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Epidemie

Italia-Cina, il balletto delle mascherine smascherato da un giornale USA

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Qualche giorno fa, è emerso uno stranissimo video del Ministro degli esteri Luigi Di Maio. Come spesso sta accadendo, si trova all’aperto, su di una pista di atterraggio. Il ministro si lascia andare ad un discorso la cui significazione è sfuggita a molti.

 

«È logico che abbiamo avuto aiuti ma abbiamo avuto bisogno di comprare all’estero. E se abbiamo potuto comprare all’estero con contratti a prezzo di mercato è stato grazie al fatto che abbiamo potuto avere dai governi dove siamo andati a comprare anche la possibilità di esportare i prodotti che acquistavamo», dice il giovane ministro pentastellato.

 

«Li terremo nel nostro cuore e li terremo bene a mente. Perché sono i Paesi che non solo ci stanno mandando aiuti, ma che ci stanno permettendo di esportare quello che acquistiamo con contratti a prezzo di mercato». Ripetiamo: «ci stanno permettendo di esportare quello che acquistiamo con contratti a prezzo di mercato» dice Di Maio. Ci danno il permesso (grazie!) di comprare qualcosa che abbiamo esportato (o viceversa? non capiamo) con contratti a prezzo di mercato (e ci mancherebbe!). Più frase di gratitudine, letteralmente, cordiale. Qualcosa non torna. Al di là della logica, sulla quale molti ancora si stanno interrogando.

 

«Ci stanno permettendo di esportare quello che acquistiamo con contratti a prezzo di mercato» dice  il Ministro degli Esteri Di Maio

 

 

 

Cosa voleva dire, con queste parole arruffate, il capo della Farnesina?

 

La questione, abbastanza ignorata dai grandi media italiani che stanno leggermente facendo il tifo per il governo, è stata indagata da una rivista straniera americano, lo Spectator. Una testata che va avanti quasi da due secoli, ed ha una controparte americana, lo Spectator USA.

Con l’arrivo in Italia del COVID-19  la Cina annunziò al mondo che avrebbe donato forniture di DPI per aiutare l’Italia

 

Proprio quest’ultima ha pubblicato un articolo dal titolo diretto ed eloquente: «L’Italia ha dato alla Cina DPI [Dispositivi di protezione individuale: mascherine etc., ndr] per aiutarla con il coronavirus, poi la Cina glieli ha fatti riacquistare».

 

L’articolista americana parla dei tentativi di PR della Cina infettata che si rivelano «scivolosi come i suoi wet market», ossia i popolari mercati con le bestie  esotiche vive considerati come possibili centri di sviluppo delle epidemie.

 

Con l’arrivo in Italia del COVID-19  la Cina annunziò al mondo che avrebbe donato forniture di DPI per aiutare l’Italia. Ricorderete la campagna in grande stile, le vignette dell’ambasciata cinese che commemoravano l’aiuto italiano durante il terremoto del Sichuan di fine anni 2000, e il solito di Maio sulla pista d’atterraggio ad aspettare l’aereo carico di dottori cinesi (che competenza possono avere, visto che il virus non lo hanno sconfitto in alcun modo?) e, assieme a qualche mascherina, una manciata di ventilatori. «Informazioni giornalistiche  successive hanno indicato che la Cina ha effettivamente venduto, non donato, i DPI all’Italia», scrive la rivista.

 

In effetti, in Italia alcuni articoli di Giulia Pompili su Il Foglio avevano trattato la questione: uno si intitolava «Ma quali aiuti della Cina contro il virus, è tutta roba che compriamo»; un altro «Che cosa c’è dietro il mistero della donazione cinese all’Italia». Sono di inizio marzo, varrebbe la pena di rileggerli bene: vi si parla appunto di materiale ricevuto dietro compenso, non donato gratuitamente.

 

«La Cina ha costretto l’Italia a riacquistare la fornitura di DPI che l’Italia aveva donato alla Cina durante l’iniziale epidemia di coronavirus» dice un funzionario dell’amministrazione Trump. «La Cina ha poi rimandato in Italia i DPI italiani – alcuni di essi, non tutti… e se li è fatti pagare»

Un alto funzionario dell’amministrazione Trump ha raccontato allo Spectator che la realtà è molto peggio di così: «la Cina ha costretto l’Italia a riacquistare la fornitura di DPI che l’Italia aveva donato alla Cina durante l’iniziale epidemia di coronavirus».

 

«Prima che il virus colpisse l’Europa, l’Italia aveva inviato tonnellate di DPI in Cina per aiutarla a proteggere la propria popolazione», ha spiegato la fonte dell’amministrazione Trump.

 

Le parole del ministro («la possibilità di esportare i prodotti che acquistavamo») sono quindi riferite a questa situazione?

In realtà, è tutto lo sforzo di questa diplomazia della mascherina cinese ad essere fallimentare, e su un piano globale.

 

Gran parte delle forniture e dei kit di prova che la Cina ha venduto ad altri Paesi si sono rivelati difettosi. La Spagna ha dovuto restituire alla Cina 50.000 kit di test rapido che non andavano bene.

 

«La Cina ha poi rimandato in Italia i DPI italiani – alcuni di essi, non tutti… e se li è fatti pagare» dice il funzionario americano

I cinesi non si scusano e non tentano nemmeno di risolvere il problema, anzi succede che « la Cina ha dato la colpa del suo equipaggiamento difettoso ad altri». «La Cina ha detto con condiscendenza ai Paesi Bassi di “ricontrollare le istruzioni” sulle sue maschere dopo che i Paesi Bassi hanno lamentato che metà delle maschere inviate non soddisfacevano gli standard di sicurezza», scrive la rivista.

 

«È malafede quella dei funzionari cinesi che ora affermino di essere quelli che aiutano gli italiani o i paesi in via di sviluppo quando, in realtà, sono quelli che hanno contagiato tutti» dice l’anonimo ufficiale americano.

 

«Naturalmente dovrebbero aiutare. Hanno una responsabilità speciale nell’aiutare perché sono quelli che hanno iniziato la diffusione del coronavirus e non hanno fornito le informazioni richieste al resto del mondo per pianificare di conseguenza».

 

«È malafede quella dei funzionari cinesi che ora affermino di essere quelli che aiutano gli italiani o i paesi in via di sviluppo quando, in realtà, sono quelli che hanno contagiato tutti» dice l’anonimo ufficiale americano

Una critica che, fra le righe, è stata mossa anche in Italia da quei virologi che invece che stare sui social o nelle trasmissioni TV stanno lavorando sul campo: come mai non ci è stato dato dai cinesi il numero degli asintomatici contagiosi? Il numero, ricordiamolo, è stato dato per la prima volta al mondo a Vo’ Euganeo, luogo della prima quarantena totale («Zona Rossa») assieme a Codogno, il luogo dove è avvenuta la prima morte italiana per COVID-19.

 

«La disinformazione che la Cina ha diffuso sta paralizzando le reazioni in tutto il mondo. Siamo rimasti indietro di un mese perché i cinesi non hanno condiviso le informazioni», continua la fonte nel governo Trump.

 

Renovatio 21 ha detto da subito che la i numeri cinesi erano assolutamente da non credere, perché pensati per essere scavalacati dagli altri Paesi.

 

Di recente, sono saltate fuori questioni anche per la quantità di urne cinerarie distribuite e il numero di utenze di telefonia mobile sparite. Noi tuttavia non dimentichiamo quando, oramai due mesi fa, vi parlavamo della nube di solfato sopra Wuhan e Chonqing, rilevata dai satelliti, e dalle testimonianze che filtravano dai forni crematori cinesi aperti 24 ore al giorno. Una scena mostruosa che purtroppo ora stiamo vedendo anche a Bergamo e dintorni.

 

«La disinformazione che la Cina ha diffuso sta paralizzando le reazioni in tutto il mondo. Siamo rimasti indietro di un mese perché i cinesi non hanno condiviso le informazioni», continua la fonte nel governo Trump

Non è comunque l’unico segno visto negli ultimi tempi in merito a questa bizzarra ed irrefrenabile simpatia del nostro governo nei confronti di Pechino. Ne abbiamo scritto.


I cinesi, grati, pare che abbiano provato a scaricare ogni responsabilità riguardo alla pandemia del secolo inventandosi un «
virus italiano».

 

L’offensiva cinese continua. Pochi minuti fa, nella conferenza stampa giornaliera il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha ringraziato il CEO di Huawei per aver donato centinaia di tablet e telefonini ai pazienti in rianimazione, così da poter collegarsi con i parenti. Iniziativa lodevole, ma pensiamo sempre che in palio per le telecomunicazioni cinesi non c’è solo l’immagine che deve essere mondata della possibile accusa della Cina untore del mondo. C’è nientemento che l’appalto – e quindi il successivo controllo – dell’infrastruttura informatica del XXI secolo italiano, il 5G>.

 

C’è in gioco l’intero modello di controllo sociale del XXI secolo. La Cina è oggi il più  fulgido e consistente esempio al mondo di totalitarismo elettronico

Se volete, possiamo vedere anche oltre: c’è in gioco l’intero modello di controllo sociale. La Cina è oggi il più  fulgido e consistente esempio al mondo di totalitarismo elettronico.

 

I suoi cittadini possono essere controllati, schedati, profilati, trovati in tempo reale, e con sistemi che vanno dai Big Data alla Computer Vision, dall’Intelligenza artificiale sino alla produzione di avanzate tecniche di schedatura genetica. La Cina è pronta, anche qui, ad esportare i suoi prodotti: software, telecamere, algoritmi, metodi.
Stiamo pagando le mascherine che abbiamo donato? A noi importa più, in realtà, un’altra domanda: qualcuno pagherà per tutto questo?

 

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Epidemie

Come possiamo infettare gli esseri umani con un coronavirus di pipistrello? Gli scienziati si ponevano questa domanda molto prima del COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Documenti interni del NIH mostrano che gli scienziati, supportati da finanziamenti del governo statunitense, hanno proposto di modificare le proteine ​​spike virali per verificare se i virus dei pipistrelli potessero legarsi più saldamente ai recettori umani. Hanno anche esplorato le modifiche ai siti di scissione dei virus, interruttori molecolari che consentono loro di sbloccarsi e penetrare nelle cellule in modo più efficiente.

 

Anni prima dei primi casi noti di COVID-19 a Wuhan, una rete di scienziati, sostenuta da sovvenzioni del governo statunitense e collegata tramite collaborazioni ricorrenti, stava già conducendo esperimenti per rispondere a una domanda apparentemente semplice: cosa ci vorrebbe perché i coronavirus dei pipistrelli appena scoperti infettassero gli esseri umani?

 

La domanda è emersa ripetutamente nelle domande di sovvenzione, nelle e-mail e nelle revisioni interne dei National Institutes of Health (NIH).

 

I ricercatori hanno proposto di modificare le proteine ​​spike virali – la parte che si aggancia alle cellule ospiti – per verificare se i virus dei pipistrelli potessero legarsi più saldamente ai recettori umani. Hanno anche esplorato le modifiche ai siti di scissione dei virus, interruttori molecolari che consentono loro di sbloccarsi e penetrare nelle cellule in modo più efficiente.

 

Questo tipo di modifiche virali si sarebbero presto intrecciate con la questione più controversa della pandemia: il SARS-CoV-2 è emerso attraverso un contagio naturale dagli animali agli esseri umani o attraverso un incidente di laboratorio legato alla ricerca volta ad anticipare la successiva epidemia?

 

Un punto critico in questo dibattito è stato DEFUSE, una proposta di sovvenzione del 2018 presentata alla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA).

 

Guidato dall’organizzazione no-profit statunitense EcoHealth Alliance, insieme a collaboratori tra cui il virologo dell’Università della Carolina del Nord Ralph Baric, pioniere nella genetica inversa dei coronavirus, e Zhengli Shi del Wuhan Institute of Virology, che ha guidato il più grande programma di campionamento del coronavirus dei pipistrelli in Cina, DEFUSE ha delineato i piani per testare gli scambi di proteine ​​spike e gli inserimenti nei siti di scissione nei coronavirus dei pipistrelli. Il progetto non è mai stato finanziato.

 

Dopo che i dettagli della proposta sono emersi in seguito alla pandemia, alcuni sostenitori dell’ipotesi della fuga di notizie in laboratorio sostengono che DEFUSE sia come un modello per SARS-CoV-2.

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Fanno riferimento al caratteristico sito di scissione della furina del virus – una caratteristica della proteina spike assente nei suoi parenti più prossimi noti, che può aumentare l’infettività e la trasmissibilità umana – e all’obiettivo di DEFUSE di inserire siti di scissione simili, specifici per l’uomo, nelle proteine ​​spike dei coronavirus dei pipistrelli. I critici ribattono che la proposta è irrilevante perché è stata respinta dalla DARPA.

 

Ma la domanda più fondamentale è se DEFUSE fosse un’idea isolata o parte di una linea di ricerca più ampia e in corso.

 

I dati recentemente ottenuti dal NIH suggeriscono che i concetti sperimentali successivamente evidenziati in DEFUSE (la regolazione dell’infettività del coronavirus dei pipistrelli attraverso scambi di spike, modifiche del legame del recettore e inserimenti nei siti di scissione) erano già incorporati in numerosi progetti di ricerca sul coronavirus finanziati dagli Stati Uniti anni prima della pandemia.

 

Verso la fine del mese scorso, i membri del Gruppo consultivo scientifico dell’Organizzazione mondiale della sanità per le origini dei nuovi patogeni (SAGO) hanno affrontato direttamente il tema DEFUSE in un commento su Nature.

 

«Anche se la richiesta di sovvenzione DEFUSE fosse stata approvata», ha scritto SAGO, «è scientificamente improbabile che il SARS-CoV-2 sia derivato dagli elementi del genoma nella struttura portante del vaccino chimerico o dalla proteina spike proposta».

 

Il gruppo ha sottolineato che l’indagine più ampia sulle origini resta aperta e che persistono lacune critiche nei dati.

 

documenti, recentemente ottenuti da US Right To Know, non contraddicono la conclusione restrittiva di SAGO sulla possibilità che il SARS-CoV-2 possa essere derivato direttamente dalla proposta DEFUSE così come formulata. Ma mostrano che diverse proposte di ricerca stavano già esplorando approcci simili per alterare il modo in cui i coronavirus dei pipistrelli penetrano nelle cellule: esperimenti volti a verificare se modifiche genetiche potessero ampliare la capacità dei virus di infettare nuovi ospiti, compresi gli esseri umani.

 

Le revisioni interne del NIH mostrano anche che gli scienziati dell’agenzia hanno riconosciuto i potenziali rischi. Già nel 2016, i revisori avevano avvertito che la modifica dei siti di legame o di scissione delle proteine ​​spike nei coronavirus ricombinanti avrebbe potuto produrre tratti virali «nuovi e inaspettati», nonostante lavori simili continuassero nell’ambito di altri finanziamenti federali.

 

I documenti dimostrano che negli anni precedenti al 2019 sono stati proposti, discussi, rivisti, respinti e approvati progetti con evidenti sovrapposizioni concettuali, in varie combinazioni, coinvolgendo ripetutamente gli stessi ricercatori.

 

«È assolutamente vero», ha affermato il dottor Stanley Perlman, ricercatore del coronavirus presso l’Università dell’Iowa, quando gli è stato chiesto se l’ecosistema scientifico più ampio si sia spinto a esplorare come i coronavirus dei pipistrelli potessero diventare più contagiosi. «Non c’è dubbio».

 

I documenti appena pubblicati includono la corrispondenza interna del NIH risalente alla sospensione, durante l’era Obama, del finanziamento di alcuni esperimenti di guadagno di funzione, nonché email dell’Università del Minnesota precedentemente oscurate, ora non censurate dopo cinque anni. Insieme, ricostruiscono il funzionamento delle collaborazioni tra Stati Uniti e Cina sul coronavirus e come i funzionari federali ne hanno valutato i rischi.

 

Al centro di molti di questi scambi c’è Fang Li, un virologo dell’Università del Minnesota, il cui laboratorio è diventato un polo chiave per la biologia strutturale, che collega diversi gruppi di ricerca.

 

L’esperienza di Li nel mappare il modo in cui le proteine ​​spike interagiscono con i recettori e gli anticorpi ha consentito al suo team di identificare le caratteristiche virali chiave, mentre i collaboratori costruivano virus ricombinanti, scambiavano le proteine ​​spike e conducevano studi sulle infezioni negli animali.

 

Una delle collaborazioni di Li con Baric nel 2016 attirò l’attenzione dell’NIH. I documenti mostrano che i revisori dell’agenzia conclusero che un esperimento proposto per alterare il legame recettoriale nei coronavirus dei pipistrelli simili alla SARS avrebbe potuto generare un virus con un rischio maggiore, e alla fine bloccarono il lavoro a causa della sospensione dei finanziamenti federali per il guadagno di funzione.

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Rischi «nuovi e inaspettati»

Nella primavera del 2016, la sospensione dei finanziamenti per alcune ricerche sul guadagno di funzione, ordinata dalla Casa Bianca, stava rimodellando la virologia e i funzionari del NIH stavano facendo pressione sui richiedenti delle sovvenzioni affinché chiarissero se i loro esperimenti sul coronavirus potessero rientrare nelle restrizioni.

 

La moratoria si applicava ai virus dell’influenza, della SARS e della MERS. I coronavirus dei pipistrelli, strettamente correlati, talvolta non rientravano nella moratoria perché non era ancora stato dimostrato che potessero infettare gli esseri umani.

 

Questa distinzione è diventata centrale all’inizio del 2016, quando l’NIH ha esaminato una richiesta di rinnovo presentata da Li e Baric e intitolata «Riconoscimento del recettore e ingresso cellulare dei coronavirus».

 

Baric, virologo dell’Università della Carolina del Nord, noto per aver ideato sistemi pionieristici di genetica inversa per i coronavirus, ha collaborato per anni con Li e altri ricercatori internazionali studiando come i coronavirus si adattano a nuovi ospiti.

 

Il 31 marzo 2016, l’NIH ha notificato all’Università del Minnesota che la sovvenzione Li-Baric avrebbe potuto includere ricerche soggette a sospensione dei finanziamenti e ha chiesto agli scienziati di chiarire se un eventuale lavoro proposto avrebbe potuto comportare «una maggiore patogenicità e/o trasmissibilità nei mammiferi attraverso la via respiratoria».

 

Pochi giorni dopo, Li e Baric inviarono la loro risposta.

 

La maggior parte del finanziamento, hanno scritto, riguardava la biologia strutturale e i sistemi pseudovirali. Ma una componente – l’«Esperimento 4» – proponeva la creazione di virus vivi ricombinanti simili alla SARS con mutazioni progettate per testare l’efficienza con cui i virus potevano infettare diverse specie.

 

In particolare, gli esperimenti avrebbero testato l’efficienza con cui il virus ingegnerizzato potrebbe utilizzare i recettori ACE2, proteine ​​presenti sulla superficie delle cellule che alcuni coronavirus utilizzano come porta d’ingresso per infettarle.

 

Gli scienziati hanno sostenuto che un legame più forte con il recettore – per cui era stato progettato il loro esperimento – non si traduceva necessariamente in una maggiore «patogenicità», ovvero nella capacità del virus di causare malattie. Hanno anche promesso di interrompere il lavoro se i virus ingegnerizzati avessero mostrato un aumento sostanziale della replicazione, ovvero se il virus si fosse moltiplicato più rapidamente nelle cellule infette.

 

All’interno del NIH, i revisori della proposta hanno individuato potenziali rischi.

 

In un «commento sul rischio biologico» interno, un responsabile delle sovvenzioni ha avvertito che i coronavirus ricombinanti progettati per migliorare la scissione della proteina spike o rafforzare il legame con l’ACE2 «potrebbero avere fenotipi di virulenza nuovi e inaspettati», ovvero tratti nuovi e imprevedibili che potrebbero rendere il virus più pericoloso.

 

Nel commento si raccomandava di consentire il lavoro con precauzioni di livello 3 di biosicurezza prima che la proposta venisse sottoposta al comitato interno di supervisione dell’agenzia per l’acquisizione di funzioni.

 

Il 18 maggio 2016, i funzionari del NIH hanno preso una decisione.

 

Pur consentendo ad altre parti del finanziamento di procedere, l’agenzia ha bloccato l’esperimento 4. L’NIH ha concluso che la progettazione di virus simili alla SARS con un legame recettoriale migliorato rientrava nella sospensione dei finanziamenti federali per l’acquisizione di funzione e «non può essere condotta nell’ambito di questo finanziamento», secondo una lettera firmata dal responsabile del programma NIH Erik Stemmy, Ph.D., che ha supervisionato i finanziamenti per il coronavirus presso l’agenzia.

 

Questa decisione ha segnato uno dei primi casi in cui l’NIH ha formalmente concluso che alterare il legame dei recettori nei virus simili alla SARS nei pipistrelli potrebbe plausibilmente creare un agente patogeno più pericoloso.

 

Ha inoltre evidenziato incongruenze nel modo in cui è stata applicata la sospensione. Mentre l’NIH ha bloccato gli esperimenti di «affinità migliorata» proposti da Li e Baric, l’agenzia ha consentito lo svolgimento di lavori strettamente correlati nell’ambito di un finanziamento dell’EcoHealth Alliance che ha coinvolto il Wuhan Institute.

 

In quel caso, i revisori, tra cui Stemmy, conclusero che i coronavirus dei pipistrelli in studio non avevano ancora dimostrato di infettare gli esseri umani e pertanto non rientravano nell’ambito della pausa, nonostante le domande interne sugli esperimenti.

 

La decisione di bloccare l’esperimento di Li e Baric non ha risolto il dibattito scientifico più ampio, né ha impedito agli scienziati di proporre esperimenti simili.

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Una zona grigia normativa

Nonostante il rifiuto del NIH nel 2016, Li e Baric continuarono a esplorare idee correlate man mano che la politica federale evolveva.

 

Nel marzo 2017, due mesi dopo l’insediamento della prima amministrazione Trump, Li contattò Stemmy per proporgli una nuova proposta.

 

Baric, scrisse Li, stava «considerando la possibilità di realizzare un costrutto sintetico di un coronavirus chimerico simile alla SARS nei pipistrelli».

 

Li ha inoltrato una lettera firmata da Baric in cui proponeva formalmente l’idea: creare un virus ibrido combinando la maggior parte di un coronavirus di pipistrello simile alla SARS, l’SHC014, con la proteina spike di un altro virus di pipistrello scoperto di recente in Uganda.

 

Le e-mail mostrano che Baric aveva ottenuto la sequenza completa del virus dell’Uganda un mese prima dal virologo Simon Anthony della Columbia University, che all’epoca stava collaborando con l’EcoHealth Alliance e altri al progetto PREDICT, un progetto decennale finanziato dall’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale e guidato da ricercatori dell’Università della California-Davis per catalogare i virus emergenti nella fauna selvatica.

 

La nuova proposta di Baric e Li prevedeva anche la modifica della regione spike che si lega ai recettori ACE2, regolando sostanzialmente la forza con cui l’ibrido ugandese poteva legarsi alle cellule di specie diverse.

 

Il team intendeva verificare se il virus ingegnerizzato potesse infettare cellule portatrici di recettori umani, di topo, di pipistrello o di zibetto. Se il virus modificato si fosse replicato in modo efficiente, i ricercatori hanno proposto di costruire versioni complete del virus dell’Uganda che incorporassero quelle mutazioni che potenziano i recettori.

 

Nella loro lettera, gli scienziati sostenevano che l’esperimento non avrebbe soddisfatto la definizione federale di potenziale agente patogeno pandemico, poiché nessuno dei due virus originali dei pipistrelli aveva dimostrato di causare malattie negli esseri umani.

 

Hanno anche promesso di interrompere i lavori se un virus ingegnerizzato si fosse replicato più di 10 volte meglio del virus SARS utilizzato come parametro di riferimento.

 

Due settimane dopo, Stemmy rispose che il comitato interno del NIH non aveva ancora preso una decisione.

 

La proposta, ha scritto, era finita in una fase di transizione normativa.

 

«Nulla da segnalare al riguardo», ha scritto Stemmy. «Il nostro comitato interno non si è ancora riunito. Al momento è una zona un po’ grigia, dato che la sospensione dei finanziamenti per la ricerca del GoF è ancora tecnicamente in vigore, mentre il dipartimento implementa la politica P3CO che la sostituirà».

 

I documenti disponibili non indicano quale decisione abbia infine preso l’NIH in merito alla proposta della chimera in Uganda.

 

Né Li né Baric hanno risposto alle richieste di commento. Anche l’NIH e Stemmy non hanno risposto alle domande sulle loro decisioni in materia di sovvenzioni.

 

Lo scambio illustra come i ricercatori abbiano continuato a esplorare nuove combinazioni di genomi di coronavirus di pipistrello e proteine ​​spike, mentre i funzionari federali faticavano a definire dove si trovasse il confine del guadagno di funzione.

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Semafori verdi tra bandiere rosse

La sovvenzione Li-Baric non è stata unica.

 

Nello stesso periodo, nell’ambito di diversi progetti, l’NIH ha esaminato e spesso approvato esperimenti progettati per alterare i domini di legame dei recettori, scambiare proteine ​​spike tra virus o modificare i siti di scissione che influenzano il modo in cui i coronavirus infettano le cellule.

 

Grazie a una sovvenzione guidata da Baric e dal virologo Mark Denison della Vanderbilt University, i ricercatori hanno proposto di generare versioni adattate ai topi dei virus dei pipistrelli WIV1 e SHC014 correlati alla SARS.

 

I revisori interni hanno osservato che i ceppi risultanti avrebbero probabilmente mostrato una maggiore patogenicità o trasmissibilità negli animali. Una prima bozza di risposta metteva in dubbio la conformità del lavoro agli obiettivi del finanziamento, ma è stata preparata una versione successiva per approvare gli esperimenti.

 

Un altro progetto Baric ha costruito chimere SARS contenenti proteine ​​spike SHC014 o WIV1. Il NIH ha concluso che quegli esperimenti non soddisfacevano la definizione di guadagno di funzione all’epoca, sebbene lo scopo di tali scambi di proteine ​​spike fosse quello di testare se i virus dei pipistrelli potessero infettare nuovi ospiti.

 

Le approvazioni precedenti del 2015 includevano esperimenti che prevedevano l’inserimento di sequenze del sito di scissione della MERS nel virus correlato HKU4 del pipistrello e l’alterazione delle regioni di legame al recettore per aumentare l’efficienza di adesione del virus alle cellule. Anche le alterazioni dei siti di scissione della MERS, modifiche che possono influenzare l’efficienza di ingresso del virus, erano consentite nell’ambito dello stesso finanziamento.

 

Nel complesso, i dati mostrano che l’NIH blocca alcuni esperimenti di legame del recettore durante la pausa di guadagno di funzione, consentendo al contempo di procedere con altre sovvenzioni per ricerche strettamente correlate sullo scambio di spike e sul sito di scissione.

 

All’inizio del 2018, tale contesto normativo ha costituito lo sfondo per una proposta più ambiziosa: DEFUSE.

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Scambi scientifici informali

Le email quotidiane mostrano anche come idee e sequenze genetiche si siano diffuse in modo informale tra i collaboratori.

 

In uno scambio di battute del febbraio 2018, Li disse a Shi, il famoso ricercatore del coronavirus WIV, che Baric voleva avere accesso alla sua sequenza inedita di una proteina spike di un coronavirus di pipistrello simile alla MERS, noto come «422».

 

Li ha scritto di aver «menzionato» a Baric il recente lavoro di Shi sul virus, il quale gli ha chiesto se poteva «ottenere la sequenza della proteina spike 422».

 

«Ho detto che avrei dovuto consultarmi con te», ha aggiunto Li.

 

Shi rispose che non vedeva alcun problema nel condividere le informazioni, a patto che il lavoro di Baric non si sovrapponesse troppo al suo. Descrisse anche gli esperimenti già condotti dal suo laboratorio.

 

«Abbiamo già effettuato questo scambio sulla spina dorsale del MERS-CoV», ha scritto.

 

Il virus ricombinante, ha affermato Shi, potrebbe essere salvato dopo la trasfezione, ma «non potrebbe crescere nel passaggio successivo».

 

«Per il momento ci fermiamo qui», ha aggiunto Shi. «Lo incoraggerei a provare».

 

Lo scambio offre uno sguardo all’interno dell’ecosistema scientifico collaborativo riflesso nei documenti, in cui ricercatori americani e cinesi hanno condiviso sequenze, idee sperimentali e risultati preliminari in tempo reale.

 

Il mese successivo, Baric e Shi si unirono all’EcoHealth Alliance per presentare la proposta DEFUSE alla DARPA.

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Gli scienziati dibattono sui rischi

Stanley Perlman, ricercatore dell’Università dell’Iowa sul coronavirus che collabora con Li, ha affermato che l’ecosistema di ricerca più ampio descritto nei documenti era reale, anche se organizzato in modo poco chiaro.

 

I ricercatori, ha detto, stavano cercando di determinare quali coronavirus dei pipistrelli «potessero infettare le cellule umane» e quindi rappresentare un rischio pandemico.

 

Allo stesso tempo, Perlman ha affermato di credere che alcune delle questioni scientifiche che guidano gli esperimenti sulle chimere potrebbero spesso essere affrontate utilizzando approcci più semplici.

 

«Non era necessario creare virus chimerici per ottenere informazioni», ha affermato Perlman, che ha aggiunto di credere che il SARS-CoV-2 abbia avuto origine naturale. «I virus chimerici non sono il mio metodo preferito».

 

Altri due scienziati che hanno esaminato separatamente i nuovi documenti del NIH sono stati più critici.

 

Simon Wain-Hobson, un virologo franco-britannico che da tempo si oppone alla ricerca sul guadagno di funzione, ha definito «folle» uno dei concetti di virus ricombinante proposti da Baric.

 

«Dopo la controversia sul virus influenzale GoF», ha affermato, riferendosi a un dibattito durato un decennio sulla possibilità che i ricercatori rendessero intenzionalmente i virus mortali più contagiosi per studiarli, «questo dimostra che Baric non ha imparato nulla».

 

Steve Massey, professore di bioinformatica che ha esaminato i documenti, ha affermato che essi rivelano quello che lui considera uno schema ricorrente: i ricercatori, in particolare Baric, spingono oltre i limiti sperimentali, usando un linguaggio tecnico per «imbrogliare» i revisori e convincerli ad approvare studi che, a suo avviso, costituiscono una ricerca sul guadagno di funzione.

 

Massey ha anche sottolineato quella che considera una linea guida: le proposte per modificare i «siti di scissione della proteasi umana» nella MERS, che secondo lui assomigliano ai successivi dibattiti sull’ingegneria dei siti di scissione relativi al SARS-CoV-2.

 

«Tali esperimenti potrebbero facilmente aumentare la patogenicità o la trasmissibilità», ha detto Massey. «Questo è come giocare col fuoco».

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Post-epidemia: test del sito della furina

I documenti includono anche una proposta redatta all’inizio della pandemia, incentrata su una delle caratteristiche più dibattute del SARS-CoV-2: il sito di scissione della furina.

 

All’inizio del 2020, Baric e Li hanno proposto esperimenti che inserivano quel sito di scissione in RaTG13, il coronavirus dei pipistrelli più strettamente correlato al SARS-CoV-2, insieme ad altre mutazioni che influenzano il legame della proteina spike e l’ingresso del virus.

 

L’obiettivo era verificare se tali cambiamenti potessero consentire al virus di infettare nuove specie o di infettare più facilmente le cellule.

 

I ricercatori hanno riconosciuto la possibilità che tale lavoro possa richiedere un’ulteriore revisione ai sensi delle norme P3CO (Potential Pandemic Pathogen Care and Oversight), il quadro federale implementato dopo la sospensione dei finanziamenti per il gain-of-function.

 

Hanno proposto di condurre gli esperimenti in rigorose condizioni di biosicurezza, portando avanti anche studi sulla perdita di funzione volti ad indebolire il virus.

 

Ma la proposta chiariva anche cosa gli scienziati si aspettavano che le mutazioni potessero fare.

 

«Prevediamo», hanno scritto i ricercatori, che l’inserimento del sito di scissione della furina in RaTG13 potrebbe aumentare la capacità del virus di infettare e causare malattie negli organismi viventi.

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Cosa mostrano i registri

I documenti appena resi pubblici non dimostrano che il SARS-CoV-2 sia stato creato artificialmente o sia fuoriuscito da un laboratorio.

 

Ma forniscono prove contemporanee di come ricercatori e funzionari federali stessero pensando all’ingegneria del coronavirus anni prima dell’inizio dell’epidemia.

 

I revisori del NIH hanno avvertito che la modifica delle proteine ​​spike potrebbe creare tratti virali «nuovi e inaspettati». Gli scienziati hanno discusso su quanto lontano dovessero spingersi questi esperimenti. E proposte per rimodellare i siti di legame o di scissione dei recettori sono apparse in diversi finanziamenti.

 

All’inizio della pandemia, e ancor prima che DEFUSE venisse respinto, gli strumenti e i concetti scientifici per calibrare il modo in cui i coronavirus penetrano nelle cellule umane non erano più solo speculativi. Erano già stati proposti, dibattuti in lettere di controllo federali e perseguiti attraverso una rete internazionale di laboratori collaborativi.

 

Lewis Kamb

 

Pubblicato originariamente da US Right to Know.

Lewis Kamb è un giornalista investigativo specializzato nell’uso delle leggi sulla libertà di informazione e dei registri pubblici per scoprire illeciti e chiamare i potenti a risponderne.

 

© 9 marzo 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Questo articolo è stato aggiornato per chiarire che il bupropione (Wellbutrin) è un antidepressivo, ma non un SSRI. È un inibitore della ricaptazione della noradrenalina e della dopamina, o NDRI.

 

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Epidemie

Giustizia per il COVID: impedire che si ripeta il «periodo più terribile della nostra vita»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Cinque organizzazioni, tra cui Children’s Health Defense, hanno lanciato oggi la campagna COVID Justice per chiedere conto delle proprie azioni e garantire che il governo non utilizzi mai più un’emergenza di salute pubblica per violare i diritti costituzionali degli americani. La campagna include una petizione che chiede al Senato degli Stati Uniti di adottare una risoluzione COVID Justice.   Mascherine, lockdown, censura, obblighi vaccinali che mettono fine alla carriera e talvolta sono mortali : la risposta senza precedenti del governo degli Stati Uniti alla pandemia di COVID-19 ha prodotto «la più radicale sospensione delle libertà civili nella storia moderna», secondo i fondatori di COVIDJustice.org . Cinque organizzazioni, tra cui Children’s Health Defense (CHD), hanno lanciato oggi la campagna COVID Justice per chiedere conto delle proprie azioni e garantire che il governo non utilizzi mai più un’emergenza sanitaria pubblica per violare i diritti costituzionali degli americani.   La campagna include una petizione che chiede al Senato degli Stati Uniti di adottare una risoluzione sulla giustizia COVID.

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La risoluzione proposta esorta il Senato a «confermare gli insegnamenti permanenti della risposta al COVID-19, a ripudiare alcune misure di emergenza in quanto incompatibili con la libertà costituzionale e a stabilire principi vincolanti per qualsiasi futura emergenza di sanità pubblica».   Michael Kane, direttore delle attività di advocacy del CHD, ha affermato che la risoluzione proposta è il risultato degli sforzi volti a riunire le organizzazioni per discutere «cosa possiamo fare, soprattutto a livello federale, per promuovere un programma condiviso sulla libertà medica, in particolare per quanto riguarda i vaccini».   «CHD e il nostro movimento hanno decine di alleati nella Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti che sostengono buone proposte di legge, ma al Senato non sembravamo avere un piano veramente coerente per portare avanti la nostra agenda», ha affermato Kane.   Jeffrey Tucker, presidente e fondatore del Brownstone Institute, ha contribuito a promuovere e redigere la COVID Justice Resolution. Ha dichiarato a The Defender che l’idea della risoluzione «è nata da un ardente desiderio di responsabilità, di una dichiarazione, di un risarcimento, di una conclusione al periodo più terribile della nostra vita».   «Non possiamo lasciar perdere senza una comprensione, una dichiarazione di consenso sul fatto che quanto accaduto sia sbagliato sotto ogni aspetto», ha detto Tucker. «Il silenzio sull’argomento è assordante. Le persone hanno un disperato bisogno di parlare e questa risoluzione glielo consente».   Leslie Manookian, presidente e fondatrice dell’Health Freedom Defense Fund, ha affermato che è mancata la responsabilità delle decisioni prese dai decisori politici durante la pandemia di COVID-19:   «I vaccini contro il COVID-19 hanno ferito e ucciso decine di persone, i bambini hanno sofferto, i giovani si sono suicidati, nuovi vaccini sperimentali sono stati imposti al pubblico con false affermazioni di “sicurezza ed efficacia”, eppure nessuno è stato ritenuto responsabile».   «Non dobbiamo dimenticare ciò che hanno fatto alla gente e la Risoluzione sulla giustizia COVID è un passo nella giusta direzione».   Per Leah Wilson, co-fondatrice e direttrice esecutiva di Stand for Health Freedom, la risoluzione rappresenterebbe un passo significativo verso il ripristino del controllo locale e dell’autonomia individuale sui processi decisionali in ambito medico e sanitario.   «Crediamo che le persone più vicine a una decisione siano sempre le più attrezzate a prenderla: l’individuo, la famiglia e la comunità locale. Questi strati della società non sono un ostacolo alla sicurezza pubblica; sono il fondamento di una società resiliente. Le comunità forti non indeboliscono una nazione. La stabilizzano», ha affermato Wilson.   CHD, il Brownstone InstituteStand for Health Freedom, l’Health Freedom Defense Fund e l’ Autism Action Network hanno co-sponsorizzato il lancio di COVIDJustice.org. La petizione rimarrà attiva a tempo indeterminato, ha affermato Kane.

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«Non si tratta di vendetta. Si tratta di chiarezza morale»

I gruppi hanno anche discusso la tempistica del lancio della campagna, in un momento in cui alcune iniziative dell’amministrazione Trump, tra cui il movimento Make America Healthy Again (MAHA), si trovano ad affrontare rischi derivanti da priorità contrastanti. Tra questi rischi rientrano il recente ordine esecutivo di Trump sul glifosato e i tentativi dell’American Academy of Pediatrics (AAP) di bloccare la riunione programmata questo mese del gruppo di consulenti sui vaccini dei Centers for Disease Control and Prevention.   «Vedere un’organizzazione commerciale privata, finanziata da Big Pharma, andare in tribunale per annullare una riunione programmata dal potere esecutivo del governo federale è scioccante e spaventoso. Era questa la ragione originale per cui avevamo scelto la data di lancio», ha affermato Kane.   Tucker ha affermato che la risoluzione «è un’autentica dichiarazione popolare, nel senso che proviene dal basso, come messaggio a chi sta in alto. Le nostre voci saranno ascoltate».   «La Costituzione non è stata scritta per i giorni di calma», ha detto Wilson. «È stata scritta specificamente per i momenti di crisi. Le emergenze sono proprio il momento in cui le protezioni contano di più, perché la paura è un’arma potente. Il nostro obiettivo è muoverci verso un futuro in cui alla paura non sia permesso di prevalere sui diritti e sulle responsabilità delle persone».   Wilson ha anche sottolineato l’imparzialità della campagna.

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«COVIDJustice.org rappresenta un’opportunità per gli americani di diverse convinzioni di riconoscere una preoccupazione comune: l’eccesso di potere del governo può verificarsi rapidamente quando manca la responsabilità. Questa non è una questione di parte. È una questione umana».   Tucker ha affermato che, sebbene alcune persone si siano lasciate alle spalle il COVID-19 e le politiche di quell’epoca, la campagna non è ancorata al passato, ma guarda al futuro.   «È davvero nel passato, finché non avremo scuse, ricoveri e qualche forma di risarcimento? Non ne sono così sicuro. La politica del lockdown fino alla vaccinazione è ancora in vigore presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Devo ancora vedere prove che non accadrà di nuovo. Le persone sono più germofobiche che mai», ha detto Tucker.   Secondo Tucker, le questioni irrisolte sulla risposta ufficiale alla pandemia di COVID-19 stanno ostacolando gli sforzi dei decisori politici e delle agenzie federali, tra cui il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) degli Stati Uniti, guidato da Robert F. Kennedy Jr.   «Il nuovo HHS ha incontrato difficoltà nell’attuare la riforma, in parte perché non ha ancora fatto i conti con quanto accaduto», ha affermato Tucker.   «Le nazioni, come le famiglie, crescono quando sono disposte a valutare onestamente ciò che è accaduto. Questo è un concetto che qualsiasi entità di successo sposa», ha affermato Wilson. «Il coinvolgimento di Stand for Health Freedom in COVIDJustice.org non riguarda il rivivere il passato, né la vendetta. Riguarda la chiarezza morale».   Kane ha affermato che queste questioni irrisolte hanno spinto CHD e altri gruppi per la libertà medica a collaborare a questa e ad altre recenti iniziative.   «Non ho mai visto il nostro movimento procedere nella stessa direzione come ora», ha affermato. «Abbiamo la coalizione del Medical Freedom Act, la coalizione End the Vaccine Carveout e ora abbiamo CovidJustice.org. Mai nella storia del nostro movimento abbiamo visto questo livello di coordinamento. Questi sforzi collaborativi ci stanno aiutando a trovare una nuova forza».

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Le risoluzioni chiedono un limite di 30 giorni per le dichiarazioni di emergenza nazionale o statale

Secondo la risoluzione proposta:   «Molte misure adottate in nome della salute pubblica, sia a livello federale che nella maggior parte degli stati, non avevano prove sufficienti di efficacia, in alcuni casi erano arbitrarie, imponevano danni sproporzionati ai poveri e alle classi lavoratrici e violavano i principi fondamentali del governo limitato».   La risoluzione affronta le misure adottate durante la pandemia di COVID-19, come l’obbligo di vaccinazione e mascherine e i lockdown, l’introduzione dei «passaporti vaccinali», la chiusura di scuole, università e attività «non essenziali» e la censura di scienziati e altri che hanno messo in discussione le politiche istituzionali sul COVID-19.   Si propone inoltre di stabilire un limite futuro di 30 giorni per le dichiarazioni di emergenza nazionale o statale che non possono essere rinnovate «senza una nuova autorizzazione esplicita da parte di un voto del Congresso o della rispettiva legislatura statale».   La risoluzione chiede inoltre la fine dei protocolli ospedalieri «diretti dalle agenzie» che «violano il rapporto medico-paziente e calpestano i diritti individuali nelle cure mediche» e la tutela dell’autonomia corporea, dell’esercizio religioso e dei diritti dei bambini durante un’emergenza sanitaria pubblica.   La coalizione invita i governi federali e statali a sancire queste tutele nella legge. I gruppi chiedono inoltre al Government Accountability Office di «condurre audit annuali dei piani federali e statali di preparazione alle emergenze per garantire il rispetto dei principi qui contenuti».   Michael Nevradakis Ph.D.   © 25 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Epidemie

L’India si muove per contenere l’epidemia del mortale virus Nipah, oltre 100 persone in quarantena

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Il governo indiano sta prendendo provvedimenti per contenere un’epidemia del mortale virus Nipah, trasmesso dagli animali all’uomo, nello stato orientale del Bengala Occidentale.

 

Sono stati confermati cinque casi della malattia, che solitamente si trasmette dai pipistrelli all’uomo e per la quale non esiste un vaccino o una cura, e almeno 100 persone sono state costrette a mettersi in quarantena. Si segnala che un paziente è in condizioni critiche.

 

I sintomi precoci della malattia ne rendono difficile la diagnosi, favorendone la diffusione.

 

Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) degli Stati Uniti, il periodo di incubazione è compreso tra quattro e 21 giorni, anche se sono possibili intervalli più lunghi tra l’esposizione e la malattia.

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I malati hanno iniziato la malattia con una malattia simil-influenzale (febbre, mal di testa e dolori muscolari) e spesso sviluppano sintomi respiratori, tra cui la polmonite. Il sintomo più grave della malattia è l’encefalite, ovvero l’infiammazione del cervello. Sintomi neurologici gravi, tra cui confusione, convulsioni e coma, possono manifestarsi giorni o addirittura settimane dopo i sintomi iniziali. I pazienti possono anche sviluppare la meningite.

 

Il Nipah ha un tasso di mortalità elevato, compreso tra il 40% e il 75% a seconda del ceppo del virus. I sopravvissuti devono spesso affrontare danni neurologici a lungo termine e il virus può riattivarsi dopo una fase di quiescenza all’interno dell’organismo.

 

Secondo quanto riportato da The Independent, «i principali portatori naturali sono i pipistrelli della frutta (specie Pteropus); gli esseri umani possono contrarre l’infezione attraverso il contatto diretto con pipistrelli o altri animali infetti, oppure consumando cibo contaminato da saliva, urina o feci di pipistrello. È stata segnalata anche la trasmissione da uomo a uomo, in particolare attraverso il contatto ravvicinato con i fluidi corporei di una persona infetta».

 

Il virus è stato identificato per la prima volta nel 1999, dopo un’epidemia tra gli allevatori di suini in Malesia e Singapore. Sono stati registrati ripetuti focolai nell’Asia meridionale, in particolare in Bangladesh e nell’India nordorientale.

 

Nell’India meridionale, il Kerala ha segnalato la sua prima epidemia di Nipah nel 2018. Sono state segnalate infezioni anche nelle Filippine. Sono stati rilevati anticorpi contro il virus Nipah nei pipistrelli in Asia e Africa.

 

Le autorità sanitarie hanno avvertito che il virus ha il potenziale per una trasmissione su larga scala o addirittura per una pandemia globale, una situazione drammatizzata nel film Contagion (2011), che utilizzava documenti OMS per sviluppare la sua trama.

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Come riportato da Renovatio 21, un virus simil-Nipah era al centro di un’esercitazione pandemica, Dark Winter, nel 2018, che ribattezzava il virus con il nome fittizio «Clade X».

 

«Clade X si è rivelata un’arma biologica ingegnerizzata, che combinava la virulenza del virus Nipah con la facilità di trasmissione della parainfluenza» scriveva un giornalista del New Yorker che aveva preso parte all’esercitazione. Era stato intenzionalmente rilasciato da A Brighter Dawn, un gruppo fittizio modellato sul culto giapponese del giorno del giudizio Aum Shinrikyo, che ha effettuato gli attacchi con gas sarin nella metropolitana di Tokyo, nel 1995».

 

«L’obiettivo dichiarato di A Brighter Dawn era quello di ridurre la popolazione mondiale ai livelli preindustriali. Alla fine della giornata, che rappresentava venti mesi nella simulazione, erano riusciti a uccidere centocinquanta milioni di persone perfettamente rispettabili. “L’America è stata appena spazzata via”» scriva il New Yorker.

 

Dark Winter potrebbe essere stato citato, non si sa se con cognizione di causa, da Biden durante la sua terrifficante campagna elettorale 2020.

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Immagine di NIAID via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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