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Epidemie

Coronavirus e vaccini, intervista ad un genitore attivista della Lombardia

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Riguardo all’attuale emergenza causata dall’epidemia del nuovo Coronavirus si sono dette e si continuano a dire tante cose, alcune delle quali, a nostro avviso, frutto della più totale improvvisazione e soprattuto di una evidente sconnessione con la realtà, cioè con il dato  che ci si presenta davanti in una maniera incontrovertibile: contagi continui, terapie intensive piene, statistiche che non sono affatto uguali a quelli degli anni precedenti, città distrutte da una morte ogni venti minuti senza che alcun familiare possa vedere il proprio caro.

 

Fra le città più colpite ci sono certamente Brescia e Bergamo.

 

Renovatio 21 intervista Stefano D’Eliseo, Referente dei Genitori del NO Obbligo Lombardia che risiede in Provincia di Brescia, per sapere qual è il dato reale vissuto in prima persona sul campo e sul territorio, poco raccontato dai media ufficial” e ancora meno compreso da parte  di certi ambienti «negazionisti».

 

«Ricordiamoci che molte persone hanno perso la vita per la mancanza di un posto letto, e moltissimi cittadini che non sono rientrati nei numeri forniti quotidianamente non hanno mai raggiunto il pronto soccorso e sono deceduti presso la propria dimora»

Sig. D’Eliseo, qual è la situazione a Brescia e più in generale in Lombardia? 

La situazione a Brescia, come a Bergamo, è grave, molto grave, non si smette di fare la conta dei decessi che sono solo una parte di quello che leggiamo dai media. I quotidiani locali solo ora iniziano ad evidenziare la gravità della situazione e lo fanno dando sfogo all’appello del Sindaco Del Bono che a Brescia chiede l’aiuto di altri medici, perché i medici non abbastanza per fronteggiare l’emergenza. A  livello regionale è evidente che l’emergenza è concentrata soprattutto sulle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova, ma i numeri si stanno alzando parecchio, anche a Milano, in questo momento impegnata nel completare l’ospedale del Centro Fiera che dovrebbe garantire molti posti letto di terapia intensiva.

 

Qualcuno, anche negli ambienti per la libertà di scelta vaccinale sembra voler negare l’emergenza. Lei crede davvero che parlare di Covid-19 equivalga a parlare di una «banale influenza»?

«Solo due giorni fa, la sorpresa di poter in viso vedere i miei genitori ricoverati, coperti dalle maschere per la respirazione, grazie al cuore delle infermiere che sono riuscite  a organizzare videochiamate con dei telefoni e dei tablet»

Assolutamente no. È qualcosa d’altro, di più, e lo hanno evidenziato anche i 14 studi pubblicati qualche giorno fa sul portale ArXiv che hanno ricostruito la catena dei contagi in Lombardia fino al primo gennaio. Da lì si apprende come un focolaio si sia prima sviluppato nella lombardia meridionale per poi investire le zone che conosciamo. Peraltro si è stimato che, nel primo mese e mezzo in cui il virus ha circolato liberamente, aveva un valore di contagio pari a 3.5, ovvero un soggetto era capace di infettarne sostanzialmente altri 4. Se pensiamo che un’influenza è ritenuta altamente contagiosa già a 2.5, riusciamo a capire il danno causato dai ritardi degli interventi da parte della nostra Regione.

 

Io credo che il negazionismo che stiamo vedendo in alcuni ambienti, e direi non solo della libertà di scelta vaccinale, deriva più che altro dalla mancanza di percezione del danno, di chi non vive in queste zone, o comunque non ha dovuto mettere piede in uno degli ospedali della zona per comprendere la situazione.

 

«Io credo che il negazionismo che stiamo vedendo in alcuni ambienti, e direi non solo della libertà di scelta vaccinale, deriva più che altro dalla mancanza di percezione del danno, di chi non vive in queste zone, o comunque non ha dovuto mettere piede in uno degli ospedali della zona per comprendere la situazione»

Quindi, secondo lei, il collasso delle varie terapie intensive – in particolare lombarde – oltre ad esser sicuramente causato dai tagli alla Sanità degli ultimi vent’anni, è motivato anche da un dato reale rispetto ai malati gravi ricoverati perché contagiati dal virus?

I reparti di terapia intensiva sono andati subito al collasso, del resto ricordiamoci che dal 2008 ad oggi i tagli hanno visto passare i letti disponibili da 4,5 ogni 1000 abitanti a 3,2. Stiamo parlando di poco più della metà della Francia e un terzo della Germania. Quando è stato scoperto il «paziente 1», proprio uno dei medici dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo chiese alla Regione di istituire subito le zone rosse e di svuotare alcuni ospedali per tramutarli in ospedali Covid-19. Proposte più che razionali proprio per contenere il contagio e soprattutto  per non infettare tutti i nosocomi delle province interessate.

 

Questo avrebbe risparmiato moltissimi decessi. Ora siamo costretti a vedere foto e video di RSA che vengono sanificate anche grazie all’ausilio dei reparti militari russi, che sono venuti in aiuto nel silenzio della stampa nazionale, mentre quella locale, per fortuna, ha contribuito  insieme ai tanti abitanti della zona a far conoscere quanto sta succedendo.

 

«La mia famiglia è stata già colpita dal decesso di due familiari, di 66 e 81 anni, e entrambi i miei genitori sono ricoverati da 13 giorni. Sono risultati entrambi positivi, mia madre più grave e ricoverata nel reparto di pneumologia dopo 3 giorni di solleciti al 112 per avere una ambulanza»

Dal punto di vista personale ha avuto casi di contagio intorno a lei? 

Purtroppo sì: la mia famiglia è stata già colpita dal decesso di due familiari, di 66 e 81 anni, e entrambi i miei genitori sono ricoverati da 13 giorni. Sono risultati entrambi positivi, mia madre più grave e ricoverata nel reparto di pneumologia dopo 3 giorni di solleciti al 112 per avere una ambulanza.

 

Come state vivendo questa situazione?

In questo momento stiamo vivendo una situazione surreale. Se penso ancora alla prima telefonata al 112 in cui mi sono sentito esplicitamente dire che, nel pieno dell’emergenza, le ambulanze si recavano sul posto solo in caso di grave deficit respiratorio, questo dovrebbe far comprendere l’entità del problema.

 

Lo stato di agitazione dell’operatore al telefono faceva percepire tutta l’emergenza in atto, e parliamo ancora dei giorni tra l’11 e il 12 marzo. Solo due giorni fa, la sorpresa di poterli vedere in viso, coperti dalle maschere per la respirazione, grazie al cuore delle infermiere che sono riuscite  a organizzare videochiamate con dei telefoni e dei tablet.

«Mi sono sentito esplicitamente dire che, nel pieno dell’emergenza, le ambulanze si recavano sul posto solo in caso di grave deficit respiratorio, questo dovrebbe far comprendere l’entità del problema»

 

Come spiega il fatto che proprio a Brescia e Bergamo ci siano stati così tanti contagi e così tanti decessi? 

Non sono un esperto di epidemiologia e virologia, quindi quello che posso raccontare è frutto della vita di un cittadino. Ho letto chi ipotizzava che tutto questo potesse essere frutto delle decine di migliaia di vaccinazioni fatte per la meningite tra dicembre e gennaio, insieme all’antinfluenzale. Non credo però che questa strada sia percorribile, non solo perché i miei genitori sono entrambi non vaccinati (e quindi fuori dall’eventuale statistica), ma proprio perché dal personale medico e dagli infermieri con cui siamo in contatto si è proprio saputo che non c’è al momento questo comune denominatore tra i pazienti ricoverati.

 

 «Ho letto chi ipotizzava che tutto questo potesse essere frutto delle decine di migliaia di vaccinazioni fatte per la meningite tra dicembre e gennaio, insieme all’antinfluenzale. Non credo però che questa strada sia percorribile, non solo perché i miei genitori sono entrambi non vaccinati (e quindi fuori dall’eventuale statistica), ma proprio perché dal personale medico e dagli infermieri con cui siamo in contatto si è proprio saputo che non c’è al momento questo comune denominatore tra i pazienti ricoverati»

Penso piuttosto che uno dei fattori trainanti potrebbe essere quello dell’inquinamento atmosferico. Brescia, come Bergamo, è nota per essere una delle città più inquinate d’Italia, il livello di tossicità dell’aria è sempre molto elevato e questo non siamo solo noi a dirlo. Considerando anche il fatto che una delle primarie sintomatologie del Covid-19 è proprio la polmonite, credo non ci voglia uno scienziato per ipotizzare che molti di coloro che sono finiti al pronto soccorso avessero già infezioni in corso alle vie respiratorie, e la malattia, comunque grave e non certo riconducibile ad una banale influenza come poc’anzi detto, ha fatto il resto.

 

Qual è l’appello che come referente di tanti genitori e attivista nel campo della libertà di scelta vorrebbe fare rispetto a questa situazione?  

In questo momento non possiamo far altro che attendere, ma senza abbassare la guardia.

 

Perché le istituzioni regionali e nazionali dovranno molte spiegazioni sui ritardi di intervento che già molti media locali stanno e hanno denunciato nei giorni scorsi. Nessuno potrà mai dire con certezza che chiudere 20 giorni prima avrebbe evitato quello che stiamo vivendo oggi a distanza di tante settimane, ma se si fosse agito come in Cina (aldilà dei metodi discutibili e della informazioni rispetto ai numeri certamente poco veritiere) con una chiusura totale immediata, e si fossero ascoltati gli esperti sul campo che già stavano registrando la portata del problema, oggi staremmo festeggiando più guariti.

 

Ricordiamoci che molte persone hanno perso la vita per la mancanza di un posto letto, e moltissimi cittadini che non sono rientrati nei numeri forniti quotidianamente non hanno mai raggiunto il pronto soccorso e sono deceduti presso la propria dimora. 

 

È nostro dovere, con i mezzi che abbiamo, combattere anche per queste persone.

 

 

Cristiano Lugli

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Epidemie

Kennedy: RFK Jr.: «la manipolazione psicologica dei pazienti affetti dalla malattia di Lyme è finita»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Il Segretario alla salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha convocato una tavola rotonda il 15 dicembre per celebrare un importante cambiamento nella politica federale sulla malattia di Lyme, impegnandosi a promuovere iniziative per migliorare la diagnosi, il trattamento e la copertura Medicare. Sottolineando decenni di negligenza, Kennedy ha affermato che l’incontro segna la fine del «gaslighting» [«manipolazione psicologica, ndt] dei pazienti affetti da malattia di Lyme.

 

La scorsa settimana, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha segnalato un importante cambiamento nella politica federale sulla malattia di Lyme, dopo aver convocato una tavola rotonda di alto livello in cui si è riconosciuto che decenni di manipolazione psicologica nei confronti dei pazienti affetti da questa malattia cronica sono stati fatti.

 

Il dibattito di due ore, tenutosi il 15 dicembre, ha riunito pazienti, medici, ricercatori e legislatori per due incontri consecutivi. Le discussioni hanno portato a nuovi impegni per migliorare diagnosi, trattamento e copertura assicurativa.

 

Il primo panel si è concentrato sulle esperienze dei pazienti, sulle diagnosi errate e sulle sfide cliniche quotidiane della malattia di Lyme cronica. Il secondo ha esplorato gli approcci scientifici e tecnologici emergenti, tra cui l’intelligenza artificiale (IA), gli strumenti diagnostici avanzati, le terapie immunitarie e l’analisi integrata dei dati.

 

Kennedy ha aperto la sessione descrivendo la malattia di Lyme come un problema di salute pubblica trascurato e al tempo stesso profondamente personale. Ha affermato che le zecche sono state una preoccupazione costante durante i decenni in cui ha cresciuto la sua famiglia vicino a Bedford, New York, e ha spiegato come la malattia abbia colpito diversi membri della sua famiglia.

 

«Ho contratto la malattia di Lyme intorno al 1986, quando era ancora molto, molto difficile persino diagnosticarla», ha detto Kennedy. Uno dei suoi figli ha poi sviluppato la paralisi di Bell e un altro figlio ha sofferto di malattia di Lyme cronica. Ha descritto la condizione come «una malattia invisibile» e ha affermato che le agenzie sanitarie federali hanno ignorato le preoccupazioni dei pazienti per decenni.

 

«Per molti anni, questa agenzia ha adottato una politica deliberata di rifiuto di interagire con la comunità affetta da Lyme», ha affermato Kennedy. Alcuni funzionari hanno liquidato i sintomi dei pazienti come psicosomatici e li hanno indirizzati a cure psichiatriche. «Non si può immaginare una combinazione peggioreÌ, ha affermato.

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«Questa malattia ha distrutto delle vite»

La malattia di Lyme è un’infezione batterica che si diffonde attraverso le punture di zecca. I Centers for Disease Control and Prevention stimano che ogni anno vengano diagnosticate e trattate 476.000 persone. I dati federali suggeriscono che nell’ultimo decennio tra i 5 e i 7 milioni di americani siano stati infettati.

 

Secondo il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), gli attuali test basati sugli anticorpi spesso non rilevano le infezioni in fase iniziale e avanzata, ritardando il trattamento. Fino al 20% dei pazienti presenta sintomi persistenti che degenerano in patologie croniche e debilitanti.

 

I relatori hanno sottolineato ripetutamente che la malattia di Lyme non è una semplice infezione, ma una malattia complessa e multisistemica, spesso complicata da coinfezioni che possono imitare o scatenare altre condizioni, tra cui la sclerosi multiplal’artrite reumatoide e la fibromialgia.

 

«Conosco moltissime persone la cui vita è stata distrutta da questa malattia, che vanno da un medico all’altro nel tentativo di trovare qualcuno che possa curarle», ha detto Kennedy.

 

Ha descritto la tavola rotonda come un punto di svolta. «Questa giornata segna una pietra miliare per questa agenzia, in cui riconosciamo che si tratta di una malattia», ha affermato. «Uno dei motivi per cui abbiamo voluto ospitare questo incontro, come ho chiarito, è annunciare al mondo che il gaslighting sui pazienti affetti dalla malattia di Lyme è finito».

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L’Intelligenza Artificiale, i nuovi test e la copertura Medicare segnalano una rottura con la precedente politica sulla malattia di Lyme

Il secondo panel si è concentrato sull’innovazione, con ricercatori dell’HHS, dei National Institutes of Health e di istituzioni private che hanno illustrato nuovi strumenti diagnostici e approcci basati sui dati per il trattamento della malattia di Lyme.

 

I relatori hanno evidenziato i test di rilevamento diretto, l’apprendimento automatico per analizzare dati biologici complessi e le terapie progettate per affrontare sia le infezioni che le infiammazioni croniche.

 

Nel corso della sessione, Kennedy ha annunciato il rinnovo del LymeX Innovation Accelerator, un partenariato pubblico-privato lanciato nel 2020 e sostenuto dalla Steven & Alexandra Cohen Foundation.

 

Secondo l’HHS, il programma prevede oltre 10 milioni di dollari in finanziamenti per promuovere lo sviluppo di sistemi diagnostici di nuova generazione, con diversi team attualmente impegnati nella convalida clinica e nella revisione normativa.

 

Secondo l’HHS, il rinnovato impegno si concentrerà sull’innovazione incentrata sul paziente e sugli strumenti diagnostici basati sull’intelligenza artificiale «che supportano un rilevamento più precoce e accurato in tutte le fasi dell’infezione».

 

L’HHS ha inoltre inaugurato una pagina web sulla malattia di Lyme e delineato una strategia nazionale che mette in risalto i dati aperti, la ricerca trasparente e il coinvolgimento diretto dei pazienti.

 

In un importante aggiornamento delle norme, Mehmet Oz, amministratore dei Centers for Medicare and Medicaid Services, ha chiarito che Medicare coprirà esplicitamente l’assistenza per la malattia di Lyme cronica secondo le linee guida aggiornate sulla gestione delle cure croniche per condizioni complesse.

 

«Possiamo coprire la malattia di Lyme cronica. In realtà è già coperta», ha detto Oz. La malattia di Lyme cronica ha fattori scatenanti infettivi chiaramente identificabili, quindi «abbiamo aggiornato il nostro sito web per renderlo più chiaro», ha aggiunto.

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«Il peso è enorme» per i pazienti e le famiglie

I legislatori hanno accolto con favore il cambiamento. Il deputato repubblicano della Virginia Morgan Griffith, che ha dichiarato di soffrire della sindrome di Alpha-gal, nota anche come allergia alla carne rossa, legata all’esposizione alle zecche, ha definito la discussione un segno di serio impegno federale.

 

“La tavola rotonda di oggi dimostra che il Segretario Kennedy, il Dott. Oz e i legislatori si sono impegnati fermamente per affrontare la malattia di Lyme e altre malattie trasmesse dalle zecche negli Stati Uniti”, ha affermato Griffith nel comunicato stampa dell’HHS.

 

Le storie dei pazienti hanno evidenziato il costo umano della malattia di Lyme. Olivia Goodreau ha affermato di aver consultato 51 medici nell’arco di 18 mesi prima di ricevere una diagnosi di Lyme. La diagnosi è stata seguita da anni di test per identificare molteplici coinfezioni.

 

Samuel Sofie ha descritto le famiglie che prosciugano i propri risparmi alla ricerca di cure efficaci. «Alcuni pazienti passano anni a investire tutti i loro soldi nelle cure, ma non migliorano», ha detto Sofie.

 

Kennedy ha sottolineato che la malattia di Lyme contribuisce in modo significativo alle malattie croniche in tutto il Paese. «Il peso è enorme. E i costi economici non sono stati quantificati da nessuna parte, ma… ci sono costi collaterali di ogni tipo. Quando le persone non possono lavorare, le famiglie vengono distrutte. E ho visto la pressione che questo esercita sulle famiglie», ha affermato.

 

Il vicesegretario dell’HHS, Jim O’Neill, ha inquadrato la tavola rotonda come parte di un più ampio sforzo federale per affrontare le malattie croniche attraverso la tecnologia. «Questo evento dimostra che non aspettiamo il nuovo anno per agire», ha affermato.

 

I sostenitori hanno accolto con favore il cambiamento, ma hanno sottolineato la necessità di darne seguito. Dorothy Kupcha Leland, presidente di LymeDisease.org, ha scritto sul suo blog che la tavola rotonda ha affrontato esigenze di lunga data dei pazienti, tra cui test, trattamenti e copertura assicurativa migliori, ma ha avvertito che un cambiamento significativo richiederà una volontà politica costante, infrastrutture e finanziamenti.

 

«Non è stato un brutto modo per iniziare una conversazione tanto necessariaÌ, ha scritto. «Ma resta da vedere se ne uscirà qualcosa».

 

Lo staff di The Defender

 

© 22 dicembre 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Epidemie

Fauci torna per dire che i complottisti minacciano la democrazia

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Il dottor Anthony Fauci ha affermato che la proliferazione di teorie del complotto sui social media potrebbe accelerare il crollo della democrazia.   L’ex plenipotenziario USA per il COVID ha lanciato il suo avvertimento durante un discorso alla Harvard TH Chan School of Public Health in ottobre, affermando di essere preoccupato per la «normalizzazione delle falsità».   «Questo è diverso dalla normalizzazione delle falsità, delle teorie del complotto e delle cose folli che stanno accadendo ora e che non ho bisogno di spiegare, accendete la televisione o andate sui social media e le vedrete», ha detto Fauci alla Harvard TH Chan School of Public Health in ottobre.   «Stiamo vivendo tempi molto, molto difficili. Quello che si può fare è, per quanto possibile, contrastare la disinformazione e la disinformazione. Non bisogna accettare la normalizzazione delle falsità come qualcosa di normale», ha dichiarato un frustrato Fauci.

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Fauci ha continuato affermando che una «teoria delela cospirazione» falsa è che siano morte più persone a causa del vaccino che a causa del COVID stesso.   «Sapete, i social media continuano a sputare fuori cose assolutamente false, come il fatto che i vaccini contro il COVID abbiano ucciso più persone del COVID stesso. Voglio dire, i dati non significano nulla».   L’ex direttore del NIH ha poi affermato che la verità viene sopraffatta dalle ripetute bugie, rendendo difficile per il profano distinguere il vero dal falso, e conclude in modo inquietante che le bugie potrebbero far crollare la democrazia.   «E quando la gente dice questo e la cosa viene amplificata sui social media, chi non è come noi e lo fa per vivere, se ne accorge. E quando si normalizzano le falsità, allora nessuno sa cosa… è veramente vero».   «E indovinate un po’? Quando si guarda alla storia, quando succede questo, è allora che le democrazie crollano».   Come riportato da Renovatio 21, durante i suoi controversi studi sull’AIDS, Fauci sparò fake news altamente lesive come quella per cui la malattia si trasmetteva in famiglia, nonché, secondo il libro di Kennedy The Real Anthony Faucistudi di crudeltà indicibili su bambini orfani a Nuova York, usati impunemente come cavie umane.   Come riportato da Renovatio 21, la comunità all’epoca gay prese ad odiare Fauci come attore negativo dell’emergenza AIDS, al punto da definirlo un nemico pubblico e «idiota incompetente». In particolare, è stata presa di mira la sua scelta di utilizzare un farmaco, l’AZT, accusato di aver causato la morte di tantissimi.  

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Fauci – a cui la nuova amministrazione ha tolto immediatamente la scorta – è stato graziato nelle ultime ore dal presidente in uscita Joe Biden con una inusitata «grazia preventiva» per crimini federali che potrebbe aver commesso dal 2014. Il dottore ha accettato la grazia preventiva, dicendo però che non ne aveva bisogno perché non aveva fatto nulla di male.   In molti hanno ricordato, tuttavia, che la grazia si applica ai reati federali e non a quelli dei singoli Stati. Vari singoli Stati USA si starebbero muovendo contro Fauci. L’atto di perdono presidenziale di Biden su Fauci è inoltre contestato dallo stesso Trump che considera invalidi gli atti firmati con l’autopenna.   Come riportato da Renovatio 21, in molti chiedono l’incarcerazione, magari presso Alcatraz, del dottore.

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Epidemie

«Eutanasia su larga scala»: i farmaci per il fine vita hanno aumentato i decessi per COVID tra gli anziani

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Il Dott. John Campbell ha affermato che l’uso diffuso di farmaci palliativi sui pazienti affetti da COVID-19 ha causato la soppressione respiratoria e causato molti decessi evitabili, soprattutto nelle case di cura del Regno Unito. Il bilancio delle vittime che ne è derivato ha fatto apparire il COVID-19 molto più letale di quanto non fosse in realtà, contribuendo a giustificare ampie restrizioni globali, tra cui lockdown, campagne di vaccinazione di massa e obblighi di mascherine, ha affermato Campbell.

 

Nel 2020, i farmaci palliativi normalmente riservati ai morenti sono stati ampiamente somministrati ai pazienti affetti da COVID-19 nelle case di cura a lungo termine e in altre strutture del Regno Unito. Questa pratica ha causato un gran numero di decessi evitabili e ha aumentato drasticamente il tasso di mortalità segnalato per il virus, secondo il commentatore medico John Campbell, Ph.D.

 

«Si tratta di un vero e proprio oltraggio nazionale che viene ampiamente ignorato», ha affermato.

 

In un’intervista al podcast Stay Free del commentatore politico Russell Brand, Campbell ha affermato che l’uso routinario di midazolam e morfina, farmaci destinati alle cure terminali, per curare i pazienti affetti da COVID-19 ha creato una combinazione letale che ha soppresso la respirazione e l’ossigenazione.

 

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Nelle cure terminali, i medici spesso aumentano le dosi di oppioidi e sedativi per controllare il dolore e l’agitazione. Se usati ripetutamente, questi farmaci deprimono la respirazione, ha affermato Campbell.

 

Durante la pandemia, regimi farmacologici simili sono stati somministrati a pazienti affetti da COVID-19 che in realtà non stavano morendo.

 

Nell’aprile 2020, il National Institute for Health and Care Excellence del Regno Unito ha pubblicato le linee guida COVID-19 per la gestione dei sintomi, anche in fase terminale. Le linee guida raccomandavano l’uso concomitante di midazolam e morfina per trattare la dispnea negli adulti durante gli ultimi giorni o ore di vita.

 

Le strutture di assistenza agli anziani hanno ampiamente utilizzato questi protocolli, ha affermato Campbell. I medici «preparavano spesso farmaci per la fine della vita» per i pazienti a cui era stato diagnosticato il COVID-19.

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I farmaci di fine vita hanno falsamente gonfiato i tassi di mortalità da COVID 

Secondo Campbell, nel Regno Unito, ai pazienti con infezioni respiratorie venivano spesso somministrati contemporaneamente morfina e midazolam, una combinazione che, a suo dire, chiunque non specialista avrebbe potuto riconoscere come pericolosa perché compromette la respirazione. Ha aggiunto che molti pazienti sono morti a causa di ciò.

 

Campbell ha citato una ricerca del dottor Wilson Sy, pubblicata nel febbraio 2024 su Medical & Clinical Research, che ha esaminato l’eccesso di decessi nel Regno Unito, parallelamente alle spedizioni di midazolam alle case di cura. Sy ha monitorato il volume del farmaco distribuito e lo ha confrontato con i dati sui decessi nei mesi successivi.

 

Campbell ha affermato nel suo programma su YouTube che l’analisi ha evidenziato «correlazioni precise» tra l’aumento delle spedizioni di midazolam e l’aumento dei decessi in eccesso circa un mese dopo.

 

Quando i ricercatori hanno spostato indietro di un mese i dati sui decessi per tenere conto dei ritardi nella distribuzione, Campbell ha affermato che le curve coincidevano molto bene, seguendosi «come il sale e il pepe», ha detto a Brand.

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Il trattamento con midazolam era «essenzialmente un’eutanasia su larga scala»

Campbell ha sostenuto che questo schema suggerisce che l’uso di droghe, e non il COVID-19 in sé, sia stato la causa di gran parte della mortalità osservata nelle strutture di assistenza nel 2020.

 

I decessi risultanti hanno fatto apparire il COVID-19 molto più letale di quanto non fosse in realtà, creando l’impressione di un tasso di mortalità per infezione del 24%, ha affermato Campbell. Stime successive hanno collocato il tasso più vicino allo 0,18%, ha aggiunto.

 

«A mio avviso, la maggior parte di questi pazienti, nelle strutture di cura che sono deceduti nel 2020, se fossero stati semplicemente assistiti e non avessero ricevuto morfina e midazolam, la stragrande maggioranza di loro si sarebbe ripresa completamente», ha detto Campbell a Brand.

 

Si è trattato di «essenzialmente di un’eutanasia su larga scala», ha aggiunto.

 

Secondo Campbell, il tasso di mortalità gonfiato ha contribuito a giustificare misure di emergenza radicali, tra cui lockdown, campagne di vaccinazione di massa e obblighi di mascherine.

 

«Tutte quelle restrizioni dovute al COVID… si potrebbe sostenere che molte di esse sono state introdotte a causa di questo tasso di mortalità per infezione artificialmente gonfiato, quando in realtà i lockdown e le vaccinazioni non hanno funzionato contro il sovradosaggio di midazolam, che è stato una parte importante del problema», ha affermato.

 

Lo staff di The Defender

 

© 16 novembre 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Immagine di Gustavo Basso via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine modificata

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