Pensiero
Di nuovo infetto dopo neanche tre mesi. Cosa sta succedendo?
Ho ripreso il COVID, dopo poco più di due mesi che ero guarito. Sto cercando di capire cosa sta succedendo: ma non a me, a tutto il sistema qualora questa cosa continuasse e io non fossi un caso isolato.
L’altra volta che mi sono ammalato – la prima e fino a poco fa l’unica – non avevo scritto niente. Un po’ per discrezione e pudore, un po’ per vergogna: pensavo fosse una cosa di cui non parlare, invece forse avrei dovuto scriverne qualcosa.
Era l’inizio dell’ondata di dicembre-gennaio, quella delle file chilometriche fuori dai centri tamponi. Io non avevo capito quanto la cosa stesse gonfiandosi, fino a sfuggire di mano al potere, con tanto di scenette grottesche.
Fu tremendo. Per me, per i famigliari. Sentii il peso di tutto quello di cui si discute: la follia del protocollo «tachipirina e vigile attesa», la ricerca di qualcuno che voglia visitarti, la portata psicologica dell’isolamento. Sentii il peso della polmonite, tutto.
Fu agghiacciante, e durò molto. Ora sarei punto e a capo. In neanche tre mesi: meno della metà di quello che mi assicura il green pass, cioè immunizzazione di almeno sei mesi. Una tempistica del tutto arbitraria, che ora potrebbe essere annullata, spazzata via per sempre.
Non più i sei mesi, né i quattro che ti danno in Francia: semplicemente, se i casi come il mio anche stavolta divenissero un’ondata (come molti di voi, sto raccogliendo varie voci in questo senso) toglierebbero del tutto l’opzione dell’immunità naturale, lasciando come unico accesso alla vita pubblica – cioè, requisito per avere il green pass – la vaccinazione, anche qualora fosse oramai assodato che essa non previene nulla.
Perché questo è quello che può succedere. Assieme al virus, potrebbe mutare anche il green pass, e con esso, per sempre, i concetti basici di immunologia di decenni di pratica medica. Gli anticorpi naturali non varranno più niente davanti allo Stato. La vostra vita dipenderà da questo.
Prima di addentrarci in questo argomento, due cose personali. Forse qualcuno è curioso di sapere, per farsi un’idea e magari per regolarsi.
Perché mi sono ammalato? In classe di mio figlio era stato segnalato un positivo. Qualche giorno dopo, aveva la febbre. Positivo anche lui. Qui però non c’è da preoccuparsi, perché come tanti altri suoi amichetti, ha fatto un giorno e mezzo, due al massimo, con la febbre, per poi far sparire i sintomi quasi istantaneamente. Al momento sta andando così.
Io ho cominciato ad avere la febbre qualche giorno dopo. A dire il vero, potrei averci messo del mio. Ho fatto un digiuno di una decina di giorni. È stato più duro del previsto, oramai per me è diventato arduo: al terzo giorno di digiuno mi sento come al trentesimo giorno quando ne facevo negli anni scorsi. Tuttavia, la malattia è arrivata dopo una settimana che mi stavo tranquillamente rifocillando, ed ero tecnicamente in salute.
Poi, la sera prima della febbre, ho lavorato, come sempre, fino a tardissimo. Prima di andare a letto sono passato davanti ad uno specchio, e ho notato quanto orrenda era la mia faccia. Dentro ho sentito chiaro il pensiero di aver esagerato, di aver tirato la corda tanto che più tardi l’avrai pagata.
Manfatti. Taac. Il giorno dopo febbre, qualcosina al naso e alla gola. Sonnolenza. Dolori articolari. Confusione.
Ora sono al terzo giorno e non sto malissimo. L’umore è migliore rispetto l’altra volta, almeno so di cosa si tratta. Ho tutti gli elementi per stare più tranquillo che mai, nonostante gli arresti domiciliari e la perdita di lavoro, appuntamenti, progetti, etc.
È altro ciò che mi spaventa ora. Numero uno, la questione biologica.
È chiaro che qualsiasi cosa abbia preso ora, è diverso da ciò che circolava a fine dicembre. Ciò vuol dire che, l’abbiamo capito tutti, il virus muta.
Ci stanno dicendo che sarà endemico, come l’influenza, alla fine il governo, segretamente disperato, ha sposato la tesi dei novaxi della prima ora, secondo cui il COVID sarebbe poco più della stagionale: ma scusate, io non ho mai preso l’influenza due volte in pochi mesi. Vi sono anni interi in cui non mi sono ammalato mai.
No, l’influenza non si comporta così: né nell’infezione, né nei sintomi. E chi gliela ha data, a questa malattia, la capacità di infettare in modo recidivo?
È chiaro che tornano alla mente coloro che, ancora mesi fa, avvertivano riguardo ai possibili effetti collaterali della vaccinazione di massa.
«Mai vaccinare durante una pandemia» mi hanno detto ieri due dottori, ricordando i testi di medicina in cui questa cosa era scritta nero su bianco.
La vaccinazione di massa ha portato alle varianti. Vaccinazioni specifiche per le varianti porteranno altre varianti.
«Proprio come gli antibiotici generano resistenza nei batteri, i vaccini esercitano una pressione evolutiva sui virus per accelerare le mutazioni e creare varianti più virulente e pericolose» aveva scritto Joseph Mercola.
«In una persona non vaccinata, il virus non incontra la stessa pressione evolutiva per mutare in qualcosa di più forte», ha aggiunto Mercola (…) Quindi, se il SARS-CoV-2 finisce per mutare in ceppi più letali, la vaccinazione di massa è il fattore scatenante più probabile»
Lo stesso pensiero del dotto il dottor Geert Vanden Bossche, esperto di vaccini che ha lavorato con GSK Biologicals, Novartis Vaccines, Solvay Biologicals, il team Global Health Discovery della Bill & Melinda Gates Foundation a Seattle e il GAVI a Ginevra:
«Non c’è dubbio che le continue campagne di vaccinazione di massa consentiranno a nuove varianti virali più infettive di diventare sempre più dominanti e alla fine si tradurranno in una drammatica inclinazione nei nuovi casi nonostante i maggiori tassi di copertura vaccinale. E indiscutibilmente questa situazione porterà presto alla completa resistenza delle varianti circolanti agli attuali vaccini».
Sarebbero proprio i vaccinati, quindi, ad avere un ruolo chiave nelle varianti.
«Quello che stiamo vedendo è l’ABC dell’evoluzione del virus» ha detto Brian Hooker, professore di biologia alla Simpson University.
Vi è poi la storia ancora più prossima a noi, riguardo a questa teoria: quella della Omicron nata dalla spinta evolutiva innescata dalla miracolosa pillola anti-COVID.
Il virologo di Harvard William A. Haseltine ha detto al Financial Times che la causa delle mutazioni potrebbe essere il molnupiravir, il farmaco anti-COVID sviluppato da Merck, che ha risposto negando l’accusa come «infondata» e priva di «basi scientifiche».
«Stiamo mettendo in circolazione un farmaco che è un potente mutageno in un momento in cui siamo profondamente preoccupati per le nuove varianti», sostiene Haseltine. «Se stessi cercando di creare un virus nuovo e più pericoloso negli esseri umani, darei una dose subclinica di molnupiravir alle persone infette».
Secondo il virologo il farmaco interviene nel processo di mutazione del virus, «introducendo più errori nel suo codice genetico. Quando vengono introdotti abbastanza errori, la replicazione del virus rallenta e il paziente lo elimina». Cioè, il farmaco sovraccarica il virus con mutazioni, fino a quando non diventa incapace di replicarsi.
Il problema, avverte Haseltine, è che queste proprietà «altamente mutagene» del farmaco potrebbero aver indotto la creazione di varianti.
Si tratta proprio della pillola acquistata in decine di migliaia di confezioni dal generale Figliuolo.
Di tutto quello di cui abbiamo scritto sotto, che dovrebbe far parte dell’ABC della virologia e pure della biologia tout court, non si è praticamente avuto alcun dibattito in Italia. E il mio stato di salute attuale potrebbe esserne la diretta conseguenza.
Tuttavia, è ancora più preoccupante il secondo punto che mi fa temere: quello amministrativo e digitale.
Molto in breve, se le reinfezioni dopo poche settimane non dovessero essere casi isolati ma la nuova realtà epidemiologica (una nuova ondata, come si diceva) non so immaginare l’urto quale potrebbe essere.
L’intera architettura biosecuritaria con cui stanno riplasmando (resettando…) la società – e cioè, il green pass – andrebbe in pezzi.
O meglio, andrebbe frantumata la sua credibilità. Essendo un oggetto digitale, sarebbe riformulato in poco tempo. Sarebbe semplicemente esclusa la possibilità di avere un certificato verde con la sola immunità naturale.
E lasciate perdere il fatto che anche i vaccini non hanno dato prova di proteggere dall’infezione e dal contagio: ve la rigirano in un nanosecondo con qualche slogan pubblicitario, tipo previene-l’ospedelizzazione, e poi cercano pure di raccontarti che mai in vita loro hanno detto che la siringa genica offriva totale protezione… macché, scherziamo?
La sceneggiatura la conoscete: come notava questo sito oramai più di un anno fa, qualcuno lavorava alacremenente, e furtivamente, per riformulare l’idea stessa di immunità di gregge.
Ricordate? Si era a fine dicembre 2020… Sul sito dell’OMS la definizione di herd immunity subì una strana, repentina mutazione. Nella nuova definizione, l’OMS insisteva sul fatto che l’immunità di gregge si otteneva esclusivamente con programmi di vaccinazione di massa.
«L’immunità di gregge si ottiene proteggendo le persone da un virus, non esponendole ad esso (…) L’immunità di gregge esiste quando viene vaccinata un’alta percentuale della popolazione» scriveva il sito dell’OMS, buttando a mare, anche quello, decenni di letteratura epidemiologica.
I padroni del green pass non vedono l’ora di seguire questo spartito.
Cercate di capire, e di essere magnanimi: non è più possibile dire che sono in malafede. Semplicemente, non sanno quello che fanno. Improvvisano. C’è un canovaccio, certo. Ma loro ballano come capita, come dei sordi che fingono di sentire una musica che non c’è.
Questo dovrebbe far paura: perché è proprio quando il truffatore viene smascherato che può diventare violento.
Immaginate ora il nervosismo: ci ripetono che siamo nel finale, il decreto si chiama in modo benaugurante «fine pandemia». Pensate a quanto sono esposti nella loro menzogna, davanti ad un caso come il mio, oltre che quello dei migliaia e migliaia di infetti doppio-triplo-quadruplovaccinati.
Quindi ora non so cosa aspettarmi da chi vuole marchiarmi con il timbro verde e che, mentre fingeva di toglierlo almeno per qualche mese, ora dovrà riprogrammarlo.
No, non possiamo sapere cosa farà un potere costituito che è legibus solutus, al punto che distrugge gli interessi energetici e perfino alimentari dei suoi cittadini dichiarando di fatto guerra ad uno dei nostri più importanti partner mondiali.
Un potere che invia armi agli avversari di chi ci dava riscaldamento e cibo e lavoro – avversari con simboli e ideologie che in Italia non sarebbero esattamente legali.
Un governo, un Parlamento, un’intero sistema politico-amministrativo e mediatico che scherza con il fuoco atomico, e sembra non rendersene contro.
Sì, mentre vi scrivo qui con la mia febbriciattola, dovrei pensare più che altro al fatto che le armi nucleari stanno per diventare un argomento strategicamente accettato da tutte le parti.
E forse, a questo punto dobbiamo anche ricordare che l’Ucraina è quel Paese dove, grazie ad un presidente amico di Davos e a ministri digitali intraprendenti, era stato dato a tutti i cittadini il prototipo definitivo del green pass del futuro, quello con cui puoi fare qualsiasi cosa, specialmente ricevere denaro virtuale se ti vaccini.
Sì, stiamo armando il Paese del green-pass-ultra-plus-premium obbligatorio (quello che da noi ci verrà affibbiato con dentro l’euro digitale), e provocando una superpotenza termonucleare che che ci dava gas e grano e tanto commercio – una superpotenza termonucleare che, al di là di questo, di fatto ci amava.
Di fatto, non so se posso reggere, se mi ci metto a pensare davvero. La malattia può prendere senz’altro il sopravvento. In un mondo così malato, la spinta del morbo verso il conformarsi potrebbe essere irresistibile.
Facciamo così. Io cercherò comunque di essere attivo mandando avanti il sito. L’altra volta non ce l’ho fatta: nei giorni di morbo più totale, non riuscivo nemmeno a lavorare al computer, anche perché quando lo facevo subito dopo la pagavo. Alcuni si sono risentiti e ci hanno scritto: del resto era praticamente la prima volta che Renovatio 21 staccava la spina, per due anni e passa, non c’era stato un giorno senza una pompata di contenuti per capire il mondo (attualmente, circa 10 al dì).
Allora. Farò del mio meglio per mantenere in piedi me stesso e Renovatio 21. Promesso.
Sempre di non essere disintegrato da un missile ipersonico nucleare russo che colpisce una delle cinque basi americane che stanno a poche centinaia di metri da dove mi trovo.
Non so quanto questa possibilità sia più remota di quella di beccarsi il COVID due volte in tre mesi.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
Trump e Bergoglio, figure tragiche
Ho letto su Telegram la trascrizione di un video della deputata americana Marjorie Taylor Greene:
«Donald Trump ha ripetuto più volte, davanti alle telecamere e in interviste, di non credere che finirà in paradiso. E voglio porre una domanda seria: cosa gli passa per la testa? In che stato mentale è? Se lui stesso pensa di non meritare il paradiso, e considerando che è un uomo alla fine del suo percorso — è nella “quarta parte” della vita, vicino alla fine — che conseguenze avrà questo per tutti noi, quando il Presidente degli Stati Uniti è convinto di non andare in paradiso? Cosa significa per le sue decisioni?»
Mi sono subito ricordato quando il Bergoglio, con i Francescani dell’Immacolata, ha rivendicato la responsabilità della persecuzione che stavano subendo e li ha esortati a considerarla una prova del demonio.
Non so, a me sembra che questi personaggi siano trascinati, perfino controvoglia, da un destino più forte di loro. Al di là della modestia dei soggetti, l’unico parallelo che trovo, e pure imperfetto, è nella tragedia greca.
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Questi sanno di fare il male, ma non resistono, gli cedono, lo aiutano con zelo. I motivi utilitaristici immediati (i ricatti di Trump, gli scheletri del Bergoglio), o psicologici (rancori, le rivincite, le paranoie) spiegano troppo poco, sono perfino poco utili.
Loro lo sanno. Ed è per questo che li vedi in insistita orazione davanti alla Madonna, come l’argentino, oppure come il biondo a farsi benedire da una ventina di pastori protestanti accalcati attorno a lui.
L’immagine potrebbe essere lo specchio di una condizione più seria e drammatica di quella farsesca che appare al primo sguardo.
A questa gente potentissima, ma in fondo mediocre e misera, è stato affidato un compito enorme, esiziale, che li travalica in ogni senso, e che li mette nella posizione di uomini perduti. Non possono fare nient’altro che il male, ma cercano comunque aiuto: disperatamente e in modo ridicolo, come fa chi sta scivolando nell’abisso.
Si dirà che la loro azione è ispirata da Satanasso ed è consentita – direi più propriamente prevista da Dio. Aggiungiamo che quel che fanno ha una cifra ben precisa. Sia il defunto Bergoglio sia il vivo Trump sembrano avere avuto il mandato di rimuovere le ipocrisie, di mostrare la realtà in tutta la sua ripugnante brutalità, di togliere i veli.
Lo svelamento: ma non è forse questo il significato della parola Apocalisse?
Massimo Zanetti
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Geopolitica
Questa è una guerra mondiale di religione: l’avvertimento di Tucker Carlson
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🇺🇸 🇮🇱 There is a video of an American in service of the IDF that states he is fighting for the near-future construction of the Third Temple.
🔶️ He carries with him the Chabad Mashiach Flag Patch. Previously, our friends at Bellum Acta have stated that this is the flag of the… pic.twitter.com/uDL6qJHCoM — dana (@dana916) January 20, 2024
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Christian Zionist Pastor Greg Locke calls for Israel to genocide Gaza & “get a great big missile and blow that wicked Dome of the Rock plum off the spot where it’s standing right now so we can get that Third Temple rebuilt and usher in the coming of Jesus”pic.twitter.com/BJylGJnwgJ
— Dan Cohen (@dancohen3000) November 17, 2023
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«C’è una profezia sulla distruzione che dice che una volpe irromperà nel sancta sanctorum. C’è un’altra profezia che dice che lo stesso posto sarà ricostruito. Ora che vedo con i miei occhi come si avvera la prima profezia. Ora che vedo. Con i miei occhi, la prima profezia si avvera. Rido di gioia e pieno di speranza, perché la seconda profezia si avvererà sicuramente».Javier Milei pidió por la reconstrucción del Tercer Templo de Jerusalén, como paso previo a la venida del “Mesías” hebreo. Eso implicaría la destrucción de la mezquita de Al-Aqsa, uno de los tres lugares más sagrados para más de 1500 millones de musulmanes en el mundo. pic.twitter.com/uzApmzyTbE
— KontraInfo (@KontraInfo) February 9, 2024
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«Oggi, Jennifer e io abbiamo avuto l’opportunità di visitare il Muro Occidentale del Monte del Tempio. I tunnel del Muro Occidentale, gran parte della città vecchia. E mentre siete lì, non potete fare a meno di contemplare il miracolo che avete davanti. E mi ha fatto pensare a un altro miracolo che spero non vediate troppo lontano. Perché il 1917 è stato un miracolo. Il 1948 è stato un miracolo. Il 1967 è stato un miracolo. Il 2017, la dichiarazione di Gerusalemme come capitale, è stato un miracolo, e non c’è motivo per cui il miracolo della rifondazione del tempio sul Monte del Tempio non sia possibile. Non so come potrebbe accadere, non sapete come potrebbe accadere, ma so che potrebbe accadere».Pete Hegseth was picked as DOW with a VERY specific purpose.
To help pave the way for building of the Third Temple in Jerusalem, by way of the Greater Israel expansion project, by using the American Military Industrial Complex. pic.twitter.com/b8Ie9tg5n3 — The Patriot Voice (@TPV_John) January 28, 2026
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«Se dipendesse da me, l’ultima volta che hanno lanciato centinaia di missili, farei finta che un missile provenisse dall’Iran e lo abbatterei. Sai, allora tutti gli arabi si schiereranno contro l’Iran e sarà la fine dei problemi. Li fai combattere tra loro, questo branco di lunatici. Non è mai troppo tardi, hai a che fare con un branco di codardi».Rabbi Yosef Mizrachi calls for false flag to escalate war:
“Missiles will hit [Al-Aqsa] and clear a place for the Third Temple. If it was up to me, when [Israel] shoots hundreds of missiles, I would pretend that one missile came from Iran and hits it.”pic.twitter.com/cg1X6J4wAI — Chris Brunet (@chrisbrunet) March 2, 2026
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Pensiero
Ecco la guerra globale per l’anticristo
Le notizie sul Medio Oriente conflitto sono rarefatte, più di quel che pensiamo. Il disegno totale è tuttavia, per chi ha il coraggio di coglierlo, ben visibile: è quello di una guerra religiosa mondiale, una guerra escatologica per ogni parte in conflitto.
Sappiamo poco, ad esempio, dei danni che sta subendo Israele: c’è chi dice vi sia una sorta di censura persino sui video, e abbiamo visto in passato giornalisti arrestati. Sui social vi sono influencer da milioni di follower che dicono che a Dubai fila tutto stupendamente, festoni e shopping comme d’habitude, ma quali bombe: non dicono, tuttavia, che Dubai ha una regolamentazione molto stringente che li spinge, di fatto, a parlare bene della città e a mantenere un’immagine pubblica impeccabile. Pochissime informazioni sui danni in Arabia Saudita e in Qatar, dove dicono abbiano centrato impianti petroliferi e gasieri: fatto che avrebbe dovuto fare impazzire tutti i governi europei, ma a quanto sembra no, e il ministro degli Esteri italiano è andato a sciare con quelli del suo partito.
Al di fuori dell’Iran, questa guerra ha strascichi politicamente catastrofici in ogni Paese: la Cina sta perdendo una massima fonte di idrocarburi per alimentare la sua crescita, la Turchia ha capito di essere, incredibile dictu, il prossimo cliente della furia israelitica, gli USA andranno ad elezioni con la base MAGA che sta divorziando senza tanti complimenti da Trump, rivelatosi un presidente qualsiasi, giocato dai neocon e dagli ebrei, traditore di promesse elettorali che lo avevano portato alla ribalta ancora nel lontano 2015 quando entrò in scena: non più guerre infinite.
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Eppure siamo solo all’inizio: cosa accadrà nei prossimi mesi non è dato di sapere, perché l’America non ha chiaramente alcuna strategia, ed Israele ha la sola strategia del caos. Pensiamo alle vittime civili in quella che dovrebbe essere una campagna di precision strike: è stato giustamente notato che la strage di 150 scolarette uno se la può aspettare dopo mesi di guerra, non il primo giorno.
Il quadro risulta ancora più evidente se consideriamo le notizie meno battute dai giornaloni: noi siamo rimasti impressionati dal fatto che il primo giorno siano state bombardate le abitazioni dell’ex presidente Mahmud Ahmadinejad (che non era più in buoni rapporti col potere degli aiatollà, sembrava) e pure di una sua nemesi politica, l’ex premier (1981-1989) riformista Mir-Hosein Musavi, che dal 2010 era agli arresti domiciliari per aver appoggiato la protesta «verde» contro Khamenei. Ahmadinejad era stato dato per morto, ma è saltato fuori un video che lo mostra, da vivo, al cimitero dei martiri; anche Musavi sembra essere scampato: risulta evidente, tuttavia, la volontà di un genocidio politico, dove nessuna figura – né destra, né sinistra, niente – deve prendere il potere lasciato vacante dall’assassinio di Khamenei. Il progetto, quindi, parrebbe quello di spingere l’Iran nella guerra civile se non nella barbarie totale.
Doveva essere chiaro dal primo colpo: non è stato eliminato solo un capo di stato, ma la massima figura gerarchica di un’intera religione: l’aiatollà Khamenei era il «papa» degli sciiti, che contano, dislocati tra Iran, Iraq, Libano, Yemen, Pakistan, India, Azerbaigian, Bahrein qualcosa tra il 10% e il 15% della massa musulmana mondiale, cioè 190-285 milioni di fedeli che vedevano nel marja al-taqlid («fonte di imitazione») il più autorevole giurista e teologo vivente, nonché rappresentante del mahdi, l’imam atteso, l’imam nascosto che verrà alla fine dei tempi per combattere con il dajjal, l’anticristo che si dichiarerà Dio in terra. Secondo la tradizione sciita, dopo il mahdi verrà Isa, Gesù, che ucciderà lui stesso l’anticristo e diverrà re della Terra per 40 anni.
La nota escatologica, cosa rilevante per quanto vogliamo dire, appare specularmente da tutti i lati del conflitto.
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Abbiamo registrato come i comandanti americani stiano motivano le truppe dicendo che si tratta di una guerra «biblica», e sappiamo cosa vi sia dietro: il sionismo cristiano tipico dei fondamentalisti protestanti, comprati da regali israeliani e da progetti di persuasione ebraici vecchi di decadi – come la Bibbia Scofield e la conseguente penetrazione del dispensazionalismo.
Vale la pena di guardare brevemente questa dottrina protestante: si è diffuso in modo particolare nelle chiese evangeliche americane, oggi particolarmente evidente nella concezione che promuove del rapporto tra i cristiani protestanti e l’Israele storico, etnico. I dispensazionalisti credono gli ebrei (il popolo di Israele) si distinguono radicalmente dal popolo dei fedeli cristiani, perché hanno finalità diverse nei piani di Dio, sono due realtà distinte: i giudei governeranno la terra di Israele per mille anni dopo che Cristo sarà tornato ed avrà «rapito» (portato via con sé) i cristiani – è il mito della rapture, al centro della teologia protestante americana come di libri e pellicole (in particolare, The Left Behind) di enorme successo negli Stati rurali.
Il dispensazionalista, quindi, è definibile come un sionista cristiano: crede che gli ebrei vadano aiutati in ogni modo possibile non solo nella difesa dello Stato di Israele odierno, ma anche nella ricostruzione del Terzo Tempio. Riassumiamo la questione per i i nuovi lettori: l’ebraismo ha bisogno di un tempio per eseguire i sacrifici demandati dalla divinità ebraica, ma questo tempio ora non v’è. I precedenti due templi sono stati distrutti, l’ultimo nel 70 d.C. da Tito Cesare Vespasiano Augusto dopo l’insurrezione ebraica del 66 d.C.; l’edificio fu smantellato pietra su pietra dai soldati romani.
Ricostruire il Terzo Tempio, per fare riprendere i sacrifici con Dio, è il compito che si danno gli ebrei sionisti, religiosi e non. Il problema è che, dove vogliono fare il Tempio, ora c’è la terza Moschea più importante dell’Islam, al-Aqsa, punto di ascesa al cielo del profeta. Ogni frizione esistente, ve lo abbiano detto o no, di qui.
A parte questo sito, pochi altri vi hanno raccontato della giovenca rossa – preparata proprio da cristiani sionisti – o dei capretti che i giovani estremisti giudei tentano di contrabbandare dentro a passeggini nella spianata delle moschee: il sacrificio deve riprendere, perché esso serve a purificare (l’ebraismo è ossessionato dalle contaminazioni, di qui il kosher) chi dovrà ricostruire le fondamenta della religione ebraica.
La quale religione ebraica, ricordiamo, aspetta ancora il suo Messia, avendo gli ebrei rifiutato Gesù.
I rabbini sono in realtà divisi sulla tempistica del Terzo Tempio rispetto all’arrivo del Messia. Per il pensatore talmudista Maimonide (1135-1204), e la versione più diffusa, il Messia verrà prima del Tempio, e lo ricostruirà finalmente come prova della sua natura messianica. Certuni commentatori dicono che il Tempio verrà riedificato contemporaneamente all’arrivo del Messia, anzi, calerà dalla volta celeste, chiavi in mano, assieme al Messia.
Per alcune interpretazioni dei testi talmudici invece. il Tempio dovrebbe essere costruito prima del Messia.
Per i cristiani il Tempio dovrebbe essere invece un concetto alieno: Gesù dice di essere lui stesso il Tempio, lui stesso la Via a Dio, e il suo sacrificio è l’ultimo demandato, quello finale, definitivo.
Fatto sta che i giudei e i loro minions luterani americani sembrano davvero intenzionati a farlo, e anche presto, questo Terzo Tempio: di qui la frenesia sempre più visibile anche a livello militare. Tucker Carlson ieri sera ha mandato in onda alcuni video con militari israeliani che esibiscono orgogliosamente la mostrina del Terzo Tempio (che sono vendute, tranquillamente, su eBay, come quelle con il Grande Israele): cosa che, ovviamente, ha un significato profondamente anti-palestinese, anti-islamico, di suprematismo ebraico sfrontato, perché significherebbe la distruzione della Moschea di al-Aqsa.
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Ecco che sono intercettati recenti discorsi pubblici di rabbini che dicono: e se un missile iraniano colpisse, per isbaglio, la Moschea radendola al suolo, non sarebbe possibile ricostruirci sopra il Tempio? È evidente che la cosa apre a forme devastanti di false-flag ghiottissimi.
Ci parlano di petrolio, di munizioni, caccia, vettori ipersonici, portaerei, sommergibili, di curdi e di cinesi, di economia e di geopolitica. La verità è che questa è, prima che una guerra globale, una guerra religiosa – una guerra apocalittica, nel senso letterale dell’espressione.
E, giratevi dove volete, alla fine salta sempre fuori lui, l’anticristo. Il Messia degli ebrei è, secondo Sant’Ireneo da Lione nel suo Adversus Haereses, l’anticristo dei cristiani. Il Santo riteneva che l’Anticristo sarebbe stato acclamato dagli ebrei come il loro Messia promesso. Egli sosteneva che, avendo rifiutato il Cristo vero , gli ebrei avrebbero accolto il «falso cristo». Secondo il santo, l’Anticristo si siederà nel Tempio di Gerusalemme ricostruito, spacciandosi per Dio e pretendendo l’adorazione.
L’apostolo Paolo lo aveva predetto nella Lettera ai Tessalonicesi: «l’avversario, che si innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio o che è oggetto di venerazione al punto da sedersi egli nel tempio di Dio, proclamando se stesso come Dio. Non ricordate che quando ero ancora presso voi, ve le dicevo queste cose? Adesso sapete ciò che lo trattiene, in modo che egli si manifesterà solo al tempo opportuno. Già è in azione il mistero dell’iniquità; solamente v’è colui che lo trattiene ora e lo tratterrà fino a che sia tolto di mezzo» (2Tessalonicesi, 2, 4-6).
Al momento, l’anticristo apparirà: «ciò che lo trattiene», il katechon, in greco, vi è ancora? Cosa era, questo katechon? Cosa lo ha dissolto?
La risposta è il centro stesso dell’incipiente catastrofe, la guerra globale per l’anticristo.
Roberto Dal Bosco
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