Bioetica
Kamala Harris respinge le esenzioni religiose per l’aborto: «non credo che dovremmo fare concessioni»
La candidata democratica alla presidenza Kamala Harris ha dichiarato inequivocabilmente nella sua ultima intervista che non avrebbe sostenuto le esenzioni religiose in materia di aborto. Lo riporta LifeSiteNews.
Le ripetute promesse di Harris di firmare una legge federale che legalizzerebbe l’aborto a livello nazionale e ripristinerebbe il «diritto» virtualmente illimitato delle sentenza della Corte Suprema USA Roe v. Wade (1973) alla pratica omicida sono il fulcro della sua campagna.
«Quali concessioni sarebbero sul tavolo? Le esenzioni religiose, ad esempio, sono qualcosa che prenderesti in considerazione?» ha chiesto alla candidata la reporter della NBC Hallie Jackson.
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«Non credo che dovremmo fare concessioni quando parliamo di una libertà fondamentale di prendere decisioni riguardo al proprio corpo», ha risposto la Harris riferendosi eufemisticamente alla distruzione di bambini non ancora nati nel grembo materno.
La giornalista ha incalzato Harris sulla questione. «Ai repubblicani, come ad esempio Susan Collins o Lisa Murkowski, che sosterrebbero qualcosa del genere in un programma democratico se in effetti i repubblicani controllassero il Congresso, offrireste loro un ramoscello d’ulivo, o è fuori discussione? Non è un’opzione per voi?»
«Non ho intenzione di fare ipotesi», ha detto Harris per evitare la domanda.
«Una libertà fondamentale è stata tolta alle donne d’America: la libertà di prendere decisioni sul proprio corpo», ha detto la Harris, chiaramente in modalità campagna elettorale. «E questo non può essere negoziabile, ovvero dobbiamo ripristinare le protezioni di Roe v. Wade».
«E questo è tutto», ha aggiunto.
🚨Kamala Harris says that she does not believe in religious exemptions when it comes to abortion.
Christians, remember this when you go to vote.👇 pic.twitter.com/GhOeqQeT5G
— Trump War Room (@TrumpWarRoom) October 22, 2024
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L’impegno della Harris nel considerare l’aborto su richiesta come inviolabile arriva solo pochi giorni dopo che la candidata ha pubblicamente ridicolizzato due studenti universitari che avevano proclamato «Cristo è Re!» e «Gesù è Signore» durante un recente comizio elettorale, mentre denigrava l’annullamento della sentenza Roe contro Wade da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti.
Harris, ex senatrice statunitense della California, considerata il membro più progressista del Senato e con un record di voti pro-aborto del 100%, sostiene il «Women’s Health Protection Act», un disegno di legge democratico che dichiarerebbe l’aborto durante la gravidanza un «diritto» federale e invaliderebbe centinaia di leggi pro-life statali e locali.
È anche una convinta sostenitrice di tutti gli aspetti del movimento LGBT, comprese le «transizioni di genere» per i minori e l’indottrinamento LGBT dei bambini nelle scuole.
Kamala, inoltre, ha una storia di attacchi ai cattolici. Come procuratore generale della California, ha perseguito il giornalista cattolico pro-life David Daleiden dopo che ha diffuso dei video che mostravano i dirigenti della Planned Parenthood discutere della vendita di parti del corpo di bambini abortiti.
Come membro della Commissione giudiziaria del Senato degli Stati Uniti, ha suggerito che un candidato alla magistratura dovrebbe essere squalificato a causa del suo coinvolgimento nei Cavalieri di Colombo, citando l’opposizione dell’organizzazione cattolica all’aborto e al «matrimonio» omosessuale, scrive LifeSite.
Inoltre, sotto l’amministrazione Biden-Harris, il Dipartimento di Giustizia ha applicato selettivamente il Freedom of Access to Clinic Entrances (FACE) Act per colpire pacifici sostenitori cattolici pro-life come Mark Houck e Paulette Harlow , e si è scoperto che l’FBI ha sorvegliato le chiese che celebrano la messa latina tradizionale.
L’amministrazione ha anche cercato di costringere ospedali e medici a praticare aborti e a facilitare la mutilazione chirurgica di bambini con sesso invertito, indipendentemente dalle obiezioni di coscienza.
Come riportato da Renovatio 21, lo sfidante candidato presidente Donald J. Trump più volte si è scagliato contro l’agenda anti-cattolica della Harris, dicendo che «i cattolici sono letteralmente perseguitati» dall’amministrazione Biden-Harris.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr.
Bioetica
Circa il 40% delle donne soffre di un dolore profondo per anni dopo un aborto: studio
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Bioetica
Aborto legalizzato alle isole Faroe
Il 4 dicembre, il Parlamento delle Isole Faroe, un arcipelago autonomo di 18 isole che fa parte del Regno di Danimarca, ha votato per legalizzare l’aborto su richiesta fino a 12 settimane con uno stretto margine di 17 a 16. Gli attivisti per l’aborto hanno trionfato, poiché molte organizzazioni internazionali avevano da tempo fatto pressione sulle Isole Faroe, uno degli ultimi Paesi europei a mantenere un regime ampiamente pro-life.
La stampa internazionale ha trascurato di raccontare la storia di come questa legge sia stata effettivamente approvata in un Paese a maggioranza cristiana e in gran parte conservatore, con una popolazione di 55.000 abitanti. La lotta per la legalizzazione dell’aborto è stata segnata da incessanti manovre dietro le quinte, giochi di prestigio e un’intensa tensione politica, culminata in un acceso dibattito parlamentare di sette ore, conclusosi con la più risicata delle sconfitte per i pro-life e con l’impegno a combattere contro il risultato.
«È stato un progetto lungo e articolato, con diverse tattiche» ha detto l’attivista Björk Sadembou a LifeSite. «Per anni, il lavoro degli attivisti si è concentrato principalmente sul cambiamento dell’atteggiamento delle persone nei confronti dell’aborto, con campagne come “Ho abortito”, in cui giovani donne faroesi apparivano in video in cui dichiaravano di aver abortito, alcune delle quali ne descrivevano le circostanze».
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«Le nostre ultime elezioni parlamentari si sono svolte nel dicembre 2022 e molti hanno ritenuto che la posizione di un politico sulla vita fosse essenziale per esprimere il nostro voto. Ma la maggior parte dei politici era titubante nell’esprimere la propria opinione prima delle elezioni. So che molti cristiani pro-life hanno votato per uno dei partiti (Javnaðarflokkurin), che è stato volutamente vago sull’argomento. Lo Javnaðarflokkurin è finito per essere uno dei partiti chiave nella legalizzazione dell’aborto». Notiamo qui come la grande tradizione democristiana, che in Italia vide proprio un governo dei «cattolici» della DC approvare la legge figlicida e genocida 194/78.
«Al politico pro-life di Javnaðarflokkurin è stato offerto un nuovo posto da ministro (con uno stipendio significativamente migliore), e così ha lasciato il suo seggio parlamentare lo stesso giorno in cui si è tenuta la prima votazione per legalizzare l’aborto, il 2 dicembre. Era necessaria una seconda votazione, che si è tenuta il prima possibile, il 4 dicembre» accusa l’attivista.
Anche nelle Faroe nel 2025, gli schemi della propaganda feticida sembra gli stessi di sempre.
«I dibattiti pro-aborto si sono concentrati solo sulla questione: “Dovrebbe decidere la donna o il medico?”. Non erano affatto disposti ad affrontare il tema del nascituro. La legge attuale richiede che due medici firmino un certificato che attesti che la persona che desidera abortire soddisfa i requisiti stabiliti dalla legge. La legge è vecchia e vaga, il che mette i medici in una posizione scomoda. I pro-aborto sostenevano che, poiché “nessuno sceglierebbe un aborto se non in caso di assoluta necessità”, spetta alla persona che “si assumerà tutte le conseguenze e ogni responsabilità in seguito” decidere».
«Uno degli argomenti che continuavano a ripetere era che le giovani donne avrebbero lasciato il Paese se non avessero avuto “diritti” paragonabili a quelli dei Paesi vicini».
On connait la chanson.
Come riportato da Renovatio 21, egli ultimi anni vari Paesi hanno cambiato la legislazione sull’aborto. La Colombia quattro anni fa ha legalizzato il feticidio. L’India ha reso legale abortire per «povertà», mentre la Thailandia ha esteso la tempista a 20 settimane. Londra ha invece confermato la legalità dello sterminio dei down in grembo materno, mentre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sentenziato per il libero figlicidio eugenetico in Polonia.
Una proposta di legge sull’aborto è stata avanzata mesi fa ad Andorra, mentre un altro piccolo Stato, il principato di Monaco, ha visto il principe Alberto rifiutarsi di firmare la legge.
Secondo alcuni calcoli, negli USA l’aborto ha spazzato via il 28% della generazione Z.
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Immagine di Vincent van Zeijst via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Bioetica
Pericolo di introduzione dell’aborto in un testo europeo
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Primo testo giuridico europeo a legittimare l’aborto
Tuttavia, secondo queste organizzazioni, la natura fraudolenta della procedura non ne attenua la gravità. Se adottata definitivamente, la direttiva potrebbe diventare il primo testo giuridico europeo a legittimare di fatto l’aborto come diritto, attraverso una strategia di approcci successivi già osservata in altri ambiti e i cui effetti a lungo termine si sono rivelati disastrosi. Inoltre, questa manovra costituisce un’ulteriore violazione del principio di sussidiarietà, in quanto comporta un’ingerenza dell’Unione Europea in un ambito di competenza esclusiva degli Stati membri.Sostieni Renovatio 21
Critiche al Partito Popolare Europeo
Queste organizzazioni sono particolarmente preoccupate che questo cambiamento avvenga con il sostegno del Partito Popolare Europeo (PPE). Sebbene i risultati delle ultime elezioni europee riflettano una maggioranza di forze politiche che, almeno sulla carta, rifiutano il riconoscimento dell’aborto come diritto europeo e difendono il principio di sussidiarietà, le contraddizioni interne del Partito Popolare Europeo e, in particolare, del Partito Popolare Spagnolo, hanno portato questi partiti ad allinearsi con le forze di sinistra, tradendo così le aspettative e, a volte, gli impegni assunti con i propri elettori. Dato che questo testo deve ancora essere votato nella sessione plenaria del Parlamento europeo, NEOS e l’Assemblea per la Vita lanciano un forte appello a: Rimuovere tutti i riferimenti all’aborto dalla direttiva. Rispettare le competenze nazionali esclusive. Porre fine alle iniziative che incoraggiano l’accesso transfrontaliero all’aborto. Riaffermare l’umanesimo europeo e la difesa della vita in tutte le sue fasi. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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