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Ambiente

Festival di Glastonbury, l’orina degli spettatori drogati danneggia la fauna ittica

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I partecipanti al famoso festival musicale di Glastonbury del 2019 devono aver assunto collettivamente una quantità davvero importante di droghe, perché quando gli scienziati hanno analizzato l’acqua del vicino fiume Whitelake, hanno trovato tali concentrazioni di MDMA e cocaina da danneggiare la fauna locale.

 

Secondo una ricerca pubblicata all’inizio di questo mese sulla rivista Environmental Research, nelle settimane successive al festival, gli scienziati hanno trovato 104 volte più MDMA a valle della location del raduno rock che a monte.

 

Questo valore – hanno detto gli scienziati della Bangor University al quotidiano britannico Guardian – è abbastanza alto da danneggiare la popolazione locale di anguille europee, che sono una specie rara e protetta.

Nelle settimane successive al festival, gli scienziati hanno trovato 104 volte più MDMA a valle della location del raduno rock che a monte. Inoltre hanno anche trovato 40 volte più cocaina rispetto ai livelli normali

 

Inoltre hanno anche trovato 40 volte più cocaina rispetto ai livelli normali, ma per fortuna questa quantità non è sufficiente a mettere in pericolo le anguille.

 

Per un confronto tecnico-scientifico, i ricercatori hanno anche testato un fiume vicino, il Redlake, che non attraversa il luogo in cui si è tenuto il festival. Ebbene, lì non hanno trovato alcun livello elevato di droga nell’acqua di quel fiume, suggerendo che la contaminazione da droga provenisse dal pubblico del festival. 

 

Apparentemente questo è un problema ben noto a Glastonbury, poiché gli organizzatori del festival hanno detto al Guardian di aver già messo in atto e riscontrato un «successo misurabile» con la loro cosiddetta campagna di sensibilizzazione «Don’t Pee on the Land», «non orinare in terra».

 

«Fare pipì sulla terra a Glastonbury provoca inquinamento della falda freatica, che può influenzare la fauna selvatica e il pesce locale»

«Fare pipì sulla terra a Glastonbury provoca inquinamento della falda freatica, che può influenzare la fauna selvatica e il pesce locale», hanno twittato gli organizzatori del festival nel giugno 2019, prima dell’inizio della kermesse. «L’Agenzia per l’ambiente ha il potere di chiudere il sito se c’è troppo inquinamento. Per favore, fai pipì solo nelle centinaia di servizi igienici e orinatoi in loco».

 

Sfortunatamente per l’ecosistema locale, i troppi partecipanti al festival hanno ignorato gli avvertimenti; l’enorme afflusso di droga nel fiume è un incidente annuale direttamente legato al festival rock.

 

Ma il coautore dello studio Christian Dunn ha tracciato un parallelo con il problema molto più diffuso dei rifiuti farmaceutici, che ha detto al Guardian è «un inquinante nascosto, preoccupantemente poco studiato ma potenzialmente devastante».

 

Si stanno moltiplicando gli studi che rivelano come le sostanze chimiche ormonali – per esempio, la pillola anticoncezionale, che finisce nei fiumi in quantità massive tramite l’urina delle donne – rovinino i pesci persino nella loro discendenza

Come riportato da Renovatio 21, si stanno moltiplicando gli studi che rivelano come le sostanze chimiche ormonali – per esempio, la pillola anticoncezionale, che finisce nei fiumi in quantità massive tramite l’urina delle donne autosterilizzatesi per via steroidea – rovinino i pesci persino nella loro discendenza non esposta. Nel caso dell’orina ricca di ormoni sintetici delle donne sotto pillola Pincus si è parlato anche di una epidemia di pesci transessuali nei fiumi e in mare.

 

Un altro studio inglese uscito quest’anno dimostrava che gli psicofarmaci (in particolare, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, o SSRI: Prozac, Zoloft, etc.) finiti in acqua rendono i pesci codardi e nervosi. Il comportamento delle carpe cruciane esposte agli psicofarmaci SSRI è di natura simile alla loro naturale risposta allo stress all’essere minacciati da un predatore. Lo studio notava che l’impatto sui pesci era simile a quello sugli esseri umani che, nelle prime fasi dell’assunzione di farmaci antidepressivi, possono diventare più depressi, soffrire di episodi di mania e avere tendenze suicide.

 

Il problema dell’inquinamento farmaceutico da farmaci è un argomento stranamente reso tabù in una società sempre più ossessionata dal proprio impatto ecologico.

 

Il problema dell’inquinamento farmaceutico da farmaci è un argomento stranamente reso tabù in una società sempre più ossessionata dal proprio impatto ecologico

Sempre rimanendo in tema di inquinamento sanitario, ricordiamo ai lettori che un altro potenziale materiale inquinante per le nostre acque: le irrinunciabili mascherine. I cittadini di mezzo mondo sembrano oramai conviverci come nulla fosse – con tanto di messaggi sui treni italiani che ti ordinano di cambiarla ogni quattro ore – nella più totale, forse volontaria, ignoranza rispetto ai danni che esse possono provocare al soggetto che le indossa e all’ambiente in cui viviamo.

 

La barriera corallina delle Filippine è ora coperta di mascherine.

 

A fine 2020 si era ipotizzato che in fondo all’oceano sarebbero finiti 1,5 miliardi di dispositivi facciali.

 

 

 

 

Immagine di neal whitehouse piper via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

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Ambiente

La Libia chiede un’indagine internazionale sull’attacco alla petroliera russa

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Le organizzazioni internazionali dovrebbero indagare sull’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo al largo delle coste libiche, ha dichiarato all’agenzia stampa governativa Sputnik Adel Abdelkafi, consigliere per la sicurezza nazionale del Consiglio Supremo di Stato libico (SSC).

 

Il ministero dei Trasporti russo aveva dichiarato il 3 marzo che la petroliera russa Arctic Metagaz era stata attaccata da imbarcazioni ucraine senza equipaggio al largo delle coste libiche, in prossimità delle acque territoriali maltesi nel Mar Mediterraneo.

 


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«Questa vicenda richiede l’attenzione degli organi o delle organizzazioni internazionali competenti, con esperienza nella risoluzione di incidenti di questo tipo, al fine di prevenire conseguenze negative per la costa libica, il territorio libico e i suoi cittadini», ha dichiarato Abdelkafi, sottolineando che, insieme alle organizzazioni internazionali, anche l’attenzione degli stati costieri del Mediterraneo è fondamentale per prevenire tali attacchi, proteggere l’ambiente marino e garantire la sicurezza di questi Paesi.

 

In precedenza, la National Oil Corporation (NOC) libica aveva affermato di poter gestire le conseguenze dell’attacco ucraino alla petroliera russa di GNL al largo delle coste libiche. La petroliera di GNL verrà rimorchiata in uno dei porti della compagnia.

 

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha precisato che la nave cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), che trasportava 100.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, ha perso propulsione e potenza, subendo un incendio e una conseguente esplosione di gas. Tutti i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ma due marinai sono rimasti feriti.

 

La nave è ora alla deriva nel Mediterraneo tra la Sicilia e Malta. Attivisti ambientalisti dicono che potrebbe esplodere creando un disastro ecologico marittimo.

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Ambiente

«Un crimine che segnerà generazioni»: l’Iran accusa Israele di ecocidio

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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiesto che Israele venga «punito per i suoi crimini di guerra» contro la Repubblica islamica.   I bombardamenti dei depositi di carburante a Teheran da parte delle autorità israeliane «violano il diritto internazionale e costituiscono ecocidio», ha scritto su X.   Araghchi ha messo in guardia sul fatto che gli attacchi potrebbero provocare danni ambientali irreversibili, mettendo a rischio la salute dei residenti e contaminando il suolo e le falde acquifere per generazioni.   In precedenza, l’ambasciatore Amir Saeid Iravani aveva presentato formalmente una denuncia alle Nazioni Unite dopo che gli attacchi ai depositi di carburante avevano generato aria tossica e piogge acide, esponendo i civili a gravi pericoli per la salute.   Come riportato da Renovatio 21, gli attacchi israeliani a Teheran hanno prodotto piogge acide e incendi che sono stati filmati pure per le strade della città.  

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Il portavoce del ministero degli Esteri iraniani ha dichiarato che gli attacchi «non sono altro che una guerra chimica intenzionale contro i cittadini iraniani. Le conseguenze di questa catastrofe ambientale e umanitaria non saranno limitate ai confini dell’Iran».   I grandi incendi di idrocarburi generano enormi quantità di sostanze chimiche tossiche e particolato fine, che comportano rischi immediati e prolungati per la salute. Fuliggine, ossidi di zolfo e di azoto, metalli pesanti e altre sostanze nocive colpiscono in misura particolare le persone con patologie respiratorie e gli anziani.   A lungo termine, questi inquinanti possono provocare gravi malattie, incluso il cancro. Una volta dispersi nell’atmosfera, possono viaggiare per migliaia di chilometri; depositati sul suolo, contaminano le falde acquifere.   Eventi analoghi provocati dall’uomo, come gli incendi dei pozzi petroliferi appiccati dalle forze di Saddam Hussein nel 2003 durante l’invasione statunitense, hanno prodotto effetti duraturi sulle truppe americane presenti sul campo. Gli incendi di Teheran si distinguono per la loro prossimità a un grande centro urbano, con un rischio maggiore di esposizione acuta.  

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Ambiente

Ghiacciaio antartico accusato di rubare il ghiaccio ai vicini

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Un ghiacciaio antartico – osservato dallo spazio –  è stato sorpreso a rubare ghiaccio al ghiacciaio vicino durante il suo scioglimento.

 

In uno studio pubblicato sulla rivista The Cryosphere, alcuni ricercatori dell’Università di Leeds in Inghilterra, hanno scoperto che un ghiacciaio dell’Antartide occidentale si è reso protagonista di un vero atto di «pirateria del ghiaccio», ossia aumentando di volume a discapito dei ghiacciai vicini che si stavano assottigliavano.

 

Utilizzando immagini satellitari scattate tra il 2005 e il 2022, gli scienziati sono rimasti sorpresi nell’apprendere che sebbene tre ghiacciai – Kohler East, Pope e Smith – avessero iniziato a ritirarsi con una velocità superiore del 51% all’anno, il ghiacciaio vicino, Kohler West, aveva in realtà rallentato il suo avanzamento del 10%.

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Secondo Heather Selley, ricercatrice di dottorato a Leeds e autrice principale dell’articolo, queste diverse velocità di diradamento sembrano avere strane conseguenze.
«Riteniamo che il rallentamento osservato sul ghiacciaio Kohler West sia dovuto alla deviazione del flusso di ghiaccio verso il ghiacciaio vicino, il Kohler East», ha spiegato la scienziata in un comunicato stampa.

 

Questa «pirateria del ghiaccio» consiste nel fatto che la massa congelata viene «reindirizzato da un ghiacciaio all’altro, e il ghiacciaio che accelera, in sostanza, “ruba” il ghiaccio al suo vicino che rallenta».

 

Sebbene questo fenomeno non sia sconosciuto dagli studiosi di quetso ramo scientifico, in passato occorrevano centinaia o addirittura migliaia di anni perché si verificasse. Osservarlo accadere in un periodo di soli diciotto anni è stato «affascinante», ha sottolineato la Selley, ma allo stesso tempo potrebbe anche creare delle preoccupazioni alla comunità scientifica.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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