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Terrorismo

I talebani del Pakistan attaccano le forze di sicurezza: sei morti

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

L’imboscata è avvenuta ieri ma è solo l’ultimo di una serie di episodi. Oggi la notizia dell’uccisione di un capo talebano. Dalla presa di potere dei «cugini» afghani gli attentati terroristici in Pakistan sono aumentati di oltre il 50%.

 

 

Almeno sei poliziotti pakistani sono stati uccisi ieri mattina nella provincia nord-occidentale del Khyber Pakhtunkhwa in un attacco poi rivendicato dai Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), i talebani del Pakistan. Il veicolo della polizia è stato colpito da colpi d’arma da fuoco mentre si trovava nella città di Lakki Marwat, a circa 200 km da Peshawar.

 

È il quarto attacco di questo tipo verificatosi nelle ultime settimane e uno dei più mortali secondo l’istituto di ricerca Pakistan Institute for Peace Studies (PIPS). In base ai dati raccolti dal think-tank, nel 2022 nella regione del Khyber Pakhtunkhwa ci sono stati almeno 65 attacchi armati che hanno ucciso 98 persone e ne hanno ferite 75. Dalla presa di potere di Kabul dell’anno scorso da parte dei talebani afghani, gli attentati terroristici in Pakistan sono aumentati del 51%.

 

Altri due agenti sono morti la notte scorsa in uno scontro armato al confine con l’Afghanistan: l’esercito pakistano ha riferito che è stato ucciso anche un «terrorista» che «operava contro le forze di sicurezza».

 

Ieri, in una dichiarazione separata, i talebani pakistani avevano affermato che un attacco di droni statunitensi aveva ucciso almeno tre loro membri nel distretto di Dera Ismail Khan, sempre parte del Khyber Pakhtunkhwa.

 

Per i media non è stato possibile verificare l’affermazione in maniera indipendente, ma il giorno prima la squadra provinciale antiterrorismo aveva confermato l’uccisione di quattro terroristi, mentre oggi è arrivata la notizia dell’uccisione di un comandante dei TTP nella provincia di Paktia da parte di un assalitore sconosciuto.

 

I talebani pakistani sono affiliati ai talebani dell’Afghanistan ma operano contro le istituzioni dello Stato pakistano nel quale vogliono instaurare la shari’a.

 

A maggio di quest’anno i TTP avevano accettato di estendere un cessate il fuoco fino alla fine del mese, poi rinnovato a giugno. I colloqui di pace si erano svolti a Kabul grazie all’intermediazione dei «cugini» afghani. Tuttavia una vera pace non è mai stata raggiunta perché le richieste dei TTP sono irrealizzabili: questi ultimi chiedono il rilascio di tutti i loro combattenti e che le forze governative pakistane si ritirino dalle regioni tribali del Khyber Pakhtunkhwa.

 

Il direttore del Pipi, l’analista Amir Rana, ha spiegato ad Al Jazeera che i TTP considerano i loro attacchi manovre difensive: «Le forze di sicurezza, ogni volta che ricevono denunce di rapimenti o estorsioni, svolgono le loro operazioni che secondo il TTP sono una chiara violazione dell’accordo di cessate il fuoco, e i talebani poi si vendicano», ha detto.

 

 

 

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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine da AsiaNews

 

 

 

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Terrorismo

Washington: in Nigeria una «minaccia terroristica»

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L’ambasciata statunitense in Nigeria ha avvertito che le strutture americane e le scuole affiliate agli Stati Uniti nel Paese potrebbero essere prese di mira da un potenziale attacco terroristico, ha riferito la missione lunedì.

 

L’avviso invita i cittadini americani a mantenere alta la vigilanza e a seguire le linee guida di sicurezza durante il soggiorno in Nigeria. «L’ambasciata statunitense ad Abuja informa i cittadini statunitensi di una possibile minaccia terroristica contro strutture statunitensi e scuole affiliate agli Stati Uniti in Nigeria», si legge nell’avviso.

 

Le autorità hanno inoltre indicato diverse misure di sicurezza per gli americani che vivono o visitano la Nigeria. Le raccomandazioni comprendono: tenere i cellulari carichi, prestare attenzione nei luoghi pubblici, evitare assembramenti e manifestazioni, variare i percorsi abituali e individuare le uscite di emergenza negli edifici.

 

Secondo l’agenzia Reuters, l’ambasciata non ha fornito dettagli sulla fonte della minaccia, ma resta in stato di massima allerta a causa della guerra in Iran, che ha fatto temere possibili azioni di ritorsione.

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Il governo nigeriano ha espresso preoccupazione per l’escalation del conflitto nel Golfo Persico e ha invitato tutte le parti a mostrare moderazione ed evitare azioni che potrebbero aggravare ulteriormente le tensioni. Il ministero degli Esteri nigeriano ha chiesto un’immediata de-escalation e un ritorno al dialogo e alla diplomazia, in conformità con il diritto internazionale.

 

I funzionari nigeriani hanno inoltre avvertito che il prolungarsi delle ostilità potrebbe mettere a rischio la stabilità regionale e globale, consigliando al contempo ai cittadini nigeriani presenti in Iran e nella regione del Golfo di rimanere vigili ed evitare le zone vicine a strutture militari o a grandi raduni.

 

Dopo la morte dell’aiatollà Ali Khamenei, in diverse città nigeriane sono state registrate proteste a sostegno dell’Iran.

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Immagine di US Africa Command via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

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Terrorismo

Esplosione colpisce l’ambasciata americana a Oslo

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Un’esplosione ha colpito domenica mattina l’ambasciata statunitense a Oslo, in Norvegia, causando lievi danni alla struttura e senza che siano stati segnalati feriti.   L’esplosione, avvenuta intorno all’1:00 di notte ora locale, si è verificata all’ingresso della sezione consolare, secondo quanto dichiarato dal portavoce della polizia Mikael Dellemyr all’emittente pubblica NRK.   «Abbiamo accertato che un’esplosione ha colpito l’ambasciata americana», ha affermato.     La polizia ha dichiarato separatamente di non avere idea di cosa abbia causato l’esplosione o di chi sia stato coinvolto.   «La polizia sta dialogando con l’ambasciata e non ci sono segnalazioni di feriti», hanno affermato in una nota.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Terrorismo

Eliminato il principale leader terrorista di Shabaab in Somalia

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Le forze somale hanno eliminato un alto leader del gruppo militante islamista Al-Shabaab durante un’operazione mirata nella regione del Basso Scebeli, hanno annunciato lunedì le autorità.

 

Secondo una dichiarazione ufficiale del governo, il raid è stato eseguito domenica nella zona di Hantiwadaag, nel distretto di Awdheegle, dalla National Intelligence and Security Agency (NISA) con il sostegno di partner internazionali.

 

Le autorità hanno precisato che l’uomo, conosciuto con vari pseudonimi tra cui Kamaludin Yunis Mohamed, Salim Nur Sheikh Abdirahin, Arale e Abdullahi Hassan Ali, era un pianificatore «chiave» dietro una serie di attacchi letali.

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Le autorità lo hanno collegato all’assalto del 4 ottobre 2025 al carcere di Godka Jilacow, nella capitale Mogadiscio. L’attacco, diretto contro l’edificio di massima sicurezza situato vicino al palazzo presidenziale, ha coinvolto un assedio durato sei ore in cui i militanti si sono travestiti da personale di sicurezza e sono stati infine neutralizzati dalle forze governative, anche se decine di persone sono rimaste ferite.

 

Il leader militante è stato inoltre associato all’attentato suicida del 9 luglio 2025 all’Accademia militare Jaalle Siad, nel distretto di Hodan a Mogadiscio, in cui almeno quattro ufficiali dell’esercito somalo sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti quando un attentatore ha fatto detonare esplosivi, hanno dichiarato i funzionari.

 

L’uomo avrebbe  coordinato il tentativo del 10 dicembre 2025 da parte di un attentatore suicida di Al-Shabaab di penetrare nella scuola di addestramento generale Dhega-Badan a Mogadiscio, dove le forze di sicurezza hanno eliminato l’aggressore ma diversi soldati sono rimasti feriti.

 

La NISA ha evidenziato di aver monitorato direttamente le cellule militanti responsabili di quegli attacchi.

 

«L’operazione è stata condotta in risposta allo spargimento di sangue di civili innocenti… e del personale di sicurezza», si legge nella dichiarazione, precisando che i servizi di sicurezza avevano seguito il sospettato per oltre 150 giorni. Durante questo periodo, egli si era spesso nascosto in quartieri densamente popolati.

 

L’agenzia ha affermato che le azioni contro i militanti collegati ad Al-Shabaab e allo Stato Islamico proseguiranno «finché non saranno raggiunte la piena sicurezza e una stabilità duratura in tutto il Paese».

 

Il gruppo militante Al-Shabaab, affiliato ad Al-Qaeda, ha condotto attacchi regolari in diversi paesi africani, inclusi quelli della regione del Sahel. Il gruppo terroristico continua a effettuare raid, attentati e omicidi mirati nel tentativo di destabilizzare il governo somalo e le strutture di sicurezza regionali.

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Come riportato da Renovatio 21, due anni fa  fa gli Shabaab catturarono un elicottero ONU, uccidendo una persona e prendendone altri in ostaggio.

 

Nell’agosto 2023, l’Africa Command statunitense aveva effettuato su richiesta del governo somalo un attacco aereo contro i terroristi Shabaab, provocando la morte di 13 militanti del gruppo. A inizio 2023 il Pentagono aveva dichiarato di aver ucciso un alto comandante dell’ISIS in Somalia, eliminando assieme al leader regionale Bilal al-Sudani almeno altri 10 combattenti

 

Nel 2022 un gruppo di Shabaab ha preso il controllo dell’Hotel Hayat di Mogadiscio, dopo aver fatto detonare tre bombe nella capitale. Nel 2020 un altro attacco in un hotel provocò una strage con almeno 16 morti.

 

Come noto, gli Shabaab furono recipienti di milioni dati dal governo italiano con il riscatto della cooperante italiana in Kenya nel 2020. Per il rapimento, la procura di Roma ha chiesto a febbraio l’archiviazione dell’indagine, adducendo la mancata collaborazione delle autorità di Nairobi.

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