Eutanasia
Il Vaticano apre all’eutanasia. Novità?
Il Vaticano sembra aver spalancato definitivamente le porte all’eutanasia. Ma l’eutanasia era già alle porte da tempo.
A mettere tutto nero su bianco, è uscito di recente, per i tipi della Libreria Editrice Vaticana, il Piccolo lessico del fine vita. Ottantotto pagine dove si dichiara la liceità dell’interruzione di pratiche come la ventilazione meccanica, la tracheostomia e la rianimazione. Dulcis in fundo (dulcis mors in fundo), il volumetto contiene anche un modello di DAT, le famose Disposizioni anticipate di trattamento comunemente definite «testamento biologico» o «biotestamento», disciplinate dall’art. 4 della Legge 219 del 22 dicembre 2017 entrata in vigore il 31 gennaio 2018.
Il libro, edito dalla Pontificia Accademia per la Vita (la PAV, istituita da Giovanni Paolo II, ha «come fine la difesa e la promozione del valore della vita umana e della dignità della persona»), fa uso di un noto argomento tributato dalla necrocultura laica: si afferma che i trattamenti salvavita possano essere sospesi in quanto rappresentino una forma di «accanimento terapeutico», formula dai margini incerti ed elastici che abbiamo sentita mille volte senza aver capito mai del tutto cosa significhi. Del resto, è fatta per quello.
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Tra i capitoli del libretto funebre – che, per paradosso, è un vero e proprio manifesto della PAV sotto il regno di monsignor Vincenzo Paglia – troviamo quello sulle DAT, con annesso modulo tramite cui il sottoscrittore in teoria cattolico può rifiutare «trasfusioni di sangue, antibiotici, trattamenti di sostegno vitale quali la ventilazione meccanica invasiva e non invasiva, la tracheostomia, la emodialisi e la rianimazione cardio-polmonare».
Ecco a voi la sovranità biologica, l’autodeterminazione secondo Paglia: lo stesso organo e lo stesso vescovo che lottavano per l’obbligatorietà dei vaccini da ben prima della pandemia, spingendo poi, a supplementari scaduti, pure per la quinta dose mRNA.
L’ammissione vaticana della pratica eutanatica appare, dunque, una cosa implicita.
«Anche qualora fossero appropriati clinicamente, i trattamenti potrebbero tuttavia risultare sproporzionati, qualora la persona malata li ritenesse troppo gravosi nelle circostanze in cui si trova» si legge nel testo. «Non intraprendere o sospendere quei trattamenti è, a questo punto, non solo possibile, ma, come dice papa Francesco “doveroso”».
Proprio così: a parlare di trattamenti sproporzionati è lo stesso Vaticano che piamente, ecumenicamente impose il vaccino mRNA a tutti i suoi abitanti e lavoratori, a terra e in volo, con espulsione de facto dei renitenti, lasciapassare vaccinale controllato dalle guardie svizzere e qualche incontro segreto tra il romano pontefice e il CEO di Pfizer Alberto Bourla. L’accordo fra i due, come capita agli altri patti tra Big Pharma e Stati nazionali e pure transnazionali, tutt’ora non è noto.
Il Piccolo Lessico scrive che la decisione di rinunciare ad antibiotici, trasfusioni, rianimazioni, è del malato, che i trattamenti bisogna «calibrarli (…) secondo criteri di (…) effettiva corrispondenza alle richieste del paziente e con i suoi valori ed esigenze spirituali».
Il giochino è lo stesso che abbiamo visto fare ai nemici della vita da decenni: se il risultato è la morte, si inneggia alla libertà. Se invece è la libera scelta per la salute, si sguaina l’obbligo. Abbiamo qui in nuce l’essenza della necrocultura: innestata nel profondo della società, essa prevede che la forza di gravità delle cose umane debba attrarre verso la morte, verso l’annientamento dell’uomo. Una tendenza velata dalla maschera sempre più trasparente e ridicola della «libertà», della «autonomia», della «democrazia» e di tutto il corredo individualista, cioè liberale, dell’Occidente suicida.
È stato notato che il modello di DAT proposto nel libello della PAV è molto simigliante a quello pubblicato nel 2020 da Aggiornamenti sociali, rivista della rete gesuita legata alla Fondazione culturale San Fedele di Milano, istituzione della Compagnia di Gesù da cui provenivano il vecchio arcivescovo meneghino Carlo Maria Martini e lo stesso Bergoglio.
Nel 2017 vi si era trattato il tema DAT riguardo a nutrizione e idratazione artificiali (NIA) affermando che «nella riflessione cattolica si è spesso affermato che questi mezzi sono sempre doverosi; in realtà, la NIA è un intervento medico e tecnico e come tale non sfugge al giudizio di proporzionalità (…) poiché non si può escludere che in casi come questi la NIA divenga un trattamento sproporzionato, la sua inclusione fra i trattamenti rifiutabili è corretta».
Vale la pena di chiedere, a questo punto: i sondini che alimentavano Eluana Englaro erano un trattamento sproporzionato? Era quindi giusto uccidere Eluana? I gesuiti stanno dicendo questo?
Un modello di DAT scaricabile nel 2020 dal sito del rotocalco gesuita conteneva la facoltà di dire no a «trasfusione di sangue o di suoi derivati; antibiotici, salvo in caso di tutela della salute di terzi; trattamenti di supporto vitale, quali: ventilazione meccanica invasiva, tracheostomia, ventilazione meccanica non invasiva, emodialisi, manovre di rianimazione cardio-polmonare». I medesimi trattamenti salvavita dei quali parla il Piccolo lessico di fine vita fresco di stampa vaticana, e non sappiamo se nella versione ebook vi sia pure un «CLICCA QUI» per autocompilare online il modulo con cui defungere neocattolicamente.
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E quindi: sono i gesuiti che stanno guidando la deriva eutanatica? Sappiamo che sono loro – in particolare quelli legati ad un’altra testata della Compagnia, America magazine – a condurre la campagna di omotransessualizzazione ecclesiastica. Padre Martin non perde occasione per ricordarcelo e Bergoglio, che lo porta in palmo di mano – l’ultima lettera di incoraggiamento per incontri di trans risale a una settimana fa – ci mostra quanto seria è la storia per cui il papa si opporrebbe alla «frociaggine».
Per incidens, poiché tutto torna, va ricordato che monsignor Paglia, oltre che per la sua passione per i vaccini, è noto pure per la storia del Duomo di Terni, la sua diocesi, per il quale una decina di anni fa ha commissionato un enorme affresco definito «omoerotico».
Abbiamo inoltre già visto su queste pagine come in realtà la PAV stia sdoganando la riproduzione artificiale, e la foto di Bergoglio circondato dai figli di Elon Musk – tutti usciti dalla provetta – è la dimostrazione che la decisione riguarda il papato profondo.
Più chiaro ancora, rammentiamo che il monsignore recentemente ha specificato che la legge genocida 194/78 rappresenta «un pilastro della nostra società».
Ci è chiaro, a questo punto, cosa sia davvero la «dolce morte» nel disegno complessivo. Ci diranno che è per chi decide di morire, nel giro di poco saremo overtonianamente passati dal volente al nolente, con la strage totale dei malati (come Adolfo, meglio di Adolfo) come logica conseguenza.
Guardate il Canada: l’eutanasia spinta in Quebecco è divenuta, in breve, una campagna di morte in tutto il Paese, dove si sopprime non solo il tumorato, ma anche il quadriplegico, il depresso, l’eco-ansioso, l’autistico, persino il povero – e ovviamente si discute dei bambini.
La macchina assassina – ora completamente normalizzata, anzi, sacralizzata – non si ferma mica lì: ecco che si moltiplicano i casi di invalidi (tra cui, cucù, i danneggiati COVID) a cui gli assistenti sanitari offrono, in forma sempre meno strisciante, l’opzione del MAiD, ossia della loro terminazione ad opera dello Stato canadese. Nel 2022, una persona ogni 25 in Canada moriva uccisa dal «suicidio assistito» – primato che consente un altro grande primato caro al mondo moderno, quello della predazione degli organi.
Vediamo bene cosa è successo: lo hanno venduto come un «diritto», era solo un grande massacro di innocenti. Il solito. E il Vaticano, ha detto qualcosa del Canada del fondamentalismo eutanasico? Non ci pare: nemmeno quando Bergoglio volò laggiù, si mise il copricapo da nativo e partecipò ad un rito pagano in mondovisione.
Insomma, ci è chiaro come non vi sia pratica della necrocultura che la neochiesa non voglia sdoganare, e sembra pure aver fretta di farlo.
Una fretta del diavolo, verrebbe da dire.
Roberto Dal Bosco
Elisabetta Frezza
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Eutanasia
Il Canada supererà i 100.000 casi di suicidio assistito
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Eutanasia
Fine vita, l’Assemblea Nazionale francese dice «sì» all’eutanasia in un clima di tensione
Dopo una seconda lettura molto accesa, i parlamentari hanno approvato il disegno di legge che legalizza il suicidio assistito e l’eutanasia nel pomeriggio del 25 febbraio 2026. Sebbene vi sia consenso sulle cure palliative, il divario si sta ampliando all’interno dell’Assemblea Nazionale per quanto riguarda le procedure per le cure di fine vita. Il disegno di legge proseguirà il suo iter parlamentare, con una votazione finale prevista per quest’estate.
È una vittoria di Pirro per il campo presidenziale: per la seconda volta in meno di un anno, il disegno di legge che legalizza il «suicidio assistito» è stato approvato. Mentre la prima parte, dedicata al rafforzamento delle cure palliative, è stata approvata all’unanimità ( 491 voti), il nucleo del testo ha rivelato una maggioranza in calo : 299 voti a favore e 226 contrari. Nel maggio 2025, il divario era di 106 voti; ora è di soli 73.
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Il miraggio di un «modello francese»
Questa maggioranza in calo riflette i dubbi che attanagliano i banchi dell’Assemblea Nazionale. «Il mantra “tutto sotto controllo” non regge», si preoccupa la deputata del MoDem Maud Petit, un tempo favorevole al disegno di legge. Al centro dei dibattiti: la definizione stessa del «modello francese» sostenuta da Emmanuel Macron.
Durante la revisione , la sinistra era riuscita a far approvare una legge che garantiva ai pazienti la «libera scelta» tra eutanasia e suicidio assistito. Il governo ha ritenuto questo cambiamento troppo radicale e ha dovuto convocare una seconda deliberazione d’urgenza mercoledì per ripristinare «l’equilibrio».
Alla fine, i parlamentari sono tornati alla versione iniziale: il suicidio assistito rimane la regola, l’eutanasia l’ eccezione medica in caso di incapacità fisica del paziente . Il testo ribadisce inoltre che la sofferenza psicologica «da sola» non può giustificare l’accesso alla procedura.
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Gli operatori sanitari sono preoccupati
Per beneficiare di questa assistenza, il paziente deve soddisfare cinque criteri specifici, tra cui una condizione grave e incurabile che metta a repentaglio la sua vita a breve o medio termine, e una capacità mentale integra. Ma sappiamo che i limiti sono fatti per essere infranti…
Queste garanzie non rassicurano affatto il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Medici. L’ istituzione è preoccupata per una legge che «mina i fondamenti etici» della professione. Il principale punto di contesa rimane l’istituzione di un «reato di ostacolo alla professione», punibile con due anni di carcere per chi tenta di impedire l’esercizio della professione medica.
Al contrario , l’ Associazione per il diritto a morire dignitosamente (ADMD) accoglie con favore un «momento storico», pur deplorando l’ abbandono della libera scelta del metodo operativo.
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La pressione dell’esecutivo
Nonostante le tensioni, l’ autore del testo, Olivier Falorni, mostra ottimismo e punta a un’adozione definitiva prima dell’estate, per un’applicazione il 1° gennaio 2027. Il cammino resta irto di ostacoli per i becchini del diritto alla vita: il testo deve ora tornare al Senato ad aprile, dove la maggioranza di destra e di centro attende con ansia di poterlo respingere.
Prima di passare attraverso l’esame della commissione mista (CMP) e di tornare un’ultima volta all’Assemblea in caso di mancato raggiungimento di un consenso.
Dietro le quinte del potere, la pressione aumenta. Mentre circolano voci sulla riluttanza del Primo Ministro Sébastien Lecornu, un pezzo grosso nella cerchia ristretta di Macron dichiara: «Emmanuel Macron decide, Sébastien Lecornu esegue». Il calendario è fissato e l’esecutivo non sembra pronto a lasciare che le esitazioni parlamentari rallentino questa riforma sociale che conficcherà un altro chiodo nella bara della Francia. Più che mai, la preghiera è essenziale.
Articolo previamente apparso su FSSPX. News
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Immagine di Ank Kumar via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Eutanasia
La Corte Suprema spagnola respinge la richiesta del padre di bloccare l’eutanasia della figlia
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