi in grado di conquistare in soli due giorni le principali posizioni terrestri e marittime canadesi. Consapevoli dell’impossibilità di resistere a un’offensiva convenzionale, i militari immaginano una resistenza prolungata basata su azioni di guerriglia: piccole unità di irregolari o civili armati che condurrebbero sabotaggi, attacchi con droni e operazioni mordi e fuggi, ricalcando esattamente le tattiche dei mujaheddini afghani durante il conflitto del 1979-1989 contro l’Unione Sovietica.
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Si tratterebbe della prima simulazione di questo tipo condotta dalle forze armate canadesi da oltre un secolo nei confronti degli Stati Uniti, Paese con cui il Canada condivide la fondazione della NATO e il sistema di difesa aerea continentale (NORAD).
I funzionari interpellati hanno precisato che il modello rappresenta «un quadro concettuale e teorico, non un piano operativo concreto» e che un’invasione statunitense resta considerata «altamente improbabile». Tuttavia, la pressione esercitata da Trump sulla Groenlandia ha spinto i pianificatori a esaminare seriamente lo scenario.
Trump persegue da tempo l’acquisizione della Groenlandia, territorio autonomo danese nell’Artico, motivandola con esigenze di sicurezza nazionale e con la necessità di contrastare l’influenza di Russia e Cina. La sua retorica ha creato profonde frizioni con i partner europei della NATO, che hanno respinto qualsiasi modifica dello status quo e avvertono che una tale mossa potrebbe decretare la fine dell’alleanza atlantica. La scorsa settimana Trump ha annunciato l’imposizione di nuovi dazi doganali sui Paesi europei contrari al suo progetto, a meno che non si raggiunga un accordo.
Il presidente statunitense ha inoltre suggerito più volte che il Canada dovrebbe diventare il 51° Stato degli USA, sostenendo che tale unione porterebbe benefici ai cittadini canadesi. Lunedì ha pubblicato un’immagine generata dall’intelligenza artificiale che lo ritrae mentre incontra i leader europei nello Studio Ovale, con una mappa in cui bandiere statunitensi coprono Groenlandia, Canada, Cuba e Venezuela.
New media post from Donald J. Trump
(TS: 20 Jan 00:58 ET) pic.twitter.com/l94Se0U7G4
— Commentary: Trump Truth Social Posts On X (@TrumpTruthOnX) January 20, 2026
Il Canada ha escluso categoricamente qualsiasi ipotesi di annessione agli Stati Uniti e ha ribadito che il futuro della Groenlandia spetta esclusivamente ai groenlandesi e alla Danimarca. Martedì, intervenendo al World Economic Forum di Davos, il primo ministro Mark Carney ha invitato le «potenze medie» a unirsi per scoraggiare gli Stati che fanno leva sull’«hard power» – un chiaro riferimento implicito agli Stati Uniti –, affermando: «Se non siamo al tavolo, finiamo nel menu».
Fonti vicine al governo riferiscono che Carney stia valutando l’invio di un piccolo contingente militare in Groenlandia come gesto simbolico di solidarietà con la Danimarca.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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