Geopolitica
Gli israeliani negano il coinvolgimento nella morte del presidente iraniano
Il governo israeliano non ha nulla a che fare con la morte del presidente iraniano Ebrahim Raisi in un incidente in elicottero domenica, ha riferito Reuters, citando un funzionario anonimo.
Raisi e molti altri funzionari iraniani, tra cui il ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian, sono rimasti uccisi quando l’elicottero su cui viaggiavano è precipitato nella provincia montuosa dell’Azerbaigian orientale, nel nord-ovest dell’Iran. Dopo più di dieci ore di ricerche – ostacolate dalla nebbia e dalla pioggia – il presidente e il suo entourage sono stati confermati morti.
Sabato il capo dello Stato si era recato nella regione di confine dopo essersi unito al presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev per inaugurare una diga. Raisi si era impegnato a visitare ciascuna delle 30 province dell’Iran almeno una volta all’anno, e quindi viaggiava regolarmente per il paese.
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La sua morte ha fatto ipotizzare che dietro l’incidente potrebbe esserci Israele, nemico di lunga data dell’Iran, scrive RT.
Lunedì un funzionario israeliano, che ha chiesto l’anonimato, ha negato il coinvolgimento della nazione nell’incidente, dicendo a Reuters «Non siamo stati noi».
L’ultima ondata di tensioni tra Israele e Iran è iniziata il 1° aprile, dopo che un presunto attacco aereo israeliano ha colpito il consolato iraniano nella capitale siriana Damasco. L’attacco ha ucciso sette ufficiali della Forza Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), tra cui due generali di alto rango.
In risposta, Teheran ha lanciato decine di droni e missili contro Israele, che in seguito ha reagito con una manciata di droni e missili lanciati dall’aria.
La Repubblica Islamica ha promesso in più occasioni di spazzare via, distruggere o annientare il «regime sionista», come chiama Israele.
Il ministro israeliano del Patrimonio, Amichai Eliyahu – noto per aver dichiarato la possibilità di nuclearizzare Gaza – ha reagito alla notizia della morte di Raisi pubblicando l’immagine di un bicchiere di vino su X, accompagnata da un «cin-cin» nella didascalia.
Avigdor Lieberman, ex ministro della Difesa e leader del partito di opposizione di destra Yisrael Beiteinu, ha dichiarato al sito di notizie Ynet che Israele «non verserà una lacrima per la morte del presidente iraniano».
Il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato cinque giorni di lutto nel Paese per le vittime dell’incidente. Il vice di Raisi, Mohammad Mokhber, ha assunto la presidenza dopo l’approvazione di Khamenei lunedì. Mokhber manterrà la carica per 50 giorni fino allo svolgimento delle elezioni.
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Solo poche settimane fa il presidente iraniano Ebrahim Raisi aveva minacciato Israele di annientamento se tentasse di attaccare nuovamente l’Iran.
«Se il regime sionista commette ancora una volta un errore e attacca la terra sacra dell’Iran, la situazione sarà diversa, e non è chiaro se rimarrà qualcosa di questo regime», aveva detto Raisi all’agenzia di stampa statale IRNA.
Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi giorni Teheran ha dichiarato pubblicamente di sapere dove sono nascoste le atomiche israeliane. Nelle scorse settimane lo Stato Ebraico aveva dichiarato di essere pronto ad attaccare i siti nucleari iraniani.
Negli ultimi mesi l’Iran ha accusato Israele di aver fatto saltare i suoi gasdotti. Hacker legati ad Israele avrebbero rivendicato un ulteriore attacco informatico al sistema di distribuzione delle benzine in Iran.
Sei mesi fa l’Iran ha arrestato e giustiziato tre sospetti agenti del Mossad. All’ONU il ministro degli Esteri iraniano aveva dichiarato che gli USA «non saranno risparmiati» in caso di escalation.
Come riportato da Renovatio 21, anche da Israele a novembre 2023 erano partite minacce secondo le quali l’Iran potrebbe essere «cancellato dalla faccia della terra».
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Immagine di President of Russia via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Lavrov: la NATO si prepara alla guerra contro la Russia
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Geopolitica
Macron snobba il concilio di pace gazano, Trump lo canzona
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deriso il presidente francese Emmanuel Macron dopo che Parigi ha rifiutato di aderire al «Consiglio per la pace» di Gaza promosso dagli americani, sostenendo che la decisione di Macron è priva di peso e potrebbe essere ribaltata con la minaccia di dazi commerciali.
L’organismo presieduto da Trump, incaricato di guidare la transizione nell’enclave palestinese devastata dal conflitto, vedrà la partecipazione di vari funzionari e imprenditori statunitensi. Inviti sono stati estesi a numerosi leader mondiali, ma la Francia ha declinato pubblicamente l’offerta. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha spiegato che «lo statuto del Board of Peace va oltre Gaza e supera quindi i limiti del piano di pace approvato dalle Nazioni Unite».
Lunedì, quando i giornalisti gli hanno riferito del rifiuto di Macron – il cui mandato presidenziale terminerà il prossimo anno –, Trump ha commentato: «Beh, nessuno lo vuole, perché tra poco lascerà l’incarico».
«Se si mostreranno ostili, applicherò una tariffa del 200% sui suoi vini e champagne. E allora si unirà. Ma non è obbligato», ha aggiunto.
I rapporti tra Stati Uniti e i Paesi dell’Europa occidentale e settentrionale sono già gravemente deteriorati a causa della pressione di Trump per acquisire la Groenlandia dalla Danimarca, un obiettivo che – secondo le sue parole – sarà raggiunto «nel modo più facile o nel modo più difficile». La scorsa settimana ha annunciato l’applicazione di dazi proprio sui Paesi che si oppongono alla sua proposta, Francia inclusa.
Diversi critici considerano il Board of Peace ideato da Trump come un tentativo di aggirare o minare le Nazioni Unite, piuttosto che un comitato finalizzato a implementare l’accordo di cessate il fuoco siglato lo scorso anno tra Israele e Hamas.
Stando alle informazioni disponibili, gli Stati Uniti concepiscono il consiglio come un’entità permanente, con membri temporanei che possono rinnovare la partecipazione versando almeno 1 miliardo di dollari in donazioni. L’amministrazione Trump ha in passato tagliato i fondi a numerosi programmi ONU, accusando l’organizzazione di agire spesso contro gli interessi americani.
Come riportato da Renovatio 21, la Russia ha confermato di aver ricevuto un invito rivolto al presidente Vladimir Putin per partecipare al panel, precisando tuttavia di aver bisogno di tempo per esaminare attentamente la proposta.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Trump trolla la Norvegia: non ho avuto il Nobel per la pace, allora mi prendo la Groenlandia
NEW: @potus letter to @jonasgahrstore links @NobelPrize to Greenland, reiterates threats, and is forwarded by the NSC staff to multiple European ambassadors in Washington. I obtained the text from multiple officials: Dear Ambassador: President Trump has asked that the…
— Nick Schifrin (@nickschifrin) January 19, 2026
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