Politica
Gli exit poll prevedono che la Le Pen stravincerà
Il partito di destra Rassemblement National (RN) è pronto a vincere il primo turno delle elezioni parlamentari anticipate francesi tenutesi domenica, secondo gli exit poll. Il risultato è una sorprendente sconfitta per il presidente Emmanuel Macron e la sua coalizione centrista Ensemble.
Macron ha chiesto un voto anticipato in seguito alla scarsa performance del suo partito Renaissance durante le elezioni del Parlamento europeo del mese scorso, quando RN guidata da Jordan Bardella ha vinto il maggior numero di seggi assegnati alla Francia.
Secondo le proiezioni pubblicate domenica sera dai sondaggisti Ipsos e Talan, RN e i suoi alleati sono in testa con il 33,2% dei voti, seguiti dal blocco di sinistra Nouveau Front Populaire (28,1%). La coalizione di Macron Ensemble («Assieme») è terza con il 21%. Il tasso di affluenza è stato stimato al 65,5%, il più alto che la Francia abbia visto in quattro decenni.
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Secondo le proiezioni di Radio France Internationale (RFI), RN è destinato ad assicurarsi tra 230 e 280 seggi nell’Assemblea nazionale composta da 577 membri, mentre una stima per il blocco di Macron è compresa tra 70 e 100 seggi.
I sostenitori del RN hanno festeggiato la vittoria, mentre i leader del partito li hanno esortati a “mobilitarsi” per il secondo turno di votazioni del 7 luglio.
«Il popolo francese ha quasi spazzato via il blocco macronista», ha affermato Marine Le Pen, domina del RN che attualmente guida la fazione del partito in Parlamento. «Il secondo turno determinerà l’esito finale», ha aggiunto, sottolineando che il RN deve ottenere una maggioranza assoluta affinché Macron possa nominare Bardella come primo ministro.
Macron ha reagito al ribaltamento esortando gli elettori a «bloccare l’estrema destra» e a formare una coalizione per impedire al RN di controllare il parlamento.
«È giunto il momento di un’alleanza ampia, inequivocabilmente democratica e repubblicana per il secondo turno», ha affermato Macron domenica, sottolineando che l’elevata affluenza ha dimostrato «l’importanza di queste elezioni per tutti i nostri compatrioti e la volontà di chiarire la situazione politica».
Il primo ministro Gabriel Attal ha affermato che «non dovrebbe andare un solo voto a RN», sostenendo che il Paese «deve impedire» alla destra di ottenere la maggioranza assoluta.
Il leader del Nuovo Fronte Popolare, Jean-Luc Melenchon, ha descritto i risultati di domenica come una sconfitta «pesante e indiscutibile» dell’alleanza di Macron, ma ha anche esortato il popolo francese a unirsi contro RN.
France, Ifop-Fiducial exit poll:
Snap national parliament election
RN and allies-ID: 34.2%
NFP-LEFT|G/EFA|S&D: 29.1%
Ensemble-RE: 21.5%
LR/Divers droite-EPP: 10%
Far-left candidates-*: 1.3%➤ https://t.co/oL97q6mlTg #législatives2024 #ElectionsLegislatives2024 pic.twitter.com/VmF87HLBGH
— Europe Elects (@EuropeElects) June 30, 2024
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Bloomberg aveva pubblicato in settimana un articolo in cui definiva oramai «tossico» il marchio politico di Macron, di cui l’elettorato con evidenza ha rifiutato anche l’avventato avventurismo in fatto di guerra contro la Russia.
Il presidente francese si è spinto fino al punto di immaginare un ritorno della Crimea all’Ucraina. Putin ha sostenuto che truppe di Stati NATO già stanno operando sul fronte ucraino, e che l’Occidente sta flirtando con la guerra nucleare e la distruzione della civiltà. Le minacce francesi hanno invece trovato terreno fertile in Finlandia, Paese appena divenuto membro della NATO.
Gli stessi francesi, secondo un sondaggio, sono contrari all’idea di soldati schierati su territorio ucraino proposta da Macron, il quale, bizzarramente, ha poi chiesto un cessate il fuoco per le Olimpiadi di Parigi della prossima estate.
Tra la Francia e la Russia negli ultimi anni sono sorte frizioni a causa dell’Africa coloniale francese, oramai passata in larga parte sotto la diretta influenza di Mosca – a causa anche dell’antipatia ingeneratasi contro Parigi e le sue missioni militari, accusate di addestrare e manovrare i terroristi islamici che sostenevano di voler combattere.
Macron, in politica interna, ha incredibilmente accelerato riguardo a temi etici con manovre anticristiane ed antiumane come il rilancio dell’eutanasia e la costituzionalizzazione dell’aborto. Tutto questo avviene mentre fioccano, anche dall’altra parte dell’oceano, speciose voci sulla sua vita privata.
Renovatio 21 ha ipotizzato spiegazioni del comportamento del presidente d’Oltralpe su di un piano metafisico, preternaturale.
Macron in queste settimane ha fatto strane dichiarazioni, pubbliche e private, sul fatto che l’elezione a bruciapelo costituiva l’equivalente di aver «gettato una granata innescata tra le gambe» della destra. In altri discorsi, ha preconizzato una guerra civile in Francia.
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Immagine screenshot da YouTube
Politica
I senatori americani temono che Trump possa inviare truppe di terra in Iran
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Pensiero
Chi era Ali Khamenei? Il sito di Meyssan offre una biografia critica
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire, il sito del noto analista geopolitico francese Thierry Meyssan, che offre una breve biografia dai toni critici dell’aiatollà Khamenei. Si tratta forse dell’unico intervento dai toni talvolta aspri apparso in questi giorni riguardo la vita della guida della Rivoluzione Iraniana assassinato dall’operazione congiunta di USA ed Israele. Ricordiamo che le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Ali Khamenei era un erudito mussulmano. Difese ciò che aveva compreso della rivoluzione islamista di Ruhollah Khomeini e si ritagliò un potere su misura.
Iniziò la sua carriera all’ombra di Hachemi Rafsandjani, – presidente del parlamento dal 1980 al 1989, che trasse beneficio personale dell’Irangate, e presidente della Repubblica dal 1989 al 1997. Fu con il suo aiuto che Khamenei venne nominato Guida della Rivoluzione. In quell’occasione elaborò il concetto di Velayet-e-faqih, la tutela del saggio, con cui privò il già alleato Rafsandjani di ogni potere. Contrariamente a un’idea diffusa, non si tratta di un antico articolo di fede sciita, ma di un’idea moderna, che formula in termini religiosi sciiti un concetto di Platone.
Khamenei assegnò alla sua funzione di Guida della Rivoluzione – che non ha alcun rapporto con quella del predecessore Khomeini – un budget indipendente da quello dello Stato. Poté così beneficiare dell’aumento del prezzo del gas e del petrolio rispetto a quello usato come parametro per il bilancio dello Stato. Ebbe a disposizione finanziamenti esorbitanti di cui l’opinione pubblica non era consapevole.
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Diede impulso al Paese affinché si sviluppasse senza occidentalizzarsi, nella tradizione dello scrittore Jalal Al-e-Ahmad.
Trasformò la sua guardia personale, i Guardiani della Rivoluzione, noti come Pasdaran, in un super-esercito esterno e relativizzò il ruolo dell’esercito di leva.
Sabotò i tentativi di riforme liberali del residente Mohammad Khatami (1997-2005) e favorì l’elezione di un Guardiano della Rivoluzione, l’ingegnere nazionalista Mahmud Ahmadinejad, alla presidenza della Repubblica (2005-2013), di cui presto ostacolò il programma di laicizzazione della società.
Per contrastare ogni divisione interna del Paese, ogni volta che sorgeva un conflitto Khamenei favorì l’istituzione di commissioni di arbitrato. Alla fine, queste commissioni divennero talmente numerose da paralizzare ogni decisione politica: solo le attività dei Guardiani della Rivoluzione continuarono a funzionare.
Sebbene vivesse in modo molto sobrio, si circondò di un governo occulto, formato da «consiglieri» che disponevano, a loro volta, di poteri ben superiori a quelli dei ministri. Alcuni di loro mandarono le famiglie all’estero, dove poterono spendere a profusione il denaro del Paese.
Khamenei si preoccupò di coltivare il sostegno popolare al clero sciita. Lo riorganizzò in base all’anzianità, in modo che fosse amministrato dai membri più anziani. Lasciò la giustizia nelle mani della frangia più oscurantista del clero, aprendo la strada all’elezione alla presidenza della Repubblica del fanatico Ebrahim Raïssi (2021-2024).
Dal 2011 Khamenei coltivò l’ambizione di diventare la guida non solo della nazione iraniana, ma anche di tutto il mondo arabo. Organizzò conferenze internazionali a cui invitò tutte le fazioni mussulmane, compresa la Confraternita dei Fratelli Mussulmani.
L’esito fu la trasformazione della funzione di Guardiano della Rivoluzione in una gerontocrazia bigotta che impose, prima con il sorriso, poi con la violenza, il proprio ordine morale. Khamenei non è stato quindi un dittatore, ma un abile religioso che ha messo il Paese nelle mani di una giustizia oscurantista e lo ha condotto alla rovina.
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «Chi era Ali Khamenei?», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 6 marzo 2026.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Politica
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