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Gli ortodossi contro la Fiducia Supplicans: «non è più possibile parlare di riunificazione con i cattolici»
Sembra che la pubblicazione della Dichiarazione Fiducia supplicans pubblicata dal Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) sotto la firma del Prefetto, il cardinale Manuel Victor Fernandez, abbia messo un serio freno all’ecumenismo con gli ortodossi. Almeno questo è quello che hanno detto.
Secondo il media online UOJ – The Union of Orthodox Journalists – il metropolita d’Ungheria, Hilarion, ha spiegato che dopo la Dichiarazione del cardinale Fernandez, approvata da papa Francesco, sulla benedizione delle coppie «irregolari e dello stesso sesso», non è più possibile parlare di riunificazione tra cattolici e ortodossi.
Il metropolita Hilarion, ex capo del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, ha dichiarato in un’intervista a Rod Dreher, redattore capo di The American Conservative, che il documento vaticano che consente la benedizione delle coppie dello stesso sesso rende impossibile la discussione su una possibile unione tra cattolici e ortodossi.
Hilarion ha aggiunto di essere rimasto scioccato dalla decisione perché «abbiamo sempre considerato la Chiesa cattolica romana come un faro del cristianesimo tradizionale».
Ha poi dichiarato che «se siamo realisti, non possiamo più sperare in una futura unità tra ortodossi e cattolici. Queste misure chiaramente non ci avvicineranno, ma creeranno nuove linee di separazione».
Alla domanda di un giornalista se il documento vaticano abbia segnato la fine delle discussioni tra cattolici e ortodossi sulla possibilità di riunificare la Chiesa, il vescovo ha risposto affermativamente.
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Il contesto dell’intervento del metropolita Hilarion
Va notato che Dreher ha apostasiato il cattolicesimo per diventare ortodosso. Ha registrato una serie di conversazioni con Hilarion – una serie intitolata «Conversazioni con il metropolita Hilarion» – una serie che senza dubbio cerca di promuovere l’ortodossia, e l’ultimo video non fa eccezione. Ma la sua opinione riflette l’opinione di molti ortodossi.
Il metropolita intrattiene ottimi rapporti anche con Papa Francesco. Quando era a capo del Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca, ha svolto un ruolo molto importante nell’organizzazione dello storico incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill all’aeroporto dell’Avana nel febbraio 2016.
Il metropolita ha avuto udienza con Papa Francesco almeno 12 volte. Più recentemente, durante la sua visita a Budapest nell’aprile di quest’anno, il Papa ha avuto un incontro senza preavviso di 20 minuti con il metropolita d’Ungheria.
Il metropolita afferma nel colloquio che un amico cattolico gli ha inviato il testo integrale di Fiducia supplicans. Dice che la sua reazione alla lettura del testo è stata «una sorta di shock». La reazione estremamente negativa del metropolita Hilarion è tanto più significativa in quanto egli mantiene buoni rapporti con la Chiesa cattolica.
Se ne è rimasto scioccato lui, è molto probabile che la stragrande maggioranza degli ortodossi avrà una reazione simile o più forte.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
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Immagine di Russian Orthodox Cathedral of St John the Baptist via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Il sindaco di Budapest rischia una multa per il Gay Pride
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La Danimarca all’ONU: «donna incinta» è un termine transfobico, anche gli uomini possono essere «incinti»
La Danimarca ha invitato il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite a evitare l’espressione «donna incinta», ritenendola escludente nei confronti delle «persone transgender». Il piccolo Stato nordeuropeo ha inoltre sostenuto che la propria interpretazione del «diritto alla vita» comprende il diritto all’aborto.
Il Comitato per i diritti umani accoglie i contributi dei Paesi riguardo al Patto internazionale sui diritti civili e politici, in particolare per quanto concerne la parte dedicata al «diritto alla vita».
Secondo il ministero degli Affari Esteri danese, l’impiego di certi termini nella bozza appare talvolta «troppo generico». «Sebbene il diritto alla vita sia fondamentale, occorre fare attenzione a non collegarlo a tutti i possibili aspetti delle violazioni dei diritti umani. Un simile approccio rischia di indebolire il Commento Generale anziché rafforzare gli aspetti centrali del diritto alla vita».
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Il documento ONU riconosce e tutela il diritto alla vita di tutti gli esseri umani, precisando che tale diritto «non dovrebbe essere interpretato in modo restrittivo» in quanto «riguarda il diritto degli individui a essere liberi da atti e omissioni intesi o previsti per causare la loro morte innaturale o prematura, nonché a godere di una vita dignitosa».
«Sebbene gli Stati parti possano adottare misure volte a regolamentare l’interruzione di gravidanza, tali misure non devono comportare una violazione del diritto alla vita di una donna incinta o di altri suoi diritti ai sensi del Patto», si legge nel testo, con riferimento al diritto della donna a un aborto «sicuro», in particolare quando il feto presenta disabilità.
Tale formulazione non soddisfa la Danimarca (Paese dai quali i bambini down sono, un aborto eugenetico dopo l’altro, stati sterminati) che osserva che «utilizzando il termine “donna incinta” il Comitato potrebbe inavvertitamente limitare l’applicazione di questo paragrafo per escludere le persone transgender che hanno partorito».
La Danimarca sembra rifiutare di riconoscere verità elementari della natura: che l’essere umano esiste fin dal suo inizio e che solo la metà della popolazione possiede gli organi riproduttivi necessari per una gravidanza di nove mesi.
Per questi motivi è facile cedere alla tentazione di fare il tifo per Donald Trump e la sua volontà di privare il Regno di Danimarca della Groenlandia – terra che, come ha ricordato di recente anche il presidente russo Vladimiro Putin, Copenhagen ha trattato con una certa crudeltà coloniale.
A tema di Groenlandia e eugenetica, Danimarca e «diritti riproduttivi» ricordiamo i casi di sterilizzazione di massa delle donne inuit promosso dalle autorità danesi. Tra il 1966 e il 1975 i medici danesi hanno impiantato dispositivi intrauterini (IUD) in metà delle donne indigene in Groenlandia per promuovere la salute e fermare la crescita della popolazione autoctona. Presumibilmente, poche donne – alcune di appena 13 anni – hanno dato il loro consenso.
C’è del marcio in Danimarca, diceva il bardo. Aveva proprio ragione.
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Sei giocatori di hockey si rifiutano di mettere il nastro arcobaleno omotransessualista sulle mazze
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L’hockey è visibilmente anche uno sport dove alberga un certo nazionalismo, come dimostra la recente partita della nazionale americana contro il Canada, dove ad apertura partita si videro tre risse in nove secondi dopo che il pubblico canadese aveva fischiato l’inno USA. Come riportato da Renovatio 21, un evento di hockey transessuale portò al ferimento per trauma cranico di una donna che si presentava come maschio che si era scontrata con un maschio che si presentava come donna.“I respect everybody and I respect everybody’s choices. My choice is to stay true to myself and my religion.”
Flyers defenseman Ivan Provorov on refusing to wear a rainbow jersey for warm ups during “Pride Night” due to his Russian Orthodox faith. pic.twitter.com/wCUl8slmRB — Greg Price (@greg_price11) January 18, 2023
Come riportato da Renovatio 21, poco dopo aver raggiunto il record di goal segnati, l’Ovechkin è stato messo nella kill list ucraina Mirotvorets.“Get a stretcher! Get a medic!”
Words heard at the first NHL All-Trans Draft Tournament after a male player casually bumps into a female player. The contact doesn’t look serious on video. But the size diff between players is so great that the female suffers a concussion. 🧵 pic.twitter.com/U4y0huo0oA — WomenAreReal (@WomenAreReals) December 9, 2022
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