Pensiero
«Combattere il satanismo del Nuovo Ordine»: Monsignor Viganò contro massoneria e mondialismo dell’Anticristo
Renovatio 21 pubblica il testo della conferenza di monsignor Carlo Maria Viganò per l’università estiva del movimento Civitas a Pontmain, in Francia, il 29 luglio 2023.
Et inimici hominis domestici ejus
Combattere il satanismo del Nuovo Ordine:
LE CHIAVI DELLA VITTORIA
Pontmain, Sabato 29 Luglio 2023
Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:
e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Mt 10, 34‐36
Permettetemi, cari Amici, di rivolgere il mio saluto a tutti gli organizzatori di questa nuova edizione della vostra Université d’été, in particolare al Presidente di Civitas, Alain Escada; ai relatori, che con i loro interventi chiariscono i vari aspetti dell’attuale crisi civile ed ecclesiale; ai partecipanti, che con la loro presenza confermano la determinazione dei buoni Cattolici a combattere il bonum certamen sotto i vessilli di Cristo‐Re.
Questi incontri di formazione dottrinale, culturale e sociale sono il segno di un risveglio delle coscienze e dei cuori: Quia hora est jam nos de somno surgere. Nunc enim propior est nostra salus, quam cum credidimus; è ormai tempo di svegliarci dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti (Rom 13, 11).
La coerenza del Bene
Come vi è una coerenza del Bene, così vi è una coerenza del Male. Il Bene, attributo sostanziale di Dio, possiede una propria coerenza anche in ciò che ad esso partecipa: è coerente al Bene l’amore della madre che prepara la merenda ai figli; la sollecitudine del padrone dell’azienda nei confronti dei suoi dipendenti; la preparazione delle lezioni da parte del professore; la dedizione del medico verso i pazienti; la disponibilità del sacerdote nella cura delle anime a lui affidate. Anche stirare una camicia, curare il giardino, organizzare un convegno, festeggiare una ricorrenza con i propri cari diventa coerente con ciò che si è, perché noi ci comportiamo secondo ciò che siamo: Agere sequitur esse.
Chi vive nel Bene e quindi nel Vero; chi “«espira» il Bene – dalle celebrazioni che segue in chiesa alle frequentazioni con persone affini e all’educazione in famiglia – non ha bisogno di voler compiere il Bene, perché ciò viene spontaneo in un’anima buona. E questo è esattamente ciò che la Grazia compie in noi, nel rendere azioni di per sé moralmente neutre – o solo umanamente buone – opere virtuose, dove l’abitudine nel Bene diventa Virtù e tutto permea della nostra vita; e nell’aggiungere ad azioni che sono buone nell’ordine naturale quel quid che le eleva nell’ordine soprannaturale orientandole a un fine superiore.
D’altra parte, quando si ama il Signore, cosa si può desiderare di più bello e appagante, se non fare la Sua volontà? E cosa di più motivante, nei nostri rapporti con il prossimo, se non fargli conoscere quel Santo Vero che è anche sommamente buono e giusto? Bonum diffusivum sui, secondo l’adagio scolastico: il Bene è di per sé espansivo, incline a diffondersi. Ce lo dimostra l’opera del Creatore, che dal nulla porta all’esistenza tutte le cose visibili e invisibili; ce lo conferma l’opera del Redentore, che trae dall’abisso dell’offesa alla Maestà divina l’uomo ribelle in Adamo, mediante il Sacrificio dell’Uomo‐ Dio.
La coerenza del Male
Ma come vi è una coerenza nel Bene, così vi è una coerenza nel Male; e quelle azioni che apparentemente giudichiamo non particolarmente gravi – se non le contestualizziamo – si rivelano rotelle di un ingranaggio, forse marginali e piccole, ma che gli permettono di funzionare, e senza le quali qualcosa si incepperebbe.
Ecco perché il Male – che ontologicamente è un non‐essere, un’assenza di Bene – cerca di insinuarsi nelle nostre anime per piccoli passi, ottenendo progressivi cedimenti, facendo in modo di non suscitare in noi alcuna preoccupazione né alcun rimorso; per poi crescere ed espandersi come un cancro. E dove il Bene porta maggior bene, così il Male chiama maggior male, abituandoci ad esso, e a tutto ciò che esso attira.
I piani infernali dell’élite globalista – che abbiamo visto essere intrinsecamente malvagi – sono anch’essi coerenti tra loro, perché mossi dall’odio dell’Avversario nei confronti di Cristo. Il progetto di Bill Gates di oscurare il sole e di vaccinare la popolazione mondiale; quello di Soros di far invadere i Paesi occidentali da orde di maomettani e di scardinare la famiglia naturale finanziando i movimenti woke e LGBTQ; quello di Klaus Schwab di costringerci a mangiare insetti o di confinarci nelle «smart city» di 15 minuti; quello di Harari di cancellare l’idea di un Dio trascendente e di comporre una Bibbia «politicamente corretta»; quello del deep state di accentrare il controllo dei cittadini con l’ID digitale, la moneta elettronica e la manipolazione del voto; quello di Bergoglio di trasformare la Chiesa in un’agenzia dell’ONU e del WEF non sono piani a se stanti, che vengono realizzati autonomamente e senza alcun rapporto tra loro.
In tutto quanto è accaduto negli ultimi decenni in forma più sotterranea e più recentemente in modo palese, possiamo scorgere una mens, un’intelligenza capace di dare un’organizzazione apparentemente infallibile e inarrestabile. Perché dobbiamo ammetterlo: chi ha costruito questa macchina infernale, in cui tutti gli ingranaggi sembrano girare perfettamente, dimostra un’intelligenza superiore, angelica, anzi: satanica.
L’apparente vittoria dei malvagi
La constatazione dell’efficienza organizzativa dei malvagi non deve spaventarci, né farci desistere dal combattere i loro piani. Credo anzi che sia proprio questa «perfezione» nel campo nemico che finirà per costituire la propria condanna: Simul stabunt, simul cadent, dice l’adagio latino. E sarà esattamente così, perché il trionfo del Male è una finzione, una simulazione, un allestimento scenico basato – come tutto ciò che viene da Satana – sull’apparenza e sulla menzogna.
Torniamo un istante alla Pasqua dell’anno 33. Mettiamoci tra coloro che a Gerusalemme assisterono alla crocifissione di Gesù, dopo averLo visto compiere miracoli e guarigioni. Anche sul Golgota, nell’assenza degli Apostoli, la messa in scena di Lucifero doveva sancire la sconfitta del Messia, la dispersione dei Suoi discepoli, l’oblio del Suo insegnamento, la sconfessione della Sua divinità.
Ma proprio sulla Croce, strumento di morte e di infamia, le sorti dell’umanità sono rovesciate da Colui che con la morte del corpo ha restituito la vita dell’anima, e che lasciandosi inchiodare a quel legno, su di esso inchiodava l’inferno.
O mors, ero mors tua. La nostra natura ferita dal peccato originale non si rassegna a capire che la vittoria di Cristo si compie secondo la logica della Carità e non dell’odio, e che essa è tanto più inesorabile e definitiva quanto maggior spazio di agire è lasciato a Dio, e quanto minore da parte dei Suoi figli è la fiducia nei mezzi umani.
Satana l’illusionista
Non giudichiamo quindi l’apparente «viver lieto de’ maligni» del Salmo 36 come un segno di inevitabile sconfitta: questo imponente dispiegamento di forze, questa scenografia così realistica, queste coreografie impressionanti costituiscono la sola risorsa cui possa attingere il grande Mentitore, e l’unico modo per indurci a credere di essere potente e invincibile. Un gran prestigiatore, questo è certo: ma che in quanto tale potrà stupirci come illusionista, ingannarci con i suoi trucchi, che fuori dal palcoscenico e alla luce del sole si mostrano nella loro patetica inconsistenza.
Il gioco del coniglio estratto dal cilindro – il rispetto dell’ambiente, la salute dei cittadini, la fratellanza universale – o lo spettacolo della donna segata in due funzionano sinché il pubblico rimane a distanza e si lascia ingannare dalla penombra e dai gesti teatrali del prestigiatore. D’altra parte, chi tra gli spettatori di uno spettacolo di «magia» o tra i passanti che indugiano nei corridoi della metro ad osservare il gioco dei tre bussolotti penserebbe che si tratti di realtà? Chi darebbe credito a un dottor Dulcamara che proponga, come nell’opera di Donizetti, un farmaco «odontalgico, mirabile liquore, dei topi e delle cimici potente distruttore?» (Felice Romani, L’elisir d’amore, scena V, Dulcamara).
La finzione – anzi, più precisamente: la frode nella vendita, ché di vendita fraudolenta si tratta – è il marchio del commercio di Satana. Comprate il mio specifico, per poco ve lo do.
Questo piazzista imbroglione – e con esso tutti i suoi servi, non meno indaffarati a vendere i loro intrugli – ricorda certi personaggi che sino a qualche tempo fa, nei parcheggi degli autogrill, offrivano agli incauti un videoregistratore a pochi euro, che poi si rivelava essere un involucro appesantito da un mattone; o quelli che, in cambio di una somma per il disbrigo delle pratiche notarili, promettono via mail l’eredità di un milionario africano appena scomparso.
Ma se tutti noi sappiamo perfettamente che dietro queste altisonanti promesse si cela solo un imbroglio ai nostri danni, perché ancora vi è chi ci crede?
Non era altrettanto palesemente falsa l’efficacia del siero sperimentale mRNA inoculato in massa?
Non è altrettanto ridicola la narrazione sulla crisi energetica, ottenuta comminando sanzioni al principale esportatore in Europa di gas naturale?
Non è grottescamente infondata la frode ambientale?
Eppure, a guardarci intorno, sembra che molti, moltissimi siano ben più che disposti a credere alle menzogne di questi Dulcamara, di questi imbonitori di fiera che dal World Economic Forum o dalla Bill & Melinda Gates Foundation, dall’Unione Europea o dall’Organizzazione Mondiale della Sanità decantano le virtù dei loro filtri miracolosi: reddito universale, abolizione della povertà, sconfitta delle malattie, pace globale. Per poi scoprire che dobbiamo pagare quel reddito universale indebitandoci e rinunciando alla proprietà privata, che la loro «abolizione della povertà» porta alla miseria dei singoli e delle Nazioni, che BigPharma ci vuole pazienti cronici, che la pace del Nuovo Ordine Mondiale significa guerra perpetua.
Com’è stato possibile?
Molti, in questi ultimi anni, si sono chiesti: Come è stato possibile che una parte così consistente dell’umanità possa aver acconsentito a tutto questo?
Se ci guardiamo indietro – tornando agli anni Ottanta, ad esempio, prima che l’alta finanza decidesse di muovere attacco alle Nazioni europee con la privatizzazione degli asset statali e con la distruzione definitiva della società e della famiglia, già iniziata ben prima – ci sembra quasi impossibile che nel giro di poco tempo il Nemico possa aver compiuto passi così imponenti, senza suscitare reazioni e resistenze significative. E se ascoltiamo le parole di quelli che Roncalli chiamava profeti di sventura, i quali sin dalle prime sessioni del Vaticano II annunciavano l’apostasia cui esso avrebbe condotto, ci pare impensabile che quei loro allarmi autorevoli possano essere stati ignorati e anzi abbiano meritato la condanna e l’ostracismo, da parte dei supremi Pastori, di chi li lanciava.
E qui torniamo alla frode, all’adulterazione della Fede, della Morale, della Liturgia, all’inganno colpevole di chi, costituito in autorità, si palesa come nemico di coloro che dovrebbe invece proteggere, e amico di chi dovrebbe combattere o convertire. Frode la chimera di una fratellanza priva della comune paternità di Dio; frode la actuosa participatio che ha distrutto il culto pubblico protestantizzandolo; frode il sacerdozio comune dei fedeli, fraudolentemente insinuato al Concilio per indebolire il Sacerdozio gerarchico; frode la presunta democratizzazione della Chiesa, che il divino Fondatore ha voluto monarchica e che nessuna autorità umana potrà mai cambiare; frode l’ecumenismo con cui si umilia la divina Maestà al livello delle prostituzioni, come la Scrittura chiama eloquentemente le false religioni. Tutti gli dei dei pagani sono demoni (Sal 96, 5) e I sacrifici dei pagani sono fatti a demoni e non a Dio (1 Cor 10, 20).
La domanda corretta
Proviamo a riformulare la domanda in modo più chiaro:
Come è stato possibile che dei popoli cresciuti nell’eredità del pensiero greco e romano, nella luce della Rivelazione cristiana e della civiltà che essa ha edificato abbiano deciso di credere ad una menzogna palesemente falsa, ossia che sia possibile pace, concordia, prosperità e felicità lontano da Dio, anzi schierandosi apertamente con un Nemico che Cristo ha già sconfitto e vinto?
A ben vedere, questa domanda l’avremmo potuta porre anche ad Adamo ed Eva: Eravate nel Paradiso terrestre; incontravate il Signore e parlavate con Lui; non avevate malattie né morte; avevate un’intelligenza agile nell’apprendere e nel comprendere; non eravate soggetti alla concupiscenza della carne… avevate tutto, perché avevate Dio: ebbene, come avete potuto credere al Serpente, che vi prometteva che disobbedendo al comando del Signore avreste ottenuto ciò che avevate già? quando era evidente che una creatura strisciante non avrebbe mai potuto competere con l’onnipotenza del Creatore?
Analoghe promesse le ritroviamo nelle tentazioni cui Nostro Signore volle sottoporSi nel deserto: anche in quel caso Satana offre al padrone di tutte le cose i domini della terra che già Gli appartengono, osando chiederGli in cambio un atto idolatra di adorazione tanto assurdo quanto impossibile. Tutto questo sarà tuo, se prostrato mi adorerai (Lc 4, 7). A queste assurdità dettate da una mente irretita e ostinata nella volontà malvagia il Signore risponde citando la Scrittura, senza nemmeno degnarSi di argomentare la loro falsità. Perché con il demonio non si discute: è tempo perso. Satana va scacciato e tenuto lontano.
Il peccato dell’uomo moderno e contemporaneo
La colossale frode che è stata ordita ai danni dell’uomo moderno non è in nulla diversa da quella che ha segnato la caduta dei nostri Progenitori: credere alla menzogna in quanto tale, sovvertendo l’ordine divino.
Noi non siamo stati propriamente ingannati, perché l’inganno era evidente sin dal principio: diventare sicut dii mangiando dell’albero della conoscenza del Bene e del Male o pretendere che delle amputazioni chirurgiche possano trasformare un uomo in una donna; offrire i primogeniti a Baal o ucciderli nel ventre materno per non aumentare la carbon footprint è sostanzialmente identico.
Ciò che Satana ci chiede non è tanto di compiere un’azione riprovevole, ma farcela compiere accettando come vero che essa non comporti delle conseguenze: gettati da questa torre, e i tuoi Angeli verranno a sostenerti.
Vaccinati con questo siero sperimentale, e compirai un gesto d’amore.
Acquista un figlio con la gravidanza surrogata, e sarai genitore.
Rinuncia alla tua libertà, e sarai libero.
Compra ciò che non puoi permetterti e che ti indebiterà per sempre, e sarai felice.
Chiudi tua madre anziana in un ospizio, e sarà seguita da personale che la farà stare bene.
Lascia che tuo figlio cambi sesso, e si sentirà realizzato.
Lascia che lo Stato sia laico e che legiferi senza condizionamenti da parte della Chiesa, e regnerà la concordia tra i fedeli di tutte le religioni.
Nulla di queste promesse ha anche solo la parvenza di verità: sono tutte menzogne, e come tali il Principe della menzogna ce le vuole fare accettare, perché con esse accettiamo il sovvertimento dell’ordine divino. È per questo che non si tratta di un errore, ma di un peccato del quale siamo moralmente responsabili.
Le conseguenze dell’accettazione della menzogna
Il concetto di tolleranza del male – che in società ancora cristiane poteva in qualche modo consentire limitate deroghe per un bene superiore – è stato cancellato dalla società civile e dalla Chiesa nel momento in cui, perduto il riferimento trascendente del sommo Bene e del santo Vero – il Signore Dio – non vi è più alcun male da tollerare, né alcun bene da tutelare.
Perché l’accettazione contemporanea della Verità e della sua negazione – la menzogna – sono una contraddizione logica, ancor prima che teologica. E questo è il risultato di un processo che credo meriti di essere analizzato con molta attenzione.
Il sovvertimento ad opera dell’autorità
Il processo a cui mi riferisco è quella sequenza di eventi concatenati che ha condotto la Chiesa Cattolica – e con essa le Nazioni in cui i cattolici sono presenti e socialmente rilevanti–‐ a personalizzare il rapporto del fedele con Dio laddove esso era pubblico – il culto, la Liturgia – e a collettivizzare, per così dire, il rapporto del fedele con Dio, quando esso era invece personale – la conversione, l’orazione, la meditazione, l’esperienza ascetica e mistica.
Questa inversione – mutuata dai Protestanti – fa sì che l’azione del culto pubblico della Chiesa divenga un momento di autocelebrazione dei singoli e dei gruppi, e non la corale voce della Sposa; e allo stesso tempo cancella l’intima unione dell’anima con il suo Signore – conseguibile solo nel raccoglimento individuale – per esaltare una «comunità», per darle consistenza e attrattiva in ragione del «camminare insieme», ancorché senza meta.
La normalità ieratica, al di sopra del tempo e dello spazio, cede alla provvisorietà dell’esperimento, all’incognita del risultato, alla creatività patetica o all’improvvisazione sacrilega. E questo, necessariamente, si allarga alla vita civile, dove la testimonianza del cattolico non solo non è necessaria, ma è anzi da deplorare; e dove i governanti, anche se nominalmente cattolici, possono legiferare in contrasto con la Legge di Dio e della Chiesa.
Perché ciascuno di loro è convinto di poter pensare in un modo e agire in modo opposto, mentre in realtà finisce col pensare sulla base di come si comporta.
Il ruolo della deep church
Finché la Gerarchia della Chiesa è stata fedele al suo mandato, ogni persecuzione dei governi anticattolici e rivoluzionari è stata affrontata con onore e fermezza, spesso anche con l’eroismo del martirio, come in Vandea, in Spagna, in Messico, in Unione Sovietica, in Cina.
Ma non appena il Vaticano II ha «resettato» la Gerarchia in senso liberale e progressista, è stata essa stessa a promuovere la laicizzazione della società e l’estromissione volontaria della Chiesa e della Religione da ogni ambito del vivere civile, giungendo a chiedere la revisione dei Concordati.
Nell’arco di poche generazioni la civiltà cristiana costruita grazie alla Chiesa Cattolica è stata rinnegata e dimenticata, giungendo a scardinare le basi del patto sociale: non è una questione di statistiche o di numeri – peraltro documentabili – ma un cambiamento radicale della società, dei principi che animano i suoi cittadini, delle speranze che nutrono i nonni e i padri per le future generazioni.
Parlo della capacità dei nostri nonni e genitori di rinunciare a tanti agi per garantire gli studi o una casa ai figli; parlo dello scardinamento della famiglia con il divorzio, con la deliberata creazione di una crisi economica che renda impossibile essere autonomi, potersi sposare e educare la prole, sapere che l’autorità civile e religiosa sono amiche, e non ostili e traditrici.
Questo ha anche portato le generazioni a perdere progressivamente ma inesorabilmente tutta quell’eredità di comportamenti quotidiani, di modi di dire, di abitudini che erano la traduzione pratica del modo di essere di un cattolico; un abbandono che è stato incoraggiato da chi ha instillato nei cittadini e nei fedeli un senso di vergogna per il proprio passato, per la propria Storia, le proprie tradizioni, la propria Fede. Sconcerta che questo tradimento sia stato consumato senza reazioni, dopo essere stato imposto dall’alto sia in ambito civile sia – cosa inaudita – in ambito ecclesiale.
La laicità dello Stato, con cui le Nazioni scrollano da sé la Signoria di Cristo, costituisce la base filosofica e teologica su cui ha potuto essere teorizzata la dissoluzione della società cristiana: senza di essa divorzio, aborto, eutanasia, sodomia, manipolazione genetica e transumanesimo non avrebbero mai potuto essere introdotti nelle legislazioni nazionali. E questo è avvenuto con il sostegno determinante della deep church sin dagli anni Sessanta, e più recentemente con il totale asservimento della gerarchia cattolica all’Agenda 2030: lo ha riconosciuto anche mons. Hector Aguer, già Arcivescovo di La Plata in Argentina.
La disgregazione della famiglia
Tutto questo è scomparso: nessun giovane membro di una famiglia moderna ha mai nemmeno sentito raccontare come si viveva una volta. Cosa si credeva. Cosa si sperava. D’altra parte, dove sono i nonni, che un tempo accudivano i nipotini e trasmettevano loro i ricordi degli antenati, la loro saggezza, la loro semplice religiosità?
Erano i nonni che portavano i nipoti a pregare davanti all’immagine della Madonna, insegnavano loro le orazioni, come fare l’esame di coscienza, un Requiem passando davanti al cimitero, il significato dell’obbedienza verso i genitori, dell’onestà, della parola data.
La massoneria ha eliminato gli anziani, trasformandoli in commodity per il business delle cliniche o sterminandoli con il siero genico o con la ventilazione forzata. La loro assenza, da decenni ormai, si è accompagnata ad un attacco frontale contro la donna, nel suo ruolo di moglie e di madre: un altro elemento di coesione della famiglia demolito, un altro baluardo abbattuto.
L’attacco alla figura paterna – sino ad allora modellata sull’autorità e sulla bontà di Dio Padre – si è compiuto con la corruzione dei costumi, con la pornografia, con la promiscuità e infine – rotto il cordone ombelicale che lega la sessualità al rapporto coniugale finalizzato alla procreazione – ecco ulteriormente distrutto l’uomo, il marito, il padre, il cittadino stigmatizzando la sua «mascolinità tossica», effeminandolo, castrandolo nella volontà e nell’intelletto; prima anteporre il mezzo (il legittimo piacere dell’atto coniugale) al fine naturale (la procreazione), e poi sostituendo al fine il mezzo.
E i figli, separati dai genitori che lavorano, trovano nella televisione, in internet, sui social, con le app, a scuola e ovunque un nuovo oracolo, una entità che sollevi dalla responsabilità di scegliere e che dica loro cosa pensare, cosa volere e contro chi rivolgere le proprie frustrazioni. Et inimici domini domestici ejus (Mt 10, 36).
Questa entità – cui il potere vorrebbe riconoscere caratteristiche quasi divine, simulando le facoltà di un’intelligenza umana – propone un nuovo credo ambientalista, esalta nuove virtù green e woke, addita nuovi maestri, celebra le sue liturgie. Perché si pone come religione e come tale richiede al fedele assenso e obbedienza ai suoi ministri.
La religione di Stato
Il sistema di indottrinamento è sperimentato, e nel corso della Storia ha mutato solo alcuni dettagli dovuti ai tempi o al progresso tecnologico, ma ha sempre conservato lo schema originario. Ed è questo schema che occorre conoscere, se vogliamo contrastarlo in tutte le sue diverse declinazioni: sanitarie, energetiche, climatiche, belliche, finanziarie, religiose. Uno schema che è innegabilmente ispirato non solo alla cancellazione dell’unica vera Religione, ma anche alla sua sostituzione con la religione luciferina del progresso, dell’umanità, della fratellanza, della Madre Terra.
Non stupiamoci dunque se il pretesto iniziale con cui la massoneria ha minato l’autorità della Chiesa Cattolica in nome della libertà religiosa sta venendo meno, per lasciare il dominio incontrastato – riconosciuto anche a livello istituzionale – all’unica religione compatibile con l’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale: il culto di Satana.
Il quale, dopo essersi dissimulato per due secoli dietro Prometeo e la dea Ragione, oggi esce pubblicamente allo scoperto e pretende per sé quell’esclusività che aveva rimproverato e negato alla vera Chiesa, al punto da diventare «religione di Stato», di imporre i suoi dogmi assurdi e le sue false credenze alla comunità internazionale, di indottrinare i bambini e i ragazzi nelle scuole, di obbligare i cittadini a conformarsi ai suoi precetti.
Sembra di assistere ad una riproposizione globale del paganesimo come sotto il regno di Giuliano l’Apostata: una sorta di vendetta dei culti idolatri sulla Religione di Cristo, una rivincita delle tenebre sulla Luce. Ma questo, come sappiamo, è ontologicamente impossibile.
Exsurge Domine
Dinanzi all’abdicazione dell’autorità civile, vi sono molti gruppi in tutto il mondo che si stanno organizzando per opporsi alle violazioni delle libertà fondamentali, denunciarle ove possibile, coordinare gli aiuti a quanti sono ostracizzati a causa della loro resistenza. Non è una sostituzione del potere, né una forma di sedizione: è la necessaria risposta – in attesa di tempi migliori – chi vede minacciato il proprio futuro, i propri beni, la propria vita stessa.
Ho ritenuto mio dovere di Pastore prendere un’iniziativa analoga in ambito ecclesiale, dando vita all’associazione Exsurge Domine, per contrastare la speculare persecuzione che i sacerdoti e i religiosi tradizionali si trovano a subire da parte della setta bergogliana a causa della loro fedeltà alla Chiesa di Cristo, oggi infestata di traditori, di corrotti e di mercenari. Exsurge Domine, sotto il mio personale patrocinio, vuole aiutare i chierici, i religiosi, i monaci e le monache privati dei mezzi di sussistenza, cacciati dai loro monasteri, fatti oggetto di persecuzione dai Superiori perché legati alla Liturgia apostolica o perché non disposti a rinnegare il carisma del loro Ordine. Parroci che da un giorno all’altro vengono allontanati dalla loro parrocchia, monache a cui Roma impone una badessa progressista, chierici ridotti allo stato laicale senza regolare processo e con accuse infamanti: tutte queste anime buone, innamorate del Signore e fedeli alla Chiesa, hanno bisogno di aiuto materiale, di supporto spirituale, di assistenza legale e canonica.
Chiedo a tutti voi di farvi promotori di questa iniziativa con i vostri conoscenti e amici, e di contribuire secondo le vostre possibilità al finanziamento del nostro primo progetto: la costruzione di un Villaggio Monastico in provincia di Viterbo, dove accogliere la comunità benedettina femminile di Pienza. Il vostro sostegno, anche con la preghiera, permetterà a questi buoni sacerdoti e religiosi di non soccombere alle purghe bergogliane e di poter svolgere il ministero o seguire il carisma che essi hanno scelto con generosità seguendo la volontà di Dio.
Conclusione
Vorrei concludere questo mio intervento riferendomi proprio a questo luogo, Pontmain, dove il 17 Gennaio 1871 apparve la Vergine Maria, invocata sotto il titolo di Nostra Signora di Francia.
Di lì a poco – il 18 Marzo – si sarebbe conclusa, con la sconfitta di Napoleone, la guerra franco‐prussiana e i moti del marzo successivo avrebbero dato luogo alla Comune di Parigi.
In quella circostanza la massoneria francese (di ispirazione socialista e legata ai centri di potere culturali) organizzò una rivoluzione che fu però affogata nel sangue il maggio successivo dall’intervento del governo di Versailles, su ordine della massoneria inglese (che è invece liberale e legata al potere istituzionale).
Oggi quella spaccatura tra differenti massonerie è stata superata da un pactum sceleris che le unisce – concilium fecerunt in unum (Sal 70, 10) – con il comune obiettivo di portare a compimento l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale, necessaria premessa al regno dell’Anticristo.
La Santa Vergine, nell’apparizione a Pontmain, non disse nulla. Ai Suoi piedi si srotola un cartiglio in caratteri d’oro: Pregate, bambini miei. Dio vi risponderà prestissimo. Mio Figlio permette che il Suo Cuore si lasci toccare. Ebbene, anche oggi queste parole di conforto rimangono valide e vere: il Signore risponderà prestissimo, perché molte sono le anime buone che, in questa fase di apostasia e di crisi dell’autorità, si stanno svegliando dal torpore in cui troppo a lungo sono rimaste.
La frode infernale del globalismo è destinata al fallimento più totale: su questo non vi è il minimo dubbio. La Babele del Nuovo Ordine sprofonderà sotto il peso delle sue menzogne, marchio inconfondibile dell’opera del demonio.
A noi spetta il compito di proclamare la Verità, di ricordare al mondo che l’unica salvezza viene da Cristo, Principe della Pace, a cui va restituita la Signoria sulle Nazioni e sulla Chiesa che Gli è stata usurpata da un’autorità ribelle e corrotta.
Possa la Vergine Santissima, Regina delle Vittorie e Mediatrice di tutte le Grazie, affrettare la fine di questa tribolazione, perché si compiano le Sue parole pronunciate a Fatima nel 1917: Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Pensiero
Caschi blu attaccati, carabinieri umiliati, cristiani uccisi: continua il privilegio di sangue di Israele
Riepiloghiamo: circa una settimana fa l’UNIFIL (la missione dei caschi blu ONU in Libano) ha accusato oggi le forze israeliane di aver lanciato una granata da un drone a circa 30 metri dai peacekeeper, durante un’operazione svolta ieri nel villaggio di Adeisse, nel sud del Libano vicino alla cosiddetta Blue Line. Fortunatamente, l’episodio non ha causato feriti.
«Ieri, i peacekeeper impegnati in un pattugliamento programmato nei pressi di Adeisse sono stati avvertiti dalla popolazione locale di un possibile pericolo all’interno di un’abitazione e hanno scoperto un ordigno esplosivo collegato a una corda detonante» scrive un comunicato UNIFIL riportato dal giornale italiano delle Nazioni Unite. «Le forze di pace hanno creato un cordone di sicurezza e si sono preparate a controllare un’altra abitazione. Poco dopo, un drone che si trovava in volo sulle loro teste ha sganciato una granata a circa 30 metri dalle forze di pace».
Poi, pochi giorni fa due carabinieri italiani che stavano facendo un sopralluogo in territorio palestinese per un evento diplomatico europeo vengono bloccati da un gruppo di coloni armati di mitra, e fatti inginocchiare. I giudei hanno quindi passato loro un cellulare: un uomo sconosciuto dall’altro capo della linea dice loro che se ne devono andare, perché quella è un’area militare interdetta. I due militari italiani quindi si rialzano e tornano al consolato di Gerusalemme.
Aiuta Renovatio 21
Siamo vicino a Ramallah, una zona controllata, in teoria, dall’Autorità Palestinese. Il COGAT (l’agenzia del Ministero della Difesa israeliano responsabile delle attività governative nei territori) nega che quella sia una zona sottoposta a controllo militare. Poi ecco che arriva la versione dell’IDF, l’esercito dello Stato degli ebrei: a far inginocchiare i nostri carabinieri non sarebbero stati coloni ma «un soldato riservista», il quale ora «è stato richiamato per dare chiarimenti». Questo soldato scambiato per colono, nella Cisgiordania preda delle mire dei coloni appoggiati da ministri del gabinetto Netanyahu come Bezalel Smotrich, «si è comportato secondo le procedure, ma non si è accorto subito della targa diplomatica».
Ora salta fuori che, per un buco nella legislazione italiana riguardo le responsabilità dei fatti accaduti ai nostri uomini in missione all’estero, i giudici italiani non interverranno a meno che non se ne incarichi direttamente il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Confessiamo di non sapere, peraltro, se vi sia una qualche conseguenza – giuridica, o anche solo politica – dell’attacco subito un anno fa dai soldati italiani UNIFIL, costretti a nascondersi in un bunker da un attacco israeliano. Sappiamo tuttavia che alcuni di essi poi hanno avuto problemi alla cute e allo stomaco. Sappiamo anche che Netanyahu stesso ha minacciato l’UNIFIL, due mesi fa si sono avuti attacchi alle truppe ONU nel Libano meridionale e due settimane fa i carri israeliani hanno bersagliato un’area vicina ai caschi blu spagnuoli in Libano. Chi legge Renovatio 21 sa che nessuno di questi è un caso isolato, e rammentiamo anche quando l’anno passato soldati dello Stato Ebraico spararono contro delegazioni di diplomatici stranieri.
Mica è finita. Leggiamo la notizia di un attacco ad una famiglia cristiana palestinese, sempre in Cisgiordania, nella periferia di Birzeit. La madre viene ferita gravemente dai coloni, ma le forze di sicurezza arrestano i figli della 62enne cristiana e non gli assalitori ebraici che hanno lanciavano pietre. «Mia madre è stata portata in ospedale e ricoverata nel reparto di terapia intensiva, dove è stata diagnosticata una frattura al cranio» ha detto uno dei figli al Middle East Eye.
Fra il 23 dicembre 2025 e il 5 gennaio 2026 l’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha documentato 44 attacchi dei coloni in Cisgiordania, che hanno causato danni alla proprietà e almeno 33 feriti fra i palestinesi, tra cui bambini. «La violenza ha anche contribuito allo sfollamento di circa 100 famiglie palestinesi, fuggite sotto minacce e intimidazioni» scrive AsiaNews. «Attivisti locali parlano di un “piano di pulizia etnica”contro i villaggi e le cittadine palestinesi». È noto che gli attacchi terroristi riguardano anche e soprattutto villaggi cristiani.
Per chiunque conosca il classico algoritmo delle notizie dalla Terra Santa, prima o dopo il 7 ottobre 2023, sa che qualsiasi versione, scusa, smentita, spiegazione verrà offerta non vale nemmeno il tempo dell’ascolto.
La questione dei coloni, il lettore di Renovatio 21 lo sa, è inevitabile, tra violenze continue, minacce e il fiancheggiamento sfacciato del governo più estremista della storia di Israele. Ricorderete il convegno eccezionale sulla colonizzazione di Gaza – quindi, figuratevi quanto è spudorata la hybris colonica per i territori della Cisgiordania – dove i coloni danzarono la loro orrenda musica tunza-tunza con sul palco il ministro Smotrich, il ministro Ben Gvir e altri vertici politici sionisti religiosi e non, uniti per il «Grande Israele».
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E quindi: violenza e umiliazione, nichilismo diplomatico, persecuzione anticristiana nell’«unica democrazia del Medio Oriente», il Paese «alleato» dell’Occidente democratico (anche se metà dei suoi cittadini parla russo…). Nihil novum sub solem, ci siamo abituati.
Semmai, ci chiediamo altro: fino a quando i nostri politici ce lo faranno accettare? Perché Giorgia Meloni dinanzi ai carabinieri in ginocchio sotto il mitra giudaico dice «inaccettabile» ma poi sembra che la cosa sia accettata: l’ambasciatore è ancora là? Sì, mica è come per Crans-Montana, dove il governo fa i capricci al punto da richiamare il proprio inviato ripromettendo di non mandarlo fino a che… fino a che non si capisce bene, ma immaginiamo sia solo il caso di trovare un capo espiatorio per il fatto di cronaca nera dell’anno, e saranno ovviamente i coniugi gestori, che la politica italiana vuole che paghino per il rogo di ragazzi che filmavano con il cellulare o che, salvi all’esterno, magari tornavano dentro proprio per il cellulare, o per altri motivi, trovando l’inferno.
Crans-Montana, li sì che vale la pena di fare un incidente diplomatico: altro che bombe sui nostri soldati, mitra addosso, e violenza sulle chiese cattoliche e fedeli. Per i potenti nella tragedia della discoteca elvetica è bello sguazzare: la responsabilità non ce l’ha qualcuno di forte, le accuse sono gratis, senza conseguenze. (Come è che si chiamano quelli che se la prendono con i deboli ma tacciono con i forti?)
È parte del grande privilegio israeliano: possono farne di ogni, e noi accettiamo tutto. Ci sono giornalisti, attivisti morti: è successo qualcosa? Oppure, senza andare troppo in là con la memoria, pensiamo all’unica chiesa cattolica di Gaza centrata dalle bombe dell’IDF– e qualcuno dice che, ad occhio e croce, miravano proprio alla croce sopra la facciata.
E, visto che parliamo del privilegio, perché non tornare un secondo sui 1,000 italiani – su 18.000 presenti nello Stato Giudaico – che attualmente sono nell’esercito israeliano? Lo aveva comunicato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, senza curarsi del cortocircuito cui andiamo incontro noi non privilegiati che sottostiamo al Codice Penale italiano e all’art. 244 C.P.: «chiunque, senza l’approvazione del Governo, fa arruolamenti o compie altri atti ostili contro uno Stato estero, in modo da esporre lo Stato italiano al pericolo di una guerra, è punito con la reclusione da sei a diciotto anni; se la guerra avviene, è punito con l’ergastolo».
Dobbiamo raccapezzarcene: e allora ecco che esaminiamo il disegno di legge a firma Francesco Cossiga (eccerto) depositato al Senato durante la XV legislatura nel 2006 – cioè, un anno dopo che era stata abolita la leva in Italia: «i cittadini italiani che siano iscritti all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ancorché non siano anche cittadini dello Stato d’Israele, possono liberamente e senza autorizzazione delle autorità italiane prestare servizio militare anche volontario nelle forze di difesa ed anche servizio in altre amministrazioni dello Stato d’Israele» (DDL 730/2006, art.3).
Proprio un privilegio: una legge proprio per lo Stato degli ebrei, il suo esercito e i cittadini italiani (che immaginiamo essere, in questo caso, ebrei, come il loro etnostato). Immagine un nostro cittadino servire nell’esercito russo, nella Bundeswehr, nell’Esercito di Liberazione del Popolo, nelle forze egiziane, brasiliane, iraniane.
Confessiamo di non aver capito come funzioni questa cosa, ma non sappiamo se in Italia, dove per il magistrato vige l’obbligo di azione penale, qualcheduno si sia, anche prima di Cossiga, mosso per capirci qualcosa.
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Avanti così: del resto proprio ieri era la Giornata della Memoria, quella che ci ricorda con l’inesausta ripetizione della parola religiosa «Olocausto» (etimologicamente, ὅλος καυστός, «che è tutto bruciato») che dietro a tutto questo c’è una bella teologia, con un popolo intero che diviene agnello sacrificale globale, con buona pace dell’Agnello, quello vero, e quei pochi che ancora ci credono – a prezzo della persecuzione.
Nel frattempo, massacri e menzogne tutt’intorno a noi. E dai, chiudete un occhio, e anche se «l’incidente» riguarda i vostri concittadini, o i vostri fratelli nella Fede, fate finta di non sentire che un domani potrebber riguardare voi stessi.
L’Occidente ha voluto assegnare questo privilegio di sangue: ora ne accetti le conseguenze. Oppure cerchi nelle sue radici l’origine del cortocircuito dell’ora presente. Fidatevi: si trova tutto.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 3.0
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Geopolitica
«L’ordine basato sulle regole» non era reale: ora siamo nell’era della fantasia geopolitica imperiale. Cosa accadrà al mondo e all’Italia?
Se c’è un personaggio che incarna l’oligarcato mondialista in modo perfetto, quello è Mark Carney. Ora primo ministro del Canada, in passato è stato direttore della Bank of England, la Banca Centrale britannica, e cosa ci faccia un canadese al vertice è difficile a capirlo.
Una vita a pascolare tra le élite – a Davos è un habitué – nessuno si è scandalizzato quando ha preso il posto di un altro «penetrato» (Klaus Schwab dixit) dal WEF, Giustino Trudeau, ora visto vagolare per la cittadina sciistica svizzera con la sua nuova fiamme, la curvacea cantante americana Katy Perry, elegantissima nel suo debutto come première dame di seconda mano. Carney è bilingue, si dice cattolico, e si mostra gioviale, ma a guardarlo in faccia vengono in mente i burocrati villain di Mission: Impossible o di James Bondo.
Ora Carney ha avuto una rivelazione celeste, che ha condiviso con la platea globale di Davos. Durante il suo speech tra le luci blu del WEF, ha ammesso che «l’ordine internazionale basato sulle regole» è sempre stato, in parte, una narrazione artificiosa che i Paesi hanno consapevolmente alimentato per decenni perché ne traevano vantaggio concreto.
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Si tratta di un’ammissione pesantissima: papà e mamma in verità non si amavano veramente, e tutta la famiglia, felice in decadi di foto sui comò di tutte le latitudini, si reggeva in realtà su questa disdicevole finzione. Il Carney ha avuto il buon gusto di dire anche che Paesi come il Canada hanno prosperato sostenendo questo mondo che, in realtà, non era basato sulla verità, concetto che improvvisamente assale il cuore dell’oligarca mondialista
«Sapevamo che la storia dell’ordine internazionale basato sulle regole era parzialmente falsa, che i più forti si sarebbero sottratti alle norme quando gli conveniva, che le regole commerciali venivano applicate in modo asimmetrico», ha affermato Carney. «E sapevamo che il diritto internazionale veniva applicato con diversa severità a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima», ha aggiunto.
È scattata quindi la citazione del trito Il potere dei senza potere del dissidente poi presidente ceco Vaclav Havel: ecco che il premier di Ottawa paragona decenni di adesione formale al racconto tratto da del negoziante che espone un cartello politico in cui non crede affatto, definendolo «vivere nella menzogna» per «evitare guai».
Incredibile sentirsi parlare di menzogna e guai dal vertice di quel Paese che ha praticato un apartheid biotico e una repressione pandemica senza pari, che vietava l’ingresso nei negozi di liquori ai non vaccinati ed è arrivato persino a congelare i conti in banca di chi protestava contro il siero mRNA obbligatorio (misura ora ribaltata dalla Corte canadese: interrogata sulla questione a Davos, l’attuatrice della legge infame, l’ex vicepremier Chrystia Freeland, discendente di ucronazisti e membro della direzione WEF, non ha voluto rispondere).
Eppure, sì, ci tocca sentire una lezioncina sulla sottomissione ad un sistema falso e liberticida proprio dal premier canadese. Come quello che guarda il dito invece che la luna, invece che pensare alla sofferenze inflitte poco fa al suo stesso popolo, il Carney parla delle relazioni internazionali, ora sconvolte dalla slatentizzazione della politica di Trump, il suo vicino di casa, che forse lo invaderà.
Carney ora sostiene che questo «patto tacito non regge più», affermando che «siamo nel mezzo di una rottura, non di una semplice transizione». Il premier canadese ha descritto l’attuale fase come caratterizzata da «un’intensificazione della rivalità tra grandi potenze», in cui integrazione economica, tariffe e infrastrutture finanziarie vengono usate come «armi» e strumenti di «coercizione»: avete sentito bene, ha detto proprio «coercizione», ma non sta parlando della siringa genica di Stato che hanno scatenato la rivolta di milioni di canadesi, ma di questioni internazionali di un mondo che, arrivato Trump, non gli va più tanto bene.
Sullo sfondo, lo sappiamo, c’è la Groenlandia, che Trump ha annunziato urbi et orbi di volersi prendere (e da Putin è arrivato un gustoso semaforo verde). E ancora di più, c’è il rischio che Washington decida per l’Anschluss anche dell’intero Canada, il secondo Paese più esteso della terra, che si trova proprio nell’emisfero americano. La dottrina Monroe, cioè Donroe – il concetto vecchio di duecento anni del «destino manifesto» degli USA – lo chiederebbe espressamente.
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Sappiamo che potrebbero non essere ciance, se è vero che i canadesi starebbero improntando una strategia di resistenza stile mujaheddin afghani in caso di invasione statunitense. In verità, pensiamo che questa frizione è diventata pienamente visibile ai mondiali di Hockey a Montreal pochi mesi fa, quando il pubblico locale fischiò l’inno americano, e la squadra USA quindi scatenò tre risse nei primi nove secondi di giuoco. Come dire, i rapporti potrebbero essere più tesi di quello che sembra.
Fatto sta che quanto detto da Carney non è piaciuto a Trump, che ha espresso la sua ira per quelle parole, chiamandolo in causa direttamente nello storico discorso di questa settimana. «A proposito, il Canada riceve un sacco di regali da noi. Dovrebbero esserne grati anche loro, ma non lo sono. Ho visto il vostro primo ministro ieri, non era così grato. Dovrebbero essere grati agli Stati Uniti, al Canada. Il Canada vive grazie agli Stati Uniti. Ricordatelo, Mark, la prossima volta che fai le tue dichiarazioni».
Trump lo ha fatto capire: le parole di Carney erano contro la nuova America trumpiana. Ce ne siamo accorti e, come ha detto riguardo all’eventuale opposizione degli europei all’annessione della Groenlandia, «ce ne ricorderemo».
Il retroscena ulteriore da spiegare ai lettori è che il primo ministro di Ottawa, poco prima di Davos, era stato a Pechino per siglare accordi con la Repubblica Popolare Cinese. Pochi mesi fa, Carney aveva denunciato i problemi di diritti umani del Dragone. Ora invece vola lì a firmare un partenariato su dazi doganali reciproci e importazione di auto – quest’ultimo tema fortemente discusso in Canada, specie per le proprietà di spionaggio dei veicoli Made in China. I lettori di Renovatio 21 possono pure ricordare quando l’anno scorso Carney fece uno strano discorso in cui chiedeva le atomiche europee per difendersi da Trump.
E quindi, è possibile capire che Carney potrebbe star dicendo qualcos’altro: il mondo è sempre stato diviso in blocchi superpotenziali, siamo stati bene, fingendo che ci piacesse, sotto i vicini americani, ma ora possiamo anche cambiare famiglia, grazie e arrivederci. Come riportato da Renovatio 21, poche settimane fa Carney aveva pronunciato l’esatta, magica formula: «Nuovo Ordine Mondiale». Detto proprio a ridosso degli elogi a Xi Jinpingo.
Se uno lo considera secondo uno scenario di politica militare, è ancora più terrificante: Carney sta dicendo che, a fronte di un’invasione USA, chiederebbe aiuto alla Cina? Carney sta annunziando che ha deciso di voler stare in un blocco diverso da quello previsto dalla dottrina Donroe. Vuole essere un satellite della superpotenza cinese nell’emisfero americano?
È stupendo vedere come la geopolitica, in pochi mesi, sembra essere stata cambiata radicalmente perfino nel linguaggio. L’ho detto, lo ripeto, viviamo dentro l’immaginazione di Donald Trump, che già più di quaranta anni fa nel suo libro Art of The Deal diceva che per chiudere l’affare bisogna entrare e modificare le fantasie dell’interlocutore. Ora sembra che il mondo venga politicamente ridisegnato dallo scenario che Trump sta travasando su miliardi di persone, che spazza via Yalta, NATO, UE, qualsiasi cosa si frapponga tra lo stato attuale la nuova visione del mondo.
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In tutto questa immane ricombinazione cosmica la domanda che dobbiamo farci riguarda il nostro piccolo: cosa ne sarà della UE? La tentazione è pensare che Brusselle non sopravviverà all’urto della nuova realtà – perché i suoi burocrati non hanno non solo le armi, ma nemmeno la fantasia (risorsa più rilevante di quanto pensassimo) per gestire la rivoluzione in atto.
Cosa può fare l’Europa? Senza armi, e con le sue capitali a circa 12-13 minuti di distanza dalla distruzione via missile termonucleare ipersonico russo, può sperare solo in un grande protettore: che era lo Zio Sam, cioè la NATO, ma ora la NATO, con la Groenlandia, potrebbe saltare – e i lettori di Renovatio 21 sanno quanti analisti negli scorsi anni avevano predetto la fine dell’Alleanza Atlantica quanto il NATO-scettico Trump sarebbe tornato alla Casa Bianca.
E quindi quale «adulto» può proteggere il bambino UE? La Russia scordatevela, perché la russofobia che alligna nelle stanze degli eurobottoni è un qualcosa che neocon levatevi. E quindi… faremo come l’«europeo» (si è definito così lui, una volta, tre anni fa proprio al WEF) Carney? Chiederemo di stare sotto l’ombrello cinese anche noi?
È atroce pensarlo, ma il vecchio continente, ridotto ad un’accozzaglia di buroplutocrati eunuchi, non ha molte altre possibilità. Per questo c’è da sperare, e pregare, perché la UE finisca prima che faccia un’esiziale decisione nell’alba di questa nuova era dell’ordine mondiale, l’era imperiale del God Emperor Trump.
Scendiamo un gradino e pensiamo alla povera Italia. Sui giornali mainstream qualcuno dice che la politica che due forni di Giorgia Meloni, che voleva stare in Europa facendo gli occhi dolci a Washington (Berlusconi ci riusciva, facendo sponda pure Putin, Gheddafi, Netanyahu perfino Chavez… ma probabilmente quello era un altro livello) è fallita.
Secondo i corvi giornalistici, ora il governo italiano vorrebbe mettersi sotto le ali della… Germania.
Si tratta di un’idea che, avendo presente la faccia di Merz, ci agghiaccia come nient’altro. La Germania, pallida madre, è un Paese senza fantasia – e senza futuro, se è vero, come ha recentemente rivelato Tucker Carlson, che in privato il vertice dice di non volere atomiche a Berlino perché a breve sarà la Germania sarà totalmente islamizzata, e quindi – crediamo sia il senso del discorso – sarebbe come dare armi apocalittiche a beduini terroristi. Un po’ come i bianchi sudafricani, che (caso unico al mondo) si disfecero delle testate nucleari prima di consegnare il Paese a Mandela e ai negri.
Non è possibile, non è accettabile che l’Italia sia alleata con centrali di degrado e decadenza, di ignavia ed impotenza – cioè con tutti i Paesi europei, devastati dall’immigrazione e dalle loro politiche di Necrocultura massiva.
Del resto, la direzione non è che non fosse chiara in precedenza: la persistenza di Giorgia nella russofobia attiva, con armi e danari al regime Zelens’kyj mentre le nostre aziende senza Russia perdono miliardi e le famiglie si ritrovano le bollette pazze. Ora stiamo con probabilità avanzando in questa politica di demenza autolesionistica (perché va sempre aggiunto il rischio di venire spazzati via dagli Oreshnik, anche se avessimo la contraerea SAMP-T che abbiamo però dato via) e quindi invece che rompere lo schema idiota visto sinora è facile che verrà fatta la scelta più idiota e tremenda, quella di restare con l’Europa burosaurica e i suoi pupazzi estrogenici. Ecco, volevate il sovranismo, avrete in cambio la sudditanza alle facce di Merz.
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Diciamo un’ultima cosa: la nuova era globale ha una sua onestà ammirevole. Trump vuole la Groenlandia, e lo dice, e con grande probabilità se la prenderà. Vuole il Venezuela, e fa sparire Maduro in una notte. La Russia dirà ancora più chiaramente, con le armi e infine a parole, quanto vuole dell’Ucraina, in parte o tutta. Macron potrebbe tornare a dire che rivuole la sua Africa. E Carney, con le sue manovre cinesi e il suo discorsetto haveliano, sta comunicando anche lui espressamente cosa vuole, dove vuole stare, etc.
L’Italia riuscirà mai a dire cosa vuole? Roma dovrebbe dire che vuole la Libia – e con Silvio e Gheddafi l’aveva praticamente ottenuta, tanto che il milanese era finito stampato in trasparenza sui passaporti libici. E invece, ci siamo trovati infiltrati da una classe politica (fino ai vertici della Repubblica) che lavorava contro l’Italia in Libia. Una fetta dello Stato Profondo nazionale che agisce contro gli interessi italiani per preferire quelli europei (qualsiasi cosa significa), vista di recente in azione contro Elon Musk, con spesso qualche Legion d’Onore che scappa a Parigi a figure dello Stato-partito romano.
L’Italia della nuova era, potrebbe dire che vorrebbe avere influenza anche nel suo piccolo «emisfero» geografico e culturale? Così, con lo Stato riempito di traditori senza onore e senza fantasia, no. Non potrà mai non solo dichiarare apertamente la necessità di Tripoli e dei suoi idrocarburi, ma anche di gestire (e non subire) l’Albania, e ancora la Croazia, la Tunisia, la Slovenia, persino Malta (isola italofona per qualche ragione non reclamata dal massone angloide Giuseppe Mazzini…). Per non parlare dell’emisfero, quello davvero immenso, degli italiani che stanno in Brasile, in Cile e in Argentina, una forza nazionale gargantuesca che forse è ancora attivabile. E, usando sempre più lo strumento della fantasia, il nostro Paese, vista l’immigrazione ricevuta e relativamente integrata, cosa può fare nelle Filippine, e ancora nel Corno d’Africa, financo in Moldavia e dintorni?
Nel momento in cui la politica di potenza, e superpotenza, diviene realtà inconfutabile, l’Italia davvero vuole rimanere la serva degli eurotedeschi? Davvero non possiede più la fantasia di vedersi un Paese forte? Davvero non sente la necessità di servire il proprio popolo – e sopravvivere alle catastrofi che potrebbero essere, con evidenza, in caricamento?
Possiamo permetterci di vivere in un’Italia che vuole essere mediocre? Possiamo permetterci di vivere in un’Italia che vuole morire – e da schiava?
Roberto Dal Bosco
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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