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Immigrazione

Il tabù della sostituzione etnica. E la sua realtà inconfutabile

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Sapete più o meno come è andata: ospite del sindacato CISAL, il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, cognato del premier Giorgia Meloni, ha parlato della crisi demografica italiana, lasciandosi scappare un’espressione che ha sconvolto le anime belle di politica e giornali – e cioè, i padroni del discorso.

 

«Le nascite non si incentivano convincendo le persone a passare più tempo a casa, perché si intensificano i rapporti, come ha sostenuto qualcuno, non è quello il modo» ha detto Lollobrigida. «Il modo è costruire un welfare che permetta di lavorare e di avere una famiglia, sostenere le giovani coppie a trovare l’occupazione. Non possiamo arrenderci all’idea della sostituzione etnica: gli italiani fanno meno figli, quindi li sostituiamo con qualcun altro. Non è quella la strada».

 

È scattato immediatamente il campanello d’allarme: «sostituzione etnica» non è un’espressione che si può usare liberamente. Bisogna evitare di parlarne, o anche solo di pensarci. Nella società della perversione conclamata, abbiamo trovato un tabù.

 

Partono le richieste di dimissioni, le accuse, l’ira funesta da ceto medio riflessivo.

 

Filippo Sensi, PD: «un ministro della Repubblica che, parlando non so a che titolo della questione seria e centrale della denatalità, evoca – testuale – la pseudo-dottrina della sostituzione etnica non è degno dell’incarico che ricopre. Non credo ci sia altro da dire. Mi vergogno per lui, per noi».

 

Ilenia Malvasi incalza, PD «oggi il ministro Lollobrigida parla di pericolo di “sostituzione etnica”, una bufala complottista, smentita da ogni statistica. Il tema della denatalità è molto serio e riguarda tutti, ma affrontarlo così è umiliante».

 

Elly Schlein, capo PD: «le parole del ministro Lollobrigida sono disgustose. Sono parole inaccettabili da chi ricopre il suo ruolo: ci riportano agli anni ’30 del secolo scorso, parole che hanno il sapore del suprematismo bianco. Mi auguro che Meloni e il governo prendano le distanze da queste dichiarazioni, fatte per altro nel giorno in cui il presidente Mattarella si trova in visita ad Auschwitz».

 

Ma mica è solo il PD. Il partito che un tempo aveva il monopolio della lotta all’immigrazione, ora al governo, si accoda.

 

Gian Marco Centinaio, Lega: «il ministro Lollobrigida ha pronunciato parole veramente brutte, ha sbagliato la forma e spesso la forma è sostanza».

 

Molinari, capogruppo Lega: «credo che evidentemente il ministro Lollobrigida abbia capito di aver usato delle parole sbagliate e in qualche modo si è scusato».

 

Mettiamoci pure anche Schifani, governatore della Sicilia: «io non l’avrei detto, l’essere umano merita rispetto al di là del colore della pelle e di tutto, ci sono diritti imprescindibili».

 

Ad un certo punto, prende le distanze anche Lollobrigida stesso. Prende le distanze da se stesso, sì. Dichiara di non conoscere la «teoria complottista» del «piano Kalergi». Lo hanno accusato di esserne un sostenitore. «Nelle mie parole non c’era alcun riferimento a visioni ben lontane dalla mia formazione». Ha sbagliato «per ignoranza», assicura in una accorata intervista al Corriere.

 

«Non credo sia corretto definirmi ignorante perché fino a ieri non sapevo chi fosse il signor Kalergi. Ho letto molto nella vita, ma non perdo tempo con folli e complottisti a cui la sinistra dedica molta attenzione».

 

Ci grattiamo la testa: uno che viene da anni di militanza – Fronte della Gioventù, Movimento Sociale Italiano, Alleanza Nazionale – non sa cosa è il piano Kalergi?

 

Sembrerebbe di no: perché chi ci crede è, ovvio, un complottista.

 

«Cerchiamo di capirci. Nella mia vita ho preso distanze siderali da chi immagina complotti internazionali, e altre follie di questa natura» dice il parente di Gina Lollobrigida, aggiungendo, così d’improvviso, una raffica floreale: «ricordo alcuni esempi clamorosi di sostituzione, perpetrati dal fascismo in Alto Adige, da Stalin con la russificazione dell’Ucraina o da Putin in alcune aree del Donbass».

 

È inarrestabile: rivela che il suo partito, quello della fiammella, non ha «grande confidenza» con il campione della battaglia contro l’immigrazione europea, Viktor Orban: «non ho grande confidenza con Orban e se condividessimo tutte le sue idee sarebbe con noi nel gruppo dei Conservatori Ile. Sono contrario all’uso politico della parola razza e ritengo che stoni nella nostra Costituzione. Si sta cercando di fare un caos sul tema serissimo della denatalità e sul tentativo di mantenere il nostro modello».

 

Insomma, il tabù c’è tutto, anche per quello che dovrebbe essere – in teoria, molto in teoria – il governo più a destra della storia Repubblicana. Del resto sono state fatte abluzioni democratiche purificatrici mica da poco. «Ho apprezzato le parole del presidente. Con Giorgia Meloni qualche anno fa siamo andati il 25 aprile ad Auschwitz, un luogo che è l’esempio di cosa può produrre la follia umana se non arginata da valori democratici». Riguardo a festeggiare il 25 aprile quest’anno, «vado al G7 e non è una scusa. Spero di tornare in tempo, perché ci tengo a partecipare alle celebrazioni».

 

Alla sinistra e al giro benpensante della nuova finta opposizione, non potrebbe mai bastare. Eccoti che, con una vignetta oscena, il Fatto Quotidiano, il giornale di Marco Travaglio, quello simpaticissimo, che sta con Conte, insulta Lollobrigida e la sua compagna, cioè la sorella del presidente del Consiglio, mettendola a letto con un uomo di colore in assenza del marito.

 

 

 

Si tratta di un attacco rivoltante, per cui si ha voglia di difendere le vittime. E notiamo pure un po’ di stereotipi razziali impliciti ed espliciti nel disegnino, ad esempio i labbroni del signore africano.

 

Tuttavia ci ritorna in mente, così, che la sorella subito dopo l’eclatante vittoria elettorale si era impegnata a dichiarare che Giorgia è a favore dell’aborto, prima che lei stessa lo dicesse apertis verbis nel suo discorso di insediamento davanti al Parlamento – quello che su Renovatio 21 abbiamo chiamato «l’inchino a Moloch».

 

Proprio l’aborto, adesso che ci pensiamo, un tempo era considerato a destra uno dei motori della sostituzione etnica, e non mancava, anche tra le file dei vari partiti parlamentari, chi fino a pochi anni fa faceva notare che il numero dei bambini sacrificati con l’aborto, e quindi fatti mancare alla popolazione del Paese, equivaleva sinistramente al numero di immigrati «importati» da Africa e Asia.

 

Tuttavia, per vedere la sostituzione etnica, e in dettaglio iperrealistico, esattamente come descritta nella vignetta del Fatto, basta guardare alle comunicazioni dell’Unione Europea.

 

Ricordate questa immagine diramata dalla Commissione Europea due anni fa?

 

 

Non crediamo che esista un’immagine più lampante della sostituzione etnica in corso. Qui la sostituzione etnica è una realtà irrefutabile. È un programma incontrovertibile.

 

«Think future. Think #NextGenerationEU». Pensate al futuro. Pensate alla prossima generazione UE.

 

Notate, prego, il colore dei personaggi: uno è nero, africano doc. Il bambino – suo figlio? Il pargolo di cui è genitore 1 o 2? – invece, no: forse questo signore a letto con una bianca ci è stato davvero. Il bimbo, diciamo così, è più chiaro, è mulatto. È, per usare la terminologia dell’euroconte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, «meticcio».

 

«Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale assenza di pregiudizi e ampiezza di orizzonti» scriveva il teorico degli «Stati Uniti d’Europa», ancora oggi celebrato – alla faccia di chi a sentire il suo nome urla «complottisti! complottisti!» – con un prestigioso premio europeo vinto dalla Merkel e da quantità di europapaveri a caso.

 

Il meticcio dal carattere «volatile» di cui parla il razzista biologico Kalergi è in pratica il cittadino perfetto di uno Stato di manipolazione permanente: la creazione di una società instabile, una sorta di anarco-tirannia, cifra indispensabile del nuovo potere, retto dal principio massonico del Solve et Coagula. Alla base, violenza e caos nel popolo, al vertice la piena libertà dell’oligarchia dominatrice, che concede sangue e perversioni per tenere distratte le masse, ma tutto sorveglia – l’occhio in cima alla piramide.

 

Se pensate che siano visione cospirazionistiche, più che una secchiata d’acqua in faccia per svegliarvi, vi basta ricordare eventi come la conquista di Peschiera del Garda da parte della gioventù africana lo scorso anno. Ragazzini immigrati di seconda generazione, e quindi, almeno culturalmente, almeno sulla carta, «meticci», così come li voleva il Kalergi.

 

Le immagini di razzia di questi a breve saranno regolarizzati sotto la barzelletta dello ius culturae sono indelebili: forze dell’ordine schernite (comprese le cariche degli agenti in tenuta antisommossa, impotenti davanti alla massa brulicante ed infinita), odio per l’Italia espresso apertamente (anche sui social, dove stranamente nessuno li censura), ragazze italiane molestate e perfino discriminate (perché, a parte le aggressioni sessuali, sui treni dei ragazzini immigrati «le donne bianche qui non salgono»).

 

Oppure pensate al famoso capodanno di Milano, o a quello di Colonia – il concetto di è tahurrush gamea, la molestia sessuale collettiva. Oppure possiamo parlare, cosa che non ha fatto nessuno, dell’ultimo San Silvestro di Berlino. Renovatio 21 lo ha fatto: potete vedere da voi le immagini di guerriglia, con le forze dell’ordine ignorate e prese per i fondelli. Non è stato diverso per i disordini e i danneggiamenti susseguitisi in tutta Europa dopo le vittorie (le vittorie, non le sconfitte) del Marocco ai mondiali qatarioti.

 

I ragazzi africani, a conti fatti, hanno realizzato il sogno degli anarco-centrosocialisti degli anni Novanta: ha istituito delle TAZ, zone temporaneamente autonome dove lo Stato non ha più potere, come nei libri del teorico dell’anarchia (e della pederastia) Hakim Bey. È qui che possiamo vedere in chiarezza una delle confluenze tra la sinistra, anche estrema, e l’immigrazionismo. Marx non c’entra nulla, né il comunismo, la giustizia sociale, etc. C’è solo il rimescolamento dionisiaco di una società senza più autorità – senza più padri – che altro non è se non una manovra dell’oligarcato globale della Morte.

 

Avendo noi davanti questo scenario, non possono caderci le braccia quando sentiamo i politici prendere le distanze dalla questione, dire che di Kalergi non hanno mai sentito parlare in vita loro, mentre si è lasciato dire in tranquillità alla sinistra ma anche a certa destra (che i libri del conte li ripubblica pure) che il piano Kalergi non esiste, è solo crasso complottismo.

 

È il disastro interiore della Lega Nord, partito che, iniziatosi su questo filone ideale – il processo era già visibile sin dagli anni Novanta o perfino Ottanta, e basta riguardarsi i discorsi di Bossi – non ha saputo strutturare dentro sé alcuna cultura profonda sul tema dell’immigrazione di massa – né su altri temi, a dire il vero.

 

Certo, non sono mancate le figure che hanno cercato di farlo, mostrando (come il compianto Gilberto Oneto) il carattere massonico e tirannico del Risorgimento (che è il sistema operativo che permane ancora oggi, da Giolitti a Mussolini a Draghi e Meloni); altri avevano cercato di portare la Lega verso il tradizionalismo cattolico, dove di materia culturale riguardo anche l’invasione dell’Europa ce ne è quanto si vuole.

 

Tuttavia, nulla davvero attecchì. Difficile nominare un livre de chevet dei leghisti. Il giornale di partito fu chiuso. Del piano Kalergi, che è esattamente ciò che la Lega dice di combattere, è quindi difficile ricordarsi. Da qui escono i Giorgetti, gli Zaia, etc.

 

Quindi, in definitiva, oggi non ci sono partiti che si oppongono alla grande opera di ingegneria sociale inflitta all’Europa (e, ora, anche agli USA) per tramite del programma di immigrazione massiva. L’Italia, rispetto a questo morbo, si trova in condizione di immunodeficienza acquisita.

 

Dei dibattiti infuocati in Francia creati dagli scritti di Renaud Camus – il principale teorizzatore vivente del Grand Remplacement, la grande sostituzione –, pure debordati potentemente anche negli Stati Uniti, in Italia non si è avuta eco.

 

Rammenterete quanto comunicò un vasto gruppo di militari francesi poco tempo fa in una lettera che sembrava un vero e proprio «pronunciamento». Parlando della situazione di una Francia completamente fuori controllo, dissero, sibillinamente, all’élite parigina che «una guerra civile si sta preparando, e voi lo sapete perfettamente».

 

Questa «guerra civile», in realtà, è già in corso, sia pure se combattuta senza armi da fuoco, al momento, ma a colpi di gommoni, ONG, dati demografici e permessi di soggiorno.

 

È una guerra intentata contro la stessa popolazione. Una guerra per la sua sostituzione. E la sua sottomissione finale.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

Immigrazione

Il cardinale Zuppi va all’evento del Ramadan. Poi si preoccupa per le zero iscrizioni al catechismo e la mancanza di famiglie cattoliche

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Il cardinale Matteo Zuppi ha espresso preoccupazione per la mancanza di iscrizioni al catechismo mentre prendeva parte a un evento pubblico del Ramadan in città.

 

Il 4 marzo, Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha commentato il fatto che nessun bambino si fosse iscritto al catechismo in tre parrocchie centrali della città, attribuendo la situazione a politiche abitative imperfette e affitti eccessivamente alti. Il giorno prima aveva partecipato a un iftar pubblico di strada durante il Ramadan insieme a importanti autorità politiche.

 

«Grazie, salam alaikum», ha detto Zuppi durante la cena islamica. «Credo che questo incontro è davvero quello dei credenti. Essere credenti significa essere fratelli». notiamo la mise del cardinale della Sant’Egidio, detto a suo tempo come papabile, presentatosi con un cappottino che lo fa sembrare un anziano qualsiasi dei giardini Margherita.

 

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L’iftar è il pasto serale con cui i musulmani interrompono il digiuno giornaliero durante il Ramadan. Si consuma subito dopo il tramonto, quando la chiamata alla preghiera segna la fine dell’astinenza giornaliera da cibo e bevande.

 

Zuppi ha ascoltato la telefonata dell’imam con Romano Prodi, il sedicente «cattolico adulto» amico personale di Zuppi. Qualche tempo fa, Zuppi e Prodi sono stati filmati durante un evento locale in cui Zuppi ha elogiato l’ex primo ministro italiano, affermando che l’ex presidente della Commissione Europea «è il vero cardinale». Commentando i frequenti viaggi di Prodi in Cina, ha aggiunto che «ormai s’è fatto cinese”».

 

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Due giorni dopo,  Il Resto del Carlino ha intervistato Zuppi sulla crisi demografica e sulla mancanza di iscrizione al catechismo nelle parrocchie del centro di Bologna, che dovrebbero coprire un’area abitata da circa 9.000 persone. Inoltre, Bologna è la settima città più popolosa d’Italia.

 

«Parlando con i parroci, quella che emerge ormai è una realtà cambiata: quando vanno a fare le benedizioni nelle case non trovano nessuno o quasi da benedire. Trovano, invece, uffici e B&B. Le famiglie sono sempre meno», lamenta l’arcivescovo di Bologna. «Le città cambiano, le stagioni cambiano, però dobbiamo provare a gestire e a moderare i fenomeni, a guidarli, altrimenti poi rischiamo che siano i fenomeni a guidare noi».

 

L’analisi di Zuppi attribuisce il drastico svuotamento delle parrocchie bolognesi a fattori politici e sociologici, piuttosto che a carenze nell’opera pastorale del clero italiano. Ha descritto l’assenza di bambini iscritti al catechismo parrocchiale come un segnale «molto, molto preoccupante», ma a suo avviso «è chiaro che il problema è legato alla trasformazione del centro storico: gli studenti universitari hanno cacciato le famiglie, e poi i B&B hanno cacciato gli studenti».

 

Il giornalista lo ha incalzato, chiedendo esplicitamente al cardinale se i dati dovessero essere attribuiti anche a una «crisi di fede», ma il cardinale ha respinto completamente questa interpretazione.

 

«L’assenza di bimbi è un fatto, e sicuramente preoccupa. Ma non leggerei questo fatto come un problema di assenza (o di diminuzione) di partecipazione delle famiglie alla chiesa. Il punto è che è proprio cambiato il territorio», ha detto il  porporato, nel cui cervello non appare nemmeno per un secondo l’idea che una volta, quando c’era il cattolicesimo, le famiglie erano più salde e soprattutto numerose.

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Poi, proprio a Bologna, è arrivato il modernismo con il cardinale Lercaro (figura chiave del Concilio Vaticano II, protagonista della riforma liturgica di distruzione della Messa antica) e con i Dossetti, e poi con gli stessi Zuppi, noto anche per aver dichiarato di aver ricevuto insegnamenti dalla defunta scrittrice Michela Murgia in merito alla questione della famiglia queer, in un leggendario discorso in cui aggiunse che credere in Dio non è così necessario.

 

Più Bologna perdeva la sua anima cattolica, più avanzavano i mostri del mondo moderno: ecco il primo consigliere comunale transessuale, ecco le prime unioni omo volute dal sindaco comuniste, ecco i portici invasi dagli scappati di casa (detti, un tempo, «punkabbestia»: il Comune negli anni Novanta faceva ordinanze per la loro tutela prima ancora che la parola entrasse in qualche dizionario), ecco il rettorato dell’università più antica del mondo in mano dei massoni, ecco la prima gestazione extracorporea fatta con un esperimento con utero ectogenetico, ecco la città invasa dagli immigrati – ma questo lo Zuppi lo sa, visto che fu in prima linea nell’umiliazione dell’identità gastronomica felsinea lanciando ad un evento pro-immigrazione il «tortellino dell’accoglienza», da cui era stata espunta la carne di porco, e poi vi furono certe inchieste giornalistiche sui soldi dell’8 per mille alle ONG immigrazioniste…

 

Nel contempo, sempre meno bambini, con gli asili dell’Emilia-Romagna – un vanto internazionale, per i goscisti – svuotati in maniera esponenziale.

 

Il cardinale ce li ha gli occhi, o le orecchie, o un qualsiasi altro organo che lo agganci alla realtà?

 

Può, oggi, un principe della Chiesa non sapere che proprio la fine della Fede – perseguita scientificamente dalla gerarchia che occupa il Soglio da decadi – comporta il crollo della popolazione cristiana, e quindi la sua sostituzione con invasori di altre religioni?

 

Può un cardinale non capire la Necrocultura dominante, e sapere che è la tradizione di Cristo l’unico rimedio possibile?

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Immagine di Sisifo Società Benefit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic; immagine tagliata

 

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Animali

Migranti filmati mentre catturano e macellano cigni e anatre

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Video scioccanti circolano nell’internet anglofona mostrano migranti che piazzano trappole e rubano uccelli protetti dai corsi d’acqua pubblici, alimentando l’indignazione per l’immigrazione incontrollata che distrugge la fauna selvatica locale.   Le prove video provenienti dall’Irlanda mostrano un residente locale che smantella delle rudimentali gabbie di filo metallico posizionate lungo il Grand Canal di Dublino da migranti che vivono in tende e che si ritiene prendano di mira cigni e anatre per consumarli.   Il filmato mostra l’uomo, accompagnato dal suo cane, mentre sradica le trappole nascoste nell’erba vicino alla riva dell’acqua.  

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Nella clip non si sente alcun dialogo diretto, ma l’intento è chiaro quando il residente rimuove metodicamente le trappole, impedendo quella che avrebbe potuto essere una strage di uccelli iconici.   Questo incidente riecheggia scene simili in tutto il Regno Unito. Un video mostra un agente della RSPCA che affronta una famiglia di migranti sospettata di aver bracconato e cucinato un grosso uccello bianco, forse un cigno. «Vado a chiedere a qualcuno di controllare che uccello è questo. Penso che sia un cigno, ma conosci i grandi uccelli bianchi che si vedono nel parco?» chiede l’agente, che ispeziona la pentola: «Si vedono le ossa in questo uccello perché non è un pollo, quindi sono preoccupata. Ci sono leggi che vietano di prendere animali… È molto grave. È molto grave se succede.»  

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  Esaminando il bidone, nota: «Vedi, il problema è che ci sono un sacco di grosse piume bianche qui». La famiglia sostiene che gli uccelli siano stati acquistati e liberati durante un gioco di inseguimento tra bambini, ma l’agente avverte: «Quello che devo assicurarmi è che tutti qui sappiano che non è permesso prendere nulla dal parco. Non sto dicendo che l’abbiate fatto voi».   Un’altra clip mostra una famiglia che trasporta un uccello selvatico che è evidentemente stato catturato e che intende mangiare. Un’altra clip mostra un migrante che afferra un cigno in un parco. Un altro post chiede: «Cosa sta facendo questo migrante?» mentre un uomo trascina un cigno che si dibatte oltre una ringhiera. Un filmato simile riprende un uomo su un ponte che afferra un cigno dall’acqua sottostante, lo prende per il collo e poi se ne va.   È fantastico che ci siano così tante prove video e fotografiche che mostrano migranti mediorientali che rubano cigni dai parchi pubblici nel Regno Unito e che l’establishment politico-mediatico ti tratti come se fossi un idiota se ne parli. Questi casi sono simili al caos di Springfield, Ohio, dove migranti haitiani sono stati accusati di aver mangiato cani, gatti ed anatre rapiti tra parchi e vicinati, scatenando panico fra la popolazione e ondate di meme irresistibili.     Come noto, la questione fu portata avanti anche dal candidato presidente Donald Trump durante la sfida elettorale con i democratici.   Un residente ha testimoniato durante una riunione della commissione cittadina: «Sono nel parco, afferrano le anatre per il collo, tagliano loro la testa, se ne vanno e le mangiano». «Chi viene pagato? Quanti soldi vi vengono pagati davvero? Voglio portarli qui, come se sapessi che la questione è più profonda di loro».  

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All’epoca le voci sugli haitiani mangiatori di animali domestici erano state dichiarate «false» dalle testate mainstream. Tuttavia noi ricordiamo che lo stesso avvenne in Italia, quando testate di vescovi e oligarchi vari dichiararono che lo scoop di Libero su cani e gatti mangiati a Lampedusa era una fake news.   In Italia vi fu il caso nel 2020, ripreso dal telefonino di un passante, di quello che sembrava un africano intento a cucinare fuori dalla stazione ferroviaria di Campiglia Marittima (provincia di Livorno) un quadrupede che potrebbe essere stato un gatto: la signora autoctona pure gli urla che «qua i gatti si tengono in casa, non si mangiano». Non fu l’unico episodio del genere.     Aneddoti sugli immigrati che cacciano e mangiano conigli, anatre ed altri animali in un parco pubblico per poi consumarne le carni sono stati riportati anche in città dell’Alta Italia.  

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Immigrazione

Dieci milioni di immigrati vivono in Ispagna. Il ministro goscista: «spero nella teoria della sostituzione»

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Nel Regno di Spagna più di 10 milioni di persone sono nate all’estero. Nonostante la crescita di un’ala destra, il governo del Regno ha intensificato ulteriormente le sue politiche favorevoli ai migranti. Lo riportano statistiche governative appena diffuse

 

Su una popolazione complessiva di 49,5 milioni di abitanti, oltre 10 milioni sono nati fuori dalla Spagna, come riportato dai dati pubblicati giovedì dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE) spagnolo. Negli ultimi dieci anni la popolazione spagnola nata all’estero è quasi raddoppiata, mentre quella autoctona è diminuita di oltre 1 milione di unità a causa dei bassi tassi di natalità e dell’emigrazione.

 

I marocchini rappresentano il gruppo di immigrati più consistente, con 1,17 milioni di residenti in Spagna, seguiti da colombiani e venezuelani, rispettivamente con 980.000 e 690.000 persone; solo nell’ultimo anno sono giunti 144.600 colombiani, 94.000 venezuelani e 96.300 marocchini.

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In parallelo all’aumento dei flussi migratori, il partito Vox ha conosciuto un forte incremento di consensi, passando dal 2% nei sondaggi del 2018 all’attuale 18% secondo un dato aggregato elaborato da Politico. Vox detiene attualmente 33 seggi su 350 nel parlamento nazionale, ma ha raddoppiato i suoi seggi alle elezioni regionali in Estremadura a dicembre e in Aragona domenica.

 

Vox promuove l’espulsione di tutti gli immigrati irregolari e un inasprimento delle normative su immigrazione e cittadinanza. Lo scorso anno il partito ha diffuso un manifesto economico e abitativo in cui chiedeva la «reimmigrazione» degli immigrati legali incapaci di integrarsi nella società spagnola e la «deportazione di massa» di oltre un milione di immigrati irregolari ai quali il governo di sinistra spagnolo ha riconosciuto uno status legale.

 

Il governo non ha dato segni di voler cambiare direzione. Il mese scorso il primo ministro Pedro Sanchez ha annunciato la regolarizzazione di oltre mezzo milione di immigrati irregolari presenti in Spagna. La decisione è stata criticata dalla destra e ha suscitato perplessità anche tra i funzionari dell’UE a Bruxelles, i quali hanno avvertito che tale misura avrebbe di fatto garantito a questi migranti la libera circolazione nell’area Schengen, proprio mentre l’Unione Europea cerca di contenere gli ingressi.

 

Sanchez ha difeso la propria scelta in un editoriale sul New York Times, sostenendo che «l’Occidente ha bisogno dei migranti» per sostenere le proprie economie e che gli spagnoli hanno il «dovere morale» di trasformarsi in una «società accogliente e tollerante» nei confronti dei nuovi arrivati.

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L’eurodeputata Irene Montero, il cui partito Podemos fa parte della coalizione di governo con i socialisti di Sanchez, è andata ancora più avanti. «Spero nella “teoria della sostituzione”», ha dichiarato il mese scorso davanti a una folla di sostenitori. «Spero che possiamo ripulire questo Paese da fascisti e razzisti con i migranti».

 

Mercoledì il governo svizzero ha annunciato un approccio diverso alla crescente popolazione immigrata del Paese, decidendo di indire un referendum per stabilire se limitare la popolazione totale a 10 milioni. La proposta è stata avanzata dall’Unione Democratica di Centro (UDC), partito di destra, che denuncia un’«esplosione demografica» responsabile dell’aumento dei prezzi delle case, della pressione sui servizi pubblici e del generale peggioramento del tenore di vita.

 

Se la popolazione attuale di 9,1 milioni dovesse avvicinarsi ai 10 milioni, l’UDC propone il divieto di nuovi ingressi, inclusi i richiedenti asilo e i familiari dei residenti stranieri.

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