Geopolitica
Carri armati israeliani a 25 km da Damasco. Netanyahu: il Golan è «nostro per sempre»
Israele ha dichiarato l’annessione permanente delle alture del Golan. «Le alture del Golan», ha annunciato il premier israeliano Beniamino Netanyahu, «saranno per sempre una parte inseparabile dello Stato di Israele».
Si tratta di una svolta epocale nella storia della regione, con un confine altamente problematico che viene di fatto cancellato.
Netanyahu affermato che il controllo su questo territorio storico siriano «garantisce» la sicurezza e la sovranità di Israele ed è di «grande importanza». L’annuncio è arrivato mentre Israele colpiva con attacchi aerei numerose basi siriane, beni militari abbandonati, aerei da guerra ed elicotteri parcheggiati e persino navi militari al largo di Latakia.
Gli attacchi sono continuati per tutta la notte, come descrivono fonti israeliane e internazionali.
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Scrive l’agenzia Reuters che «fonti della sicurezza regionale e ufficiali dell’esercito siriano, ora disperso, che hanno parlato con Reuters hanno descritto gli attacchi aerei di martedì mattina come i più pesanti finora, che hanno colpito installazioni militari e basi aeree in tutta la Siria, distruggendo decine di elicotteri e caccia, nonché risorse della Guardia Repubblicana a Damasco e nei dintorni».
«Il conteggio approssimativo di 200 raid effettuati durante la notte non ha lasciato traccia di nulla dei beni dell’esercito siriano», hanno affermato le fonti, aggiunge il rapporto.
Netanyahu ha inoltre salutato che questo segna l’inizio di un «nuovo e drammatico capitolo» nella storia del Medio Oriente, definendo Assad un “elemento centrale dell’asse del male dell’Iran”, ma che l’Iran ha investito troppo e tutto è crollato.
La stampa israeliana ha ulteriormente confermato che, dopo che le forze israeliane hanno attraversato la regione del Golan addentrandosi ulteriormente nella Siria meridionale, creando una cosiddetta zona cuscinetto e di sicurezza, i carri dello Stato Ebraico sono più vicini alla capitale siriana che mai nella storia.
«Un’incursione militare israeliana nella Siria meridionale ha raggiunto circa 25 chilometri a Sud-Ovest della capitale Damasco, affermano due fonti della sicurezza regionale e una fonte della sicurezza siriana» scrive il Times of Israel. «Una fonte della sicurezza siriana afferma che le truppe israeliane hanno raggiunto Qatana, che si trova a 10 chilometri nel territorio siriano, a est della zona demilitarizzata che separa le alture del Golan dalla Siria».
«Nonostante queste affermazioni, le IDF [le Forze di difesa israeliane, ndr] hanno dichiarato di voler operare solo sul territorio all’interno della zona cuscinetto e non oltre».
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Alcuni critici dell’attuale partito al potere Hayat Tahrir al-Sham (HTS) hanno sottolineato che questa presunta «rivoluzione» ha portato a una situazione di spartizione in cui la Turchia si sta prendendo il Nord e Israele il Sud, mentre l’intero Paese risulta completamente indifeso, senza protezione antiaerea, contro gli attacchi israeliani.
Nel frattempo, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha anche lui un messaggio sulla scia dei drammatici cambiamenti in Siria. Ha messo in guardia HTS e le fazioni armate ora al comando, dicendo che se minacciano Israele saranno attaccati senza sosta:
«L’IDF ha agito negli ultimi giorni per attaccare e distruggere le capacità strategiche che minacciano lo Stato di Israele», afferma Katz, avvertendo i ribelli che «chiunque segua le orme di Assad finirà come Assad. Non permetteremo a un’entità terroristica islamica estremista di agire contro Israele da oltre i suoi confini… faremo di tutto per rimuovere la minaccia».
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Immagine di IDF Spokesperson Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Geopolitica
Hamas afferma di essere pronto a cedere il governo di Gaza
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Geopolitica
Al-Jolani visita Mosca per la seconda volta in meno di quattro mesi
Mercoledì il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il suo omologo siriano Ahmed al-Sharaa – già noto come il terrorista ricercato Muhammad al-Jolani – per discutere della ricostruzione della Siria, della cooperazione bilaterale e del ruolo di Mosca nel Paese. Si è trattato della seconda visita di Al-Sharaa nella capitale russa in meno di quattro mesi.
Al-Sharaa, un tempo a capo del gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS), è salito al potere alla fine del 2024 in seguito alla caduta del governo di Bashar Assad. Il deposto leader siriano è fuggito in Russia, dove gli è stato concesso asilo, e da allora vive a Mosca con la sua famiglia.
Mosca ha proseguito la collaborazione con la nuova leadership siriana e ha mantenuto la sua presenza militare presso la base aerea di Khmeimim e la base navale di Tartus in Siria.
Durante l’incontro, Putin ha dichiarato che i rapporti diplomatici tra Russia e Siria sono sempre stati amichevoli e ha ringraziato al-Sharaa per aver contribuito a svilupparli ulteriormente. Il presidente russo ha inoltre rilevato che il volume degli scambi commerciali tra i due paesi è aumentato del 4% rispetto all’ultimo incontro tra i due leader, avvenuto a ottobre.
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«Sebbene forse non sia un obiettivo così ambizioso come avremmo voluto, è comunque un passo avanti, e una tendenza che dovremmo proseguire. Continuiamo a lavorare attivamente per sviluppare la nostra partnership in tutti i settori», ha affermato.
Mosca e Damasco intendono collaborare in un’ampia gamma di settori, tra cui sanità, edilizia, industria e sport, secondo quanto dichiarato dal presidente russo. Le aziende e le imprese edili russe sono pronte a collaborare con i loro partner siriani per la ricostruzione della nazione mediorientale, ha aggiunto Putin.
Il presidente russo ha inoltre espresso apprezzamento per gli sforzi di Damasco volti a ripristinare l’integrità territoriale della Siria e si è congratulato col Jolani/Sharaa per aver riportato sotto il controllo governativo i territori a est del fiume Eufrate.
Il Jolani/Sharaa ha ringraziato Putin per gli sforzi compiuti dalla Russia per stabilizzare la situazione in Siria e in Medio Oriente, sottolineando che Mosca svolge un ruolo fondamentale nella regione. Ha inoltre affermato che Mosca e Damasco hanno molte questioni all’ordine del giorno e ha espresso la speranza che i colloqui siano fruttuosi.
A dicembre, Al-Sharaa si è recato a Washington per colloqui con il presidente Donald Trump, il quale si è dichiarato «molto soddisfatto» della nuova leadership siriana.
Il già jihadista terrorista, su cui pendeva una taglia da 10 milioni di dollari emessa dal dipartimento di Stato USA, è stato anche a Nuova York a settembre per la plenaria ONU, ricevuto con tutti gli onori dal segretario di Stato Marco Rubio e pure dall’ex direttore della CIA David Petraeus.
L’arrivo dell’ex membro di al-Qaeda in Siria coincideva con l’anniversario della strage delle Torri Gemelle.
Come riportato da Renovatio 21, al-Jolani ha incontrato alti funzionari israeliani in un «silenzioso» sforzo di normalizzazione dei rapporti tra Damasco e lo Stato degli ebrei in stile accordi di Abramo.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
«Basta con gli ordini di Washington»: parla il presidente ad interim del Venezuela
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