Geopolitica
Israele continua a bloccare gli aiuti umanitari a Gaza
Sebbene il blocco degli aiuti a Gaza da parte di Israele continui a suscitare disapprovazione a livello internazionale, tanto che persino il Segretario di Stato americano Anthony Blinken e il Segretario alla Difesa Lloyd Austin hanno dato a Israele una scadenza di 30 giorni il 13 ottobre per migliorare l’accesso umanitario all’area, Israele continua a sostenere di non bloccare gli aiuti ai civili.
Negli ultimi due mesi si è assistito alla minore quantità di aiuti trasferiti a Gaza dall’inizio della guerra con Hamas, con la parte settentrionale di Gaza che ha visto quantità particolarmente basse di aiuti che hanno raggiunto i civili, riporta il Times of Israel.
Il quotidiano dello Stato Ebraico nota un rapporto dell’Associated Press secondo cui una revisione dei dati delle Nazioni Unite e di Israele ha rilevato che il numero medio di camion che entravano a Gaza ogni giorno rimaneva ben al di sotto del minimo di 350 al giorno che Austin e Blinken avevano richiesto nella loro lettera.
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La scadenza di metà novembre, ha suggerito AP, potrebbe servire come test finale della volontà del Presidente Joe Biden di controllare uno stretto alleato che ha ignorato i ripetuti appelli degli Stati Uniti per proteggere i civili palestinesi durante la guerra contro Hamas.
I gruppi umanitari affermano che sono necessari almeno 500 camion di aiuti umanitari al giorno per soddisfare le esigenze dei 2,3 milioni di abitanti di Gaza, ma non c’è mai stato un mese in cui Israele si sia avvicinato a questa cifra dall’inizio del conflitto.
Il picco, secondo il governo israeliano, è stato raggiunto lo scorso aprile, quando una media giornaliera di 225 camion al giorno, meno della metà del minimo, è entrata nella Striscia. Quando Blinken e Austin hanno inviato la loro lettera, crescevano le preoccupazioni che le restrizioni agli aiuti stessero facendo morire di fame i civili, riferisce inoltre AP.
Il numero di camion di aiuti umanitari che Israele ha consentito di far entrare a Gaza è crollato dalla scorsa primavera ed estate, scendendo a una media giornaliera di soli 13 al giorno all’inizio di ottobre, secondo i dati delle Nazioni Unite.
Entro la fine del mese, è salito a una media di 71 camion al giorno, mostrano i dati delle Nazioni Unite.
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La storia dei sabotaggi agli aiuti per profughi e sfollati è oramai corposa.
Negli scorsi mesi UE e Casa Bianca hanno condannato gli «estremisti israeliani» che bloccano e attaccano i convogli umanitari per Gaza.
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno le forze israeliane aprirono il fuoco sulla folla di palestinesi in attesa degli aiuti alimentari, provocando una strade.
Va considerata anche la morte di almeno 5 palestinesi di Gaza uccisi dagli aiuti USA lanciati dal cielo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Orban: l’Ucraina è il nostro nemico
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Geopolitica
Orban: l’UE cerca di tagliare il sostegno alle famiglie per finanziare l’Ucraina
Il primo ministro ungherese Vittorio Orban ha accusato l’Unione Europea di voler sottrarre ulteriori risorse alle famiglie ungheresi per finanziare la guerra dell’Ucraina contro la Russia.
In un messaggio pubblicato venerdì su X, Orban ha scritto: «I burocrati di Bruxelles allungano le mani, cercando di rubare denaro alle nostre famiglie per poi girarlo a Kiev. Per Bruxelles è eresia mettere le famiglie al primo posto. Per noi è solo buon senso».
Orban ha legato la polemica alla sua politica di redistribuzione del reddito e di rafforzamento dei sostegni familiari, citando la tredicesima mensilità pensionistica e i piani per introdurre gradualmente la quattordicesima. Secondo lui, «i soldi stanno molto meglio nelle tasche delle famiglie ungheresi che a Kiev».
🫴 Brusselian bureaucrats have their hands out, trying to take money from our families so they can shovel it over to Kyiv. Brussels calls putting families first heresy. We call it common sense. pic.twitter.com/QqryAo90jB
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) February 6, 2026
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L’UE è finanziata attraverso i contributi degli Stati membri e le risorse proprie comuni: qualsiasi aiuto all’Ucraina si traduce quindi in maggiori esborsi nazionali o in prestiti comunitari che poi gravano sui bilanci. Il mese scorso diversi organi di stampa hanno riferito che Stati Uniti e Unione Europea stanno discutendo di un piano decennale per la ricostruzione dell’Ucraina del valore di circa 800 miliardi di dollari.
Orban, da sempre contrario al sostegno finanziario a Kiev, ha definito tale roadmap uno «shock», sostenendo che getterebbe l’UE in un abisso di debito. Ha inoltre criticato duramente il prestito da 90 miliardi di euro già approvato dall’UE per l’Ucraina nel biennio 2026-2027. L’Ungheria, insieme ad altri Stati membri, si è astenuta dall’approvazione di tale misura.
Nel frattempo Bruxelles ha continuato a sospendere porzioni significative dei fondi europei destinati all’Ungheria, motivando le decisioni con le controversie sullo stato di diritto e con il presunto mancato rispetto delle riforme richieste. L’ultima sospensione, superiore a 1 miliardo di euro, è arrivata proprio in prossimità delle elezioni parlamentari ungheresi in programma ad aprile.
L’Ungheria resta uno dei Paesi più apertamente critici all’interno dell’UE verso il massiccio sostegno finanziario e militare all’Ucraina e verso il regime di sanzioni contro la Russia.
Lo Orban ha ripetutamente sostenuto che le sanzioni non hanno fermato il conflitto, ma hanno fatto esplodere i costi energetici, danneggiato la competitività europea e scaricato un peso insostenibile sulle famiglie. Ha inoltre espresso contrarietà all’ingresso dell’Ucraina nell’UE e nella NATO, avvertendo che ciò trascinerebbe l’Unione in un confronto diretto con la Russia.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
La Finlandia si oppone alle garanzie «simili all’articolo 5» NATO per l’Ucraina
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