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Il capo dello spionaggio ucraino: Telegram è una «minaccia alla sicurezza nazionale»
Telegram rappresenta una minaccia reale per la sicurezza nazionale dell’Ucraina, ha affermato il capo della Direzione principale dell’Intelligence militare di quel Paese, Kyrylo Budanov. Il funzionario ha riconosciuto che la piattaforma di messaggistica istantanea criptata è diventata la principale fonte di informazioni nel Paese, «superando ogni altra cosa».
In un’intervista con la stazione radio Charter di sabato, il Budanov ha detto che non sostiene la «semplice chiusura» dell’app di messaggistica. Secondo il capo dell’Intelligence, sebbene sia piuttosto difficile da attuare, un divieto del genere è comunque fattibile.
«Chiedo che tutti i canali Telegram» siano obbligati a stabilire una presenza fisica in Ucraina, ha dichiarato Budanov. «Se volete, per così dire, diffondere qualche notizia, vi preghiamo di registrarvi, in modo che tutti capiscano che questo canale è registrato da Ivanov Ivan Ivanovich, un cittadino russo, residente a Mosca», ha spiegato il funzionario ucraino.
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Sosteneva che in questo modo gli amministratori dei canali Telegram si sarebbero assunti la responsabilità dei contenuti pubblicati.
Secondo Budanov, alcuni canali pubblicano «materiali non propriamente stampabili», e non solo in relazione all’attuale conflitto militare con la Russia.
L’alto funzionario dello spionaggio militare ucraino aveva fatto osservazioni simili a fine marzo, notando allo stesso tempo che Telegram è uno strumento utile per i servizi segreti ucraini per diffondere le loro narrazioni nei territori controllati dalla Russia.
Più o meno nello stesso periodo, un gruppo di legislatori ucraini ha proposto un disegno di legge per «regolamentare» Telegram, che i ncludeva, tra le altre cose, un requisito per tutte le app di messaggistica che operano in Ucraina di istituire una sede legale nel Paese, a meno che non abbiano sede nell’UE, e di rivelare la loro struttura proprietaria e i finanziamenti al governo.
Come riportato da Renovatio 21, anche il segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale dell’Ucraina Oleksyj Danilov aveva dichiarato che Telegram è un servizio «pericoloso».
Telegram non è estraneo ai problemi legali, con le autorità di numerosi Paesi, tra cui la Russia, che hanno contestato le sue politiche. È stato bandito in diverse giurisdizioni per il suo rifiuto di collaborare con i governi locali.
Come riportato da Renovatio 21, nei mesi della pandemia la Germania ha apertamente valutato la possibilità di chiudere Telegram, unico social che – di origine russa con server negli Emirati – pareva non censurare le opinioni degli utenti come invece facevano tutte le altre piattaforme.
Telegram cinque mesi fa è stato sospeso in Spagna. L’app è stata vietata in Somalia assieme a TikTok per «terrorismo».
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Immagine di Yuri Samoilov via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0; immagine modificata
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I servizi francesi e britannici coinvolti nell’uccisione del figlio di Gheddafi
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Gli Stati Uniti pianificano un cambio di regime a Cuba
Gli Stati Uniti stanno attivamente cercando contatti all’interno del governo cubano per favorire un cambio di regime all’Avana entro la fine dell’anno. Lo riporta il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi anonimi a conoscenza dei fatti.
Il quotidiano ha riportato che l’amministrazione del presidente Donald Trump si sente «incoraggiata» dal successo dell’operazione che ha portato alla cacciata del presidente venezuelano Nicolas Maduro e considera quell’esperienza come modello per un intervento simile a Cuba.
Secondo le fonti, i funzionari americani ritengono che l’economia dell’isola sia «sull’orlo del collasso» e che il regime non sia mai stato così debole, soprattutto dopo aver perso il principale sostegno esterno rappresentato da Maduro. Sebbene non esista ancora un piano operativo dettagliato, sono già in corso incontri con esuli cubani e organizzazioni della società civile a Miami e Washington, con l’obiettivo di individuare un alto funzionario del governo cubano disposto a «negoziare un accordo».
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L’articolo arriva nel contesto di una serie di minacce sempre più esplicite da parte di Washingtone. All’inizio del mese Trump ha rivolto un ultimatum diretto a Cuba, invitandola a «raggiungere un accordo prima che sia troppo tardi».
Ha descritto l’isola – privata ormai del petrolio venezuelano a condizioni agevolate – come «pronta a crollare» e ha risposto con un ironico «Mi sembra una buona idea!» a una proposta circolata sui social media secondo cui il segretario di Stato Marco Rubio potrebbe assumere un ruolo di guida a Cuba.
Il presunto progetto per un cambio di regime a L’Avana giunge poche settimane dopo l’operazione militare statunitense in Venezuela che ha portato al rapimento del presidente Maduro e di sua moglie, oltre alla morte di diecine di membri delle forze di sicurezza venezuelane e cubane.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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I funzionari della NATO nascondono informazioni agli Stati Uniti sulla controversia sulla Groenlandia
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