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Klaus Schwab dichiara l’alba dell’«era intelligente» al Summit dei governi mondiali

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Il fondatore del World Economic Forum (WEF) Klaus Schwab ha dichiarato al World Governments Summit che sta scrivendo un nuovo libro sull’«era intelligente», in cui l’economia sarà basata su «conoscenza, dati e intuizioni intelligenti». Lo riporta The Sociable.

 

Nel suo discorso al 12° Summit annuale dei governi mondiali a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ora chiamato «Governi nell’era intelligente», Schwab ha affermato che ciò che distingue l’«era intelligente» dalle precedenti ere agricole e industriali è che quest’ultima transizione si sta muovendo a un ritmo esponenziale, mentre le due precedenti erano lineari e hanno richiesto generazioni per seguire il loro corso.

 

«Stiamo passando dall’era industriale all’era intelligente» ha detto lo Schwab. «Questa transizione verso la nuova era intelligente sarà gestita solo se tutti gli attori della società globale lavoreranno insieme».

 

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«Similmente alla transizione dall’era agricola all’era industriale, ora stiamo passando dall’era industriale all’era intelligente, ma c’è una grande differenza rispetto alla prima transizione […] in cui abbiamo dovuto adattarci per diverse generazioni», ha affermato Schwab.

 

«Ora, questa transizione sta avvenendo a una velocità esponenziale», ha aggiunto.

 

Questo nuovo ordine mondiale di cui parla il fondatore del WEF è quello che, secondo lui, cambierà la società per sempre e, invece di basarsi sui beni dell’era agricola o sui prodotti e servizi dell’era industriale, l’economia di questa nuova era intelligente si baserà su «conoscenza, dati e intuizioni intelligenti».

 

«Ora, in questa nuova era, la base [economica] sarà la conoscenza, i dati e le intuizioni intelligenti», ha affermato Schwab.

 


«Stiamo vivendo la transizione verso una nuova era, che cambierà tutto», ha affermato Schwab, aggiungendo: «Cambierà il modo in cui comunichiamo, lavoriamo, viviamo».

 

Per l’86enne guru del gruppo estremista di Davos, «i governi devono essere promotori del cambiamento alla velocità della luce» e «devono in particolare collaborare con le imprese» perché «questa transizione verso la nuova era intelligente sarà gestita solo se tutte le parti interessate della società globale lavoreranno insieme».

 

«La cosa peggiore che potrebbe succedere non è solo perdere la fiducia nei governi o nelle aziende; la cosa peggiore che potrebbe succedere è perdere la fiducia nel nostro futuro» ha dichiarato il capo WEF, segnalando ancora una volta la sua idea di convergenza assoluta di pubblico e privato, di multinazionali e governo.

 

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Riconoscendo che le persone hanno perso fiducia nei governi, nelle istituzioni e nei burocrati, il fondatore del WEF ha affermato che molte persone avevano paura del futuro perché non lo capivano e «perché il progresso era troppo rapido e complesso».

 

«Devo confessare che, anche se sto scrivendo un libro sull’era dell’intelligenza, non ne comprendo tutti gli aspetti», ha ammesso lo Schwabbo. «Qual è la conseguenza del non capire? È avere paura del futuro», ha aggiunto, mentre ha messo l’onere sui governi di concentrarsi sulle opportunità e non sulle minacce e, ancora una volta, sui governi di collaborare con le aziende.

 

 

«I governi devono collaborare per creare le necessarie protezioni e le necessarie politiche etiche attorno a queste nuove tecnologie», ha affermato Schwab. «Possono servire al bene dell’umanità, ma possono anche fare molto male».

 

«Ciò che vediamo oggi negli sforzi internazionali non è sufficiente. Naturalmente, la mia organizzazione è molto coinvolta nel creare la necessaria comprensione, ma anche nell’aiutare le politiche necessarie attorno a queste nuove tecnologie».

 


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Come scrive Tim Hinchcliffe, «l’era dell’intelligenza è fondamentalmente un rebranding del Grande Reset unito alla rapida evoluzione della Quarta Rivoluzione Industriale», concetti elaborati nel passato recente dal Klaus.

 

«Quarta Rivoluzione Industriale», «Grande Reset», ora «Era Intelligente»: Schwab ricicla il concetto ogni quattro anni, sembra. La sostanza, tuttavia, pare essere sempre la stessa: una riforma radicale dell’umanità, che va sottomessa ad un sistema macchinale che la controlla e la diriga.

 

Il fondatore del WEF afferma che l’«era dell’intelligenza» avrà una nuova economia basata sui dati che richiederà la collaborazione di tutti gli «stakeholder» per avere successo.

La retorica è del tutto simile a quella del lancio del Grande Reset, in cui Schwab dichiarò che era necessario un riavvio del capitalismo, che richiedeva anche la partecipazione di tutte le parti interessate attraverso partnership pubblico-private – è lo stakeholder capitalism invocato per scelte antisociali ed antieconomiche come gli ESG, i DEI e tutta la follia climatica, razzista e omotransessualista a cui si sono piegate tutte le più grandi società mondiali.

 

Il tema dello scorso anno a Davos è stato la «Collaborazione per l’era intelligente».

 

Come riportato da Renovatio 21, cinque mesi fa lo Schwab aveva annunziato che l’Intelligenza Artificiale controllerà la salute e le finanze nella transizione verso la cosiddetta «era intelligente».

 

Schwab ha dichiarato in precedenza che questa nuova era di integrazione con le «tecnologie digitali» significherà che «non sarà più necessario nemmeno indire elezioni». Su questa linea si è spinto fino a immaginare scansioni cerebrali negli aeroporti, di modo da vedere se il passeggero non abbia pensieri pericolosi. «I microchip impiantabili attivi che rompono la barriera cutanea del nostro corpo» cambieranno il modo in cui ci interfacciamo con il mondo «e ci costringeranno a chiederci «cosa significhi essere umani», sostiene Schwab.

 

A Davos un anno fa lo Schwab aveva dichiarato che le élite WEF avevano in ruolo di «amministratrici del futuro». Dopo le sue dimissioni dal vertice del WEF date un mese fa, il potere parrebbe passato ai figli.

 

Lo Schwab nei mesi scorsi ha parlato apertis verbis di governo mondiale in grado di «padroneggiare» tecnologie come l’Intelligenza Artificiale e biologia sintetica.

 

Due anni fa alla Davos estiva lo Schwab aveva definito la Cina come modello da seguire. Egli dispone infatti di ottimi rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, che elogia per le sue misure di controllo.

 

Come riportato da Renovatio 21, un accenno molto critico a Davos e al suo pensiero è stato portato dal neovicepresidente USA JD Vance durante il suo epocale discorso alla Conferenza di sicurezza di Monaco pochi giorni fa.

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Trump dice di non essere stato amico di Epstein

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha smentito categoricamente di essere stato amico di Jeffrey Epstein, accusando il defunto molestatore sessuale di aver ordito una congiura ai suoi danni.   La scorsa settimana il Dipartimento di Giustizia statunitense ha reso pubblico l’ultimo lotto di documenti relativi al caso Epstein, composto da oltre 3 milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini, in ottemperanza all’Epstein Files Transparency Act, la legge firmata da Trump a novembre che impone la divulgazione integrale dei materiali legati alle indagini federali sul finanziere deceduto.   Il nome del presidente compare nei documenti in almeno 3.000 occasioni. Gli atti rivelano inoltre che Epstein, morto in carcere a New York nel 2019 mentre attendeva il processo per accuse federali di traffico sessuale, aveva intrattenuto rapporti con numerose figure di spicco statunitensi, tra cui l’ex presidente Bill Clinton e i miliardari Bill Gates ed Elon Musk.   Lunedì Trump ha pubblicato un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social in cui dichiara: «Non solo non ero amico di Jeffrey Epstein, ma, stando alle informazioni appena rese note dal Dipartimento di Giustizia, Epstein e uno “scrittore” bugiardo e viscido di nome Michael Wolff hanno complottato per danneggiare me e/o la mia presidenza».

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«A differenza di tante persone a cui piace “sparlare”, io non sono mai stato sull’isola infestata da Epstein, mentre quasi tutti questi democratici corrotti e i loro donatori ci sono andati», ha aggiunto con forza.   Già sabato Trump aveva annunciato l’intenzione di intentare causa contro Wolff, il giornalista autore del libro del 2018 «Fire and Fury: Inside the Trump White House», un’autobiografia non autorizzata sulla sua presidenza.   Domenica Wolff ha risposto su Instagram dichiarando di non comprendere pienamente il motivo della reazione furiosa di Trump, ma ha ammesso di aver incoraggiato Epstein a «rendere pubblico ciò che sapeva su Trump».   Il nome di Wolff compare in numerosi fascicoli resi pubblici dal dipartimento di Giustizia lo scorso novembre. In un’e-mail del febbraio 2016, il giornalista suggeriva che il finanziere potesse trasformarsi nella «pallottola» capace di fermare la prima campagna presidenziale di Trump.   Il dipartimento di Giustizia ha premesso l’ultima tranche di documenti con una nota in cui precisa che le email non contengono alcun elemento che indichi da parte di Epstein accuse concrete secondo cui Trump «avesse commesso reati o intrattenuto contatti inappropriati con una qualsiasi delle sue vittime». Al contrario, gli scritti mostrano che il condannato per reati sessuali denigrava abitualmente il presidente, definendolo «stupido» e mettendo in dubbio le sue facoltà mentali.

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Epstein ha proposto alla Rothschild «molte opportunità» nell’Ucraina post-golpe

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I documenti resi pubblici di recente indicano che Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali negli Stati Uniti, ha discusso di possibili opportunità d’affari in Ucraina dopo il colpo di stato di Kiev del 2014, sostenuto dall’Occidente. Ne ha parlato con Ariane de Rothschild, a capo della banca privata svizzera Edmond de Rothschild Group.

 

La scorsa settimana, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha diffuso un ulteriore lotto di documenti legati a Epstein. Tra questi figura uno scambio di email del marzo 2014, in cui de Rothschild esprimeva l’intenzione di discutere dell’Ucraina durante un prossimo incontro. La risposta di Epstein recitava: «La rivolta in Ucraina dovrebbe offrire molte opportunità, molte».

 

Pubblicazioni precedenti di documenti avevano già messo in luce i rapporti commerciali tra i due. Nel 2015, dopo la nomina di de Rothschild a CEO del gruppo, lei negoziò un contratto da 25 milioni di dollari con Epstein per «l’analisi del rischio e l’applicazione e l’utilizzo di determinati algoritmi» a beneficio della banca. Nel 2013, lui le chiese di aiutarlo a trovare un’assistente personale donna, che secondo le sue parole doveva essere «multilingue e organizzata». Epstein mise inoltre in contatto de Rothschild – che nel 1999 aveva sposato una donna della famiglia di banchieri svizzeri – con Kathryn Ruemmler, partner di Goldman Sachs ed ex consulente della Casa Bianca durante la presidenza di Barack Obama. Lo studio legale di Ruemmler fu in seguito incaricato di fornire consulenza al gruppo su questioni normative statunitensi.

 

Le proteste di massa di Maidan nel 2014 sfociarono in un colpo di stato che rovesciò il presidente Viktor Yanukovich. Membri dell’amministrazione Obama contribuirono ad alimentare i disordini e a scegliere i funzionari del nuovo governo ucraino. La rimozione di Yanukovich violò un accordo di de-escalation mediato da Germania e Francia e portò l’Ucraina verso un conflitto con la Russia.

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La famosa famiglia di banchieri ebrei è stata profondamente coinvolta negli affari ucraini dopo il colpo di Stato del 2014. Lo riportava un anno fa un articolo della testata governativa russa Sputnik, sostenendo che la multinazionale finanziaria Rothschild & Co avrebbe avuto un ruolo determinante nella ristrutturazione del debito ucraino di oltre 20 miliardi di dollari nel luglio 2024.

 

I Rothschild avrebbero coinvolto nei colloqui gli esperti del FMI, mentre sul tavolo c’era anche il piano di sequestrare i beni sovrani congelati della Russia. Secondo l’accusa, il clan stava traendo profitto dallo Stato dell’Europa orientale attraverso vari piani, tra cui la futura «ricostruzione dell’Ucraina».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Ucraina ha raggiunto il suo accordo con gli obbligazionisti su una ristrutturazione del debito come risultato degli sforzi di Rothschild & Co. Negli stessi mesi era emerso che i rami svizzero e francese della famiglia Rothschild stavano combattendo per il dominio nel settore della gestione patrimoniale, il che sta causando tensioni e scatenando speculazioni su una fusione che avrebbe un impatto significativo sul panorama finanziario globale.

 

Dalla banca francese dei Rothschild è passato, notoriamente, l’attuale presidente francese Emmanuel Macron.

 

Uno dei principali patriarchi della famiglia, espansasi anche a Londra e Nuova York, Evelyn Rothschild, è morto nel 2022. Sette mesi fa è defunto all’età di 87 anni anche Lord Nathaniel Charles Jacob Rothschild, IV barone Rothschild, noto per essere amico dello Stato di Israele e della controversa artista Marina Abramovic.

 

Come riportato da Renovatio 21, la vedova di Evelyn Rothschild, Lynn Forester de Rothschild ha attaccato l’inchiesta dei trumpiani sull’integrità delle elezioni 2020; la famiglia avrebbe triplicato il loro investimento in Bitcoin.

 

Nel 2020 Lynn Forester de Rothschild ha formato una coalizione con il Vaticano, le Nazioni Unite, varie multinazionali e la Fondazione Rockefeller chiamata Council for Sustainable Capitalism.

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa un membro della dinastia bancaria Rothschild sia rimasto ucciso in un incendio domestico a Los Angeles. A febbraio 2024, Lord Jacob Rothschild, finanziere e pari britannico, è morto all’età di 87 anni. Era amico di Israele e di Marina Abramovic, e nemico della Russia di Putin.

 

L’erede banchiere Alexandre de Rothschild nel 2024 era stato ingannato in uno scherzo telefonico in cui credeva di parlare con lo Zelen’skyj, mostrandogli tutta la sua disponibilità.

 

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Immagine di Bengamy via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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Lord britannico si dimette dal Partito Laburista per i legami con Epstein

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L’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Lord Peter Mandelson, ha annunciato le dimissioni dal Partito Laburista dopo che nuovi documenti statunitensi resi pubblici hanno riportato al centro dell’attenzione la sua relazione con Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali.   Mandelson, rimosso dal suo incarico a Washington lo scorso anno in seguito alle rivelazioni su una lettera di dieci pagine indirizzata al suo «migliore amico» Epstein, ha comunicato domenica la decisione di lasciare l’iscrizione al partito per non provocare «ulteriore imbarazzo».   In una lettera indirizzata alla segretaria generale del Partito Laburista, Hollie Ridley, Mandelson ha respinto ogni accusa di illecito e ha definito «false» le affermazioni secondo cui Epstein gli avrebbe versato somme di denaro oltre vent’anni fa, dichiarando di non conservare alcuna traccia né ricordo di tali pagamenti.   «Mentre approfondisco queste questioni, non intendo causare ulteriore imbarazzo al Partito Laburista e per questo motivo mi dimetto dall’iscrizione», ha scritto. Mandelson ha inoltre rinnovato le sue scuse alle vittime di Epstein, sottolineando che le loro voci «avrebbero dovuto essere ascoltate molto prima».   Il Mandelson è omosessuale e i pagamenti coinvolgerebbero anche il suo «partner». A gennaio, nella sua prima intervista dopo essere stato licenziato dall’incarico di ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti a causa dei suoi legami con Epstein, aveva dichiarato alla BBC di pensare di essere stato «tenuto separato» dal lato sessuale della vita del defunto finanziere perché era gay – per cui, dice, non era «consapevole di ciò che [Epstein] stava facendo» e mai aveva veduto ragazzine e baccanali oligarchici vari.

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Venerdì il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha diffuso una nuova serie di documenti, in ottemperanza alla legge sulla divulgazione dei file federali relativi a Epstein. Tra questi figurano estratti conto bancari che sembrano indicare tre distinti versamenti da 25.000 dollari ciascuno dai conti JP Morgan di Epstein a conti collegati al Mandelsone tra il 2003 e il 2004.   I file includono anche e-mail e fotografie che coinvolgono Mandelson, tra cui immagini censurate in cui appare accanto a una donna non identificata. Mandelson ha dichiarato di non riuscire a ricordare né il luogo né le circostanze in cui tali foto furono scattate. Il dipartimento di Giustizia ha precisato che i documenti sono stati pubblicati senza contesto aggiuntivo e che la mera menzione in essi non implica necessariamente responsabilità penali.   Come riportato da Renovatio 21, il Mandelson era stato destituito dall’incarico di ambasciatore britannico negli Stati Uniti l’anno scorso, dopo che precedenti indiscrezioni avevano evidenziato contatti protratti con Epstein anche dopo la condanna del finanziere nel 2008 per adescamento di minore. In precedenza aveva espresso profondo rimpianto per aver mantenuto quei rapporti, descrivendo Epstein come un «carismatico bugiardo criminale».   Le recenti rivelazioni, che comprendono anche nuovi documenti e immagini riguardanti l’ex principe Andrea, hanno provocato una forte reazione politica a Londra. Un portavoce del Partito Conservatore ha criticato il premier Keir Starmer per non aver espulso prima Mandelson, ormai «completamente screditato». Anche esponenti dei Liberal Democratici e dello stesso Partito Laburista hanno sostenuto che Mandelson, il principe Andrea e chiunque possieda informazioni rilevanti sulle attività di Epstein abbiano il dovere morale di trasmettere tutto quanto sanno alle autorità statunitensi.   Come riportato da Renovatio 21 il Mandelson è un «peer» (cioè, membro dell’aristocrazia britannica) del partito laburista e un intimo di lunga data di Tony Blair – oltre che di Epstein – ed è chiamato dai detrattori a Londra il «Principe delle Tenebre» o talvolta il «Signore Oscuro», dal nome del cattivo di Harry Potter, Voldemort.   Va ricordato che Mandelsone, prima di divenire ambasciatore a Washingtone, si era espresso ad abundantiam contro Donald Trump.   Un articolo del 6 febbraio 2025 sul Financial Times scrive che «Mandelson, un ex commissario UE liberale e libero professionista con forti legami con la Cina, la scorsa settimana ha ritirato la sua affermazione “mal giudicata e sbagliata” del 2019 secondo cui Trump era un “pericolo per il mondo” e “poco meno di un nazionalista bianco e razzista».   Chris LaCivita, un consigliere della campagna di Trump, aveva descritto il nuovo ambasciatore come «un idiota assoluto» che «dovrebbe restare a casa».   Come riportato da Renovatio 21, il Mandelson ovviamente è frequentatore del World Economic Forum di Davos.
 

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