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Convertita all’Islam radicale, terrorista per gli Shabaab: la storia della “Vedova Bianca”, Samantha Lewthwaite

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Si convertì liberamente all’Islam radicale, sposò un terrorista, si fece fotografare ed intervistare dai media, andò in Kenya e in Somalia ad organizzare stragi terroriste per Shabaab: è incredibile come oggi con il caso della cooperante a tener banco praticamente nessuno abbia tirato fuori il caso di Samantha Lewthwaite, detta anche «la Vedova Bianca».

 

La Lewthwaite è stata la donna più ricercata al mondo, e non è un’iperbole, ma un fatto dell’Interpol. È sospettata di essere la mente della strage di almeno 400 persone: i massacri più cruenti in Africa, quelli degli Shebaab con cristiani trucidati a centinaia di cui oggi Facebook censura le foto, porterebbero la sua firma.

 

È incredibile come oggi non si ricordi il caso  di Samantha Lewthwaite, detta anche «la Vedova Bianca»

È certo un personaggio alla James Bond – ribadiamo che Ian Fleming è con evidenza uno scrittore realista – di quelli memorabili: la Bond girl cattiva, quella in grado di stritolare con la forza delle gambe, sedurre ed avvelenare senza pietà, divenendo parte di un piano diabolico e globale di morte massiva. La realtà supera la fantasia: in una sorta di desessualizzazione dell’immaginario di Fleming, la Bond girl jihadista ha il velo e porta con sé quattro figli, avuti da 3 uomini diversi.

 

Divenne per la prima volta vedova il 7 luglio 2005, l’indimenticabile 7/7 londinese: il suo primo marito fu Germaine Lindsay, uno degli attentatori suicidi che si fece esplodere sulla Piccadilly line della metropolitana di Londra tra King’s Cross e Russel Square. All’epoca, avevano già due figli. La ragazza aveva 23 anni, ma era convertita all’Islam già da un lustro.

 

Il suo primo marito fu Germaine Lindsay, uno degli attentatori suicidi che si fece esplodere nella metropolitana di Londra durante gli attacchi del 7 luglio 2005

 

Particolare molto rilevante, la Vedova non cercò di nascondersi all’attenzione pubblica, ma anzi vendette la sua storia ai media (incassò 30 mila sterline dal tabloid The Sun), asserendo che il marito era stato radicalizzato solo in tempi recenti, e fu presa sotto la protezione delle forze dell’ordine britanniche, perché la sua casa era minacciata da vandali e malintenzionati – come pare stia accadendo anche nel caso della nostra cooperante.

 

«Condanno totalmente e sono inorridita dalle atrocità. Sono la moglie di Germaine Lindsay e non ho mai previsto o immaginato di essere coinvolto in attività così orribili. Era un marito e un padre piendo di amore. Sto cercando di comprendere gli eventi recenti. Tutto il mio mondo è crollato e i miei pensieri sono rivolti alle famiglie delle vittime di questa incomprensibile devastazione».

La Vedova non cercò di nascondersi all’attenzione pubblica, ma anzi vendette la sua storia ai media

 

Il ruolo di vittima giocato dalla Lewthwaite fu al centro di ulteriori polemiche della stampa britannica inferocita. Lei si trasferì al Nord.

 

Di lì a poco, le inchieste sulle bombe londinesi portarono alla luce il fatto che la Lewthwaite aveva contatti con Mohammad Sidique Khan, l’uomo considerato come mente dell’attacco sincrono alla capitale inglese. Ma lei nel frattempo era già sparita.

«Condanno totalmente e sono inorridita dalle atrocità (…) Tutto il mio mondo è crollato e i miei pensieri sono rivolti alle famiglie delle vittime di questa incomprensibile devastazione»

 

La Vedova Bianca – chiamata così per la sua carnagione chiara o per distinguerla dalle «vedove nere», cioè le donne jihadiste cecene responsabili di tanta morte nella Russia dei primi anni 2000 – si era risposata.

 

Il nuovo marito si chiama Habib Saleh Ghani, detto anche Abu Usama al-Pakistani, nato nel 1985 a Londra e compagno al centro islamico di Asif Mohammed Hanif, noto per essere il primo terrorista suicida con passaporto del Regno Unito: si fece saltare in un locale di Tel Aviv del 2003. Ghani sarà trucidato dagli stessi Shabaab nel 2013 in quanto sostenitore di un leader Shabaab «scissionista», lo sceicco somalo Hassan Dahir Aweys.

 

La Vedova Bianca raggiunge Kenya e Somalia, dove sarà l’apoteosi della sua carriera terrorista. Avrebbe sposato Hassan Maalim Ibrahim, un comandante del gruppo militante di al Shabaab

Alcuni sostengono che il matrimonio con Ghani sia di facciata, e nei documenti di nascita del terzo figlio il nome del padre non c’è. Ghani, di madre kenyota, è con probabilità il canale con cui la Vedova Bianca raggiunge Kenya e Somalia, dove sarà l’apoteosi della sua carriera terrorista. Nel maggio 2014, riferisce il Daily Mirror, Lewthwaite avrebbe sposato Hassan Maalim Ibrahim, un comandante del gruppo militante di al Shabaab, esattamente quello a cui lo Stato Italiano ora ha pagato il riscatto milionario.

 

 

Nel dicembre 2011, la polizia keniota ha fatto irruzione in una appartamento di Mombasa e arresta Jermaine Grant, noto anche come Ali Mohammed Ibrahim, un convertito musulmano giamaicano-britannico di 29 anni. Interrogato, Grant indica nella Vedova Bianca come il leader della cellula terrorista di Mombasa, che stava pianificando attacchi a hotel e luoghi turistici. Misteriosamente, quando arriva il raid la Vedova, che si fa chiamare Natalie Webb, riesce a fuggire.

La Vedova Bianca  viene indicata come il leader della cellula terrorista di Mombasa, che stava pianificando attacchi a hotel e luoghi turistici

 

Emerge poi che, nonostante i computer vengano distrutti, si riesce a trovare una pennetta USB contenente il Manuale del Mujahidin per gli esplosivi e una sorprendente Ode a bin Laden, un poema dedicato al capo di al Qaeda scritto con molta probabilità dalla vedova Samantha.

 

Nel frattempo la vedova scala la classifica dei ricercati dell’Interpol, e l’islamista giamaicano continua a cantare, raccontando di attacchi ad hotel e centri commerciali.

2012: durante la partita di calcio Inghilterra-Italia degli Europei, qualcuno lancia una granata in un bar di Mobasa: 3 morti e 25 feriti; la polizia kenyota sospetta della Lewthwaite.

 

 

Nel 2012, il primo vero colpo: durante la partita di calcio Inghilterra-Italia degli Europei, qualcuno lancia una granata nell’affollato Jericho Bar di Mobasa: 3 morti e 25 feriti; la polizia kenyota sospetta della Lewthwaite.

 

Poi il salto di qualità: la strage del 2013. Il nome della Lewthwaite viene infatti fatto anche per l’attacco del settembre 2013 rivendicato dagli Shabaab nel centro commerciale Westgate a Nairobi, che causò 71 morti e circa 200 feriti. Si asserisce che il governo britannico sia meno sicuro della polizia kenyota sul coinvolgimento della Vedova, tuttavia le fonti dei giornali che se ne occupano dicono altrimenti.

 

Il nome della Lewthwaite viene infatti fatto anche per l’attacco del settembre 2013 rivendicato dagli Shabaab nel centro commerciale Westgate a Nairobi, che causò 71 morti e circa 200 feriti

La White Widow sparisce, dicono passi per lo Yemen, dove gli Shabaab, che ricordiamo sono affililiati ad al Qaeda, hanno basi e influenza.

 

La Lewthwaite diventa una sorta di babau globale. La accusano di preparare attacchi nelle spiagge mediterranee – Spagna, Grecia, Cipro, Canarie, etc. – sullo stile del massacro in spiaggia in Tunisia nel 2015. Annunciano di essere vicini alla cattura. Dicono che è stato approntato perfino uno scanner in grado di vedere il volto sotto il burqa, un’arma aeoportuale a loro dire straordinaria nella caccia alla Vedova.

 

 

La accusano di preparare attacchi nelle spiagge mediterranee – Spagna, Grecia, Cipro, Canarie, etc. – sullo stile del massacro in spiaggia in Tunisia

La sua leggenda compare perfino in Donbass: nella nebbia della guerriglia russo-ucraina, un’agenzia di Mosca batte la notizia che un cecchino russo l’avrebbe uccisa. Che a combattere per Kiev assieme a nazisti finanziati da oligarchi ebrei (i famosi «giudeobanderisti») e probabili «istruttori» occidentali ci fosse anche qualche elemento jihadista non è una novità, e la vendetta contro la Russia vincitrice del wahabismo ceceno è da considerare un’agenda mai sopita del jihadismo globale.

 

In rete, alla notizia della morte, si sprecarono gli insulti. Alcuni si dicono convinti che si tratti in realtà di un agent provocateur agli ordini dell’Mi-6, il servizio segreto militare esterno del Regno Unito – sì, proprio quello di James Bond. La notizia della morte viene smentita.

«La Vedova Bianca odia la Gran Bretagna e tutto ciò che l’Occidente rappresenta. Ha completamente voltato le spalle al suo paese e alla sua vita precedente»

 

I giornali britannici hanno pubblicato dichiarazioni dei servizi d’intelligence somali secondo cui la White Widow sarebbe in qualche modo legata anche alle decapitazioni di James Foley – il giornalista americano che, invece che convertirsi all’Islam, pregò il rosario – di Steven Sotloff e del cooperante David Haines. L’esecutore, Mohammed Emwazi  detto «Jihadi John», avrebbe viaggiato per incontrarla presso gli Shabaab.

 

Nel 2018 il quotidiano Daily Star raccontò di una intercettazione di mail criptate da parte dei servizi britannici che dimostravano come la Vedova Bianca  avesse arruolato dozzine di donne, comprese convertite bianche  come lei – per colpire in tutta Europa. Si parlò di 30 reclute a cui è stato insegnato come costruire giubbotti suicidi e come scegliere i propri obiettivi di morte.

 

«La Vedova Bianca odia la Gran Bretagna e tutto ciò che l’Occidente rappresenta. Ha completamente voltato le spalle al suo paese e alla sua vita precedente» dice una fonte al giornale.

«Ha fatto da mentore a dozzine di donne terroriste e favorisce le convertite bianche all’Islam perché ritiene che attirino meno sospetti da parte dei servizi di sicurezza»

 

Le fonti dello scoop di due anni fa seguire rivelazioni che oggi potrebbero apparire ancora più inquietanti.

 

«Ha fatto da mentore a dozzine di donne terroriste e favorisce le convertite bianche all’Islam perché ritiene che attirino meno sospetti da parte dei servizi di sicurezza». È un vecchio tema del terrorismo jihadista, quello dell’uso di persone che non fanno scattare il profiling degli addetti alla sicurezza di aeroporti e luoghi pubblici.

 

«Ha convinto molte donne estremiste femmine che hanno bisogno di sacrificare la propria vita se vogliono essere vere servitrici dell’Islam. La Lewthwaite va a caccia di donne molto vulnerabili che possono essere facilmente manipolate»

Ma è la questione femminile che qui è primariamente da considerare: la White Widow, dice la fonte, «ha convinto molte donne estremiste femmine che hanno bisogno di sacrificare la propria vita se vogliono essere vere servitrici dell’Islam. La Lewthwaite va a caccia di donne molto vulnerabili che possono essere facilmente manipolate».

 

«Si circonda di guardie del corpo e si fida solo di una manciata di persone: sono quasi tutte donne, ed è per questo che catturarla e ucciderla si è rivelato così difficile».

 

Nella storia che vi stiamo raccontando ricorrono gli stessi ingredienti che oggi occupano le prime pagine dei giornali e i social media: giovani ragazze occidentali, Shabaab, conversione all’Islam radicale, Kenya, Somalia – e in più l’ombra di una reclutatrice senza scrupoli.

«Si circonda di guardie del corpo e si fida solo di una manciata di persone: sono quasi tutte donne, ed è per questo che catturarla e ucciderla si è rivelato così difficile»

 

Abbiamo presentato dei fatti che non commentiamo in alcun modo, e, sottolineamolo, non lanciamo accuse di nessun genere: confidiamo nella saggezza dei nostri servizi segreti, e nel fatto che se il cittadino italiano è in quarantena pandemica, una cautela di qualche tipo sia presa anche di fronte alle brutte fantasie alla Homeland, la fortunata serie TV USA (ma in origine scritta da israeliani) dove un marine tenuto prigioniero dagli islamisti per anni si convertiva al loro credo e tornato in patria da eroe si lanciava nell’adempimento di una cruenta missione terrorista atta a colpire il cuore dello Stato americano.

 

 

Samantha divenne islamica a 17 anni, di dice a seguito di un evento particolarmente drammatico: il divorzio dei suoi genitori. «Cercò conforto dai vicini musulmani che credeva avessero una rete familiare più forte»

Vogliamo invece spendere due parole ancora sulla Vedova Bianca. Tutto nella sua vita – matrimonio, figli – è precoce, e anche la sua conversione lo è. Samantha divenne islamica a 17 anni, di dice a seguito di un evento particolarmente drammatico: il divorzio dei suoi genitori.  Aveva 11 anni, e testimonianze riportano che fu «gravemente colpita dalla rottura» e che consequenzialmente «cercò conforto dai vicini musulmani che credeva avessero una rete familiare più forte».

 

Questo fatto è di importanza straordinaria, perché riflette in modo ultra-lucido la radice del male: la decadenza morale dell’Occidente, l’abbandono della legge naturale, l’esistenza di leggi inique e distruttive come quella del divorzio, generano non solo la conversione a credenze lontane ma forti, ma anche veri e propri mostri che, come Erinni del Tramonto dell’Occidente, tornano a tormentare il cosiddetto «mondo libero», talvolta facendo piovere su di esso una pioggia di sangue.

La decadenza morale dell’Occidente, l’abbandono della legge naturale, l’esistenza di leggi inique e distruttive come quella del divorzio generano mostri

 

In ultima analisi, la morte della famiglia in Occidente ha come suo effetto la jihad.

 

Se pensate alla quantità di ragazzi nati e cresciuti in Europa e America e finiti nell’ISIS, vi rendete conto di quanto ciò sia vero. La colpa è dello Stato moderno e delle sue leggi, certo; dell’antropologia moderna e della sua licenziosità, certo. Ma anche della religione: il Cristianesimo istituzionale (Samantha fu cresciuta cristiana, dicono, presumibilmente dentro la Chiesa Anglicana) ha perso totalmente la capacità di parlare al profondo della persona, di fornire all’uomo, che ne ha un bisogno estremo, il senso del sacro, e quindi anche il senso del sacrificio.

La morte della famiglia in Occidente ha come suo effetto la jihad

 

Un tema su cui ritorneremo quando parleremo di un altro caso simile che pare ora dimenticato, quello di «Lady Jihad», la ragazza dell’ISIS Giulia Sergio.

 

Tolto il sacro dal mondo, molti di coloro che vanno alla sua cerca finiscono con il suo abbaglio oscuro, che la Necrocultura offre in quantità alla società moderna: il sacrificio umano.

Tolto il sacro dal mondo, molti di coloro che vanno alla sua cerca finiscono con il suo abbaglio oscuro: il sacrificio umano. La spiegazione del terrorismo potrebbe essere tutta qua

 

La spiegazione del terrorismo potrebbe essere tutta qua.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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Geopolitica

Putin mette un prezzo alla Groenlandia

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Il presidente della Federazione Russa Vladimiro Putin ha parlato della questione della Groenlandia, entrata definitivamente nelle mire espansionistiche di Washington.

 

«Questo non ci riguarda di certo», ha dichiarato mercoledì il presidente russo Vladimir Putin, in un momento in cui l’attenzione dell’Occidente sembra essere tutta concentrata sui progetti del presidente Trump sulla Groenlandia. «Penso che risolveranno la questione tra loro».

 

Putin ha riconosciuto che alla fine saranno gli Stati Uniti e la Danimarca a dover risolvere la questione, ma ha accennato in modo interessante che le sue simpatie potrebbero essere per la posizione statunitense, dato che ha proposto come modello per la risoluzione della controversia la storica acquisizione dell’Alaska da parte degli Stati Uniti . Putin ha quindi prodotto un rapido calcolo, invero assia convincente.

 

Dopo aver preso le distanze dalla disputa e dallo stallo all’interno della NATO, il presidente russo ha alcuni consigli di mediazione durante una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale a Mosca, da lui presieduta, spiegando che la Russia ha esperienza nella vendita di territori artici agli Stati Uniti, ricordando che l’Impero russo vendette la vasta e ricca penisola dell’Alaska per 7,2 milioni di dollari nel 1863 .

 


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«Ai prezzi attuali, tenendo conto dell’inflazione degli ultimi decenni, questa somma equivale a circa 158 milioni di dollari» ha dichiarato Putin, aggiungendo che, dato che la Groenlandia è un po’ più grande dell’Alaska, un accordo simile avrebbe comportato un prezzo di vendita della Groenlandia compreso tra i 200 e i 250 milioni di dollari.

 

Considerando il valore relativo dell’oro all’epoca, ha affermato che la valutazione effettiva potrebbe essere aumentata fino a «probabilmente circa 1 miliardo di dollari». «Beh, penso che gli Stati Uniti possano permettersi una tale somma» ha chiosato Putin.

 

Riguardo agli aspetti politici, pur sottolineando che Mosca non ha alcun interesse a entrare in questa disputa puramente occidentale, ha affermato : «Tra l’altro, la Danimarca ha sempre trattato la Groenlandia come una colonia ed è stata piuttosto dura, se non crudele, nei suoi confronti . Ma questa è una questione completamente diversa, e quasi nessuno è interessato ora».

 

Questo attacco tempestivo alla Danimarca è arrivato in un contesto in cui Mosca era da tempo irritata nei confronti del piccolo Paese nordico  per il suo ruolo sproporzionato nel sostenere l’Ucraina, ospitando addirittura un programma pilota e inviando jet da combattimento.

 

Ilpresidente russo ha anche fatto un breve e molto interessante riferimento all’acquisizione delle Isole Vergini americane: di fatto la Danimarca aveva venduto le Isole Vergini americane a Washington nel 1917 in cambio del riconoscimento della proprietà della Groenlandia.

 

È più probabile che la Russia apprezzi questa dimostrazione di disunione all’interno dell’alleanza atlantica. «Mosca ha assistito con gioia all’ampliamento della frattura tra Washington e l’Europa, dovuta alla spinta del presidente americano Donald Trump ad acquisire la Groenlandia, anche se le sue mosse potrebbero avere ripercussioni sulla Russia, che ha già una forte presenza nell’Artico» scrive l’agenzia Reuters.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 


 

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Geopolitica

Trump: la Cina «divorerà» il Canada

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La Cina «divorerà» il Canada qualora Ottawa rifiuti di collaborare con Washington, ha dichiarato venerdì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.   In un messaggio pubblicato sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha criticato il Canada per essersi opposto al suo progetto di sistema di difesa missilistico denominato Golden Dome, ispirato all’Iron Dome israeliano.   «Il Canada si oppone alla costruzione del Golden Dome sulla Groenlandia, sebbene il Golden Dome proteggerebbe il Canada. Invece, hanno scelto di fare affari con la Cina, che li “divorerà” entro il primo anno!», ha scritto Trump.   Il presidente ha ribadito il desiderio che la Cupola d’Oro copra anche la Groenlandia – territorio che ha minacciato di annettere alla Danimarca – sostenendo che il controllo su tale regione artica permetterebbe agli Stati Uniti di contrastare efficacemente l’influenza di Russia e Cina.

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Durante un intervento a Davos all’inizio di questa settimana, Trump ha affermato che il Canada dovrebbe essere riconoscente agli Stati Uniti per la protezione garantita e ha aggiunto che «il Canada vive grazie agli Stati Uniti».   In risposta, il primo ministro canadese Mark Carney ha respinto l’idea che il proprio paese debba il suo benessere al vicino meridionale, sottolineando che l’ordine mondiale fondato sull’«egemonia americana» si trova «nel mezzo di una rottura».   Trump ha reagito alle parole di Carney revocandogli l’invito a partecipare al suo «Board of Peace», l’organismo di recente creazione pensato per risolvere i conflitti globali.   Pechino ha smentito qualsiasi intenzione di danneggiare gli interessi altrui nell’Artico. «La cosiddetta “minaccia cinese” è priva di fondamento. La Cina si oppone alla creazione di narrazioni infondate e all’utilizzo della Cina come pretesto per perseguire interessi egoistici», ha dichiarato giovedì il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun.

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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
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Hamas accetta di disarmarsi

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Il gruppo militante palestinese Hamas ha accettato di cedere le proprie armi in cambio del permesso per i suoi leader di lasciare liberamente Gaza e della transizione verso un ruolo esclusivamente politico, secondo quanto riportato da Sky News Arabia.

 

Citando una fonte palestinese rimasta anonima, l’agenzia di stampa ha dichiarato giovedì che Hamas aveva già consegnato agli Stati Uniti alcune armi e mappe della sua rete di tunnel sotterranei, attraverso «un meccanismo che non è stato ancora rivelato».

 

In cambio, gli Stati Uniti avrebbero fornito garanzie che ad Hamas sarà consentito di mantenere un coinvolgimento nella politica di Gaza e che alcuni suoi funzionari amministrativi e ufficiali di polizia potranno lavorare per una nuova amministrazione, a condizione che superino un «controllo di sicurezza israelo-americano».

 

Secondo la fonte, ai vertici di Hamas sarà concesso di abbandonare Gaza, mentre Washington ha assicurato loro che Israele non li perseguirà all’estero in futuro.

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Né Hamas né gli Stati Uniti hanno rilasciato commenti sul rapporto. Anche Israele non ha risposto ufficialmente, ma la fonte ha precisato che «Israele nutre significative riserve su alcune di queste intese», in particolare riguardo alla possibilità che Hamas resti attivo politicamente a Gaza. Nel corso dei due anni di guerra israeliana contro l’enclave, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha più volte ribadito l’intenzione di «distruggere completamente» Hamas.

 

La notizia è emersa poche ore prima che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump firmasse l’atto costitutivo del suo «Board of Peace». Inizialmente concepito come un ristretto gruppo di tecnocrati – in prevalenza provenienti dai Paesi arabi del Golfo – incaricato di supervisionare la ricostruzione e la governance di Gaza, il Board si è trasformato in una vasta organizzazione internazionale presieduta dal «Presidente Trump», come indicato nello statuto dell’ente.

 

Sono state offerte adesioni triennali a 60 paesi, con Trump che ha proposto un’adesione permanente al costo di 1 miliardo di dollari per ciascun paese. Il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto l’invito e ha annunciato l’intenzione di donare 1 miliardo di dollari prelevati dai beni russi congelati negli Stati Uniti, indipendentemente da un’eventuale adesione al consiglio. Ad oggi, circa 22 paesi hanno aderito all’organismo.

 

La parola «Gaza» non compare nemmeno una volta nello statuto del Board, e i critici hanno accusato il presidente statunitense di voler creare un’entità concorrente alle Nazioni Unite.

 

La scorsa settimana, Trump ha annunciato l’avvio della Fase Due del suo piano in 20 punti per risolvere il conflitto a Gaza. Questa fase prevede il disarmo di Hamas e il trasferimento del controllo dell’enclave al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG), composto da 15 tecnocrati palestinesi. Il NCAG ha tenuto la sua prima riunione al Cairo giovedì scorso.

 

Sebbene Israele e Hamas avessero concordato un cessate il fuoco a ottobre, entrambe le parti si sono accusate reciprocamente di violazioni della tregua nei mesi successivi. Dall’entrata in vigore dell’accordo, sono stati uccisi più di 450 palestinesi e tre soldati israeliani.

 

Del disarmo di Hamas ha parlato espressamente Trump nel suo memorabile discorso di Davos. Hamas non era presente tre mesi fa alla storica firma dell’accordo di pace organizzata dal presidente americano in Egitto.

 

Come riportato da Renovatio 21, Hamas quattro mesi fa aveva negato di aver accettato l’allora proposta di disarmo.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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